È inutile dire,quanto a previsualizzare lo scatto finale soprattutto set luci, fosse utile il Polaroid. Sì, parliamo di pura Era analogica e banco ottico, mitica Cambo, dove la disciplina fotografica o la possedevi o andavi a ramengo. Niente Raw il trucchettino inventato dai cretini per i minchiapixellisti che non sanno una mazza secca di esposizione, si chiami Sistema Zonale o vulgata esporre per le ombre e sviluppare per le luci, d’un negativo ovviamente bianconero quanto più “morbido” possibile. Certo se poi come più spesso caricavi gli chassis con invertibile, era l’esatto opposto. Più o meno.
Polaroid 55 bianconero, ancora, cui potevi recuperare negativone pressappoco diecidodici, che poi in camera oscura: che dire? Apriti cielo a meraviglia su Galerie Ilford. Che scuola il banco ottico dove niente è lasciato al caso. E se ne accorse, della disciplina, finanche il Berengo Gardin nazionale quando un giorno di trenta e più anni fa su la riviera del Conero, in uno di quei mitici workshop…sarà per la prossima volta.
E tutta sta filippica: cui prodest? Niente in particolare tranne il fatto che ora (ri)torna non solo per banco ottico, par di capire, la Polaroid ma soprattutto per le folding. Un must da provare quanto prima, infatti bisogna recuperare da qualche parte la folding e/o trovarne sui tanti mercatini delle pulci: vabbene on line e digitale. Ma nuje tenimm’ ‘o cor’ analogic’ paisà!

ONE INSTANT. Analog packfilm re-invented

Man

Ps.
La re-invenzione o meglio reintroduzione del Pola nelle mai di chi sa, è tutt’altro che giochino per bambini deficienti davanti lo schermettino dello smartphone morsicato o men che sia. E’ anzitutto una categoria dello spirito (chissà come s’incazzerà il televisivo filosofo Cacciari) e doppia libidine con fiocco dal momento in cui la neo arrivata (pellicola) Polaroid consentirà di recuperare finanche il negativo come la mitica Pola55. Bingo!



Certe coincidenze...Un indizio resta tale, due un po’ meno e tre la prova. Tutto nasce nel sistemare la soffitta (incoscio) cui si è dedicato con “abnegazione e sprezzo del pericolo” il figliol di Sky, anche perché tutte le sue canne…da pesca deve pur sistemarle!
Sia come sia non tutto nuoce se cum grano salis si riesce a discernere, che di questi tempi poi…una gran fortuna per sé mica per il teleguidato detto prossimo felice e fesso: c’è chi si diverte così. E chi siamo per distorglielo? Tanto un giorno farà i conti con la (sua?) cosiddetta coscienza, e non è detto nell’aldilà quanto e più soluzione finale aldiquà.
Giacomelli, dunque, che si rileggeva nel sistemare il mare di riviste di un cinquantennio scampata alla furia “iconoclasta” del figlio che mette ordine in soffitta, si è detto.
Rivista morta nel giro di un mattino inizi Anni Duemila. Fresca e tuttavia inusuale per lunghezza, intervista al Giacomelli nazionale, del quale si dice mai “uscito dai confini di Senigallia” sua terra d’origine. Ecco qui il punto ché il nostro è riuscito a farsi “capire” diciamo universalmente, è riuscito a mettere sul Pentagramma esoterico materiale da poter suonare, vedere ai quattro angoli del terraqueo. Morale? Beh sempre per certi “indizi” siamo anche noi così, anzi, pensiamo sia realmente così quando premiamo il pulsante di scatto. Fine prima parte

Man

Parigi val bene...
A proposito di Mario Giacomelli, da un caos all’altro

more: Giacomelli_iterview.pdf (2.76 MB)


E no eh, qui bisogna scendere in piazza, petizioni e proteste femministe a teleconado come sempre e con tanto di marchetta e planetarie in ogni dove: Leica M10 D maledetta + mente maschilista. E che cazzo: ‘nnamo ‘bbene…
Dunque la nuova costa, prestate orecchio eh, ben 16 milioni (!) di vecchie lire che tra non molto di nuovo in circolo, altro gli strilletti di un MoscoWC qualsiasi che rappresenta solo se stesso, e uno sciacquone lo manda via tra qualche mese!
Ancora, ci è stato spiegato (!?) che la leva di carica come su le analogiche non serve, eh, ad armare otturatore e far avanzare il fotogramma successivo: no. Serve ad avere una presa con solo mano! Senza Lcd che è na figata ma na figata da consegnare il Nobel all’ingegnere e/o designer.
E però l’immagine appena scattata la si può vedere: come? Ah umanoidi di poca fede: a smartphone. Insomma da remoto (post mortem?). E sia. Ma ci è stato appena detto che la foto che fa (!?) la Leica M10 D è a mano libera, nell’altra lo smartphone per rivedere lo scatto. Eppure la M10 D si dovrebbe, come nell’Analogica Era, tenere con ambo le mani: no? No sciocchini! Siché smartphone ‘ndo o mettemo? Ecco qui vi volevo: ma sul cazzo, che è cosa maschilista e da qui le proteste giuste e sante planetarie e teletrasmesse a reti omologate. E che cazzo, ecco.
Ora visto che tra i parvenu si trovano sempre (non sapendo che cazzo fare, e getta pure sedici milioni di vecchie lire) donne: ‘ndo o metteno lo smartphone? Converrete che nella parte bassa di esse verrebbe...introitata, la Leica M10D: allora? Ma su na zizza starebbe bene, si, dalla quarta misura delle coppe in poi! Vabbene e quelle al disotto? E se fanno a plastica al silicone, e visto che si trovano chiedono al chirurgo “plastico” una sporgenza atta all’uopo a contenere la Leica M10 D, senza Lcd, ma da remoto controllo smartphone, sì. E che cazzo. Vedete maschilisti (repressi masturbatevi nel cesso slogan Anni '70) voi che la nuova camera (funebre?) è proprio maschilista…che cazzate: daje!

Leica anuncia oficialmente la M10-D, sin pantalla y conectada al móvil por uno 8000 euros

A quando una Leica digitale senza sensore?

Man

Ps. Solo a ragionare, vebbè shhh nun ditelo in giro sinnò so’ uccelli senza zucchero, ossia caz…amari che vi risparmiate sedicimilioni e vi comprate uno smartphone dell’ultima (!?) generazione con tanto di palle sotto…e 4K 8K 16K 32K…senza acrobazie e manco ricorso alla chirurgia “plastica”! E a fotografare? Come cosa? Ohe gente qui stamo a lavorà pe a giostra degli acquisti e mica pe fa e fotografie: e de che? Oh nun ce state a fa perde tempo: Cesareee nartro litro de li Castelli che noi ce lo bevemooo e te risponnemo in coro: oste nun te pagamo, perché ci piacciono li abbacchi le donne e le galline che son’ senza spine e nun so’ come er baccalà…

Pss. Ma nun s'era detto che Venerdì (pesce?) ce se stava a riposà cor na cosa leggera leggera invece de sta scrive ste fregnacce? Ah Manunzio te devi da capacità che a giostra vole semp' artre cose, sinnò come fa a campa: mors tua vita mea, no? Manco per er c...e daje che stamani eh, e che ci hai mangiato peperoncino? Eh da quanno so' fotografo già co li pantaloni corti!



" The CEO of Fujifilm, Mr. Shigetaka Komori explains in his book that “in addition to film formation and high-precision coating, there are grain formation, function polymer, nano-dispersion, functional molecules, and redox control (oxidation of the molecule). Inherent in all these is very precise quality control.”

Willy Shih, former vice president of Kodak (1997-2003) also confirms that “Color film was an extremely complex product to manufacture.” The film roll “had to be coated with as many as 24 layers of sophisticated chemicals: photosensitizers, dyes, couplers, and other materials deposited at precise thicknesses while traveling at 300 feet per minute. Wide rolls had to be changed over and spliced continuously in real time; the coated film had to be cut to size and packaged, all in the dark.”

Mr. Komori remembers that back in the day, there were at one time 30 or 40 producers of monochrome photo film in existence globally but many of these companies were confronted by an insurmountable technical wall with the advent of color film. “With film, the entry barriers were high. Only two competitors, Fujifilm and Agfa-Gevaert, had enough expertise and production scale to challenge Kodak seriously,” Shih said"

Kodak vs Fujifilm

Man




Ektachrome come no. Film cavallo di battaglia di tutto il personale archivio diacolor analogico Epr 64 Pro formato Leica (nome in codice 135) e solo numerazione in 120 per la compianta Zenza Bronica SQ e Asahi Pentax 67. Diapositiva e spieghiamo per i minchiapixellisti venuti su come funghetti a fregiarsi di “fotografi” pensa te.
Dunque nella lista di Mammasantissima Kodak ci sono state con pari numerazione la "normale" diacolor e “pro” che differivano per fisime pubblicitarie. Sì perché all’atto pratico, quel che contava, nessunissima differenza. Ma le “pro” volevano il frigorifero per stoccaggio le altre no: fisime come prendere il ghiaccio artico per i drink dei neo parvenu casomai con occhi a mandorla. La differenza poi tra scatoletta tutto-giallo Kodak della “pro” si contrapponeva al cuneo blu su fondo giallo per l’altra: colori questi come il diavolo e l’acquasanta opposti fra teorie additivo e sottrattivo!
E la resa poi? Molto gradevole con il difettaccio che le ombre Ektachrome, di qualsiasi natura, venivano di blu elettrico! E allora la stampa ammanigliata dei tengo famiglia cosa suggeriva? Diabolico manco i cani: metteteci un bel filtro ambrato a scaldare il blu-ombre, e mica per la pellicola noooo, bensi proteggere la lente: che tenerezza prezzolata e disinteressata anche se il paraluce l'han inventato per questo. En passant qualcuno ricordi pari cosa con la famigerata M8 e “varianti” di Leica…a suon di bigliettoni. Ci torniamo, parola.
Comunque sia la resa della pellicola Ekta era più che buona compresa la grana: capiamoci. Tra le fisime tramandateci, la grana chiamata Kodachrome 25 Asa poi 64, e anche 200 era parola del National Geographic. Allora capirete che "senza grana" girava il postulato, assurdo naturalmente: senza ricordare che il Kodachrome lo trattava soltanto Mammasantissima Kodak, alla faccia del libero mercato e monopoli! Siché bisognava spedirlo fuori Italia, mi pare in Germania e/o Francia, noi usavamo il canale del grossista locale, per ricevere indietro dopo quindici giorni circa lo scatolotto giallo (!) della Kodak “gialla”. Diapositive prima in telaietti cartonati poi di plastica con data impressa, ah finesse…de Kodak!
E volete voi? Nelle pseudo agenzie italiote tra cui la decana Grazia Neri, passata a miglior gloria, nella Milano da bere, storcevano nasino per il formato 135 Ekta per non sentirsi offesi ( lesa majestatis) ma quando gli si mostrava i plasticoni Ekta 6x6 o codice 120 quasi a dire: eh così non va perché lei diventa pro e noi manifestiamo la vera natura di…cioccolatai!


New film Kodak

Man


Ps Colpo di grazia della verde (colore istituzionale) Fuji a Kodak avvenne con la stratosferica Velvia 50, da pronunciarsi Belvia che infatti tale era, da trattare (diversamente dal monopolio anzidetto) però nel beverone E-6 i chimici di trattamento ai quattro angoli del mondo e…salumerie. Il cosiddetto “standard” per il trattamento delle Ektachrome, Agachrome (seconda serie che la prima si poteva trattare a casa come prossimamente si dirà) etc. Standard tarato manco a dirlo sul giallo Kodak. L’orientale Fujifilm Velvia aveva bisogna, però, come si poté dimostrare trattando le diapositive Ekta in proprio con bagni Ornano perfettamente integrabili a quelli di Kodak a prezzo molto conveniente, nella Jobodrum termostatata e di una bellezza unica, della sbianca-fix a dodici minuti, quando i service/salumerie si fermavano a 10 pro cicero Kodak. E quei imbecilli di Progresso fotografico (fottografico no?) a lamentare in test manco fosse la Bibbia certo “velo” magenta…disonesti e tangentisti. E malgrado tutto sto fuoco di sbarramento la “belvia” venne fuori comunque. Anzi da Oltreatlantico il Kodachrome del National fu posto in soffitta: ohé compagni d’ora in avanti solo Velvia per doppia pagina di giornale senza “grana” che noi ameri + cani così diciamo e vogliamo manu militari. Minchia. E così tutti allineati e coperti. Pure Progresso fotografico (fottografico?) si adeguò con lauta mazzetta, espressa in Yen al posto di $: così va il monno paisà. Dicono si capisce.

Pss Ora Kodak (ma non era morta?) reintroduce la New Ektachrome per fuffa, moda ché i giovani allevati a smartphone facebookini instagramatici…manco immaginao. Infatti trapiantare ex abrupto una tecnologia “vecchia” nel vivere odierno dei McDonald’s è escamotage pubblicitario. Vivere e sentire analogico è categoria dello spirito e altra dimensione spazio-tempo che nulla sparte con il digital corrente. Tant'è vero che i fotografi o sedicenti tali d’Era analogica possono convivere con i bit, al contrario da questi arrivare all’analogico è impossibile se non immaginando, ecco, un mondo virtuale e allora…
Stessa cosa en passant per il bianconero che non è la desaturazione instagramatica e assimilata Pshop, manco i plug-in pro di conversione a dir vero, quanto un vivere e sentire in bianconero e si rilegga al riguardo Berengo Gardin: ragazzi fatevene ragione. Belle foto in circolazione virtuale sui cosiddetti “social” (perché mai monocromo alla yankee ma go home da sessantottino impenitente?) ben composte, ma è altra cosa dal rituale della camera oscura…chiedetelo ai latotimsisti alla Giole Magaldi del Nigrendo-Albedo-Rubedo o la Magnum Opus, ohh in mancanza vabbene pure l' Opus Dei per chi intende che il numero della Bestia…



Homo supermaketiis anello mancate. Consumatore e nient’altro senza scomodare PP Pasolini preconizzatore remoto anni Settanta. Sichè anche la riverniciatura offerte dalle varie socialdemocrazie al Kapitale (kappa kome killer) all’ultimo stadio terminale della giostra per gli acquisti serve più. Socialdemocrazie che han tentato (?!) di conciliare il libero arbitro del Mercato con un minimo di civiltà intesa quale protezione sociale o welfare state. Veniamo dal Sessantotto glorioso e non perdiamo tempo e chi ne ha voglia c’è la Rete. Punto.
Nello specifico si è già parlato e da tempo di dorsi magici digitali da agganciare ad analogiche camera, trasformandole a base binaria, cui risultati però sono dei file lomografici, forse per Manunzio artista più che bene. Ma non tutti sono “artisti” sedicenti, infatti una digitale non è solo “dorso” ma tutta la progettazione che lascia a mare analogica logica annessa e connessa. Per non parlare delle ottiche e telecentriche digitali ante litteram come Olympus.
Vale a dire se proprio uno non ci arriva a comprare l’ultima cazzata di CaNikon oppure SoFuj e cespuglietti vari, tanto vale buttarsi su un “vecchio” modello: così al volo una D20 di Canon da quattro soldi che riesce bene e dai file (accoppiata semmai a ottiche L come sperimentato) per ogni evenienza altro che accrocchi che lasciano il tempo che trovano, casomai per il lunatico e sedicente artista Manunzio…che però di fotografia se ne intende da cinquant’anni!

I’m Back’s Digital Backs for Old 35mm Cameras Are Now In Production
Digital back for analog SLRs

Man


Ps. A dir vero anche con una 4/3 e leggasi Quattro Terzi lo standard inventato da Olympus, oggi nella variante “micro” delle mirabilie va bene: se trovate una “vecchia” E1 non lasciatela scappare, o se vi pare una E3 a prezzi stracciati: la prima intorno ai 100 € l’altra il doppio e li vale tutti. Tanto oggi come oggi tutto finisce su monitorino (!) da cinque pollice dei vari brand mobaile smartphone, mica pronuncia mobile à la page n’est pas…



Eccola qua un'altra giubilata dall'Era analogica: Yashica FX-3 dalla meccanica robusta e senza dipendenza da batterie e scatto più morbido (!) della Contax Rts**. Insomma è un piacere brandeggiarla ancora e sue ottiche, il classico terzetto: 50-24-135 dotazione “standard” al netto di un pesante Zeiss 200 mm poco usato e altrettanto 35 millimetri decentrabile, che al confronto degli shift CaNikon d'una tenerezza...
E della triade il più usato l'immarcescibile 24, gran pezzo di vetro e anche secondo Test Mtf, sempre ad f 8 e, poiché usato all'esterno così le immagine delle migliaia l'archivio analogico dimostra, raramente a muover fuoco data l'elevata profondità di campo prerogativa delle ottiche grandangolari. Infine il 135 vetro senza pregio alcuno ma che tuttavia ha fatto il suo mestiere egregiamente

Man


** Contax Rts



Tempo & Memoria in un giro d’orizzonte omologato e pappinizzato bestemmia per la giostra degli acquisti. E poiché bastian contrari sin al midollo e oltre ne recuperiamo a beneficio delle giovani leve, che vengono fuori senza saper Nulla della precedente e detta Era analogica.
D’ora in avanti (tempo, ecco, e pazienza nel cercare tra centinaia di riviste che dalla soffitta scesi nello studiolo, al corrente o ci sta chi scrive o riviste libri...) ne proporremo regolarmente. Si anche per i vecchi e rimbambiti fotografi d’antan che nun gliene po’ fregà de meno già con un piede nell’aldilà, con Lucifero sai che risate a sangue si faranno…Chiappe loro ad libitum!

Man

Ps. Della Catalano poco sappiamo e per chi ne ha voglia di conoscere si rimanda al link. Quanto alla Olympus e della prestigiosa OM (all’epoca furono vero e proprio terremoto) è del tutto inutile aggiungere altra “acqua sotto i ponti” basterà, allora, sempre per chi ha interesse scorrere il mare magnum del web
archivio fotografico e. catalano


more: Oly_Catalano.pdf (3.59 MB)



E il terzo giorno...resuscitò secondo (si dice) le Scritture. Qui un po' di più: vent'anni, tanti quanti i giorni “dormiti” in soffitta. Si perché la Contax RTS (Real Time System per controllo elettronico della macchina, che senza batteria è un bel pezzo di solido metallo e circuiteria niente più) messa da parte con l'avvento del digitale tout court e conservata (inumata?) nel sacchetto porta ottiche grandangolare della Asahi 67, la seisette analogica su pellicola 120, ritorna alla luce mentre si mette “ordine” in soffitta: inconscio traslato a dirla tutta.
E aperto il vano batteria, introdotta una grossa ingombrante batteria da sei volts, recuperata dalla Yashica Electro X, qui accanto al computer su cui si digita, acquistata dall'Emporio universale su Internet, da non credere: funziona. Una macchina fotografica che trasmette benissimo certa “pesantezza” e si fa fatica a tenere in mano spartanissima com'è senza fronzoli alcuno, come nave scuola d'antan fatta di cose semplici. Certo chi sa orientarsi ancora senza elettronica....è un piacere. A questo punto dovremmo acquistare solo la buon FP4 Ilford e lasciare la digitale? Quien sabe paisà...

Man

Contax Rts test




Sega di Leica. No non è un salto vocalico: è voluto. Dopo la scomparsa dello Lcd (se solo avessero seguito la strada della Epson R-D1 con visore ribaltabile a scomparsa) nel modello M-D un obbrobrio han pensato i Crucchi con il chiodo (ancora sull’elemento) dell’Era analogica. E adesso la Signora (in gutturale teutonico l’impossibile dittongo ei si pronuncia ai come Laica, tuttavia se lo si pronuncia alla francese pure accentando la finale, benedetti transalpini, la preferiamo!) delle telemetro mo’ fa sparire il “bollino” rosso cui interno s’iscriveva il nome Leitz in quel di Solms una volta Wetzlar.
Siché alla “discreta” cifra di 8000 $ vi fate un corredo digitale con i controfiocchi, comunque si scelga, e alla Leica gli fa il gesto…dell’ombrello.
E dicono pure che quella vite faccia a vista fra oculare e finestra telemetrica sul frontale della M-10 P è un fatto “minimalista” più che altro un chiodo in testa (come sopra) visto il prezzo che non ha giustificazione alcuna se non il cosiddetto “allure” d’antan: per cortesia le foto, le foto eh!

Man

Ps. Una M6 versione analogica la provammo giusto per qualche fotogramma dalle mani d’un amico che cambiava fotocamera una a settimana: adesso la mattina presto lo si vede per il centro cittadino mentre porta il cagnolino…da pensionato




Ci risiamo. Altre volte (sempre) la nostra attenzione diciamo così va a quei fessacchiotti che la giostra degli acquisti fa, appunto, fessi. Vale a dire quei cretini di “colleghi” estensibile anche alla pletora di “amatori” della domenica e altri giorni si sa mai. Ambedue zoomorfi individui che stanno lì anelanti e sbavando per l’ultima full frame che gli consenta di vedere “pixel per pixel” senza sgranatura. De gustibus.
Ora con i sempiterni cinquepollicini di monitor smartphone (un po’ più su tablet ma sai che problema) resta difficilino capire se l’immagine è full-aps c-tre quarti e na gazzosa…Ah certo ingrandirla: e cosa? Cojonate a man salva. Ma. Già e se la stampi a trecento dippiahiahi? Corbellerie di chi in tipografia una volta, service sempre più digtal ha mai varcato soglia. E una stampa la si guarda a distanza, poi. E se proprio proprio na botta de maschera de contrasto alla Lightroom che è meglio: vuoi mettere?
E se invece la stampa in formato libro (sempre una figata si sente dire) è muraria come nel caso qui di specie? Nessunissimo problema.
E per i Santommaso a pagamento eterodiretti dalla giostra ecco qua: immagine da analogico in digitale su Olympus E1 Ammiraglia 4/3 con ottica macro da negativo bianconero Ilford HP5 135, o formato Leica che dir si voglia. Il sensore? Cinquemilionidipxel (su Jepg ché solo quello da sempre usiamo a 314 dpi di default Olympus, pronti per la stampa offset) sufficienti a tirar un cm 21 x 31 a mostra. Si perché di mostra in libreria (ci abbiamo il pallino o fisima o fantasia culturale fate vobis) e su carta cosiddetta photo, e mica la cartaccia su cui si è chiesto l’altrettanto detto provino: a sinistra con una nuance rosé a destra più fredda che va molto meglio ancor più nella stampa finale su superfice “perla”. Il resto è pura e semplice masturbatio che tanto aggio fa alla giostra degli acquisti…

Man


Ps. Chi poi ha visto le foto esposte, una strisciata d’alcuni metri, su nudo muro ché non amiamo le cornici da relegarsi alla pittura a metro quadro, è andato con la memoria a quello che le immagini tutte rimandava. Ohh ci è venuto pure un collega d’era analogica, con il naso quasi appiccicato su la striscia (!) è rimasto alquanto perplesso della “definizione”. E quanto ha saputo di come le immagini sono state ricavate…la testa come pendolo faceva, lui nikonista full frame...

Pss. Il preteso dello scritto è venuto nel sistemare l’archivio tra libri e raccoglitori di pellicole analogiche

Telemetro d'antan




Dunque per gli smartphonisti a tutto spiano (onanismo digitale?) Konica oramai scomparsa insieme a Minolta, che avevano tentato alla fine di “fondersi” e Minolta base cui abbriva Sony da questi acquisita, conosciuta più per pellicole e carta fotografica in Era analogica.
Hexar più che anti Leica (!) estremizzazione di un concetto, filosofia, che già all’epoca era oltre il viale del tramonto

Man


Konica

Konica telemetro

Leica M9 vs Konica Hexar


Ps. Nel duetto orientale si presti attenzione al cinese vestito da occidentale. Infatti il ragazzo che a vedersi sembra “suonato” riesce a riprendere sempre delle buone immagini, nel video come in altre review

Yashica vs Zeiss




Una di quelle sfide che pare perse già in partenza, eppure non è così. Infatti è questione di “cosa” si misura: patate cipolle ravanelli…o lenti. Vabbene Zeiss è sin troppo noto per chiunque, fanno la réclame delle lenti per occhiali su le televisioni…Certo le nuove leve, già, che se gli levi lo smartphone, si buona notte!
RTS Contax e serie FR Yashica I e II tanto per cominciare. Anni Ottanta del secolo “breve”. O dell’Asse Sino-Germanico meno drammatico, ecco, di quell’altra ante Hiroshima e Nagasaki per intendere.
Insomma di Contax conosciamo vite&opere, figurarsi delle ottiche Zeiss. Planar Tessar...e via così.
Viceversa la Yashica, si parla di Era analogica, aveva una joint venture con i tedeschi, quindi poteva montare anche le blasonate ottiche Zeiss. O per dirla non infrequente (chi scrive) che su le Fr dal nome frusciante, trovava posto ad esempio il Planar 50 mm, e su la Rts l’ottimo 24 mm Yashica, ma…Cosa accade a “vecchi” fotografi che dell’indiscussa supremazia Zeiss ne fanno vanto poiché (usavano) su la Rolleiflex biottica lente Zeiss?
Siché preso il cavalletto Linhof che va benne per palestrate performance…sopra la Rts caricata con Agfapan 25 da tirarci i 50x60 centimetri al bacio, che il gioco è semplice. E alternando l’uno e sette Planar vs lo Yashica equivalente cinquanta millimetri, soltanto a quell’ingrandimento si vide la differenza fra lente germanica (costruita in Giappone, eh!) e il Sino vetro. Abissale? No assolutamente niente di tutto questo, la prova dell’ingrandimento, fatto sul mostruoso 139 Durst a luce “fredda” cosiddetta ché la lampada utilizzava terre rare e di colore blu intenso di una morbidezza unica. In definitiva fu come trovare l’ago nel pagliaio e ben oltre il pelo nel solito uovo. Tant’è vero che sul formato trenta per quaranta, limite massimo del formato 135 o Leica che dir si voglia, era ed è molto difficile vederne differenze tra lenti, anche perché la grana, poi, della pellicola come nel cinquanta per sessanta gioca non poco ruolo, ma è altra storia maledettamente complicata, tipica dell’Era anaologica!

Man


Contax RTS vs Yashica FX-3

YASHICA FR + YASHICA ML 50 1.4

24/2.8 ML - Un ottimo obiettivo che ancora oggi merita di essere acquistato. La resa globale è allineata a quella dei migliori obiettivi della concorrenza con in più un contrasto ed una resa cromatica davvero notevoli

Made in Italy




Il numero identificava il formato pellicola in Era analogica, poco meno del 120 alias Rolleiflex Hasselblad Zenza Bronica…
Venivano al foto negozio dove eravamo ragazzi di bottega (innamorati della fotografia ma che ci ha “distrutto” la vita) clienti di lungo corso con le loro macchinette che il più delle volte oltre la custodia erano avvolte in carta da giornale (!). E tra Kodak Istamatic (caricatori in plastica in codice 126 conteneva dodici o ventiquattro fotogrammi, bastava scartocciare la confezione ed introdurre il caricatore come fosse una normale pellicola per “dilettanti”) la italica Bencini faceva bella figura con i suoi fotogrammi like biottica Rollei e altre simili. Spartana all’impossibile con segnato sull’ottica la scala distanze focali e dei “pre-set” tipo: sole nuvolo interno e sincro, mentre il flash, così come anche le odierne digitali, sul tettuccio dello scatolotto di metallo

Man

Bencini_1
Bencini_2
Bencini_3

Leica è morta...era ora




I giapponesi nella foresta che non si fanno capace che la guerra è terminata da setta e rotti anni. Leica appunto.
Si ricorderà che Leica aveva “inventato” la soluzione finale: sono teschi…con un suo modello M e senza Lcd dove rivedere non solo le immagini ma pure navigare a menu (!). La furba trovata era stata di eliminare la “cosa” orripilante su una Leica old style (?!?). Un po’ come dire che le (mie) Olympus nel venire dall’Era Analogica, non fossero dotate di schermo Lcd: a che serve se basta l'occhio! So’ cazzate, appunto. Ma Leica eh…C’è stato un tempo che la Epson si fabbricava, via Cosina/Bessa, una telemetro o rangerfinder che dir si voglia. Sia come sia la bella telemetro (con problema crop sensore di non poco conto e venuta alla luce anzi tempo, Fujifilm X-Pro1/2 docet) aveva escogitato la “scomparsa” del Lcd** con ribaltamento dello stesso a chiudersi sul dorso macchina: una figata! E Leica? Meno male che ogni tanto i teutonici scendono in Terra…e le prendono di santa ragione: Terzo Reich per l’appunto!

**Lcd a scomparsa

Fuori produzione Leica M (senza Lcd)

Man

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