Manunzio


© Foto Manunzio/Michele Annunziata

Less is...more

Azzeccata perifrasi in lingua, detta, inglese mistero nel mistero linguistico universale. Sia. Tuttavia affardellare farcire ed infine inzeppare la scena di ogni cosa a noi ci urtica. Non a caso nella biografia di Manunzio si cita Brassai circa il fatto che le nostre (noi pro domo majestatis si capisce) immagini e non foto devono titillare, ecco e di sti tempi...scollacciati. A buon intenditor dunque.
Ordunque tutti a me ché lo scrivere (foto&graphia) bisogna di quotidiano esercizio, e qui un esempio. Tavolo con vinile rifacente marmo, due posate gialle ed un limone tanto per gradire lo still life illuminato di soffusa luce bank: no? No, vetri reali di window e luce augustea (Agosto...) filtrata da velo che poi è la semplice tenda domestica del salotto adibito, con malcelata sopportazione dal coniuge...a set. Gente il tavolo di lavoro usuale (non è quello della seconda foto grezza verticale e poi elaborata) è perfettamente quadrotto; l'ambiente illuminato ed usato quasi sempre così, secondo stagione ed ora solare o men che sia, senza artifizi illumino-tecnici; il gatto che entra ed esce e qualche volta zompa sul set mena tutto per aria poi con sguardo a dì: ma che te stai a combinà, e poi nun me piace...rizompato pe tera se va per altre stanze. A latere (seconda foto in verticale) l'immagine intonsa del set senza modificazioni e con ben visibile il "bank" in uso!

Ps. Mezzo tecnico iPhone, veramente dell'immagine scattata c'è pure la versione di GH4 con macro Olympus via converter Oly da 4/3 a M 4/3, ma fa caldo e spedire nella Controra l'immagine via Pshop....E poi so' esercitazioni a “fuoco” no? Beh almeno questo!




© Photo Ernst Haas


I am not interested in shooting new things. I am interested to see things new

Ernst Haas


© Foto Manunzio/Michele Annunziata


Doppo che ho rinnegato pasta e pane,
so’ dieci giorni che nun calo, eppure
resisto, soffro e seguito le cure…
me pare ‘n anno e so’ du’ settimane.
Nemmanco dormo più, le notti sane,
pe’ damme er conciabbocca a le torture,
le passo a immagina’ le svojature
co’ la lingua de fòra come un cane.
Ma vale poi la pena de soffrì
lontano da ‘na tavola e ‘na sedia
pensanno che se deve da morì?
Nun è pe’ fa’ er fanatico romano;
però de fronte a ‘sto campa’ d’inedia,
mejo morì co’ la forchetta in mano!

Aldo Fabrizi, attore


© Foto Manunzio/Michele Annunziata


Spiagge
di corpi abbandonati
di attimi rubati
mentre la pelle brucia
un'altra vela va
fino a che non scompare
Quanti i segreti che
appartengono al mare


© Foto Manunzio/Michele Annunziata

Un eterno attimo

Strano e pur vero lo stereotipo che vuole l'immagine valere mille e più parole, inespresse. Archivio della memoria il fotogramma ripreso con una signora “macchinetta”, sì, di quelle spregiativamente dette “Point&Shot” nel sintetico linguaggio passato per inglese. Olympus WZ 5060, anche questo detto e riscritto tante volte nel richiamare tale Alex Majoli nazionalpopolaare della Magnum Agency, camera usata in tempi passati e che gli e valso pure Award stellare: così va il Mondo.
Scatto inquadratura, prestito linguistico da cornice pittorica e d'altronde siamo “parenti” fotografi&pitturialisti, che conserva una malia interna. Cosa che non tutte le immagini possiedono, pur riprese in modo professionale. Malia rievocativa e non altrimenti: ieri oggi e diman' non v'è certezza, forse.
Uno scatto che ha congelato e per sempre lo stato d'animo del tempo vissuto, che lì per lì come spesso accade, non sembra. Fotogramma realizzato “senza pensarci” su. Eppure...ecco l' Eterno attimo dall'archivio digitale di Manunzio, che una ne fa e centomila ne pensa mentre sovviene alla mente la lapidaria di C. G. Jung: il gioco e la creatività stanno uno accanto all'altro di una infanzia mai dimentica, anzi, ravvivata come fuoco sacro tutti i giorni dinanzi l'omogenizzazione di massa. Il Moloch del Pensiero Unico che, per un verso ed altro, vivaddio scricchiola gli assi che si pensava eterno del babilonese tempo per chi ha orecchio, intenda




Anatomie

Belle ragazze, fertili. Ma non è questo. Infatti è sul “teatro anatomico” che puntiamo lo sguardo. Inciso e quanto mai azzeccato quel “L'analfabeta del futuro è colui che più dell'alfabeto non conosce la fotografia”. E si può scriverlo: fottografaia. Ben altro che raddoppio vocalico per i distratti a telecomando.
E veniamo al sodo e del messaggio. Impaginato orizzontale, evitiamo rifermenti supini...ci siamo intesi. Sviluppo, quindi, da parte a parte e con gli schermi panoramici tout court , ecco quattro interpreti-modelle-attrici fate come ve pare. Tutte passate per il classico casting statene certi.
Ora la leggiamo, ecco, l'immagine da sx a dx o viceversa? Poco importa una volta capito il gioco. Sicché a destra la giunonica “araba” dal senso più che prosperoso (allattamento seriale) dovrebbe mettervi su la giusta via, ma ne parliamo appress' subito dopo. Stacco o vuoto fra giunonica e delle tre di sinistra che, riempito dalla réclame, le unisce per la messinscena. Tuttavia se togliete la scritta non vi perdette nulla. Tre, eh. Tria sunt perfectionem, no? Pare proprio di si. Stiamo al gioco discreto fascinoso e non meno intrigante.
Continuiamo il gioco che mette (intende?) in scena slip e reggiseni va da sé, armi micidiali di “distrazione” per maschietti, anche se la biancheria è modellata, ecco, per le femmine. In apparenza ben s'intende.

Tre donne ma stavolta leggiamo il gruppo contromano da destra a sinistra che è tutto un programma. La prima dunque da gli occhi a mandorla simbolo d'Oriente. Ora se guardate la mano “morta” dove si posa...certo deve unire sopra (reggiseno) con slip, eppure quelle dita proprio su la gnocca...e cosa sennò?
La seconda modella del trio è una africana de facto: che dire ancora, finis-terrae? Sembra proprio di sì. Vabbene manca quella seduta di carnagione nordica: bianca si sarebbe detta e attenti al politically (in)correct! Ma la poverina, ultima della quaterna, è esatta + mente ciò che i cosiddetti pubblicitari (con tessera da loggia massonica luciferina alla Davos docet) altro non fanno che mettere in scena, per l'appunto, la nuova e futura topografia umana (umanoide, no?) terrestre (in attesa di traslocare armi e molti bagagli sul pianeta dipinto di “rosso” e finiamo qui). Insomma de facto eradicazione della pelle-cultura bianca. Cancel culture non a caso, final + mente.
Oh voi che avete l'intelletti fini mirate cosa s'asconde (non già sotto il velame de li versi strani) bensì davanti “banale” messinscena di belle figliole in mutande e reggiseno. Réclame o anima sulfurea del commercio: mercimonio per caso?



Giochi d'acqua

Fiume e non altrimenti per noi montanari, che non abbiamo laghi e castelli nei pressi. Chiare e fresche acque bevute e nuotate, e se lo raccontiamo qui ed ora più di ogni analisi chimica a statistica. Insomma in sedicesimo le avventure di Hucleberry Finn & Tom Sawer; giornate in pieno sole e facce e braccia cotte dai suoi dardi, dormite su l'erba come mai più. Ante machina fotografica nautum est. Passano gli anni e ci ritroviamo “maturi” l'acqua è tutto un liquame neanche azzardarsi a toccare il fiume, che non ha manco più il suo alveo naturale per la mania “ordinatrice” del bipede che ama fare Iddio. Ciò non di meno non tutto è perduto (tranne l'onore?) è il denaro pubblico diventa una lunga pedonale da starci mezza giornata a farla con passo lento: buona cosa. Anzi si vocifera che lo stesso percorso con i soldi della benemerita Europa, possa allungarsi ancora per un'altra decina di kilometri sino ad una oasi protetta: bingo. Ma anche così, di nuovo, il fiume va più che bene, e certuni poi in tuta e quant'altro di prammatica a fare footing di giorno, mentre al calar delle tenebre e calura il vocabolo è più anatomico in due, e ci siamo intesi.
Acque verdi che non di meno disegnano (rispecchiano?) a volte tutt'altro che il circondario. Breve l'immagine a corredo ne è esempio: un volto (sinistra) su le acque e controcampo un viso di ghiaia che la lambisce; basta soffermarsi più di un attimo di uno sguardo terra-acqua e viceversa. Mute presenze. Dite? Certo riflessi e accidenti vari, d'accordo. Però siete sempre i soliti laudatores: “tutto ciò che è reale e razionale, e tutto ciò che è razionale è reale madama la marchesa”. Sia, ma cos'è “reale” e “razionale” da dirsi in modo inequivocabile ed eterno?
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