Manunzio

Sogno di una notte di mezza estate

Vabbene bisogna pur trovare un titolo “nobile”. Sono le tre di notte e fa caldo e chissà come farà a “vivere” il Coronavirus, forse si è spostato all'estremo Nord più favorevole e forse meno chiacchierato dell'Antartico cui è impossibile, tuttavia, andare oltre certe terrestri colonne poco erculee ma molto extra: sembra il titolo di un film alla Bud Spencer. Insomma è caldo e ci alziamo paparienno: onomatopea voce napoletana che, sulla falsariga delle palmate piante di papera, ecco, intende più all'ozio godereccio o movimento per cose da fare però rimandate per motivi anche futili: alle tre di notte? E vabbé semp' papariann' è, uhh che ualler' ca sit' e senza sottilizzare che, appunto, fa caldo!
Dunque sopra la scrivania dove ci sta uno dei tre Mac casalinghi (due sono del grafico figlio Sky) la libreria (una delle tre domestica) con il mastodontico librone di, buonanima e Iddio l'abbia in gloria, Ando Gilardi ”Storia della Fotografia” per i tipi, uso dire, della Bruno Mondadori. Perché questi e non un altro levato dal piano sovrastante il computer? Boh e fa sempre caldo. Siamo lucidi e concentrati e maldisposti con Morfeo.
Posato il libro sul tavolo, siamo giunti alla fine del fatto, andiamo dritto dritto a Riis: chi era costui? Un europeo catapultato nella New York Fin de Siècle Belle Époque. Bella per gli aristocratici satanisti, sempre loro ma pure l'argento, che calembour a parte è attinente, accidenti, i fatti in narrato. Si perché questo Riis è stato il facitore della “bibbia” dei fotografi impegnati e noi irriducibili sessantottini (soldati nella Jungla dispersi ma vigili e non del tutto arteriosclerotici) ci addrizzano ancora certe antenne: vabbene pure anatomiche e ci siamo intesi il dove.
Finale anche perché Morfeo non fesso colpisce a suonn': drammatiche immagini, Riis, che al tempo coronarico corrente sono anticipatrici di questi giorni; maledettamente babilonese formato, certo, catodico tra ventilatori (morti causa pressione dell'ossigeno sui polmoni, altro che virus) ciarlatani africani via OMS, ridens della satanica coppia Bill & Melida a circo Barnum, questi sì, veri untori e di Stampa & Regime: ci vuole un po' di acqua zucchero e limone per mandare giù ste immagini virali tout court e obbedire ob torto collo al dio del Sonno.
Dite? No a voialtri il caldo ha già fatto danni irreparabili su quei pochi tristi e solitari neuroni: vi han promesso il vaccino? E pigliatevill' non tardate a prenderlo, qui senza calembour, per chi intende, altrimenti buonanotte, ecco!

“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” Matteo 25. 40


Jacob A. Riis on How the Other Half Lives & Dies in NY
https://www.youtube.com/embed/K3NwFB9zuF8


Ps. Enzo Biagi a parte che su le ore notturne ci aveva visto giusto, quelle della notte dopo la mezza sono di una cadenza modulate dallo scorrere particolare: certo dalle tre e sino alle cinque mattutine bisogna prestare particolare attenzione...ore che un tempo pagano piazzava in piena luce e non necessarie demoniache come quelle e denominate controra



Due dopo il primo preannuncia il tre

della serie “infinita” dei numeri. Ma darli è tutt’altra cosa di questi tempi coronarici e scientismi ca pummarola ‘ncoppa televisiva, di TSO a telecomando. Trattamento Sanitario Obbligatorio in tutti quei casi che un soggetto in “escandescenza” fuori dalle normali convivenze di gregge (perché pecora è bello) bisogna di puntura ed elettroshock quanto basta a “sedarlo”: colpirne uno per educarne cento, slogan del Sessantotto e dintorni riappropriato dal morente Potere ino + cul + atore di pandemie.
Un passo indietro e si comprende l’importanza. Ricovero coatto...trattamento sanitario obbligatorio si intendono procedure sanitarie normate e con specifiche tutele, in genere di legge, che possono essere applicate in caso di motivata necessità e urgenza clinica, conseguenti al rifiuto al trattamento del soggetto che soffra di una grave patologia psichiatrica non altrimenti gestibile, a tutela della sua salute e sicurezza e/o della salute pubblica” così l’immarcescibile Wiki.
Papale papale: pazzia atto contro la “norma” del (dis)ordine (pre)costituito. E sino a qui ci può’ stare (!?) senonché da ultimo, e solo per adesso, il TSO è stato ino + cul +ato ad un parroco!!! Mentre il giorno prima ad un povero diavolo siciliano, sbattuto su lettino di contenzione, come prima più di prima, manicomiale, lager di detenzione (li abbiamo visitati e fotografati una quindicina di anni fa e di sofferenze indicibili, di disumanizzazione siderale) per chi ha la colpa di essere “uscito in fantasia” la bella espressione partenopea che poco rima con rituale coronarico di Mengele memoria


Gazzetta Ufficiale Legge n. 833 del 23 dicembre 1978
Così don Gianluca è stato prelevato e portato via. Per il reato di “diverso pensiero”
Ravanusa, "La pandemia non esiste", e gli fanno un tso. Il caso finisce alla Camera



Ombre & Luci(cartoline postali)

Detta così sembra cosa di niente ma in fotografia, qui bianconero, un mare che unisce gli estremi mediati da tonalità di “colore” traslate in grigio. E per chi è nato in Era analogica, del tutto familiare, anzi, in buona misura “categoria dell’anima” per chi intende.
Tuttavia è insita nel bianconero una malia che non è raro svolta in magia, per gli occhi in prima approssimazione e spaesamento a seguire, ogni qual volta si para davanti ad una cosiddetta immagine “antica”.
No un momento altrimenti si fa confusione: qui c’entra poco e niente la cosiddetta “nostalgia” che tutto livella e piazza nel lato B dell’anatomia umana. Da questo lato, ecco, sembra assistere al canto delle Sirene su gli scogli di ossa imbiancate.
C’è in chi percepisce distinto in “vecchie” foto un dato fisico: la luce, oggi impossibile a dirsi (farsi) per la polluzione di polveri ben più che sottile. Una luce tridimensionale come certi dipinti. A questo un primo sintomo di smarrimento, il quadro clinico, ecco, è solo l’abbrivo della sintomatologia più profonda e radicata che ha a che fare con la “compostezza” ben altra cosa dalla composizione, sempre comunque ben curata e in debito conto. Compostezza stile di vita (si è detto che il bianconero questo è) al cambio odierno inammissibile, qui sta il punto. Sì perché lo “strano” il raffazzonato e lo storto brutto sporco e cattivo (sembra il remake dell’omonimo film con Manfredi borgataro) è la cifra che il Nuovo (dis)Ordine Mondiale (leggasi Milano da bere tout court) pretende manu militari la conformità, mentre le immagini e sempre d’antan, per comodità, oggigiorno sono bestemmia perché vi è altro. E qui cade il “revisionismo proletario” del benedetto Sessantotto. E non è così, almeno in quelle immagini, dove il Potere&Potente di turno si schiaffava davanti l’obiettivo, in sorta di autoscatto, con il suo volto più delle volte bovino en plein air “borghese”.
Evidente, come non mai, la Sacralità dell’esserci e circondario in foto. Sacralità (tutt’altro che bieca rassegnazione d’incenso per chi intende) e siamo in pochi a capirlo mentre il pifferaio vestito di bianco conduce le greggi all’Abisso.
Infine ma non meno importante, anzi, il supporto. E qui per i quattro (alla lettera) lettori che leggono impossibile a dirsi, figurassi scrivere. S’intende per chi mai è passato anche solo un attimo in “dark room”. Toccare queste “cartoline” è toccare il pelo: non ho altro cui fare paragone. A patto che anche questi (pelo) goda della stessa sacralità, non mercenaria


Ps. L’immagine a corredo è un lavoro che ci prende da un trentennio, concretizzatosi tre anni fa con una campagna moderna degli stessi scorci, e d’altro al momento non possiamo dire

Pss. Si presti attenzione alla “staticità” della scena, smossa, tuttavia, da quella figura molto letteraria su la sinistra, l’uomo in movimento con la giacca su le spalle dopo il lavoro; oltre al fatto che il documentarista (siamo in pieno Fascismo) ambienta il tutto e come “sfondo” le case popolari al posto dei tuguri dove tant’altri vivevano ancora

Strategie atlantiche: 14 maggio 1977



Maggio più della rosa(croce) gli estremismi eterodiretti via centrali atlantiche


La storia di Maurizio Azzolini e del 14 maggio 1977


Addio a Paolo Pedrizzetti. Storia di una foto (e di un'indagine nata da quella immagine)

Un lucano, la P38 e la storia iconografica della lotta armata in Italia

Man


Ps. Da poco passato i "festeggiamenti" omicidio e rapimento Moro & sua scorta, certe coincidenza "armate" e proprio un anno prima del rapimento leader Dc: pari strategia di smembramento dell'Italia, iniziato ben prima del colpo finale chiamato "ce lo chiede l'Euro(pa)"

La meglio gioventù




Sessantotto e dintorni. Il cine teatro ha il suo proscenio dove si esibiscono di volta in volta artisti d’ogni repertorio, come quella volta che arrivò a queste lande la PFM, o premiata Forneria Marconi e fu ‘na bella “infornata” e di brani cui si conservano fotogrammi accidentati di sviluppo. Ma ci sono.
Proscenio e non si capisce perché non utilizzare lo Stabile cittadino, un San Carlo teatro in miniatura e suo loggiato, rimesso in auge (politica per voti che cosa non si fa) solo trent’anni fa.
Cine teatro, quindi, dove era di “moda” assistere anche a improvvisate Jam session, e di un casino infernale: ma a vent’anni…
Restano i fotogrammi di mezzo secolo fa; Gianni Anastasi che sta alla batteria pare lì ancora oggi. Gianni che una volta in Inghilterra poi pare in Spagna e non si sa dove tira la sua esistenza: olè

Man

Ps. Come ogni guerra che si rispetti, compreso il Sessantotto che questo fu, dopo c’è il ritorno a casa o come direbbero i nordici “a baita”, qui no: una generazione dispersa compreso un amico finito in Ucraina, e forse da lì ritornò il padre in Italiana reduce di Russia, ogni dove della Terra. Sfasciata genia come la cifra corrente del Nuovo (dis)Ordine Mondiale vuole, e pare riuscirvi bene

Pss. La luce in scena è sufficiente all’utilizzo della Ilford HP4, in seguito prenderà il cinque, forse alla sensibilità nominale di 400 Asa/Iso o tirata ad 800: e chi lo ricorda più (vero che si conserva da qualche parte il quaderno di camera oscura, però…) così lo sviluppo tra Rodinal Agfa, e più Microphen della stessa Ilford. Buio ancora su la macchina utilizzata, siamo in era analogica, verosimilmente la Yashica Electro X a telemetro che ancora funziona cinquant’anni dopo l’evento, quanto una odierna digitale…che tuttavia è impareggiabile nella riproduzione al posto del “classico” scanner da passarci le notti: Olympus E1 e ottica macro, il resto è di quei miracoli che solo il digitale consente oltre a regolazioni via Lightroom/Pshop impensabili su l’analogico

Sessantotto e dintorni...figli di fiori (ma non troppo)




Siamo l’unico studio fotografico cittadino che ha, tramite giornalista, la vetrina sulla Main street che espone fatti di cronaca in tutte le sue variazioni tonali, e bianconero. E mentre si è in momento di pausa con, a latere, il Baffo patron del laboratorio chi scrive l’amico di infanzia Diego e Luciano, gran figlio di…che ha un aspetto serpiforme e viscido (di nome e di fatto) eccoti sopravvenire Gabriele, no l’Arcangelo, ma un fotografo Beat Generation che di cognome fa Agamamennone!
Insomma, e siamo in pieno inverno con neve, il figlio dei fiori che calza scarpe da ginnastica e tiene in spalla una Canon Ftb e portafiltri Kokak che la rende ancor più enorme, tiene in mano una bottiglia. E direte tutto qua? No è che è di Ace, si, la candeggina. Vuota certo ma come questuante chiede di riempirla di bagno.
Ora per quelli che manco sanno come si chiamano, spieghiamo che per bagno s’intende, e parliamo di bianconero, dello sviluppo usato per la stampe del cartoncino fotografico trattato in camera oscura.
E meno male che c’è Luciano che conosce Gabriele (che di nome fa sempre Agamennone, sì, come il greco dell’Iliade, ma qui a queste latitudini) mi chiede di riempirgli il bidoncino. E’ inutile dire che il Baffo si strofina pollice ed indice nella posa cash, ma con Luciano presente la cosa finisce lì; anzi “pagherà la prossima volta” una saetta uno sguardo in tralice alla volta del patron che, adesso, guarda altrove

Man


Ps. Il bagno di sviluppo che preparo, sono l’addetto alla chimica del laboratorio e nessuno fiata, è più simile ad un rimedio omeopatico, qui diluito alla miliardesima volta e da decenni sempre quello, se dò conto al Baffo. Invece tutte le mattina prima della seduta (resto in piedi per ore ed ore) di stampa cosiddetta penso a rigenerare abbondantemente il bagno di sviluppo. Questo il Baffo, vedessi la di lui moglie Rachele (come la moglie di Mussolini) sposata perché proprietaria, che fa aggio su la sua bruttezza di megera,insomma di quei quadretti alla Totò & Peppino nella Banda del torchio, che vorrebbe lo sviluppo eterno: alla cassa prego!

Pss. Il portafiltri Kodak in plastica di colore grigio chiaro, era l’equivalente odierno Cokin oppure Lee e compagnia cantando, solo che mentre quest’ultimi hanno filtri in vetro o di plastica dura, il Kodak che si serrava a qualsiasi obiettivo con viti esterne, sempre in plastica, usava gelatine o fogli sottilissimi a mo’ di filtro: tanto per il bianconero che per il colore, nel caso i famosi Wratten di correzione (blu/ambra) che capriolando su la temperatura colore (gradi Kelvin) se avevi in macchina colore daylight in macchina e dovevi fotografare con i faretti (i flash da studio Bowes verranno dopo che costavano già un capitale all’epoca) mica usavi, ed erano in produzione i film luce artificiale ma usati dai milanesi, le Tungsten, no. Ci azzeccavi il filtro ambra equivalente e te la cavavi. Oggi fa ridere la cosa, infatti su una qualsiasi digitale puoi scegliere il Preset adatto alla luce, o variare la “sensibilità”. E’ tutto dannatamente più semplice, quanto al fatto che se tutto questo impatta e come sul “fare” fotografia è danatissima Vexata quaestio, e qui non è il caso. Comunque fatevi un giro per Internet e da mettere mano nei capelli, anzi ci sono firme blasonate poi…non vi dico che, fatti vecchi, pensano di scimmiottare i giovani giocando con l’iPhone o Android che dir si voglia!
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