Manunzio



Metropolis (seconda parte)

Siché se in precedenza, fatto mente a quel Benvenuto campeggiante sinistro di landa metropolitana, una qualche coordinata s'è data per inquadrare il Portfolio di Manunzio, l'odierno step di riflessi-pozzanghere, declina Metropolis con immagini (metodica d'archivio così nel corso degli anni insieme alla fidata Olympus C-5060 WZ, poiché non servono pixel stellari e più del necessario) specchianti. Riflessi d'acqua di città stran(iante) dove l'elemento sorpresa rarefatta gioca, in controcampo, la apodittica – mente realtà quotidiana. E in barba, ecco, al rasoio di Occam venticello sotteso, sberleffo al diuturno politically (in)correct; soprattutto, e non meno, specchio (silicio) che trattiene il rifratto e capovolto delle pozzanghere. Caleidoscopio d' altri e altri ancora paesaggi nel fondo della memoria. E come in tutte le immagini di Manunzio (si presti occhio) alle correlazioni fra primo piano e sfondo; le “ombre” in apparenza, quando un contorno o silhouette è tutt'altro che banale “rappresentazione” giacché come il Piccolo Principe di Saint Exupéry: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”


Ps. Su la sinistra la sagoma d'orologio impresso su l'asfalto come “sorpresa”



Metropolis


Il Portfolio di Manunzio ha richiesto una risistemazione complessiva più aderente allo spirito dell'autore, lasciatosi alle spalle tutto quanto riguarda pixel e consimile, poiché mai come ora (Metropolis pure in questo con l'idolatria della Tecnica) inutile e fuorviante per chi intende.
Metropolis non solo il titolo per descrivere quel Benvenuto dell'impaginato, bensì summa di tutto il Portfolio, cui si dirà a tappe.
Città (tessuto connettivo) vista da altra angolazione, e geografica, lontana da polveri sottili di una Milano qualsiasi assurta (manu militari) ai primi posti del “vivere” con buona pace di Stampa & Regime telecomandata. E nel novero l'Istituto Centrale di Statistica non meno eterodiretto di quelli.
Chiarito l'ambito l'areale (set, territorio) che è la nostra latitudine essa si presta benissimamente a metafora “universale”: occhio da mezzo secolo come mestiere e saper vedere senza ubicazione precisa terrestre (c'entra nulla con il globalismo, anzi) che è dono raro e pochi vantano.
Immagini in rigoroso bianconero, vabbè macchiato un po' come si farebbe al bar, dove la misura è si certo l'Inferno di calviniana memoria e sua Città invisibili, tuttavia...


Ps. L'immagine sovrastante è per gli incalliti eterodiretti, mala pianta prezzolata. Quei “tubi” possono magnificamente passare per “ciminiere” degne di una Metropolis cinematografica o più ancora del terraqueo reale. Tubature che, non a caso, comunicano e male uniscono il sotto-terra (come nel film trista ossessione) e la parte alta-aerea dove si svolge il teatrino di quelli che considerano il prossimo Goym



"Dieci anni fa Stefano Cucchi è stato torturato fino alla morte. I giudici lo hanno scritto nella loro sentenza. Non si può mai essere felici quando qualcuno è condannato a dodici anni di carcere, neanche in questo caso.

Si può però essere rinfrancati, finalmente rasserenati e protetti da una decisione che avvicina le istituzioni ai cittadini. Nessuno deve ritenersi infatti al di sopra della legge. Non c’è divisa che tenga. La divisa non è uno scudo penale, non è un fattore di immunità. La divisa è fonte di accresciuta responsabilità. Chiunque svolga una delicata funzione di ordine pubblico, di sicurezza e di custodia deve sentire il peso morale di essere il primo garante della legalità e dei diritti umani.

La parola tortura non ha potuto essere pronunciata dai giudici nel dispositivo della sentenza solo perché in quel lontano 2009 la tortura per il nostro pavido legislatore non era ancora meritevole di essere considerata un delitto. È stata per troppo tempo una parola impronunciabile. La violenza brutale e mortale subita dal povero Stefano ha finalmente trovato dei colpevoli. È stata un’inchiesta difficile, tormentata da tentativi di depistaggi, di omertà diffuse. Ci vorrebbe molta determinazione, pazienza, forza morale dei familiari per andare avanti. Dieci anni ci sono voluti. Due lustri conditi di minacce per i familiari, odio sui social, meschinità e fango su Stefano e sulla sua bellissima famiglia, stremata dal dolore e dalla fatica di sopportare un peso inaspettato, tragico. Non bastava un figlio, fratello torturato a morte. Bisognava anche reagire a chi ha sempre insinuato che tutto sommato Stefano se la fosse andata a cercare. Anche ieri Matteo Salvini, nel commentare la sentenza, ha evocato, mancando di pudore e di rispetto per i familiari, il tema delle sostanze stupefacenti affermando che lui lotterà sempre contro la droga. Solo che ora c’è una sentenza che parla chiaro. Fece bene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chiedere scusa a Ilaria a nome dello Stato. Salvini si è invece persino ieri rifiutato di farlo. Lui, che come ogni populista afferma di essere dalla parte del popolo si rifiuta di scusarsi con una famiglia che è anch’essa parte del popolo romano, una famiglia e una sorella contro la quale si era lasciato andare alle sue solite espressioni truci. Il popolo dunque gli volti le spalle, gli ricordi che il popolo è fatto di ragazzi, donne e uomini che lo Stato deve sempre rispettare e proteggere.

Infine, un plauso a quegli investigatori e giudici che hanno creduto nella possibilità di arrivare alla verità storica. Stefano non era morto perché era malato, tossico, scivolato dalle scale. Stefano era morto in quanto pestato, torturato fino a perdere la vita. Ieri, come ha detto Ilaria, Stefano ha riconquistato la pace. Insieme a lui, noi tutti invece abbiamo conquistato un pezzo di fiducia nella giustizia e nelle istituzioni"

Ps. Abbiamo memoria lunga di quando giovani come Stefano in piazze sessantottine, arrestati dalla sbirraglia assassina, finiti in carcere non ne sono mai venuti fuori. Abbiamo memoria lunga. E non certo proviamo emozione dinanzi al caso di Stefano Cucchi: no niente insensibilità, tutt’altro. Quanto l’amara costatazione, ce ne sia bisogno, di come il Potere sacrifichi due pedoni in divisa di semplice manovalanza. Infatti fateci caso: chi nella catena di “comando” da sottoufficiale sino al podio dell’Arma è stato condannato per omertà nel coprire la morte di chi, per caso o ventura, si è chiamato e ultimo in ordine di comparizione Stefano Cucchi? Un brutto giorno lungo dieci anni, il contentino dell’Arma & Magistratura da Stato Fascista. Salvini? Uno squallido figuro da Papeete, un buffone di corte: quella di Bruxelles!

Pss. Chapeau all’impavida Ilaria Cucchi

Sit tibi terra levis Stefano



America way of life

Sono immagini già viste, del lungo piano sequenza in bici dei cosiddetti homeless. Poi per quei arcani, che da un po’ di tempo con precisione cronometrica mi si parano davanti, del Web ritornano a mente; fotogrammi (l’anima non pensa mai senza immagine, Aristotele) di una altra dimensione spazio/tempo che mai e poi mai appaiono (vedremmo) sul mainstream(ing) a reti omologate. Qui essenzialmente siamo noi in corpore vili letterale: Occidente giudaico-cristiano-greco romano. Allora riaffiora alla mente il passo del Vangelo di Luca: “Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”
Follow photographer Matt Black to more than 70 cities as he documents impoverished communities

Le città dei senzatetto della California
This Tent is My Home - The Story of Anita Place


Man fotografo dal 1969

Ps. Immagini forti nella sua cruda realtà circa le “sorti magnifiche e progressive del capitale”


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Il Gran Visir è morto

Anche i simboli, par strano eppure ma è così, se ne vanno. Civuddin’ (cipollina a causa del suo turbante) ha dato prova della sua ultima rappresentazione.
Certo per chi vive altrove è stato per tantissimi anni l’attrazione della festa padronale. E dovete sapere che per quanto religiosa sia la festa in onore di San Gerardo patrono del Capoluogo lucano, il focus è e sarà sempre Ciuvuddin’ stravaccato nella sua carrozza con narghilè e flabellati ai lati appiedati, in sorta di Nemesi alla rovescia: un turco che voleva conquistare la Città, questa venne salvata dall’apparizione dell’opportuno stacco della regia del coro angelico (a Roma eran state le oche a starnazzar allarme) che svegliò gli armigeri addormentatesi in una sera di fine Maggio; il tempo di dare a larme a larme (alle armi alle armi)…eppure il Gran Turco sfila non già in cattività, tutt’altro. Anzi e di nuovo tutt’altro tra gli ohh degli astanti (che in quella figura si riconoscono specchiati) il suo cocchio, e lui quasi “benedicendo” saluta le ali di folla che si snodano lungo le vie cittadine il ventinove di ogni Maggio, più o meno da quattrocento anni in ricordo della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) ne l’Egeo, vinta dalle galee cristiane su quelle turche

Sit tibi terra levis Gran Visir Alberigo Corvino

Man fotografo dal 1969


Un sapiente accostamento fotografico (come quotidiana + mente in onda Stampa & Regime) fa sì che sembri la stessa scena, eppure tra le due ci sono più di quattrocento kilometri di distanza. A destra Roma (Maggio 2018 in Via del Tritone) a sinistra Potenza (Settembre 2019 C.so Garibaldi) eppure la “dinamica” è la stessa: mura cittadine e vecchio edifico, autobus “obsoleto”, gente ordinaria, ed identico panico. Strategia, meglio potere, della paura: possiamo colpirvi come e quando vogliamo. Il piano satanico (decrescita felice ed eliminazione manu militari di seimiliardi di persone) è sin troppo scoperto; certo poi il cosiddetto incidente bisogna “coprirlo” con fatti tecnici (rasoio di Occam) e l’immancabile “errore” umano. E quando la meccanizzazione sarà totale e robotizzata, si darà sempre colpa al “fattore umano” del programmatore che non ha saputo governare le macchine, che a loro volta manipolano gli umanoidi alla console del Pensiero Unico

Mercedes-Benz (da più di un milione di kilometri)

Ore 7.45 Anno Domini 2019 Settembre 19, le fiamme in pochi secondi divorano l’autobus di plastica, pieno di studenti implume: sono verso il fondo davanti la porta che non si apre (il campanello di fermata non risponde come tutto il resto) Esco un attimo prima che la “tragedia” si consumi. Fortuna vuole che dell’aria-pneumatica è rimasta per aprire le portiere e far evacuare tutti i ragazzi. Altrimenti? Avremmo fatto la fine del topo: gasati e arrostiti. Però subito sono arrivati (l’omertosa Rai Basilicata che mica si è peritata ante “tragedia” annunciata delle condizioni del parco autobus, che si chiama ironia della sorte: Trotta, il gestore!) poliziotti di stato (quale?) polizia locale (a affare cosa?) e Pompieri che dopo ore han “domato” l’incendio ma nulla han potuto contro crepature dei negozi prospicenti: vetri antisfondamento! La facciata dell’edifico e macchine in controcampo parcheggiate. E (ri)vedere la scena stamani ventiquattro ore dopo è ancor più agghiacciante in linea con Georgia guide stone: satanisti fregati un’altra volta, e cambiate agenzia pubblicitaria”.


Potenza, in fiamme bus pieno di studenti: tutti illesi, danni a 3 auto
Autobus carico di studenti e pendolari prende fuoco in provincia di Matera sulla Statale 106
Roma, bus Atac in fiamme in via del Tritone: lo scoppio e la fuga

Anno Domini 2019 Man fotografo dal 1969


Ps1 L’incendio è per modalità identico e preciso a quello di Roma (preso ad esempio) associato istintivamente, ma che in realtà si è "materializzato" davanti gli occhi: stessa strategia luciferina globalista (troppi indizi da farne un teorema altro che ipotesi) di “corto” circuito. Lo stesso che un mese fa (come accade ogni estate per lo più in appartamenti detti popolari) mandava in fumo l’appartamento sottostante il nostro: corto circuito. Anzi no, sigaretta (qualcosa devi pur dare in pasto al popolo che altrimenti frigna e la giostra poi non cammina spedita ed oliata per le terga del teledipendente) di un signore che, strano ma vero, non fuma!

Ps2. I genitori dei ragazzi si fossero per caso costituiti in giudizio contro Trotta, nomen omen, autotrasporti? Macché: casualità. E più in là salmodianti note salivano già al cielo (rosso fiamme!) in segno di ringraziamento: “Noi vogliam Dio che nostro Padre, noi vogliam Dio che Nostre Re perepepé; evviva San Gerardo (guardiano della città di Potenza) e San Gerardo evviva, evviva San Gerardo p’ quanta grazia fa…”

Ps3 Armi al plasma esistono per l’abbisogna come il rogo “accidentale” della California e Steppa odierna della Siberia, al netto dell’Amazonia burning: dove c’è fuoco e fiamma, tant’è la tautologia, c’è il Diavolo in carne ed ossa, cui satanismo a mezzo Stampa & regime lo vuole “inesistente”. Bella invenzione!



Undici settembre. Da tempo e per scelta non parliamo di politica da bar sport, sebbene come sessantottino impenitente e bastian contrario lo parliamo ancora perfettamente: il politichese. Ma ci muove, e qui siamo come cacio sui maccheroni un po’ indigesti intorno le nove di mattina (meglio un caffè!) l’immagine. Manunzio c’entra s’intende.
Dunque la buffonata di una falsa e finta democrazia è andata in onda pure al Senato (ci sta seduto l’ottimate Renzi che voleva abolirlo!) con un Conte uno&bis mai eletto da nessuno, altro che l’omino di Rignano. L’avvocato di Bruxelles altro che dei ‘taliani. il Conte miracolato (da Padre Pio?) Operazione mediatica ancor più del cazzaro verde Salvini, cui performance abbisogna di qualche altro giorno per dispiegarsi verso l’infinito ed oltre…
Piani già fatti dal “germanico” Mattarella e la Ue che lo saluta caldamente anche, soprattutto, con il grigio (non extraterrestre?) Gentiloni di Vaticano Spa, cosiché a Strasburgo stappano bottiglia (ultima?). Sì perché la Cermania va un po’ maluccio nei suoi conti della serva, a leggere in Rete altro che Corriere-Repubblica e sionista Stampa di Torino, notoria città satanica: vabbene certe parti ma pur sempre sulfurea!
Insomma mentre la crisi è ben oltre la porta di entrata questi figuri ballano sul Titanic: Pd & Movi + mento. Mentire per tornaconto altro che Rosseau, trucco come altro via Cia&Mossad sulfurei che l’han costruito in laboratorio i Cinquestelle. Operazione mentre il duo sulfureo prepara Renzi e suo En Marche in salsa napoletana: come prima e più di prima? Difficile perché i conti non tornano per intrinseche meccaniche del Mercato che funziona, soprattutto, senza il popolo (zavorra) bue che va, pure, ancora alle urne. Poi uno dice che i sodomiti aumentano…

Man fotografo (sessantottino) dal 1969


Ps. Undici settembre cade oggi dopo diciotto anni, e che non si dimentica per il colpo di mano planetario tentato dal Nuovo (dis)Ordine Mentale. E per “passare tempo” al riguardo forse è utile il solito Mazzucco anche se ha perso smalto e non meno che altri tiene pure famiglia!

Pss. Viene alla mente, quando tutto sembra crollare, l’episodio di quella vecchietta di New York che dopo l'attentato, con metropolitane e passi stanchi si portò in un posto di soccorso regalando la sua stampella! E ritornandosene sui propri passi senza. Vedete? C’è bisogno di tragedie per vedere queste e molte altre buone cose degli umani, l’un l’altro una volta tanto!


05-09-2019 08:53

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“Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c’è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato, per diciannove anni. E nella cronaca c’era di tutto, le processioni, le partite di calcio, feste dei ricchi, mai un capodanno con la mia famiglia in diciannove anni! C’era la spazzatura nelle strade e il concorso delle miss, arrivava Mina e fotografavo pure lei. Anche a fotografare le ragazze in topless a Mondello mi mandavano. Ma a Palermo c’era la mafia, c’erano le vittime della mafia. E io ho fotografato anche quelle. Tante. Troppe da sopportare”

Cosa è successo fra Letizia e la fotografia

03-09-2019 11:48

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Vana verba aut risuit apta non loqui

Immagini anch’esse e ci mancherebbe. E se ne uccide più la parola che la spada, evidente che qualcosa di più del semplice vocalizzo deve trattarsi. E fermiamola qua perché poi dovremmo attraversare una linea d’ombra, che tranne chi scrive i restame poco disposto è.
Tuttavia pare che da un po’ certi fatti o certe “arie” che sfuggono alla filastrocca “ciò che è reale e razionale e ciò che razionale reale è” insomma di quei scioglilingua alla “trentatré trentini …” Solo che chi pratica la fotografia da più di mezzo secolo (ecco fatto, provate a dire cinquant’anni e fatemi sapere se è la stessa cosa!) ha affinato non solo l’occhio, minimo sindacale, ma pure gli altri sensi. Anzi c’è chi osserva in modo giusto che si deve parlare di “Sinestia”. Vale a dire nella “percezione” si attivano i cinque sensi più uno detto femminile (cui siamo dotati trasmessi da madre che fa capo al lobo destro cerebrale, quello stesso in cui sta il Padreterno nella Cappella Sistina mentre “accende” l’umanoide essere). Tuttavia non è questo. A ripigliare e narrare (cosa molto diversa dal raccontare) di capacità dette extrasensoriali, nell’avvertire e proprio in questo periodo ancora di caldo (ci curiamo stando al fresco ché di pelle nordica!) volteggi d’aria diciamo così: presenze, via. A volte sono di genere umano altre animale come il mio gatto passato ad altra dimensione. Dimensione, ecco ancora. Immersi in un ributtante e stupido materialismo i luciferini neofeudali hanno decretato e da mo’ (dal latino mox con pari significato) che esiste solo e soltanto la materia, che detta così in slang locale sta per “pus”: sai che divertimento! Infine per quanto ci riguarda diamo albergo ad ogni cosa, ad ogni angolazione che esula la cosiddetta “razionalità” pur sempre materialista. Dice ma a che pro: cui prodest? Ah dite tanto per…No è che non c’è giorno che non si alzi qualcuno e pontifichi:” la storia va riscritta”. E sai che novità! E sia ma bisognerà pur prendere l’abitudine di salire in “soffitta” (inconscio?) e più che mettere ordine dargli cittadinanza…di altra dimensione “spirituale”

Man fotografo dal 1969


Ps. Il nostro background è umanista e poco incline al materialismo fine a sé stesso (!) modellato dai francescani; quando una volta a crescere si passava tempo nelle cosiddette “sacrestie” che per i moderni cosiddetti dalla giostra degli acquisti, squisitamente incomprensibile. Ciò non di meno tra Duomo e Piazza San Babila, si proprio nella Milano da bere, c’era un ramata targa di un tale che si occupava di “fatti” derubricati a cialtroneria corrente, retaggi quando poi la Mistica e sua Teologia…del Mercato, avessi voglia!” Però a Milano, mica a queste latitudini dove a dirne una il pis-pis (onomatopea ed orazione contro la pigliata d’occhio-immagine) è fatto che, scemato quanto si vuole, è ancora presente: una “presenza” decisamente salvifica a trecesosessanta più uno gradi. Dubito ergo sum, no? Beh…



Mur’ mur’ (a pelo di muro)

Per un certo periodo di tempo accadevano “cose strane” in sorta di regia occulta, e non chiedete perché non foss’altro il dover uscire dalla condizione spazio-tempo umana: casistica strabordante.
E dunque una “mattina” per il centro cittadino, sotto l’arco d’una delle restanti porte del Capoluogo lucano, appoggiato a pietre faccia, zacchete, un ombrello giallo: da non dirsi la perfezione della invisibile composizione! E gli scatti a complemento poiché all’epoca portavo nello zainetto la C-5050 di Olympus, de facto una piccoletta Leica in tutto e per tutto (molte delle immagini che all’epoca comparivano su Getty images erano sue). Il resto ci interessa poco: minchiapixel & minchiapixellisti

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Accostare il giallo ombrello, già su pietre faccia a vista del sottopasso, al prospicente muro tinteggiato quale espediente per vedere l’effetto che fa, alla Jannacci





Ministero della Verità

Fotografia simulacro, vuoi tu che nell’Ottocento lì lì positivista non venisse inventata dal solito circolo massonico transnazionale luciferino? Vabbene un nuovo modo di “vedere” ma che non a caso si sviluppa lungo l’asse della “prospettiva” rinascimentale, lasciamo per un attimo il Venerabile Leonardo -Sindone-Fotografia che qui non è caso.
Fotografia come “rappresentazione” onirica o meglio Fottografia che per l’appunto refuso non è. Immagine darwiniana e delle sorti magnifiche e progressive del Kapitale (lo scriviamo con kappa come killer) Homo homini lupus a dirla per intero. Vapori mercuriali (dagherrotipo starter) fra nastri ballerine nani Gastel e uno Jovine che non si nega mai, complemento lo squallido Toscani che fa finta di sputare nel piatto cui pur s’ingozza, così con semplice tratto senza andare oltre e anche perché di questo liquame se ne scrive a giorni alterni.
Immagine che poi divenuta “mobile” in celluloide ma odierna streaming ammalia ugualmente e molto più che le scosciate sirene di Ulisse. Immagine fotografica subliminale che esiste a “dimostrazione” del mondo, che non esiste secondo i cartesiani prezzolati, se non quando “pensi”: non ce niente lì fuori solo e soltanto quando la mente (dal verbo mentire?) s’illumina d’immenso e crea la “realtà”: mari monti e persone che …maschi e femmine li creò a sentire la Genesi (non certo quella del luciferino Salgado) 1, 26.28

Teoria Gender


Man fotografo sin dal 1969



Ideologia gender e manipolazione capitalistica dell'umano
Piazze & gender

Ps. Si ascolti attentamente il "buon" Galimbert Umberto, di quest'ultimo link, dal minuto primo in poi, oltre la Piazza/Mussolini/Non verità quando è contraria alla narrazione teletrasmessa, o inoculato via vaccini..e i secondi successivi di certo i più esilaranti, ecco :”…gente che con poca istruzione su base di pre-supposti (non gli va bene la “supposta” del Galimberti & Co?) sulla base delle proprie opinioni…” Proprie opinione, significa propria testa, ma dice Galimberti e io e noi autri ahh che minchia stiamo a fare? Riecheggia quel frammassone Mario Monti di “eccesso” di democrazia e “poca conoscenza dei meccanismi” da parte degli inglesi su la Brexit e più in generale su la gente irremediabilmente “ignorante”!






Una foto di still life niente di che, anche se in questa immagine, come pasta sfoglia più che stratigrafia paleografica, qualcosa ha a che fare con la memoria, che è poi tutta la mia produzione da cinquant’anni in qua.
La tovaglia bianca e candida come quella che la mamma tirava fuori dal baule del corredo tutte le Domeniche e giorni comandati, il pranzo con i parenti; e vino fresco che il babbo sistemava in un secchio argentato, almeno così sembrava, sotto il filo d’acqua e frutta estiva, ché i frigo Stars and Stripes non c’erano ancora in ogni casa.
E per noi più piccoli (il rosso di Bacco era proibito) limonata a volontà, a volte di quelle prime bustine liofilizzate combinate con l’Idrolitina, un po’ di bicarbonato per rendere “frizzante” l’acqua

Man


Ps. Il set è quanto di più semplice si può: luce finestra naturale filtrata da normale tenda domestica alta tre metri; per asse il legno casalingo per i lavaggi brevi; la tovaglia altro non è che tanti pezzi assemblati in Pshop Elements ché noi non siamo “professionisti” a sentire questo e quello. La bottiglia comprata in un negozio di chincaglieria sulla Main Street cittadina, mentre il bicchiere di “limonata” è clonata dalla parete di fondo. Impareggiabile scatto su Olympus E-20 d’altri tempi come il set che rimanda d’una giornata estiva Anni Sessanta della provincia italiana al Sud



Il profumo dei soldi

L'abbiamo detto e pure scritto “nous son de complottistes” e da ragazzino anche questo scritto in “nota a margine”. Significa essere svegli per costituzione, poi la cosiddetta cultura...a limar le cose. Un brutto carattere che dice niente e nulla va da sé, ma per tanti e per tutti, compresi i famigli, aggravante irrimediabile.
Dubito ergo sum ce lo ripetiamo spesso, così la rivisitazione di cartesiana memoria quale habitus. Dubito. Certo il fatto non fa dormire (bene) di notte che pure porta consiglio, e ne siamo estimatori instancabili, eppure mai come adesso elisir di lunga vita.
Veniamo all'odierno va, a fatti più tangenti, ecco. Il Cardinal Pell* è stato fatto fuori per pedofilia conclamata, e dirigeva l'Istituto per le Opere Religione, il famigerato Ior di Calvi Sindona e quel Marcincus che era solito ripetere: “La Chiesa non si mantiene con un Ave Gloria”.
Stacchetto. Altro giorno al parroco locale cento metri di distanza sorridente nella sua “camera charitatis” appeso in gigantografia lo vede attorniato dal cocainomane e Opus Dei conclamato, riferito sempre dal parroco Don Peppino Nolé, il Colombo cittadino di Potenza, ecco, ex Dc ex Primo ministro ex ex ex; prelati vari tra cui uno sganasciante De Bonis Donato da Pietragalla paesello vicino al posto da cui si scrive...”le firme autorizzate sono due, quella di De Bonis Donato e Andreotti Giulio” dal documento bancario che rivela le firme autorizzate del conto Fondazione Spellman quella di Andreotti, p.111 di Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi Chiarelettere. E naturalmente, sempre in gigantografia a colori radiosi, su tutte la figura di Giovanni Paolo II o tale Wothyla salito agli altari per il contributo dato a Solidarnosc, e da qui crollo Urss etc etc etc. Un bel quadretto di “fratelli” che più che base lo Spirito Santo, sono pur sempre gente detta di Chiesa con maniuscola d'obbligo, Satanas e sue carte monete: qualcuno che si scandalizza per un Cardinal Martini gesuita e pare trafficò per l'elezione del pari compagno Bergoglio della Compagnia Sant'Ignazio di Loyola alias Gesuiti, passato a miglior gloria (!?) addormentatosi non nella Fede ma con iniezione d'eutanasia...uomo di Chiesa?

Quindi parliamo di Potere contro altri: da duemila anni. Il Resto non è qui materia di discussione, casomai un'altra volta di Fede e compagnia litaniando! Vaticano Spa per l'appunto è l'argomento. Infatti ieri un'altra trovata (furbata?) e si perché ad ogni Azione, ricorda il 3° principio della Dinamica, del buon Gesuita Bergoglio nientemeno che Papa (qualcuno come i Pittura Freska cantavano chiedendosi se arriverà mai un Papa Nero dopo Miss Italia, e più nero dei gesuiti...) ecumenico dal nome che è già programma: Francisco Primeiro via Pampas argentina, olè somos todos caballeros. Il buon Papa Francesco che ti fa allora? Ma apre gli Archivi “segreti” (!?) del predecessore Pacelli alias Pio XII, vissuto nel Novecento a conoscenza di quel che avveniva in Germania, Dachau compreso...E detta così che sarà mai? Un terremoto tra Poteri: tu Ur-Lodge mi privi di un Pell australopiteco e McCarrick** Stars & Stripes ed io, Vaticano Spa, ti apro certi archivi che riguardano il Mondo del (tuo) Novecento e d'una Landa europea a nome Germania capitali e capitani anglosassoni: mo' che volemo fa? Tantum erat sacramentum...su le note di San Tommaso D'Aquino


*Australia. Il cardinale Pell condannato per abusi. «Sospeso dal ministero»
**Il Vaticano ha 'spretato' il cardinale pedofilo McCarrick


Man



Ps. Non pensiate che sia anticlericale, ci mancherebbe pure questa (!) e men che mai ateo ché gli fornirei alibi per altri duemila anni: no, siamo cresciuti in sacrestia e parliamo molto bene il “curialese” che insieme al politichese e sindacalese, altro che inglese...

Pss. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe, Mt 10, 16, quando consultate Wikipedia "enciclopedia" del Pensiero Unico






"Training your eye to see things differently does take time, and this process cannot be forced. The framework from the course is an excellent place to start, but a lot of it is in the student’s hands.

One of my most common instructions to a group will be to slow down, not only in the way that they walk around but also in the way they treat their gear and the people around them. Our course lasts for three days, and we spend the majority of the first and second out shooting. Many students fear they will miss a moment due to being too far, or not being somewhere fast enough.

Actual technical control over a camera is not difficult to learn. Basic functions of exposure and focus can be mastered in a matter of weeks, and for street photography, I tend to encourage shooting in either aperture priority or fully automatic so that you’re focused on the scene rather than the gear"


12 Things I Learned While Teaching Street Photography



Sotto la neve...pane

In che senso? Beh acquistarlo e mica la metafora del seme che sotto il candido manto, e chissà che detersivo per il candeggio...
Certo è che la neve e da noi qui su le montagne, difronte la finestra si alzano sui milleduecento di altitudine, porta ad un atavico ricordo di vecchi libri, dove l'elzeviro riportava che da Novembre a tutto Marzo la neve era padrona. Tempo da lupi. E in parentesi l'ultimo preso a fucilate qui in città, risale a più di mezzo secolo e nelle fotografie di Gennaro il foto-studio con bacheca espositiva su la Pretoria (Main street) ma che stava in un suttan' (abitazione sotto livello strada come altre, sebbene più ad uso domestico) con lunga gradinata sino al fondo dal tipico odore pungente dei bagni: no toilette please, bensì l'idioma dei fotografi e d'antan indicasse, e tutt'ora, i chimici per il trattamento del bianconero, anche se, filologicamente, ecco, si riferisca al solo sviluppo della carta fotografica.
Neve e pane e da qui l'arco riflesso di approvvigionarsene. E infatti stamane il “candido manto” così dai libri di squola, la coniuge e richiamo a prenderne “perché finito”. Vabbene e seppure controvoglia infiliamo gli scarponi, poi giusto cento metri la boulangerie, che però ha lasciato il negozio chiuso...e fila di vecchietti presi a ricordare. Arco riflesso quanto tutt'intorno si è “circondati” di market, anzi uno, a quattrocento metri più o meno, ne sforna (surgelato ma buono al sesamo) in continuazione per chi ne vuole!

Man

Ps. Tanto a rimembrare i cretini, battaglioni, che squola si è scritto a bella posta e non già su “quaderno di bella” scrittura, usato per esercitare la mano (senza tastiere) e mettere “ordine” a ciò che si era scritto corretto e cancellato sul quaderno di “brutta” sorta di canovaccio antecedente la “bella scrittura” certe finesse d'esprit d'antan con tanto di bacchettate su le palme di mano in caso contrario, negligente. E usavamo il pennino che s'intingeva nell'inchiostro da un piccolo e nero bicchiere infisso nel banco, sorta di tavolone nero anch'esso, e che tutte le mattine la bidella riempiva da un bottiglione! E le pagine dei quaderni Pigna, l'ultima dal doppio uso: pitagorica per moltiplicazioni, che noi abbiamo mai imparato e tutt'ora computiamo a mano (!) e d'altro verso assorbente, proprio per “assorbire” le immancabili macchie di inchiostro “sparso” qua e là
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