Quelli che sanno (anch’essi tutto)



Telemterica Zeiss Contessa Poco più grande del caricatore 135 al suo interno, su la destra (sx per chi osserva) le quattro piccole feritoie protegevano l'esposimetro al Selenio, elemento chimico usato per misurazione come il mitico Sekonic L-28A Studio S



E ci mancherebbe pure il copyright. S’intende le parole che non sono brevettabili e spendibili: non parliamo di logo evidente.
Telemetro un’altra “categoria dello spirito” di sicuro fotografico: creme de la creme. Attrezzi non riferito ai Maestri della Fotografia, tempo sprecato, quanto a quelle moltitudini che ne han fatto una bandiera. Personalmente niente Leica (ricordiamolo per ennesima volta: mai scaldato il cuore fegato e altre frattaglie) bensì per altri motivi, una Fujica 690 BL in formato…6x9! Anni Settanta secolo trascorso; tuttavia una minuscola telemetro a nome Zeiss Contessa un gioiellino di folding in formato “leica” o codice 135, caricata con l’immortale Hp5 Ilford e non disegnata Tri-X Kodak, la portavamo sempre. Pellicole ambedue trattata in Chimifoto Ornano in quel di Milano ante da bere. Ditta che aveva una sterminata serie di rivelatori (sviluppo per negativi bianconero, di questo qui si narra) provati in tulle le combinazioni Asa (antenato dell’odierno Iso) e diluizioni/ tempi nonché “shakeraggio” in Paterson la vaschetta cilindrica per lo sviluppo della Hp5. Puro artigianato, scuola di chimica/previsualizzazione/stampa finale in camera oscura, antro alchemico non molto lontano dalle logiche latomiste per chi intende; dove dal nigredo poi albedo il prodotto finale era, e lo è ancora, il rubedo formato Galerie Ilford a Gioele Magaldi in ascolto, un si sa mai.
Telemetro, ancora, che a differenza delle Srl o finanche TTL (Trough The Lens) portavi in tasca per l’evenienza e a distanza di più di cinquant’anni stanno ancora lì, imbustati negativi e sempre visibili. Viceversa è già un miracolo se un “fail” in formato PSD puoi “editarlo” o vedere sulle castronerie formato “nuvoletta” molto ben gradita da Cia&Mossad, e sempreché non più “visibili” da occhio umanoide: il progresso, no? No!

Rangefinder Cameras and the Power of Imagination
A Real Jewel of a Folding 35
Sekonic Studio L398A Deluxe III


Man

Cavalieri Templari & Pedoni ordinari



Immagine (delle ventimila circa dell'archivio per uso offset e/o web) presa con un vetusto iPhone 4, che più allure o vintage di così...il tutto giocato sul calembour “Mov(i)e” a fronte d'incolonnamento di Yeswoman à la page odierna per di più in bianconero: che dire ancora? Evidente che questo tipo d'immagine non trovi "albergo", allora deve trattarsi di Conventio ad excludendum verso chi nulla sparte latomista Pensiero Unico tout court; centrali che dicono, manu militari, chi come e perché fare fotografia e un tot a Supermercato, Immagine Suprema, dove tutti dal neo proletariato al sottoproletariato urbano fa “spesa” incollanti e paganti. Annuit coeptis

Il benzodiazepine (secondo Autobiografia in maiuscola per i tipi di Mondadori) Presidente ça va sans dire che in un momento di rara lucidità, poi, dice cosa condivisibile: “autorialità” vale a dire foto con allure. E non si sa chi dia patente all'uopo: rito di York, Scozzese...Opus Dei del Gregoriano salmodiare?
Scherzi a parte ma non troppo il fatto è proprio così. Certo nella sua veste il Presidente sta (corte miracolati anche) a cavallo, così nella agiografia scritta da sé medesimo: trovare una scritturale a pagamento come certe signore ad ore stabilite della sera sarebbe stato impossibile? Il problema nasce viceversa per i “pedoni” che non godono di nessun cavallo latomista per chi intende.
Quind facere? Poco o niente a dir vero. Siché se proponi immagini già di pubblico “demanio” di rimando: eh la Madonna ma ce ne sono già tante e per di più a gratis da Instagram et social cantando. Ah già: perché si pagano le foto?
Viceversa se fai l'”autore” rispondono in coro di qua e di là Atlantico mare:“...the images themselves are very nice, but we require a certain style for our clients”. Chips & Hamburger oyee così il sito di codesti signori che si occupa, nientemeno, di plastica spacciata per food. Cotta no cruda nemmeno, dite voi: come si fa?
Tu amico nostro non sei, così il baritonale Marlon Brando del Padrino, con pronuncia sicula..ahh. E poi fanno, gli amici degli amici, pure le pulci così en passant. Tacci vostri e de tu nonno!

NB. Bianchi/caucasici non ce ne sono in "prima fila" salvo due teste mozze sulla sinistra della reclame, su fondo di nome e de facto, pensano i satanisti ibridatori. Viceversa donne bianche, eh a fottere ecco, in primissimo piano con "dietro" negri africani per l'abbisogna riproduttiva di meticciato a buon mercato senza alcun diritto per fottere la Cina et simila in attesa che i robot li rimpiazzi; ferraglia che venderà ghiaccioli agli Eschimesi o aspirapolvere ai Tuareg oppure sé medesimi via, ancora, Guide stone Georgia.
Se si sta dietro zoccole e ricchioni (siamo politically incorrect come sempre) assimilati del Nuovo (dis)Ordine Mondiale che, manu militari, impongono il satanico Pensiero Unico: cazzi loro. Qui da presso e alla Manunzio gli smontiamo atomo per atomo il loro cazzeggiare


https://www.manunzio.it/-d8556

https://www.manunzio.it/-d8534

https://www.manunzio.it/-d8560


Man


Ps. Cavaliere al secolo Giovanni Gastel Presidente Afip nella Milano da bere (cos'altro?) nella agiografia "Un eterno attimo" Mondadori: casa e bottega per l'amico degli amici. Autorialità cavalleresca è nel riciclo di sue tante sempiterne Polaroid 20x25 per sarti vari che adesso trasmuta alchemica + mente in “arte” un tot a metro quadro, tale e quale pezze di stoffa sotto Polaroid e modelle con marchetta (street girl) di pari allure

Pss. Ma se questo liquame di agenzia/maîtresse/consorteria così bravi manzoniani perché non se le fanno, oltre le canne, le foto invece di rompere i maroni a noi altri "pedoni"?


Originale a colori

more: Move.jpg (3.04 MB)



L a sega di Solms continua come prima e più di prima. Si è risposto alla Leica via email per le rime circa l’ultima ritargata Leica Digilux già Panasonic L100 II: cazzate si è scritto essi, come fosse chissà quale evento da sbandierare! Benedetti cinesi che la comprano, ancora una volta, a status symbol come quell’imbecille nella Milano da bere anni Novanta passati a miglior gloria, che in una galleria, à la page quanto vuoi pur sempre fottografica e qui il raddoppio errore non è, anzi, già a solo aprir bocca…però ad una spalla sfoggiava la sua Leica cromata con voluta nonchalance: sì, imbecille con Leica! E veniamo ad ennesima incarnazione, questa volta formato M10P: che fantasia 'sti Teutoni. Solms, quindi, sforna la nuova telemetro come prima più di prima, e udite udite con Lcd toccabile o touch screen che dir si voglia. E uno dice: ma avete fatto i diavoli (Castello Wewelsburg?) a quattro a toglierlo nella M D-10, e mo’ c’è lo restituite pure con “tocco”? Ma che c…avete nella testa?
Ah naturalmente sul frontale è scomparso il bollino rosso Leica, come dire far sparire il Cavallino Rosso Ferrari…per minimalismo. Sarà ma più che post moderno qui ha tutta l’aria funebre del post mortem: lato traslato e fate come ve pare

Man


Ps.
E tanto per far capire l’aria che tira fra Germania e Russia (altro che Nord Stream2 gasdotto che fa incazzare nero gli yankee, che vorrebbero venderci il loro ma liquido tipo le bombole a gas…di una volta) il mostro di Leica disegnata a Mosca e dintorni ma “fabbricata” by Germany: che s’adda fa p’ campà e contentare i neo parvenu russi: spaziba!

Pss.
Repetita juvant: la nostra “leica” è una ben più che modesta Oly C5050 con equivalente ottica trentacinque millimetri f 1.8!



Non le mandiamo a dire: ancora una a Forma Milano da bere



" Caro amico di Forma,questa newsletter è diversa da tutte le altre. Lo è perché sono io a scriverla - non quindi una Fondazione ma una persona fisica che in questa Fondazione crede e lavora - e perché vuole comunicare un’iniziativa importante e diversa da tutte le altre.

Stiamo cercando di realizzare un nuovo progetto, ambizioso e bellissimo come tutti i progetti dovrebbero essere: aprire una Biblioteca di fotografia a Milano.

L’idea è nata qualche anno fa, quando ci siamo accorti che in una città ricca di iniziative e punti di interesse fotografico come è Milano, mancava comunque un luogo di silenzio, di ascolto, di lettura, di riflessione - solitaria o collettiva che sia - intorno ai temi dell’immagine fotografica.

Altre istituzioni prestigiose hanno lavorato in questo senso, e creato importanti biblioteche che per noi sono e resteranno punti di riferimento; ma nessuna è all’interno di Milano.

Così questa idea iniziale lentamente ha cominciato a strutturarsi e a diventare da semplice sogno, qualcosa di possibile: una biblioteca specializzata di fotografia nel cuore della città, che sia aperta a tutti, con più di 6.000 titoli a disposizione di adulti, ragazzi e bambini. Un luogo culturale importante per Milano e per l’Italia.

Un progetto del genere, però, non si realizza da soli.

Abbiamo quindi cominciato a cercare altri compagni di viaggio lanciando da poco una semplice campagna di raccolta fondi. In una settimana siamo riusciti a raccogliere più di 1.000 euro in donazioni, tanti consensi e partecipazione. Per questo risultato vorrei ringraziare personalmente tutti i primi donatori.

La strada però è ancora lunga e saremo felici se tu volessi percorrerla, anche solo in parte, insieme a noi. Vieni a trovarci a Forma, in via Meravigli, per conoscere meglio il nostro progetto e capire i tempi e i modi in cui intendiamo realizzarlo."

Grazie fin da ora per la tua donazione,
Alessandra Mauro
Direttore artistico di
Fondazione Forma per la Fotografia


Il nostro modesto (?!) reply


Grazie per la email in "carne&ossa". Sono cinquant'anni e più che, volere o volare, mi occupo di fotografia iniziata ai tempi dei pantaloncini corti anni Sessanta grazie ad uno zio fotografo che stampava, pensa te, pure il colore nei miti Sessanta nella provincia italiana alla Vittorini.
Quello che lei scrive pensi un po' l'avevo proposto da "straniero" alla Milano da bere formato l'Afip negli Anni Novanta secolo trascorso, e se fosse presente Alfredo Pratelli passato miglior gloria ne potrebbe testimoniare: veniamo da lontano, ecco, e andiamo lontano.
Quanto a donazione la cosa è per lo meno offensiva e desta sconcerto, ma in un paesello come il Belpaese forse non il formaggio, perfettamente consono alla "carità" cristiana: Carlo Maria Martini docet.
Pertanto se di obolo deve trattarsi, meglio un rastrellamento tramite una “bella” mostra (ammucchiata?) e di nomi famosi: Gastel corrente Afip Presidente nonché, riciclatosi, tricoter (in italiano magliaro) a sedicente "artista" avessi voglia a certo allure. E lo scampato dal Ponte di Genova Oliviero Toscani (il Padreterno o chi per Esso vede e però ceca o dimentica uso dire) che dismesso i panni ruffiani di sedicente "progressista" ogni minestra televisiva, e alla United Colors del sodale Benetton (anfitrione o mecenate fate vobis, sì, certo quello di Genova anch'egli e delle 43 vittime su la coscienza) altro cavallo di razza. Un Benedussi che come i precedenti oltre ad ammorbare l'aere sottraendo indebitamente ossigeno al prossimo (Padreterno dove sei?) disceso dalla Cathedra di Lectio Magistrale et Sublime, con le sue scosciate e discinte donnine a ricreare l'animo gravato e gravato della Milano da bere, non stonerebbe tra nastrini e maitresse che, di giorno e vieppiù la sera, taccheggiano, come una Grazia Neri qualsiasi per strada in attesa di clienti.
E l’’elenco potrebbe includere pure i morti alla Gabriele Basilico e sue città fantasma, Cesare Colombo e suo Naviglio, e Lanfranco che non lo era (poi tanto fotografo quanto imprenditore) ma una birba di “mentore” ante-litteram in quella Via Brera, prima Canon poi Kodak “Il Diaframma” . Un gallerista e ante prosopopea MiaPhoto accodatasi (dietro input Star&Stripes e annessi ritardi storici della Milano da bere) alla fottografia che refuso non è per chi ha orecchi non certo a spartire la testa…Ecco che la cosa è lunghetta, e al codazzo mi ci metterei con tante belle fotografie (gratis pro causa s’intende) mai viste per il terraqueo. E solo in questo caso l’obolo, pur sotto forma di lascito fotografico da vendere per l’autofinanziamento della Casa, una volta del popolo, oggi della Fotografia, sarebbe ‘na bella cosa.
E nel ringraziarla una preghiera per lei della Milano da bere: guardi che non abbiamo l’anello al naso e non andiamo in giro come i vostri “padani” adorni il crine di corna seppure ad elmo.

La saluto cordialmente
Michele Annunziata detto Man(unzio)

Forma fotografia

Un eterno istante (con tanto di benzodiazepine à la page, autobiografia a cavallo di Giovanni Gastell nipote Luchino Visconti)

Oliviero Toscani 1

Oliviero toscani 2

Oliviero Toscani 3

Date del bromuro a Toscani

United Colors of Benetton



Non occorre ripetere ad libitum circa la fine di un Epoca (certa cosiddetta storia libresca) per intenderci del “primato” amerikano (kappa kome killer) uscito vincitore a salve dal II° conflitto moniale costruito con sapienziale cura a tavolino in circoli latomisti Star&Stripes e non solo.
Senonché da l'abbaglio, detto Bretton Woods fine Seconda guerra mondiale dove fu deciso che tutto doveva girare in petrodollari, anche la cultura fottografica (per chi intende) o della pedissequa e fallace trasposizione “meccanica” della notoria realtà, fotograficamente parlando prima doppia pagina offset alla Life oggidì a schermino cinque pollici di telefonino, parte del gioco volge al termine. Per coloro i quali san pesare attentamente l'ultima Photokina germanica, per esempio, orticello del fottografico (da verbo fottere...) dagli effetti devastanti: ne uccide parafrasando più un'immagine che cento parole! E come il Poeta...

“A descriver lor forme più non spargo rime, lettor; ch’altra spesa mi strigne, tanto ch’a questa non posso esser largo; ma leggi Ezechïel, che li dipigne come li vide da la fredda parte venir con vento e con nube e con igne...” Purgatorio Canto XXIX.

Nun' perdemm' at' temp' a chiacchiere paisà ne abbiamo da una vita intera, senza conto in banca e baciapile di un Iovine qualsiasi formato FPmag e lacché consimili asserviti e della Milano da bere

Man


Ps Qui un vecchio articolo, e siamo ai primordi del bit fotografico, che ha molto da insegnare a tutt'oggi quanto a “informazione” e non solo "meccanica" codifica binaria: se le paole sono ancora una volta pietre figuriamoci le “immagini” di specchiante silicio odierno

Psg E per i tantissimi fottografi e minchiapixellisti onanisti a tutto spiano che corrono dietro l'ultimi megapixel ( e non vi basta il metro e oltre che avete nelle terga già di stampa & regime la giostra degli acquisti ed Ur Lodge a/di complemento?). Infine un'altra del Rosacroce Dante...

“O voi ch' avete li 'ntelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani”

Manunzio parla sempre chiaro e limpido e mai con lingua biforcuta di zolfo della Bestia

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A stretto giro di posta e non le mandiamo a dire. E dunque la gloriosissima Forma (Belpaese Taleggio Parmigiano Caciocavallo o cosa?) per la fottografia, non è refuso paisà, questua per il “popolo” ma a gratisssss: shhh aumma aumma. Paisà leggi cosa mi email...

“Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse. Infatti, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi guarda”
Gisele Freund

Caro amico di Forma, la frase di Gisele Freund riassume perfettamente quello che ho pensato quando ho sognato per la prima volta La Biblioteca dell’immagine: un luogo aperto e accogliente, un luogo in cui andare alla scoperta dei più grandi maestri della fotografia, incontrarli e confrontarsi con loro. Un luogo vivo di tutela e memoria della fotografia, della sua storia e della sua ricchezza.

Oggi iniziamo un percorso che vorremmo si concludesse nel più breve tempo possibile per costituire la Biblioteca dell’immagine, un luogo fisico che avrà sede a Milano e che intende diventare la più importante biblioteca specializzata di fotografia in Italia.

Un luogo aperto a tutti ai fotografi, agli studiosi, a tutti gli appassionati di fotografia. Ma anche a ragazzi e bambini. Saranno loro a inventare il mondo di domani, guardando quello che gli lasceremo in eredità.

Per questo la Biblioteca dell’immagine
• accoglierà un catalogo iniziale di oltre 6.000 titoli dagli anni ’40 a oggi, sempre consultabili, che si arricchirà giorno dopo giorno con riviste, filmati e altri preziosi materiali;
• ospiterà incontri con gli autori, percorsi didattici di approfondimento e gruppi di lettura;
• sarà un laboratorio aperto di condivisione dei saperi sulla fotografia.

La Biblioteca dell'immagine è un luogo necessario per guardare insieme al futuro e immaginarlo senza dimenticare il passato. Un luogo che ancora manca a Milano e all’Italia. Costruiamo insieme! Aiutami con una Donazione a realizzare questo sogno e puoi sostenere il progetto su Rete del Dono cliccando direttamente qui. Grazie per il tuo importante sostegno,

Roberto Koch
Presidente Fondazione Forma per la Fotografia


Da oggi Fondazione Forma lancia su Rete del Dono la sua prima campagna di crowdfunding per la Biblioteca dell’Immagine, un luogo necessario per guardare insieme al futuro e immaginarlo senza dimenticare il passato...



...eh che prosa aulica: aiutami paisà dice Koch il cocchiere con la C però che tengo e teniamo famiglia a Milano. L'operazione “colturale” è na bella impalata (non trovo al riguardo e su pari gratuità, ecco, un articolo di Giuliana Scimè che scrisse su Progresso Fotografico negli anni 90 secolo trascorso, naturalmente) per il popolino (s'immagina) bue che proprio questi propalatori inchiappettadores à la page da mane a sera e da decinaia e decinaia d'anni!
Aiutami supplica il “cocchiere” Koch: tu dare me tua fotografia (tante tante) eh, noi poi fare grana alla faccia tua, berò paisà tu avrai elevato nostro reddito in tempi bui di grisi (per gli altri, i gonzi come te babbeo) miga fessi noi badani della Badania/Lombardia con corne su elmo (solo lì?). Poi noi badani di Milano con fiasco da bere andare in giro e signore/ra danaroso dire: paisà vucumprà mostra colazione e brioches su fottografia 'taliana? Ahah noi della Badania mica fesso come te anello al naso, ah ah noi bravi ne troviamo una giorno: ca nisciuno è fesso. Si breso prestito da brutta barola napulitana, ma fa fare grana. Tanta tanta. Eh brorprio scemo ex Ministro d'un tesoro quel tesoro di Tremonti dire: “Cultura non fa mangiare” Ahah scemo no mangiare poco ma assai assai...ahahahaha Allakbar

Man

Ps1 Nostra risposta via mail a Forma con (senza) anello a naso!

Brava! Era ora uscire dall'ennesimo sottosviluppo "colturale" italiota e della "fottografia" poi nella Milano da bere (cosa più?) e delle Lectio magitralis di certuni "meneghini" a cavallo riciclatisi a "sedicente" foto artista con tanto di Autobiografia & benzodiazepine (banale psicofarmaco) formato Mondadori e coro di  Maîtresse un tot a marchetta serale. Brava! E come possiamo arricchire il patrimonio "colturale? S'intende dire accettate a gratisss opere che non rientrano nei cenacoli fottografici anzi detto? Ne saremo lietissimi di inviare all'Opus Magnum per un Biblioteca per il popolo (s'immagina non populista che allora...l'Europa non vuole) che così potrà abbeverarsi, dopo Mia Fottografia, all'Arte per l'appunto fottografica. Brava Fondazione e che qualche Numinosa Potenza ne conservi in Gloria. Brava!

Ps2 Per chi vuole con o senza anello naso, legga: “Storia culturale della fotografia italiana” di Antonella Russo per i Tipi di Einaudi editore, dove in Prefatio si legge:”Questo volume offre un resoconto ragionato della cultura fotografica italiana dal dopoguerra (1945) e considerazioni sulla condizione fotografia italiana contemporanea”




Ektachrome come no. Film cavallo di battaglia di tutto il personale archivio diacolor analogico Epr 64 Pro formato Leica (nome in codice 135) e solo numerazione in 120 per la compianta Zenza Bronica SQ e Asahi Pentax 67. Diapositiva e spieghiamo per i minchiapixellisti venuti su come funghetti a fregiarsi di “fotografi” pensa te.
Dunque nella lista di Mammasantissima Kodak ci sono state con pari numerazione la "normale" diacolor e “pro” che differivano per fisime pubblicitarie. Sì perché all’atto pratico, quel che contava, nessunissima differenza. Ma le “pro” volevano il frigorifero per stoccaggio le altre no: fisime come prendere il ghiaccio artico per i drink dei neo parvenu casomai con occhi a mandorla. La differenza poi tra scatoletta tutto-giallo Kodak della “pro” si contrapponeva al cuneo blu su fondo giallo per l’altra: colori questi come il diavolo e l’acquasanta opposti fra teorie additivo e sottrattivo!
E la resa poi? Molto gradevole con il difettaccio che le ombre Ektachrome, di qualsiasi natura, venivano di blu elettrico! E allora la stampa ammanigliata dei tengo famiglia cosa suggeriva? Diabolico manco i cani: metteteci un bel filtro ambrato a scaldare il blu-ombre, e mica per la pellicola noooo, bensi proteggere la lente: che tenerezza prezzolata e disinteressata anche se il paraluce l'han inventato per questo. En passant qualcuno ricordi pari cosa con la famigerata M8 e “varianti” di Leica…a suon di bigliettoni. Ci torniamo, parola.
Comunque sia la resa della pellicola Ekta era più che buona compresa la grana: capiamoci. Tra le fisime tramandateci, la grana chiamata Kodachrome 25 Asa poi 64, e anche 200 era parola del National Geographic. Allora capirete che "senza grana" girava il postulato, assurdo naturalmente: senza ricordare che il Kodachrome lo trattava soltanto Mammasantissima Kodak, alla faccia del libero mercato e monopoli! Siché bisognava spedirlo fuori Italia, mi pare in Germania e/o Francia, noi usavamo il canale del grossista locale, per ricevere indietro dopo quindici giorni circa lo scatolotto giallo (!) della Kodak “gialla”. Diapositive prima in telaietti cartonati poi di plastica con data impressa, ah finesse…de Kodak!
E volete voi? Nelle pseudo agenzie italiote tra cui la decana Grazia Neri, passata a miglior gloria, nella Milano da bere, storcevano nasino per il formato 135 Ekta per non sentirsi offesi ( lesa majestatis) ma quando gli si mostrava i plasticoni Ekta 6x6 o codice 120 quasi a dire: eh così non va perché lei diventa pro e noi manifestiamo la vera natura di…cioccolatai!


New film Kodak

Man


Ps Colpo di grazia della verde (colore istituzionale) Fuji a Kodak avvenne con la stratosferica Velvia 50, da pronunciarsi Belvia che infatti tale era, da trattare (diversamente dal monopolio anzidetto) però nel beverone E-6 i chimici di trattamento ai quattro angoli del mondo e…salumerie. Il cosiddetto “standard” per il trattamento delle Ektachrome, Agachrome (seconda serie che la prima si poteva trattare a casa come prossimamente si dirà) etc. Standard tarato manco a dirlo sul giallo Kodak. L’orientale Fujifilm Velvia aveva bisogna, però, come si poté dimostrare trattando le diapositive Ekta in proprio con bagni Ornano perfettamente integrabili a quelli di Kodak a prezzo molto conveniente, nella Jobodrum termostatata e di una bellezza unica, della sbianca-fix a dodici minuti, quando i service/salumerie si fermavano a 10 pro cicero Kodak. E quei imbecilli di Progresso fotografico (fottografico no?) a lamentare in test manco fosse la Bibbia certo “velo” magenta…disonesti e tangentisti. E malgrado tutto sto fuoco di sbarramento la “belvia” venne fuori comunque. Anzi da Oltreatlantico il Kodachrome del National fu posto in soffitta: ohé compagni d’ora in avanti solo Velvia per doppia pagina di giornale senza “grana” che noi ameri + cani così diciamo e vogliamo manu militari. Minchia. E così tutti allineati e coperti. Pure Progresso fotografico (fottografico?) si adeguò con lauta mazzetta, espressa in Yen al posto di $: così va il monno paisà. Dicono si capisce.

Pss Ora Kodak (ma non era morta?) reintroduce la New Ektachrome per fuffa, moda ché i giovani allevati a smartphone facebookini instagramatici…manco immaginao. Infatti trapiantare ex abrupto una tecnologia “vecchia” nel vivere odierno dei McDonald’s è escamotage pubblicitario. Vivere e sentire analogico è categoria dello spirito e altra dimensione spazio-tempo che nulla sparte con il digital corrente. Tant'è vero che i fotografi o sedicenti tali d’Era analogica possono convivere con i bit, al contrario da questi arrivare all’analogico è impossibile se non immaginando, ecco, un mondo virtuale e allora…
Stessa cosa en passant per il bianconero che non è la desaturazione instagramatica e assimilata Pshop, manco i plug-in pro di conversione a dir vero, quanto un vivere e sentire in bianconero e si rilegga al riguardo Berengo Gardin: ragazzi fatevene ragione. Belle foto in circolazione virtuale sui cosiddetti “social” (perché mai monocromo alla yankee ma go home da sessantottino impenitente?) ben composte, ma è altra cosa dal rituale della camera oscura…chiedetelo ai latotimsisti alla Giole Magaldi del Nigrendo-Albedo-Rubedo o la Magnum Opus, ohh in mancanza vabbene pure l' Opus Dei per chi intende che il numero della Bestia…



Oliviero Toscani che da ultimo è stato pure giubilato dal salto dal ponte di Genova** cui cinismo attinente mostra la misura del “fotografo” dei salotti buoni: il compagno Toscani.
Provocatore un tot a mazzetta di chi sputa, finto e tristo e disonesto, nel piatto dove si è abbeverato ed ingrassato ne rifà un’altra delle sue insieme al sodale Benetton, sempre del ponte di Genova del rituale satanico del sangue di giovani vittime: finanche una famiglia intera!
E siamo all’ennesima provocazione sulfurea del grembiulino Toscani, sempre globalista luciferino e dei potentati che manu militari intendono eradicare il continente europeo e più in generale per un meticciato senza diritto alcuno di Yesman, utili idioti da contrapporre allo strapotere economico della Cina per tacere della Russia, meglio BRICS+T da ultimo.
Giovani esangui nella provocazione "manifesto" del Toscani dove il nero dell’ammucchiata la fa da padrone. E si osservi l’immagine composta, in verità, di due semiquadri e basta portare la mano agli occhi e suddividere idealmente l’alto e il basso: testa-tronco e sottostante selva di mani inestricabili. Infatti se lo sguardo del teledipendente del Discount del caso si sofferma sui giovani (morti) sguardi troverà la cosa compatibile con il “volemeose bbene” universale (!) mentre nel carrello una catasta di veleno passato per alimenti…e si avvia alla cassa.
E se viceversa la mano compre il semiquadro superiore con raccapriccio noterà, e non più teledipendente ma chi sa e conosce l’arte dell’inganno della “fottografia” che refuso non è, anzi, la selva di braccia comunque di giovani morti dallo sguardo conseguente spento.
Divertente l’inculatura, non altrimenti del terzetto di sinistra, centrale gnocca contro gnocca, dove un wasp brizzolato vichingo l'appoggia nelle chiappe all’orientale di turno: pia illusione fottografica quando è arcinoto l’esatto contrario, e le guerre dei dazi idioti di una società globalizzata, pensa te, che si auto sconfessa…
Insomma fate come dico ma non come faccio, così l’Occidente giudaico-cristiano-greco-romano che prima toglie la putrida carcassa e prima consente al resto dell’Umanità di vivere respirando liberamente. Amen!

**Toscani: salvo per caso, dovevo essere su quel ponte. Sciacallaggio sui Benetton

Man


Genova,Oliviero Toscani tace sulla strage di Genova per difendere i suoi amici Benetton"
Spot Toscani e Benetton Altro che gioia di vivere: è solo un elogio del nulla


Ps. E il Toscani maître à penser si esibisce pure in "lectio" magistralis nella Milano da bere con il sodale presidente Afip e mentore della trovata: Giovanni Gastel cui in passato si è molto scritto

Romano Cagnoni



© Romano Cagnoni

Un altro della Fotografia italiana se ne è andato pochi giorni fa. E il ricordo va ad alcune sue immagini, se la memoria sorregge, degli anni Settanta riprese con una Minolta Srt101 con ottiche Rokkor: un must che non si deve immaginare solo la premiata CaNikon. Immagini di un parco forse americano, ripreso rasoterra con ragazzi di spalle e in linea di fuga verso l’orizzonte: yuppie? Già figli dei fiori o più ancora di Maria la Maddalena che...Immagini di reportage bianconero quelle di Cagnoni che a noi ancora implume facevano sognare.
E ora che ci penso erano sue anche quei fotogrammi dei cavatori di pietra, lui nativo di Pietrasanta, in uscita su rivista che aveva la pretesa di essere solo in abbonamento per palati fini, poi in tutte le edicole a cadenza mensile e di lì a poco fece la “fin’ di bott’ a mur’”. Aria ma con le firme di Giulio Forti e poi l’insignificante giro circonferenza di un tale Rebuzzini Mario, che per un certo periodo andava in giro vestito alla cacciatora anfibi militari e barba alla Che Guevara: mirabile quella volta che come una Wanda Osiris discese il gradone trionfale di un palazzo nobile di via Fracastoro in quel di Milano - si scolava le ultime stille del jingle Tognoli-Pillitteri cognato di Craxi in Era Regan & Thatcher etc - e il parterre letterale l’accolse con battimano…e se ne già dato conto una volta poiché presente ai fatti. That’s Italy: stupid!

Man


Romano Cagnoni

Romano Cagnoni: in guerra trovi l’essenziale umano

Il Nero muove e vince




Abstract
all days milion people more or less unconscious dressing and living with tint of Black color of Death and Hell - the road to hell is paved with good intentions – but this ashen is a perfect and luciferin strategy made of advertising for destroy the human soul, in particular younger generation


Fateci caso infagottati per le condizioni meteo, anche se alle nostre latitudini e di montagna sembra già primavera e lontani i giorni quando c’era neve alta e in città si circolava con difficoltà…
Intabarrati moderni: sciarpe nere e rarissimi cappotti sostituiti da yankee piumini neri, scarpe alte nere, smalto alle dita nere: insomma, via, un look infernale. Vabbene non è un refuso altrimenti perché arrivare sin qui? Infernale/nero ok così. Anzi c’è già stata un’Epoca ventennale cui colore prevalente era, che caso, il nero: quello dell’orbace e saluto romano. Nero quindi dal significato “allegro”, anzi funebre ancor più che eleganti in lingerie…che non amiamo troppo: il colore! E si potrebbe continuare su pilu nero e…
Tutto è nero: dal cielo ai camini cittadini sino alla “crisi” costruita ad arte, e poi si dice la depressione che colpisce i più, l’angoscia esistenziale dei giovani senza speranza. E più nero Inferno di così, si muore, uso dire!
Certo la “pubblicità” dei grembiulini fatta dal sembiante, metti caso, Oliviero Toscani o di Giovanni Gastel, magna pars en passant…a dipingere il nero di nerofumo infernale. Neofeudali massoni che han pretesa di sostituire l’uomo con il robot, sogno faustiano di sfuggire la Morte, anche se non si capisce a chi venderanno le nere banane: ad altri robot? Purtroppo il Ventennio dominato dal Nero come tanti questurini, sappiamo dov’è andato a finire. E ci vuol poco a parallelo ad immaginare l’odierno…oh a meno di certi alieni “buoni” scambiati nientemeno per Angeli…ma ci siamo spinti oltre e questo Diario è rinato per essere” low profile” non a caso! Il solito intelligenti pauca verba

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