date » 02-05-2026 09:16
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analogic era, kodak epr 64, slide kodak, reportage, ferrania papers, ferrania p 30, tomato recipe, hands to work, natural light, food photography, zeiss 135 mm, contax rts,
© archive manunzio
The strength of those hands, etched with deep furrows and engaged in the ritual of cunserv' (tomato in bottle for winter seanson when in old time never tomato is possible to made any recipe), tells a story that crosses and connects generations.
This image captures a moment of the domestic tomato ritual from a place here in Lucania in southern Italy, where a "cunserv' p' l'invern'" (stock tomato for winter) was both a necessity and an art (again, for example, a tall and shapely aunt tried to do in New York in the Sixties) like (other memory) the wine made by Agostino Coppola from Bernalda, in the province of Matera—who, in the 1920s, produced wine in the basement of his New York apartment building—this quintessentially female ritual represents an identity that Generation Z is entirely unaware of.
The Rendering of the Film: The chromatic density of the EPR 64 slide emerges with that deep blue that only the chemistry of the last century could deliver, preserved here by the reproduction made with my faithful iPhone "sketchbook".
The 135mm lens Zeiss, used in this shoot, on the Contax RTS isolated the moment with surgical precision, transforming domestic labor into a Mandala of pure concentration, free from distractions.
The Invisible Retouch: The intervention of the "trained silicon" acted like my uncle's that via pencil, on the inclined table, retouched the negative for studio-portrait as Hollywood scene essence, eliminating those intruders that were impossible to remove on location at the time of the shoot in the 1970s.
Professional Technique: Despite the use of Photoshop Elements, the structure of the image maintains that analog dignity belonging to my professional history with Ferrania and its specific surfaces.
date » 27-02-2025 16:51
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wuhan covid eterodiretto, covid bigpharma, nati non foste, olympus ep-2, standard quattro terzi, standard micro quattro terzi, allah è grande, photoshop elements, olympus m-zuiko digital 12-50 f 3.5-63, olympus 17 mm f 1.8, thumberwald, Mystics compà,
Mystica
Non finiremmo mai di scrivere che le (ex) Olympus in qualsiasi salsa, ecco, hanno posseggono emanano flussi mystici come nessun altro apparecchio digitale al passo odierno e pure analogico d’antan. Ci rammarichiamo di non poter più portare a pezza d’appoggio, di nuovo, ciò che disse proprio l’ingegnere capo del team che sviluppò quel mostro sacro ineguagliato che è tuttora la miliare pietra (filosofale?) E-1 Old 4/3. E meno male che ci paga nessuno!
Ora parlare di ergonomia è pura finzione scenica: cazzate e null’altro con quanto detto poco sopra. E non fa eccezione, seppure cambio di marcia in formato Micro-Quattro Terzi, la tosta e piccolina E-P2. Incredibile cosa riesca a risolvere, lato traslato o come vi pare. Cosa questa (risoluzione tout court) di moda e prezzolati “influencer” che più di virus e compagnia cantando fatto tangibile: do ut des. Semplice oltre al fatto di essere, l’influencer-virale, falso come quello di Wuhan ed antivirale nato e pronto alla vendita ancor prima che questi (focolai pandemici a salve?) si mostri in tutta “virulenza” ma di BigPharma: Covid-19 dixit tant’è la letteratura del caso e un film che prossimamente diremo.
Mystica di un formato che ci fate i poster murali: ma sì, ma sì per chi sa il fatto suo in ripresa e stampa del caso. E-P2 molto più che attrezzo da “stritt” quando larg’ assai: vabbene è un calembour per chi capisce Verolino del caso.
Ora se alla richiamata olympionica fotocamera ci azzeccate un altro gioiellino, un tubetto ottico tutto fare**, o ci avete il manico o se non l’avete e allora le teleprediche (consigli per gli acquisti) eterodirette in danno dell’odierno, s’è detto, Micro 4/3, servono a niente: chiacchiere o tabbaccar’ venn’ e ‘o Banc’ e Napule nun s’impegna!
Ultimo ma non meno se a questa “protesi” quattro-terzi ci inchiodate (non lo togliete più) un 17 mm 1.8 fate bingo quando le condizioni climatiche, diciamo così, sono all’estremo ma vi consentono di portare a casa, uso dire, immagini che voi stessi stentate a credere essere possibile. Certo e ancora il manico del caso in specie, a Pshop e lo scriviamo un giorno sì e l’altro pure in versione Elements da dilettanti, dicono, quei bravi belli e buoni amici degli amici, fate cose ‘e pazz’. Vabbene si chiama mira + culo (così scritto in carte medievali!) della matematica binario trinaria a scartamento ridotto con cremagliera alpestre...Ricordiamo la battuta di un amico che non c’è più: “Si nun sì scarpar’ pcchè rompe o c...a e semenzell’” Se non sei ciabattino in senso lato perché mai incolpare i chiodini/semenzell’ per sole se il lavoro, che non è cosa tua comunque, non vien poi bene?
**Opinione scritta sul sito
Pro: Leggero maneggevole e otticamente incredibile
Contro: No se uno ragiona su quello che si trova davanti e sa valutare bene la situazione mettendo le famigerate MTF come carta...all'uso deputata
https://www.juzaphoto.com/recensione.php?l=it&t=olympus_m12-50
https://www.youtube-nocookie.com/embed/de_2NbWOBEY
date » 30-11-2024 12:07
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paese lucano, fotografia notturna, still life ambientato, fotografia digitale, selezioni photoshop elements, nati non foste, feste natalizie lucane, sic transit gloria mundi, un paese, zavattini lucania,
Un paese non il "famoso" di Strand su Luzzara di Zavattini, vent'anni dopo stesso topos con ottica G. B. Gardin, bensì...
...non ha dato nobili natali come s’è accennato, sebbene un Zavattini ci è venuto da queste lande e diremo un'altra volta. Ciò non di meno questo paese, cui non si forniscono coordinate ma che esiste realmente, una metafora o forse categoria dello spirito va mo’ tu a sapé, colpisce ancor più Manunzio per verificare, tra l’altro, sin dove ci si può spingere, uno still life ambientato diciamo così. Senonché non è
la prima volta che quattro colpi di Pshop (Elements, thanks!) crea esatta + mente quello che sta nella capa che poi non è luogo “geometrico” per chi capisce la natura olistica delle cose.
Torniamo, quindi. Un paese, si è fotografato in special modo dopo i giorni del post sisma Ottanta che l’altro giorno ha compiuto, i suoi quarantaquattro anni, quando andavamo per perizie dei danni subiti; acciambellato sovrastante montagna detta “Dolomiti” di questa landa al di là del Vallo di Diano. Sic transit gloria mundi
Ps. A volte è molto difficile o persino impossibile tradurre il significato profondo dell’immagine attraverso la scrittura
date » 18-04-2024 17:02
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ttartisan 50 mm decentrabile, decentrabile contax, nikon brand, olympus per f, micro quattro terzi, rollei sl 66, brand hasselblad, fotografia architettonica, fotografia still life, taralli portoghesi, photoshop elements, helicon focus, stitching panoramico,
Taralli portoghesi
Buoni che è una delizia: immaginazione. Ora qui su questo Diario fatto di bottiglie messe in biglietti, ecco, l’immaginazione è al Potere come dicevamo negli Anni Settanta, quanto a Manunzio, eh avessi voglia!
Ora finito il cappello viene da osservare che i “taralli” qui han forma di lenti e della più che buona linea TTArtisan. Senonché da le sue linee un obiettivo Scifi & Tilt. Bene pure qua, solo che è un 50 millimetri e addirittura di luminosità unoequattro. Si sa che al calar delle tenebre di notte la cosa è buona assai. Forse.
Terminato il secondo pistolotto, sembra il grano del rosario dei Misteri Misteriosi. Obiettivo decentrabile: e per farci cosa? Quelle macchiette girate poi a velocità elevata che fa tanto ma tanto effetto termitaio, formicaio e via così? Se è per questo basta impiegare qualche attimo in Pshop & simili (meglio se editor movie, eh) e sparagh’ (risparmi soldi). Se poi, metti caso, s’usa una Olympus Pen F, l’interno ha la funzione che “emula” lo spostamento, che una volta serviva a far si che in architettura certi edifici non fuggissero otticamente in fuga verso l’alto innaturale: l’umana testa ha già incorporato simile ebrezza ottica e adderizza (raddrizza) le linee verticali innaturali, entro certi limiti si capisce. Ma tutta sta ammuina, ché di questo si tratta, la farsa dello shift (standarde) a dirla tutta si usa(va) su banchi ottici. Vabbene in Era Analogica, metti ancora l'imperante Nikon e saga F dal banco si infila il film 135 o Leica codice che dir si voglia, lo “slittatore” spesso ventottomillimetri (Olympus analogico ventiquattro) serviva anche per piccoli still life panfocus, lungo a dirsi uno scatto il farsi. E se proprio non si poteva portare a spasso il banco ottico la Hasselblad** aveva un accrocco (adattatore) simulante lo “slittamento ottico” per l’abbisogna. E la Rollei SL66 incorpora(va) il soffietto-piastra-ottica ergendosi e reclinando dopo l’uso, ovvio, torna(va) utile.
E sia: usavamo il trentacinque millimetri decentrabile su le nostre Contax dal costo iper-sproporzionato (e ci si lamenta delle lenti Leica!) con il limite d’essere corto. Tanto è vero che il trentacinque, e non solo su Leica, è quasi un obiettivo “normale” per chi capisce di fotografia.
Allora TTArtisan a slittamento varrebbe pena attrezzarsi con il limite d’essere pur sempre un cinquantino su le pieno formato o Full-frame. Impossibile su Aps-C pari poco più poco meno di un settanta millimetri; fuori dalla grazia di Iddio su Micro Quattro Terzi ché paragonabile, si noti paragone eh, a cento-millimetri. Troppo pure per still life alla buona. Soldi buttati. In primis e con Pshop (usiamo da incalliti dilettanti, ci dicono, la versione che sono dieci anni a nome Pshop Elements) si fa quel che si vuole, tanto chi se ne accorge a schermettino di iPhone o Android che dir si voglia? No eh. Tanto in Pshop quello “serio” che in programmi tipo Helicon Focus, che fa ottime cose per prova provata, oltre a pareggiare i conti (piani) con diaframma buono a F. 8 in più scatti si fan still life da leccare i baffi: Munari lei ce li ha?
Certo infine con “cucitura” (stitching) di più fotogrammi in ripresa esterna in post-produzione avessi voglia addrizzà chiuov’ (intraducibile, altrimenti…) di Squadra & Compasso per foto perfette di architetture “fuggenti” come l’attimo dell’omonimo film. Ma banale domanda: TTArtisan, passato nelle mani dei markettari vi fa fare (produrre) immagini che dicono qualcosa? Che strano silenzio…li fuori!
NB. Esula dal presente post ciò che alcune digicamere riesco a fare già al loro interno: panfocus o "tutto a fuoco" di un dato stili-life etc
**https://www.hasselblad.com/h-system/accessories/hts-15-tilt-and-shift-adapter/
(Copia & Incolla se vi pare)
https://www.youtube-nocookie.com/embed/BIjYFFn_Pvs
https://www.youtube-nocookie.com/embed/zqQsTlD7SlI&t=20s
Ps. Tarall'- tarallo - tarallaro è da intendersi in maniera ironica come uso in dialetto: ten' u tarall' 'mman' etc
Pss. E' solo "basculabile" e non anche "decentrabile"...serve solo a portare tutto a fuoco o fuori fuoco per effetti "formicaio". Non sono come le ottiche del caso Canon
date » 07-02-2024 10:03
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stampa inkjet, solfato bario inkjet, un anno lungo giorno, francis ford coppola, carta analogica ilford galerie, manunzio militare, terza guerra mondiale, nati non foste, stampante pro 200 canon dye, thumberwald, photoshop elements, pezzi carta stampe inkjet, carta baryta ilford inkjet, wilber gimp,
Un anno lungo un giorno
Parafrasando, mi pare di ricordare, Francis Ford Coppola da Bernalda (papanonn’ origin si capisce) in provincia di Matera.
Tanto di tempo è passato per ritrovarsi, sistemati in scatola a prova di tutto luce e umidità compresa, dei pezzi di carta, e che supporto per bacco, passati nella Pro 200 di Canon, sì, la stampante dei “dilettanti” e noi forse non lo siamo ci vien detto da mane a sera famigli compresi? Solo che lor signori non sanno (men che mai frega) che i colori ad “acqua” sono di una luminosità che i pigmenti pigmei plebei gli fanno un baffo e dieci anni trascorsi tra dye e pigmenti di gloriose Hp printer, eh.
E dunque un anno, dopo essermi dannato l’anima per il bianconero, che su carte non convenzionale o vi accontente o vi accontentate, da ultimo alcuni provini formato A4 bianconero, da una scatola di carte Ilford inkjet, sono la prova provata di tutt’altro che libere interpretazioni. Anzi alcuni supporti, poi, sono in tutto e per tutto sovrapponibile (specie la Baryta) alla gloriosa Galery d’antan. Non la multigrade, bensì’ in gradazione fissa n. due e/o tre l’una morbidosa assai l’altra un po’ più di contrasto. Bei tempi.
Allora, di nuovo, non mi si chieda come ché manco lo so, preso un bianconero (quello stesso di trecentoepassagiorni fa poi stampato su carta non convenzionale ma materica superficie Arches ) partendo da film analogico convertito in bit, e caricato “fail” su uno di quei soft on demand per “colorare” il monocromatico supporto: aprite cielo o devo scrivere l’idiota wow? Meglio scoperchiato un vaso di buon Pandoro non già nefasta a finale.
Certo poi in Pshop Elements (siamo dilettanti, no?) al “fail” bianconero convertito in color si è dato una sistemata al tutto prima della stampa “non convenzionale”. Incredibile.
Siparietto ma non troppo, ai tempi della leva che frappoco ritorna obbligatoria per la carne da cannone e per terza (ultima?) Guerra Mondiale contro la solita Russia: Napoleone-Hitler-Mussolini han insegnato un c...arroarmato!
Dunque da militare stavamo in un castello (!) non la castellana delle fiabe, quanto più noi modesti soldiers. E in quei lunghi pomeriggi estivi, siamo nel Mezzogiorno prossimi al mare, il Maresciallo del Reparto Foto-riproduzioni (quando uno, Manunzio, è perseguitato da Madame Fotografia!) si dilettava con foglietti di velina inzuppati (acquerello?) e con pennello a “dipingere” stampe in bianconero! The must paisà. C’erano ancora in circolazione cartoline postali (alcune le conserviamo ancora) con pari tecnica...solo che la “pittura” su carta bianconero sempre "non convenzionale" è un altro universo dal “colore” vero e proprio. Un qualcosa di inenarrabile per i minchiapixellisti specie a nome Sara Munari & Co.
Quid prodest? Semplice quando si intende trasmettere "qualcosa" e i pixel uno se li mette nel luogo deputato, ogni aspetto della "trasmissione" (lei mi capisce Munari) è funzionale a "cosa" si intende mostrare al potenziale fruitore e così facciamo contento nell'oltretomba Roland Barthes; oltre al fatto che già il Medium è messaggio (McLuhan docet) eh stamani Munari siamo di buona lena...
Ps1. Non c’è immagine alcuna a corredo del post né potrà mai esistere, computer umanoidi o men che sia, l’analogico e tast’ (not eglish but for soft touch) non riproducibili sRGB, Rgb Abobe 98-99-100...sonde calibrature e chi più ne ha la Giostra per gli acquisti ne metta
Ps2. Sul balcone tre (tria sunt perfectionem, eh) stampe A3 si asciugano dopo la passata di spray che ammorbidisce la patina “grigia” intrinseca sui supporti che non beneficano del solfato di bario ed altro per stampati à la page inkjet
Ps3 Anche questo ricorre sovente ma repetita juvant, abbiamo a bordo Affinity Photo per non parlare del vecchietto versione V (Canale cinqueeee…) Lightroom, e da dove si scrive il portatile mezzo-morsicato, anche il beffardo Wilber di Gimp!
date » 12-06-2023 10:27
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bianconero e nero fotografia, bianco e nero lingua fotografia, cancel culture fotografia, linguaggio fotografico, hc bresson, previsualizzazione fotografia, mandria umana, still life food photography, luce naturale window, filtro nd circolare, problema & soluzione, photoshop elements still life, harold ross still life paint photo,
Problema & Soluzione
Lo still-life è la disciplina del fotografo che precede il bianconero (Statuto della Fotografia) e suo trattamento in camera oscura. Tant'è vero che dovrebbe mettersi ad incipit in ogni “manuale” che voglia aver pretesa di insegnare. Pretesa, sì, perché o si nasce o non c'è dispensa che insegna a fotografare. Ovviamente vale per ogni tipo di “attività” uman(oide) e non c'è che guardarsi intorno: chi con un cacciavite fa miracoli e chi (già chi?) si riempie le mani di cerotti.
Occhio come mestiere, quante volte lo scriveremo ancora, pre-visualizzazione poi gusto per le vetrerie del caso in specie. Disciplina fa si che interessi la “forma” la cattura e la “trasmissione” Urbi et Orbi. E basta poco: cavalletto, una vecchia digitale (che fa buon brodo come dice proverbio) due cartoni di recupero (non buttati nella differenziata) un ND circolare per avere tempi lunghi. E uno specchio riflettente (ricordo di Archimede?) di qua, di là un domopack su altrettanto recupero cartonato. Niente di più. Disciplina d'occhio-braccio-cuore come la regola aurea, ecco, del H.C. Bresson: in salsa domestica?
Ps. L'immagine in testa è tono su tono, ben altro dalla errata nonché blasfema definizione di “monocromatica” usata per abbindolare nuove leve che s'esprimo, oramai, nel falso e sulfureo codice che è l'inglese: cancel culture per robotizzare e asservire la mandria umana, così secondo alcuni
Pss. A latere l'immagine “nuda e cruda” come la vede la digicamera, rimessa poi in “ordine” secondo visone "mentale" con pochi tocchi in Pshop Elements, non prima di essere "pennellata" con specchio da trucco per signora, altra cosa dalle leccate (lato-traslato) immagini di Harold Ross
date » 07-03-2023 11:32
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Lavorare stanca
Altroché se è vera la cosa. I provini, quindi, immagine, in overture, traslitterati dall’analogico al digitale terrestre, molto terrestre per chi intende. Passati in codifica binaria, via Olympus E1 del glorioso 4/3 e ottica Macro Zuiko. E uno dice: ma sono “solo” cinquemilioni-di-pixel, che ci farà con questi? Tanto e da non credere una volta traslitterati, ancora, su digitale terrestre e sue malie alfanumeriche. Poi certo un po’ di manico, minimo sindacale, quanto al resto, ecco, la Premiata Ditta Photoshop...Elements. E sentiamo già i gridolini e commenti: uhhh dilettante (!) buhhh come osa e ne scrive pure! Cialtrone! Gente quando avete finito…
Traslitterazione in attesa di creare un catalogo indicizzato, dalla serie: campa cavallo! In attesa, però, ci sono i provini su Ilfobrom (non Multigrade, così un tempo) contatti archiviati numerate etc etc etc. Senonché, già sabato inizio Marzo AD 2023, scremati i negativi codificati, passo successivo l’inversione negativo/positivo per evitare di (non)capirci qualcosa, abituati come siamo a vedere tutto “positivo” corrente: lato traslato e fate come ve pare.
Senza torchietto/bromografo analogico, quando le strisce di sei fotogrammi di negativo venivano messi a contatto con foglio-carta Ilford, viene in aiuto l’utility di Photoshop Elements, nat’ vota. E così messo un foglio Canon Pro Matt nella stampante Canon Pro, il formato A3, eh, avessi voglia a provino bello grande e grosso non già lillipuziani mm 24 x mm 36 originale analogico ma a misura di credit card, via.
Poi il rituale è lo stesso Ieri & Oggi: pennarello rosso per cassare i fotogrammi che non servono, fossero ad esempio fetenzie resusciterebbero, comunque, in Pshop altro che “Lazzaro vieni fuori”. Mira + culi no? Rosso per circoscrivere, in fine, l’inquadratura. E non è finita, sì, perché terminata la stampa inkjet, come per il pane, bisogna lasciare “lievitare” o meglio “secchi” l’inchiostro, giusto ventiquattr’ore. Solo così, infatti, ci si rende conto delle (eventuali) quaglie/errori di traslitterazione monitor/stampante/stampa, o se invece tutto è ok. Intendiamoci dopo più di dieci anni a trafficare, ecco, con la materia vi rendete conto che tutto l’ambaradan tecnico fatto di sonde/spettrografi/colorimetri a pallino e questo e quest’altro serve a niente: esagerato? Beccatevi sto signore che ne dice & contraddice, ché al resto so’ chiacchiere. Ho stampato da monitor per Excel senza calibrazione alcuna…ho stampato il calendario 2023 da Mac (senza profilazione/calibratura se non di default) via Hp Indigo che è na bellezza. I file? Jpeg: Tombola oops, Bingo! Spazio colore CMYK? E quando mai, nel caso richiamato il software della Hp traduce, alla grande, RGB > CMYK. Risultato? Monitor di qua, stampa industriale on-line di là: che dire ancora? Niente. Punto a capo.
Scusi Manunzio ma perché tutta sta storia? Tutto a suo tempo!