Manunzio

“Natura morta” traduzione letterale dell’espressione still life. Siamo abituati a considerare la natura morta nei quadri intendendo con questo termine prevalentemente oggetti in contrapposizione alla “figura” (natura viva) o ai paesaggi naturali. È però riduttivo considerare questo genere fotografico come semplice fotografia di oggetti inanimati poiché realizzare un’immagine di still life richiede creatività, programmazione, organizzazione e molta pazienza. La creatività si esprime sia creando composizioni ben bilanciate, sia risolvendo problemi pratici e tecnici nel modo più semplice possibile”
Still life

Elogio della carta
Lunghezza d'onda
Terzo movimento e finale

Terzo movimento finale

Finale seguito del precedente still life nonché la cucina stellata di chef, trilogia del saper fare un'immagine con quattro (letterale) cose, sempreché si ha qualcosa da dire, prima a sé poi al terraqueo. Ora per riparasi dal sole cosa e meglio di un ombrellone? Viceversa in città dove l'appoggiate se non d'una base ad hoc: tanto ci vuole? Ci siamo quasi, mo' a mazza la mettete da parte, al suo posto un bel pal' e fierr', abbiate pazienza ma il calembour viene da sé...Voilà un perfetto stand salon, a buon mercato; se la “signora” vi regala (?!) uno dei suoi innumerevoli carrellini porta piante con ruote che non si capisce se è una casa o una serra tutto scorre!Ciò non di meno anche un robusto stativo per luci torna utile (vedi immagine) costo a parte, tutto per evitare manovre con cavalletto a riposizionare inquadratura!
Photographers Across the US Teamed Up to Shoot 10,000 Free Headshots for Unemployed Americanshttps://petapixel.com/2020/07/23/photographers-across-the-us-teamed-up-to-shoot-10000-free-headshots-for-unemployed-americans/[/right]

Lunghezza d'onda

Verosimilmente quelle assonanze cui parlava Jung: sincronicità. Campo affascinante e per niente incomprensibile, anzi a dirla tutta sin troppo naturale per chi (non) si ostina a vivere in Matrix. Tuttavi non è questo, mai come in questo momento pandemico, inscenato ad arte dai soliti squamati aliene di nome e di fatto, vedere il Re nudo a più non posso. No eh?Salite su la montagna più alta a vostra scelta: che fate? Vi provate ad andare oltre arrampicandovi (besenisse is usual) su le nuove, o capite che è meglio scendere casomai dall'altro versante? Un' anima fa questo mentre il michiapixellista la scalata al cielo: sia ma quale se sta in Matrix?Chiarito il solito “rosario” quotidiano (scemenze?) un tale mette in scena una foto con niente!

Household Lighting Tools
https://www.youtube.com/embed/UNrLpIVE2o


Oggetti messi insieme nell'arco di tempo, come la piccola testa a sfera della Rowi di cinquant'anni fa. Le tre “ruote” a sinistra cui due di grezzo materiale a contrappeso per standarda Manfrotto, l'altra prodotta da tornitore trent'anni fa quando era difficile averne ed Internet di là da venire, aggancio fra macchina fotografica analogica e cavalletto modificato. In basso la livella di quarantennale acquisto presso uno store, letterale, ma non in formato binario almeno non all'epoca. A fianco il disco per il culo della Contax 139, ed evitare contaminazioni indebita “distanza”. Mentre sinistra tre 'ngappette, molle da bucato insostituibile come lo scotch. E quasi fuori bordo, cartone utile come zeppa logica o prosaica per livellare o reggere “invisibile” oggetti che in immagine sfidano, sì, la gravita del massone Newton, però è abile espediente scenico o del trucco c'è ma non si vede. Il resto è sorta di Ircocervo alchemico di staffe Metz, flash teutonici usati per incatenarsi a porta ombrello, ed avere la diffusa a poco prezzo quando i bank erano cose impossibili da aversi a buon mercato (su generatori luce Elinchrom o popolare Bowens anche formato monotorcia) fra i Settanta e gli Ottanta del secolo “breve” alle spalle



Elogio della carta

Casomai di carrozziere. Scotch tale e tanta l'importanza capitale, più dell'ultima minchiapixel e ottiche e c...orpi vari per chi ha mai provato a scattare un qualche still life, in immagine con iPhone antidiluviano lascito dei figli per i loro nuovi e fiammanti. Ora nella richiamata, l'abbondanza di piccoli oggetti che facilita l'esistenza umana ivi creatività dell'artista sedicente tale, tuttavia niente a paragone con una bella strisciata di adesivo di carrozziere per l'appunto (angolo sinistro alto inquadratura, sornione).
Certo questo lo si deve immagina dietro un qualsiasi scatto di Manunzio, quando mo' na cosa mo' n'altra che sta lì lì per cadere, eccoti due tre giri da carrozziere, e come per incanto blocca tutto fino a quando di santa pazienza smontate il set: in quel momento e rivedendo le immagini a monitor v'accorgente che, sì, il primo attore scenico è importante ma senza scotch...che non si beve! Less is more, no? Stavolta niente da ridire con gli Yankee, go home e vabbè il riflesso sessantottino!

Ps. Non vi salti l'unico neurone di scatola cranica che lo still life sia, sic et simpliciter, accochiare, mettere insieme, oggetti e click il tutto. Senza una matita e carta, almeno per Manunzio, uno schizzo o finanche story-board, ci perdete tempo ed entusiasmo. Still life come meditazione Zen o circonvicino la misura tra una fotografia da marketting (marchetta in antico italico era la botta della passeggiatrice seriale di notte) e una che lascia intravvedere altro non necessariamente mercificato




Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro...Olympus

Giorno più giorno meno cinquant’anni sono una vita. E quella strana scatoletta che portava un ideogramma per Pen l’aveva ricevuto l’amico dal padre, diciamo venditore di macchie, un bell’uomo ma di tre cotte. Un regalo come tanti e gli fregava de meno, e me la prestò. E su le prime la cosa strana che invece di fare foto orizzontali, bisognava girare la camera e ottenere settantadue fotogrammi: infatti era la mezzo formato di Olympus appesa anche così al collo di Eugene Smith.
Agli inizi dei Settanta la Olympus scompaginò le carte con una miniaturizzazione ed un mirino eccellente per l’epoca per non parlare delle ottiche Zuiko, pari a pari con Zeiss di riferimento, il resto è Storia, quanto meno della Fotografia, con Om1 2 3 Titan 4 e la Om 10 furbacchiona: automatica di fabbrica ma con jack sormontato da ruota dei tempi pure manuale.
Poi l’oblio sino alle Camedia usate nel silenzio dei soliti ammanigliati Nikon (Coolpix) e non da Alex Majoli della Magnum Agency, e di lì a poco il “laboratorio” a nome E10 subito dopo l’upgrade E20, altro che Coolpix: un fotografo fiorentino incontrato non ricordo dove ma in Puglia, c’era Berengo Gardin a tenere un workshop, raccontò di averla usata, la E20, per riprendere una sfilata di moda! E all'epoca costava intorno i quattro milioni se memoria non falla. E di lì da quel “prototipo” venne alla luce, quanto mai adeguato alla camera fotografica tout court e tanto su argento d'antan che odierno silicio fa della luce la sua materia o anima; la E1 questa volta in formato 4/3 (l’E10-20 sono su base 2/3 Ccd Kodak ed ottiche non intercambiabili) che inaugurò suo malgrado uno sfortunato sistema passato per E3 altra ammiraglia, che aveva perso il fascino della “sagoma” strana del precedente modello, ma tozza e tracagnotta, sino al canto del cigno E5, tardivo ed inutile upgrade. Mentre parallelo scorrevano le piccolette E 400, 500, ecc. ottime camera di fascia popolare diciamo così: stesso attacco ottiche ed accessori, in controcanto invece del prisma reflex uno “specchio” brutto e fetente. E ciò non di meno portavano in dote il famigerato Live view inaugurato con la E 300: pietra miliare per chi intende e pratica la fotografia.
Siché alla legge del “signor” Mercato uso dire non si sfugge, anche se un unico hamburger dell'altrettanto Produttore amerikano, unico Motore di ricerca...e non ripetiamo la trafila di “unicità” il menzionato “signore” deve semplificare secondo tabellare babilonese per gli eterodiretti omologati che si fregiano, beati loro, del titolo uman(oidi). E d’altronde chi si contenta gode: chi cosa quando è perché appartiene ai posteri. Il Re è morto? Viv’ lu Re!


Immagine sovrastante
Da sinistra a destra in alto, Camedia C 5050 de facto una piccola Leica con il stratosferico equivalente in scala 35/1.8 camera usata per anni dal reporter Majoli della Agenzia Magnum, quanto dire circa affidabilità e restituzione della scena data sebbene a fronte di un sensore poco più grande di un unghia; C 8080 che viene in linea, anche grazie alla forma decentrata del grip stile E 10, qui a fianco la E 20 , quarta da sinistra. La Camedia C 5060 Wz, terza da sinistra, cui personale archivio digitale di centinaia di miglia formato Jpg è debitrice; Camedia che possono registrare in Tiff e Raw e grazie all’ottimo motore di rendering Jpg. Lo stesso che equipaggia la E1, quinta da sinistra in alto, e che senza altre elaborazioni può ancora oggi andare in stampa offset anch’essa in via di estinzione. Caratteristica unica del panorama fotografico la E 1, oltre la porta Usb, quella Scsi all’epoca super veloce, anch’essa passata a miglior gloria a vantaggio delle odierne Usb 3.0. Il cuore della E 1 fu una joint-venture Olympus Kodak che forniva un buon Ccd ancora oggi sbalorditivo su sensore “piccolo” 4/3 di solo cinque mlioni di pixel.
Flash di sistema e sotostante la seconda unità lampo la “piccola” E 510 che porta in dono l’ottimo Live view, scomodo da usare ma pur sempre utile per inquadrare esattamente la scena ad esempio gli still life. Su la destra sottostante E 3 seconda ammiraglia 4/3 di Olympus dalla linea tozza e ma più “centrata” della E 1. Anch’essa dotata di Live view e deciso passo avanti per l’AF.
Da sinistra in basso seminascosta E P2 e avanti essa la Pen E P5 gioiellino con Lcd ribaltabile che tanto fa comodità simile, e molto meglio del piccolo Lcd della richiamata Camedia C 5060 Wz. Reattiva veloce anche con adattatore: infatti la serie Pen non più con baionetta 4/3 nella versione Micro4/3, accetta e di buon grado le ottiche della E 1-E 3, soprattutto quelle dotate di motore ad ultrasuoni. La Contax in scena tutt’altro che peregrina con adattatore consente sui corpi 4/3 così pure M 4/3 di utilizzare ottiche Zeiss. Cavi e quant’altro sono “incroci” ben riusciti fra mondo analogico e digitale, sia M 4/3 che precedente baionetta nella logica che “niente si butta e tutto si ricicla”


Modelli camera Olympus digital
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Lo spazio di un mattino l’immagine vincitrice di non so cosa e quando spedita, certo tanto per celia. Ma non è questo, a dirla tutta nun me po’ fregà de meno, poiché conosco il valore “artistico” di chi scrive, ma tant’è. Insomma una bocca in agrodolce per quanto è banale la foto nella sua essenza tutt’altro che peregrina. Intendiamoci anche quando faccio il naif tutto è ponderato, vale a dire per usare metafora, poi mica tanto, quando uno è elegante tout court anche con una foglia davanti e una dietro, si sa mai, non dismette per questo certo allure. Manunzio non è fesso, lascia correre in spirito partenopeo dal basso profilo, ma quando c’è da dare la zampata, anch’essa tout court, attenzione alla sciabolata di Manunzio, che fa molto ma molto male.
Una tazzina vera di vero caffè bevuto in un giorno di inverno freddo e gelido con una “scherda” di sole, quel tanto di sole per creare la magia di uno still life venuto a “caso”. Qui Manunzio non procede oltre ché solo pochi fortunati, stavo per scrivere eletti, possono anzitutto vedere e poi intendere…e del perché non il 19 invece che l'odierno 17 kabalistico!


Ps. La fissa della mamma era di avere per il figlio roba di certo valore e per questo che a cadenza regolare ci arrampicavamo per una scale di legno, più che altro una parte di sesto grado, fino lassù da Mast’ Aniello sarto, fine napoletano chissà come catapultato tra le montagne lucane. Rito per un taglio su misura invernale ed estivo dai pantaloni corti che ancora indossavamo pur grandicelli



La cassetta attrezzi del fotografo

Oggetti acquistati nei decenni che rendono la vita fotografica più agevole. Immaginate, allora, di allestire uno still life, sebbene la cosa sia paradigmatica, e dover tenere in certo modo un oggetto, senza ricorso a sostegni fuori campo (troppo comodo dispendioso e non sempre a buon mercato) ecco allora lo scotch da carrozziere (!) che ti risolve egregiamente la situazione. Un paraluce con tanto di polvere ma che inaspettato ha la stessa filettatura...Insomma “stipa ca truov’ conserva che al momento opportuno ed inaspettato vien fuori a risolvere la cosa. E questa si fa intrigante se la cassetta di “roba vecchia” comprende soft “abbandonato”. Vabbene i nuovi soft sono na santa cosa, non di meno poi dovette “allegare” altrettanto hardware perforante...nell'infinito acquisto per la giostra. Posto un limite (in orizzonte che pensa di farne a meno novello Pantocratore) poi si tira dritto. Certo difficile da intendere: quando una volta un padre ma anche nonno, metti caso, lasciava alla discendenza una Rollei questi continua a funzionare (ci si provi con un qualsiasi “fail” anche solo del giorno prima) dopo quasi un secolo fintantoché ci sono rullini: grazie Ilford! E non ci si riferisce al corrente “revival” bianconero dei soliti Yankee, anche perché è fuffa pari pari stessi scatti in digitale: ma vuoi mettere à la page?
Per quanto lunga introduzione l’elogio delle cose minute, a volte quasi di motu proprio, si “manifestano” che è sfuggevole dal famigerato “razionale” ma tant’è finiamola qua.
Casetta attrezzi, quindi, e incredibili sofficiume cui feature rendono, post ripresa, la vita parimenti agevole: manciate byte (software) in sequenza, uno dietro l’altro. Sì il flusso streaming, che non rima per NLE o edit(or) off linea, gli ultra-sofisticati per montaggio video, quanto più che ramo collaterale altro linguaggio ad hoc a base dissolvenza. Insomma l’immagine fissa che trasmuta in “movimento” sciccheria per palati sopraffini: non parliamo del re per antonomasia After Effect, così come i blasonati Wings Platinum o l’equivalente teutonico (tradotto in italiano dalla Andreella) M.object che girano solo su Windows, forse per potenza di fuoco non paragonabile ad altre piattaforme morsicate o meno che sia. Programmi questi (slide-show) che si trovano alle “convention” o cinema che dir si voglia; soft assolutamente pro, sebbene forse
con limite di essere l’aggiornamento elettronico di ciò che una volta si faceva con proiettori Carousel Kodak e centraline sincro musica ed effetti. Programmi, ancora una, ben altro dal sofficiume che inscatola “slide-show” di foto familiari e relativa musichetta da condivider via “social”.
Siché tra questo serpente, capo e coda, una piccola chicca a nome AV 10 Pro una volta detto PTE Exe(cutable) già da un ventennio, badando al fatto che l’Exe Windows nasce, qui in caso di specie, quale must per multi-visione, tanto dei richiamati blasoni che l’incarnazione ultima AV 10 Pro (esiste anche una versione lite) cui limite insormontabile è l’ostinata caparbietà dei programmatori di creare step by step un mostro di potenza nella sua “banale” veste spartana; feature cui limite, appunto, è la fantasia dei fotografi che si accingono a mettere in scena le loro Opere. Maiuscolo d’obbligo quando e soprattutto lo “slide-show” si incarna in piccolo e micidiale court métrage (con tanto di sceneggiatura). Corto che, tuttavia, non ha eguale, ieri oggi e domani con altri “medium” fondato com’è su l'immagine fissa, ma in movimento!

Ps. A d onor del vero sul mercato, solo per Windows, girava pure Proshow il micidiale mix di video-foto-effettistica. Azienda chiusa su le sue ceneri, novella Fenice, reincarna Photopia (solo per cloud tartufesco neo El-Dorato danaroso) al corrente per Win in attesa della Mela, come pure a breve AV 10 Pro. E solo per melomani il Foto Magico farraginoso e sconclusionato soft. E negli anni precedenti, quando a prendere metafora evoluzionistica, la Mela simil tostapane e schermettino, verdi fosfori di Windows per ragionieri di Casoria, si dondolavano da un ramo all’altro, appunto, scimmie mentre darwinianamente evoluto l’ Amiga Commodore delle mirabilia a colori i girava Scala, potentissimo creatore di slide-show e titolatrice da “cerimonia” via genlock statunitensi e italiani. E in pochi passi, se avessimo avuto la Stampa a sostegno, la prima implementazione di kiosko on demand seppure via tastiera (non ancora possibile touch-screen) collegato a catodico, presentazioni foto-video-testi in forma di prototipo funzionante, dinanzi i vertici la stanziale APT lucana, saremmo stati altro che Manunzio. Brutta cosa non già nascere poveri di manzoniana memoria, bensì chi sa guardare lontano, molto lontano e vede il futuro decenni prima

Pss. Nessuna pubblicità occulta, quanto e soprattutto, in stile Manunzio acquistato e/o provato personalmente


Winsoft AV 10 Program
Proshow
Photopia
FotoMAgico

Wings Platinum
M.object

Scala MM


Last Update

Neanche il tempo di postare il post che la “realtà” si incarica di corroborare il sopraddetto, vale a dire che nel mettere ordine in una libreria di Manunzio, eccoti venir fuori (motu proprio?) un bel “oggetto abbandonato” formato Cuffia Sennheiser di qualche tempo fa, tool per chissà quale “progetto” mai venuto alla luce o per l’ascolto “esclusivo” di Musica Classica



Stack or not stack

This is question forse così il Bardo. Vabbene da qualche parte bisogna pure cominciare. Certo per i cosiddetti pro della Milano da bere un “anticornonarico” basta collegare il banco ottico al computer, casomai con l’interfaccia Capture One Pro 20 ultima entry, così à la page, e il gioco è fatto. E fintantoché tutto è su lo stesso piano via con il liscio. Prblemi nascono, e non altrimenti per leggi ottiche, quando sul set compaiono più attori, o oggetti che di still life parliamo. Quindi diversi piani, e per farli tutti a “fuoco” non basta diaframmare al massimo (decadimento immagine). Anzi uno dice: ma se dopo un f 16 ipotetico i raggi che già si incasinano (diffrazione) per entrare nel pertugio dell’ottica, perché mai gli f 32, 45, 64, 90 o mi pare ancora di ricordare f 128? E co sti numeri, tuttavia, hai voglia, no? Proprio no. E si ipotizza un banco diecidodici, già l’ottica “normale” è un centocinquanta millimetri, un bel tele sul formato Leica, tanto a circoscrivere la cosa. Insomma un che di poco maneggevole a diaframmi chiusi (decadimento resa ottica) e ne abbiamo passato esperimenti su la Cambo montata su un mastodontico cavalletto Manfrotto che tirato su arrivava sino al tetto! Siché senza ulteriori numeri al lotto, diaframmatura che potrebbe fare al caso per un totale, ma se la composizione è più mignon i problemi là sono e lì restano. E poi se chiudi il diaframma di conseguenza aumenta il tempo di posa, inezia se ci hai il parco lampade: una volta faretti su Kodak 50 T(ungsteno) oppure su Epr-64 Bowens lampo del caso, che doveva scaricare una potenza non indifferente. A chiacchiere, sì, perché il trucco negli studi era di abbuiare il set composto e inquadrato, poi con otturatore su posa B o puristi T(ime) far partire scariche di flash a ripetizione; flashate che si sommavano per avere come unica botta del caso! Quanti esperimenti, grazie al flashimetro che per l’abbisogna dava il computo delle “aggiunte” per l’esposizione, e si era già provato su Polaroid, sorta di pre-view. Manualità ai limiti dell’acrobazia che oggi fa ridere. Tanto è vero che pochi puristi e distillati sedicenti fotografi vi ricorrono ancora, anche su camere elettronizzate al massimo: ricordiamo i primi modelli Sinar del caso. Restano tuttavia, sempre certuni fotografi, che attaccati alle Hasselblad elettriche, ecco, del caso o Mammamia (Mamya gloriosa RZ 67 d’antan oggi acquisita da Phase One) vivono felici di fare bella figura via Thetering con l’Art director immancabilmente femmina del caso, cacio sui maccheroni. Ma sempre più i fullfremmisti CaNikon con lenti shift, ottiche che in sedicesimo ripropongono i movimenti del banco ottico al fine di pareggiare i conti dei diversi attori giacente su piani del set. E qui sarebbe conclusa la disamina, e invece no. Sì perché tutto il resto della ciurma fa a meno di ottiche anzidette, Hasselblad e flash, odierno rentrée di lampade a base Led un tantinello scialitiche, o equivalente dentista, ahi; fotocamere attaccate a computer “teterizzati” neo cordone ombelicale ( si raccomanda l’arancione Tether Tools) per verificare all’istante che tutto è ok (!). Parentesi: con Raw e Pshop che tutto aggiusta, basta e avanza no? No evidente, chiusa parentesi. Insomma oltre i fulfremmisti c’è vita come su Marte?. Sì certo, anzi, lì fuori alla base della “piramide” fotografica volete voi? Un Maunzio che va, al solito, per la sua strada: senza flash e lampade (pisolano da qualche armadio) e manco full frame. Peggio ancora con vecchie ciabatte 4/3 da Paleolitico a base bit. Vabbene, e poi? Un programma come Helicon focus (ci) risolve il “pareggio” dei conti con ottica zoom in manuale anch’essa del Mesozoico. Ma lo si dice qui, se uno poi vede i file: che volemo dì ancora? Il manico pari la classe n’est pas de l’eau mes amis!

Immagine 1
Immagine 2


PS. I file allegati integralmente potrebbe benissimo vedere spazio su un Franco Maria Ricci d’antan; luce bank come si evince alla base del mezzo busto e figura di fondo? Tutt’altro luce finestra, letterale, e come base e sfondo due retro-cartoni utilizzatati, quando è il caso, per il cosiddetto fill-in; ottica 14-54 f 2.8-3.5 prima serie su l'immortale (chapeau!) E1 Olympus la nostra “protesi”. Associato un secondo scatto in verticale prodotto da pari ottica e malandrina Oly E 510 con Live-view feature molto più comoda

Pss. Nel novero dei sistemi di pareggio piani fuochi c'è anche l'interessante Actus Cambo e gli immarcescibili Novoflex, soffietti o macro motorizzate




Panem nostrum cotidianum da nobis hodie (dacci oggi il nostro virus quotidiano).Ora se prestate orecchio tutto va per il verso giusto. E d’una mano invisibile che prepari il tutto e parliamo di messa in scena: non è la prima volta. Dunque l’antefatto o prologo come vi pare. Allestendo un piccolo still life per un lavoro che più in là si dirà, anche un vecchio Moleskine è della partita con il suol laccio che ne chiude il contenuto. Però chiuso non sta bene, meglio aperto su pagine interne…
fino a mercoledì 29 aprile 2009 tutta la “stampa galattica” parlava di “virus suino”. Poi accade che i “suinicoli” (americani?) non ci stanno e così si decide, che no, i porci non infettano. E allora come fare? Il Mexico e lì, no? Infatti dopo pacata “discussione” nel frattempo le industrie di farmaco, alé, volano nelle azioni al rialzo; a livello OMS (sanità mondiale) e finanche europeo (Repubblica p.7 del 29 a 2009: “La Ue chiamatela nuova influenza, o così si fa confusione”) e il virus però è già mutato: mexi-cano. E dopo il rodaggio iniziale televideo Rai 30 aprile 2009...il virus H1N1 secondo Margaret Chon, direttore generale OMS (Organitation Mondiale de Sanité) ha elevato a 5 il rischio su di una scala che ne conta 6; la “pandemia” è “pronta” e impacchettata”...

”Il finanziamento ai Paesi ammissibili, continua l’istituto internazionale, viene attivato al verificarsi di determinati parametri relativi ai livelli di contagio, al numero dei decessi o alla velocità di diffusione della malattia.

Nel caso in questione, le condizioni indicano almeno 12 settimane di durata – scadenza che sarà rispettata il 23 marzo – un numero di morti nel Paese originario fissato a 2.500 e già superato in Cina, e un numero di morti in altri Paesi di almeno 20, ormai superato abbondantemente in Italia, Iran e anche in Corea del Sud. Non risulta, invece, almeno stando alle dichiarazioni della società di consulenza finanziaria specializzata Artemis (con sede alle Bermude), che la pandemia in quanto tale debba essere dichiarata dalla Oms. La parola finale, però, spetta a una società privata con sede a Boston, la Air Worldwide Corporation, che interpellata da Bloomberg nei giorni scorsi, ha preferito non commentare la situazione. In ogni caso, il via libera alla definizione del cosiddetto covered peril, ovvero il verificarsi dell’evento che fa scattare la perdita dell’investimento, è nelle mani di questa”. Continua a leggere


NB. Anche quando riportato in link non significa affatto che sia oro colato, spetta a chiunque, quindi, ne legga di usare il proprio cervello e farsi di conseguenza propria idea di fatti e circostanze


Ps. L’immagine a corredo è di una “banalità” estrema e ben si adatta alla circostanza virale. E come al solito senza spendere energie la si è scattata sotto casa con una Olympus tuttofare E-20: archeologia senza dubbio. Però il fotogramma funziona. Lab se si dà conto che Coronavirus è nato da una “mescita” alchemica di Conquista che è uno dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse (gli altri sono Guerra, Carestia e Morte) satanica. Su in alto, alla destra, il numero 11, come il famigerato 11 Settembre. Una ragazza dimessa e prona alla messinscena per la Caducità della Vita al pari di marmoree tombe. Tutto con solo due “colori” in Pshop estremamente efficace più di tanti giri di parole, su saracinesca sprangata d'una presunta Peste confezionata per la bisogna


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E invece sono d'accordo

Una di quelle rarissime volte che si ha piacere a leggere qualcosa di interessante proveniente dalla Rete. Niente minchiapixellate annesse e connesse! Finalmente un progetto che parete dall'idea e finisce con lo scatto: così anche noi. E poi naturalmente il Pshop di turno per aggiustare o amalgamare il tutto: senza strafare soprattutto. Terminiamo qui poiché si sottoscrive in toto, compreso il fatto stampe controcorrente in formato A4: sì perché c'è questa mania dello scimmiottare l'Arte pittorica su dimensioni da “pala” per chi intende.
La fotografia, qui per l'appunto, sparte una mazza con le diavolerie esoteriche del digitale terrestre...capisce a me!


Man fotografo dal 1969



Gnifone & Bandone

Come tutti quelli che praticano lo still life (sin dai tempi analogici) si trova interesse per certe realizzazioni. Casomai, sempre in Era analogica, il difficile era nel mettere in pratica la luce: artificiale per convenienza ché non ci si poteva permettere i Bowens figurarsi gli svizzeri Elinchrom o artigianali in quel di Milano.
A proposito vi è stata e per molto tempo una disputa “teologica” sui i flash da usarsi: a generatore o monotorcia? Terzi di diaframma (!) temperatura colore incostante tra sistemi (!) l’arrivo di astronavi aliene…quel che vi pare. Chiusa parentesi.
In Era digitale è tutta na discesa a patto di sapere anzitutto il proprio nome per chi intende. Vale a dire la “facilità” della codifica 0/1 la capisci se sai, di nuovo, il tuo nome: storia paisà e lascia stare Pshop o à la page Lr e soprattutto il Raw, che tanto poi…sta mazza. Ecco perché si firma ogni articolo “postale” con quattro cifre finali, sempre per chi non ha testa a spartir orecchie!
Siché e finiamo basta un po’ di “cerone e peli” posticci per fare, comunque, una foto interessante: certo se il manufatto che sia invece di chiamarsi Antonio lo chiami Carlo, eh…Già proprio così: non è bello (falso) ciò che è bello ma quello che piace falsa + mente! Certo se poi lo scatto e di una entità fantasmatica a nome Gastel o alla Toscani…cherchez la femme!

Un set di pochi spiccioli


Man fotografo sin dal 1969


Ps. Poi arrivarono gli IFF monotorcia economici (cinesserie antelietteram?) che acquistammo e funzionarono senza mai dare problemi…tranne per alcuni “pro” che a mezzo stampa (Milano cominciava più che bere a tracannare da cane) ne decretarono la fine di un buon prodotto italiano: il problema!

Pss. A Milano venivano fabbricati oltre ai banchi ottici Fatif 10x12 e 20x25 generatori che ricordiamo chiamarsi Eurotodde Srl, usati in molti studios, cui sito del produttore sembra essere "offline"



Una foto di still life niente di che, anche se in questa immagine, come pasta sfoglia più che stratigrafia paleografica, qualcosa ha a che fare con la memoria, che è poi tutta la mia produzione da cinquant’anni in qua.
La tovaglia bianca e candida come quella che la mamma tirava fuori dal baule del corredo tutte le Domeniche e giorni comandati, il pranzo con i parenti; e vino fresco che il babbo sistemava in un secchio argentato, almeno così sembrava, sotto il filo d’acqua e frutta estiva, ché i frigo Stars and Stripes non c’erano ancora in ogni casa.
E per noi più piccoli (il rosso di Bacco era proibito) limonata a volontà, a volte di quelle prime bustine liofilizzate combinate con l’Idrolitina, un po’ di bicarbonato per rendere “frizzante” l’acqua

Man


Ps. Il set è quanto di più semplice si può: luce finestra naturale filtrata da normale tenda domestica alta tre metri; per asse il legno casalingo per i lavaggi brevi; la tovaglia altro non è che tanti pezzi assemblati in Pshop Elements ché noi non siamo “professionisti” a sentire questo e quello. La bottiglia comprata in un negozio di chincaglieria sulla Main Street cittadina, mentre il bicchiere di “limonata” è clonata dalla parete di fondo. Impareggiabile scatto su Olympus E-20 d’altri tempi come il set che rimanda d’una giornata estiva Anni Sessanta della provincia italiana al Sud


Immagine iscritta in unico cono di luce apparente, sebbene tra le due immagini corra un trentennio e più: a sinistra lastra 10x15 Fujichrome 64 RTP su banco ottico Cambo (analogico) e luce artificiale di Nitraphoto lampada in ombrello diffusore da 150 Watt; a destra file Olympus E 20 (digitale) con luce naturale finestra. Tuttavia il sotteso still life, modus operandi, è identico e la E 20 si comporta da "normale" banco ottico


E tra le due camere pari “lentezza” operativa con l’aggravante e non di poco di vedere il mondo sottosopra sul vetro smerigliato del banco ottico; tutto in manuale senza possibilità (tranne all’epoca il test su Polaroid) di fuoco automatico diaframma...di quelle benedette diavolerie viceversa che solo il digitale consente, nell’abbreviare o collegare immaginazione e scatto finale in pochi attimi e manco questo se via tethering!
Lentezza che significa, poi, concentrarsi su quello che si sta componendo, che è molto più della “previsualizzazione” di Ansel Adams memoria: uno scatto e via. O c’è o non c’è. Scuola di fotografia tant’è vero che il buon Gastel (stavolta lasciamo al palo l’insulso Jovine a pendant) riciclatosi sedicente artista con le stesse Polaroid per sarti una volta oggi appese in Gallerie ruffiane e mezzane, lo ricorda nella sua agiografia scritta da sé medesimo.
Operatività o lento pede, ecco, si trova anche in quel ordigno a nome Olympus E 20, acquistata a scoppio ritardato (all’epoca era un botto sebbene abbordabile senza accedere a mutuo ipotecario) e in sorta di “verifica” delle cose lette e ascoltate: si ricorda ancora del fotografo fiorentino, e sue immagini con la Olympus ad una sfilata di moda (!) mentre attendevamo in quel di Alberobello con tanti fotografi di giro, tra cui l’intramontabile GB Gardin, lì per workshop sotto l’egida del Curtis in salsa milanese.
Tutto vero e all’inizio abbastanza sconvolgente, tranne l’autofocus reattivo all’istante e con luce di abatjour, la E 20 digitale di vent’anni addietro un discreto miracolo. Quanto al resto, c'è anche l’oscuramento del mirino, tipico ribaltamento specchio di ogni reflex Anni Settanta: proprio così ed esposizione impeccabile e colori che fa Agfachrome 50 (inversione doppia esposizione non chimica) nota per la sua resa lieve e non chiassosa Yankee style delle Kodak: tutte.
Insomma la E 20 digitale dal cuore analogico, tuttavia, sforna file Tiff incredibilmente nitidi. Sì scritto Tiff, che anzi avvento del fasullo Raw (tanto poi si aggiusta tutto in Pshop o noblesse oblige Lightroom, uso dire i cretini falliti) era la codifica "ordinaria" su le Olympus di ogni ordine e grado: lossles al netto di 15Mb di peso! Si è possibile anche lo Jpg SHQ ed Orf l’equivalente Olympus Raw…mai demosaicizzabile come Iddio comanda e mai usato. Gamma dinamica? Stile diapositive e ci fermiamo qui per chi intende di fotografia: quante altre volte si scriverà che le immagini prodotte da qualsiasi digitale poi finisce per essere “vista” su schermettucci di iPhone Android e compagnia cantando? A muro dite? Vi ci si dovrebbe mettere con davanti il plotone di esecuzione! A muro…pensa te che visto a decine se non centinaia di metri di distanza più che i dippiai è l’occhio che va a puttane, e non distingue più un c…artellone stradale dall’altro. Quanto al sottovetro di Galleria, figurarsi se l’acquirente gli frega dei dippiai, basta sia copia “certificata” (si chiede all’oste se il vino è buono) da Epson via Digigraphie, con tanto di timbro a secco! Consigli per gli acquisti va che gallina vecchia che fa buon brodo a patto che il manico dello chef…

Man fotografo sin dal 1969



Luce propria

E-20 (Camedia) Olympus inizi Terzo Millennio che dir si voglia, digitale alla Point&Shoot, così a prima vista benché somigli più ad una reflex a tutti gli effetti. Certo era Nikon con la D1 a rompere la barriera e (non) accedere a mutuo ipotecario per “comprare” la prima Pro digitali: Nikon che costava “solo” dodici milioni allora di lire e non ancora (Ne)uri, mentre se memoria sorregge la E-20 viaggiava sui quattro, sempre milioni. Ma contabilità a parte era quella di Olympus un altro crollo di muro per la travolgente avanzata digitale (adesso pare che dall’amata Amerika con la kappa che lo scriviamo a giorni dispari perché, è ritorno di fiamma per il bianconero, che è mai morto per i fotografi con effe maiuscola!) e consentire ad una più vasta platea di “abbeverarsi” al digitale. Vabbene nel frattempo pure Canon con la sua brava D30…
Olympus E-20 va. Macchina de facto “meccanica” con logica a base bit, concetto che sarà magnificamente sviluppato con l’immortale E1 su Quattro terzi, cui discende filologicamente.
Insomma la E-20 si brandeggia molto bene e pure pesantuccia da infondere un certo appeal professionale, come tutto il resto. Spartana quanto basta e senza fronzoli, e così a prima vista i file sembrano più che buoni in considerazione del fatto che è una 2/3 di cosiddetto pollice. La macchina, infine, colpisce per due cose, e tante altre decisamente no ma ci si fa subito callo e confidenza per chi è fotografo e non cerca minchiapixel miliardari né perde tempo a…misurarli, l’autofocus anche a lume di abatjour la grande apertura f 2.0 e il mirino che non è il classico prisma. Infatti è uno “specchio” che riflette la luce che altri prismi, antistante il sensore, gli invia “splittati”, ed è ottima come visione uguale uguale alla E1, che fa uso viceversa di prisma. Che dire? Ci arriviamo per pura soddisfazione diciotto anni dopo, di seconda mano tenuta bene, ché all’epoca non avevamo quattro milioni per acquistarla…meglio tardi che mai. Poi come al solito sono i risultati a “cantare” anche con pochi pixel, di quelli buoni sorretti da un altrettanto buon “manico”: lato traslato figurato e fate come ve pare!

Man

Ps1 Anno Duemilauno Alberobello ci arrivai sotto acquazzone per mostrare il Portfolio a tale Deni Curtis, fra tavoli già imbanditi di primo mattino in un trullo-ristorante-happening fotografico. Dietro la porta di ingresso a vetri, come aspettasse qualcuno, il Maestro Berengo Gardin dallo sguardo spaesato. Fotografi allo stato brado s’aggiravano di qua e di là; uno in particolare da Firenze. Attaccato discorso ne venne fuori un panegirico, non persi una sillaba, proprio su la E-20 che lui aveva usato con soddisfazione (!) durante una sfilata. Bingo!

Ps2 Per mettere in mostra la nuova arrivata E-20, fotografata con micidiale C-8080 sempre parrocchia Olympus, a 50 Iso da spaccare i muri tanto si possono ingrandire i suoi taglienti file (!) qualcosa bisogna pur fare, con poca voglia. Siché con un foglio di nero lucente a base e semplice parete di soggiorno retrostante lo scatto. Laterale destro schiarita con foglio Domopak sottratto in cucina nottetempo alla “signora” altrimenti i suoi “ordinari” lai…avessi voglia! Foglio su cartoncino se non recuperato in discarica poco ci manca, mantenuto verticale da pianta di fiori secchi a base e fuori campo. Illuminazione? Abatjour sinistro (?!) che per far spiovere benino la luce si è dovuto alzare con dei libri presi in automatico tant'è l'abitudine dalla libreria: Leopardi, Divina Commedia (Inferno?) Confessioni di un italiano di Svevo (!) e basta. Esposizione? 10” a f 7.1 (invenzione degli ingegneri Olympus, che è apertura antecedente F 8) a Iso 50 con autoscatto per non prendere, quand’uno è costretto controvoglia, il “remote” via radio. L’effetto finale dello scatto è “specchiante” quasi acquatico: che vorrà di?

Ps3. La E-20 è stata usata anche da Alex Majoli, per i suoi reportage per conto Agenzia Magnum usava le C-5050, C-5060 e a volte la C-8080 come ricordava in un intervista forse ancora reperibile a web poiché il sito è da tempo immemore non più aggiornato e si provi a questo link, per il libro sponsorizzato come il tutto da Olympus “A day in the life of Africa”



C'è la pausa come nella musica

Il fotografo siciliano Giuseppe Leone dice una sacrosanta verità, che poi manco andrebbe ricordata: pausa. Come di normalissima partitura musicale, così anche in fotografia, altro che “negative space” dei senza iddio a nome Yankee. Naturalmente l’unica cosa negativa è la loro miserrima esistenza in vita, di un popolo una nazione senza storia né passato. Viventi e si fa per dire in loculi a cielo aperto. Yankee che per chissà mai quale “mission” devono insegnare manu militari, però, come fare o non disfare questo e quello, in delirio di onnipotenza che, guarda caso, li sta eliminando dalla faccia della Terra, insieme con tutto l'Occidente fuori di dubbio: ossia noi altri da quest'altra parte dell'Atlantico Oceano a nome europei.
E non paia un pistolotto, tutt’altro. E proprio grazie alla loro solitudine nei loculi a cielo aperto che si ostinano a chiamare Metropolis, invece che cimiteri, nasce la loro mania di “ordinare” in sorta di still life (forse meglio dire natura morta che è meglio) il Mondo. Certo in questo sono aiutati da nani e ballerini, radiofonisti e certe fotografe senz’arte né parte, solo perché intascano soldi da Cia & Mossad, credono essere portatrici di "progetti di libertà” sebbene congegnato nottetempo a tavolino con latomisti neofeudali. E meno male che un Leone c’è: lato traslato figurato e come ve pare!

Giuseppe Leone- Storia, cultura e pellicole

Man

NB. Al minuto 17.00 Leone parla di un “progetto che stiamo portando avanti”. Ora a parte il plurale majestatis, il contenitore grigiocartonato contiene molto di più che le misere quindici fotografie della Gradizzi. E poi tranne gli astanti, cui fa vedere le fotografie si lì prodotte, non ci pare di cogliere nelle parole dell'autore Leone una sorta di “rilascio stampa” di quanto in itinere sta fotografando: vedete? Ne consegue la giustezza di quanto venivamo dicendo circa il fatto che la Gradizzi ( istruita nottetempo?) serve all'operazione “Donne del Sufismo” per tutto tranne che per scopi “culturali”

Ps. Di Giuseppe Leone abbiamo apprezzato, e tentato di emulare il suo splendido libro "Noto città Barocco", quando proponemmo alla Electa oggi Mondadori editrice, in occasione del Bimillenario oraziano...in Kodachrome64 e Fp4 Ilford, non con Leica bensi Contax Rts e ottiche Zeiss: sic transit gloria mundi!
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