Manunzio



Correva l'anno...

Poco meno di cinquant'anni fa si leggeva di fotografia, anche. Riviste come Fotografare fra le tante sfogliate con certa avidità: non c'era Internet o miriade di fanzine equivalente. Era Analogica, dove a prendere una immagine che fosse una l'impresa richiedeva certa dose di conoscenza: non c'era il Raw salva tutto per cretini. E le fotocamere al collo gravavano letteralmente. Insomma oltre al 135 o Leica che dir si voglia da trentasei scatti (non c'erano le Sandisk et simila da infiniti Giga come reti a strascico) decisamente in bianconero da trattare, poi, in camera oscura o il famigerato bagno domestico ad uso per l'abbisogna, ecco: non c'era Lightroom. E dopo il trattamento negativo il terno a lotto della stampa, cui né allora si veniva facilmente a capo né adesso se non con l'arte del cimento: giornate in “camera oscura” e con appunti su tutta la filiera; o se fortunati con zio fotografo ti faceva capire qualcosa: non c'erano stampanti Epson. E sì perché l'arte fotografica dei grandi zio compreso aveva ampie zone di lacune da carpire al volo in sorta di gelosia professionale! Cosa risibile ai tempi di Youtube.
Sia come sia è dalle pagine di Fotografare del caso, e Senta Berger attrice nordica in copertina che “alliscia” una Olympus Om-1 che creò scompigliò nello stagnante mondo reflex d'antan, in sorta di Postal Market fotografico, si poteva accedere a certi acquisti popolari: non c'era il famigerato Store dalla A alla Z. A farla breve o ci avevi il bernoccolo della Fotografia nel sangue, o come adesso...si provi a leggere l'ultimo capoverso a firma di Giulio Forti (allegato Pdf) già transitato da Tutti Fotografi e in attesa del lancio di Reflex. E mai nessuno che dica di votarsi all'ippica, monta di asini a dir vero, tanto il ciarpame visivo di sedicenti “fotografi” in giro su Internet, con tanto di pixel: no minchiate cui minchiapixel che dir si voglia


Ps1 Postal Market ogni sei mesi ti arrivava a casa (dei genitori) nel suo abbondante kilo di pagine di tutto e di più, antesignano elettronico dalla A alla Z di certuni. Vero che esisteva il concorrente Vestro uguale uguale nella funzione, poi sparito dai radar a favore di quello. Niente di nuovo sotto il sole poiché la formula era già stata ampiamente sperimentata nell'America delle sconfinate praterie del Far-West, proprio così

Ps2 Le prime fotocamere elettroniche, nel Pdf allegato Miranda di Ilford la Casa del materiale bianco e nero ancora esistente pur tra pregresse vicissitudini economiche e cambi padrone,grazie a sofisticati esposimetri montati nel mira-box e non più esterni, a parte Sekonic Weston e teutonici Lunasix a complemento, nome che indicava prendere l'esposizione della Luna, prendevano nome di E(lectronic) E(ye) dal suono beffardo, sostituito di lì a breva dalla sigla A(utomatic) E(ye) di esoterismo

Ps3 Nelle grida di copertina si menziona la Topcon, che abbiamo sperimentato, ma che non trovate nell'allegato e smilzo Pdf allegato




Archivi della memoria

Serie di seipersei Rollei d'anatan riesumate nel sistemare l'archivio analogico trasposto in digitale; quando immagini simili sul finire degli Anni Sessanta erano etichettate o incasellati su riviste di fotografia nella categoria “terza età al sud”. L'importanza del casellario veniva, secondo questi maître à penser, prima di ogni altra cosa e come cassetta di lepidotteri infilzati.
Tuttavia qui preme ricordare di come, anche con una poco agevole Rollei, era possibilissimo costruire “storie” con meno di niente, poi in camera oscura il quadrotto fotogramma sotto ingranditore Durst poteva essere “tagliato” e riquadrato secondo necessità o gusto espressivo personale con tutta la “nitidezza” degli Zeiss a corredo delle Rollei. La pellicola una collaudatissima Agfapan 100 trattata nel calderone (non era ancora in uso le tank su rocchetto nylon alla Paterson) Kodak, in lunghe vasche verticali termostatate e da 35 litri di sviluppo, che a cadenza di materiale negativo bianconero trattato, si provvedeva ad integrare con pari quantità di soluzione fresca

Ps. Il formato Leica noto come 135 aveva ed ha controparte, simil colonne di Tempio, nel codice 120 che significa Rollei anzitutto, Hasselblad Mamya etc verrà dopo, e diversamente da quello si utilizzava per cerimonie in particolar modo, e cronaca tout court. E presso Foto-Agenzia Lampo dove chi scrive ha fatto gavetta, in sorta di Agenzia Carrese strapaese, a cadenza regolare capitava un giornalista che firma il pezzo poi infisso con le foto su la bacheca anodizzata della Pretoria o Main street cittadina, e il giorno seguente, via fuori sacco postale su la tratta per Bari, le pagine interne della Gazzetta del Mezzogiorno (a volte il Roma, Mattino di Napoli o Tempo della Capitale) cui redazione cittadina era a pochi metri di distanza.



Ombre & Luci(cartoline postali)

Detta così sembra cosa di niente ma in fotografia, qui bianconero, un mare che unisce gli estremi mediati da tonalità di “colore” traslate in grigio. E per chi è nato in Era analogica, del tutto familiare, anzi, in buona misura “categoria dell’anima” per chi intende.
Tuttavia è insita nel bianconero una malia che non è raro svolta in magia, per gli occhi in prima approssimazione e spaesamento a seguire, ogni qual volta si para davanti ad una cosiddetta immagine “antica”.
No un momento altrimenti si fa confusione: qui c’entra poco e niente la cosiddetta “nostalgia” che tutto livella e piazza nel lato B dell’anatomia umana. Da questo lato, ecco, sembra assistere al canto delle Sirene su gli scogli di ossa imbiancate.
C’è in chi percepisce distinto in “vecchie” foto un dato fisico: la luce, oggi impossibile a dirsi (farsi) per la polluzione di polveri ben più che sottile. Una luce tridimensionale come certi dipinti. A questo un primo sintomo di smarrimento, il quadro clinico, ecco, è solo l’abbrivo della sintomatologia più profonda e radicata che ha a che fare con la “compostezza” ben altra cosa dalla composizione, sempre comunque ben curata e in debito conto. Compostezza stile di vita (si è detto che il bianconero questo è) al cambio odierno inammissibile, qui sta il punto. Sì perché lo “strano” il raffazzonato e lo storto brutto sporco e cattivo (sembra il remake dell’omonimo film con Manfredi borgataro) è la cifra che il Nuovo (dis)Ordine Mondiale (leggasi Milano da bere tout court) pretende manu militari la conformità, mentre le immagini e sempre d’antan, per comodità, oggigiorno sono bestemmia perché vi è altro. E qui cade il “revisionismo proletario” del benedetto Sessantotto. E non è così, almeno in quelle immagini, dove il Potere&Potente di turno si schiaffava davanti l’obiettivo, in sorta di autoscatto, con il suo volto più delle volte bovino en plein air “borghese”.
Evidente, come non mai, la Sacralità dell’esserci e circondario in foto. Sacralità (tutt’altro che bieca rassegnazione d’incenso per chi intende) e siamo in pochi a capirlo mentre il pifferaio vestito di bianco conduce le greggi all’Abisso.
Infine ma non meno importante, anzi, il supporto. E qui per i quattro (alla lettera) lettori che leggono impossibile a dirsi, figurassi scrivere. S’intende per chi mai è passato anche solo un attimo in “dark room”. Toccare queste “cartoline” è toccare il pelo: non ho altro cui fare paragone. A patto che anche questi (pelo) goda della stessa sacralità, non mercenaria


Ps. L’immagine a corredo è un lavoro che ci prende da un trentennio, concretizzatosi tre anni fa con una campagna moderna degli stessi scorci, e d’altro al momento non possiamo dire

Pss. Si presti attenzione alla “staticità” della scena, smossa, tuttavia, da quella figura molto letteraria su la sinistra, l’uomo in movimento con la giacca su le spalle dopo il lavoro; oltre al fatto che il documentarista (siamo in pieno Fascismo) ambienta il tutto e come “sfondo” le case popolari al posto dei tuguri dove tant’altri vivevano ancora



5060 (post obsolescenza programmata)

A non farci caso tant'è l'abitudine, male. Anzi come una bolla che viene dagli abissi si presenta, e chiede conto. E allora non si può far finta di niente, e d'altronde sta scritto: “Date a Cesare...” E sia. Anzitutto i numeri non sono segni grafici, casomai per Excell dei ragionieri di Casoria, quanto e forse presagi. Tant'è vero che se fate così: 5 + 6 escludendo nel caso gli inutili zero, il totale è un bell'Undici: Giustizia numerologica? Può anche darsi e mai dire mai. Siché tolto il riferimento kabalistico, resta la sostanza di una camera fotografica targata Olympus seguente i precedenti, tutti ben risusciti. Vero è che tra gli eterodiretti prezzolati (con famiglia) tra le point & shoot, che qui si narra, è conosciuta più la saga Nikon Coolpix (sebbene antecedente ad esse una Fujifilm veniva proposta per “reportage” e spiace non trovare il numero di Progresso Fotografico che ne trattò).
Sia come sia il ramo cadetto delle “punta & scatta” è stata la palestra tecnologica per le linee professionali: laboratorio se vogliamo. E questo vale anche seppure in maniera limitata in Era analogica quando certe feature comparvero prima in serie “cadetta”.
5060, dunque, e precedente modello 5050 di Casa Olympus, ma che sarebbe fuorviante metterla così, poiché due linee diverse e tutt'altro che antagoniste. La prima con una “dolcezza” per farci di tutto e di più, la seconda con un taglio, senza virgolette, pure escludendo del tutto il settaggio di default, è ineguagliato e con la strepitosa apertura f 1.8 su lillipuziano sensore. E non di meno assimilabile (nientemeno) che a Leica per prova ben più che provata verificata e stampata e poi Majoli docet.
E di nuovo 5060 che l'archivio digitale venutasi a strutturare negli anni (gerarchizzato da vetusto Lightroom v. 5.5) è per buon novanta percento Opera, maiuscola per chi intende, di questa incredibile fotocamera digitale. E del suo booster per due pile inside a creare un attrezzo magnificamente brandeggiabile, di una autonomia spaventevole: giornate intere con il monitor aperto (sebbene la camera ha un tunnel passato per mirino ottico e scarsamente praticato).
Insomma una 5060 conosciuta sin nelle remote pieghe, fatto che ha consentito a Manunzio di essere ciò che vedete, in caso di specie nel Portfolio per esempio.
E per gli schiumanti e biechi prezzolati la pagina della Getty Images è quanto di più eloquente al riguardo: senza se e senza ma. Infine parafrasando l'anglo-napoletano (magistrato) Henry John Woodcock...e fotograf' parlan' co' è fotogramm' oj né!


Ps1 Tranne l'immagine, sul sito Getty richiamato, delle finestre su Epson 850 Z quelle di food bianconero riprese su stellare nitidezza di C-8080 sempre di Casa Olympus, il resto è della “morbidezza” C-5060 Wz

Ps2 Siamo per i confronti arditi, apparente, secondo i codici codificati e prezzolati di Stampa&Regime (con famiglia) del settore. Insomma poco incline a baciapile e iscrizione a Logge cui deriva lo status e lauto conto bancario di fotografo di Regime tout court. Così come in Era analogica non c'è stato sistema (brand) provato e soluzioni in camera oscura (bianconero colore e sviluppo invertibile) provate e sperimentate “controcorrente” per poter poi fotografare con scienza e soprattutto fantasia, parimenti in Epoca digitale cominciata su computer Amiga che la solerte eterodiretta “stampa” misconosce preferendovi una “mela” morsicata cui pure si sta digitando. Siché alla 5060 il passo più che breve in considerazione che la si è usata per la cerimonia di nozze del fratello in tandem con una Epson 850 Z e nel Diary se ne parlato. Insomma più che confronti aridi, fine a se stesso, cognizione di causa come al solito

Ps3 L'immagine a corredo è di un “misero” iPhone 4 con post-produzione in PS Elements quando si è creativi, viceversa Lightroom per fare i “fotografi” di grido



Un'Epoca si chiude. Personalmente alla console (Diary) da quasi nove anni e procediamo verso il decimo che di sti tempi infami è traguardo impossibile senza banner e bacia pile a questo e quello. E minchiapixel vari. Si chiude un' Epoca fatte di entrate ed uscite dall'ameno tribunale del Capoluogo con stillicidio di infamanti contro-denunce seguito di precedenti plurime querele ai CC afferente un cantiere del Ministero Beni Culturali (!) Giro di quattordici miliardi di vecchie lire finiti nel nulla. Pluri fallimenti delle ditte incaricate del restauro. Organi di controllo dello Stato compiacente! Una storia prossima ai sedici anni e di pubblico dominio, oramai, ripreso anche dalla cosiddetta libera stampa stanziale; eccenzion fatta per la Rai. Vero che fioccano le assoluzioni, poiché “il fatto non costituisce reato” nei confronti di chi scrive, con buona pace alla Guardia di Finanza (dirimpettaia del cantiere !) prodiga a perdere tempo nello scovare chissà quali conti cifrati o capitali: pure questo si è subito. E cosa c'entra poi con le indagini (mai svolte) della Magistratura del Capoluogo? Cortine fumogene, e non ci addentriamo oltre ma ne informeremo.
E si chiude un' Epoca anche per il fatto che non scriveremo più a ritmo (quasi) giornaliero e tanto di “copertina”, poiché un mare di cose attende e han fatto “ragnatela” ad aspettare e non si può più rimandare, come (ri)mettersi a fotografare in analogico bianconero e relativo trattamento in camera oscura. Infine perché Manunzio va in pensione. Si proprio così: ma ce lo vedete voi ai giardinetti (tra andata e ritorno una buona ora di passo) dare da mangiare al Colombo (occhei è un calembour per chi intende) infestante..?

Man fotografo dal 1969 che augura Buon Anno 2020!

Ps. Nelle fatiche anche rimettere mano al portfolio, inteso come presentazione, e che avete capito!


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Vabben' che sia moda

E di quella analogica o “ritorno di fiamma”. Oltre al fatto che la cosa certifica se non la morte lo stato di coma profondo della digital fotografia. Minchionaggine o meno che sia.
Naturalmente chi scrive non ha bisogno di statistiche a buon mercato e manipolate ab libitum per ricordare che il bianconero e di camera oscura è ottima terapia contro i tempi correnti, del verso l'Infinito ed oltre sennò sai che noia. Eh i satanisti sono in difficoltà non date retta a suonn' (non fatevi fuorviare) che il sonno di Stampa & Regime tout court genera mostruosità passate per ordinario. Poveri satanisti luciferini: dice ma c'è l'opzione Sansone. Vero muore questi con tutti i Filistei, ce ne faremo ragione e, comunque, verrano via pure loro...de gustibus.
Sia come sia ritorno di fiamma o meno per il Nuovo Anno (aspettatevi novità dal Diary) nulla ci vieta di mettere mano alla Yashica/Contax che sta su la capa, sì insomma il ripiano da dove si scrive, come a dire: e mo' ti viene nata vot' l'aulie (desiderio) della pellicola? Ah benedette fotocamere d'antan, silenti sì, mute non mi pare!

Man fotografo sin dal 1969


Il numero di Dicembre TF 1969, sebbene il primo è del Novembre precedente, con Giuliano Forti, passato in seguito alla Redazione di Fotografare di Cesco Ciapanna e da tempo cessata pubblicazione, poi a dirigere Reflex sino al 2016 quando anche questa chiude i battenti, in un articolo introduce i novelli fotografi allo sviluppo del negativo e quant'occorre ad esso con successiva stampa in bianconero. Nell'un come l'altro caso bisogna avere discrete conoscenze sull'argomento camera oscura, forse non proprio di un Ansel Adams o Alfred Stieglitz, padroneggiare dallo scatto allo sviluppo negativo e stampa, con quella “previsualizzazione” del risultato finale (teorizzata proprio da Adams) è viaggio che dura tutta una vita, tante le variabili in gioco e tecnologia che nel frattempo muta insieme al gusto di chi sta dietro lo specchio reflex, à la page telemetro Leica, guarda il mondo e ne dà forma


Panta rei proprio così tutto scorre via e non ci si bagna due volte nelle stesse acque (del fiume). Cinquant'anni che sembrano, ai tempi di Internet, forse cinquecento va mo' tu a sapé. Sia come sia una vita passata dietro la fotografia, iniziata ai tempi dei pantaloni corti e in modo sistematico dalle colonne di Tutti Fotografi della Editrice Progresso, che pure leggevamo con ingordigia, nel lontano 1969. Insomma Manunzio non è un funghetto nato oggi, casomai nella Milano da bere...ma grazie anche ad uno zio fotografo "ragazzo" di bottega di fotolaboratorio che negli Anni Sessanta della provincia italiana che è fu sviluppava e stampava anche il colore: 3M Kodak e Agfa (che seguivano ognuna un proprio ciclo particolare) e non ancora il calderone C-41 (altro step del Pensiero Unico) che tuttora sommerge le sempre meno pellicole a colori circolante ancora per il terraqueo

Man fotografo dal 1969



Pazziella

Che non è una piccola pazzia. Viene dal verbo napoletano: pazziare, giocare. Ecco e si potrebbe chiudere qui subito, forse. E sì perché se nell’odierno orizzonte, triste solitario e finale, togliete il “gioco” che fine farebbe la giostra degli acquisti? Svanirebbe come rugiada al sole. Non si può, o meglio ma nessun è disposto ad uscire dal proprio nasino, ché costa fatica e posizione su la “piramide” sociale.
E così ci tocca rifare quotidiano bastian contrario, e sai che novità; di chi è andato oltre il velo di Maya, che è parola di qua del mare eppure la trovate pari pari (civiltà) di là l’Atlantico in Centroamerica! Già e come mai? E non di questo ci si occupa ché metteremmo a mal partito Cristobal Colon e suoi frammassoni atlantici.
Risoluzioni e fotografia non vanno di pari passo, a dirla tutta: non è la tecnica (tecnologia robotica?) a fare arte tout court. Oh santi Numi sembra alzarsi ala canea: ma come la fotografia al tempo digitale, erede della meccanica analogica, lo è per “definizione”! Vale a dire dei galleristi (ammanigliati) critici (prezzolati) fotografi colti e folgorati (lampo elettronico?) su la via di Damasco con esse e due stanghette…come un qualsiasi Saulo/Paolo inventore del cristianesimo, ergo, Occidente giudaico-cristiano-greco-romano: niente di nuovo sotto il “sole” per chi intende.
Tecnica che aiuta e vabbene, quanto poi è pura pazziella allora semantica + mente è tutt’altro piano (focale?) ed esula l’umana esperienza ordinaria.
Allora vale quando si ripete a giorni alterni: no, non serve, nient’altro che una digitale casomai “vintage” un po’ come si fa al corrente con la (ri)trovata, stamani ne infiliamo di calembour per palati super fini, pellicola che si innesta su giovani fotografi (pensa te!) che non han nient’altro se non uno smartphone esistenziale: mattina pomeriggio e sera: ventiquattrorepertrecentosessantacinquegiorniannui. Artificiali (malgré leur) e che non han minima idea di ciò che è stato il Mondo detto analogico tout court!

Una foto la si vive poi si fotografa, poi si discute di tecno-arte-valore merce marxista altra faccia della medaglia o del kapitale (so' la stessa cosa poiché mercenari) etc etc etc

Il pixel grande duro e puro

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Non toglietemi il digitale, masticato sin dai tempi di Amiga, ché non ho più tempo e pazienza come una volta al chiaro gialloverde della camera oscura alchemica, tanto a rimarcare contraddizioni!

Pss. Attaccato un file in formato 1600 x 1200 di Epson 850 Z nel catalogo Getty Images parte delle “cinquantotto” di Manunzio che c’entra niente con l’arte…mo’ va tu a sapé


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04-06-2019 14:19

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Molti fotografi passano troppo tempo in camera oscura (odierno computer, hdr dinayic rage etc, nota di Manunzio) con il risultato che il lavoro creativo della macchina fotografica ne viene seriamente disturbato. La stanca moda di
annegarsi nella tecnica trascurando il contenuto aggrava la pestilenza e fa parte, per moilti, della generale isteria di oggi

Berenice Abbott



Un tuffo dove l'acqua è più blu


Quando in camera oscura della tante volte citata Agenzia Lampo stampavo il mezzo formato (metà 24x36) Olympus chi mai avrebbe pensato all’odierno? Sembrava che la pellicola fosse eterna…
Olympus che se mi levate le “vecchie” digitali 4/3 così pure le compatte Camedia mi togliete l’aria (roba da matti, eh!) da riuscirei non dico a vivere ma insomma…è troppo difficile a dirsi il confine tra apparato visivo “naturale” e “macchina” fotografica; cosa questa che ci permette di sorridere dinanzi l’accoppiata Jovine-Gastel ma pure Toscani nazionalpopolare, a telecomando per chi intende

A Great Moment
Un tuffo (eppur mi son scordato di te)

Man fotografo sin dal 1969







Analogica Era vs. Digitale: ancora?

Non c'è storia che tenga e lo sappiamo. Digitale che consente, quante volte già scritto, di collegare (adesso solo come metafora) in tempo reale (!?) mente-occhio-braccio operativo. Impareggiabile. Tuttavia il “fascino” dell'analogico, visto la moda retro imperante e che s'adda fa p' l'industria del consumismo, è particolare e “anti storico”.
Dunque tolto di mezzo inutile contrapposizione, è altrettanto indubbio che la manualità artigianale dell'analogico fotografico, inteso naturalmente bianconero, ha una sua precipua malia e fermiamoci qui. E tra il revival non poteva mancare il formato che adesso va per la maggiore: seipersei o formato 120 codice Kodak per Hasselblad et simila.
E chiariamo subito che lo scatolotto Hassel, concetto mutuato dalla Rollei altrettanto scatola ma “verticale” non ci ha mai preso più di tanto. E come altre volte scritto abbiamo usato il Panzer Rollei SL66: doppio peso della Hassel ma pari dettaglio marchiato ottiche Zeiss, il top. Ciò detto mentre la Hassel aveva ottiche con otturatore centrale, Rollei l'esatto contrario tranne qualche ibridazione molto malriuscita con otturatore incorporato, forse per i matrimonialisti che però usavano, a ragione, la Hassel ad otturatore centrale irrinunciabile per “alleggerire” le ombre in esterno con il flash.
Otturatore su piano focale in classica “stoffa” la Rollei, sempre di SL66 by Germany, che se guardo lo scatolotto elettronico odierno che ha il fratello con il pallino della fotografia (usa Canon digital) d'antan....siamo su altro pianeta.
Sia come sia l'essenziale è divertirsi, ancora, a prendere foto e con esse riuscire a trasmettere un qualcosa condivisibile anche per altri, esclusi teleguidati e/o minchiapoixellisti onanisti a tutto spiano per la gioia di CaNikon ma pure SonyFujifilm...per chi intende!

Analogico...trapassato

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Se ne occupa già l'articolista nel mettere i paletti all'operazione "nostalgia" e già con il costo fuori umana comprensione: con pari spesa e non solo dorso digitale acquistate le miglior full frame accessoriste di ogni cosa utile, o nel caso di pruriti estetizzanti, ecco, una "mezzoformato" digitale Fuji o Pentax



Homo photographicus (milanensis)

I agree anche o forse in ragione dei capelli bianchi, e di tante battaglie come veterano di camera oscura uso dire, che il titolo o meglio l’età una volta era privilegio, ora da spazzatura tout court, a meno che non riesci nei consumi e non ha importanza alcuna di cosa, basta che “stai” su la giostra degli acquisti viecch’ e ‘bbuon’; o fai il sempiterno viaggetto su a Milano a “comperare” un po’ di “cultura” a buon mercato prezzi modici e dal solito maistream(ing) poi come trofeo impaginato l’appendi al c...orridoio d’ingresso così che gli amici se lo “sentono”. Insomma fesso contento e pure pagante, a voler di sti signuri.

- Now, go to a show by a recent MFA grad or sit across the table from someone showing you their work at a portfolio review and things are very different. For most work there is absolutely no understanding possible without a written or verbal account of what the photographer is up to. I always have the sense that I am joining the telling of a story in the middle, trying to play catchup. Again, for most works, separate the photographs from the words and you have no ability to comprehend what is going on.This isn't always awful, as perhaps it is part of the evolution of the medium into a specialized category that leads to increased specificity and a clearer intent. But, and this is my main point, the photographs often aren't very good. It's as though photography has been sublimated to a necessary part of the total, that the words are the priority and the photographs somehow are ancillary or secondary and therefore not needing much attention. This resides perilously close to using the photographs as illustrations, really another field entirely…
…Of course, much of this is narcissism, self absorption, even making work with blinders
on
…-

A Disturbing Trend

Man fotografo sin dal 1969



Sic transit gloria mundi

Per i minchiapixellisti aviotrasportati-ferro-tranviari della Milano da bere (oramai liquami dei Navigli?) per fare un po’ di cultura, a prezzi modici in workshop della solita partita di giro, ammodernamento dei famigerati aerei di mussoliniana memoria: sempre gli stessi! Passatempi con allure, ecco, per queste tribù nomade senza arte né parte che gliene po’ frega de meno della fine di Tetenal, un altro gigante della chimica d’antan. Neofin Blu per le basse sensibilità tipo Agfapan25 Ilford Pan F Kodak Plus-X o in versione Rossa chimica per alti Iso alla HP5 o Tri-X di Kodak; come pure sviluppi per carta viraggi, sviluppo colore…li ricordiamo ancora. Scompare un’altra pezzo di Storia e della Fotografia, l’immortale Analogico che non può competere con il famigerato digitale di Cia&Mossad e sue banche dati planetarie: Matrix per chi intende.
Tetenal in camera oscura che contribuiva dal nigredo-albedo-rubedo non già della “pietra filosofale” quanto alla buona riuscita della baritata, Gallery Ilford per chi capisce di cosa si parla. Trista solitaria e finale storia di un glorioso momento in cui gli uomini, con tanto di palle nel senso virile del termine, forgiavano il Mondo: non ci avrete mai!

Tetenal Europe GmbH to reportedly cease trading after 172 years

Tetenal Story

Man fotografo sin dal 1969

Ma cos’è questa crisi…parapa pa pà




Non a caso avvengono fatti, non a caso ché tutto si tiene basta essere realmente fotografi (minchiapixellisti go home) con occhio allenato ai particolari che fa stile.
Giovani sotto i trentacinque anni, dice Ilford, usa film ai Sali d’argento. Trentacinque due in più dei trentatré di Rito Scozzese…o di pari pugnalate a Cesare o le “cantiche” del Rosacroce Dante per chi intende. Quindi target giovani atti al consumo: niente di più. Se invece della “fottografia” fossero cucuzziell’ carote o altri ortaggi…turgidi meglio ancora! Vedete come sono semplici i satanisti del Nuovo (dis)Ordine Mondiale? Prima smantellano la Civiltà Occidentale che niente deve rimanere in piedi se non essi neofeudali: poveri illusi. Storia tradizione costumi, soprattutto differenze da eliminare in ogni modo come asserisce la zoccolona Hillary Clinton! E poi, ecco, il “ritorno” di fiamma per l’Analogico. Pura trovata commerciale: prima gli “regali” a trentenni e dintorni la Sla disoccupazione infertilità ricchoinismo a go-go, secondo i “precetti” del Giorgia guidestone richiamata a giorni alterni, e poi con l’uccello sanguinante in cul loro gli ordini manu militari pure l’analogico? Pigliata per culo ancora una volta. Se gli hai levato tutto, anche l’onore purtroppo, a questi giovani caracollanti nelle Metropolis, o loculi a cielo aperto, senza passato presente e futuro come c…aricatore film analogico pretendi fotografino? E che cosa i cimiteri? Le lande desertiche? Poveri figli continueranno a (ri)fotografare gattini miao miao, foto sbilenche come le loro vite, purtroppo, costretti ad inseguire i Robot come la réclame pessima del liquore Avena ma profetico! E rincorrere i neri che a gratis vengono nel Belpaese (formaggio per topi?) grazie alla Mafia tout court e quella Nigeriana mica amale, vedi fonti Ministero Interni.

“Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbano a lingua addutata di patri: è persu pi sempri” così il siculo Butitta poeta, aggiungendovi “l’hai fatto schiavu”. E diremmo delle Multinazionali o turbo-Kapitale (kappa kome killer) non meno morente del tutto, dei vaccini, delle droghe e non la finiamo più se non con i Rocco Siffredi e i pornoshop di Amsterdam dove si può comprare, calco, le sua “superiorità” artistica del c…aricatore analogico formato 135 detto Leica ma pure 120 altrettanto Rollei, i due capostipiti di due mondi alternativi di riprendere il cosiddetto “reale”. A proposito che cos’è questi: una volta e per tutte?

NB. Il bianconero espressione d’ingegno creativo, è lingua non certo assimilabile a filtro Instagram. Modus vivendi infatti:" Quando sono nato, la televisione, il cinema e la fotografia erano in bianco e nero e i miei maestri – Cartier-Bresson, William Klein, Jim Smith, Willy Ronis – erano tutti fotografi di bianco e nero. Io mi sono formato alle loro scuole, quindi istintivamente sono diventato un fotografo in bianco e nero. All’atto pratico, poi, trovo che per il mio tipo di fotografia il bianco e nero sia più efficace, più grafico, più forte" G.B. Gardin


Film is Alive!… But it May Have a Terminal Illness
Is film dead? Far from it according to Ilford’s latest survey
Poeta Butitta


Man


Ps. Il titolo fa il verso ad una canzone Anni Trenta (crisi e tombolone Banche 1929, provvidenziale II° Guerra Mondiale che pare oggi) e per chi ne vuole segnaliamo il link

Quelli che sanno (anch’essi tutto)



Telemterica Zeiss Contessa Poco più grande del caricatore 135 al suo interno, su la destra (sx per chi osserva) le quattro piccole feritoie protegevano l'esposimetro al Selenio, elemento chimico usato per misurazione come il mitico Sekonic L-28A Studio S



E ci mancherebbe pure il copyright. S’intende le parole che non sono brevettabili e spendibili: non parliamo di logo evidente.
Telemetro un’altra “categoria dello spirito” di sicuro fotografico: creme de la creme. Attrezzi non riferito ai Maestri della Fotografia, tempo sprecato, quanto a quelle moltitudini che ne han fatto una bandiera. Personalmente niente Leica (ricordiamolo per ennesima volta: mai scaldato il cuore fegato e altre frattaglie) bensì per altri motivi, una Fujica 690 BL in formato…6x9! Anni Settanta secolo trascorso; tuttavia una minuscola telemetro a nome Zeiss Contessa un gioiellino di folding in formato “leica” o codice 135, caricata con l’immortale Hp5 Ilford e non disegnata Tri-X Kodak, la portavamo sempre. Pellicole ambedue trattata in Chimifoto Ornano in quel di Milano ante da bere. Ditta che aveva una sterminata serie di rivelatori (sviluppo per negativi bianconero, di questo qui si narra) provati in tulle le combinazioni Asa (antenato dell’odierno Iso) e diluizioni/ tempi nonché “shakeraggio” in Paterson la vaschetta cilindrica per lo sviluppo della Hp5. Puro artigianato, scuola di chimica/previsualizzazione/stampa finale in camera oscura, antro alchemico non molto lontano dalle logiche latomiste per chi intende; dove dal nigredo poi albedo il prodotto finale era, e lo è ancora, il rubedo formato Galerie Ilford a Gioele Magaldi in ascolto, un si sa mai.
Telemetro, ancora, che a differenza delle Srl o finanche TTL (Trough The Lens) portavi in tasca per l’evenienza e a distanza di più di cinquant’anni stanno ancora lì, imbustati negativi e sempre visibili. Viceversa è già un miracolo se un “fail” in formato PSD puoi “editarlo” o vedere sulle castronerie formato “nuvoletta” molto ben gradita da Cia&Mossad, e sempreché non più “visibili” da occhio umanoide: il progresso, no? No!

Rangefinder Cameras and the Power of Imagination
A Real Jewel of a Folding 35
Sekonic Studio L398A Deluxe III


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