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Lourdes a Mary

The photograph captures a moment of quiet intensity within a moving crowd. A woman in a wheelchair is the central focus, her expression one of deep internal reflection as she is guided forward by a figure in religious attire. The use of black and white emphasizes the interplay of light and shadow, drawing the eye toward the textures of the clothing and the clarity of the subjects' faces against a blurred background.
The composition relies on a strong diagonal movement that suggests progress through a busy environment. While the surroundings are rendered with a sense of motion, the stillness in the woman’s posture creates a psychological anchor for the viewer. Technical elements like the soft transition of grey tones and the highlight on the white veil provide a sense of depth and volume, reminiscent of high-sensitivity film.
The bag resting on the woman’s lap and the grip of the hands on the wheelchair add layers of tangible detail to the narrative. The overall atmosphere is one of dignity and shared purpose, isolated from the chaos of the crowd by a deliberate use of selective focus and contrast.





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The photograph captures a storefront mannequin in a composed, seated pose, executed with a dramatic chiaroscuro that recalls the meticulous light control of the analog era. Using the void as a structural element, the composition employs a sharp fall-off to isolate the subject, effectively cutting the inopportune reflections of the glass. While the white jacket maintains texture through careful exposure, the focal point remains the ethereal glow where the head should be, highlighting a surrealist detachment. This is not a search for commercial perfection, but a conscious exposure of the vacuum behind the artifice. By framing the elegance of the garment against the emptiness of the form, the image functions as a clinical observation of appearance versus substance, stripped of sentimentality and focused on the core geometry of the scene.



date » 29-01-2026 07:49

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tags » olympus c 5050, night rain, atmoshere by night rain, urban life, digital image,


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The night rain turns city in...
A rainy evening in any place on Earth: I never give coordinates, and why should I? The trusty Olympus C-5050 on a Manfrotto monopod, and nothing else, for the rest is a skillful direction of what unfolds. Under a balcony's overhang, the rain surrenders, allowing me to better observe the movement of cars and people lingering in the downpour.

The shot is fortuitous—a reflexive snap while my mind was elsewhere—but it carries even more meaning because of it. Rain-slicked asphalt and two silhouettes entering from the left and exiting, almost cinematically, to the right. It would be possible to lift the shadows and notice, for instance, a face between surprise and fear appearing under the umbrella, but drowned in black like this, it remains more entertaining, in the sense that the imagination can run wild.

The golden reflection on the ground acts as the only anchor in an otherwise liquid darkness. By refusing to reveal the details hidden in the underexposure, the image stops being a mere document of a street scene and becomes a visual suggestion. It captures that mirthful hour where the light of the city and the wetness of the ground conspire to create a stage, leaving the vexed blast of the everyday to fall still.




date » 10-01-2026 09:30

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tags » rain in street, urban life rain, olympus c 5050 perfect leica style, urban landscape,


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Please Lady & Gentlemen...
...do not be deceived by its raw appearance; what we have here is a sublime alchemical transmutation of the mundane. That void on the left? It isn't mere darkness—it is a 'pregnant silence,' a theatrical wing forcing the very essence of light toward the inevitable right-hand axis of progress.

Notice the audacity! The artist has staged a bull-market of the soul amidst the urban mire. By mirroring the horizon, he aligns the mechanical trajectory with our Western semiotics of growth—it is a financial chart of the spirit spiking upward.

Can you to be able to perceive feel the 'viscosity' of the sensor? That vintage Olympus glass doesn't just capture photons; it carves texture out of the rain. This isn't a car; it is the concept of velocity defying the stasis of the storm. A specular inversion that reflects, ultimately, the inversion of our own fractured reality. Breathtaking, truly breathtaking..."

date » 04-12-2025 08:42

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tags » night rain, rain, shoot atmosphere, mood rain, urban mood, olympus C 5050, autumn, falls,






RAIN
I'm interested in details during the rain,
the drops that remain hanging on the ends of pine needles,
not as on glass surfaces, that retain the drops

Erri De Luca




Uno dieci cento anni...di carcere


Vedete cos’è la fotografia: scrittura e, tuttavia, nulla sparte e tange con altri linguaggi che manu militari la tengono in catene (ancora oggi!): quante volte si deve citare Ernst Hass** uno dieci… e centomila?
Andiamo all’immagine parietale, ecco. Vicino al Cimitero (!) Monumentale di questa landa, l’altro è un loculario fuori dal territorio urbano e che affaccia sul verde d’una valle sottostante: mezzo pieno e mezzo no il bicchiere di chi si contenta gode. Loculario, celle, anfratti di un silenzio da obitorio tutt’altro del Monumentale richiamato che sembra la “chiazza” piazza cittadina dove ci si incontrava, centro storico cuore (una volta) di questa landa.
Ora c’è stato un tempo in cui andavo in giro con quei zaini “monospalla” cui interno c’era anche la fidata Olympus C 5060 WZ o la C 5050, questa né più né Meno che una Leica, ma con occhi a mandorla, va.
Senonché l’occhio girovago del fotografo (Manunzio) ha colto al volto l’involontario calembour di qualche buontempone: no, non è di Pshop (il mio Elements per dilettanti, eh!) a fare lo scatto l’assemblato, no. E’ storia molto lunga di fatti che, in un modo o in un altro, compone il mezzo milioni di file l'archivio Manunzio e ci vorrebbe almeno uno scaffale dal soffitto a pavimento a narrare (altra cosa raccontare fattarielli) ogni singolo file. Fatti che Excel non contempla: cosa c’entra questo, beh per una prossima quando si darà conto, alla lettera, degli Excellista, excillador neo nuovo “neologismo” da affiancare a minchiapixellista, scrollatore di schemettini iphoneschi e pure andreottiani (non viene il dito di battere android/androiani). Tutto qua, al solito occhio come mestiere e rubiamo il titolo di Calogero Cascio, ahh, che negli anni Settanta passati a miglior gloria (!?) mise a titolo. Si è fotografi o non si è, altrimenti state core a core con il Nulla della vestale Munari & Co e pure (per altro dire) Padre guardiano di Myphotoportal: tiè tiè i che café pomeridiano mentre le dita batto le ultime lettere. Lettere? Ma si, ma sì siamo tipografi e stampiamo l’immagine che ne vale uno dieci cento...per educarne altrettanti: vabbè è scappato il sessantottino dire. Amen!

**Esiste un mondo letterario di pensare e vedere, per secoli il letterario ha prevalso sul visivo. E oggi i nostri occhi sono costretti a vedere in termini letterali. Mi auguro che, per quanto possibile le immagini possano farlo con il loro Linguaggio. Ernst Haas prefazio in America





© Archivio Manunzio



Sabato del Villaggio, oggi, di Leopardi memoria suggerirebbe...Senonché tutt’altro che versi, quanto prosaica cover che ci ri-porta con i piedi per terra terra si capisce.
Breve lo scatto è di un Ventennio fa che pare misura temporale dell’Itaglia da Piazza Venezia in camicia nera, e mai tolta, sino ad oggi. Sia come sia l'archivio consultato stamani per una di quelle cose che frullano nella capa di Manunzio, che tuttavia è rimasto disorientato ancora una volta di tali immagini. E allora conviene fare un passo indietro, non di ventennale scorrere temporalesco: no, non piove e né nevica in pieno Febbraio tra queste montagne!
Dunque quattro lustri fa ero in Ospedale, sì, psichiatrico: no, non saltate a piè pari che poi cadendo potreste spezzarvi le cosce! Lavorava lì un’amica pisicologa e siccome mi era venuto lo sghiribizzo (non trovo altro termine detto razionale) di fotografare i matti la pregai di intercedere presso il Direttore sanitario che non ebbe, in verità, problemi a concedere permesso forse immaginando di trovarsi con un pazzo in più da...aggiungere non a tavola come il musical ma al reparto dei “normali” degenti: pacc’ in dialetto che dice tutto e dice niente tant’è l’uso non certo anatomico-funzionale cui si riferisce in caso che qui, ecco, non è caso. Insomma un manicomio intendere, daje.
L’Ospedale, Casa di cura per problemi intellettivi (!?) direbbe il falso politically (in)correct ospitava e tutt’ora gente da “manicomio” che il buon Basaglia decise di abbattere sebbene a babbo morto errore tragicissimo per mille e una ragione che qui non è il caso ché si farebbe notte, profonda e senza manco lume. Ah in proposito “Morire di classe” Gianni* Berengo Gardin (insieme a Carla Cerati) ne è squisito esempio, di manicomi si capisce.
Allora di ritorno non ci fu molto da aspettare ché il Direttore sanitario, grazie a intercessione più della Madonna dell’amica pisicologa, e daje scritto così e basta!, concedesse il Nulla osta. Girai per padiglioni che all’esterno non sembravano così enormi, popolata d’una umanità refrattaria triste solitaria e finale abbandonati al loro destino. Pazzia ancora oggi, diciamo, fa paura ché sa di tutto e di niente tranne il fatto che so’ na cosa pirandelliana alla “Così è se vi pare”. Ecco se vi pare.
Ero accompagnato all’epoca degli scatti fra i padiglioni da sanitario non so’ se pisichiatra e/o pisicologo, insomma sorta di fra’ guardiano o body guard. E mai avuto problema coi “matti”.
Era Novembre con un sole che spaccava le pietre, uso dire qui quando l’arsura spacca e rende la terra fessurata per mancanza di acqua; dietro i finestroni con grate (un si sa mai) fu il mio teatro della memoria. Passarono in posa tanti a farsi fotografare, alcuni ben consci dietro la loro approvazione (scritta come da prassi del caso) e altri no, non meno coscienti dei firmatari, forse oltre l’immaginabile costatatio d’essere Nulla di chi ha già capito e su propria carne: Tutto. Lì per lì ci rimasi ché c’erano dei volti come tanti libri di vissuto...però anche quelli che sono in archivio non sono da meno. “Volti che un dolore immenso ha trasformato in maschere” prendo a prestito un passo delle Orme** che cazzeggiavano gli Emerson-Like & Palmer ‘mericani (o inglesi?), sì, un complesso musicale (le Orme) degli Anni Settanta passati.
E volete voi? La luce che di questo siam fatti, tutti, certo alcuni sono solo “fatti” e basta nelle vene. Caravaggio va, luce non cercata ma a disposizione in quel momento. Alloa? Sono volti e dolori senza altra mediazione: volti come scritture.
E la cover? Un assoluto colpo di culo che più di così: no, non è vero. Quello messo in vetrina, è di due o tre scatti a seguito, cui due pur ben messi...Ma il dito che punta alla testa (manicomio, eh) l’ha fatto il “matto” senza niente dire: Manunzio non fa il Director casomai si ferma a che l’evento venga fuori di per sé, sebbene a distanza di anni quello scatto sembra ascrivibile a telepatia. L'atmosfera in cover è oltre il dato contingente, finta: ah dirà qualcuno finalmente il trucco. No, tutt’altro. Finto nel senso che l’immagine a colori è convertita da bianconero a sua volta da color e dato in pasto a certi algoritmi “colorize” che ha ri-creato atmosfera su + reale. La coloritura (veniamo dal bianconero e aniline colorate per chi capisce) è meglio dello scatto originale, una magia inesplicabile e non dicibile con linguaggio di noialtri umanoidi, Manunzio compreso che qui ci sta.
Non ho altro da aggiungere vostro onore, ecco, così chiudeva Perry Maison in tv, senza ricordare che tutto vien fuori da stellare Olympus C-5050 Point&Shoot che è offensivo definirla così per Manunzio, che altre volte ne ha cantato meritate lodi, insomma una Leica in tutto e per tutto con suo stratosferico equivalente passo universale o Full-frame 35 mm a 1.8 di apertura! Stellare da dieci e lode all’ingegnere che l’ha progettato, lente e non solo. Deo gratia!

Ps. Una domanda per Francesco Verolino & Co: ma chess’ fotografie mo’ cumm’ e chiamamm’ pcché nun stann’ miez’ na via, quindi, nun putimm’ dicere street: cumm’ amma mett’ nome?

Pss. Ad onor di cronaca devo ricordare i veri matti, purtroppo, che giacevano come Iddio vuole all’ultimo piano dello psichiatrico Ospedale. Da un finestrino, di quei che si vedono in televisione ma di celle carcerarie, lato traslato o come vi pare, con caschetto da sparry partner di Conte memoria, agitarsi in moto senza fine da una parete a l’altro della stanza o seduti per terra. Un inferno

*https://en.wikipedia.org/wiki/Emerson,_Lake_%26_Palmer
**https://it.wikipedia.org/wiki/Morire_di_classe






Fotografare è difficile asseriva Ando Gilardi da le antiche pagine di Progresso Fotografico. E poi è molto difficile o persino impossibile tradurre il significato profondo dell’immagine attraverso la scrittura.
Una foto d’archivio di Manunzio (in cover interpretata) e scatto della personale Leica a nome C 5050 della gloriosissima (ex) Olympus Photo Division. Sì una terribile Point & Shoot, poi certo il solito manico fa differenza tanto o poco che altra questione.
Archivio che sembra l’altro giorno eppure son passati dieci lunghi anni da quel click (accludo schermata di Lightroom, pure ogni tanto bisogna far vedere di essere à la page e usare i softar’, così pronunciato da un amico pure lui fotografo a temp’ pers’ o per hobby, from french language, dei professionisti). Aqui (lasciato senza correggere lo spagnolo involontario da tastiera!) non si narra del buon Verolino ‘o stritt' fotografer’ scritto accusì per gioco di suoni o più nobile calembour, semp’ iss' co’ cappiell’a beseboll’ ‘merican’ ‘ncap’ ca scritta NY, vale a dire Neve Iorca: ma iss’ so leva quann’ s’ va a cuccà, from verb french coucher?
Tuttavia in quel quadretto che si para davanti l’occhio corre alla donna-ombra, non sua ma di chi la precede, veramente molto strana a dirsi che doveva essere più sfuggente sul muro se rafforzata alla stazza dell’uomo a procedere: boh, che dire? Senonché non si è avuto modo di azionare lo zoom della “leica” che già di suo è lento, quindi di necessità virtù in post rimesso a posto quello che la capa di Manunzio, i suoi occhi, avevano visto. Dice ma ‘o stritt’ nun’ s’adda mette man’ ‘ncopp’ sinnò Cartier Bresson s’arrevota’ dint’ a tomba! Ni pecché nuje è over’ nascimm’ reporter ma a chiss’ tiemp’ ca, ce simm’ convertite, no all’Islammo none, a cose chiù terra terra (missili?) artistiche. Ma nun’ ‘amm’ truvat’ nu fetiente e gallerista (con benda su un occhio e gamba di legno da pirata) ca c’avess azzeccate ‘ncopp’ a mur’ ste chiaviche e foto “artistiche”!

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempre.
Ignazio Butitta



Original photo


Ps. In un tempo in cui Stampa & Regime RaiNews24 fa, o ci fa è vexata quaestio, i tiggì in lingua inglese mattina pomeriggio e sera, parimenti in lingua persa in ogni accezione ukraina, seguita da “lingua” dei segni un tempo sordomuti al corrente “diversamente abili” ma sempre sordomuti sono e restano, ché siamo contro l’imbecillità del politically correct (pane al pane e vino al vino che non ce ne po’ fregà de meno)senza parole, quindi dell'italiano...poi si fan "statistiche" già taroccate dei giovani e la lingua...che il pensiero va non altrimenti all'altro giorno: Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole...si dissero l'un l'altro «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. E il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. Genesi 11. 1-9




(Se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco? Vangelo secondo Luca)


Per un pugno di voti

Sì certo anche questo ché la Giunta cittadina è in rinnovo passate le regionali e in attesa pure delle europee: tombola! Però le Scritture “consigliano” di discernere il grano da loglio, no? E sia. Animali e suoi maltrattamenti anche mortali e non solo nei laboratori detti di ricerca, profitto va da sé. Siamo, cioè, al cuore del problema dei problemi. Ancora le Scritture plinti di fondazione dell’Occidente giudaico-cristiano-greco-romano prossimo al collasso finale. Alleluja. Testo dove dice:
Dominerà (Homo sapiens) sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici...*”
E lo scrive (ma Iddio ha mandato un Fax un Pdf a gli “estensori” della Bibbia tutta?) il bipede, l’immondo aborto del creato tutto.
Sicché a farla breve se ad essere onesti fino al midollo la Cancell Culture (?!) vuole essere tale, si vabbè che si fa notte, bisogna distruggere ipso facto il Libro Sacro, o i Libri: giudaico millenaristico ebreo e non meno che Maometto & Co. En pssat mica poi tanto: tutti e tre hanno purtroppo unico Padre, ecco: Abramo. E qui veramente si termina che non se ne può più: lato traslato e come vi pare!


*Genesi 1, 26.28

Ps. Preoccuparsi degli animali (il bipede purtroppo vi appartiene ma pensa a giocare a far Iddio con ferraglia e silicio robotica) è avere una visione olistica integrale e contro, soprattutto, la Proprietà Private: Satana in persona. Il Male Assoluto

Pss. Per quanto utile la manifestazione era sotto casa, cui la cover si riferisce, per prendere qualche scatto invece dello scasso telefonino, senza carica, sì è optato per quattro stilo Envelope Panasonic su “rianimata” e gajarda Olympus C-5050 a 400 Iso e tutto ma proprio tutto in auto: Program e autofocus, questo, vista l’ora ha dato buoni risultai degni di una Leica, scritto tante altre volte e non è caso ripetersi per chi capisce di fotografia digitale nonché background analogico su le (s)palle



La scena come si presenta durante l'arco del giorno. Reportage già pensato per ricavarne “video” tant'è che le immagini hanno, non altrimenti, grammatica “cinematografica” di campi controcampi etc. Questo a dimostrazione che si fa presto a dire indegnamente street, giacché è reportage gustabile, malia diversa, se fisse a muro o su libro prossimo a venire ma tutte immagini con un certo gusto fotografico oggi bandito al posto di sciatteria eterodiretta: Web docet e non solo

Nottingham
Notte e pioggia da stare al coperto, invece Manunzio con la sua fidata Olympus C- 5050 (piccoletta e molto Leica style con suo 1.8/35 millimetri equivalente FF) il Monopod Manfrotto, e via sotto l'acqua. No, anzi no, ché trovato un bel spiovente balcone al riparo si è “immortalato” la scena. Poi smesso di piovere il resto delle immagini.
Sì, vero lo street presuppone “persone” che si muovono s'agitano pascolano ruminano e vivono. E ma persona è dal latino Persona/Personae....maschera teatrale alla lettera che poi prese valore di “individuo” “corpo” e usata come termine grammaticale e teologico.
Infine per noi di vecchia scuola le immagini, qui cittadine ma come ogni altro genere e in ogni dove, s'iscrivono ancora nel francesismo “reportage”

Link video


Ps. Il video (sorta di story-board tant'è che ne esistono diverse versioni e lunghezza anche bianconero per "tastare" gusto e quant'altro) in link è un francobollo ché non amiamo yotubate e altro. E può verificarsi che in base all'OS Mac/Win la visone avvenga solo a seguito di scaricamento file come fosse semplice allegato. Comportamenti del tutto normali.
No Final Cut, No Premiere, No Da Vinci Resolve



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