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Ogni promessa, a volerlo, è debito

Immaginate l'estate de facto terminata oggi durante il quale vi siete fatti prendere, come abitudine poi già complice la calda luce mediterranea dei primi raggi mattutini, dallo scatto “artistico” e anche per questo avete allungato il “brodo” della promessa fatta circa il Manunzio still-life e mangereccio quale “accidente”, diciamo così. Questo per dire che il semplice “piatto” di minestra, ecco, a mo' di ricetta poca interessa a Manunzio, poiché è sotteso il più delle volte, questo o quell'altro “alimento”.
Sicché non aggiungiamo altro alla fatica, solo per mettere in “vetrina” si è impiegato due giorni per altro finanche dodici anni, così dice l'EXIF. Certo lo zampino del diavolo c'è (la perfezione non è di questo mondo, fine a se stessa poi non ci frega de meno) e se ne fatto ragione. A dir vero infine c'era un'immagine suggestiva che si è preferito per altra volta; decennale anch'essa still-food ancorata ad un passo biblico (tutti i cosiddetti artisti e quelli con fregola, se tali sono, non possono che rileggere, prima o poi, il Libro dei libri dell'Occidente tout court) e però i giovani digital connessi cosa gli cala?
Basta così, va, ad intenditor poche parole il traslato latino: un si sa mai quanto a squola!

Link pagina food (fresco di stampa...)


Manunzio photographer since 1969



Problema & Soluzione


Lo still-life è la disciplina del fotografo che precede il bianconero (Statuto della Fotografia) e suo trattamento in camera oscura. Tant'è vero che dovrebbe mettersi ad incipit in ogni “manuale” che voglia aver pretesa di insegnare. Pretesa, sì, perché o si nasce o non c'è dispensa che insegna a fotografare. Ovviamente vale per ogni tipo di “attività” uman(oide) e non c'è che guardarsi intorno: chi con un cacciavite fa miracoli e chi (già chi?) si riempie le mani di cerotti.
Occhio come mestiere, quante volte lo scriveremo ancora, pre-visualizzazione poi gusto per le vetrerie del caso in specie. Disciplina fa si che interessi la “forma” la cattura e la “trasmissione” Urbi et Orbi. E basta poco: cavalletto, una vecchia digitale (che fa buon brodo come dice proverbio) due cartoni di recupero (non buttati nella differenziata) un ND circolare per avere tempi lunghi. E uno specchio riflettente (ricordo di Archimede?) di qua, di là un domopack su altrettanto recupero cartonato. Niente di più. Disciplina d'occhio-braccio-cuore come la regola aurea, ecco, del H.C. Bresson: in salsa domestica?

Ps. L'immagine in testa è tono su tono, ben altro dalla errata nonché blasfema definizione di “monocromatica” usata per abbindolare nuove leve che s'esprimo, oramai, nel falso e sulfureo codice che è l'inglese: cancel culture per robotizzare e asservire la mandria umana, così secondo alcuni

Pss. A latere l'immagine “nuda e cruda” come la vede la digicamera, rimessa poi in “ordine” secondo visone "mentale" con pochi tocchi in Pshop Elements, non prima di essere "pennellata" con specchio da trucco per signora, altra cosa dalle leccate (lato-traslato) immagini di Harold Ross

Memento audere sempre, finale


Preistoria così il figlio grafico e pure fotografo nel guardare le “ricette”. Già a bella botta proprio così, ma. E il ma ci sta tutto che qui lo narriamo: narrare ben altro che dire scrivere infine raccontare.
Ora ancor prima di essere fotografo guardo come i cosiddetti comuni mortali, si vabbè...e certo pure viene il mestiere si capisce. Sicché un giorno vado a trovare l'amministratore dell'APT di Lucania, ma e oggi siamo pieni di “Congiunzione coordinativa avversativa” si deve scrivere Basilicata, ma, un altro, per noi che ci abbiamo pruriti artistici oltre che memoria storica...insomma a dirla tutta per cancellare il toponimo in auge durante il Fascismo l'attuale denominazione fa ride anche perché sembra, secondo certuni storici, nel ricostruire il topos ci riferisce al Basileus bizantino; altri dalla Basilica cattedrale di Acerenza/Acheronte...il che è un fatto relativo a secoli medievali quando invece Lucus/Lucania era già de li romani conquistadores. Sia come sia, salgo all'ultimo paiano alla sede del Commander Executive Chief della “immagine” turistica, aè, della Terra oltre Eboli, va. Gira e ti rigira sembra di stare al mercato e relativa compravendita sino al momento in cui sottopongo all'allora dott. Persichella (nomen omen?) i layout ante fotografia fecit come usava la Milano da bere e craxismo a contorno: paisà così il mondo e craxiano pure, guarda un po', il Perischella, al quale sarei arrivato, comunque, tramite zio socialista...Ma Manunzio è un'altra pasta, ecco, e da qui, come Iddio volle, il ricettario di cose semplici.
Delle due immagine la “prima” in alto si mangia già con gli occhi (oltre al pane si nota della tavola i costituenti tipici: vino olio e spezie che danno alla messa in scena del ricettario il giusto taglio per l'epoca cui furono eseguiti gli scatti, anni novanta secolo trascorso) la seconda immagine di ghirigori non si riesce a tenere manco in mano figurarsi leggere. E così sino all'intervento di Manunzio, che ha dato alle “ricette” la giusta luce. Certo poi sono venute, finalmente, altre pubblicazioni che “rispettano” gli standard di presentazione e dell'interna catena d'alimenti regionale, e ancor più con luce squisitamente professionale. E la "dark food" citata antecedente? Eh una cosa per volta: uno alla volta uno alla voltà per carità...vabbé è il Barbiera di Siviglia. E allora stay tuned paisà e presta occhio alle anticipazioni in home page!

Link al precedente "memento"



Lavorare stanca...si è di Pavese ma torna utile, eccome. Meglio le tastiere che il set allestito che manco sorge il sole e forse il canto del gallo, vabbé: Mussolini è già a cavallo!
Stare dietro un set è qualcosa che all'inizio, picchete picchete, una passeggiata poi passano le ore e il caldo africano (mai visto di sti tempi da cane) asciuga le risorse psico & somatiche pure. Vabbene quel che c'era da inquadrare...e ci mancherebbe ma prossimo la mezza-dia Manunzio crolla. E' così non perché gli “anni avanzano” pure questo è vero ed altrettanto che modus operandi da sempre, più o meno. Dunque, si dirà e Coin? Oh bella ma è il negozio delle “cose belle” e dei props che preferisco non tradurre da quella barbarie che è il cosiddetto inglese, linguaggio va da sé.

Insomma accessori diciamo cose, oggettistica aè...props for food photography: understand paisà? Ecco.
E props di colore bianco vero must per chi non fa stretto stretto fotografia di alimenti...Manunzio se lei non si distingue, eh! Ma no è che mettere in mostra cose mangerecce, oltre le televisioni da mane a sera, la Rete avessi voglia: una mania. E poi le fotogra + fesse di calembour cercato, donne. ...vicino ai fornelli come ieri più di ieri. Ah senza dubbio (?!) a fare foto-food, mica a cucinà che le signore si sono emancipate dalle piastre a gas, adesso viceversa usano l'elettricità...ma sempre per lo scatto. Si capisce.
Permettete un attimo: c'è una magrolina giovane e carina americana che paziea (dal napoletano pazziare che rima con gioco, eh) con Canon e sta in cucina. Carina lei il marito pare un brocco e di tanto in tanto i suoi figli sul set mangiucchiano...saran beta tester?
Veniamo a noi. Coin negozio, infine, visitato spesso ché su gli scaffali di cose per lo still life che altrimenti trovereste solo 'ncppa a landa di nome Amazonia: sì, dice il logo, da la A alla lettera Z. Uhm...però le chiappe bisogna alzare altrimenti le kilocalorie diventano quintalcalorie e buonanotte: lato traslato e come ve pare!

NB. Sopra il set con una piccola componente di "props" da Coin. La luce che alla destra illumina il tutto è del solito bank: sì, ma di finestra reale primo pomeriggio prima di scatenarsi la puntuale "bomba d'acqua". Virgolette per chi intende.


PS. Per qualche imb...elle a telecomando, pur non dovuto per chi legge Manunzio punto it, che non abbiamo nessun legame commerciale, manifesto o sotterraneo con la richiamata Coin

Still food in breve




Infatti ridotto all’essenziale il set. Una bottiglia che ricorda i vecchi fiaschi impagliati di una volta, una stozz’ (raffermo) di pane coltello di tutti i giorni (usato a tavola) un cernecch’ (setaccio per farina) e null’altro tranne il tovagliolo bianco. Tavolo d’ordinanza della mia sala da pranzo.
Luci: una sola e Led. L’immagine è assemblaggio di più scatti, non altrimenti. L’ambientazione è una “prova d’orchestra” su Olympus Point&Shoot di quello che al corrente è il “dark food”. E più in generale la richiamata orchestrazione ci conforta per altre immagini in itinere: work in progress

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