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Metropolis (seconda parte)

Ora se in precedenza, da quel Benvenuto, una qualche coordinata per inquadrare il Portfolio di Manunzio, con quest'altro step fatto di riflessi-pozzanghere, s'allarga lo sguardo. O per meglio dire: cambio di passo pur della stessa narrazione, e immagini con metodica d'archivio così nel corso degli anni insieme alla fidata Olympus C-5060 WZ (non servono i pixel stellari e più del necessario).
Riflessi d'acqua di città stran(iante) dove l'elemento sorpresa, relativa, è giocata da questi
in controcampo alla apodittica – mente in sembiante di realtà quotidiana propinata in ogni dove simil – mente a pozzanghere.
E in barba, ecco, al rasoio di Occam un venticello sotteso, sberleffo al diuturno politically (in)correct e, soprattutto, racchiudere nello specchio (silicio) quello rifratto e capovolto
delle pozzanghere, simile a caleidoscopio nel richiamare altre e altre immagini nel fondo della memoria. E come in tutte le immagini di Manunzio (oltre al memoria, si presti occhio) alle correlazioni fra primo piano e sfondo, lì dove le “ombre” tali solo in apparenza; quando un contorno silhouette è tutt'altro che banale “rappresentazione”


Ps. Due uomini su lato dell'inquadratura entrano in scena, e dànno rapporto tridimensionale alla sequenza di scatti, ché niente è puro caso quanto e più ancora conoscenza di luoghi ora abitudini codificate e l'occhio al meteo. Il bianconero, infine, quale parafrasi del Piccolo Principe di Saint Exupéry: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

Pss. A sinistra l'immagine di un orologio al suolo



Ombre & Luci(cartoline postali)

Detta così sembra cosa di niente ma in fotografia, qui bianconero, un mare che unisce gli estremi mediati da tonalità di “colore” traslate in grigio. E per chi è nato in Era analogica, del tutto familiare, anzi, in buona misura “categoria dell’anima” per chi intende.
Tuttavia è insita nel bianconero una malia che non è raro svolta in magia, per gli occhi in prima approssimazione e spaesamento a seguire, ogni qual volta si para davanti ad una cosiddetta immagine “antica”.
No un momento altrimenti si fa confusione: qui c’entra poco e niente la cosiddetta “nostalgia” che tutto livella e piazza nel lato B dell’anatomia umana. Da questo lato, ecco, sembra assistere al canto delle Sirene su gli scogli di ossa imbiancate.
C’è in chi percepisce distinto in “vecchie” foto un dato fisico: la luce, oggi impossibile a dirsi (farsi) per la polluzione di polveri ben più che sottile. Una luce tridimensionale come certi dipinti. A questo un primo sintomo di smarrimento, il quadro clinico, ecco, è solo l’abbrivo della sintomatologia più profonda e radicata che ha a che fare con la “compostezza” ben altra cosa dalla composizione, sempre comunque ben curata e in debito conto. Compostezza stile di vita (si è detto che il bianconero questo è) al cambio odierno inammissibile, qui sta il punto. Sì perché lo “strano” il raffazzonato e lo storto brutto sporco e cattivo (sembra il remake dell’omonimo film con Manfredi borgataro) è la cifra che il Nuovo (dis)Ordine Mondiale (leggasi Milano da bere tout court) pretende manu militari la conformità, mentre le immagini e sempre d’antan, per comodità, oggigiorno sono bestemmia perché vi è altro. E qui cade il “revisionismo proletario” del benedetto Sessantotto. E non è così, almeno in quelle immagini, dove il Potere&Potente di turno si schiaffava davanti l’obiettivo, in sorta di autoscatto, con il suo volto più delle volte bovino en plein air “borghese”.
Evidente, come non mai, la Sacralità dell’esserci e circondario in foto. Sacralità (tutt’altro che bieca rassegnazione d’incenso per chi intende) e siamo in pochi a capirlo mentre il pifferaio vestito di bianco conduce le greggi all’Abisso.
Infine ma non meno importante, anzi, il supporto. E qui per i quattro (alla lettera) lettori che leggono impossibile a dirsi, figurassi scrivere. S’intende per chi mai è passato anche solo un attimo in “dark room”. Toccare queste “cartoline” è toccare il pelo: non ho altro cui fare paragone. A patto che anche questi (pelo) goda della stessa sacralità, non mercenaria


Ps. L’immagine a corredo è un lavoro che ci prende da un trentennio, concretizzatosi tre anni fa con una campagna moderna degli stessi scorci, e d’altro al momento non possiamo dire

Pss. Si presti attenzione alla “staticità” della scena, smossa, tuttavia, da quella figura molto letteraria su la sinistra, l’uomo in movimento con la giacca su le spalle dopo il lavoro; oltre al fatto che il documentarista (siamo in pieno Fascismo) ambienta il tutto e come “sfondo” le case popolari al posto dei tuguri dove tant’altri vivevano ancora



Revival o forse altro

In my work, I have found that shooting my long-term projects on film has been incredibly rewarding and a really different experience from shooting my more immediate assignments digitally. It was something of a revelation to me that not all reportage work must necessarily be instant. My early work and the majority of my client based work requires a very short turnaround time – fashion, news reportage, weddings – all of these benefit from being shot digitally and be delivered for publication within a few days...continua a leggere



Elogio della lentezza

Un tempo frenetico il corrente che non conosce (evita come la peste) pausa. Senonché certe menti, diciamo raffinate, cominciano a porsi domande se sia il caso di andare così: verso l’infinito e pure oltre! Già oltre, cosa pare assolutamente irrilevante. Mah.
E’ di ritorno la fotografia analogica, e tranne qualche imbecille a stelle e strisce, si raccomanda giovane possibilmente con barba (facciamo la guerra all’Isis e crescono gli occidentali con la barba, Allah Akbar!) per tacere delle signore (street girl?) con capelli vintage Anni indefiniti e analogica al collo (e fanno pure lezione da Youtube!). La Moda, sia. Però quando senti e leggi che più d’una mente raffinata (!?) passa o meglio ritorna al “passato” al caricatore 135 Ilford declinato in ogni sensibilità, la cosa cambia. S’intende che il cosiddetto professionista se fa il santo (indietro?) è conscio che deve “ricominciare” daccapo. E questo sul piano strettamente fotografico meniamola così. Tuttavia se un brav’uomo torna sui passi (perduti?) ha quanto meno fatto conto di uscire dal Matrix, l’ordinaria pazzia quotidiana all’impossibile. Se non è consapevole o anch’egli (fotografo) vuole cavalcare l’onda del vintage, più che i danari l’attende e se gli va bene, un reparto psichiatrico. Vero è che la schizofrenia il doppio è ordinario in questo orizzonte di poca gloria, ciò non di meno poiché l’umano essere è de facto fragilissimo, sebben la réclame quotidiana dice (prospetta) l’esatto opposto…
Film Photography Speeds Me Up

Man fotografo dal 1969
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