Manunzio



Vedete voi se è cosa...

Infatti per anni surfando su la Rete si cercava, invano, il Commissario Maigret. Il poliziotto che da noi vestiva i panni dell'insuperabile Gino Cervi (e Andreina Pagnai consorte) su le tracce che, di volta in volta, gli sceneggiatori traevano dalle novelle di George Simenon, l'autore per l'appunto di Maigret nella Parigi d'antan e ricostruita in sceneggiati televisivi Rai Anni Sessanta. E quando si accendeva il televisore rigorosamente in bianconero, la sera tutti davanti il cinescopio (novello focolare)come al cinema scorrevano i frame delle “Inchieste del Commissario” . Ma al cambio odierno gli sceneggiati di Maigret-Cervi pare archeologia paleo qualcosa. Eppure tutto si è sperimentato, veniamo da quelle atmosfere Anni Sessanta, compreso il pennino nel calamaio del banco di scuola, riempito d'inchiostro tutte le mattine dalla bidella che ne versava da un bottiglione: le Bic verrano dopo. E i quaderni Pigna avevano tutti l'ultima pagina, dov'era stampata la tabellina pitagorica, assorbente per “tamponare” l'inchiostro.
Maigret e sua Sureté, il corpo francese di Polizia oggi passata in Gendarmerie, e forse i Flic (poliziotti) sono gli stessi solerti come negli sceneggiati. Ci piace immaginare così, anche se proprio i “gendarmi” in alcune serie tv...ha più spesso le phisique du rôle d'une femme.
Bianconero scritto e riscritto come forma mentis, costume condiviso, e da qui a fotografare con la tavolozza colore dei grigi un fatto del tutto naturale. Oggi a telefonino per “emulare” la cosa si usano i filtri che desaturano i colori, e il bimbo (anche di cinquant'anni) che sta al telefonino e manda la miliardesima mail quotidiana è tutto felice e contento: casomai a tavola con amici si passa la schermata. Bambinoni conveniente alla giostra degli acquisti non a caso di nastri pailletes nani e ballerine a colori, ça va sans dire
Un'ombra su Maigret


Ps. Fino a quando erano in circolazione le cassette Vhs di Mammasantissiama Rai, che ci lucrava con il riversamento del Maigret italiano, gli episodi si vedevano sul piccolo catodico domestico; adesso riappare il Cervi poliziotto su la Rete delle meraviglie, che sembra fare il verso a quelle altre del famigerato Cacao Meravigliao di Arbore memoria: corsi e ricorsi storici, Vico a parte


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Voi non c'eravate

Tano D'Amico le sue immagini di reporter si vedevano sul Manifesto, quello di Pintor Valentino Parlato etc. e mica l'odierno globalista luciferino come si è scritto essi.
Fotogrammi certo di un'altra Era del tutto e scientemente misconosciuta a quanti si trastullano con i minchiapixel, che è già tanto, eppur si fregiano di fare i fotografi: chi si contenta gode.
Storie fotografiche di anni terribili, anni dove tra l'altro la Polizia et simila scorrazzava in lungo e largo per il Belpaese nel reprime nel sangue le rivolte sociali oggi inimmaginabili. E quella qui a cartiglio l'immagine famosa del poliziotto in borghese con pistola dall'altro manifestanti armati di parole e bandiere: per chi intende
Tano D'Amico



Revival o forse altro

In my work, I have found that shooting my long-term projects on film has been incredibly rewarding and a really different experience from shooting my more immediate assignments digitally. It was something of a revelation to me that not all reportage work must necessarily be instant. My early work and the majority of my client based work requires a very short turnaround time – fashion, news reportage, weddings – all of these benefit from being shot digitally and be delivered for publication within a few days...continua a leggere



Un'Epoca si chiude. Personalmente alla console (Diary) da quasi nove anni e procediamo verso il decimo che di sti tempi infami è traguardo impossibile senza banner e bacia pile a questo e quello. E minchiapixel vari. Si chiude un' Epoca fatte di entrate ed uscite dall'ameno tribunale del Capoluogo con stillicidio di infamanti contro-denunce seguito di precedenti plurime querele ai CC afferente un cantiere del Ministero Beni Culturali (!) Giro di quattordici miliardi di vecchie lire finiti nel nulla. Pluri fallimenti delle ditte incaricate del restauro. Organi di controllo dello Stato compiacente! Una storia prossima ai sedici anni e di pubblico dominio, oramai, ripreso anche dalla cosiddetta libera stampa stanziale; eccenzion fatta per la Rai. Vero che fioccano le assoluzioni, poiché “il fatto non costituisce reato” nei confronti di chi scrive, con buona pace alla Guardia di Finanza (dirimpettaia del cantiere !) prodiga a perdere tempo nello scovare chissà quali conti cifrati o capitali: pure questo si è subito. E cosa c'entra poi con le indagini (mai svolte) della Magistratura del Capoluogo? Cortine fumogene, e non ci addentriamo oltre ma ne informeremo.
E si chiude un' Epoca anche per il fatto che non scriveremo più a ritmo (quasi) giornaliero e tanto di “copertina”, poiché un mare di cose attende e han fatto “ragnatela” ad aspettare e non si può più rimandare, come (ri)mettersi a fotografare in analogico bianconero e relativo trattamento in camera oscura. Infine perché Manunzio va in pensione. Si proprio così: ma ce lo vedete voi ai giardinetti (tra andata e ritorno una buona ora di passo) dare da mangiare al Colombo (occhei è un calembour per chi intende) infestante..?

Man fotografo dal 1969 che augura Buon Anno 2020!

Ps. Nelle fatiche anche rimettere mano al portfolio, inteso come presentazione, e che avete capito!


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Vabben' che sia moda

E di quella analogica o “ritorno di fiamma”. Oltre al fatto che la cosa certifica se non la morte lo stato di coma profondo della digital fotografia. Minchionaggine o meno che sia.
Naturalmente chi scrive non ha bisogno di statistiche a buon mercato e manipolate ab libitum per ricordare che il bianconero e di camera oscura è ottima terapia contro i tempi correnti, del verso l'Infinito ed oltre sennò sai che noia. Eh i satanisti sono in difficoltà non date retta a suonn' (non fatevi fuorviare) che il sonno di Stampa & Regime tout court genera mostruosità passate per ordinario. Poveri satanisti luciferini: dice ma c'è l'opzione Sansone. Vero muore questi con tutti i Filistei, ce ne faremo ragione e, comunque, verrano via pure loro...de gustibus.
Sia come sia ritorno di fiamma o meno per il Nuovo Anno (aspettatevi novità dal Diary) nulla ci vieta di mettere mano alla Yashica/Contax che sta su la capa, sì insomma il ripiano da dove si scrive, come a dire: e mo' ti viene nata vot' l'aulie (desiderio) della pellicola? Ah benedette fotocamere d'antan, silenti sì, mute non mi pare!

Man fotografo sin dal 1969


Il numero di Dicembre TF 1969, sebbene il primo è del Novembre precedente, con Giuliano Forti, passato in seguito alla Redazione di Fotografare di Cesco Ciapanna e da tempo cessata pubblicazione, poi a dirigere Reflex sino al 2016 quando anche questa chiude i battenti, in un articolo introduce i novelli fotografi allo sviluppo del negativo e quant'occorre ad esso con successiva stampa in bianconero. Nell'un come l'altro caso bisogna avere discrete conoscenze sull'argomento camera oscura, forse non proprio di un Ansel Adams o Alfred Stieglitz, padroneggiare dallo scatto allo sviluppo negativo e stampa, con quella “previsualizzazione” del risultato finale (teorizzata proprio da Adams) è viaggio che dura tutta una vita, tante le variabili in gioco e tecnologia che nel frattempo muta insieme al gusto di chi sta dietro lo specchio reflex, à la page telemetro Leica, guarda il mondo e ne dà forma


Panta rei proprio così tutto scorre via e non ci si bagna due volte nelle stesse acque (del fiume). Cinquant'anni che sembrano, ai tempi di Internet, forse cinquecento va mo' tu a sapé. Sia come sia una vita passata dietro la fotografia, iniziata ai tempi dei pantaloni corti e in modo sistematico dalle colonne di Tutti Fotografi della Editrice Progresso, che pure leggevamo con ingordigia, nel lontano 1969. Insomma Manunzio non è un funghetto nato oggi, casomai nella Milano da bere...ma grazie anche ad uno zio fotografo "ragazzo" di bottega di fotolaboratorio che negli Anni Sessanta della provincia italiana che è fu sviluppava e stampava anche il colore: 3M Kodak e Agfa (che seguivano ognuna un proprio ciclo particolare) e non ancora il calderone C-41 (altro step del Pensiero Unico) che tuttora sommerge le sempre meno pellicole a colori circolante ancora per il terraqueo

Man fotografo dal 1969


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Cibachrome (e non chiamatelo Ilfochrome)

Infatti così è passato alla storia (fotografica). Ciba e basta. Correva l’anno 1978 quando con due altri caballeros (fotografi) arrivammo a Mlan’ per il Sicof, così si chiamava il fotocinesalonedituttoedipiù.
Entrata a gratis per i fotografi di Mlan’ ma con noi a far cresta: sto piffero. Tanto facemmo e dicemmo e forse per disperazione altrui entrammo senza scucire un solo dané nella casba. Babele al confronto un giardino diciamo fatato per chi intende.
Breve allo stand di Ilford ci regalarono un borsone color “cacchina” lieve e con dentro tutti i manuali della Casa, e naturalmente del Cibachrome da trattarsi anche chez nous. Solo che i due caballeros si involarono allo stand di Hasselblad…i soliti esibizionisti a la page! Viceversa girammo in solitaria, sai che novità, alla ricerca di qualcosa che somigliasse a vaschetta termostata per il trattamento del Ciba. E lo trovammo, esausti, a fine giornata: mi rifiutai di tornare il giorno seguente in quella bolgia infernale, loro, sempre i caballeros e la Hasselblad! Insomma lor signori si erano mossi per la “svedese” e noi per tutto il resto e pure l’inglese, ecco, Ilford.
La prima serie di Ciba era dannatamente contrastata quella lucida (un filo di poliestere a mo’ di carta da stampa) un po’ meno la millepunti più maneggevole. Esperimentammo la Ciba e con discreti risultati, considerato che il Ciba era il supporto per le dia a muro, o gallerie fotografiche. Una pazzia se si immagina che la dia è già contrastata per costituzione fisica, diciamo così, e accocchiata al Ciba: ma l’arte è arte e va si rispettata! E sì era very nice per le gallerie fottografiche che già all’epoca fottevana alla grande (esempio Lanfranco Colombo Diaframma-Kodak in Via Brera de Milan’) e che digerivano la “plastica” Ciba per il semplice fatto che era carta di lunga conservazione grazie alla sbianca e non come la normale carta colori: si vabbè si fa tardi e per chi vuol sapere c’è Internet apposta. Uffa ai gradi, diceva il piccolo Principe, bisogna proprio dire tutto!
C’erano, tuttavia, dei lab che per la stampa Ciba creavano dal seipersei ai diecidodici (Gastell faceva eccezione con i ventiventicinque!) le “unsharp mask” che abbassavano il contrasto…ah come dite? Unsharp mask in Pshop et simila fa l’esatto contrario? E ben vi sta: fosse rimasta Urbi&Orbi la detta “maschera di contrasto” ok. No gli stramaledetti anglo-sassoni l’esatto contrario: allora atta taccatevi a sto c…ontrasto!
E tra i lab il mitico Graficolor all’epoca in Via della Bufalotta dell’Urbe. Uno degli stampatori filtrava (filtri colore per stampare) ad occhio nudo per stampe alla perfezione, indolenza romanesca a parte! E pure noi, s’è detto, ci provammo: senza testa colore ma inserendo di volta in volta nella “testa” dell’ingranditore o sotto l’obiettivo le gelatine, sempre della Ilford ché quelli di Kodak costavano un botto! Risultati artigianali nel senso autentico (a volte deteriore) di discreta fattura. Immagini a stampa che poi finivano su le riviste patinante e non: mica si poteva mandare in giro gli originali (nostri) seipersei di Zenza Bronica (altro mito). Vero è che i 135 si potevano duplicare a Mlan’ con la Duplicating Kodak, sebbene stramaledette filtrature poiché la pellicola era Tungsteno e bisognava filtrare né più né meno come per la comune stampa colore…eppure con un filtro di conversione (per capirsi la odierna taratura del bianco digitale!) anelli macro ottica Zeiss…casomai la prossima volta e se riesco a recuperare le prove, che stanno da qualche parte dell’archivio!
Man

Ps. La Ilford in seguito mise in commercio la seconda serie di Cibachrome, molto ma molto più morbido del precedente cui chimica andava smaltita in appositi bidoni e reagente per non far saltare, letteralmente, le tubature!



Elogio della lentezza

Un tempo frenetico il corrente che non conosce (evita come la peste) pausa. Senonché certe menti, diciamo raffinate, cominciano a porsi domande se sia il caso di andare così: verso l’infinito e pure oltre! Già oltre, cosa pare assolutamente irrilevante. Mah.
E’ di ritorno la fotografia analogica, e tranne qualche imbecille a stelle e strisce, si raccomanda giovane possibilmente con barba (facciamo la guerra all’Isis e crescono gli occidentali con la barba, Allah Akbar!) per tacere delle signore (street girl?) con capelli vintage Anni indefiniti e analogica al collo (e fanno pure lezione da Youtube!). La Moda, sia. Però quando senti e leggi che più d’una mente raffinata (!?) passa o meglio ritorna al “passato” al caricatore 135 Ilford declinato in ogni sensibilità, la cosa cambia. S’intende che il cosiddetto professionista se fa il santo (indietro?) è conscio che deve “ricominciare” daccapo. E questo sul piano strettamente fotografico meniamola così. Tuttavia se un brav’uomo torna sui passi (perduti?) ha quanto meno fatto conto di uscire dal Matrix, l’ordinaria pazzia quotidiana all’impossibile. Se non è consapevole o anch’egli (fotografo) vuole cavalcare l’onda del vintage, più che i danari l’attende e se gli va bene, un reparto psichiatrico. Vero è che la schizofrenia il doppio è ordinario in questo orizzonte di poca gloria, ciò non di meno poiché l’umano essere è de facto fragilissimo, sebben la réclame quotidiana dice (prospetta) l’esatto opposto…
Film Photography Speeds Me Up

Man fotografo dal 1969



'o peret'

Tria sunt genera petorum. Petus, Contropetus et Petus cum rotella. Petus fetat sed non tronat. Contropetus tronat sed non fetat. Petus cum rotella fetat tronatque. Merda.
Dunque a Nasheville un tale, che Iddio ce lo conservi sotto salamoia, si perita di essere fotografo; e così da buon americano (senza passato triste presente ed apocalittico futuro) spara (sai che novità in ogni accezione) na cosa che un peto, per l'appunto, è già qualcosa di più "tangibile".E così pronamente qualcuno ne da "conto" dell'impresa via web...dalla serie che s'adda fa pe campà

Photographer Turns Symphony Hall into the World’s Largest Darkroom


Man fotografo dal 1969



Ma va?

My decision to try the F4 for photojournalism was based entirely on the practicality of the system. Although I don’t baby my gear, there’s a line between general-purpose use and beater use, and my work at protests or in harsh weather conditions definitely calls for a beater. Features like weather sealing, manual controls, and a reputation for a sturdy build were all taken into consideration in my decision to go for the F4. I also liked that it was a simple enough system, with no menus or many features I wasn’t likely to use”

Using a 31-Year-Old SLR for Fast-Paced Photojournalism





Chiamata per l’aldilà…E ci spieghiamo: questo è sempre un diario di fotografia, vero? Diamolo per certo. E dunque di analogico riferimento qui da presso si dirà; di un lungo lavoro che dura in pratica da almeno trent’anni (Manunzio è tenace!) poi con i computer…una facilitazione da non dirsi. E stoppiamo qua.
Chiamata allora, va. Si ad un luogo non distante da dove si scrive: esisterà ancora? Vabbene nell’archivio non solo della Memoria di certo fotografico e personale sicuro: ma son passati troppi anni che non si mette piede lì. E poi…insomma della telefonata è presto detto: sono su le tracce di immagini che vidi tanti anni fa, sì qui da dove digitiamo. O di storie che una volta si sarebbe detta “ai confini della realtà” come la serie di film americani che scorrevano sui primi televisori bianconero anni Sessanta del Novecento! Immagini passate e del Ventennio a dirne. Dicottoperventiquattro bianconero di un nitore assoluto e di una gamma tonale che Pshop da un lato e Digigraphie dall’altro gli tira il pelo più lungo, uso dire! Una festa per gli occhi per chi intende di fotografia e non doppia (consonante) al passo corrente come spesso scriviamo (siamo costretti).
E questo posso rivelarlo, nessuno le avrebbe prese (consegnate alla memoria di chi verrà) quelle immagini e una montagna di altre cose del Fascismo, se il “rosso” Manunzio non avesse speso tempo ed energie (a gratis al solito!) a trovarvi riparo dall’oblio e distruzione certa; manco le “istituzioni” preposte. Una volta parlare di Fascismo bestemmia era, e i “compagni” usava il mantra apologetico che “nero” è Satana, quanto poi lo è (certificato) di rosso non a caso! E poiché bastian contrario ci fregava allora come adesso una cippa. Siché adesso faremo la nostra marcia sul piccolo borgo per andare a rivederle e…ora il patto firmato (con chi please?) mi vieta di parlare oltre. Poi si vedrà. Saluti al Duce, no? Ahhh e come al solito non avete capito ‘na mazza voi altri eterodiretti e masturbatori incalliti sull’ultimo chip Full frame o mezzo (litro e ‘na gazzosa?) formato da settemiliardi of minchiapixel, e cosa se non?

Man fotografo dal 1969




Analogica Era vs. Digitale: ancora?

Non c'è storia che tenga e lo sappiamo. Digitale che consente, quante volte già scritto, di collegare (adesso solo come metafora) in tempo reale (!?) mente-occhio-braccio operativo. Impareggiabile. Tuttavia il “fascino” dell'analogico, visto la moda retro imperante e che s'adda fa p' l'industria del consumismo, è particolare e “anti storico”.
Dunque tolto di mezzo inutile contrapposizione, è altrettanto indubbio che la manualità artigianale dell'analogico fotografico, inteso naturalmente bianconero, ha una sua precipua malia e fermiamoci qui. E tra il revival non poteva mancare il formato che adesso va per la maggiore: seipersei o formato 120 codice Kodak per Hasselblad et simila.
E chiariamo subito che lo scatolotto Hassel, concetto mutuato dalla Rollei altrettanto scatola ma “verticale” non ci ha mai preso più di tanto. E come altre volte scritto abbiamo usato il Panzer Rollei SL66: doppio peso della Hassel ma pari dettaglio marchiato ottiche Zeiss, il top. Ciò detto mentre la Hassel aveva ottiche con otturatore centrale, Rollei l'esatto contrario tranne qualche ibridazione molto malriuscita con otturatore incorporato, forse per i matrimonialisti che però usavano, a ragione, la Hassel ad otturatore centrale irrinunciabile per “alleggerire” le ombre in esterno con il flash.
Otturatore su piano focale in classica “stoffa” la Rollei, sempre di SL66 by Germany, che se guardo lo scatolotto elettronico odierno che ha il fratello con il pallino della fotografia (usa Canon digital) d'antan....siamo su altro pianeta.
Sia come sia l'essenziale è divertirsi, ancora, a prendere foto e con esse riuscire a trasmettere un qualcosa condivisibile anche per altri, esclusi teleguidati e/o minchiapoixellisti onanisti a tutto spiano per la gioia di CaNikon ma pure SonyFujifilm...per chi intende!

Analogico...trapassato

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Se ne occupa già l'articolista nel mettere i paletti all'operazione "nostalgia" e già con il costo fuori umana comprensione: con pari spesa e non solo dorso digitale acquistate le miglior full frame accessoriste di ogni cosa utile, o nel caso di pruriti estetizzanti, ecco, una "mezzoformato" digitale Fuji o Pentax

Quelli che sanno (anche tutto)




Si è scritto l'altro giorno che su questo Diary (a volete sembra una zattera alla deriva bensì galleggi ancora) si parla di “fotografia”: uso le virgolette per mettere paletto per chi intende si capisce.
E per chi viene dal bianconero, nato pari periodo con film in fumose sale cinematografiche e lo scatolotto domestico, detto tivù, parimenti, oltre che connaturale gli è “categoria dello spirito”. Pane quotidiano via. Sentire in bianconero è tutt'altra cosa (come scriviamo da otto anni, e se chi scrive è matto, assodato dagli amici degli amici, che dire di quanti pure vengo a leggere le matterie di manunzio.it?) come questi nostri maître à penser che ri-fotografano con immortale pellicola bianconero: saran mica scemi? Tutt'altro, savi forse no però...da eredi figli di Babilonia senza dubbio, intendono il gioco.

“I decided, the very next day, that I had only one choice: not an exercise in photography, but in deliberation. Each day of 2018 I was to make one, and only one, photogra h on film. I’d have to pick my moments carefully — there’d be no do-overs, no second chances. I knew that at some point an editor, a curator, or a grumpy internet commenter would demand to see my contact sheets. So, I’d have to go through my each and every day watching every moment — an exhausting effort — while trying to decide if that very one would be my found poem for that particular day”

Shot film photo

Man

Ps. C'è un tale Wim Wederes che scrive a cartiglio:”Il Mondo è a colori ma la realtà in bianconero” Mica scemo come i michiapixellisti




Bianconero dato per trapassato con l’avvento del silicio formato 0 e 1 più che mai oggi smente tutte le Cassandre di sventura. Si certo ci azzecca il fatto che il “vintage” come la pipì (urina) non olet, pendant di pecunia va da sé. Tuttavia è innegabile che a furia di dirne peste e corna su la sua fine poi non ti meravigli dell’esatto contrario, come per i bambini! E’ ancora sarà che il “medium” bianconero è già messaggio…Vabbene tutto. Resta il grande handicap insuperabile per le giovani generazione nell’immaginarsi un Mondo in bianconero, e viverlo: come si fa se tutto è luccicante e conduce all’Inferno? Infatti se poi guardate i risultati di quanti si cimentano in camera oscura dove tutto è manualità poco assistibile da bit, a beneplacito giostra degli acquisti festante da non credere, sono scarsini o nulli: immagini metropolitane tout court de facto desaturate (senz’anima) come fa bene Pshop e basta; immagini invece di finire su ink paper terminano corsa su la barita!

Darkroom

Man


Ps. Nell'immagine l'ingranditore a luce diffusa con i filtri incorporati necessari per la stampa multigrade (!) oltre al fatto che la luce morbida emessa deve necessariamente prevedere un negativo "robusto" esatto opposto di luce condensata di certi Durst lo standard d'antan; tutti. Il bianconero è facile in apparenza, ma che abbisogna d’avere ben chiaro tutto: inizio e fine, scatto e stampa perché non c'è raw che tenga o photoscioppate varie a "correggere" gli errori irrimediabili lungo l'intera catena!



Certe coincidenze...Un indizio resta tale, due un po’ meno e tre la prova. Tutto nasce nel sistemare la soffitta (incoscio) cui si è dedicato con “abnegazione e sprezzo del pericolo” il figliol di Sky, anche perché tutte le sue canne…da pesca deve pur sistemarle!
Sia come sia non tutto nuoce se cum grano salis si riesce a discernere, che di questi tempi poi…una gran fortuna per sé mica per il teleguidato detto prossimo felice e fesso: c’è chi si diverte così. E chi siamo per distorglielo? Tanto un giorno farà i conti con la (sua?) cosiddetta coscienza, e non è detto nell’aldilà quanto e più soluzione finale aldiquà.
Giacomelli, dunque, che si rileggeva nel sistemare il mare di riviste di un cinquantennio scampata alla furia “iconoclasta” del figlio che mette ordine in soffitta, si è detto.
Rivista morta nel giro di un mattino inizi Anni Duemila. Fresca e tuttavia inusuale per lunghezza, intervista al Giacomelli nazionale, del quale si dice mai “uscito dai confini di Senigallia” sua terra d’origine. Ecco qui il punto ché il nostro è riuscito a farsi “capire” diciamo universalmente, è riuscito a mettere sul Pentagramma esoterico materiale da poter suonare, vedere ai quattro angoli del terraqueo. Morale? Beh sempre per certi “indizi” siamo anche noi così, anzi, pensiamo sia realmente così quando premiamo il pulsante di scatto. Fine prima parte

Man

Parigi val bene...
A proposito di Mario Giacomelli, da un caos all’altro

more: Giacomelli_iterview.pdf (2.76 MB)

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