Manunzio



La coda del Diavolo


Nel archivio fotografico Manunzio le voci sono divise in “categorie mercantili” ad evitare un catalogo di tutto e di più su unico file sterminato.
Uno stacco. Per decenni si è tenuto memoria scritta ora di questo ora di quest'altro, e di certi fenomeni strani, almeno così l'inizio, rivenuti routine in particolare momenti canonici del giorno (le ore e valenza energetica non sono uguali, bioritmi a parte, che sia).
Breve l'archivio Manunzio d’immagini viste e riviste come una Grazia Neri in quel di Milano (all'epoca analogica decana delle agenzie fotografiche italiane prima del pensiero unico a nome Getty Images) ed ero presente ai fatti, alla richiesta di una sua collaboratrice (in cerca di diapositiva o fotocolor nome a prestito da foto-colore antecedenti l'uso delle diapo) indicarle senza errori uno scatole rosso, erano suppergiù tutti di pari colore, all'interno del quale ricercare l'occorrenza. Scatoloni che esternamente portava a cartiglio “categorie” fotografiche: pretesa tutta umana di imbottigliare l'Oceano mare. E certi simili modus operandi.
Selezione d'archivio Manunzio per il portfolio del sito omonimo a ringiovanire la visone; alla “categoria” città la sottocartella “vetrine” ben più che soliti manichini e finiamo qui altrimenti invece di sveltire le cose...E un'altro stacco ricavato per caso: le immagini in oggetto pensavo averle prese con la diabolica Epson 850Z cui pure s'è scritto (basta digitare a piè pagina Diary ed esser linkati di conseguenza) e invece fotografate con “leica” tutta particolare si comprenderà il virgolettao (che tanto paiceva ad Umberto Eco, ecco). Immagini, ancora, vetrina in (dis)allestimento e scatti su “leica” come si pure detto altrove sul Diary somigliare e molto, alla “vera” sebbene il lillipuziano sensore di C 5050 Camedia Olympus ed equivaletene 35 mm passo full frame, apertura f 1.8. Iso incredibile a rileggere lo Exif a 64, eppure le foto sono di pomeriggio già notte invernale! Manichini e vetrinista, che presa com'è non si accorge della presenza, di là dal vetro in strada, del Manunzio che scatta; anche perché la vetrina ha quattro bei fari angolari elei si trova in perfetto controlluce e la isola.
Maquette dunque? Si è no certo con espressioni femminili ben fatte seppure plastica. Breve assito allo smantellamento della vetrina (di lì non passerò più e al posto della boutique odierna libreria) sino all'ultimo piedistallo...Senonché a distanza di diciotto anni, tale l'Exif dice, e in un pomeriggio domenicale fine settembre pandemico ancora assolato a queste latitudine, scatta il fermo immagine: streaming visivo riesce solo Manunzio, al suo occhio (fotografico). Siché attira lo sbuffo in testa (vetrina) rosso, immagine in alto, e guardar meglio sembra il titolo del post: una coda! Ancora, il volto, sì di pastica ma che tuttavia non ha nulla di finto, bensì umanissimo essere. Umano pensieroso triste solitario e finale. Detta così già vedo l'imbecille di turno girare l'indice alla tempia...cazzi suoi rimando perché per quanto strana la cosa, se è poi è anche “veramente” fotografo (essere non avere) avrà sperimentato almeno una volta il teatrino del Truman show in cui vive!



Storia d’amori e d’anarchia

Va tu mo’ a sapé se non era meglio ricordarlo prima: cosa Manunzio mattutino già alle tastiere fra Win & Mac? Di tre fotografi in mostra che il dottor Covid, ecco, farà mai vedere alla ‘ggente preoccupata a telecomando di quei contatti sociali specchiati, invece, nelle immagini di D’Amico Uliano e Battaglia: due uomini e una siciliana. E di questa a dir vero manco sapevo sino a non molto tempo fa, fotografa (anche) de l’Ora di Palermo. Tano D’Amico lo si trovava quasi quotidianamente sul Manifesto di Pintor Rosanna Rossanda ma pure Luciana Castellina e Valentino Parlato, mica sti utili idioti attuali e ci teniamo alla larga da decenni. Uliano Lucas se ne scritto già. Battaglia che di nome fa Letizia è oramai una “nonna” di ottantacinque anni e sin troppo grossa vista in un documentario dedicatole. Ma della siciliana a pensarci c’è un foto in particolare che è ritornata in mente e che, per altre drammatiche vie, ho visto da ragazzo: non ci ho dormito al ricordo. Le due immagini distanti tempo e spazio, condividono un lenzuolo sotto cui giace un corpo scia di sangue, che al solo ricordo forma nodo in gola. E qui da Battaglia in Trinacria alle nostre latitudini: sera d’estate viale e due ali di folla, che ancora ricordo per silenzio sospeso, un Lupetto (camionabile) e per terra lenzuolo bicicletta e macchia di sangue (pare che il camion in retromarcia non s’accorgesse del dramma). E ogni volta che in passato mi trovavo li, Parco cittadino con transito “macchine”, passavo dall’altra parte per non calpestare quel corpo di ragazzo, oggi avrebbe la mia stessa età. Il volto è impossibile a definirsi per i troppi anni e portavo i pantaloni corti. Forse come di quei passeriformi affacciato ad un balcone e sottostante non ricordo cosa dicevamo, e poche ore dopo il lenzuolo. Sit tibi terra levis

"Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che l’abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas, fotografo e insieme storico e teorico della fotografia; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male"

https://www.sistemamuseo.it/ita/3/mostre/868/fermo-marche-la-strada-la-lotta-lamore/#.X03wHtwzaM9


Ps. A volte il tarlo torna utile, infatti, non già di Battaglia l’omicidio (immagine sovrastante) bensì lo scatto è di Franco Zecchin, dal libro “Il fotogiornalismo in Italia 1945-2005” edito da l’allora Fondazione Italiana per la Fotografia in quel di Torino

Riproduzioni planetarie Archivi, documenti e...pecore

Manunzio è speciale e vabbene mettiamola così, però sta storia del planetario va detta subito. E di certo non è Gaia (accontentiamo i luciferini che tengono famiglia) né il terraqueo più accessibile ai più, quanto la colonna dove una volta era la “scatola” di 35 ma e pure 16 mm analogica pellicola che in tutti gli Archivi di Stato, e altrove (da militare se ne usato al Quartier Generale in Napoli d’antan) veniva usata per copie di sicurezza** di documenti a vario titolo, comprese “pecore”: sì, una volta scuoiate, da un lato si magnavano, non prima di produrre latte (pecorino e/o caprino anche a mezza via l’un l’altro formato caciotte) e la pelle usata a mo’ di pergamena. Operazione lunga e articolata e ne parlò con me l’amica Marilù dell'Archivio statale qui dove si scrive.
Pergamene per atti solenni e contabili come sempre: scrittura cuneiforme quanto si vuole in quel di Ur (starter civiltà umana d’occidente) sono solo e soltanto pagine “Excell” Microsoft ante litteram. Certo poi quando lo scriba/sacerdote nun’ teneva at che fà riportava i cosiddetti fatti della vita, di sei mila anni fa o giù di lì . Tempo che i maligni (luciferini?) vogliono l'inizi vero dell’umana storia, altro che milioni. E visto che ci siamo, altri ancora datano il bipede Sapiens-Sapines (una sola volta sapiente, no eh!) ibridato con DNA di mattacchioni alieni solo duecentomila anni fa. E se aggiungiamo la terra “piatta” non se ne esce più.
Planetario che una volta sparita poi la pellicola, eccoti sostituito l’asse verticale (stativo) con piano, così quelli della IFF (Industria Fototecnica Firenze) e digitale da padrona. Si vabbè dirà il solito buon “tampone”. Su quella colonna ci sistemammo la Olympus 5060 WZ da micro sensore, che fa senso: in che senso? Nel senso che sputtana tutta l’architettura dei minchiapixel orchestrata quotidianamente dai soliti babilonesi, a debito.
File infine per i tipi della Eni, si avete capito bene, di un loro calendario (starà da qualche parte, impilato del monumentale archivio Manunzio) sul Tecsass ‘taliano in Lucania/Val d’Agri formato fusti di petrolio firmati appunto Eni/Agip. Luogo dove vi arrivarono i Greci da Meta-ponto, poi i mena mano romani fondarono Grumentum, e non la finiamo più.
Viceversa la stampa (calendario) in formato A3 dei file un qualcosa di fenomenale per fattura di stocastica stampa, che fa a meno del maledetto retino. Una cremosità tonale da stampa fotografico e non già tipografica in quel di Milano, tant’è vero che il contafili (usato una volta proprio nelle tipografie a controllo dei registri CMYK, poi sui plasticoni di agenzia alla Grazia Neri meneghina, a verificare i fuochi dei fotocolor detti così anziché diapò) non mente.
Insomma contafili alla mano e vedere (letterale) tanti dettagli su pezzo di carta patinata, da un sensore lilipuziano ma della stratosferica Olympus C(amedia) 5060 WZ roba da leccarsi i baffi, da intenditore. E solito “intelligenti pauca verba”
** Film di sicurezza già dal nome sorta di “fotocopia” dell’originale cartaceo o menbranaceo di animale conservato e preservandolo da “maneggi” e distruttivi, in sua vece la riproduzione filmica a base argento una volta, oggi via digitale, per studi tout court



Di questo e di altri mondi

Lavoro che vi prende da tempo. Un luogo (piazza) conosciuto e già accorsato. Mattina presto caldo di mezza estate. Appostato davanti al muro, dove una volata era il bar dell'infanzia, aspettate quel quid che fa premere lo scatto. E mentre girovagate con la mente ai ricordi, di questo è l'anima del racconto per immagini, una donna in età fertile attraversa la strada proprio come la fotografia presa di tanti anni addietro; la mano e l'occhio in sincrono e dal vetro Lcd come d'antan quello Rollei l'inquadratura è ferma, immobile “attimo fuggente” non poteva che essere così, Olympus 5060 WZ esecutrice impareggiabile.
Dopo e molto tempo dopo rivedendo l'immagine, però, il tarlo va un'altra estate (vista dalle pagine di storia fotografica) del millenovecentocinquantaquattro del Belpaese. Mo' tu va a sapè se è suonn' o fantasie le due immagini tanto distanti. Assonanze forse

Terzo movimento finale

Finale seguito del precedente still life nonché la cucina stellata di chef, trilogia del saper fare un'immagine con quattro (letterale) cose, sempreché si ha qualcosa da dire, prima a sé poi al terraqueo. Ora per riparasi dal sole cosa e meglio di un ombrellone? Viceversa in città dove l'appoggiate se non d'una base ad hoc: tanto ci vuole? Ci siamo quasi, mo' a mazza la mettete da parte, al suo posto un bel pal' e fierr', abbiate pazienza ma il calembour viene da sé...Voilà un perfetto stand salon, a buon mercato; se la “signora” vi regala (?!) uno dei suoi innumerevoli carrellini porta piante con ruote che non si capisce se è una casa o una serra tutto scorre!Ciò non di meno anche un robusto stativo per luci torna utile (vedi immagine) costo a parte, tutto per evitare manovre con cavalletto a riposizionare inquadratura!
Photographers Across the US Teamed Up to Shoot 10,000 Free Headshots for Unemployed Americanshttps://petapixel.com/2020/07/23/photographers-across-the-us-teamed-up-to-shoot-10000-free-headshots-for-unemployed-americans/[/right]



Un punto di ritrovo lungo il cardo che sussiegoso chiamiamo “Pretoria”: sì il riferimento al castro romano palizzato o meno, Cesare squadristi Legionari ed emuli moderni nell’Amerika sempre con kappa. Tutto vero.
Senonché a certa ora del fine settimana , la Rai Lucania che noi preferiamo al bizantino Basilicata, si trovavaa nell’Agenzia Lampo dove imparavamo l’arte fotografica in bianco e nero. Fotolaboratorio e di notizie cittadine (la bacheca su la Pretoria faceva concorrenza a quella della Gazzetta del Mezzogiorno, con in più buone immagini se non alla Weegee là là).
Eccoti il “baffo” patron del fotolaboratorio, Saro Zappacosta estensore dei “pezzi” pubblicista e non RAI, l'impareggiabile Mario Trufelli Capo redattore-bardo-poeta-scrittore e fine dicitore dell’allora Sede lucana che emetteva per lo più radiogiornali; qualche volta sul Canale Unico (poi venne il secondo sempre canale) RAI bianconero Anni lontani trascorsi, reportage da queste contrade, grazie al rubizzo e incazzus’ Mimì Abbattista, l’operatore con l’inseparabile Arriflex 16 millimetri (qualche volta la faceva toccare e noi subito l’occhio al mirino imitando Mimì). Era lui con noi apprendisti stregoni, pur da certa distanza minimamente paragonabile alle castronerie coronariche correnti, a illustrare ora questo ora e qualcos'altro aspetto delle riprese: ottiche diaframmi, zoomate e sincrono sonoro. Quando “pontificava” tutti lì, sempre noi, a bocca aperto presi dall’oracolante operatore RAI, mentre il resto, baffo ed altri si apprestavano per uscire su la passerella della Pretori, a due passi dal Gran Caffè, ma questo è un’altra storia



Sala ma cusa l’è sta roba?

Immaginiamo si tratti di puro omonimia e non già il Sala dell’Expo 2015 cui male lingue han fatto spetteguless’ di soldi pubblici. Sia come sia con quel faccione l’abbiamo visto tuonare, a reti omologate, contro suoi concittadini che difformemente dal Dpcm del Nonelettodanessuno Giuseppi proibisce, così come durante il buon Fascismo, gli ostinati lungo i Navigli già in associazione (a delinquere art. 416 Codice penale?) in-forme di “assembramento”. Milano da bere quale luogo ameno dove vivere.
Di certo sono le brutte compagnie cui, del tutto involontario, ottimate Sala si circonda del tipo Giannini di Repubblica o il pasciuto neo direttore della stessa “testata”, il buon Molinari buon ebreo doc ex Stampa di Torino, che come testuggine batte più ancor di un redivivo Don Donchisciotte: c’è gente che si diverte così.
Ma abbia pazienza squisito Sala lei che è uomo di “valore” e quindi “conta” (si può fare l’inverso come meglio è più opportuno) su i Navigli a quanto dato più che di perniciosissimo “assembramento” sembra del tutto normale “movida” come i bei tempi andatii ante Coronavirus natum via Fauci & Oms.
Sia come sia Giannini (dipendente La7 ma anche altrove) Molinaro-Repubblica le avran tirato anch’essi un brutto colpo, di errata percezione, ecco, della realtà abituati come sono a ricevere ordini dai soliti neo feudali transazionali, di più Europa e più Mes.
Un consiglio: la prossima volta chieda, chessò, ad un Oliviero Toscani ma altrettanto “presidente” Afip Gastel milanesi doc amici degli amici, se è vero che l’uso dei teleobiettivi, nel comprimere i piani per legge ottica, poi non raccontino frescacce ai pistola.
Infine dovesse essere ancora perplesso, una telefonata in Cermania dove certamente lei è di casa insieme ai Veneti, meglio Lombardo-Veneti di Francesco Giuseppe memoria, si facci passare anche solo il guardia porta della Zeiss, che le dirà che sì l’uso di teleobiettivi nel comprimere i piani li falsifica all’occhio “normale” ad uso ad ogni sorta di ribalderia. Dice? Ma certo ...quel ramo di Como...queste uscite “assembramento” non sa da fare ne oggi ne mai. Bravi, ecco, appunto!

Relazioni prospettiche
Lunghezza focale, angolazione e prospettiva
Navigli, 38 persone in 115 metri. La fake news di Repubblica ha una chiara valenza politica

La foto sui Navigli è falsa! Ci accusano per rimetterci presto agli arresti domiciliari


Ps. Ottimate Sala qui troverà un video casereccio ché noi più di tanto e non milanese che conta, di come a volte (regolarmente?) l’occhio è tratto in inganno per i più immondi interessi, sotto la Madunina tutta d’oro e piccinina che te brilli di lassù...



Last update

Non dico chi, si dice il peccato giammai il peccatore amen, proprio sui fatti in narrato il summenzionato peccatore, chissà se fa statistica, s'é fatto "certo" opinione nel vedere però il video, lo streaming quindi il movimento o l'ammuina di frames eterodiretti; e ci ha ragione Sala Repubblica di Stampa & Regime. Insomma il Coronavirus più dei polmoni, o meglio apparato cardio-circolatorio, ha distrutto il neurone triste solitario e finale vagante nel cranio del teledipendente



Domenica è sempre domenica...Si svegli la città con le campane motivetto di Mario Riva che la televisione bianconero era manco nata più o meno. Campane, a morte invece di sti tempi coronarici eterodiretti, eh avessi voglia . La nostra Domenica era uno spasso per mille motivi, noi che veniamo da una dimensione spazio-tempo mentre voi cornacopi, più o meno cornuti alla sicula maniera, con mascherine di Carnevale infinito per la presa d’aria del carcere domestico pascolate bradi. Noi di Domenica la pasticceria poi la tavola con tovaglia che la mamma tirava dal corredo; d’estate poi il bandone (non ancora i bombati frigo alla amricana) con vino l’aranciata di fialetta “sintetica” l’Idrolitina frizzante e frutta sotto un filo di acqua a refrigerio. La pastasciutta e... un po’ indietro, le campane: sì, la Messa che rottura di s...acramenti e però le campane: chi le suonava? Ma noi piccoli appesi a dondolare su le funi che salivano su su fino alla torre campanaria. Certo non erano armoniche, però appesi alle corde altro che giostra, su e giù almeno sino all’arrivo di Peppotto sbilenco grosso che brancicava con le mani novello orco su le nostre teste, ma figl’ e ‘ntrocchie squagliavamo (sgusciare) via fuori dalla sua stazza da buon cavernicolo!




Diapo

In pratica una minuscola “stampa” da visionare pure controluce finestra. In seipersei e anor più, l’abbiamo scritto da qualche parte, seisette di Mamya RB 67, graziosa immagine: il bello dell’analogico fino a quando resisteranno i supporti...provatevi con un CD una Zip d’antan o chiavetta detta “unità” esterna che i furbacchioni dell’industria han dismesso di “supportare” o la bellissima obsolescenza programmata: impossibilità che il file del giorno prima e stesso produttore sofficiume non riconosce più, come certi Lp dorati (dati e foto) da sembrare vile vinile riciclato che si “conservano” nella Biblioteca Nazionale cittadina!
Giungiamo in un piccolo paesino lucano, va, per i riti (tre giri giro giro tondo rituali) del suo plurisecolare santuario; di quando andavamo dietro sta "rcheologia: antropodeché": ma chi può dirlo, e memoria sicuro.
Il luogo è impossibile per arrivarci con strade a gira stomaco: figurato e molto letterale. E prima che tutto abbia inizio la solita perlustrazione, quando: zacchete una porta messa lì quasi a dire: ‘mbé a ‘mbecille nun stai a scattà? E detto fatto. Ora quando all’imbecille è fatto vero, a volte e troppe l’impressione di essere strumento appeso a fili altrui, e va mo’ tu a sapé. Sia come sia lo scatto è della...boh. Quadrato originario sicuro di Yashica Mat 124 G, Rolleiflex biottica o Rollei Sl 66? Purtroppo memoria non ci sorregge, ahi.
Flashback anni Ottanta del Secolo “breve” alle spalle, il fornitore di materiale sensibile avverte che Durst ha in esibizione presso il suo studio-store un apparecchio per stampe dirette da dia. Ora dovete sapere che il bello della diapositiva, oltre la visione a finestra o visore da tavolo, la morte sua è fotolito per (una volta) stampa offset, cui primeggiava il National Geographic e suo Kodachrome dagli Asa-Iso Stars and Stripes tra i quindici o 25, Din omologo istituto tedesco per la standardizzazione. Quanto alla stampa da slide, diciamo domestica, una tragedia se non con costosissimi internegativi (scatto fotografico con film a colori e relativa stampa a colori) che pochi fotolaboratori nella Milano d’antan che ancora non “beveva” vi riuscivano. C'era l’immarcescibile Ciba-chrome, nominato solo con prime lettere, che restituiva cose da pazzi per intrinseca natura: duro contrasto diapo altrettanto Ciba, tant’è vero che ne tirarono fuori una versione per laboratori a basso contrasto (noi mandavamo alla Graphicolor di via Bufalotta de a Capitale) zuccherino per attenuare l’impossibile. Vero che ci aveva pensato pure Kodak ad “abbassare” il contrasto ma il materiale non prese mai piede, anche perché il modo di strutturasi del Ciba, procedimento unico sbianca-fix, ne faceva e forse ancora tutt'altra materiale “eterno” per gallerie very fine.
E così presentato il Durst diaconi 810 per stampe pure mignon da diapo, volete voi? Ne compriamo all’istante un esemplare. E una volta a casa sperimenta qui e prova là...una truffa a man salva. E si perché erano di quei giocattoli, alla lettera, per passare il temp!


Ps. Lo scatolotto (immagine allegata) montava retrostante il serbatoio contenente le Kodak "friggi e mangi" (ci pensò la Polaroid a citare in giudizio, vincendo, Kodak per furto brevetti; e chi di spada ferisce è uso dire la Polaroid ante fallimento a sua volta rivolgersi a Fujifilm per la produzione re-branded del materiale immediato in forma di scatto cartolina) e bisognava girare manovella per estrarre lo scatto; a sinistra una feritoia dove introdurre la dia in sorta di pre-view, mentre a destra l’analoga per lo scatto via bottone rosso, e due sliders per correzione colore di una impossibile replica e azzeccare la giusta esposizione, an eccezione del Vivitar.
La diapositiva che correda il post ovviamente fu ri-tagliata per adattarla alla cornice 5x5 tipica delle diapositive intelaiate

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Lo sanno pure le pietre

Stiamo al gioco. E sempre pazzianno leggiamo ed auscultiamo, ecco, cosa ridice la vuota espressione di Stampa & Regime su la boccuccia, annaspata, e silicone di una Gruber qualsiasi a proposito del presente e sfuggevole ‘Viruss’: tutto e il contrario e una dannata fretta di chiudere la partita (con censura di scimitarre ndo cojo cojo) come un Undici settembre qualsiasi; di grafica 3D spacciata per “realtà”. Parto di fantasia. E stessa materia l'ineffabile Viruss’, che stravolge i sacri testi (da riscrivere ex novo) di biologia “animale” nel momento in cui i narratori prezzolati asseriscono suddetto invisibile essere resiste pure al caldo: tombola! Pensano costoro, quindi, di replicare ancora la sceneggiata con avvallo della Oms, benemerita più del consorzio umano della solita Big Pharma-Bill & Melinda Gates front end degli Innominabili, ben s’intende.
Breve tale e tanto l’ammuina sotto il cielo che anche un ex attore Ricciardi non ha più la copertura, ecco, della Cupola sanitaria mondiale, vedi link a piè pagina. E ci si ferma qui.
Controcampo virale, di nuovo, de facto ha creato frattura già e forse soprattutto d’immagine, come al solito. Senza frontiere senza regole senza cittadinanza, il mantra del globalismo luciferino: ieri. Oggi confini chiusi (l’altro tout court è l’appestato, e forse untore, sospetto da scansare a debita distanza) e guardie confinarie, se non ai nidi di mitragliatrici e cavalletti di Frisia poco ci manca (i militari e blindati sono già comunque in strada truccati da “poliziotti” con giubbino antiproiettile via televisioni di Regime). Aria cupa da impallidire gli anni di Piombo. Prima contraddizione non da poco. E se prima privato è bello, manu militari, adesso a babbo moto (letterale) pure la Casellati spocchiosa seconda carica dopo Mattarella (di certo da qualche barbiere) si straccia le vesti di chissà quale stilista nella Milano da bere (anticoronarico) per i disastri della pubblica sanità: e il giorno prima? E come mai il Non Eletto Da Nessuno Conte ha requisito le cliniche private? Però si fanno donazioni, manu militari pure qua, via catodo alla Protezione Civile, che tiene famiglia e non basta essi ciò che lo Stato taglieggiando in tasse devolve, ecco, a “protezione”: due al prezzo di niente.
Siché il liquame politico-mafioso, almeno a chiacchiere, vuole e nientemeno trasparenza, quindi regole, e mette pure mano alla tasca: ma non lo proibiva Leuropa delle banke franco-tedesche? Infine ma non da ultimo, adesso tutti ma proprio tutti a salve si riconoscono non meno che: taliani francesi e via enumerando. Eccezion fatta per taluni ebrei che si considerano non già etnia fra le altre, bensì razza superiore: squamati?
Si vuol dire che il Coronavirus ha inequivocabilmente fatto cadere la “mascherina” del globalismo alla Marchese del Grillo: io so’ io e voi nun siete che un c...oronavirus. Ma l’illusione ottica è tale che si attende, in modo fideistico, da un momento all’altro che tutto ritorni come prima, anzi, più di prima, nel frattempo la Carità pruriginosa fa la colletta: tempo scaduto.
Ah se state pensante ad un anticoronarico, si ricordi la trama di Penelope: di giorno già tutto imbottigliato per l'iniezione salvifica e fatale, peccato che di notte l'ineffabile Viruss’ è già mutato (o in mutande?) un’altra volpe, lapsus freudiano per altra volta! Cos’è Achille piè veloce e la tartaruga dei soliti sofisti? Al posteriore la ventilata sentenza


ANSA) - ROMA, 19 APR - Walter Ricciardi non rappresenta l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ma il governo italiano presso il comitato esecutivo dell'organizzazione": lo rileva l'Oms in una nota nel giorno delle polemiche sulle affermazioni di Ricciardi sul presidente Usa Trump. Le opinioni di Ricciardi, rileva l'Oms, "non rappresentano necessariamente il punto di vista e/o le politiche dell'Oms e non dovrebbero essere attribuite né all'Oms né ai suoi organi".
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