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Territori fotografici



Maggio periodo di cerimonie religiose, battesimi prime comunioni ed anche matrimoni, che segna l’inizio della cosiddetta bella stagione. Siché senza gli smartphone rituali, si parla della fine anni Sessanta e inizi successivo, quei momenti venivano immortalati, ecco, dai fotografi da studio.
Dunque gli studi fotografici che avevano, diciamo, loro sensali procacciatori sparsi per il territorio. Ecco ci siamo. Si perché oltre lo studio cittadino, in un'altro post se ne raccontato ammontare ad una decina nel Capoluogo, i fotografi avevano spartito la Provincia lucana in territori fotografici: ognuno “marcava” il suo e per gli intrusi eventuali ne avrebbe pagato conseguenze non da poco.
Maggio partiamo di primo mattino e siamo in quattro. Un serpente di strade e poi come una rocca turrita e lontana, Acerenza baluardo della piana pugliese sottostante. I contrafforti e opere murarie a contenere la stabilità del piccolo comune la fanno, appunto, somigliare a città fortificata di quelle per intenderci che si vedono nelle scene di film prima dell’assalto degli invasori.
La giornata è limpida ed al collo porto - finalmente dopo mesi a lavare vetrine e copie dieci quindici passate alla smaltatrice, roba da “apprendista” – la Rollei e nelle tasche una manciata di rollfilm Agfapan 100, emulsione che è un cavallo, meglio mulo, e se la cava sempre (nel fotostudio sono addetto al trattamento delle pellicole e come iniziante non è cosa da poco).
Dopo il caffè attendiamo la processione, una volta era così, che dalla Matrice si dipani per l’intero paese: il boss del fotostudio indica dove sistemarci per fotografare il tutto. Mi sento come di quei film di guerra a “rastrellare” la zona. Finisco i rollfilm ché dalla mia postazione e il sole e il tutto mi consente delle buone inquadrature ai ragazzi e ragazze della Prima comunione. Adesso non ne posso più dopo ore e me ne vado per il paese, gli altri continuano gli scatti con il flash in pieno giorno (si dice fill-in, no?) Metz dalla livrea grigioverde e con tanto di “palle” che si è detto un’altra volta a verifica carica batteria.
Sotto un’aria che si è fatta calda gironzolo per vicoli del paese, quando ad un tratto una vecchia intabarrata nel costume paesano, mi chiede una foto: non una qualunque ma p’ document’ mi dice. Attimo di panico e come la risolvo senza padelle della diffusa, lo spot e la seinove da studio? Meno male che c’è un muro calcinato di fresco: accomodo la “nonna” davanti al muro, la sedia ce l’ha già essendoci seduta sopra tutto il tempo del prima dopo posa, e tanto da farla sembrare figura mitologica metà impagliata/seduta e metà sembiante umano. Il flash fa la sua rischiarando il volto e saturando (sovraesposto) il muro già bianco di per sé (in camera oscura provvederò ad equilibrare meglio la scena, sebbene poi si capisce che lo sfondo non è il “limbo” dello studio…). La posa c’è e tutto “regolare” come gli scatti fatti alla processione: non uno sgarrato. E il boss che dice? Muto come un pesce palla, data la circonferenza del suo giro vita…E’ invece Luciano (alter ego del boss) a sfottere dicendomi che si aspettava di peggio…mentre i clienti dal paese vengono con il postale (la corriera) e rare automobili, allo studio a ritirare i trediciperdiotto bianconero dei propri figli nel giorno della Prima comunione.
E dei matrimoni? Paisà alla prossima e di quando i pranzi nuziali si allestivano in…casa come quello dello zio scapestrato che…e della zia di Neve Iorche venuta apposta e di un omaccione con Leica al collo che scattava per Life…

Man

Man "ragazzo di bottega"



Lo chassis per la sienove misura standard per ritratti e simili era caricata in completa oscurità, e per l'orientamento, ossia l'emulsione sensibile faccia obiettivo da ripresa, fungevano delle tacche sui bordi della pellicola. La posa era tutt'altro che semplice dal punto di vista tecnico ché oltre i lati invertiti destra-sinistra era altresì capovolta a testa in giù; allora per la composizione veniva utile la quadrettatura del vetro smerigliato per i fuochi oltre ad una “sagoma” disegnata a vetro per centrare il soggetto. Quando poi tutto era tecnicamente pronto allo scatto bisognava impartire un “comando sintetico vocale” a che il ritratto assumesse la giusta espressione e con occhi aperti, facilitato dal fatto che la posa avveniva in luce artificiale

L'autoritratto da “ragazzo di bottega” (chi scrive) primi anni Settanta secolo scorso. Più che altro a mostrare la scala tra ritratto e macchina da presa, con scatto a “peretta” sì proprio come gli albori della Fotografia, gli atelier della Parigi d'antan. Si perché la posa era come il rituale (sacro) del caffè mattutino al bar con amici. E per questo ci si affidava a mani che sapevano il fatto loro.
E s'immagini che lungo la Pretoria, prende nome dall'accampamento romano, o più comprensibile Main Street cittadina si contava gli studi: Cavalier Corrado, Foto Gennaro eclettico che espone quotidianamente su la sua bacheca lungo il “salotto” buono o lo struscio del Centro storico pretoriano sue irriverenti pose bianconero. Poco più in là Foto Lampo dove ero “ragazzo di bottega” studio e cronache cittadine in sedicesimo alla Publifoto di Carrese; poi un suttan' o spelonca di molti gradini a scendere dal piano strada, ancora Foto Bucci cui si è già detto altrove, e da presso Foto Paolo, alticcio eppur lucido, lo studio gli serviva a dependance ché il prospiciente Bar Brucoli il suo avamposto: giorno e sera per trecentosessantacinque giorni. Su la Piazza del Sedile, cui nome ricorda appunto l'antico “seggio” comunale, Foto Romano che per arrivarci bisognava entrare in una corte e poi la ripida scalinate, antingresso la bianca vasca per il lavaggio dei cartoncini bianconero, e trovarsi al cospetto di una tacca e mezza, o articolo il la misura, ecco, dei due fotografi. E slargando verso l'edicola del Santo Patrono, dinanzi il banco di Napoli, Cenzino (Vincenzo) Bianchi forse il più elegante di tutti i fotografi del Capoluogo, in camicia cravatta e capelli alla Von Karajan nel turbinio di un “mosso con brio”. Peculiarità di Cenzino, ma anche di Foto Paolo, il flash immancabile teutonico Metz in livrea da questurino grigio-verde con “palle” (indicatori simil a quei diavoletti dondolanti in fiale di vetro che ci mostravano a scuola a sostegno della Fisica del vuoto) tenuto staccato dalla Rollei con la mano sinistra, quasi a spiovere dall'alto e pressappoco 45° gradi a simulare la luce solare. Un funambolismo non da poco.
E infine vicino le arcate dell'Arma dei Carabinieri, ecco, la faccia di tagliagole lo sguardo torvo, i fratelli (!) Foto Agostino dall'aspetto di zllus' (a mezza via tra lercio il poco curato aspetto nei gesti e nei panni, sempre gli stessi). E stavamo dimenticando Foto Tonino Mancino alto allampanato dalle gambe che avrebbero gioito di una...convergenza. A vederli tutti, tranne i zullus' cui s'è detto, mentre prendono (meglio prendiamo che c'eravamo) il caffè davanti la Chiesa del Sepolcro, immancabile ricettacolo di Frammassoni e d'altronde l'interno a giorni dispari conserva in sedicesimo copia del Cristo velato, originale alchemico in Napoli nella cappella dei Sansevero.
Caffè o della quiete prima della tempesta...ché poi entrati in Chiesa avessi voglia a sgomitate: anzi mazzate da ring e Rollei che volano su le teste di altri colleghi (perché gli ha fregato i clienti così al volo) davanti a “cresimandi” famiglie e varia umanità presente alla sceneggiata. So' fotografi ruspanti di provincia...e pure loro tengono famiglia e territori fisici cui è spartita a tavolino, roba che manco la Mafia..., la Provincia della Lucania, che scritta così è più figo o più esatto etimologicamente, semmai alla prossima...

Man

Empatia




Il brand fotografico anche se poi ad inizi Settanta secolo scorso, e tutt’ora solo Pentax. Brand delizia della fotografia analogica, non tanto più in Era digital sebbene supportata dalla Nital che ha già a catalogo Nikon.
Pentax era, così, impresso sul pentaprisma della mia seisette, decisamente ingombrante (molto) a far verso le reflex formato Leica. E i Takumar? Lenti che su la seisette davan qualcosa di strabiliante, risoluzione, neanche a dirlo, ma soprattutto colore reso magistrale: alla grande lato e traslato. Certo sui negativi bianconero potevi metterci mano: ante e postquam trattamento, viceversa a colore diapo…un terno del laboratorio colore brodo E6, ciò che ci spinse al trattamento diciamo domestico con una Jobo tank termostata incredibile! E chimica della Ornano in Milano “sostituto” del trattamento, decisamente costoso, di Mammasantissima Kodak.
Insomma un brand quello di Pentax che ricordiamo, forse e soprattutto per la “famigerata” ME Super di un amico, per noi che possedevamo anche la mitica e spartana K1000 e bayonetta “universale” detta appunto “passo a vite 42x1” Pentax .
Sui giornali d’epoca era altro che derby Milan-Inter: chi diceva che il meter della ME Super sottoesponeva (!) di mezzo diaframma, che per i puristi del bianconero…al contrario chi scattava in diapositiva mezzo diaframma in “sottoesposizione” salvava da possibili pelature le alte luci (ed era preferita in tipografia che nel caso potevano aprire le ombre, l’odierna passeggiata Lightroom/Pshop).
Infatti per sua intrinseca natura, per le dia valeva la regola “esporre per le luci”. Esatto opposto per il bianconero cui mantra recitava” esporre per le ombre e sviluppare per le luci” e sue mille eccezioni, diluizioni marche sviluppo se per stampa condensata tipo Durst oppure “abat-jour” degli ingranditori dell’Est europea alias Meopta.
E volete voi? Anche una terza via delle riviste di settore (con famiglia, e senza scontentare tifoserie e sponsor, pecunia non olet) per bypassare la diatriba ME Super adducendo ad errata “taratura” in fabbrica. Plausibile e forse possibile visto che le camere erano quasi tutte oramai comandate dall’elettronica, ma ancora di meccanica.
Ma la ME Super porta il volto di “scintilla” Renato elettricista, che non è più. No, non perché fosse tecnico bensì a causa della sua balbuzie lo “scintillare” e di un remoto corso di fotografia che tenemmo con Aldo La Capra (primo fotografo areofotogrammetrico italico che dall'alto consentì al Prof. Dinu Adamesteanu grande archeologia di fama, di “riesumare” negli anni Sessanta la città greca di Metaponto su lo Jonio e della Magna Grecia in genere) agli inizi dell’Ottanta del secolo trascorso. Sit tibi terra levis, Renato

Le origini di un mito

Man


Ps. Stato corrente Pentax è stata acquista (pari sorte la mitica Minolta fagocitata da Sony che solo adesso si spara... la posa) dalla piccola ma battagliera Ricoh: quasi un affronto ché la classe non è acqua, eppure…

Fotogrammi prima parte, Don Gerardo Bucci




Abstract
here I remember an Era analogic in lab B&W, as print portrait in dark room and much more, as develop Agafcolor or Ferrania color negative, made in Italy, and Kodak color. All process that I remember it was make into a lab far town of provence of South Italy in 60's


Il portale corre a filo cardo pretorio da cui via Pretoria. L’esile luce dall’androne archivoltato scintilla su l’acciottolato i tre gradini e l’anodizzata vetrina che precede lo store e fotolaboratorio colore, sciccheria metropolitana anni Sessanta. Di là dalla porta ‘ntallia z’ Nunzio Rofrano “ragazzo” di bottega. Tutt’intorno scaffalature tarlate e vetrinette impolverate dove pisolano macchine fotografiche scatole di pellicole lampadine flash, album e buste dieciquindici accatastate.
Sigaretta, più che altro arco di cenere tenuto a sfida della gravità, mani in fremito continuo sui dorsi di fotocamere di pancromatiche FP4 Ilford, o ribobinati formato Leica P30 Ferrania di tignosi clienti p’ sparagnà, occhiali fumé sul naso adunco incornicia Don Gerardo Pecoriello detto Bucci alias Zatopec, in onore dell’etiope olimpionico di Roma, tarantolato fotografo in cerca di scoop urbani.
Dietro la tenda vermiglio che separa l’ingresso e retrostante sala posa la lampada, lare domestico sembra così, retroillumina l’opalino inclinato a 45° e fila di negativi per il ritocco, mentre mani spennellano mattolina. Nella penombra della sala di posa la camera su colonna ottonata che troneggia a centro sala, ne ammiro i movimenti dello zio sotto il panno nero che imprime su châssis seinove volti in fototessera, a cap’ sott’.
Un misto di euforia e trepidazione m’accompagna tutte le volte che, tenendomi al corrimano della scala a chiocciola, scendo al piano sottostante del lab dove, come in dissolvenza le plafoniere di luce opalina su pareti nero fumo illuminano a giorno, e rifratte nel luccichio cromato d’enormi cilindri (smaltatrici) da cui precipitano cartoncini bianconero, cartoline colore. Oltrepassata la soglia ed immesso in altra sala, sprofondo al centro della terra o l’interno del Nautilus, nell'attimo in cui spente le fioche luci inattiniche, lo scartocciare e buio materico, tanto si può toccare, è tutt’uno con la voce dello zio fotografo che a tratti sembra giunga da destra, ora da sinistra dall’alto finanche remote profondità della camera oscura, sino all’attimo in cui, finalmente, la lanterna rischiara livido tutt’intorno banchi, vasconi e la lunga processione di vasche verticali sormontate da spie rosso arancio per trattamento delle emulsioni sensibili Kodacolor Agfacolor e 3M Minnesota già italica Ferrania della dinastia Agnelli.
Caleidoscopio iridescente nel salone attiguo, dove sono le printer, le creazioni dell’altro “ragazzo” e brizzolato di bottega, stampatore che più dagli slope smanetta “nuance” ventiventicinque, d’un blu elettrico su i volti dei malcapitati sposi in posa e pronti per l’album.


Glossario

‘ntallià, muoversi o procedere a passi lenti, fermarsi e riprendere la routine

dieci (x) quindici, formato cartolina

p’ sparagnà, per risparmiare

sei (x) nove, formato negativo bianconero che poi veniva stampato a contatto (scala 1:1) ricavandone fototessere per documenti, carte d’identità ecc.

a cap’ sott’, sottosopra ed a lati invertiti in ragione della Fisica ottica

smaltatrice, cilindro (ne esistevano anche piane ed a doppia piastra girevole) dotato di resistenza elettrica interna, cui calore dissipato da lastra perfettamente levigata a specchio conferiva ai cartoncini, dalla superfice appositamente trattata e trasportati similmente a catena di montaggio, patina specchiante

ferrania era il brand nazionalpopolare del materiale sensibile, sebbene altre marche come la Tensi o Cappelli ne producessero, del portfolio Agnelli/Fiat, e che venne ceduta alla americana 3M Minnesota (al corrente è stata riacquistata da impavidi imprenditori e, rimessi in funzione i vecchi stabilimenti Ferrania nei pressi di Savona, pare continui con discreto successo la produzione di pellicole fotografiche negative ed anche Super 8 per cineprese d’antan)

slope, manopole che regolano la scala colore RGB o sottrattivi CMY a secondo della marca/modello delle stampatrici automatiche, ed altre regolazioni

venti (x) venticinque il classico formato di matrimonio, anche se agli inizi degli Anni Settanta l’album matrimoniale non di rado era misto: bianconero (18 x 24) e solo per lo scambio delle fedi e firme di rito in color. Ancora, prassi in special modo per i gruppi con gli sposi ai tavoli dei primissimi ristoranti ad hoc, o più sovente, condizioni socio-economiche, presso le abitazioni materne per l’abbisogna, veniva consegnato un congruo numero di stampe (13 x18 bianconero) da consegnare agli invitati ritratti.
Eccezion fatta, non solo per tutta la cerimonia a colori, per la giornalista Rai Celeste Rago nella cornice di Maratea, e dal pranzo faraonico che ne seguì a quei tempi, seguito da quattro fotografi tra cui chi qui lo ricorda.

In Era analogica e prima dell’unificazione sotto lo standard C-41 per il trattamento “universale” delle pellicole negative colore, le diapositive invece l’E6, ogni brand citato poco sopra, necessitava di sua linea trattamento, di vasche parallelepipedi verticali, generalmente da 35 litri, dove venivano processate (to process) le emulsioni.
Negative colori anche bianconero, poi stampate su cartoline dieciquindici, che ogni famiglia poi custodiva nell'album domestico a scandire il tempo e momenti particolari: battesimo cresima diploma, laurea o matrimonio e vacanze ecc,

Ritocco fotografico su pellicola seinove più ancora che semplice “aggiustatura” nel lisciare la pelle, cosa che oggi con Photoshop o plugin ad hoc, fa sorridere era qualcosa che si tramandava in sorta di iniziazione alla fotografia di ritratto tout court, basata ancora largamente in bianconero (impensabile farlo su negativi colore!) si esprimeva in puro e artistico artigianato, sapienziale. Siché le seinove dopo sviluppo ricevevano la mattolina, sorta di collante cui aderivano appezzut’ o appuntite grafite, abilmente mosse da mani che sapevano il fatto loro. A volte quale complemento, sebbene in formato minimo diciottoventiquattro o più ancora in trentaperquarata, il negativo veniva stampato al Siluro, un ottagono in legno a forma di ogiva cui luce morbida, senza condensatore ottico, conferiva alla stampa un che di hollywoodiano, o per meglio dire flou (soft screen) alla Luxardo

TLS 401 una reflex per...rimorchiare





Sembra di quei codici da computer o spy story. Invece è di una macchina fotografica degli Anni Settanta e precisamente di Ricoh, la piccolina che tuttavia si è pappata la gloriosa Asahi Pentax: ah ‘sti giapponesi.
La macchina analogica aveva alcune caratteristiche fuori dal comune: anzitutto l’attacco a vite 42x1. Sì non c’era baionetta per “innestare” le ottiche, bastava girare la lente sulla flangia e fermarsi a fondo corsa: decisamente scomodo per certo tipo d’azione, anche se gli intelligenti fotografi, passo vite o baionetta, portavano due o più corpi macchina con su le ottiche del caso…
L’altra peculiarità della Tls 401 il mirino a pozzetto (pentaspecchio niente di nuovo sotto il sole: mirrorless Olympus-Panasonic…e altre che son venute dopo). Oddio un pozzettino sul pentaprisma lillipuziano ricordo delle Rolleiflex come pure i “pozzi” Hasselblad Kova Six e via quadrottando (usavano quest’ultime fotocamere il formato seipersei o Codice 120 che dir si voglia, 135 per le reflex Codice Leica e stamani non la finiamo più).
Pozzettino della Rocoh 401, quindi, cui utilità si è mai capita sebbene la usassimo, meglio la prendevo a prestito dall’amico Diego per…rimorchiare ragazze. Ohè non c’erano mica gli smartphone cinquant’anni fa e fare una fotografia ad una ragazza per strada (wow) stamparla in bianconero, trovare il pretesto per “attaccare bottone”. Anni Settanta a volte funzionava altre volte…al successivo scatto! Ah l’ultima peculiarità della Tls 401 il grosso bottone, lato destro, del selettore Asa/Din (primo anglosassone cui oggi gli Iso, secondo norme tedesche) fino a max a 800 odierni Iso. Vero abituati ai docdicimilaequalcosina delle digicamere che pare la condizione base per vedere il Nulla dentro il Nulla notturno - ci sono da tempo i visori notturni che se uno ci toglie la dominante verde…in Pshop… - e però oggi è figo riuscire a vedere niente di niente. Ma questo lo san bene Cia&Mossad che han chiesto, manu militari, ai Brand fotografici e smartfonici per meglio spiare l’umanità…sshhh non ditelo in giro che s’incazzano quelli della giostra degli acquisti!

Tls 401

link 1

link 2



Man

Ps. Vero è che proprio la Rollei e per il formato 135 o Leica che dir si voglia, con la sua SL 2000 F aveva creato in tutto e per tutto un sistema modulare che prevedeva finanche (!) magazzini intercambiabile (cosa del tutto pacifica delle seipersei di certa classe) e con diverse emulsioni, sia bianconero che diacolor etc etc etc

Rollei 2000

Io c’ero parte seconda




Abstract, italian youth on imaginary road of terrorism named Brigate Rosse (a left-wing terrorist organization)

I gradini stretti e ripidi dopo la porta a vetri immette alla legatoria D… e tutt’intorno quanto occorre per rilegare libri riviste giornali e quant’altri. Vi arrivo puntuale al secondo trimestre a ritirare i libri cui copertine ho immancabilmente distrutto: non certo per la lettura.
A volte nel laboratorio vi arriva il figlio del rilegatore, e come lui minuto lo sguardo triste sperso e tirato. Chissà cosa o perché ma non ha mai giocato con noi del larghetto cui prospetta la legatoria, e siamo un drappello rumoroso che spesso e sovente dà preoccupazioni ai grandi presi ai loro traffici. Certo che il tempo scorre, a volte non ci si accorge che qualcuno, semmai studiando fuori, all’università di Roma o del Nord ha incontrato per strada quello che uso dire “cattivi maestri”. O forse no, ché si è “autoconvinto” alla lotta di classe prima ed armata a complemento la soluzione: palingenesi. E gli Anni Settanta (tra blocchi Russo& America che pari sono quanto a potenza imperiale) sono anche questo. E la prigione, sì, perché il figlio del rilegatore pare sconti anni di carcere non si sa dove come fiancheggiatore delle “Brigate Rosse”.
L’altra anima persa in palingenesi catto-comuniste che ne segua pari sorte è una ragazza uscita dallo Scientifico di via Mazzini, extra cinta centro cittadino, dirimpetto la nostra scuola media popolare (altra della borghesia cittadina sta in alto, tanto fisico che sociale, nei pressi della caserma dell’Arma dei Carabinieri, a volte i luoghi già sono presagio) snella nera dal volto triste a mezza via tra il volpino e furetto, occhi neri e piccoli, come due pallottole. Sparita dai radar cittadini di questa contrada chissà dove è andata a morire, in quale città. E se ha avuto modo, poi, di “rifarsi” una vita:

“Eppure quelle persone c’erano, erano persone vere, erano operai. Di noi si dice che eravamo pochissimi, è giusto: eravamo molti di meno, però ci sono stati anche dai 20 mila ai 40 mila inquisiti, in quegli anni, per attività sovversive”

Faranda racconta il rapimento di Aldo Moro: “Gli agenti uccisi, la prigionia e la lotta. Fu tutto terrificante”


Man


Ps. Come nella canzone del Signor G alias Giorgio Gaber a volte l’anticristo, pare rifare il verso del Nome della Rosa, nasce dal troppo ammore per…

Olympus OM10 una camera a prova di "cretino"




Chiariamo subito: non rientro nella categoria, sarà per la prossima. Forse. Olympus che conosco da più di quarant'anni (oggi C 5050 alla Majoli/Magnum o in tutto e per tutto Leica ancor più miniaturizzata a mandorla, poi la C 8080 che a 50 Iso fa vedere i sorci verdi alla E 1 che è il doppio e più di area sensore, ed infine la E 510 niente male e brandeggiabile) quando con il modello OM1 creò lo scompiglio tra la premiata CaNikon. E delle ottiche Zuiko? Chiedete a Zeiss please.
OM10 una automatica per “cretini” ma che era in dotazione ad una signora, per sua sfortuna consorte di chi scrive, per riprendere certi stage, il suo lavoro di assistente parasociale, cui operanti erano tutti handicappati: da handicap che è altra cosa dal “diversamente abile”. Fermiamoci qui poi una prossima volta ci occuperemo dei polyti cal(li o cani fate vobis).
Olympus micidiale, anche solo in automatismo totale, sino a certo punto. Si perché quei cretini, questo sì, della Olympus avevano creato (lo vedete nel video) una rotellina non economica all'epoca che si inseriva in un foro per diventare, e poter controllare, meglio lo scatto con Tempo d'otturazione mentre il Diaframma su ogni ottica di serie...
Macchinetta, infine, che poi dava le foto che il “cretino” dietro l'oculare era c**zo suo riuscirvi a fare. Oh pellicola eh gente: Era Analogica e non c'era il raw la minchiata che consente ai trenta-quarantenni (cretini?) di “sviluppare” sto c...olore semmai in bianconero partendo da foto impossibili tecnicamente/competitivamente etc! E uno viene da dire ma senza raw i cretini poi vivono? Noi non lo usiamo mai anche perché su Quattro/Terzi i file Jpg non si “sviluppano” ma li si mette nel c...atodico tubo per l'impaginazione finale! C'est la vie cher c... che oggi non è cosa scrivere dopo essersi sorbiti la “nottata” elettorale eterodiretta a telecomando via Stars&Stripes: vero Cinque Stelle e italioti che li avete votati?
Il Tempo Galantuomo è: ve ne accorgerete oh sì e molto ma molto amaramente. Chi è cagion del suo mal pianga se stesso!

Man


OM10 Olympus Camera

Sessantotto e dintorni...figli di fiori (ma non troppo)




Siamo l’unico studio fotografico cittadino che ha, tramite giornalista, la vetrina sulla Main street che espone fatti di cronaca in tutte le sue variazioni tonali, e bianconero. E mentre si è in momento di pausa con, a latere, il Baffo patron del laboratorio chi scrive l’amico di infanzia Diego e Luciano, gran figlio di…che ha un aspetto serpiforme e viscido (di nome e di fatto) eccoti sopravvenire Gabriele, no l’Arcangelo, ma un fotografo Beat Generation che di cognome fa Agamamennone!
Insomma, e siamo in pieno inverno con neve, il figlio dei fiori che calza scarpe da ginnastica e tiene in spalla una Canon Ftb e portafiltri Kokak che la rende ancor più enorme, tiene in mano una bottiglia. E direte tutto qua? No è che è di Ace, si, la candeggina. Vuota certo ma come questuante chiede di riempirla di bagno.
Ora per quelli che manco sanno come si chiamano, spieghiamo che per bagno s’intende, e parliamo di bianconero, dello sviluppo usato per la stampe del cartoncino fotografico trattato in camera oscura.
E meno male che c’è Luciano che conosce Gabriele (che di nome fa sempre Agamennone, sì, come il greco dell’Iliade, ma qui a queste latitudini) mi chiede di riempirgli il bidoncino. E’ inutile dire che il Baffo si strofina pollice ed indice nella posa cash, ma con Luciano presente la cosa finisce lì; anzi “pagherà la prossima volta” una saetta uno sguardo in tralice alla volta del patron che, adesso, guarda altrove

Man


Ps. Il bagno di sviluppo che preparo, sono l’addetto alla chimica del laboratorio e nessuno fiata, è più simile ad un rimedio omeopatico, qui diluito alla miliardesima volta e da decenni sempre quello, se dò conto al Baffo. Invece tutte le mattina prima della seduta (resto in piedi per ore ed ore) di stampa cosiddetta penso a rigenerare abbondantemente il bagno di sviluppo. Questo il Baffo, vedessi la di lui moglie Rachele (come la moglie di Mussolini) sposata perché proprietaria, che fa aggio su la sua bruttezza di megera,insomma di quei quadretti alla Totò & Peppino nella Banda del torchio, che vorrebbe lo sviluppo eterno: alla cassa prego!

Pss. Il portafiltri Kodak in plastica di colore grigio chiaro, era l’equivalente odierno Cokin oppure Lee e compagnia cantando, solo che mentre quest’ultimi hanno filtri in vetro o di plastica dura, il Kodak che si serrava a qualsiasi obiettivo con viti esterne, sempre in plastica, usava gelatine o fogli sottilissimi a mo’ di filtro: tanto per il bianconero che per il colore, nel caso i famosi Wratten di correzione (blu/ambra) che capriolando su la temperatura colore (gradi Kelvin) se avevi in macchina colore daylight in macchina e dovevi fotografare con i faretti (i flash da studio Bowes verranno dopo che costavano già un capitale all’epoca) mica usavi, ed erano in produzione i film luce artificiale ma usati dai milanesi, le Tungsten, no. Ci azzeccavi il filtro ambra equivalente e te la cavavi. Oggi fa ridere la cosa, infatti su una qualsiasi digitale puoi scegliere il Preset adatto alla luce, o variare la “sensibilità”. E’ tutto dannatamente più semplice, quanto al fatto che se tutto questo impatta e come sul “fare” fotografia è danatissima Vexata quaestio, e qui non è il caso. Comunque fatevi un giro per Internet e da mettere mano nei capelli, anzi ci sono firme blasonate poi…non vi dico che, fatti vecchi, pensano di scimmiottare i giovani giocando con l’iPhone o Android che dir si voglia!

Gli aerei di Mussolini…Majoli & Co remake Home di Fujifilm




Abstract
the project Home of Fuji is a pure remake beacuse one decade ago Olympus was brand for similar project named "A Day in the Life of Africa" who more international photographers tried and used Camedia E -20 and more compact as C 4040, experienced opinion the later 2013 born the mithical stellar flagship E 1 and new format Four/Third that current day is reworked in Micro 4/3 of Olympus-Panasonic-Leica



Dunque gli aerei di Mussolini. Una metafora che non si usa più sostituita da fraseologia Yankee. Tuttavia il concetto è semplice: rotazione così come gli aerei di Mussolini, sempre gli stessi, ad ogni parata in giro per l’Italia dove il Duce si beccava la “flotta” enorme e smisurata…degli stessi aeroplani che passavano e ripassavano nei cieli d’Italia e del regno d’Albania…una pietraia che se non fossero intervenuti gli “alleati” tedeschi. Ma fermiamoci qui.
E Majoli anche egli insieme ai sodali vola di qua e di là: una volta con Olympus** che per prima partorì l’idea (A Day in the Life of Africa) adesso dopo un decennio e spiccioli ci riprova con gli “aerei” della Fuji. Ahi perché abbiamo stima della casa Verde (Gialla Kodak Argento Agfa e Bianco Ilford che sono già un messaggio e lasciamo in pace almeno sta volta Mc etc etc etc) con l’uso negli Anni Settanta del secolo trascorso della G 690 la “piccola” Leica di Fuji, ecco, ma in formato 6x9. Sì avete ben inteso: dicasi sei centimetri per nove e mica il francobollo detto, di nuovo, Leica. E dovremmo ben dire di Velvia che ha ammazzato il Kodachrome come già scritto, con la differenza che la “Belvia” era (ancora?) per il Process E-6 ad ogni angolo di strada, mentre Kodachrome lo dovevi spedire in "Germania" o chissa dove e per vedere le dia alias slide, ci mettevi tempo: dieci giorni o poco più, ma una festa per gli occhi e per quelli del National Geographic che l’usavano per riempire doppie pagine che se le scattavi con il seisei o noblesse oblige, sì, buonanotte!
Majoli e compari in fine ché pure lui tiene famiglia: Franza Spagna purché si magna. Questo per chi non intende o ‘taliano è un sonante modo di dire che ha sfidato i secoli: dalle compagnie d’armi al servizio ora dei Francesi ora degli Spagnoli tipo Giovanni delle Bande Nere, chi pagava e tutt’oggi meglio. Ah questo oui/si che è nel Dna dei ‘taliani, altro che pizza spaghetti e mantolino. A proposito vallo a dire alle straniere genti che invece della consonante t ci vuole quella dentale…ecco per mangiare meglio! Besenisse is usual paisà e niente di nuovo sotto il cielo, che qui stamani nevica. Miracolo e per una città di montagna (!) dove da ragazzi ci facevamo i tunnel di neve, e il Comune Capoluogo pagava schiere di spalatori su la Main street d’intabarrate genti!

Man

Progetto Home Fuji

**Olympus

Un giorno nella vita dell'Africa progetto (qui tradotto da Google ché l’originale è ignota lingua orientale) e da scorrere tutta la pagina dove trovate il Majoli e le stesse facce ché tengono famiglia trasmigrate del precedente Olympus day al Fujifilm event; ma so’ stranieri e pensa se la cosa fosse italiana (a parte Majoli) da farci i titoloni: Mafia. Ma loro sono bravi boys e, come sempre, Pecunia non olet!
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Fotocamera compatta o reflex digitale: il fotografo della Magnum

Fujifilm camera alla "Leica"

1 G690
2 G690

False flag (come solito) di Stampa & Regime




Abstract
commercial war America vs chinese brand smartphones is pure nonsense: in fact all cell phone, except Samsung, and the iPhone (only Headquarters based to Cupertino is Usa) is made in China


Immaginate di trovarvi e di buon mattino (la scritta rimarrà in sovrimpressa per una buona oretta del primo mattino tanto per addolcire il palato in attesa del caffè cornetto eccetera) m alle prese con Cia &Mossad targato Rainewws24: si il tg dei ragazzini giornalaisti.
Insomma la banda dice di stare attenti agli smartphone cinesi: sia ma vuoi vedere che anche Apple…si certo iPhone li si fabbrica in Cina però poi vanno Cupertino e da lì per terraqueo? Giusto quindi le precauzione (guerra commerciale paisà) contro cinesi che possono spiare: e chi lo dice? Ma gli amerikani (killer kome kappa) lo dicono: a sì, è un po’ come dire che il bue chiama cornuto l’asino! Guerre commerciali: Iran e Siria ci pensa Is-Ra-El (se nel frattempo il buon Benjamin Netanyahu non viene arrestato per frode furti e company). Petro Oleksijovyč Por(n)ošenko da Kiev vs. Russia. E Cina (che detiene il debito americano ed europeo e la sua neo rotta della Seta - One Belt one Road – va a manetta e i massoni neo feudali atlantisti sbavano) se la ride: tanto fra pochi giorni gli scambi planetari non più in Petrodollari bensì in Yuan agganciato all’oro, al contrario di quanto decretò Nixon ai primi anni Settanta e infatti da allora i Dollari vennero stampati 8come tutt’ora) su carta igienica.
Mo hai capito paisà cos’è tutta sta fregola a telecomando? Occidente al capolinea da togliere solo il tubo per l’autoventilazione polmonare: amen

Man

Rainews24

Rolleiflex


I confronti sono, comunque, sempre arbitrari. E così la Rollei traguardata da un iPhone4 di chi scrive a sua volta ripreso da iPhone7 da Alessandro Annunziata: due epoche a confronto, meglio dall'Analogico al Digitale come Sole e Luna

Abstract
myth of Rollei the camera made in Germany that immortalized life of million of people, camera of many reporters that have make the History of Photography


C’erano tante cose per abbandonare gli studi inizi anni Settanta del secolo trascorso. E anche perché un mio amico, lasciate anche egli penna carta e calamaio, mastriava (lavorare) da fotografo: allora il passo fu breve e saltai, ecco, dall’altra parte per diventare fotografo e con la Rollei in primis al collo.
Rollei ecco, ma non si deve immaginare che la cosa fu immediata, poterla mettere al collo, tutt’altro. Anzi ci è voluto un anno da sguattero: sì proprio così, a lavar pavimenti e vetrine dove i fotocolor a far specchietti per allodole. E ne venivano, non allodole, ma clienti. Si perché le macchinette fotografiche, molte le Bencini italiche, con pellicola nei loro scatolotti o borse (riposte in armadi o cassettiere semmai insieme al corredo…di famiglia) immortalano le classiche occasione (nascite comunione matrimonio vacanze) da mettere, in formato settedieci, negli album di famiglia a ricordo. Provatevi con gli smartphone che se…tutto va perso. Oh che bella invenzione virtuale di un Mondo altrettanto virtuale, come può esserlo Matrix. Ma non divaghiamo.
E mentre tolgo la polvere da scaffalature, non visto apro l’armadietto della flotta Rollei: una decina e su tutte spicca la F 2.8 del boss del Laboratorio Cine Foto Lampo (Agenzia Fotogiornalistica con Saro Zappacosta giornalista alla Vincenzo Carrese alias Publifoto per capirci, e mica solo Milano, via).
Girare la manovella d’avanzamento film e arma otturatore-scatto e traguardare attraverso il mirino…mentre Luciano il senior di noi fotografi in erba guarda sorridendo mentre dà i primi consigli tecnici; altro che il boss gelosissimo del mestiere (una volta lo si sarebbe pagato perché insegnasse il mestiere alle nuove leve). Molte altre cose troveranno spazio, forse, nelle prossime puntate…

Man


Rollei

L'avventura di Vincenzo Carrese e di Publifoto

Bencini


Ps. Usare la Rollei 6x6 è anzitutto questione di spina dorsale, si, e della particolare curva che assume nel fare corpo unico con la fotocamera: basta osservare (visto il revival amerikano) la persona che la porta al collo e rendersi conto all’istante se trattasi di professionista o squallido dilettante. Altra cosa la visione di “panza” proprio così, all’altezza della cinta o cintola fate vobis. Certo poi bisogna portare la Rollei all’occhio non prima di aver ribaltato, semplice pressione dell’indice, lo sportellino superiore lasciando solo una cornice per l’inquadratura finale (stessa cosa su Hasselblad) e fuoco a immagine invertita: destra-sinistra-destra. Per i reporter, che traguardavano solo ad altezza d’occhio, uno specchietto interno al pozzetto del vetro smerigliato per la messa a fuoco, in caso di necessità e agendo su la manopola laterale del fuoco…non proprio come Srl però l’obiettivo era centrato

Pss. L’impossibile lingua ‘taliana contemplava due diverse grafie: obiettivo ed obbiettivo. Il primo quale fine il secondo come “lente” poi si vede che quelli della Crusca il sedicesimo de l’Académie française che sovrintende l’altrettanta impossibile lingua francese, han pensato bene di “amalgamare” il tutto. Anche se né l’un né altro è più d’uso poiché sostituito dallo yankee “lens” all’amerikana (kappa kome killer). Insomma dalla padella alla brace (barbecue?) vabbè arrangiatevi e non se ne parli più!

Romano Cagnoni



© Romano Cagnoni

Un altro della Fotografia italiana se ne è andato pochi giorni fa. E il ricordo va ad alcune sue immagini, se la memoria sorregge, degli anni Settanta riprese con una Minolta Srt101 con ottiche Rokkor: un must che non si deve immaginare solo la premiata CaNikon. Immagini di un parco forse americano, ripreso rasoterra con ragazzi di spalle e in linea di fuga verso l’orizzonte: yuppie? Già figli dei fiori o più ancora di Maria la Maddalena che...Immagini di reportage bianconero quelle di Cagnoni che a noi ancora implume facevano sognare.
E ora che ci penso erano sue anche quei fotogrammi dei cavatori di pietra, lui nativo di Pietrasanta, in uscita su rivista che aveva la pretesa di essere solo in abbonamento per palati fini, poi in tutte le edicole a cadenza mensile e di lì a poco fece la “fin’ di bott’ a mur’”. Aria ma con le firme di Giulio Forti e poi l’insignificante giro circonferenza di un tale Rebuzzini Mario, che per un certo periodo andava in giro vestito alla cacciatora anfibi militari e barba alla Che Guevara: mirabile quella volta che come una Wanda Osiris discese il gradone trionfale di un palazzo nobile di via Fracastoro in quel di Milano - si scolava le ultime stille del jingle Tognoli-Pillitteri cognato di Craxi in Era Regan & Thatcher etc - e il parterre letterale l’accolse con battimano…e se ne già dato conto una volta poiché presente ai fatti. That’s Italy: stupid!

Man


Romano Cagnoni

Romano Cagnoni: in guerra trovi l’essenziale umano

Vendiamo noci




Abstract
a day in season of Christmas two young people at my door ask me if I want nuts


Bussano alla porta nel periodo natalizio. E d’abitudine apro ritrovandomi davanti due ragazzi. Quello che mi è davanti è il più spavaldo mentre l’altro già guadagna la scalinata ché ne ha udite di “risposte”. Quanti attimi passano non saprei, forse il solito scherzo della mente, tuttavia è mio l’imbarazzo - da giovane si era in un’altra dimensione spazio-tempo vendevo libri per la Mondadori sbarcando il lunario, così negli anni Settanta del secolo detto breve – conosco bene, intendo dire un diniego o una porta che chiude neanche il tempo di aprir bocca…Vendiamo noci, ossia nulla (un’altra volta una giovane voce di donna al citofono mi chiedeva se ero interessato a dell’olio) così l’altro giorno un pensiero che ti passa davanti come nuvole di Primavera mentre stai camminando e pensi a cose vaghe. Buona fortuna ragazzi

Man

Hollywood party e due: Manchurian Candidate




Abstract
the Cosmic Uterus say war against men for domination of World and new or reborn Babylonian Order named NWO, but no passaran like extermination of mythical Amazons


Già il fatto che Holly…alla fin fine sia letteralmente un “bosco sacro” la dice tutta: vero grembiulini? Sichè è evidente che anche l’ultima sceneggiata, quella dei Globe Awards con la Manchuirian Candidate Oprah, tutt’altro che sacro si deve inscrivere (quadratura del cerchio latomista di Leonardo da Vinci?) o ben sacramentare! Insomma si è visto il nuovo Presidente in “petto” o Manchurian Candidate lato Democrats, vista la fine di Killary Clinton. Stars&stripes, bella gnocca colorata che inveisce, come investitura niente male, contro il maschio represso etc etc etc: vero Weinstein palpadores? E uno verrebbe da dirle: o fragolona dov’è che vai sola soletta nei villaggi turistici per solo donne, mi raccomando, a sollazzarti? E com’è che a scoppio ritardato “denunci” Urbi et Orbi molestie sessuali, quelle stesse che da consenziente ti han permesso di “riceverlo” il Globe insieme a tutte le altre maîtresse: vero Asia Argento? In sala si spellava mani la nonna i Ponti di Madison Meryl Streep…quanto a corna!
Donne-danno-dominio uber alles. E se poi avete letto la notizia della Carmen, l’Opera di Bizet dove non è lei a morire bensì uccide lui: che dire della sifilide che ha raggiunto il cervello delle donne? E uno dice ma si stravolge l’Opera! No maschio represso (masturbati nel cesso d’antan anni Settanta etc etc etc) io sono l’Utero Cosmico che può tutto sono più in alto di Dio, più di Manithu, ancora ancora d'Allah, e oltre l’Androgino per eccellenza…niente più?
Ah nella sceneggiata di Bizet pare che la pistola impugnata da Carmen ha fatto click, sichè si è dovuto provvedere al riguardo, e non è dato se con una nuova rivoltella o prosaica "cosca" che niente sparte con la Sicilia, almeno una volta. E "cosca" a Sud è sinonimo di peto, ecco…e in clima elettorale...riduzioni tasse univeristarie, pedaggi gratis (mica il giorno prima vero Del Rio?)intelligenti pauca verba!

Man

Pistole scariche e finale riscritto, Firenze fischia la Carmen che non muore


Nardella e la Carmen ribelle «Difende tutte le donne»


Firenze, rivoluzione all’opera: Carmen non muore


Carmen non muore: l'opera riscrive il finale nel nome delle donne


La goccia che fa traboccare il vaso (Carmen deve morire) “Passino i tentativi del califfato femminile di imporre sul paese una cappa d’odio e conflitto tra generi. Passi che i media appoggino ciecamente questo trend. Passi che certa politica con amichetti al seguito fomentino questo clima, inzuppandoci il pane per raccogliere voti e distribuire soldi pubblici. Passi anche, sentite cosa arrivo a dire, che la Magistratura”
https://stalkersaraitu.com/2018/01/04/la-goccia-che-fa-traboccare-il-vaso-carmen-deve-morire/
Golden Globe 2018: il discorso «presidenziale» di Oprah Winfrey

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Ps. Durante il Fascismo il Regime proibì l’uso del pronome (poco virile) Lei sostituendolo con il Voi (dalle nostre latitudine poiché abbiamo una certa liaison con il francese lo si usa quotidianamente e da tempo immemore, del tipo: “Cumm’ ve chiamate a siggneria che tradotto, rivolgendosi a persona che non si conosce, suona: “come ve/voi chiamate?) per questioni di “purezza” lessicografica,

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