Manunzio



Demolizione controllata


Certo non ci si riferisce al famigerato Undici Settembre e suoi crolli ad orologeria, no. E men che mai l'altrettanto notorio WTC7 (sette numerologico patto e lo si trova a piene mani nelle Sacre Scritture, forse banale caso). No, tuttavia documenti filmati e fotografie per chi ne vuole stanno lì nel rapporto delle cosiddette Autorità: stamani niente virgolette così nella tomba di fuoco Eco si rivolterà un po' meno per lui che amava, in vita, le “virgolette”. Ecco.
Demolizione controllata va, e se era già del mitico Capa, se ne è scritto della famosa fotografia del GM che viene informato da Z' 'ntoni circa i nemici (!?) tedeschi soprattutto: dove? Ma in Sicilia santi numi nella Seconda Guerra Mondiale, quando la Mafia e forse Z' ntoni con GM faceva da commedianti nella foto, non meno famosa del Miliziano spagnolo, a vantaggio dell'opinione pubblica 'mericana, notoriamente buona verso le umane genti e quindi ben disposta a sostenere la guerra (dei Padroni un po' come votare il sessanta per cento contro i parlamentari, sempre dei Padroni, banale smemoratezza del popolo bue che poco ragiona e gli frega) contro i cattivoni nazifascisti che il giorno prima aveva, però, ammirato e sventolato bandiere a l'italico Italo Balbo nella baja di Neveiorche: siamo tutti fascisti dissero, di qua e di là l'Oceano mare. Voi, però dissero i Padroni, fate la guerra a don Peppino Stalin cattivissimo comunista, vi distruggete a vicenda e noi Yankee al suono del Settimo Cavalleria poi veniamo a salvarvi, liberandovi (da chi?) portiamo cevingum e sigarette addirus', dollari e però voi fate gli schiavi che noi ci pappiamo la costruzione ex novo del Continente distrutto da Adolfo & Benito (Vaticano Spa no?) foraggiati da Sterline & Dollari con voce di Ollio si capisce. Storia. Vero è che la scrive chi vince ma Yalta è lontana anni siderali e Brest Woods, o della spartizione del Mondo cano che ci ho sotto i piedi (copyright Catozzo-Faletti) carta consunta inutile ed inservibile più, tant'è vero che mo' c'è Russia & Cina in primis a fare tutt'altro che spalla sul teatro. Ecco teatro, parte, sceneggiata scritta per l'abbisogna da vincitori, sempre senza virgolettare che è un dramma consunte come sono logica buon gusto e infine ma non ultime grammatica e sintassi! I punti esclamativi servono come la serva di Totò nel movie…
E se del Capa, ritorniamo a bomba, reporter un po' dandy, esilarante la sua pseudo cronaca Slight out focus il feuilleton indigeribile by Editrice Contrasto, circa il Miliziano più o meni morto o della Propaganda, non meno stavolta si parla di Dorothea Lange e sua “madre coraggio” (dicono new Monna Lisa!) nell'America depressa, prima di deprime gli altri per il terraqueo. E dite in tutto sto popò che non è “demolizione controllata” di un mito, che guarda caso esce o prende piede proprio proprio durante la campagna del secondo mandato del cotonato biondo Trump, cui contraltare un demente (quanto finto vero è vexata quaestio) Biden e che messi insieme scegliere non saprei? E non siamo amerikani. Qui invece dove il ni suona (senza scomodare Ennio Flaiano) va in scena un bibitaro del San Paolo in Napoli ed un Presidente Nonelettodanessuno ma devotissimo alla Compagnia di Gesù, notori Gesuiti, neri fuori e pure di dentro Bergoglio compreso nel prezzo. Su Speranza e Lamorgese da questi natii luoghi ove si scrive, si stende pietoso velo sul primo, Ministro della Salute ultima a morire come il suo patronimico per l'appunto; Lamorgese che qualcuno le regali per pietà un'asciugamano e saponetta per lavarsi sopra, figurarsi sotto, e anche un po' di fard o quelle terre che si spalmano sul viso certe donne dette costumate. E si perché tutto deve cambiare perché nulla muti, qui e lì dall'Oceano Atlantico con controllata demolizione a salve si capisce!

Demolizione controllata un'altro mito cade o vien fatto cadere

Migrant Mother: Dorothea Lange and the Truth of Photography
https://lareviewofbooks.org/article/migrant-mother-dorothea-lange-truth-photography/

La foto del Miliziano, non è di Capa?
https://st.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-03-28/la-foto-miliziano-non-e-capa-182133.shtml?uuid=ABqpcAHD&refresh_ce=1


Migrant mother
La foto-icona scattata dalla fotografa statunitense Dorothea Lange
http://www.designplayground.it/2013/05/migrant-mother-dorothea-lange/

This Month in Photography: September 2020
https://petapixel.com/2020/09/27/this-month-in-photography-september-2020/


Ps. Pigrone vuoi la pappa, sii: fattela. Non mi va più di rimando. Sotto ogni pagina Diary c'è una casella per il search, bene: usate i ditini per scrivere ciò che intendete cercare per integrare o raffronto quanto sopra se vi va altrimenti so' c...aratteri vostra


Stampa e Regime in uno scatto magistrale: camera retrostante che inquadra il fotografo di corte della Casa Bianca, sguardo che contempla sul fondo (sottostante acquario simbolico) la stele, Obelisco trinitario: qui a “simbolo” potenza militare nella City of London e dintorni della finanza, il terzo in Piazza San Pietro, dirimpetto il Cupolone pietrino, il Potere Religioso: romana chiesa che è tutt'altro, infatti, da ecclesia che non abbisogna di svettanti obelischi babilonese-egizio



Stampa & Regime

Quando mai azzeccato è. Fotografo e Regime ancora meglio. Stati Uniti e fotografo di corte, stellare. Certo gli Yankee da sto punto vista non li frega nessuno, capaci come sono di essere spugne ai danni altrui, purtroppo. E d'altronde certi “testimoni” staffetta storia: che dire? Non è questo che interessa e per chi l'Occidente-giudaico-cristiano-greco-romano pur la conosce, cosiddetta storia babilonese, terminiamo qui.
Evidente che per rassicurare il popolo bue, dicono, qualche cosa devi pur dargli oltre il “Panem et circenses” o meglio continuare per altra via, quella dell'immagine “intima” del Regime qualunque esso sia per il terraqueo, e, s'è detto, in questo gli amerikani eccellono. E non foss'altro che a qualche santo pur dovevano appigliarsi come “nazione” costruita pur sempre a tavolino dai Frammassoni (Rai Angela docet) e si parlava di Nuovo Mondo, se poi ci aggiungi pure Ordine e pandemico per chi ha orecchi, intenda! Nazione che aveva bisogno di creare la sua mit(r)ologia con i cartonist ebrei in formato: Spiderman dott. Strange Ironman Superman ovviamente (che abbaiamo letto oh se ne abbiamo fatto abbuffate). Da quest'altro lato del mare Oceano gli Zeus Marte e Venere e tutto l'Olimpo poi traslato, che combinazione come gli Yankee che parlano “inglese” sin troppo latino, in Giove più o meno pluvinio (di sti cambi di stagione, come sarà contento il virus pandemico e più ancora i fabbricatori di fialette antivirali a gogo!) e gli altri due, per l'appunto, già tradotti per noi “latini” anche se di misto sangue Sannita-Lucano e proprio Pantheon. E in questi le arti di Calliope e affine? Non poteva mancare la Nuova Arte, all'epoca, della Fotografia. E anche qui, quando fanno a meno, gli Yankee, di essere emuli legionari sterminatori di popoli celti e non, tanto di cappello. Si vede (fotografia tout court) letterale per luce colore scelta ottica angolazione, un gusto, quando fanno i bravi e non di manzoniana memoria, condivisibile. Così nei documentari cosiddetti, la cura maniacale per la luce è roba loro: chapeau!
Veramente Stampa & Regime come il resto della cultura occidentale nasce già in Europa, tra Francia-Germania-Inghilterra, pure qui si vede il manico certamente diverso da noi italici (italioti?) che pure ci facciamo rispettare, ci mancherebbe: vero “venerabile” Gianni Berengo Gardin? Che cade a fagiolo o cacio sui maccheroni, sebbene oggi Venerdì, pesce. Mah. Berengo che proprio proprio non è di Regime, però l'averlo richiamato ci da destro e sinistra per ritornare a “bomba” dagli Yankee (go home riflesso sessantottino mai sopito, anzi, di sti tempi infami) e finire Stampa & Regime. Fotografo di corte si è detto che, tuttavia, una certa maestria accompagnata da malizia a piene mani è degna di essere riporta in “luce”. Perché virgolette? Come sarebbe a dire “virgolette”! Luce fotografia che sembra ossimoro, ecco, anche se manca delle “tenebre” per chi ha occhio: cicci belli questi nostri, qualunque latitudine, nelle Tenebre stanno mai come ora e mai come in questi pandemici momenti, per chi capisce. Altro che camera “oscura” e album di famiglia, ridens! E non ha ragione il Piccolo Principe nel ricordare che ai “grandi” bisogna sempre raccontare tutto: uffa!

The Way I See it
https://www.youtube.com/watch?time_continue=150&v=7L4ktHbelhc&feature=emb_logo



Ps. Potenza immaginifica che, senza scomodare McLuhan, scatola si fa contenuto in un terraqueo giunto allo spasmo finale, spiace per i babilonesi del debito e non sarà comunque una passeggiata tranquilla, e più come ieri



E tornammo a riveder le stelle

Stelle notorio stanno in alto e brillano come quelle di Negroni che vuol dire qualità, così nei Caroselli poi tutti a letto che le nove bastavano al letto e sin quasi il giorno dopo, ben oltre canonici e tripartitiche ore di sonno. Tripartizione o, comunque, ore del giorno e suoi simboli. Ecco ci siamo, da vegli sebbene tutt'intorno il sonno la fa da padrone. Immagini o schermografie, apparati, tendaggi limite oltre il quale o da non valicarsi affatto, senza scomodare il “cavernicolo” Platone che ne ha dato immaginifica rappresentazione.
Invenzione fotografica che non è il delirio positivista del buon Aragò che la sponsorizza, appunto, da positivista ante litteram nel 1839 nascita della “signora” Fotografia. Furbata per nascondere la vera portata o fuga da sé (indotta?) costruzione immaginifica che si riflette un secolo (immagini in movimento) dopo in quel magistrale Metropolis: schermografie, no? E quale miglior apparato-corpo se non il femmineo, comunque lo si declini. Forse per la natura stessa, ecco, aperta ad ogni ventura. Modernità sicuramente che trova abbozzo in quei manifesti d'epoca, e fermiamoci qui che di altro parliamo, Schermi certo non radiografici.
Donne-danno-denaro-dannazione-diabolico e a furia di consonante si può continuare. Farneticazioni anti-femministe? Ah certo a sto' punto ma evidente che tra tifoserie e anti la cosa come sempre finirebbe a tarallucci e vino: satanificazione dello status quo. E la cosa ci procura orticaria solo a scriverla mentre, reale, siamo costretti a grattarci: cosa? Quello che vi pare.
Immagini, dunque, dove lo schermo è sin troppo eloquente nel suo annichilimento, posa adescante ancor prima incartapecorita (conseguenza due metri al disotto del calpestio così i cimiteri, una volta non a caso chiamati camposanto, anche la morte ha un che di sacro più che sacrilego per la giostra degli acquisti) plasticosa ed artificiale. Triste solitario e terminale, manco Eros tira più, ecco


Minimal
https://fashionfav.com/magazine-editorials/love-stories-vogue-poland-august-2020/


Ps. Ideologicamente il dagherrotipo non è per niente fotografia e nel senso letterale, che a rigor di logica, non altrimenti, appartiene a W. H. Fox Talbot se vogliamo stare a tifoserie

Pss. Da altra parte della barricata, il fotografo o forse mezzano di certo voyeur. E non si parla di donne che fotografano donne: troppo stupida la cosa



Storia d’amori e d’anarchia

Va tu mo’ a sapé se non era meglio ricordarlo prima: cosa Manunzio mattutino già alle tastiere fra Win & Mac? Di tre fotografi in mostra che il dottor Covid, ecco, farà mai vedere alla ‘ggente preoccupata a telecomando di quei contatti sociali specchiati, invece, nelle immagini di D’Amico Uliano e Battaglia: due uomini e una siciliana. E di questa a dir vero manco sapevo sino a non molto tempo fa, fotografa (anche) de l’Ora di Palermo. Tano D’Amico lo si trovava quasi quotidianamente sul Manifesto di Pintor Rosanna Rossanda ma pure Luciana Castellina e Valentino Parlato, mica sti utili idioti attuali e ci teniamo alla larga da decenni. Uliano Lucas se ne scritto già. Battaglia che di nome fa Letizia è oramai una “nonna” di ottantacinque anni e sin troppo grossa vista in un documentario dedicatole. Ma della siciliana a pensarci c’è un foto in particolare che è ritornata in mente e che, per altre drammatiche vie, ho visto da ragazzo: non ci ho dormito al ricordo. Le due immagini distanti tempo e spazio, condividono un lenzuolo sotto cui giace un corpo scia di sangue, che al solo ricordo forma nodo in gola. E qui da Battaglia in Trinacria alle nostre latitudini: sera d’estate viale e due ali di folla, che ancora ricordo per silenzio sospeso, un Lupetto (camionabile) e per terra lenzuolo bicicletta e macchia di sangue (pare che il camion in retromarcia non s’accorgesse del dramma). E ogni volta che in passato mi trovavo li, Parco cittadino con transito “macchine”, passavo dall’altra parte per non calpestare quel corpo di ragazzo, oggi avrebbe la mia stessa età. Il volto è impossibile a definirsi per i troppi anni e portavo i pantaloni corti. Forse come di quei passeriformi affacciato ad un balcone e sottostante non ricordo cosa dicevamo, e poche ore dopo il lenzuolo. Sit tibi terra levis

"Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che l’abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas, fotografo e insieme storico e teorico della fotografia; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male"

https://www.sistemamuseo.it/ita/3/mostre/868/fermo-marche-la-strada-la-lotta-lamore/#.X03wHtwzaM9


Ps. A volte il tarlo torna utile, infatti, non già di Battaglia l’omicidio (immagine sovrastante) bensì lo scatto è di Franco Zecchin, dal libro “Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005” edito da l’allora Fondazione Italiana per la Fotografia in quel di Torino

Sogno di una notte di mezza estate

Vabbene bisogna pur trovare un titolo “nobile”. Sono le tre di notte e fa caldo e chissà come farà a “vivere” il Coronavirus, forse si è spostato all'estremo Nord più favorevole e forse meno chiacchierato dell'Antartico cui è impossibile, tuttavia, andare oltre certe terrestri colonne poco erculee ma molto extra: sembra il titolo di un film alla Bud Spencer. Insomma è caldo e ci alziamo paparienno: onomatopea voce napoletana che, sulla falsariga delle palmate piante di papera, ecco, intende più all'ozio godereccio o movimento per cose da fare però rimandate per motivi anche futili: alle tre di notte? E vabbé semp' papariann' è, uhh che ualler' ca sit' e senza sottilizzare che, appunto, fa caldo!
Dunque sopra la scrivania dove ci sta uno dei tre Mac casalinghi (due sono del grafico figlio Sky) la libreria (una delle tre domestica) con il mastodontico librone di, buonanima e Iddio l'abbia in gloria, Ando Gilardi ”Storia della Fotografia” per i tipi, uso dire, della Bruno Mondadori. Perché questi e non un altro levato dal piano sovrastante il computer? Boh e fa sempre caldo. Siamo lucidi e concentrati e maldisposti con Morfeo.
Posato il libro sul tavolo, siamo giunti alla fine del fatto, andiamo dritto dritto a Riis: chi era costui? Un europeo catapultato nella New York Fin de Siècle Belle Époque. Bella per gli aristocratici satanisti, sempre loro ma pure l'argento, che calembour a parte è attinente, accidenti, i fatti in narrato. Si perché questo Riis è stato il facitore della “bibbia” dei fotografi impegnati e noi irriducibili sessantottini (soldati nella Jungla dispersi ma vigili e non del tutto arteriosclerotici) ci addrizzano ancora certe antenne: vabbene pure anatomiche e ci siamo intesi il dove.
Finale anche perché Morfeo non fesso colpisce a suonn': drammatiche immagini, Riis, che al tempo coronarico corrente sono anticipatrici di questi giorni; maledettamente babilonese formato, certo, catodico tra ventilatori (morti causa pressione dell'ossigeno sui polmoni, altro che virus) ciarlatani africani via OMS, ridens della satanica coppia Bill & Melida a circo Barnum, questi sì, veri untori e di Stampa & Regime: ci vuole un po' di acqua zucchero e limone per mandare giù ste immagini virali tout court e obbedire ob torto collo al dio del Sonno.
Dite? No a voialtri il caldo ha già fatto danni irreparabili su quei pochi tristi e solitari neuroni: vi han promesso il vaccino? E pigliatevill' non tardate a prenderlo, qui senza calembour, per chi intende, altrimenti buonanotte, ecco!

“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” Matteo 25. 40


Jacob A. Riis on How the Other Half Lives & Dies in NY
https://www.youtube.com/embed/K3NwFB9zuF8


Ps. Enzo Biagi a parte che su le ore notturne ci aveva visto giusto, quelle della notte dopo la mezza sono di una cadenza modulate dallo scorrere particolare: certo dalle tre e sino alle cinque mattutine bisogna prestare particolare attenzione...ore che un tempo pagano piazzava in piena luce e non necessarie demoniache come quelle e denominate controra




Dreams


Non ha caso la battaglia degli Iconoclasti doveva finire come è finita. E non è un caso che attraverso le parietali chiese conventi e chiostri, ma pure edicole campestre, l’Immagine in sorta di Catechismo (prima ancora della odierna Oms of Bill & Melida Gates, Fauci Burioni Speranza pandemici via etere teletrasmesso) ha il suo focus nella Persuasione, non meno di Comunicare fra Logge massoniche: scopriamo l’acqua calda. E a sigillo infernale nel Ottocento trascorso, diciamo un francese non meno massone dei precedenti “fratelli” gira che ti rigira ti inventa la Fotografia, al corrente raddoppia la consonante T ché tutto si tiene. Tant’è vero che da circa due secoli l’Immaginazione ottica ha sostituito in maniera drammatica la “realtà” per coloro i quali si trastullano di minchiapixel (siculo minchia + pi X el esoterico) non che prima, per l’appunto, i modellatori con pennello & scalpello tout court pazziassero (giocare).

La scoperta della fotografia, che alcuni ritengono un fatto esteriore, meccanico, ha mutato profondamente il costume degli uomini, più di qualunque altra invenzione. La fotografia è un’altra cosa. Una piccola macchina, che si può mettere in tasca come un libro, che serve ai colti e gli incolti gli abili e inesperti, ha avuto più reale magistero sulle anime e le ha mutate**.

Siché dopo la grande prova a livello Globale, teletrasmessa Urbi et Orbi
del famigerato sbarco lunare, battistrada in replica l’Undici maledetto Settembre 2001, in Grafica 3D spacciata per “vero” non meno l’odierno Corona in Mondovisione notturna con i camion, novelli Monatti, del Regio Esercito italiano (tanto la Monarchia che il Fascismo sono mai cauti, bensì rifatti il cerone dopo il 25 Luglio ‘43 e successivo Referendum Repubblica italiana 1946 manipolata dalla CIA). Immersi nel liquame immaginario, lo stesso che Giorgio Soros & Co pagante per la presunta rivolta dei Neri americani, quant’è la caccia al bianco per una società dei soliti quattro gatti medievali e servi della gleba neri: chi presta più occhio? Nessuno incollati agli smartphone o catodico che fa ancora sfraceli tra i consumatori di Discount.
E non a caso, terminiamo, che nell’Immaginario dei Soros & Co basi su l'edonismo sfrenato, considerata, dicono, che l’umana genia è frutto del Caso & Necessità. E che il Pianeta stuprato già per benin da questa masnada satanica , un inutile granello di merda che gira vorticoso in un Universo che s'espande verso l'Infinito.
E l’immagine sovrastante dei due orecchioni? Funzionale ché due ricchionazzi s’inculano ma non producono figli, quindi non aumenta la popolazione mondiale.
Certo metti poi che la figlia di un Cheney (undici settembre and more) dichiarata Lesbo, entrata in qualche sburreria a pagamento, oops banca dello sperma, si fa ingravidare, la lesbica, come una donna: Potenza del denaro che tutto trasmuta, una volta dal Nigredo al Rubedo, della Magnum Opus, oggidì merda

** pg. 31 Guido Piovene Il valore dell’attimo, Gli scrittori e la fotografia. Editori Riuniti 1988


NB. Segnaliamo i link cui mettiamo in pagina, d’ora in avanti, e se riescono ad aprirsi bene altrimenti chiedetene conto alla Censura del Comitato Antifake & Associati o della della Presidenza Consiglio italiano, “nuova” Era Coronavirus. Per chi non ci arriva basta un copia ed incolla del link su qualsiasi motore di ricerca, ed incrociare le dita per enne volte come già sperimentato

LGBTQ+ Stock Photos Need an Update: Here’s What to Submit

https://www.shutterstock.com/blog/updated-lgbtq-stock-photos?customer_ID=174876768&campaign_ID=shutters.22825225&launch_ID=21429205&utm_source=sstkemail&utm_medium=email&utm_campaign=!Template_for_newsletter_builder_V4_Recurring_Send_CONTRIBUTOR

La figlia lesbica di Cheney è incinta. La gioia del vicepresidente USA

https://www.arcigay.it/archivio/2006/12/la-figlia-lesbica-di-cheney-e-incinta-la-gioia-del-vicepresidente-usa/#.XvnFxm0zaM8




Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro...Olympus

Giorno più giorno meno cinquant’anni sono una vita. E quella strana scatoletta che portava un ideogramma per Pen l’aveva ricevuto l’amico dal padre, diciamo venditore di macchie, un bell’uomo ma di tre cotte. Un regalo come tanti e gli fregava de meno, e me la prestò. E su le prime la cosa strana che invece di fare foto orizzontali, bisognava girare la camera e ottenere settantadue fotogrammi: infatti era la mezzo formato di Olympus appesa anche così al collo di Eugene Smith.
Agli inizi dei Settanta la Olympus scompaginò le carte con una miniaturizzazione ed un mirino eccellente per l’epoca per non parlare delle ottiche Zuiko, pari a pari con Zeiss di riferimento, il resto è Storia, quanto meno della Fotografia, con Om1 2 3 Titan 4 e la Om 10 furbacchiona: automatica di fabbrica ma con jack sormontato da ruota dei tempi pure manuale.
Poi l’oblio sino alle Camedia usate nel silenzio dei soliti ammanigliati Nikon (Coolpix) e non da Alex Majoli della Magnum Agency, e di lì a poco il “laboratorio” a nome E10 subito dopo l’upgrade E20, altro che Coolpix: un fotografo fiorentino incontrato non ricordo dove ma in Puglia, c’era Berengo Gardin a tenere un workshop, raccontò di averla usata, la E20, per riprendere una sfilata di moda! E all'epoca costava intorno i quattro milioni se memoria non falla. E di lì da quel “prototipo” venne alla luce, quanto mai adeguato alla camera fotografica tout court e tanto su argento d'antan che odierno silicio fa della luce la sua materia o anima; la E1 questa volta in formato 4/3 (l’E10-20 sono su base 2/3 Ccd Kodak ed ottiche non intercambiabili) che inaugurò suo malgrado uno sfortunato sistema passato per E3 altra ammiraglia, che aveva perso il fascino della “sagoma” strana del precedente modello, ma tozza e tracagnotta, sino al canto del cigno E5, tardivo ed inutile upgrade. Mentre parallelo scorrevano le piccolette E 400, 500, ecc. ottime camera di fascia popolare diciamo così: stesso attacco ottiche ed accessori, in controcanto invece del prisma reflex uno “specchio” brutto e fetente. E ciò non di meno portavano in dote il famigerato Live view inaugurato con la E 300: pietra miliare per chi intende e pratica la fotografia.
Siché alla legge del “signor” Mercato uso dire non si sfugge, anche se un unico hamburger dell'altrettanto Produttore amerikano, unico Motore di ricerca...e non ripetiamo la trafila di “unicità” il menzionato “signore” deve semplificare secondo tabellare babilonese per gli eterodiretti omologati che si fregiano, beati loro, del titolo uman(oidi). E d’altronde chi si contenta gode: chi cosa quando è perché appartiene ai posteri. Il Re è morto? Viv’ lu Re!


Immagine sovrastante
Da sinistra a destra in alto, Camedia C 5050 de facto una piccola Leica con il stratosferico equivalente in scala 35/1.8 camera usata per anni dal reporter Majoli della Agenzia Magnum, quanto dire circa affidabilità e restituzione della scena data sebbene a fronte di un sensore poco più grande di un unghia; C 8080 che viene in linea, anche grazie alla forma decentrata del grip stile E 10, qui a fianco la E 20 , quarta da sinistra. La Camedia C 5060 Wz, terza da sinistra, cui personale archivio digitale di centinaia di miglia formato Jpg è debitrice; Camedia che possono registrare in Tiff e Raw e grazie all’ottimo motore di rendering Jpg. Lo stesso che equipaggia la E1, quinta da sinistra in alto, e che senza altre elaborazioni può ancora oggi andare in stampa offset anch’essa in via di estinzione. Caratteristica unica del panorama fotografico la E 1, oltre la porta Usb, quella Scsi all’epoca super veloce, anch’essa passata a miglior gloria a vantaggio delle odierne Usb 3.0. Il cuore della E 1 fu una joint-venture Olympus Kodak che forniva un buon Ccd ancora oggi sbalorditivo su sensore “piccolo” 4/3 di solo cinque mlioni di pixel.
Flash di sistema e sotostante la seconda unità lampo la “piccola” E 510 che porta in dono l’ottimo Live view, scomodo da usare ma pur sempre utile per inquadrare esattamente la scena ad esempio gli still life. Su la destra sottostante E 3 seconda ammiraglia 4/3 di Olympus dalla linea tozza e ma più “centrata” della E 1. Anch’essa dotata di Live view e deciso passo avanti per l’AF.
Da sinistra in basso seminascosta E P2 e avanti essa la Pen E P5 gioiellino con Lcd ribaltabile che tanto fa comodità simile, e molto meglio del piccolo Lcd della richiamata Camedia C 5060 Wz. Reattiva veloce anche con adattatore: infatti la serie Pen non più con baionetta 4/3 nella versione Micro4/3, accetta e di buon grado le ottiche della E 1-E 3, soprattutto quelle dotate di motore ad ultrasuoni. La Contax in scena tutt’altro che peregrina con adattatore consente sui corpi 4/3 così pure M 4/3 di utilizzare ottiche Zeiss. Cavi e quant’altro sono “incroci” ben riusciti fra mondo analogico e digitale, sia M 4/3 che precedente baionetta nella logica che “niente si butta e tutto si ricicla”


Modelli camera Olympus digital
https://www.wrotniak.net/photo/news-20.html



Una tantum

Tempi cupi quanto vero o messo in scena da Stampa& Regime è a volte difficile da seguire, sul quel terreno labile che è la “terra di nessuno”. Ma stiamo al gioco come sembra. E in tempi correnti più di sovente si trova chi per un verso e per un altro trova ad alleggerire l'aria: fateci caso che quando tutto è perduto (per gli altri) viene fuori lo spirito “guerriero” dell’italiano; che strano popolo. Sia come sia e per farla breve nel surfare di qua e di là l'editrice Progresso Fotografico mette a “gratis” dei fascicoli, dove per anni ci siamo fatti le ossa almeno a leggere: ne abbiamo regalato vagonate di numeri alla locale Biblioteca Nazionale! E intelligenti pauca verba in link del numero dedicato alla “notte”, che sembra fatto apposta, poi ognuno si attrezzi come meglio crede.

Progresso Fotografico Serie Oro 60




Ah ecco volevamo dire

Un’altra “scatola” di foto mentre qualche giorno addietro la Maier (scatola di ogni ben di Iddio fotografico comprata ad un’asta da un ragazzo che stava lì tanto per…) e ancor prima la valigia (con rotoli 135 non tagliati in canonici 6 fotogrammi!) di Bob Capa, mo’ è il momento di Weegee il primo su larga scala e sua Speedgraphic 10x12 a darci morti in prima pagina: eh ‘o Sistemm’ nun è fess’ e sa come prendere all’amo i teleguidati. Infatti al momento topico: zacchete, il pacco per morbosi necrofili qui nel caso di specie. E si sa come la Morte attizza e terrorizza: potentissima droga a buon mercato per Big Brothers.
Vabbene anche storici e antropodeché (prezzolati) si sono fiondati sopra l’affare. Avanti con i buoi…

Lost Weegee crime photos revealed!


Man fotografo son dal 1969




Analogica Era vs. Digitale: ancora?

Non c'è storia che tenga e lo sappiamo. Digitale che consente, quante volte già scritto, di collegare (adesso solo come metafora) in tempo reale (!?) mente-occhio-braccio operativo. Impareggiabile. Tuttavia il “fascino” dell'analogico, visto la moda retro imperante e che s'adda fa p' l'industria del consumismo, è particolare e “anti storico”.
Dunque tolto di mezzo inutile contrapposizione, è altrettanto indubbio che la manualità artigianale dell'analogico fotografico, inteso naturalmente bianconero, ha una sua precipua malia e fermiamoci qui. E tra il revival non poteva mancare il formato che adesso va per la maggiore: seipersei o formato 120 codice Kodak per Hasselblad et simila.
E chiariamo subito che lo scatolotto Hassel, concetto mutuato dalla Rollei altrettanto scatola ma “verticale” non ci ha mai preso più di tanto. E come altre volte scritto abbiamo usato il Panzer Rollei SL66: doppio peso della Hassel ma pari dettaglio marchiato ottiche Zeiss, il top. Ciò detto mentre la Hassel aveva ottiche con otturatore centrale, Rollei l'esatto contrario tranne qualche ibridazione molto malriuscita con otturatore incorporato, forse per i matrimonialisti che però usavano, a ragione, la Hassel ad otturatore centrale irrinunciabile per “alleggerire” le ombre in esterno con il flash.
Otturatore su piano focale in classica “stoffa” la Rollei, sempre di SL66 by Germany, che se guardo lo scatolotto elettronico odierno che ha il fratello con il pallino della fotografia (usa Canon digital) d'antan....siamo su altro pianeta.
Sia come sia l'essenziale è divertirsi, ancora, a prendere foto e con esse riuscire a trasmettere un qualcosa condivisibile anche per altri, esclusi teleguidati e/o minchiapoixellisti onanisti a tutto spiano per la gioia di CaNikon ma pure SonyFujifilm...per chi intende!

Analogico...trapassato

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Se ne occupa già l'articolista nel mettere i paletti all'operazione "nostalgia" e già con il costo fuori umana comprensione: con pari spesa e non solo dorso digitale acquistate le miglior full frame accessoriste di ogni cosa utile, o nel caso di pruriti estetizzanti, ecco, una "mezzoformato" digitale Fuji o Pentax

search
pages
Link
https://www.manunzio.it/diary-d

Share link on
CLOSE
loading