Manunzio



Impressioni fenomeniche (?!)

Per carità non apriamo “danze” contro chi dogmatico afferma che la “capa” fa (crea?) tutto: qualche milione di dubbi e prassi ci viene ma non è questo. O meglio se la citata scatola “crea” il tutto e che bisogno c'è , metti caso, di andare a fregare (letterale) il petrolio altrui? Pensi e lo fai sotto i piedi, no? Cazzate a giorni alterni come i listini “pandemici” in mondovisione a reti omologate e lubrificate per l'ino + cul + azione quotidiana. Ma passiamo oltre.
L'immagine a corredo duplex per un verso il backstage (anche il retrobottega serve, diciamo, come fil rouge) e dall'altro l'immagine finale che sembra tutt'altra cosa: come mai dirà qualcuno ancora dotato di “capa” per spartir orecchi?
Il fatto offre il destro e la sinistra pure perché è la filiera, una volta catene, che dall'idea arriva all'editing finale non ha prevalenze bensì un che di pari fra pari: vale a dire la traduzione (un che di tradimento) dal porto delle nebbie della “capa” al tangibile, qui fotografico, e provarsi a farsi capire. Ma dov'è l'inghippo? Semplice l'inscatolamento o casellario che ogni mala-capa si porta dietro: a volte un bene spesso l'esatto contrario, come se il sole non si alza la mattina per finire a sera e buonanotte ai suonatori. Insomma fra chi produce e chi è “spectator” così scomodiamo l'insulso Roland Barthes, se c'è più del mefistofelico “Mi piace” e altrettanto e notorio “Non mi piace” dato in sé irrazionale, allora lo scambio può e avviene. Altrimenti?


Ps. Quando andavo per mostre, foto pittura scultura e altro ancora, seguivo una carrellata veloce, poi una seconda adagio e, infine, terzo step by step davanti ad ogni manufatto; non irrituale, anzi, il ritornarci sul “luogo del delitto” e senza nessuno a rompere c...olori cromie contrasti, finalmente entrare “dentro” ogni cosa esposta e approfittando della non presenza di quei strani animali bipedi, che alcuni chiamano Sapiens, aè tie tie, rivolgere qualche parola all'autore. Significa? Spogliarsi quanto umanamente possibili delle “scatole” mentali: no eh? Matrix paisà!



L'ultima battaglia

A surfare in Rete ti incappo in una stampante Canon dalla strana matricola e pari giorno prima Epson: i soliti Yankee a storipiare lingue altrui. Ma incuriosito della cosa, anche perché fino a quanto ho avuto quel mostro, senza virgolette perché così, di HP 9180 stupenda A3+ nella stampa in bianconero e su supporti strani, se ne è già parlato, proseguiamo lettura. E vedi tu come è strano l'umanoide? Provai a regalarla (sai che novità!) ad un'associazione non profit avvisando che dovevano solo mettere i serbatoi nuovi di ink e via. La via dovetti fare e di corsa davanti a certi grugniti animaleschi (davanti a cosce aperte una donna forse top manager o delle pulize intenta a fare ma non è carino riferire) ma dell'associazione: gratis la stampante!
Sia come sia Northlight cui sito spulciavo da mane a sera per orientarmi fra settaggi vari mette in video le richiamate printer. Flashback: se portavi il bel rullino bianconero ti veniva restituito a stampa manco i cani! Sballati contrasi posa graffi a complemento e pagate cash: zitti e muti. Siché altra via era nell'Era analogica trattarseli da sé l'intera filiera: significa? Semplice tutto a regola d'arte però i costi costicchiavano. E non tanto il trattamento negativo nudo e crudo con pletora di sviluppo-tempi e case produttrici di chimica ad hoc, tanto brand(y) che tutt'altro serie B alla Orano da Milano (si riempivano quaderni e quaderni che conserviamo al pari di reliquie) quanto e soprattutto la stampa. E altra vagonata di supporti sviluppi e tecniche e mascheramenti...non balli in maschera si capisce!
E passati armi e bagagli (manu militari?) in Epopea bittologica paro paro si ripropone la cosa. Certo i service che offrono stampe a colori e bianconero, se è parlato chi ne vuole se lo trova e legge sul sito, in tutta onestà, quei con scrupolo e calibrature monitor-plottere o equivalenti alias Lambda quotidiano, non fa rimpiagere i soldi spesi, anzi. E quindi chi proprio proprio vuole piluccare le sue stampe le nuove proposte, del duopolio CanE (venuto al volo of course!) Canon ed Epson valgono i piccioli per l'acquisto. E più la prima a dir vero se non altro perché il secondo brand(y) per risparmiare, si vede a video, la prossima mette tutto in scatola da costruirsi tipo Lego, ancor più là il Meccano dei lunghi pomeriggi ad inventare l'impossibile! Ah finalmente Epson non sviccia più, e pause e soldi, fra ink nero & opaco almeno questo: una prece per gli ingegneri!

Ps. In copertina la otto-colori delle meraviglie targata Hp 9180, gioiello cui oggi è particolarmente difficile reperire gli link necessari: peccato!


Canon PRO-200 printer
Update for the Canon PRO-100 printer
http://www.northlight-images.co.uk/canon_pro-200/


Canon PRO-300 printer
New A3+ 13″ printer succeeds PRO-10S
http://www.northlight-images.co.uk/canon-pro-300-printer-announced/

Epson printer news, updates and rumours
http://www.northlight-images.co.uk/epson-printer-news-updates-and-rumours/


HP Photosmart Pro B9180
https://luminous-landscape.com/hp-photosmart-pro-b9180/



Suggestioni videografiche

Una monarchia forse diarchia in campo foto-videografico o di quelle camere de facto telecamere a tutti gli effetti: che sia Canon o Sony e zitta zitta Panasonic (che fa anch'essa brodcast camera) l'orizzonte e’ questo, certo anche altri brand(y) ci provano o han ritagliato un loro ecosistema. Certo ci interessa poco la cosa poiché biologicamente fotografo e che mal si adatta ogni volta che deve “girare” qualcosa, diverso è stato con le Arriflex e documentari per la Rai.
E poi tutto finisce a tarallucci e vino formato smartphone, proprio così la classica montagna a partorire non già topini quanto moscerini. Ah dite le televisioni domestiche? Ma per cortesia non fateci perder tempo!
Video-camere e come si sceglie sceglie oramai questioni di “mi piace” questo o “non “ mi piace codesta, in stile binario alla facebook: progresso, poi se uno ha manico si vede, letterale. Certo se uno ci ha in testa forse non tanto una storia bella e pronta e struttura, anche qualcosa che veleggi su le ali della fantasia può assurgere a “film”! Oddio sparata grossa?
https://my.olympus-consumer.com/blog/b/photography-journal_it/posts/making-a-movie-with-the-om-d-e-m1x


”Parliamoci chiaro, non esiste la camera perfetta, almeno per me. Probabilmente non è quello che ci si aspetta di leggere in un articolo su una fotocamera Olympus, ma permettetemi di spiegare. Come regista e produttore, credo fermamente nel fatto che la storia venga prima di tutto. Non importa quanto meravigliosa o tecnicamente perfetta sia un'immagine, non avrà mai lo stesso impatto di una che riesce a raccontarti una storia. Credo che ogni singola storia meriti di essere raccontata con la forma espressiva e con gli strumenti che la valorizzino al meglio. In questo senso, una camera può essere sia un aiuto che un ostacolo. Vi spiego il perché. Come regista, lavoro con un'ampia varietà di stili e di soggetti. Alcuni sono grandiosi ed epici, altri fragili e belli, altri ancora crudi e realistici. Ogni storia può essere raccontata al meglio da una camera diversa”



Ps. D'accordo su l'impostazione quanto alla “macchina” mi pare e da buon fruitore Olympus un po' pompata stonata e fuori luogo (tutti tengono famiglia purtroppo) che il brand sia capace è un conto ma nel ecosistema e odierno Micro 4/3, eccezion fatta per il Full frame L, la Panasonic non ha rivali in casa e fuori si fa valere con la sua già eccellente linea GH con ottiche su disegno Leica con cui sparte joint-venture da mo'




Minimalismo. Tempo è Denaro e siccome lo “sterco del Diavolo” è metrica quotidiana, eh capirete. Minimo che non rima con minimalismo (perdita di senso di sé) ma concentrarsi su l'essenziale che non rima altrettanto. E nel video segnalato a piè pagina un tipico british mood, che a tratti non dispiace (siamo chiari e di pelle nordica, forse per questo il richiamo della foresta per cui non disprezziamo alla fine le “gotiche” giornate). Viceversa errori madornali “tecnici” nel video da mettere a rogo il fotografo. Fotografia e lasciate da parte le pippe etimologiche greche o meno, ha sebbene ridotto all'osso ( e si vede!) una curva di apprendimento elementare non è “a fessa 'mman' e criature” spesso citato ma che in napoletano significa per nulla quella cosa lì, che ha altro suono e vocabolo, onomatopea penetrante dello scuotimento!
Errore grave, quindi, non si fotografa mai e poi mai a f/16 il paesaggio: sentito parlare di diffrazione che impapocchia tutto? Effe otto va benissimo tanto in analogico che digitale.
Altro tragico errore l'uso di filtri davanti l'obiettivo, non la cosa in sé, quanto i riflessi della madonna che genera, senza lens-shade, infatti, a cose fatte su slide le dovevi buttare. In Pshop ci perdete gli occhi! Controprova il nostro pisolante porta filtri Cokin ai lati, dove arrivano i maledetti riflessi, è scocciato di nastro telato nero pece. E funzionava, mo' chi lo usa più. Resiste lo scotch.
A riprendere il discorso, fatto mente locale a che cazzate del genere ritornino mai più, la composizione su cavalletto che, personale, non deve mai e poi mai essere simmetrica come la Morte, quanto giocando in tutti i modi da impallidire il Kamasutra: quando arriverete mai a capirlo tutt'altro che peregrina botta, ecco, del solito Manunzio.
Il paesaggio è Categoria dello Spirito e va maneggiato con cura, in un orizzonte fatto di troppi e assai trompe-l'oeil che vivono, appunto, giusto sbatter ciglia. Certo poi: de gustibus!

A Quick Intro to Minimalist Landscape Photography
https://www.youtube.com/watch?time_continue=422&v=jrnG2Lrogio&feature=emb_logo


Immagine di sgangherato iPhone d'antan ma che grazie alla trasportabilità è di gran lunga impareggiabile di qualsiasi mirro-less corrente da miliardi di pixel. Fortuita ma sino a certo punto la presenza del “rosso fuoco” in forma di autovettura-corsa-velocità-modernità luciferina che si combina a perfezione con tutta la costruzione ideologica del graffiti

Graffiti quando l'immagine vale più di mille (più iva) parole

E già luogo comune perbacco, come no. E di cosa vive l'umanoide se non d'immagine, certo contabile e meglio senza dubbio? Il Catechismo di Vaticano Spa usava, si è già scritto, dei metri quadri di chiese e chiostri, le cattedrali di pietre e sassi alla Fausto Leali, erano appannaggio dei “fratelli” che giocavano a segnalare ora questo ora quest'altra “eresia” massonica. E quindi qualcosa di “vero” c'è nelle mille parole pappate in sol boccone da l'Immagine. Maiuscolo d'obbligo per chi non ha testa a spartir orecchi.
Eccola qui, dietro l'angolo di casa che sembra un universo miniato, la prova della (non) esistenza di Iddio, bensì' di uno Zoccolato travestito: il Diavolo che esiste ohh se esiste, pure altrettanto scritto, a volerlo può resuscitare come la controparte “angelicata” ma. Ma chi cazzo glielo fa fare: infatti la morta gente è una miniera come a Turns per chi intende. Laudetur Jesus Christi, e come inizio di settimana non c'è male. Amen? Meglio metterci pure il Ra a buon peso per chi intende!

Ps. Nell'immagine divertita quel classico “hi” americano in forma di saluto e bensì anonimo e sgrammaticato. Sia ma a precedere una S a seguire una T che fa S-hi-T: merda e si capisce anche dal liquame su le due lettere, e si deve aggiungere altro? Nel medioevo si consigliava alle gravide di avere appeso immagini piacevoli per lo stato e nascituro: i secoli bui (causa chiesa?) che però il Pensiero Unico a base pandemia ripropone, dev'esserci senz'altro errore, no? E invece tutt'altro, e basterebbe solo sfogliare le Agiografie di quei Santi “medievali” per capire la portata universale della bufale sparse a piene mani dagli Illuministi massonici di tre cotte, presi a riscrivere la “storia” dal 1717 in poi



E tornammo a riveder le stelle

Stelle notorio stanno in alto e brillano come quelle di Negroni che vuol dire qualità, così nei Caroselli poi tutti a letto che le nove bastavano al letto e sin quasi il giorno dopo, ben oltre canonici e tripartitiche ore di sonno. Tripartizione o, comunque, ore del giorno e suoi simboli. Ecco ci siamo, da vegli sebbene tutt'intorno il sonno la fa da padrone. Immagini o schermografie, apparati, tendaggi limite oltre il quale o da non valicarsi affatto, senza scomodare il “cavernicolo” Platone che ne ha dato immaginifica rappresentazione.
Invenzione fotografica che non è il delirio positivista del buon Aragò che la sponsorizza, appunto, da positivista ante litteram nel 1839 nascita della “signora” Fotografia. Furbata per nascondere la vera portata o fuga da sé (indotta?) costruzione immaginifica che si riflette un secolo (immagini in movimento) dopo in quel magistrale Metropolis: schermografie, no? E quale miglior apparato-corpo se non il femmineo, comunque lo si declini. Forse per la natura stessa, ecco, aperta ad ogni ventura. Modernità sicuramente che trova abbozzo in quei manifesti d'epoca, e fermiamoci qui che di altro parliamo, Schermi certo non radiografici.
Donne-danno-denaro-dannazione-diabolico e a furia di consonante si può continuare. Farneticazioni anti-femministe? Ah certo a sto' punto ma evidente che tra tifoserie e anti la cosa come sempre finirebbe a tarallucci e vino: satanificazione dello status quo. E la cosa ci procura orticaria solo a scriverla mentre, reale, siamo costretti a grattarci: cosa? Quello che vi pare.
Immagini, dunque, dove lo schermo è sin troppo eloquente nel suo annichilimento, posa adescante ancor prima incartapecorita (conseguenza due metri al disotto del calpestio così i cimiteri, una volta non a caso chiamati camposanto, anche la morte ha un che di sacro più che sacrilego per la giostra degli acquisti) plasticosa ed artificiale. Triste solitario e terminale, manco Eros tira più, ecco


Minimal
https://fashionfav.com/magazine-editorials/love-stories-vogue-poland-august-2020/


Ps. Ideologicamente il dagherrotipo non è per niente fotografia e nel senso letterale, che a rigor di logica, non altrimenti, appartiene a W. H. Fox Talbot se vogliamo stare a tifoserie

Pss. Da altra parte della barricata, il fotografo o forse mezzano di certo voyeur. E non si parla di donne che fotografano donne: troppo stupida la cosa



Dietro uno still life

Vero se è gia scritto, non di meno l'elogio questa volta è agli spigot/codoli di vari brand e Manfrotto insuperabili (si pagate a certo prezzo e per questo sono dorati, primo e quarto prima fila in alto) cui peculiarità è, inserite nella clamp pari ditta o altrove, l' “invisibilità” e così a raso poi avvitandoci di tutto di più la stabilità è granitica. Ok cose altrettanto scritte, però poter fare affidamento su pezzi di metallo/ottone e pure finto (da sinistra prima fila e sotto terzo a mancina) spacciato diversamente dal solito Store: che dire? E' cosa buona e giusta e fonte di salvezza (già sentito litania e dove?) nel momento in cui tutto il set pronto...Adusi ubbidir tacendo, veramente il conio è dell'Arma, e qui ci sta bene lo stesso. Nere rondelle che ci accompagnano dalla notte dei tempi quando ancora balbettavamo di fotografia: potessero parlare, no, no meglio di no altrimenti la cosa sarebbe imbarazzante per il Manunzio ! E quei piccoli “riduttori” (prima fila ultimo altrettanto sottostante)? Oggetti rari (i fornitori di materiale sensibile li regalavano ed erano graditi) a trovarsi anche all'epoca, quando tra Rollei flash e...E che meraviglia (ultima fila in fondo) viti esagonali e relativo avvitatore: così la pesante E3 su slitta macro non ha più niente di che muoversi, ferma immobile. Inchiodata!
A capolino un piccolo “penny” europeo utilissimo avvitatore, facente funzione come le dieci lire d'antan usate soprattutto da i possessori Hasselblad per “caricare” fuori corpo gli obiettivi. E a latere pari fila rondelle da “ ttubbist' ” idrauliche cose (acquistate in negozio bricolage) impareggiabili quando la battuta della vite non arriva a fondo corsa (come il manicotto “riciclato” da un accrocco e avvitato sotto la E 510 dello scatto in res)
E allora una foto di famiglia per ringraziare (di sti tempi!) . E anche perché, sì, dietro uno still life ci sono loro e andrebbero non già fra “titoli di coda” quanto in apertura!


Ps. Il rapporto che intrattiene Manunzio con gli “oggetti” travalica sovente il dato materiale



Si io fossi foco

Il Cecco Angiolieri di scolastica memoria, offre il destro ma pure il sinistro: farne cosa? Ah ma allora ditelo che siete fessi...con il cuore! Fotografia e “macchine”. Vero se ne parla sempre meno di ferraglia-vetro e chip (non si mangiano casomai sotto pelle per un qualche controllo a debita distanza s'intende, l'umanoide ci tiene a fare Iddio ma prima o poi si rompe corna e zoccoli almeno per mille anni) però nello sfogliare il Web, eccoti l'esatto contrario. Panasonic S5 (video-camera e molto) continua la sua marcia nel segmento L, joint venture con Leica aè tiè tiè e Sigma pragmatica di alternative le classiche lenti, anche di strani cubi detti fotografici: de gustibus.
Breve solo a vedere l'immagine il riflesso pensiero dice che è un fatto serio. Capiamoci: Panà & Olympus portano avanti l'idea del Micro Quattro Terzi, ambedue provengano dall'originario Standard Quattro Terzi per buongustai per chi capisce l'anima della Fotografia, qui declinata a base bit.
Panasonic, non prima del salto del Cavallo, convince già come immagine nella sua nuova S5 formato Full frame, che non ci riscalda il cuore, però fossimo fessi à la page, senza ombra di dubbio saremmo della partita.
E dunque veniamo alle corti. Se io fossi...nudo e crudo ma pur sempre, s'è detto, fra i “veri nais” adepti del Mercato Panasonic sarebbe mia. Non un ratto quanto un gatto, è venuta benino e se non vi piace la rima, fa lo stesso. Manunzio è così da dieci anni qui su la Rete delle mirabilia. E si può permettere lo sputtanamento del terraqueo fotografico, Milano da bere compresa: vile tu uccidi una morta gente (fotografica)!
A chiudere, si può provare a metterci mano e poi sentenziare, no? No e perché mai se oltre al tatto la S5 vi è l'intuizione (sesto senso?) che l'affare per le mani è giusta misura per fotografare, sino a certo punto poiché l'attrezzo è tagliato su misura per i video-maker "veri fain". Certo la macchina c'è poi bisogna vedere il manico, che a quanto leggo e vedo non vende Panasonic né altri. E se lo viene a sapere il signor Mercato...uhh. Intelligenti pauca verba, va!


Ps. Chi scrive con oltre mezzo secolo ininterrotto di prassi fotografica, avendone viste di tutte e di più, il fascino o meglio la sostanza si vede già da come congegnata. Oscuro? Mica tanto. A tutti capita di assistere ad anteprima catodica più che cinema (mascherina?) e tra quelli che sono di natura cartacea (critici a pagamento) attendono il parlato e l'intreccio per dire che c'è storia. Viceversa chi intende pur sempre d'immagine bastano i primi dieci secondi di apertura e guardare la luce, sostanza per eccellenza tant'è che adesso come adesso con musica (senza manco una sillaba) te ne fotti dei critici prezzolati, e ci fai un filmone; se c'è (luce) si prosegue altrimenti intreccio o non intreccio cambi canale o spegni per un cartaceo libro, l'ascolto della Radio alla Finardi maniera



Le cose che non si vedono

E vorrei vedere, ecco, il contrario. Vale a dire che la “macchina” visiva che i minchiapixelisti scambiano, è una cosa e la Mente (che mentisce per statuto culturale) è altra senza scomodare Walter Benjamin**. A farla breve che in fondo siamo pur sempre fotografi, la bottiglia e quel bicchiere di vino (in copertina e per la verità liquore Montenegro annacquato) sono tutt’altro che due morte cose: in Italiano Natura morta per l’appunto, stupidità che solo l’italico pensiero può, per questo preferendovi l’inglese still life perché è tutto tranne che la Morte in campo.Tutt’altro che piaggeria esterofila. Still life che dovrebbe essere per Statuto ino + cul + ato a sedicenti fotografi come qualsiasi anti Covid per intenderci: mortale. Ma non nel senso di finale: vedete com’è difficile rendere anche con l’immagine scritta le cose che non si vedono? Bottiglia e bicchiere immersi nella luce mediterranea del mattino finale di Agosto incandescente, e giriamo per il set mezzo nudi...Si vabbene cosa ci sarà mai in quei due lì su fondale (che poi è il domestico soggiorno) e sottostante piano di marmo (in verità vile vinile) che non si vede? Vino che tale non è ma fa lo stesso per i boccaloni diuturni che tutto, ecco, bevono dal tubo delle meraviglie a reti omologate e mummificate! Tutt’altro tempo in cui si andava alla cantina a prendere vino, sfuso da grandi bottiglioni impagliati e rubinetto ottonato. Cantina immersa in perenne penombra piena di soffritto per avventori dalla gola mai sazia, di vino. Vino a spandersi sul grigio marmo (vero) del bancone mentre il mescitore (la moglie) urlava qualcosa a mezza via fra cucina e tavoli apparecchiati. Odori e miscugli da suk, e prima della ritirata per i trasportatori (in pantaloni corti) di vino, un bicchiere di inebriante Spuma simil Coca Cola che manco si sapeva se non nei fotogrammi dei televisori bianconero dei Sessanta passati a miglior gloria. Tutto questo invisibile sta dentro un “banale” still life

** “Si capisce così come la natura che parla alla camera sia diversa da quella che parla all’occhio. Diversa per il fatto che al posto di uno spazio elaborato dalla coscienza dell’uomo interviene uno spazio elaborato inconsciamente”. Walter Benjamin L’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, pg. 41 Einaudi

Ps. Ne l’immagine bianconero di H. C. Bresson (qui a corredo) un ragazzo per strada con fiaschi di vino, immagine proprio per gli imbecilli glorificati (entrati nella Gloria del Paradiso ad essi, imbecilli, dedicato) che pure sta dentro la “Natura morta” in apertura
Retropalco



Storia d’amori e d’anarchia

Va tu mo’ a sapé se non era meglio ricordarlo prima: cosa Manunzio mattutino già alle tastiere fra Win & Mac? Di tre fotografi in mostra che il dottor Covid, ecco, farà mai vedere alla ‘ggente preoccupata a telecomando di quei contatti sociali specchiati, invece, nelle immagini di D’Amico Uliano e Battaglia: due uomini e una siciliana. E di questa a dir vero manco sapevo sino a non molto tempo fa, fotografa (anche) de l’Ora di Palermo. Tano D’Amico lo si trovava quasi quotidianamente sul Manifesto di Pintor Rosanna Rossanda ma pure Luciana Castellina e Valentino Parlato, mica sti utili idioti attuali e ci teniamo alla larga da decenni. Uliano Lucas se ne scritto già. Battaglia che di nome fa Letizia è oramai una “nonna” di ottantacinque anni e sin troppo grossa vista in un documentario dedicatole. Ma della siciliana a pensarci c’è un foto in particolare che è ritornata in mente e che, per altre drammatiche vie, ho visto da ragazzo: non ci ho dormito al ricordo. Le due immagini distanti tempo e spazio, condividono un lenzuolo sotto cui giace un corpo scia di sangue, che al solo ricordo forma nodo in gola. E qui da Battaglia in Trinacria alle nostre latitudini: sera d’estate viale e due ali di folla, che ancora ricordo per silenzio sospeso, un Lupetto (camionabile) e per terra lenzuolo bicicletta e macchia di sangue (pare che il camion in retromarcia non s’accorgesse del dramma). E ogni volta che in passato mi trovavo li, Parco cittadino con transito “macchine”, passavo dall’altra parte per non calpestare quel corpo di ragazzo, oggi avrebbe la mia stessa età. Il volto è impossibile a definirsi per i troppi anni e portavo i pantaloni corti. Forse come di quei passeriformi affacciato ad un balcone e sottostante non ricordo cosa dicevamo, e poche ore dopo il lenzuolo. Sit tibi terra levis

"Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che l’abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas, fotografo e insieme storico e teorico della fotografia; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male"

https://www.sistemamuseo.it/ita/3/mostre/868/fermo-marche-la-strada-la-lotta-lamore/#.X03wHtwzaM9


Ps. A volte il tarlo torna utile, infatti, non già di Battaglia l’omicidio (immagine sovrastante) bensì lo scatto è di Franco Zecchin, dal libro “Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005” edito da l’allora Fondazione Italiana per la Fotografia in quel di Torino
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