Manunzio



L'immagine vien quasi a “caso” ingrandita e re-ingrandita, traslata in digitale da fotogramma Kodachrome 25, una volta lo standard del National Geographic, su Contax Rts prima serie e Distagon ventotto millimetri negli Anni Settanta secolo alle spalle. Virale. Il problema di quel giorno è il cielo sfondato, inesistente. Vero che potrei aprire l’archivio è trovare centinaia d’immagini del cielo per riequilibrare la cartolina (siamo capaci solo di questo come canzonette di Eduardo Bennato) ma le dita fan già click sul Pensiero Unico di Google. Virale. E ci vuole poco a trovare quel che serve. Lo scontorno, poi, è gioco da ragazzi con “bacchetta" Pshop, e va bene così senza scomodare monsieur Bézier che ne formulò, per i boccaloni dei “pro” a farne uso; sì, quelli della Milano da bere più che nettare di Bacco, da certe ampolle. Virale.
Naturalmente l’immagine a colori del caso, già in ripresa, non dice granché. E via con desaturazione, quando sotto Mac e Tonality...bisogna star lontano dai tecnicismi e dare tempo di incubazione. Siché burn qua na botta di là l’immagine si propaga per l’aere più di qualsiasi chirottero da lab (s)fuggito. Sapienziale mix di una immagine “ordinaria” virata in bianconero d’un suggestivo castello in parte diroccato; fuggevole immagine d’antan quando il castellano e consorte (ridens ed estasiati di un Bill e Melinda Gates qualsiasi) a ricevere i graditi ospiti, selezionati ed impressi su granito americano della Contea Elbert in Georgia, mentre fuori impazza come a solito la malaria. Virale



Correva l'anno...

Poco meno di cinquant'anni fa si leggeva di fotografia, anche. Riviste come Fotografare fra le tante sfogliate con certa avidità: non c'era Internet o miriade di fanzine equivalente. Era Analogica, dove a prendere una immagine che fosse una l'impresa richiedeva certa dose di conoscenza: non c'era il Raw salva tutto per cretini. E le fotocamere al collo gravavano letteralmente. Insomma oltre al 135 o Leica che dir si voglia da trentasei scatti (non c'erano le Sandisk et simila da infiniti Giga come reti a strascico) decisamente in bianconero da trattare, poi, in camera oscura o il famigerato bagno domestico ad uso per l'abbisogna, ecco: non c'era Lightroom. E dopo il trattamento negativo il terno a lotto della stampa, cui né allora si veniva facilmente a capo né adesso se non con l'arte del cimento: giornate in “camera oscura” e con appunti su tutta la filiera; o se fortunati con zio fotografo ti faceva capire qualcosa: non c'erano stampanti Epson. E sì perché l'arte fotografica dei grandi zio compreso aveva ampie zone di lacune da carpire al volo in sorta di gelosia professionale! Cosa risibile ai tempi di Youtube.
Sia come sia è dalle pagine di Fotografare del caso, e Senta Berger attrice nordica in copertina che “alliscia” una Olympus Om-1 che creò scompigliò nello stagnante mondo reflex d'antan, in sorta di Postal Market fotografico, si poteva accedere a certi acquisti popolari: non c'era il famigerato Store dalla A alla Z. A farla breve o ci avevi il bernoccolo della Fotografia nel sangue, o come adesso...si provi a leggere l'ultimo capoverso a firma di Giulio Forti (allegato Pdf) già transitato da Tutti Fotografi e in attesa del lancio di Reflex. E mai nessuno che dica di votarsi all'ippica, monta di asini a dir vero, tanto il ciarpame visivo di sedicenti “fotografi” in giro su Internet, con tanto di pixel: no minchiate cui minchiapixel che dir si voglia


Ps1 Postal Market ogni sei mesi ti arrivava a casa (dei genitori) nel suo abbondante kilo di pagine di tutto e di più, antesignano elettronico dalla A alla Z di certuni. Vero che esisteva il concorrente Vestro uguale uguale nella funzione, poi sparito dai radar a favore di quello. Niente di nuovo sotto il sole poiché la formula era già stata ampiamente sperimentata nell'America delle sconfinate praterie del Far-West, proprio così

Ps2 Le prime fotocamere elettroniche, nel Pdf allegato Miranda di Ilford la Casa del materiale bianco e nero ancora esistente pur tra pregresse vicissitudini economiche e cambi padrone,grazie a sofisticati esposimetri montati nel mira-box e non più esterni, a parte Sekonic Weston e teutonici Lunasix a complemento, nome che indicava prendere l'esposizione della Luna, prendevano nome di E(lectronic) E(ye) dal suono beffardo, sostituito di lì a breva dalla sigla A(utomatic) E(ye) di esoterismo

Ps3 Nelle grida di copertina si menziona la Topcon, che abbiamo sperimentato, ma che non trovate nell'allegato e smilzo Pdf allegato


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Voi non c'eravate

Tano D'Amico le sue immagini di reporter si vedevano sul Manifesto, quello di Pintor Valentino Parlato etc. e mica l'odierno globalista luciferino come si è scritto essi.
Fotogrammi certo di un'altra Era del tutto e scientemente misconosciuta a quanti si trastullano con i minchiapixel, che è già tanto, eppur si fregiano di fare i fotografi: chi si contenta gode.
Storie fotografiche di anni terribili, anni dove tra l'altro la Polizia et simila scorrazzava in lungo e largo per il Belpaese nel reprime nel sangue le rivolte sociali oggi inimmaginabili. E quella qui a cartiglio l'immagine famosa del poliziotto in borghese con pistola dall'altro manifestanti armati di parole e bandiere: per chi intende
Tano D'Amico


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Cibachrome (e non chiamatelo Ilfochrome)

Infatti così è passato alla storia (fotografica). Ciba e basta. Correva l’anno 1978 quando con due altri caballeros (fotografi) arrivammo a Mlan’ per il Sicof, così si chiamava il fotocinesalonedituttoedipiù.
Entrata a gratis per i fotografi di Mlan’ ma con noi a far cresta: sto piffero. Tanto facemmo e dicemmo e forse per disperazione altrui entrammo senza scucire un solo dané nella casba. Babele al confronto un giardino diciamo fatato per chi intende.
Breve allo stand di Ilford ci regalarono un borsone color “cacchina” lieve e con dentro tutti i manuali della Casa, e naturalmente del Cibachrome da trattarsi anche chez nous. Solo che i due caballeros si involarono allo stand di Hasselblad…i soliti esibizionisti a la page! Viceversa girammo in solitaria, sai che novità, alla ricerca di qualcosa che somigliasse a vaschetta termostata per il trattamento del Ciba. E lo trovammo, esausti, a fine giornata: mi rifiutai di tornare il giorno seguente in quella bolgia infernale, loro, sempre i caballeros e la Hasselblad! Insomma lor signori si erano mossi per la “svedese” e noi per tutto il resto e pure l’inglese, ecco, Ilford.
La prima serie di Ciba era dannatamente contrastata quella lucida (un filo di poliestere a mo’ di carta da stampa) un po’ meno la millepunti più maneggevole. Esperimentammo la Ciba e con discreti risultati, considerato che il Ciba era il supporto per le dia a muro, o gallerie fotografiche. Una pazzia se si immagina che la dia è già contrastata per costituzione fisica, diciamo così, e accocchiata al Ciba: ma l’arte è arte e va si rispettata! E sì era very nice per le gallerie fottografiche che già all’epoca fottevana alla grande (esempio Lanfranco Colombo Diaframma-Kodak in Via Brera de Milan’) e che digerivano la “plastica” Ciba per il semplice fatto che era carta di lunga conservazione grazie alla sbianca e non come la normale carta colori: si vabbè si fa tardi e per chi vuol sapere c’è Internet apposta. Uffa ai gradi, diceva il piccolo Principe, bisogna proprio dire tutto!
C’erano, tuttavia, dei lab che per la stampa Ciba creavano dal seipersei ai diecidodici (Gastell faceva eccezione con i ventiventicinque!) le “unsharp mask” che abbassavano il contrasto…ah come dite? Unsharp mask in Pshop et simila fa l’esatto contrario? E ben vi sta: fosse rimasta Urbi&Orbi la detta “maschera di contrasto” ok. No gli stramaledetti anglo-sassoni l’esatto contrario: allora atta taccatevi a sto c…ontrasto!
E tra i lab il mitico Graficolor all’epoca in Via della Bufalotta dell’Urbe. Uno degli stampatori filtrava (filtri colore per stampare) ad occhio nudo per stampe alla perfezione, indolenza romanesca a parte! E pure noi, s’è detto, ci provammo: senza testa colore ma inserendo di volta in volta nella “testa” dell’ingranditore o sotto l’obiettivo le gelatine, sempre della Ilford ché quelli di Kodak costavano un botto! Risultati artigianali nel senso autentico (a volte deteriore) di discreta fattura. Immagini a stampa che poi finivano su le riviste patinante e non: mica si poteva mandare in giro gli originali (nostri) seipersei di Zenza Bronica (altro mito). Vero è che i 135 si potevano duplicare a Mlan’ con la Duplicating Kodak, sebbene stramaledette filtrature poiché la pellicola era Tungsteno e bisognava filtrare né più né meno come per la comune stampa colore…eppure con un filtro di conversione (per capirsi la odierna taratura del bianco digitale!) anelli macro ottica Zeiss…casomai la prossima volta e se riesco a recuperare le prove, che stanno da qualche parte dell’archivio!
Man

Ps. La Ilford in seguito mise in commercio la seconda serie di Cibachrome, molto ma molto più morbido del precedente cui chimica andava smaltita in appositi bidoni e reagente per non far saltare, letteralmente, le tubature!



Il cloud è mio (e lo gestisco come mi pare)

Vabbene è degli Anni Settanta il jingle: “Utero è mio e lo gestisco io”. Gestione, azienda…delle tardone femministe via Nuovo (dis)Ordine Mentale che partorì, ecco, il suo Sessantanove…oops meno uno. E riguardo, poi stoppiamo, le attardate donne va ricordato che l’utero, poverine, lo gestisce Bighpharma & Co. E chi è cagion del suo male pianga se stessa, via Soros-Bonino e + Europa si capisce.
A noi dunque. Cloud nuvolette, progresso che è bello già la pronuncia, magico vocalizzo delle “sorti magnifiche” e pure progressive del Kapitale (sempre k as killer). A pagamento però il cielo di nuvole a pecorelle, non a caso. E ‘mbé? Ah sordi che più sordido non si può, sarebbe a dire che il “cielo” una volta libero mo’ è a pagamento come le prostituite che si affittano. Solo che nel caso di specie, qui la Maitresse è Adobe (e anche molti altri brand-y) che con le nuvole ci fanno i dané. Suite Adobe paisà a pagamento un’altra volta. Sola alla romana, si perché un Trump(etta) del caso via vecchio Bolton nel fare guerra al petrolio del Venezuela (ah a proposito: Guaidò eterodiretto stelle&strisce) come va la trattano ancora bene Cia&Mossad, e a quanto un altro colpettino di stato a salve?) a bloccato di tutto e di più. Venezuelani poveretti, i grafici tout court con la Suite on the sky blu non più. E sì perché nel furor vacui Trump(etta) bloccato ogni cosa, mica capisce più di tanto (a proposito di mondo interconnesso) e poi qualcuno gli avrà fatto capire che quando si esagera si esagera, e l’han riportato a terra il cotonato biondo ossigenato alias The Donald, oyee. E così quelli della Adobe possono ridare le nuvole (Aristofane?) ai malcapitati grafici-fotografi-videomaker venezuelani.
Morale della favola? Come i cinesi via terra neo avanguardisti delle setole, così se lo prendono nel c…ircunavigazione gli anglosionisti. Uno a zero per le potenze di terra contro le acquatiche che non si convincono che è finita.
Certo poi le persone intelligenti si “accattano” sostituti di Adobe-Phsop-Lightroom…e vivono felici e contenti, anche con un "semplice" Gimp, Scibus per grafomani impaginatori, o l’ottima suite LibreOffice, Shocut per i videografi. E con tanto di Luminar(e) giunto alla quarta botta. E naturalmente un mare di tanti altri di buoni prodotti (Darktable ante Lightroom) spesso “a gratis” o a poche lire per ogni scibile creativo. Tié e porta a ca’!
Adobe Granted License by US Gov to Keep Serving Customers in Venezuela


Man fotografo dal 1969





Occhi a mandorla

E si dà il caso che stavolta sia Fujifilm che conosciamo da una vita quando usavamo, scritto e riscritto, negli anni Settanta del secolo breve la G 690 BL, una telemetro in formato 6x9 (!). E poi le pellicole Fujichrome (mitica Velvia 50 che killerò il Kodachrome) che trattavamo in proprio perché anche se sviluppabili nel brodo E-6 dei service, risultavano con dominante magenta causa sbianca-fix più corta di due minuti delle altre pellicole, in primis Epr 64 Kodak.
Sia come sia le rangerfinder così secondo gli “inglesi” (che Iddio ce li conservi in gloria, amen) Fujifilm iniziata con la Pro X-1 poi due e odierna 3 pensa di fare, non già concorrenza alle famigerate Leica, cosa gradita ai fotografi abituati al mirino galileiano, e tra questi chi scrive. E si qui ci può stare, ma con la pro X-3 siamo alle solite: far passare una digitale per quegli imbecilli che non si convincono (i soliti giapponesi nella jungla a guerra strapersa da ‘na vita!) di avere una digitale telemetrica d’antan, ma che come tutte le digitali ha Lcd per vedere e rivedere le immagini oltre che settare la macchina stessa. No con la X-3 Lcd è flippabile, meglio sono flippati gli ingegneri! E sai che novità, il flip, quando la Epson con la sua RD-1 costruita da Cosina ci aveva pensato per prima…sul resto stendiamo un velo pietoso anche perché sono cazzeggiamenti di marketing della Fujifilm. E la fotografia (produzione immagine) è altra cosa, anzi, a sto punto del cosiddetto “progresso” digitale non ci azzecca più una mazza!

Fufifilm Pro X-3(sottotitoli turcomanno, assiro, babilonese e pure italiano)


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Cartoline dall’Euro(pa)

Fotogrammi cartacei che una volta si stampava in bianconero in formato settedieci per poi essere, appunto, cartoline dieciquindici. Bianconero degli Anni Settanta. Ricordi per lo più, cartoline, conservati in album di faglia: praticamente eterni a meno che fisicamente non è distrutto il supporto. Oggi sono “faile” che oggi leggi e domani? Non v’è certezza e chi vuol essere lieto sia (ad ore). Tuttavia ci interessa, qui ed ora, altro tipo d’immagine, quella del sogno corrente (partita contabile?) della fabbricazione dell’Euro(pa) ad opere di luridi individui, i soliti camerieri politici del Kapitale (k as killer). E nelle vesti qui nell’italiota Belpaese di un detto “dottor” sottile ex Psi, ex Presidente Consiglio, sbolognato alla Corte Costituzionale: il compagno socialista Giuliano Amato!

Amato confessa: ecco come vi abbiamo portato nell’Euro
E ce l’hanno detto in faccia


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Ps. Giuliano Amato bojardo estensore insieme con sodali europoidi delle regole EU o del famigerato Trattato di Lisbona che eradica (nelle intenzioni) il concetto e prassi degli stati nazionali per creare un meticciato (a questo servono gli sbarchi quotidiani, ma solo nel lager a cielo aperto a nome Italia, voluto manco a ricordarlo dalla chemioterapizzata, non a caso per chi intende, Emma Bonino di quel Partito Radicale nato nel 1955 proprio perché “ce lo chiede” l’Euro(pa) della City of London e dall’altra Wall Street Stars and Stripes). Finalizzazione di quel progetto (a salve) a nome Nuovo Ordine Mondiale: unico hamburger per tutti, unico e planetario talk show, unica lingua: guarda caso quando si dice il caso, come Babilonia d’antan di cui qualcuno, a certo punto, confuse le lingue: metafora per disarticolare già l’allora Ordine Mondiale. La storia cosiddetta quando si ripete è tragedia, come quella della Grecia per chi ha orecchio, intenda



Il panorama è mio…e me lo gestisco io

Sulle orme della finta libertà sessuale (eutanasia pro aborto da impallidire i lager) Anni ’70 vaglielo a ricordare che l’utero dei vecchi slogan manco più delle cosiddette donne è, bensì di Bigpharma & Co. Eh che bella parabola “decrescita” felice innescata da allora sin qui. Mo’ ci sono le incubatrici industriali, shhh non ditelo alle “donne” da marciapiede sostituite pure in “quella” da “bambole” ben altro che gonfiabili!
Dunque neanche finire un post su le foto a gratis che navigando in Rete puoi beccarti di tutto e di più, specie se non sai dove spremere più danaro, o meglio, si, ché il furbacchione di turno se ne trova un’altra. La cosa (farsi pagare l’aria) era già apparsa ora qui ora là sempre in Rete. Ma questa è davvero “esilarante” da impallidire il Totò della Fontana di Trevi. Come non lo sai, paisà? Ma era il Principe che, prima di infinocchiare e vendere la Fontana, s’avvicina fintamente ad un turista americano…E di un Belpaese (formaggio?) ricco di paesaggi e “fontane” eh avessi voglia: avanti il prossimo e così si salva l’economia ‘taliana, vero Franceschini ritornato (a far danni) al Ministero Beni Culturali, e che ha già svenduto (grazie ai “compagni” Veltroni & Melandri) di tutto a Crucchi-Blasé francesi e ‘mericani? Furbi si ‘taliani fintantoché resta ancora qualche scampolo di argenteria, uso dire ….

Sicilia, una foto alla Scala dei turchi? Bisognerà pagare
Totò Truffa 62 vende la Fontana di Trevi


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Digitale...all’ultima crociata

Tracimazione, esondazione, acqua alta a Venezia, mareggiate, erosione della costa…siamo in estate paisà e più metafora dell’acqua! Ora trasportate la cosa a livello di macchine fotografiche digitale: Extrema Thule Nostra Salus. Infatti sin troppo facile fare il profeta e con gli smartphone poi, via. L’arrocco finale delle CaNikon ed associate sembra già un mastio o dongione per l’ultima difesa prima della capitolazione finale.
Siché persa la guerra ai piani bassi si va verso l’alto prima della caduta degli dei: eh stamani siamo ancora di fioretto, sebbene in giro certe scimitarre, ma non divaghiamo.
Si è passati al Full frame in salsa mirror less, Olympus docet in anticipo sui tempi come sempre vedasi il cataclisma Om-1 analogico Anni Settanta secolo passato, detto “breve”: mah! E i medio formato? Poca roba se anche Hasselbald per esempio si ricicla, tanto con dorsi da azzeccare alle mitiche 500 C, che in altra salsa.
Sia come sia siamo al canto del cigno, triste solitario y final.
Ah fateci la cortesia sebbene con gli anni, mettetemi un collegamento occhio unità esterna, semmai un bel SSD che tanto fa figo, quanto al resto poi ghe pensi mi!

CFV II 50C: Our legacy, Your future

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Photo melon


Sicof il Foto-Cine-Video-Ottica Salone Internazionale della fotografia tra mercanzia varia e mostre di ogni tipo, e stand tra cui Paolo Gioli. Milano tanti anni fa. Una scatola, ante litteram l'effluvio stenopeico corrente à la page, pin-hole che ci facciamo bella figura con gli angli, caricata di Polaroid ventiventicinque e naturalmente flash a spiovere visto il “buco” che Gioli usava sui suoi invitati. A vederli sti ritratti del foro un piacere che i minchiapixellisti non possono gustare e tampoco immaginare.
Una scatola che in buona misura simile alle prime di Daguerre, e fermiamoci qui che il campo più che scivoloso di sti tempi è minato e andrebbe come tutta l'umana avventura riscritto di sana pianta: Talbot Hippolyte Bayard...senza scomodare Leonardo da Vinci** e sua torre (!) stenopeica cui due mattacchioni di “scienziati” voglio usata per il “ritratto”, ecco, anche della Sindone.
Scatole e di ritorno che Gioli alternava a michette, si il pane, caricata di pellicola e non si ricorda se minuscole Polaroid o lastre 10x12 “assemblate” a companatico nel panino fotografico, cui interno privo di mollica e dipinto di nero sembrava un occhione gigante. Ah l'Arte.
Qui in caso di specie il fotografo (!?) dopo aver mangiato un melone, sì proprio così, utilizza la scorza per fotografare...e più delle parole le immagine veramente squisite al gusto, letterale, di melone e non solo. Cherchez la femme!

Fotomelone

** Leonardo Da Vinci la prima fotografia della Storia umana?
NB. Il link è “strano” che su Manunzio.it è “norma” lo diciamo per le persone sensibili e “normali” e cum grano salis ne leggano e poi con propria testa (!?) s'attrezzino di conseguenza


Manunzio fotografo sin dal 1969



Matrimonialisti

Ve ne state a guardare il vostro video su Youtube quando: zacchete la réclame che spegnete subito. Però stavolta…è Sony che presenta sue digicamere per mezzo dell’occhio del fotografo, in caso di specie italiano! L’ambientazione dovrebbe essere sul Lago di Como, Maggiore Minore…ma che ce frega. L’atmosfera è quella giusta di una giornata di nuvole poi “colorate” di grading à la page. Il video.
Fotografo avec le fisique du role in barba e capello corrente che fa Ottocento style: mah! Vestito di scuro come s’addice al momento del matrimonio, dove tutto ma proprio tutto gira intorno alla sposa: il mondo ancor più oggi è donna…c’avanza più d’un dubbio ma non sottilizziamo almeno qui.
Perché se ne scrive direte là fuori (ancora vivi)? Certo non per Sony che ci sta sui c… questo no. Quanto per quei giochi di rimandi che lo spot mena per l’aere di nebbie. Quando negli Anni Settanta venivamo lasciati (dal boss Agenzia Foto Lampo unico che aveva l’auto) in sperdute masserie di paesi nel circondario. A casa della sposa (!) e senza sale ristorante, casomai un bar locale un po’ più grande e manco questo come accadde per il matrimonio dello zio: in campagna non ancora à la page anche qui, di quelle odierne ville mezzadrili o signorili "ristrutturate" che una volta era scandalo e arretratezza (di chi?) ed oggi…vedi le grotte dei Sassi materani. Oggi very nice. Ah besenisse di un besenisse.
Scaricati, di ritorno, sul luogo e di cert’ora mattutina seguivamo (fotografando) l’intera giornata di matrimonio poco meno di ventiquattro ore con Rolleiflex e Metz in livrea da questurino grigioverde. Agfapan 100 bianconero (!) e pochi scatti a colore in rigoroso tredici per diciotto e diciotto ventiquattro Ilfobrom quello. Parsimonia di costi e inquadrature, giusto l’indispensabile senza far assumere alla sposa e consorte pose dal “rotocalco” d’epoca o corrente odierno Grande Fratello, Sorella e reality ammiccando.
Sony, infine, e suo mentore in barba e capello acconciato in tono con sue digitalcamera, e pippe, purtroppo, quando accenna ai 42 megapixel dei file, daje, o doppio slot per le card (Sony nasce telecamera…). Uniche cazzate a man salva. Il resto sono immagini molto belle d’atmosfera e di un gusto reportistico che condividiamo appieno e senza luce flash: tombola!

Wedding photographer Cristiano Ostinelli
Ostinelli site


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Ps. Dettagli del “matrimonio”? Evidente chi ne reclamizza beve e/o cirrotico cronico. Morbidezza la misura del matrimonio, tant’è vero che al posto del Planar seisei di Rollei preferivamo il “morbido” si fa per dire di Yashica Mat 124 G (!) casomai non accoppiata a Kodak film ma a 3M (ex Ferrania al corrente ri-esumata). Lasciate perdere erano i “sacri” testi di Tutti Fotografi a darne conto del mix el curatore la sezione colore Renato Macrì…e sperimentato in corpore vili!





Dissonanza cognitiva

Leica dunque ne propone un’altra delle sue per i soliti parvenu. E qui corre obbligo darne conto e alla lettera. Il bello di Leica, in caso di specie Q2, è il fatto che (stavolta) su la nuova arrivata, udite udite, c’è finanche Lcd: ahh che bella cosa e che invenzione, sì, ma a giorni alterni mette e toglie come gira la Luna (che controlla il ciclo delle donne). Senza dubbio oggetti da collezione, infatti ci fate pure le foto. Birichini.
E del link proposto il “test” del buon padre (che tiene famiglia) mette mano ai paragoni farlocchi (prezzolati?) con Ricoh in versione G III e l’altrettanta mitica X fissa di Fujifilm. Paragone del c…orpo macchina se parliamo di attrezzi che fanno (ancora?) fotografie. Ma siamo nel dominio spaziale, ecco, del raddoppio consonantico…fottografia che fa da padrona. Verbo fottere, e giratelo come più vi aggrada.
Di Ricoh conosciamo le sue macchine reflex sin dal tempo analogico già dai tempi della Tls+401 Anni Settanta, cui ottiche non si montavano a bajonetta, bensì a vite: si girava avvitando e/o svitando l’ottica e non c’era spasmo del tempo da perdere stile: time is money! Poi come altre volte detto e scritto la serie 500 G tascabilissima e telemetrica a pellicola, vi avevamo montato anche il motore trascinamento, che si caricava a molla tramite manovella…
Di Fujifilm omologa compatta si legge un gran bene, della Sony R XYZ nun ce po’ fregà de meno, anche perché il prezzo non è molto lontano dal brand(y) Leica.
Sta filippica per ri-dire che oramai si può andare in giro con Fufi di certo allure si capisce, tanto il suo bau bau o micio micio basta e avanza ché la fottografia può attendere. Infatti chi vuol essere lieto sia di diman non v’è certezza. E poi con i cellulari…avanti il prossimo alla Bonolis che la giostra deve girare per i tanti “padri di famiglia”…


Leica Q2


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Il blasone

A sto punto si può vendere anche la famigerata “merda d’autore” in barattolo. E di come qualcuno sardonico ricordava a web la sparizione-riapparizione e di nuovo de Lcd su le cosiddette serie M(ors o money tua vita mea) telemetro, pari a sfere blasé Cartier/Rolex per neo parvenu cinesi con occhietti a mandorla di furetti...insomma tutto tranne che oggetti per fare di certo fottografia. Sì senza refuso e nell'attesa della prossima scatola, tipo scartiloffio napoletano o del mattone dentro per chi capisce, marchiato Leica. Tuttavia sempre in napoletano vige il sempiterno:" Ca nissciun' è fess'". Sante parole e meditate gente se vi riesce a tener testa per non spartir orecchi!

Leica Uber Alles
Staatliches Bauhaus

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Ps. La raccontò quella volta, inizi Anni Settanta, il boss dell’Agenzia Foto Lampo su la Pretoria (cardo romano) di queste latitudini, quando andò a compre pellicole Kodak da Velotto Romano a Napoli. Per chissà quale ragione imboccato un vicolo s’avvide che due “soggetti” contromano venivano alla sua volta con pari “pacco” …ci volle poco a capire fare frettolosa retromarcia e sbucare sulla Main street…e mettersi in salvo





Sì...buana

Così la risposta che gli “altri” davano all’uomo bianco dai video anni Sessanta che guardavamo per la prima volta e con pane e Nutella. Esperimenti in corpore vili a tutti gli effetti. Anni di “boom” e tutto bene madame la marchesa, mentre i giapponesi sconfitti militarmente lo appoggiano delicatamente dietro terga dell’Occidente giudaico-cristiano-greco romano. Vale a dire e segnatamente, che ci interessa, l’industria ottico meccanica delle macchine fotografiche. Perché richiamare il Giappone? Semplicemente perché Kuwanon poi Canon, Nikon, giusto per non fare nomi, avevano smesso di fare “copie” di Contax/Leica telemetro e si apprestano a sconvolgere tutto con la produzione seriale di TTL (Trough The Lens) o reflex che dir si voglia: vabbene eccenzion per Exacta, il panzer sinistrorso per tacere della romana Rectaflex: italiana!
Sia come sia sono almeno cinquant’anni e più che la cosa è passata, e pensiamo alla mitica F di Nikon per un lato, la Spotmatic Pentax per l’altro e della falciatrice che agli inizi dei 70 terremotò tutto: Olympus OM 1, tanto per accennare qua e là.
Sichè la Cina ha percorso, e non altrimenti, pari strada dei giapponotti: oh e secondo voialtri dove viene fabbricato l’iPhone? E le ottiche di questo e quel brand(y) a prezzi impossibili, basta chiedere ai richiamati CaNikon…
Sia come i cinesi si sono attrezzati di loro e la Potenza mondiale de facto poteva continuare nell’opera di “copia”? Eh il sì buana adesso non funziona più ed è male per l’Occidente etc etc etc. Quindi quando si arriva alla carta bollata e tribunali sì, ancora, de facto alle comiche finali. E poi non è il “mercato” regolatore di tutto in cielo e terra? Solo che stavolta sono gli occhi a mandorla di unmiliardoequattrocentomilionidipersone e mica bruscolini. Che volemo fa na Terza ed ultima guerra termonucleare e fine della civiltà umana?

Godox to Retailers: We Did NOT Steal Profoto’s Designs

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Fregola? No grazie


Portavano le macchine fotografiche, ricordo in particolare una Bencini Comet, nella sua custodia in pelle dura avvolta anche in carta di giornale! Rullino bianconero 127 “piccoletto” ricavato dal più grande 120, alias Rolleiflex Hasselblad Zenza Bronica…ma con più pose al posto delle quadrotte e canoniche dodici: come gli Apostoli! E quando provvedevo (ero responsabile del trattamento di sviluppo della Foto Agenzia Lampo che altre volte abbiam detto) ad esaminarle il più delle volte erano riprese di fotogrammi estivi (famiglia) ma natalizie (con i parenti) e altro: senza fretta ché c’era un'altra concezione (modus vivendi) del Tempo. Per cui quando ritiravano le settedieci, cartoncino Ilfobrom (più pratico e a buon mercato nelle scatole da mille fogli) smaltato a specchio grazie a lastre cromate su rotative (smaltatrice) era da parte del cliente una festa e lo si leggeva negli occhi. E non di raro che gli stessi scatti, se avevano a che fare con gruppi, si stampava più e più volte. Fotografie che poi finivano nell’album familiare a “memento”: oggi è una bestemmia ché bisogna consumare tutto subito ed in fretta. E così capisci la bocca aperta dell’amico, che in gita fuori porta su le nostre montagne ad un fontanile, si è visto immergere con gesto sbadato il suo smartphone e “stoccate” foto su scheda. Vabbé che siamo fatti della stessa natura dei sogni (W. Shakespeare) però perdere la memoria…fa sganasciare i satanisti del Nuovo (dis)Ordine Mondiale, i quali però conservano le loro fotografie in album come nei quasi due secoli da quanto c’è la fotografia: ca, dicono, nisciun’ è fesso (o fisso?). Una volta tanto sante parole dei soliti satanici governatori (in rotta ed era ora) del Mondo

Bencini_1
Bencini_2
Bencini_3


Man
Fotografo sin dal 1969

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