Su la copertina della collana “I Grandi fotografi” quella dedicata a Fulvio Roiter ha un che di sinistro: Venezia imbiancata di neve durante il Carnevale con due maschere truci: nere di strani uccelli, una lei e corrispettivo lui e che pure trovate nel video.
Sia come sia un fotografo passato a miglior gloria uso dire ma che è da vedere ed ascoltare, soprattutto, le sue schioppettate verbali più spesso in godibilissimo venexian. E rispetto le quali molte se non tutte da sottoscrivere

Man

Fulvio Roiter

Discorso sul metodo della Fotografia, Roiter




"Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali... Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone... S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di farsi libera e padrona di se stessa" Pier Paolo Pasolini

Man

Contro la fotografia

Mondi & Uomini



La prima “vera fotografia” scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 su lastra ricoperta di bitume di Giudea, sostanza che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda dopo che la lastra è stato esposto alla luce

“La storia della civiltà europea è per buona parte storia di un ambiente costruito, anzi si potrebbe dire tout court storia di città5 (considerando la campagna come luogo di approvvigionamento alimentare e meta del loisir e di villeggiatura per gli abitanti delle stesse), tanto da potersi dire che la coscienza del paesaggio per l’uomo occidentale non può essere disgiunta dalla questione del rapporto fra il “cittadino” e la “natura”: «il moderno concetto di paesaggio è sostanzialmente generato dalla cultura urbana, e al progressivo dominio economico della città sulla campagna si accompagna il fenomeno di appropriazione visiva di quella nei riguardi di questa» (Valtorta 2013: 9).
Va peraltro ricordato che le varie culture dei popoli europei sembrano aver avuto un certo peso nella produzione di differenze talvolta significative anche in questo ambito, come appare evidente, ad esempio, osservando e raffrontando gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti della natura e dell’ambiente, ma anche il diverso modo di considerare il rapporto fra aree urbane e spazi aperti e in definitiva di rapportarsi con il proprio paesaggio e di rappresentarlo, osservabili nelle zone abitate da popolazioni germanofone e anglofone da una parte e da popolazioni di origine latina dall’altra…”

Man

Paesaggi

Sì, viaggiare



Viaggi che una volta potevano essere “allucinogeni”. Oggi che il politically (in)correct imperversa devesi dire Immagine: se non è zuppa pan bagnato è.
E chi meglio della fottografia (refuso non è, anzi) inventata apposta quale sviamento di massa ma pur sempre “oggettività ottica” certificata (da chi please?) sostituisce a gratis l’allucinogeno, generatore di caleidoscopiche visioni indotte dalla mente (sempre dal verbo mentire) del Nuovo (dis)Ordine Mondiale, il buon Satanass di sempre e che c…arboni ardenti pensate, via. Appunto.
Siché parafrasando ma non troppo Lavoisere…tutto si re-inventa, meglio piegando le leggi ottiche e chimiche (una volta) oggi su strato di Silicio, nell’invenzione satura di zolfo della cosiddetta “realtà” fottografica (oggidì in streaming). E che un giorno o l’altro qualche mente raffinatissima vorrà darne prova inconfutabile ed intangibile: campa cavallo…

Man

Viaggio nella storia della fotografia



Ps. Una volta c’era il Viaggio avventuroso (!?) della Fotografia di Wladimiro Settimimelli per i tipi di Cesco Ciapanna Editore, eclettico soggettone che dalle pagine di Fotografare (rivista che all’epoca costava 350 lire) e precisamente le ultime pagine, con sciarade anagrammi salti da cavallo e pony, tuttavia mostrava al popolo fotografico e non come dietro “segni&simboli” si nasconda il cosiddetto “mondo” cane. E che oggi giorno va sotto l’etichetta (!?) di complottisti, vale a dire coloro i quali non raccontano le puttanate a man salva di Stampa&Regime alla Corrierone dei piccini in Via Solferino milanese, la Stampa sionista di Torino, la Repubblica de noantri…dell’incartapecorito Sua Santità Eugenio Scalfari I° che dialogo con El Papa a giorni alterni. E la Sette(te) cucù della Bildeberg Lillina Gruber siliconata all’impossibile, l’immarcescibile Bottero da Neve Iorche per Rainews24, a salve. Non Meno di Sky24, dove lo studio delle “notizie” ha telecamere in controllo remoto, mentre conduttore in carene ed ossa (!?) non meno che comandato da “regia” pure in remoto…

Cesco Ciapanna

E non si dica manchiamo rispetto per i “debuger” prezzolati by Cia-Pentagono-Mossad

So ragazzi (smartphone accesso mane e sera)




Qui è giustamente un abisso, diciamo di generazione? Una frattura insanabile, certo generazionale senza dubbio per chi viene da altra dimensione Spazio-tempo: definirsi vecchi alquanto fuorviante a gli occhi dei “giovani” fotografi o sedicente tale.
Sia come sia la disputa fra “Bianconero vs Colore” è un match senza senso. Vale a dire parliamo di due Mondi inconciliabili, tant’è che il buon Wim Wenders ha lasciato ad epigrafe:” Il Mondo è sì a colori benché la realtà bianconero”. Fuor di metafora paisà. Il Bianconero è una condizione-categoria dello Spirito. Un modo di vedere, ragionare, vivere la cosiddetta “realtà” by United Color of…che ci circonda. Una titanica battaglia che però la giostra degli acquisti e per teledipendenti ino + cul + a nel tentativo di eradicare estirpare ciò che è stato il giorno prima, ché si vive (come animali?) un Eterno presente senza scomodare l’auto agiografia tipo Giovanni Gastel! E sebbene tutta la Storia della Fotografia poi si bianconero, e chi l’ha fatta poteva benissimamente usare i fotocolor (una volta così chiamati nelle redazioni al posto di diacolor) il mitico Kodachrome/Leica a sviluppo cromogeno (ossia venivano "aggiunti" i colori nel processo chimico essendo il film bianco e nero pure questi) è degli anni Trenta del secolo trascorso…Al netto della fecola di patate tricromica delle belle immagini a “grande schermo” del Novecento passato a miglior gloria.
Categoria dello Spirito. Linguaggio eccelso. Manualità pura, artigianato non addomesticabile come il Supermarket colorato della Grande Puttana di Babilonia: i framassoncelli capiscono, oh se capisco queste riga! Essenza, sintesi del messaggio: chi lo dà il colore? Ma va a dà i ciapp’ paisà…

Man


Ps1 Così come il 1839 data “fatale” dell’invenzione fottografica (tutt’altro che errore) determina un prima e dopo l’Umanità tutta, altrettanto l’introduzione del colore (sino a quel momento appannaggio della Pittura eccetto lavori al tratto alla Durer per capirsi) che guarda caso si “insedia” negli anni Sessanta o del nostro Boo(mete) italiota. Il “progresso” o le sorti magnifiche e progressive del Kapitale (k as killer) e le reclame televisive: lavoro, elettrodomestici, belle case, bella vita Fellini docet e che doveva essere “eternato” proprio con pellicole a colori e filmati 8 millimetri…familiari. Costume che cancellava con un tratto di “colore” duemila anni di “bianconero”. E gli effetti quotidiani ne danno (inteso danneggiamento) conto: Montepaschi docet…e ce lo chiede pure l’Europa!

Ps2 Sarà un caso se galleristi/mercanti d’arte dinanzi ad un argenteo bianconero baritato non si fan scrupolo d’acquisto in un’epoca di Digigraphie by Epson?

Ps3 La normale ancora odierna tipografia usa quattro lastre CMYK bianconero cui si aggiunge, qui sì letteralmente, i colori durante la stampa offset

Why Photography’s B&W vs Color Debate Is No Debate At All

Kodachrome

Autochrome le meraviglie dell'autocromia la fotografia alla fecola di patate

Leica M-Monochrom

Un certo senõr Salgado




Abstract
the photographer Salgado in a perfect B&W and a book named Genesis seems to launch a subliminal message trough photography


Siamo abituati da tempo al corposo, letterale, bianconero dell’economista convertitosi, forse come Saul su la via di Damasco e che non era fotografo ma furbacchione è potente uomo che esportò, alla lettera, il cristianesimo nascente per farne quello che è sotto gli occhi di tutti: Amerika (k as killer) way of Life.
Salgado della maestosa composizione musicale mediate dalla notazione del bianconero come non se ne vede più in circolazione causa smartphone e giovanotti presi al “Tip&Tap” quotidiano.
Una rappresentazione che ci lascia quanto mai perplessi, l’uso della fotografia del Salgado ha un che di troppo patinato per essere vera, o comunque verosimile. Ciò non di meno si può far finta di nulla, ma sta lì e diamoci uno sguardo che poi ognuno, come sempre, ci provi a ragionare con la sua testa.

“L'uomo che con le sue fotografie ci ha raccontato mille storie di questo pianeta – è il messaggio conclusivo del film - adesso ce ne racconta una stupenda, un sogno: la distruzione della natura può essere fermata. Più di mille sorgenti d'acqua scorrono nuovamente nei campi di Instituto Terra. Due milioni e mezzo di alberi sono stati già piantati. Gli animali sono tornati, perfino i giaguari. Questa terra non è più proprietà privata dei Salgado, adesso è un parco nazionale che appartiene a tutti. È diventato un esempio di come le terre maltrattate del mondo possano tornare a essere foreste”.
Il documentario ha vinto il premio “Un Certain Regard - Menzione speciale” al 67mo Festival di Cannes del 2014.


Il sale della Terra

Man


Ps1 Quando il Salgado nella sua Opera, maiuscola per chi intende, Genesis ritrae l’Antartico e suoi ghiacci pare usi ben più d’un semplice messaggio subliminale, ed è quando ci mostra un iceberg alla “deriva” ma con un arcata degna dei migliori "castelli medievali" che a tutto fa pensare, tranne la banalità del vento che “modella”, a delle torri e murature: troppo perfette per affidarlo a lavorio ventoso di “madre” Natura ma più ancora a mani sapienziali

Ps2 L'Incipit sembra cadenzato paro paro dalla voce di Riccardo Cucciolla doppiatore e del film Il nome della Rosa, a volte le coincidenze. Forse

Ps3 Il nome dell'ultima fatica "Genesis" si rifà non a caso al primo libro delle Scritture, fondante tutto l'Occidente, ossia la Creazione del Mondo incontaminato dell'Origine. Messaggio in codice per coloro i quali voglio, mani militari, un ritorno ad esso ma sotto il giogo di una Elité squamata multidimensionale che la diede in "fitto" alle scimmie ibridate da cui l'umano Sapiens etc. E per farvi ritorno cosa di meglio che togliere (Malthus docet) il novanta per cento di umanità, il resto poi ridotto a schiavitù servile (Metropolis Fritz Lang docet) ne godrebbe, appunto, la minoranza di "eletti" di Sion e spiccioli

Fiat lux



Photo © Michele Annunziata

Scrivere con la luce sembra una banalità al tempo di smartphone et simila. Eppure è proprio così: scrivere la propria visione su l’attuale silicio o per nostalgici l’argenteo film che sarebbe la stessa cosa ma facciamo finta di sì.
Luce quale materia da “plasmare” se si è all’interno di uno studio o equivalente. Viceversa da “interpretare” in daylight o pesta luce, ché al tutto pensa il Direttore della Fotografia, celeste e un po’ gelosetto dei suoi sortilegi solari.
Sia come sia la conoscenza del mezzo (luce) è molto più importante di qualsiasi trappola per topi: silicio o meno

Segni di luce

Man

Bianconero di una vita




Abstract
I remember here a first treatement, the develope a black & white film assay since 60’s. Black & white on camera like André Kertesz quote: “The camera is my tool. Through it I give a reason to everything around me”


Mail ne arrivano a centinaia e giornaliere, da ultimo la newsletter di prodotti chimici bianconero: pellicole e quant’altro. Eppure siamo in epoca digitale, ma besenisse è besenisse e la (ri)scoperta del procedimento analogico, figlio dell’Otto-Novecento, a noi fa sorridere. E sì perché da quell’Epoca, meglio dire Era, veniamo.
Ecco il punto è proprio questo che i cosiddetti “giovani moderni” non possono arrivarci, tant’è che per loro il bianconero è un giochino di un filtro desaturazione applicato alle immagini a smartphone, tuttalpiù in Pshop: ‘na mazza.
Già perché tolto il giochino, che di questo si tratta, ai ragazzini mai adulti gli vai a spiegare che il bianconero è Vita? Proprio così ché tutto ma proprio tutto aveva i colori (niente ossimoro please!) del bianconero: Costume. Si lo so ci sono quei coglioncelli che ascoltano Webcast radiofoniche se la prenderanno, ma gli imbecilli, questa la cifra, non possono arrivare a capirlo: bianconero è una Categoria dell’anima. Punto.

Natale di tanti anni fa, luminarie a festa e l’Upim (Unico Prezzo Milano o Grandi magazzini, pare invenzione di tale Gabriele D’Annunzio) illuminato a giorno. E come nei film americani, dai televisori in bianconero, signorine già tutte forma, battono. I tasti alle casse vanno avanti ed indietro, il prezzo per i clienti. Insomma sembra il regno delle Fate. E su due piani, ché al piano sottostante, seguito gradinata alla Wanda Osiris, ancora più mercanzia colorata, luci addobbi e una strana confezione grande e grossa: vaschette prodotti chimici e un torchietto, serve e capiremo dopo, a fare le stampe a contatto. La curiosità era tanta e la fantasia già galoppava, ma il prezzo era di seimilacinquecentolire anni Sessanta, e anche se a casa i soldi non mancavano la mamma (santa donna che quando incocciava non c’era santi!) fu irremovibile. E per la Befana (allora non era d’uso far regali come gli yankee a Natale) ossia il giorno dell’Epifania, quando secondo tradizione i Re Magi portarono i regali al Salvatore (oro-incenso-mirra) in memoria di questo, ricevetti solite pistole alla Far West.
Ero alle Medie molti anni dopo che la mamma acquistò dal catalogo Bagnini in Roma il primo ingranditore: Durst J 35. Reliquia che si conserva cellophanata in soffitta.
Ecco da dove viene il personale amore (che parolona, ma è così!) per il bianconero, prima come Forma giocosa per divenire poi Forma mentis: attraverso di essa (fotografia tout court) do senso al “circondario” parafrasando Kertesz.

A dire il vero, in due battute, il primo sviluppo di rollfilm frutto di una Diana plasticosa, che da rudere, passato sotto l’infanzia del figlio Sky, è ancora lì sullo scaffale fianco a fianco alla Rollei con cui divide il formato 120: codice che identifica i rollfilm per i canonici 12 scatti in 6x6.
E galeotto fu l’ennesimo fumetto, che disegnava una camera oscura e l’immancabile “luci rosse” per il trattamento: tutto cambia ma mai e poi mai vedrete a schermo yotubesco ad esempio, ecco, la realtà che le “luci rosse” erano e sono per tutt’altra cosa, forse più divertente! Infatti nei lab bianconero si usa da sempre (post ortocromatica) la giallo-verde lampadina, che oltretutto permette di muoversi come fosse una stanza più in penombra che di zolfo rosso. Sì, sì anche questa trattazione della materia “oscura” …sempre Massoneria è. Vabbé.
Sta di fatto che, comprata la lampadina rossa da fornitore locale (ne parliamo la prossima) e sostituita con quella del bagno (un altro classico luogo di iniziazione…esoterica!) scartocciato il film: aaarrgh divenne all’istante una striscia di nero! E della cosa ne incolpai la mamma mentre entrava nell’altra stanza, e dalla porta a vetri del bagno…Corremmo ai ripari comprando la prima tank, al posto del primordiale sviluppo, avvenuto sempre nel locale bagno, nella zuppiera da frutta (!) centro tavola, versandovi il bagno (sviluppo)…Aaaaarghh!
E non c’era Internet che te lo insegnasse a video, come si sviluppa un rollino. E qui, uso dire, casca l’asino di nome e di fatto…i giovani detti moderni di ogni ordine e grado che scimmiottano a smartphone o Pshop il giochino del bianconero: un calembour un peto? Più di tanto non possono arrivarci, modificati nel Dna dall’inglese del Nuovo Ordine Mondiale: annesso e troppo connesso!

Man


Ps. Una sorta di Postal Market il catalogo Bagnini, dove si trovava di tutto: dalla camera oscura, vaschette ed ingranditori Durst, alle cineprese Otto e Super Otto millimetri, e stativi lampade e moviole…

Ma va?



Epson 850Z point&shoot come tante, anche se le caratteristiche paiono d’una Olympus ritargata. E sensore da due milioni di pixel, giusti e molto taglienti. Iso quattrocento il massimo per una digitale che si affaccia agli anni Duemila.
Notte in campo sportivo per session sonora con luce che spara in macchina. Tempo di otturazione manuale e diaframma f 2.0 alla focale equivalente il classico trentacinque millimetri a passo Leica. Siché le regole canoniche sconsiglierebbe qualsiasi cosa: già dalla macchinetta dilettante della domenica. E invece l’immagine è parte di un intero reportage dell’evento pubblicato a colori, piena pagina, su News cittadino e finanche su la rivista Epson Mondo (cui pure pubblicammo dell’evento annuale cittadino sempre in notturna, mentre per una rivista di imaging dello still life in luce ambiente domestica a pagina intera formato A4)

Regole e per farne cosa poi non è dato. Sì, certo quando si è all’inizio, oh gente qui si parla di linguaggio fotografico e graziadio di fotografia “digitale”. Poi ognuno si sceglie il pacchetto di regole da (non) mettere in pratica meccanicamente. E del unico "pensiero di regole": stesso saerch on Google stesso hamburg etc etc etc. Vabbene lo scriviamo tante di quelle volte. E non a caso e poi, via come manto stradale, appunto, non ci si lamenti degli zombi, esseri ibridi metà smartphone e per l'altra biologici, cosiddetti viventi e pure senzienti(quel tanto che non crei problemi alla giostra degli acquisti) pascolanti le cosiddette metropoli. Tombola!.
Regole e sia e però basta non farsi intruppare, come anzi detto, nelle maglie, calzamaglie molto ma molto avvenenti…da imprigionare più del corpo l’anima, ché questo vuole manu militari il Satanas mercato!

Photography rules are made to be broken (sometimes)

Man


Ps. I Navajo nella tessitura dei loro tappeti non chiudevano mai l’ultimo punto, per non intrappolare l’anima: sarà vero?

Presstitute




Abstract
the Presstitute, in case New York Times, that re-write a necrologic words to resuscitate Diane Arbus a woman photographer for New Order World, and for new Story of Photography to be dedicated a Big Mother or Satanas itself




Efficacissimo neologismo di un americano (Paul Craig Robertson) che leggiamo con piacere; giornalista e quant’altro che dà conto quotidiano del suo Paese, ossia United State of America, che da noi manco a pensare (e si farebbe peccato ma ci si azzecca alla Andreotti democristiana maniera). Conio sintetico di prostituzione della stampa o del maistream(ing). La cosa è partita certo non da oggi, diciamo che dal Sessantotto ha ricevuto una bella fiondata. Ma non è qui il momento.
E facciamo finta che i necrologi, il ricordo sia così atto “dovuto”. Facciamo finta che quello che si dice, e scrive, e tutt’oggi l’Élite usa a caratteri mobili come i libri d’una volta, significherà pur qualcosa e di stonato, no? No, infatti avanti e con i buoi a telecomando.
Insomma se qualcuno è andato a (ri)leggere step by step le cose ultime alla Weistein… Oh telecomandati lì fuori sostituiscono e riscrivono per voi la “storia” del maschio represso: uffa! Slogan sessantottino di Cia&Mossad “donna-dànno-dominio” dimenticata: ma da chi? Infatti, qui nel caso, se poco poco provate a sfogliare una qualsiasi Storia della Fotografia, le presenze femminili ci sono: eccome. Dalla Cameron prima, poi un zompo agli Anni Trenta del secolo breve, quella Leni…si si la “nazista” che dava del tu ad Hitler, cui controcampo nello stesso lasso temporale, metti chessò, una Dorotea Lange l’americana post crisi del 1929, una Lehman Brothers ante litteram ma non troppo, che fotografa ciò che era realmente la “terra promessa”. E così della Gerda dell’ungherese famoso, alias Bob capa. O della friulana pasionaria compagna di Weston Tina Modotti, che sul suo personaggio ci han ricamato tavole rotonde quadrate e pure a forma di “pentacolo”. E libri e mostre… E da ultima sparacchiando nel mucchio della memoria, l’italica Letizia Battaglia perché no? Ma New York Times edito dai Sionisti, chi cazzo prendete in giro?
Figuratevi che si sono (re)inventate una fotografa-tata ma si ma si la Vivian Maier che fotografa di tutto di più “ripescata” da un ragazzo appassionato di cose “vecchie”. Eppure tempo addietro, ad esempio, c’è stato un maschio (represso masturbati nel cesso, eh Emma Bonino pro Soros?) che quanto a “cose vecchie” a nome Atget: dico a ste zoccole sioniste del New York Times ma andatelo a prendere…Già dove se ogni lor buco e orfizio sfondato è di sifilide? Grande Madre zoccola(ta) di zolfo più che di Chanel 5, il gioco è scoperto!

Man

Diane Arbus Gets NY Times Obituary 46 Years After Her Death



Julia Margaret Cameron

Tina Modotti

Dorothea Lange

Leni Rfstal


Gera Taro


Letizia Battaglia



Ps. Eleonora Giorgi, vecchia sessantaquattrenne riplastificata volto e zinne cadenti, in una sua ultima intervista a telecomando ed a proposito di “violenza” su le donne (sarebbe ora “dietro” le donne tanto per cambiare la solita menata) dimentica quando sposò il Rizzoli figlio…poi straparla dei politici che l’hanno “stuprata”: ma a chi? E cinquant’anni fa sporse denuncia? Nooo e perché? Ahh che combinazione a scoppio ritardato, come la “attrice” Asia Argento. Che cosa non si fa per la carriera che così fan tutte: un pompino qua, uno là, una impalata per l’imprenditore cinematografico si sa mai. Le “donne” queste sono che pretendono di dare alle altre, che scelgono forse diversamente loro esistenze, buoni consigli alla Faber/Bocca di rosa.
Per menti a telecomando: uomini usano il potere per fottere, le donne fottono per il potere. Posizione contemplata nel Kamasutra basta saperlo e ricordarlo ai trenta-quarantenni acefali, a telecomando si capisce

Anime


Abstract
soul entity like Sudek, a photographer go trough time and space and yet leave an aura for others, certain human people, that manage to capture the beauty of everyday "banality". Poetry? Perhaps but daily life makes of the "prose poetry" and reach the end of rope



Non c’è altro per certe presenze umane, Sudek fotografo della Repubblica Ceca, che attraversano il tempo e lo spazio e pur lasciano una scia per altre che ne riescono a captare nelle sue fotografie il bello nella “banalità” quotidiana. Troppa poesia? Forse, ma in un universo quotidiano che fa della prosa pure la “poesia” dall’ineffabile scatolotto televisivo o da “menti raffinate” dai social - controllati da Cia&Mossad: Facebook docet – che dire ancora…
Sudek chi l’avrebbe mai detto? Uno scricchiolo con una sola ala: provatevi così a volare su le umane miserie. Malaria e non altrimenti respirano i fotografi, quelli dallo sguardo oltre i consigli per gli acquisti.
Sudek dalle immagini siderali che spesso tolgono, deviandone il battito, respiro “inquadrando” le banalità quotidiane. Banalità, eh già…


The Intimate World of Josef Sudek

Man


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