Compravamo pane e...lampadine flash



Tra la parabola di sinistra e destra passa un buon ventennio (pare che in Italia sia la misura del tempo Ventennale…da certo Palazzo). Epoche geologiche al cambio odierno digitale. Si noti la tabellina impressa sul flash di sinistra, marchiato ancora Ferrania made in Italy. Le impostazioni prevedono un tempo sincro di 1/25 oppure 1/30 (!) e pellicola di 80 ASA con relativa apertura di diaframma adatto per un soggetto “medio” o l’altrettanto notorio grigio Kodak 18% delle sue tacche: oggi usa ColorChecker Passpor. Tuttavia per certi lavori sul set fotografico si è inserito le “vecchie” tavole Kodak per facilitare il compito ai litografi digitali per la Chimera detta “bianco”. Immagine con iPhone 4 su cartoncino Fabriano 4 e bank naturale di finestra agostana di primo mattino


Si certo c’erano salumerie dove l’acquisto del pane era abitudine consolidata (i forni sfornavano come secoli precedenti e la mamma ogni tanto vi portava a cuocere di tutto, biscotti compresi…) e d’altronde la mattina presto era rito l’acquisto dal salumiere Amedeo di piccole pagnottelle fragranti per il tuffo nella tazza (enorme) del caffellatte prima della scuola; o per meglio dire, sì pane, ma accompagnato da biscotti Saiwa Bucaneve o Frollini…
E con pari passo, certo non mattutino, si andava da Foto Bucci il grossista della città a comprare lampadine per flash. Già proprio così. Si perché mica c’erano i flash come adesso che se andate su Amazon (vabbene pure noi l’usiamo con parsimonia) per pochi euro ve li tirano dietro (poi non lamentate se vi inondano per l’Eterno via mail dei loro consigli d’acquisti…) con o senza il famigerato TTL: ohh manco il calcoletto della distanza (obiettivo-soggetto) fratto l’altrettanto famigerato NG (numer guide) per ricavarne l’esposizione “esatta”. Macché su la slitta (hot shoe à la page) ci schiaffate un qualsiasi TTL et voilà le jeux son fait: Time is money e la vita breve è.
S’andava, quindi, dal grossista ad acquistare lampadine flash, tante quante gli scatti (risparmiosi) dell’evento: compleanni et simila. I temerari si spingevano finanche on street…Easy rider e l’Amerika (kappa kome killer) faceva scuola, certo per i danarosi.
Lampadine in formato mignon contenete, mi pare, magnesio e qualcos’altro che a contatto elettrico andava in combustione con tanto di “lampo”. Certo lampadine protette da lacca e non esplodenti…che immortalavano per l’appunto l’evento davanti l’obiettivo, quando non si poteva fare a meno del lampo. Infatti (noblesse oblige?) la regola voleva che anche di notte (!) l’uso della sola pellicola “tirata” a 1600 ASA altro che i moderni centoventottomila e rotti (i visori notturni e d’assalto da mo’ che esistono…) l’antesignano dell’odierno ISO: amerikanate…del Nulla

Man


Ps. Flash Cullman degli anni Ottanta e di pregevole fattura (un modulo poteva trasformarlo in TTL) che efficacemente qui illumina, su la destra, il set di vetri per still life; lampo schermato da foglio traslucido per disegno tenuto con due assi di legno a mo’ di finestra. La vignettatura è ottenuta in LTR come la conversione in bianconero

Cullman DC32

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Sotto l’ombrellone: Figaro & Minolta


Vabbene è un'altra storia degli anni Settanta trascorsi, d'un figaro limitrofo, meglio ancora coiffeur pour dames. E si sa nei piccoli borghi bisogna inventarsi di che vivere quotidiano. Senonché il nostro è abbastanza intraprendente e viene a trovarci allo Studio FotoLampo (Agenzia fotogiornalistica Lampo) che oltre le classiche foto di cerimonia, è anche vera e propria agenzia like Carrese Pubblifoto. Infatti il giornalista (Saro Zappacosta e altri) sagace nello sbertucciare il potere volatile locale: volatile nel senso autentico, poiché notorio feudo di Colombo (alias Balena bianca e/o Democrazia Cristiana). E quindi l'Agenzia Lampo con bacheca sulla main street, o detta Pretoria su modello accampamento romano, pure ammanigliata con la Rai, e suo operatore Mimì Abbatista sodale del boss Rocco Abriola della Lampo...Un bel focus di provincia italiana.
Ma che c'entra il figaro? Eh quanta fretta! Intanto il figaro era certo Lorito cui a quasi cinquant'anni è difficile associane nome: poco importa. E dunque veniva dal paese per commissioni nella “città capoluogo” e per apprendere di fotografia, pensa te. Il che consisteva nell'imparare a caricare la Rolleiflex, con cui il nostro eseguiva, anche, i famosi o famigerati fototessere per documenti...e cerimonie: battesimi cresime e matrimoni, pure questo.
Siché il boss della Lampo gli impartiva che la biottica ha un solo tempo (?!) di sincrono 1/125 e “solo” due diaframmi: ossia f8 fino a due metri o giù di lì, mentre f5.6 per il resto. Tutto qua la ripresa fotografica! Quanto allo sviluppo e stampa si stende un velo pietosissimo.
Poi certo ad una tedesca (Rollei biottica) potevi far mancare un Agfapan 100 teutonica? No di certo. E con un po' di menta, che uno dice: sarebbe? Ahh paisà...quando si estraeva dalla biottica il fatidico 120, nome in codice, con mano destra, così come si farebbe d'una cartina e tabacco per farne, ancora oggi, sigaretta à la page (!) bisognava chiudere il rollfilm, sigillarne tutt'intorno il rocchetto finale. Niente di trascendente, infine, ma leccare, inumidire con lingua la fascetta intorno alla carta protettiva del rollfilm. Più pratica veloce a farsi che a scriverlo! Figaro Lorito, va. Senonché il coiffeur del paesello, non certo un'aquila, si fece “abbindolare” dal sardonico boss, e invece della Rollei gli “consigliò” una Autocord Minolta. Verbo, abbindolare, un po' forte esagerato ed irriverente poiché qui si parla pur sempre di quella Casa della mitica Srt101: Minolta appunto, e sue più che degne lenti Rokkor! Vabbè preistoria e però…
E particolarità saliente della Autocord del Lorito figaro il fatto che, mentre Rollei ha manopola laterale per i fuochi, al pari della mitica Yashica 124 G, la Minolta sottostante la seconda ottica (cui deriva il termine, appunto, di biottica) leva per i focheggiare. Non sapremmo dire se “very fine” o user friendly ché mai provata sul campo, spiace

Man


Il nome biottica
Publifoto
Autocord Minolta

Occidente all’ultima infiammata crociata




La (mia) civiltà va in fiamme e chi scrive e manovra simboli (con linguaggio fotografico) da più di mezzo secolo le immagini greche, che scorrono a video, sono tutt’altro lì per “caso”. E il buon Aristotele si rivolterebbe nella tomba come tutti i Pensatori dell’Ellade che han edificato, de facto, l’Occidente. Sì questa la cifra e i roghi della “austerità” made Germany in nome sulfureo del Mercato la prova non senza lo zampino dell’Androgino Fondo Monetario Internazionale di “madame” Lagard.
“Il Mondo è fatto di segni e simboli non di leggi e ciarle” l’attribuita epigrafe ad un altro pensatore, forse un po’ fuori mano dal “teatro” o messinscena greca.
E poi Atene mica è città qualsiasi, tant’è vero che anche la Wermacht by Merkel o Quarto Reich sa benissimo, avendo quella nordica cul+tura inventato di sana pianta tutto quanto ha a che fare con l’idea di Grecia, da contrapporre alle Legioni romane occupanti. Ma il tempo come suo si mostra sempre Galantuomo. Anzi un reply di quelle immagini dell’Antica Roma in fiamme morente, qui plastica non solo e non tanto dell’Ellade bensì dell’Occidente, quantomeno del carbonizzante Continente Europa che mutua nome dalla Mitologia greca!

Man


Atene da passeggero su aereo di linea

L’Acropoli avvolta dal fumo


Nb. Esilarante, non certo per i greci, le Prefiche del Corriere già in primissima fila del + Mercato globalista
Grecia, tagli alla Protezione civile nel pacchetto austerità: così è arrivata fragile al «traguardo» europeo

Grecia glielo ha chiesto l’Europa


Ps. A dirla tutta e guardando il Planisfero con morti, inondazioni tsunami e via così di guerre “asimmetriche” si vede chiaro e limpido (per chi intende e il nome della Bestia è 666) che l’Élite globalista e luciferina,(supportata dalle cosiddette sinistre alla Prodi-Dalema-Bersani-Landini-Civati questi della detassazione dei pannolini mestrui delle donne et simila per restare all’italico suolo) dell’ultima Bretton Woods post II° conflitto mondiale in ordine di tempo, perdono di giorno in giorno i loro artigli di sangue. E come la Mafia (!) insegna quando si spara non c’è accordo. Appunto ciò che si vede a video da mane a sera

Pss. Il sinistro tout court Pierluigi Bersani è passato alla “storia” anche con la mitica frase “lenzuolata di privatizzazioni” un Tony Blair in sedicesimo, Gonzales spagnolo e l’aulico Francois Mitterrand transalpino

La zia d’America & lo zio scapestrato




Figaro prima e postino poi deciso a mettere la testa a posto, uso dire, con matrimonio “combinato”. E da chi come e quando non è possibile ricordare ché son passati cinquant’anni.
Vi arriviamo, a casa della futura sposa, a piedi dopo la tratta ferroviaria lungo uno sterrato in salita, a verificare questa volta il corredo nuziale di casse ed armadi pieni di “dote”. Senza dire che la sposa accompagna il tutto con appezzamenti di terreno, su cui scorribando sino al fiume laggiù.
Sì certo la casa è rustica, eppure tenuta come una civilissima abitazione cittadina, e senza acqua corrente in casa (un fontanile per mandrie a poche centinaia di metri svolge il suo compito e ci si reca con gusto a far provvista d’acqua per l’abbisogna) così pure la luce elettrica, sostituita a soffitta, da lucerna a gas a certa ora della sera dalla “nonna” la sposa, vestita in abito locale: possente e presente tutto il giorno in cucina come Nume tutelare della famiglia.
E poi camere e soffitta dove curioso fra aromi di cipolle aglio e conserve per l’inverno, e sottostante stalla dirimpetto all’orto tenuto con geometrica precisione. Infatti il papà della sposa (poi mia zia) è un marcantonio mai fermo: ora qui ora là per il podere che termina a valle lungo la ferrovia, a monte tra rocce e orrido su fiumara nel caldo torrido d’un Agosto fine anni Sessanta.
Terminata la “rassegna” del corredo fra donne in nero della sposa da occupare una stanza intera, a latere nonna (madre dello zio) e mia madre (sorella dello scapestrato) che non ne lascia passare una, al solito rompiglione…mentre si prepara una tavolata per la “colazione” e sono appena le dieci di mattina quando escono dalla madia: caciocavallo salsiccia soppressata sottolio…pane nero buonissimo, tanto per gradire e si scusano (i parenti della sposa) per la poca roba in tavola (!). Naturalmente vino, acqua minerale aranciata a temperatura, così della piccola ghiacciaia (non c’è ancora il frigorifero) domestica in un angolo della cantina.
Fuori è caldo e pizzica la pelle, immancabile la romiglione madre non vuole prenda sole: vabbene che in mezzo a tutti loro mediterranei olivastri la mia pelle chiara occhi pari e capelli che virano al biondo, sembro un nordico, consiglierebbe cautela ai raggi solari, e però…sarò a sera di un color “aragosta” su viso braccia gambe in pantaloni corti a dispetto della “madre”.
E mentre il giorno scorre in cucina si prepara il pranzo della domenica (dopo la colazione mattutina!) con la zia d’America venuta apposta da New York. Messa a confronto con il babbo della sposa, sorella gli somiglia in tutto “stazza” compresa da corazziere. Impasta e stende con il mattarello la sfoglia come in un quadro fiammingo, mentre poco più in là seduto ad un pizzo dell’enorme tavolo da cucina, un tale con macchine fotografiche al collo. Solo molto più tardi quando avrò contratto il virus della fotografia (che non m’abbandonerà mai più, incurabile purtroppo) nel ritornare alla memoria di quel tempo saprò che essere Leica e lui, il fotografo, nientemeno che di Life…ma questa alla prossima e del matrimonio dello zio e la zia mai capacitata della sorte ricevuta, ecco, dello scapestrato ex figaro poi postino alle Poste!

Man


Ps. La zia americana preparò quel giorno una lasagna lieve e dolce, zuccherina esagerazione ma per capirsi, mai più mangiata. Anzi è proprio quel gusto morbido e dolce che, nell’ora meridiana del pranzo domenicale, fa riemergere dal quel tempo oramai lontano

Mondi & Uomini



La prima “vera fotografia” scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 su lastra ricoperta di bitume di Giudea, sostanza che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda dopo che la lastra è stato esposto alla luce

“La storia della civiltà europea è per buona parte storia di un ambiente costruito, anzi si potrebbe dire tout court storia di città5 (considerando la campagna come luogo di approvvigionamento alimentare e meta del loisir e di villeggiatura per gli abitanti delle stesse), tanto da potersi dire che la coscienza del paesaggio per l’uomo occidentale non può essere disgiunta dalla questione del rapporto fra il “cittadino” e la “natura”: «il moderno concetto di paesaggio è sostanzialmente generato dalla cultura urbana, e al progressivo dominio economico della città sulla campagna si accompagna il fenomeno di appropriazione visiva di quella nei riguardi di questa» (Valtorta 2013: 9).
Va peraltro ricordato che le varie culture dei popoli europei sembrano aver avuto un certo peso nella produzione di differenze talvolta significative anche in questo ambito, come appare evidente, ad esempio, osservando e raffrontando gli atteggiamenti e i comportamenti nei confronti della natura e dell’ambiente, ma anche il diverso modo di considerare il rapporto fra aree urbane e spazi aperti e in definitiva di rapportarsi con il proprio paesaggio e di rappresentarlo, osservabili nelle zone abitate da popolazioni germanofone e anglofone da una parte e da popolazioni di origine latina dall’altra…”

Man

Paesaggi

Povertà? La conosco




Certo venire da famiglia di commercianti napoletani, efficacemente tratteggiati nei personaggi eduardiani, e trovarsi con il desco vuoto…
Ma state a sentire che noi la povertà la conosciamo benissimo. Dunque negli anni del Boom economico o Sessanta del secolo trascorso, a casa c’era molto di più del “living standard” anzi finanche l’enciclopedia (mamma ci teneva molto e avrebbe voluto studiare, e il figlio in sorta di riscatto, per diventare una “dottoressa” come lei diceva senza acrimonia) e una Olivetti Lettera 32, macchina per scrivere ben difficilmente ritrovabile nella Upper-class di città di provincia italiana. Educazione, quindi, domestica ben oltre lo “standard”; poi la scuola i maestri e le maestre, i cinema più della televisione che allora cominciava la conquista del “focolare” domestico, i giochi e giocattoli, che li avessi conservati tutti sarebbero stati migliaia di soldaten indiani carri armati cowboy Settimo cavalleggeri…pistole fucili e trenini elettrici…Niente male eh per una casa di “modesti” commercianti.
Eppure accadde un giorno che il babbo, dalle scarne parole e molti molti buoni fatti e sembrava la depandance della Croce Rossa altrui, si trovò in condizioni di non poter più onorare gli impegni, e fallì. Una Via Crucis, grazie ad un suo “amico” di bisbocce che gli mandò il pignoratore: neanche più televisione che portarono via con altra roba di casa. E la sera per lunghi anni si ascoltava solo la radio.
E venne pure Natale, ma neanche il più povero dei suttani (abitazioni sotto il livello stradale, a volete vere e proprie grotte adibite a domestico uso) lo avrebbe trascorso senza il rituale e tradizionale piatto delle feste. A me toccò in sorte quel giorno una ciotola di latte, al solo ricordo si lucidano gli occhi e un nodo stringe più d’una cravatta, che non scorderò più sino alla fine dell’Eternità (poi si ricomincia daccapo per alcuni esegeti). E insieme alla scodella vennero i giorni in cui si poteva pranzare una volta al giorno, e a scuola non era possibile acquistare i libri, dal che lasciai gli studi e per 5 mila lire a settimana (una miseria eppure servivano a casa) da schiavo ché non c’erano né ferie né orari (finanche mezza giornata la domenica mattina) e neanche contributi versati per la pensione (!) il lavorare presso laboratorio fotografico…poi la mamma e la nonna, si ricominciò a riveder le stelle. Ma questa è un’altra storia

Man

Oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta in Italia: record dal 2005

Istat, 5 milioni di persone in povertà assoluta nel 2017: record dal 2005

Istat: oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta, al Sud 1 su 10



Ps. La povertà non è mai solo pane, se è vero che “non di solo pane vive l’uomo” ( Luca 4.3) sono le scarpe che (anche noi) si è calzati, a volte sfondate con interno di cartone. E calze di rammendo quotidiano, gli stessi abiti (puliti) estate ed inverno. Eppure mai e poi mai è mancato un libro, fedele e solidale: sempre. Così prima a lenire la solitudine (altra faccia della povertà) poi quale fonte di conoscenza e salvezza, infatti siamo ancora qui a scrivere…e siccome tutto è stato sperimento su la carne, quando vediamo da tivvù e altro, senza parole cum+patiri** tutti quelli che non hanno manco più occhi per piangere, viene naturalmente umano
** Compatire

Pss. Riusciamo a fare fronte a tutti i morsi della vita perché di animo francescano che per noi la “povertà” è di casa

Una estate lontana




Stagione di caldo africano (mai più ritrovata) quella in cui dalle fresche mura domestiche muovevamo a drappello verso la Pineta Monteraeale; più spesso al fiume, la Jumara che è anch'esso relitto e non solo linguistico. Jumara he è si fiume eppure porta in sé echi di onde venate di acquamarina.
E più ancora le acque del Basento, lontane dal centro cittadino arroccato lassù a quasi mille metri di altitudine della provincia italiana anni Sessanta del secolo “breve”, erano luoghi di avventure non proprio alla Tom Sawyer e Huckleberry Finn, che leggevamo a scuola, sul Mississipi, e però...Quante capanne su gli alberi, eh avessi voglia, e tuffi nelle acque che prendevano il verde colore delle alghe del fondo, girando a massi affioranti prima di terminare nello Jonio di Taranto. A guardare lo stesso orizzonte, oggi, che la geometrica brigliatura cementizia fa da “argine” al fiume, pare impossibile che un tempo, altro e diverso, vi è stato.
Antonio dallo sguardo fisso nei tratti del volto squadrato, vicino le sponde del Basento aveva la casa del fratello, allora conveniva prendere un boccone di pane con sopra un pomodoro schiacciato filo d'olio e sale a complemento, mentre tutt'intorno batteva Mezzogiorno. Controra (ora contraria che abbriva dalle fascinazioni del momento solare con l'uscita di Pan e corteo di Nife, che prendono bagno nude e vederle per un mortale conduce alla cecità) di echi riflessi e mormorii...Nella scintillante luce meridiana, il monte era avvolto di un ardente alone di spettri e fantasie, strane cose erano in agguato, il mondo era accordato su una nota diversa, lontana**

** Hermann Hesse L'ultima estate di Klingsor

Man



Coincidenze, voi dite? Fermata autobus sotto una volta che non si decide se piovere o andarsene a pigliarlo nel c…ielo più blu come il giorno precedente e caldo. Si accosta una auto, e penso ai soliti e mattutini Testimoni che Wanda Marchi, venditrice on line televisiva, na ragazzata. No è una signora che mi invita a salire! Un pezzo di donna della mia generazione, sebbene la ricordi austera a tratti scostante, più longilinea e segretaria dell’allora PSDI (Partito Social Democratico Italiano) cittadino. Voi che fareste? Ci entrate anche perché un attimo prima un conoscente, che pure vi dava passaggi sino all’imbocco delle Scale mobili per il Centro storico cittadino…è scappata (vedendovi alla fermata) sfrecciato come niente. E invece la signora si ferma e mi dà il “passaggio”. A sto punto direte ‘mbé? Mbè ‘sta mazza poiché da ultimi quindici giorni, se qualcuno ha letto titoli e seguenti post una certa “signora” … e non s’aggiunge altro. E se a Berlino c’è un Giudice, vuoi vedere che in alto (dove?) qualcuno più che amarci, ne abbiamo milioni di contro indizi al riguardo, però si ricorda di voi? Chissà ricorda la vs. Onestà (altri e “signora” direbbe dabbenaggine) incrollabile, fra miliardi di bipedi…Ah sic transit (autoveicolo) gloria mundi!

Man


Ps. Era capitato con un tale molto distinto e gentile che dalla sua Espace blu metallizzata (il ricordo del fotografo, eh) mentre buttava il cielo acqua a catinelle…mi invita a salire. E poiché caso eccezionale, ecco, preferisco il passaggio e non ridurmi a pulcino goccioloni. E il driver mi dice di conoscermi mentre abbozzo un sorriso d’ imbarazzo per me che sono sufficientemente sfrontato. Poi la volta di un’altra donna, sotto il caldo d’Agosto…e quella volta che, finanche a Milano, fui scambiato per un altro: eppure non ho caratteristica saliente degli uomini fascinanti, sono un "tipo" questo sì, ma è altro dire

L‘ultima mano



Photo © Michele Annunziata

Ros nome immaginario eppur simile alla coroncina della Madonna, è un bell’uomo sui cinquant’anni portati con disinvoltura, come tutto il resto. Veste bene e fuma Muratti Ambassador a volte con bocchino a “prevenzione”. E con il bel tempo i Ray-Ban che indossa scrutano donne da tombeur de femmes qual è stato. Insomma lo diresti viveur, seppur impiegato pubblico il suo tallone d’Achille, senza essere dei ruoli dirigenziali per inquadrare il suo profilo “economico”. Anche perché la moglie, sposato e con due figlie, concorre al suo tenore di vita, anche quando nella bella stagione l’abbronzatura statuaria da sciupa femmine, almeno la vulgata, gli conferisce un discreto fisique du role.
In definitiva uno che vive, non altrimenti, d’immagine come reclame corrente, figurine barba rasa giacca e cravatta impeccabile, modi affabili e tono. Tuttavia come ogni medaglia il suo rovescio è un Dark side of Moon, satellite che vive non a caso di luce riflessa, lato meno nobile, sì, perché la sua vita scorre, terminate le ore d’ufficio, presso un tabacchino o meglio ricevitoria…
Attore consumato ha talmente introitato l’immagine di “vincente” che il miraggio del botto finale, vincita stratosferica della Fortuna a tutto tondo, è questione di ore oramai. Proprio così e con poca spesa iniziale il gioco si trasforma in virus letale, siché alle immancabili perse ne contrappone il rilancio, che dovrebbe toglierlo da ogni ambascia, di piccolo travet di provincia.
E per Ros gli anni passano con uguale cadenza e liturgia quotidiana, e ricevitoria serale a complemento dei suoi sogni ad occhi aperti. Sino al giorno in cui qualche cosa incomincia ad incepparsi, perché la grande delle figlie va agli studi in quel di Salerno, e ci voglio soldi oltre le giocate, così è la prima finanziaria in un gioco di cascate a coprire le falle annunciate. Eppure vederlo sembra tutto gli giri per il meglio. Illusione che s’alimenta di scommesse perse e rilanci, giorno dopo giorno anno dopo anno. E come capita nei film, dove a Natale tra regali e auguri tutti sono (apparentemente) felici il colpo ferino che non s’immagina dà, questo sì, botta finale come fuochi d'artificio. La cifra ipotecata arriva ai centomila euro (qualcuno assicura oltre) cifre e nessuna finanziaria è disposto più a venirgli incontro, così il tracollo in rapidi fotogrammi: separazione della moglie che lo mette alla porta, fortuna vuole l’abitazione è intestata a lei e non pignorabile. Poi la secondogenita che non vuole più vederlo, mentre la grande delle figlie chissà ora dove sarà o sistemata altrove…e stipendio dimezzato da qui all’eternità.
Ros ora non gira più in auto, come quando ne cambiava a ritmo annuale, non scootoreggia novello rider a due ruote. Adesso ha piena coscienza del suo “fallimento” così racconta con voce afona. Un ultima mano che gli ha preso tutto

Man


Ps. Per qualche mese Ros vivrà in una casa accoglienza per “disadattati” dove trova almeno i tre pasti quotidiani e letto per provarci a dormire, con uso di farmaci a mendicare Morfeo. Poi sarà l’Inferno totale, quello di trovarsi appartamento e condurre vita autonoma con metà dello stipendio: miseria alla miseria. Solo allora capirà, forse, come quell’unica illusione (che si vende a reti unificate & uniformate dai luciferini televisori a grande schermo panoramico, come il suo nel salotto à la page) gli ha portato via tutto, un po’ come la Morte con chi ha amato forme corpi e coriandoli per danaro

Slittamenti semantici



Photo © Michele Annunziata. Main Street Pretoria circa sette e trenta del mattino ante Parata del Santo San Gerardo insozzata e di bicchieroni di plastica da non credersi, “anteprima” di quello che attende il selciato una volta spentasi la parata, mentre corpi di giovani donne soprattutto ebbre di vino speziato caracolleranno di qua e di là per finire, forse, nelle braccia di qualcuno non meno pieno di bacco vino, a modica cifra.



AD 2018 Maggio il 29 per l’esatto. Festa di San Gerardo Patrono del Capoluogo lucano. E si ogni cosa deve essere messa sotto “protezione” che viene dai primordi degli umani.
Si prepara la Parata del Santo che ripercorre antiche storie come quella di Lepanto 7 ottobre 1571, la Battaglia contro li Turchi (oggi arrivano con i barconi Ong by Soros) o qualcosa che ha a che vedere con cristiani vs musulmani tout court. Ieri come oggi: crociate allora “esportazione” di democrazia occidentale oggi. Ma pur sempre rituale religioso la festa del Patrono (un uomo può non avere fede ma non sottrarsi alla religione diceva il buon Buonaparte da Ajaccio, Corsica Italia ante vendita dell’isola a li francise) e ne fa fede tutto il simbolismo messo in scena (messinscena?). E contraddizione che è tutto un programma. Sì perché per le vie cittadine sfilano le truppe “marocchine-turchesche-islamiche” che una volta erano scortate dai cristiani armigeri vincitori. E se una volta lo si capiva, oggi le stesse soldatesche infedeli sono ben oltre l’onore delle armi loro concesse dai “credenti”, tant’è che il Re della Festa è mica San Gerardo, macché. L’acclamato è Ciuddina nome che fa aggio con cipollina, la cipolla a turbate o questo a quella che nell'immaginario rima con “infedele” musulmano. Eppure le ovazioni lungo la parata cittadina sono per lui che passa nientemeno in carrozza trainato da neri destrieri e flabellati, stravaccato su cuscini di rosso raso si fuma pure il narghilè, da Pascià benedicente!
Anche quest’anno di sicuro sempre lui, adesso pensionato, il Pascià che abita poche centinaia di metri da chi scrive. Pizzo e tratto veramente “islamico” che una volta “conciato per la festa” è irriconoscibile da “infedele” natio. Una star che surclassa senza storia tutti gli armigeri e signori della Città che anzi a vederli più del contrasto sembrano dirgli “Eh alla buon’ora e mo’ arrivi”. Il germe del “pagano” inoculato (vaccini Lorenzini?) nella Festa padronale manco sottaciuto, anzi. E come una volta il vino, antico baccanale, si versa così l’odierno; solo che era sotto controllo e in sole osterie, adesso non più. A dir vero in sua vece più du ’nchistr’ (così chiamato il vino di queste parti quando gli si dà l’appellativo simile all’inchiostro, forte e sin troppo robusto) era d’uso la birra, Perroncini piccoletti e poi aranciate, limonate…una forma di autocontrollo che non aveva bisogno di Carabinieri per essere rispettato, vigilanza esercitata dai maschi a misura delle cose. Ecco adesso che le donne-danno-dannazione sono arrivate, il vino (naturalmente à la page più degli uomini) che tracannano en plein air da chioschi volanti lungo la Main Street detta Pretori modulata sul tracciato dei Romani, ha tutto ma proprio tutto le stimmate del rito baccanale: ordalia e sviamenti e stordimento a base di ‘nchiostr’. Una droga come un’altra per le giovani generazioni cui senso della storia è spento come essi stessi, ridotti(si) a meri consumatori tristi solitari e finali
Consigli per gli acquisti, va…

Man

Territori fotografici



Maggio periodo di cerimonie religiose, battesimi prime comunioni ed anche matrimoni, che segna l’inizio della cosiddetta bella stagione. Siché senza gli smartphone rituali, si parla della fine anni Sessanta e inizi successivo, quei momenti venivano immortalati, ecco, dai fotografi da studio.
Dunque gli studi fotografici che avevano, diciamo, loro sensali procacciatori sparsi per il territorio. Ecco ci siamo. Si perché oltre lo studio cittadino, in un'altro post se ne raccontato ammontare ad una decina nel Capoluogo, i fotografi avevano spartito la Provincia lucana in territori fotografici: ognuno “marcava” il suo e per gli intrusi eventuali ne avrebbe pagato conseguenze non da poco.
Maggio partiamo di primo mattino e siamo in quattro. Un serpente di strade e poi come una rocca turrita e lontana, Acerenza baluardo della piana pugliese sottostante. I contrafforti e opere murarie a contenere la stabilità del piccolo comune la fanno, appunto, somigliare a città fortificata di quelle per intenderci che si vedono nelle scene di film prima dell’assalto degli invasori.
La giornata è limpida ed al collo porto - finalmente dopo mesi a lavare vetrine e copie dieci quindici passate alla smaltatrice, roba da “apprendista” – la Rollei e nelle tasche una manciata di rollfilm Agfapan 100, emulsione che è un cavallo, meglio mulo, e se la cava sempre (nel fotostudio sono addetto al trattamento delle pellicole e come iniziante non è cosa da poco).
Dopo il caffè attendiamo la processione, una volta era così, che dalla Matrice si dipani per l’intero paese: il boss del fotostudio indica dove sistemarci per fotografare il tutto. Mi sento come di quei film di guerra a “rastrellare” la zona. Finisco i rollfilm ché dalla mia postazione e il sole e il tutto mi consente delle buone inquadrature ai ragazzi e ragazze della Prima comunione. Adesso non ne posso più dopo ore e me ne vado per il paese, gli altri continuano gli scatti con il flash in pieno giorno (si dice fill-in, no?) Metz dalla livrea grigioverde e con tanto di “palle” che si è detto un’altra volta a verifica carica batteria.
Sotto un’aria che si è fatta calda gironzolo per vicoli del paese, quando ad un tratto una vecchia intabarrata nel costume paesano, mi chiede una foto: non una qualunque ma p’ document’ mi dice. Attimo di panico e come la risolvo senza padelle della diffusa, lo spot e la seinove da studio? Meno male che c’è un muro calcinato di fresco: accomodo la “nonna” davanti al muro, la sedia ce l’ha già essendoci seduta sopra tutto il tempo del prima dopo posa, e tanto da farla sembrare figura mitologica metà impagliata/seduta e metà sembiante umano. Il flash fa la sua rischiarando il volto e saturando (sovraesposto) il muro già bianco di per sé (in camera oscura provvederò ad equilibrare meglio la scena, sebbene poi si capisce che lo sfondo non è il “limbo” dello studio…). La posa c’è e tutto “regolare” come gli scatti fatti alla processione: non uno sgarrato. E il boss che dice? Muto come un pesce palla, data la circonferenza del suo giro vita…E’ invece Luciano (alter ego del boss) a sfottere dicendomi che si aspettava di peggio…mentre i clienti dal paese vengono con il postale (la corriera) e rare automobili, allo studio a ritirare i trediciperdiotto bianconero dei propri figli nel giorno della Prima comunione.
E dei matrimoni? Paisà alla prossima e di quando i pranzi nuziali si allestivano in…casa come quello dello zio scapestrato che…e della zia di Neve Iorche venuta apposta e di un omaccione con Leica al collo che scattava per Life…

Man

Tre centesimi di euro: così tanto framassoncelli di borgata?




E li porto con me dietro: tasca destra del jeans sul culo. Ora che si valga secondo costoro tre centesimi è un lusso, giacché non abbiamo casa né auto né titoli di Stato nascosti (vero avvocato Pagano, la famiglia gode ancora salute?) e nemmeno automobile: di cosa parliamo? Le carte al Tribunale di Potenza oh incappucciati per quanto ancora andranno “perse”? E delle mazzette, che di questo si tratta, dell’ex Biblioteca provinciale di C.so XVIII Agosto il “cantiere” infinito (già costato quindici miliardi di vecchie buone lire e due denunce dicembre 2014 e febbraio 2015 fatte "sparire" dal tribunale potentino) che va avanti da sedici anni e mai terminato: che dite?
E della consociata ex Monopoli (gli stessi attori e magistrati e polizia, carabinieri… del poco sopra detto) Demanio pubblico prima venduto ai privati, poi da questi in rifitto (!?) al venditore Ministero per i Beni Culturali con l’avvallo del Tribunale potentino o Tribunale Amministrativo Regionale Basilicata e consenziente ufficio demaniale Matera-Bari-Roma che ne è?
E delle denunce contro magistrati potentini presso la Procura di Catanzaro competente per territorio su gli incappucciati potentini, cosa si sa: “perse” anche questa?
E di pari denunce per ricordare il clima da Far West del Palazzo di Giustizia (!?) ma questa volta, e per altri aspetti, di avvocati contro i “togati” in Potenza, anche queste archiviate?
E delle “segnalazione” del Presidente dell’Ordine Forense in Potenza Sarli contro il magistrato Leonardo Pucci, che ne è stato? Ha beneficiato di “trasferito” nella sua “rossa” frammasonica-luciferina Toscana quale premio anche contro chi scrive?
E del Magistrato Isabella Tedone che a verbale “omette” già d’una sentenza eterodiretta (Venerabile Maestro: chi?) la chiamata dei Carabinieri contro chi scrive: Carabiniere che si è mai saputo chi fosse (attore?) inconosciuto finanche (con lettera protocollata) al Comandate Stazione Carabinieri in Potenza?
E dell’Avvocatura dello Stato il duo tragicomico avvocati Mutino&Operamolla (nomen omen!) che compiono atti depositati presso il Tribunale ma squisitamente avverso l’art. 375 Codice Penale o della Frode processuale (infinocchiando i giudici che pure ci stanno) e depistaggio?
E…me li fate trovare i centesimi lungo il tragitto quotidiano: quindi mi spiate nell’arco del giorno e quando serve anche con telefonate anonime !
Il giochino è terminato è non vi resta che assoldare un sicariuccio da quattro soldi (tre centesimi di euro pure a lui?) e di borgata come voi armato e che agisce in vostra vece vigliacchi come siete: o un automobilista che “sbadatamente” mi investa lungo le strade cittadine…Comunque non ci fermerete MAI

Man

“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui” Ezra Pound


Ps1. Vedrete ora come gli incappucciati e del Tribunale di Potenza imbastiranno qualsiasi cosa dopo aver “visionato” queste poche riga come già altre volte. Basta attendere e si vedrà

Ps2. Combinazione astrale senza dubbio se a seguito dell’articolo di Basilicata24 il cantiere interessato per la quarta volta da operai che lì non dovrebbero starci, perché la magistratura inquirente a salve avrebbe dovuto sottoporre a sequestro cautelativo il cantiere già di ripetute denunce…che di certo ci saranno pure nel Tribunale potentino, ma va tu a sapere dove finite…

Ps3 Notazione servizio per incappucciati Tribunale Potenza: il copia & incolla e manipolato della presente, come in precedenza, a testa di cane non serve poiché conserviamo copia backup...non maipolata

Ps4 Tutto quanto riportato e da anni è già a conoscenza (persi pure questi?) il Tribunale quali memorie difensive dette 416 e 416 bis, numerologia (!) che richiama il pari reato da Codice Penale, ossia: Associazione per delinquere e aggravata mafiosa

"Il mondo è governato da segni e simboli, non da leggi e frasi" Confucio




Tre giorni di battaglia campale eh gente. Si proprio così. Non ci dilungheremo come facevamo sul precedente manunzio.it. Anche perché quello che qui si dice è per gli incappucciati della Massoneria potentina che vengono a sbirciare manunzio.it e poi chiamano i pari incappucciati del Tribunale in Potenza…solo che noi il gioco lo conosciamo e dei “segni &simboli” non siamo secondi a nessuno, sebbene antimassonico per definizione e spiace per i “progressisti” alla Venerabile Magaldi, cui si attende con discreta impazienza (?!?) la seconda tranche, a salve, del suo monumentale (in corpo tipografico 18 che ne gonfia la paginazione di fuffa e pure il Magaldi tiene famiglia…massonica si capisce) Massoni a responsabilità illimitata.
Ah massoncelli di borgata è inutile, come stamani vi è venuto in mente, di farmi trovare (ma chi è il vostro sgangherato art director?) un pezzo di baghetta alla fermata del solito bus verso il centro storico del Capoluogo lucano con due tagli perpendicolari al lato lungo del panino da sembrare sagome di pallottole, seguito di denunce a Carabinieri per fatti di “certa cultura” tra amici & amici che da ben sedici anni non trova risposta per la cittadinanza e pubblico erario, dinanzi ad un “cantiere” che si doveva “aprire” il 15. 04. 2013 e mai sottoposto a sequestro cautelativo da parte della vostra Magistratura consenziente?

Man

Gutta cavat lapidem




Le donne delle erbe lungo la Pretoria (cardo romano) o Main street cittadina, non molto lunga eppure ad ogni passo era: un canestro di uova fresche, erbe degli orti cittadini a valle, mele limoncelle imperfette alla Caravaggio e tutt’altro di supermarket…
Main street cui incombe plumbeo cielo (il bel tempo, speranza, che da noi significa dop’ San Gerard’ Patrono a terzultimo giorno di Maggio, anche se il calendario liturgico parla di ricorrenza ottobrina e per una città di montagna…da far concorrenza all’innevata slitta di Babbo Natale) riesce a sciabolare luce su antico selciato, giusto l’attimo di 1/125 di secondo che nitido richiama ombre dai muri e di Giovannina, che abitava lo stesso albergo, insieme i suoi due figli, dove siamo nati. Sì in albergo o meglio Locanda Regina d’Italia, stazione di posta. A volte i luoghi dove si viene alla luce sono presagi

Man

Ps. Il titolo una volte in mente poi dura giorni mesi ed anni fino all’attimo d’uno scatto e/o scrittura; qui anche giocato sul fatto che gli italici sono molto bravi ed insuperabili a cancellare tutto (lo chiede ora l’Europa poi l’America o la Federazione Galattica interplanetaria) e curiale prassi: goccia a goccia…cavat lapidem, appunto

Mi + in + cul + pop Terzo Millennio




Era l'istituzione del Fascismo Anni Trenta secolo scorso il Minculpop. Una inculatura in camicia nera che uno immagina sparita all'indomani della fine Fascismo/Guerra. E invece eccolo ancora qua “più bello e gaio che pria” e non è Pretolini, macché. Stampa & Regime con il Corrierone dei Piccini la Stampa di Sion in quel di Torino (non un caso se la città è luogo satanico con altre località europee) la Repubblica di sua Santità Eugenio I° Scalfari. E MediRai la Settetecucù di Mentana pro CICIAP, oltre l'immarcescibile fabbrica di fake news Raines24 e sua vecchiaccia da New York, l'altrettanta sinistra, left party e soprattutto satanica Bottero.
Sichè adesso il mainstream(ing) non parla più di missili (intercettati dalla contraerea siriana) e di fake Elmetti Bianchi dell' inesistente attacco chimico che sanno pure le pietre: vero Sion?

Man

"Il bambino ha raccontato chiaramente davanti alla commissione d’inchiesta dell’OPCW che i terroristi gli hanno prima fatto respirare fumo per farlo tossire e lacrimare e poi si sono messi a riprenderlo con le telecamere mentre gli gettavano acqua addosso."

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