Manunzio




Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro...Olympus

Giorno più giorno meno cinquant’anni sono una vita. E quella strana scatoletta che portava un ideogramma per Pen l’aveva ricevuto l’amico dal padre, diciamo venditore di macchie, un bell’uomo ma di tre cotte. Un regalo come tanti e gli fregava de meno, e me la prestò. E su le prime la cosa strana che invece di fare foto orizzontali, bisognava girare la camera e ottenere settantadue fotogrammi: infatti era la mezzo formato di Olympus appesa anche così al collo di Eugene Smith.
Agli inizi dei Settanta la Olympus scompaginò le carte con una miniaturizzazione ed un mirino eccellente per l’epoca per non parlare delle ottiche Zuiko, pari a pari con Zeiss di riferimento, il resto è Storia, quanto meno della Fotografia, con Om1 2 3 Titan 4 e la Om 10 furbacchiona: automatica di fabbrica ma con jack sormontato da ruota dei tempi pure manuale.
Poi l’oblio sino alle Camedia usate nel silenzio dei soliti ammanigliati Nikon (Coolpix) e non da Alex Majoli della Magnum Agency, e di lì a poco il “laboratorio” a nome E10 subito dopo l’upgrade E20, altro che Coolpix: un fotografo fiorentino incontrato non ricordo dove ma in Puglia, c’era Berengo Gardin a tenere un workshop, raccontò di averla usata, la E20, per riprendere una sfilata di moda! E all'epoca costava intorno i quattro milioni se memoria non falla. E di lì da quel “prototipo” venne alla luce, quanto mai adeguato alla camera fotografica tout court e tanto su argento d'antan che odierno silicio fa della luce la sua materia o anima; la E1 questa volta in formato 4/3 (l’E10-20 sono su base 2/3 Ccd Kodak ed ottiche non intercambiabili) che inaugurò suo malgrado uno sfortunato sistema passato per E3 altra ammiraglia, che aveva perso il fascino della “sagoma” strana del precedente modello, ma tozza e tracagnotta, sino al canto del cigno E5, tardivo ed inutile upgrade. Mentre parallelo scorrevano le piccolette E 400, 500, ecc. ottime camera di fascia popolare diciamo così: stesso attacco ottiche ed accessori, in controcanto invece del prisma reflex uno “specchio” brutto e fetente. E ciò non di meno portavano in dote il famigerato Live view inaugurato con la E 300: pietra miliare per chi intende e pratica la fotografia.
Siché alla legge del “signor” Mercato uso dire non si sfugge, anche se un unico hamburger dell'altrettanto Produttore amerikano, unico Motore di ricerca...e non ripetiamo la trafila di “unicità” il menzionato “signore” deve semplificare secondo tabellare babilonese per gli eterodiretti omologati che si fregiano, beati loro, del titolo uman(oidi). E d’altronde chi si contenta gode: chi cosa quando è perché appartiene ai posteri. Il Re è morto? Viv’ lu Re!


Immagine sovrastante
Da sinistra a destra in alto, Camedia C 5050 de facto una piccola Leica con il stratosferico equivalente in scala 35/1.8 camera usata per anni dal reporter Majoli della Agenzia Magnum, quanto dire circa affidabilità e restituzione della scena data sebbene a fronte di un sensore poco più grande di un unghia; C 8080 che viene in linea, anche grazie alla forma decentrata del grip stile E 10, qui a fianco la E 20 , quarta da sinistra. La Camedia C 5060 Wz, terza da sinistra, cui personale archivio digitale di centinaia di miglia formato Jpg è debitrice; Camedia che possono registrare in Tiff e Raw e grazie all’ottimo motore di rendering Jpg. Lo stesso che equipaggia la E1, quinta da sinistra in alto, e che senza altre elaborazioni può ancora oggi andare in stampa offset anch’essa in via di estinzione. Caratteristica unica del panorama fotografico la E 1, oltre la porta Usb, quella Scsi all’epoca super veloce, anch’essa passata a miglior gloria a vantaggio delle odierne Usb 3.0. Il cuore della E 1 fu una joint-venture Olympus Kodak che forniva un buon Ccd ancora oggi sbalorditivo su sensore “piccolo” 4/3 di solo cinque mlioni di pixel.
Flash di sistema e sotostante la seconda unità lampo la “piccola” E 510 che porta in dono l’ottimo Live view, scomodo da usare ma pur sempre utile per inquadrare esattamente la scena ad esempio gli still life. Su la destra sottostante E 3 seconda ammiraglia 4/3 di Olympus dalla linea tozza e ma più “centrata” della E 1. Anch’essa dotata di Live view e deciso passo avanti per l’AF.
Da sinistra in basso seminascosta E P2 e avanti essa la Pen E P5 gioiellino con Lcd ribaltabile che tanto fa comodità simile, e molto meglio del piccolo Lcd della richiamata Camedia C 5060 Wz. Reattiva veloce anche con adattatore: infatti la serie Pen non più con baionetta 4/3 nella versione Micro4/3, accetta e di buon grado le ottiche della E 1-E 3, soprattutto quelle dotate di motore ad ultrasuoni. La Contax in scena tutt’altro che peregrina con adattatore consente sui corpi 4/3 così pure M 4/3 di utilizzare ottiche Zeiss. Cavi e quant’altro sono “incroci” ben riusciti fra mondo analogico e digitale, sia M 4/3 che precedente baionetta nella logica che “niente si butta e tutto si ricicla”


Modelli camera Olympus digital
https://www.wrotniak.net/photo/news-20.html




Potere (paure & ciarle)
Natural + mente nell'incarnazione che qui meglio s'addice, fotografico che pure Potere è quale maleficio sembiante. E dunque dopo gli aspirapolvere venduti nel Sahara, i classici ghiaccioli artici visto anche il tempo, giusto giusto vedere cos’altro se non banane? Dipende il “dove”. Certo la giostra acquisti è tale che viene da ridere, visti da lor signori altro non saremmo (se dotati di vil metallo) che puro tubo: sì di quelli per travaso vino. Plastica.
Senonché immesso nella parte alta, diciamo il liquido alimentare per similitudine, transitato per il pacco intesti + anale li s’arresta putrescente. Tant’è vero che l'evacuazione c’è tutto quanto poi occorre, non di naturale, ma questo o quell’altra magica pillola farmaceutica, e Big Pharama ringrazia.
Ben altro che pistolotto, chi ha orecchio intenda secondo Apocalisse, un po’ come a giorni alterni la neo Divinità incarnata nella OMS, sì avete ben inteso, una ne dice e mezz’ora dopo contrordine compagni (da impallidire la Penelope tela) così ora è manifesto (Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Luca 12. 1) il Pensiero Unico dominate.
Se alle origini era lo Jpg, su le macchinette Olympus anche Tiff da non credere, usato regolarmente, un bel giorno “contrordine compagni” altra volta la giostra degli acquisti impone manu militari il “negativo digitale” formato Raw, da “sviluppare” inseguito come in Era analogica in camera oscura trasmutata alchemicamente in “camera chiara” senza scomodare le baggianate a man salva del prezzolato Roland Barthes. Un po’ come dire virus ed antivirus, nel computer e che avete capito. Di qua il digitale di là analogica parola, amplificata dal mainstream(ing) prezzolato stanziale nel caso Milano da succhiare, avendo c’è bevuto l'amaro calice coronarico e nient'altro più, ma tant’è.
Contrordine compagni e tutti a “sviluppare” i Raw di CaNikon e sodali: Oly & Pana ma pure associata Leica, hanno un motore Jpg formidabile per uscire già in stampa, come la mitica E1 Quattrotezi, dimostrazione oltre ogni ragionevole dubbio a telecomando..
CaNikonisti & Co che, stante a sti signuri, non possono vantare un bel Jpg. Chiacchiere che su la vecchia D20 possibilissimo e godibilissimo: qualcuno che acquista su Getty Images altro Unico Pensiero, il formato, strano che sia è Jpg; che connessioni odierne permetterebbe un (obsoleto?) Tiff un guappo Psd, quella codifica che vi pare, no? No, infatti. E mentre in un lontanissimo passato si vociferava di Jpg2000 avete voi notizia? No perché di sicuro l’inventore, diciamo così, o di altra Loggia massonica, o non rispettoso della giusta mercede (leggasi mazzetta) o non dello stesso Capibastone mafioso: come dite? No così è il cosiddetto Mondo, a telecomando.
Breve ora c’è chi ha ottimizzato il “progresso” alla modesta cifra di Cento $/€ di acqua calda, come una Milano tramontata due metri sotto terra. Quanto è bello il pensate Potere monocratico, no? No il resto è mancia sempre che si parli di fotografia e non di onanismo a tutto spiano!

Jpg formato ridotto

NB. Pshop compari e Lightroom hanno settaggi per molteplici usi, da obsolescente per offset, non si legge più e gli analfabeti di ritorno figuriamoci l’andata, dimostra mirabilmente. E soprattutto per la Rete per di più a costo zero. Bestemmia per la giostra degli acquisti



Specchio virtuale, no?

Finalmente e senza manco scomodare un esorcismo para-televisivo d’antan: il Diavolo c’è e lotta (contro) di noi parafrasando un vecchio leitmotiv sessantottino. Insomma vivo e in carne e ossa; certo quell’odorino che solo nasi fini riescono ad avvertire, quel Zolfanel N° 5, è lui non ci sono dubbi. In pratica mai come questo moneto storico si manifesta con il faccione, prestato, di Albertone e suo quanto mai attuale Marchese del Grillo: "Io so io e voi nun siete (che) un c...oronavirus”. Eccolo liberato dalle catene pascere e rimirarsi nello specchio: ma ti ho scoperto e non da oggi “mascherina” per l'appunto. Certo poi quanto di “casuale” e programmato che se non è zuppa pan bagnato è, fate vobis tanto è esilarante la pagina ad incipit di questo post ennesimo. E per inciso andate voi a leggere i siti di “fotografai” à la page, se hanno fegato, ecco ancora, di dire ciò che a giorni più o meno pari il Manunzio più che apri bocca scrive? Merdaglia di una Milano da bere, il vaccino di Bill & Melinda Gates via Oms.
E, sempre l’immagine sovrastante, guardate il faccione truce dello Chief Commander del Who: sì, proprio così “chi” nella neo-lingua di zolfo che è il cosiddetto “inglese” basta prestare orecchio. La prossima pandemia. Dice.
Ora facciamo uno scarto di lato altrimenti vendiamo fumo. Passiamo trequarti (e na gazzosa) del corrente tempo (coronarico teleguidato) su la Rete, che dovrebbe essere tautologicamente, insita, virtuale: ma che! È il mondo “esterno” che più virtuale non si può con suo bau bau micio micio a reti omologate e dati taroccati (potere delle paure dette e scritte in continuo). Insomma la virtuale Rete è la realtà, mentre questa via stream(ing) è spaccio della Bestia! S’intende che effettivamente chi ha mens sana in corpore sano può farsi opinione della “pandemia” cum grano salis leggendo, ascoltando e immagini a corredo via Web; per esempio vi deliziate dell’ inventore, diciamo così, del antivirale umano, e più ancora, economico (!) e non già i trentasecondi come fosse réclame che Stampa& Regime (diffusore reale ino + cul +atore del virus che tale non è, altra cosa a che fare con nanotecnologia militare) catodica in primis, di una genialata italiana: plasma umano che contrasta malignamente i piani di Bill richiamato Big Pharma etc etc etc: salute, che se ne va a bella posta per ci capisce!
Evidente e finiamola qui che tutto è già stato programmato, e ne trovate ampie prove su la Rete, tra i fautori millenari del debito babilose, che tiene in catena tutta l’umanità, e chi più che togliere le catene (mica so fessi) vorrebbero “allentarle” alla Magaldi. Sì perché se non si abolisce la Proprietà Privata siamo alle buffonate di Logge che combattono altri “fratelli” per un posto al “sole”. Il resto è fuffa!


Ps1 Immagine di copertina che si presta a mille e una notte (!) di interpretazioni foss’anche solo indiziarie, giacché non tutti processi si esauriscono nella prova provata della canna di pistola per i soliti pistola alla milanese. C’è tutto ivi compresa quella troiona Lesbica di uno specchio più che “virtuale” in realtà “reale”: sì buonanotte e mica tanto boutade. Il sonno (della Ragione) ha generato, meglio partorito il Coronavirus, che ad anagrammarlo è puro divertimento, luciferino s’intende

Ps2 “O ci date tutto quello che vi abbiamo depredato dal Babilonia in qua, anzi, con gli interessi o vi ricreiamo un altra “pandemia”, così l’eterodiretto Chief del Chi/Oms. Coronavirus come front end del retrobottega di assalto finale alla Terra e suoi sventurati abitatori, di persone normali; viene a compimento, in eterno ritorno, la celeste battaglia primigenia e degli “angeli decaduti” cui pure le Scritture, a modo suo, narrano di messaggio in codice per chi intende; e noi da mo’ che l’abbiamo capito il gioco!

Ps3 E tutto un conto la posta in gioco del "virus" di una strategia che viene da lontano: siamo numeri no? Nient'affatto ma il diavolo, ci mette coda non a caso
"Coronavirus, l’epidemiologo computazionale Vespignani: “Approccio scandinavo con over 65 sacrificabile inaccettabile nei paesi latini”



Stack or not stack

This is question forse così il Bardo. Vabbene da qualche parte bisogna pure cominciare. Certo per i cosiddetti pro della Milano da bere un “anticornonarico” basta collegare il banco ottico al computer, casomai con l’interfaccia Capture One Pro 20 ultima entry, così à la page, e il gioco è fatto. E fintantoché tutto è su lo stesso piano via con il liscio. Prblemi nascono, e non altrimenti per leggi ottiche, quando sul set compaiono più attori, o oggetti che di still life parliamo. Quindi diversi piani, e per farli tutti a “fuoco” non basta diaframmare al massimo (decadimento immagine). Anzi uno dice: ma se dopo un f 16 ipotetico i raggi che già si incasinano (diffrazione) per entrare nel pertugio dell’ottica, perché mai gli f 32, 45, 64, 90 o mi pare ancora di ricordare f 128? E co sti numeri, tuttavia, hai voglia, no? Proprio no. E si ipotizza un banco diecidodici, già l’ottica “normale” è un centocinquanta millimetri, un bel tele sul formato Leica, tanto a circoscrivere la cosa. Insomma un che di poco maneggevole a diaframmi chiusi (decadimento resa ottica) e ne abbiamo passato esperimenti su la Cambo montata su un mastodontico cavalletto Manfrotto che tirato su arrivava sino al tetto! Siché senza ulteriori numeri al lotto, diaframmatura che potrebbe fare al caso per un totale, ma se la composizione è più mignon i problemi là sono e lì restano. E poi se chiudi il diaframma di conseguenza aumenta il tempo di posa, inezia se ci hai il parco lampade: una volta faretti su Kodak 50 T(ungsteno) oppure su Epr-64 Bowens lampo del caso, che doveva scaricare una potenza non indifferente. A chiacchiere, sì, perché il trucco negli studi era di abbuiare il set composto e inquadrato, poi con otturatore su posa B o puristi T(ime) far partire scariche di flash a ripetizione; flashate che si sommavano per avere come unica botta del caso! Quanti esperimenti, grazie al flashimetro che per l’abbisogna dava il computo delle “aggiunte” per l’esposizione, e si era già provato su Polaroid, sorta di pre-view. Manualità ai limiti dell’acrobazia che oggi fa ridere. Tanto è vero che pochi puristi e distillati sedicenti fotografi vi ricorrono ancora, anche su camere elettronizzate al massimo: ricordiamo i primi modelli Sinar del caso. Restano tuttavia, sempre certuni fotografi, che attaccati alle Hasselblad elettriche, ecco, del caso o Mammamia (Mamya gloriosa RZ 67 d’antan oggi acquisita da Phase One) vivono felici di fare bella figura via Thetering con l’Art director immancabilmente femmina del caso, cacio sui maccheroni. Ma sempre più i fullfremmisti CaNikon con lenti shift, ottiche che in sedicesimo ripropongono i movimenti del banco ottico al fine di pareggiare i conti dei diversi attori giacente su piani del set. E qui sarebbe conclusa la disamina, e invece no. Sì perché tutto il resto della ciurma fa a meno di ottiche anzidette, Hasselblad e flash, odierno rentrée di lampade a base Led un tantinello scialitiche, o equivalente dentista, ahi; fotocamere attaccate a computer “teterizzati” neo cordone ombelicale ( si raccomanda l’arancione Tether Tools) per verificare all’istante che tutto è ok (!). Parentesi: con Raw e Pshop che tutto aggiusta, basta e avanza no? No evidente, chiusa parentesi. Insomma oltre i fulfremmisti c’è vita come su Marte?. Sì certo, anzi, lì fuori alla base della “piramide” fotografica volete voi? Un Maunzio che va, al solito, per la sua strada: senza flash e lampade (pisolano da qualche armadio) e manco full frame. Peggio ancora con vecchie ciabatte 4/3 da Paleolitico a base bit. Vabbene, e poi? Un programma come Helicon focus (ci) risolve il “pareggio” dei conti con ottica zoom in manuale anch’essa del Mesozoico. Ma lo si dice qui, se uno poi vede i file: che volemo dì ancora? Il manico pari la classe n’est pas de l’eau mes amis!

Immagine 1
Immagine 2


PS. I file allegati integralmente potrebbe benissimo vedere spazio su un Franco Maria Ricci d’antan; luce bank come si evince alla base del mezzo busto e figura di fondo? Tutt’altro luce finestra, letterale, e come base e sfondo due retro-cartoni utilizzatati, quando è il caso, per il cosiddetto fill-in; ottica 14-54 f 2.8-3.5 prima serie su l'immortale (chapeau!) E1 Olympus la nostra “protesi”. Associato un secondo scatto in verticale prodotto da pari ottica e malandrina Oly E 510 con Live-view feature molto più comoda

Pss. Nel novero dei sistemi di pareggio piani fuochi c'è anche l'interessante Actus Cambo e gli immarcescibili Novoflex, soffietti o macro motorizzate



Il quadrotto di Rollei

La bellezza, così tanto per capirci ma l’aggettivazione è tutt’altra cosa di una banale codifica moderna: "Mi piace o Non mi piace" per chi intende. E dunque il quadrato di Bischof ha qualcosa di molto più intrigante. Quadrato anzitutto senza scomodare l’Uomo vitruviano di Leonardo: iscrizione cerchio-quadrato, unione di mondi più che guerre, e malizziosetto uomo dietro terga di un altro...Formato Rollei equilibrato nella pretesa di voler “fondere” un di là con un prosaico aldiquà. Pietra angolare, squadra (compasso no?) cui viene s-quadrato o, nel caso, persona solida. E sia. Non di meno (quadrato) di monotonia mortale, ecco, con tutto l’orizzonte (lati) uguali che se tagliato dà due triangoli...Ma a parte questo, come fosse na barzelletta, il quadrotto 120 (1+2+0 uguale tre?) codifica Rollei si può trarre tanti altri “rettangoli” in fase di stampa tipo cerimonia.
Uno scarto su la linea temprale: quando a studio (noi ragazzi di bottega Anni Settanta passato a gloria numinosa) venivano con deferente suggestione, a volte accompagnati dal sensale amico del Boss dello studio accennato altre volte, i novelli sposi a visionare gli album (cuoio bovino coriaceo delle Ande) della cerimonia, che di lì a breve sarebbe stata per loro, non raro il fatto che: risparmia ora questo ora quest’altro, poiché non c’erano ville cascine adattamenti western-country che vediamo per le tivù commerciali per le orrende messinscena del fatidico giorno del sì, il novello sposo tendeva a chiedere giusto gli scatti necessari bianconero; il colore una sciccheria che cominciava a prendere piede in formato trediciperdiciotto a fianco i cartoncini Ilfobrom (che scalzavano già i dicottoperventiquattro Ferrania italica) smaltati. Allora il Boss, mellifluo e marpione, e l’alter Ego Luciano, butterato da non dirsi, sotto ingranditore i gruppi classici sposi-ospiti venivano regolarmente “splittati”: splitta qua splitta là dal quadrotto Rollei uscivano tanti scatti “diversi” e non concordati dall’unico fotogramma, e gli sposi zitti e mosca e cash pro manu. E ingrandire un seipersei non è, anche oggi, gran problema.
Bischof nella sua immagine, ha qualcosa oltre la pura rappresentazione del momento, con quel ragazzo che potrebbe essere un novello Kokopelli, forse alle nostre latitudini greco-romane una Athena-Apollo-Marsia, e flauto va da sé. E questo per la parte “dotta” va tu mo’ a sapé. L'immagine è lieve e in contrasto di quanto capiterà allo stesso autore dello scatto: ultimo se ricordiamo poiché dopo precipiterà con il mezzo che lo trasportava lì su le Ande presso Cuzco, morendo pare nello stesso giorno, e a tutt’altro capo del mondo, in Indocina su di una mine il mitico Bob Capa, ambedue della Magnum Photo. Ricordi di “scuola” a parte a ben vedere, ecco, infine di nuovo la montagna antropomorfa, su la destra è tutt’altro che rassicurante e forse in forma di “presagio”. Pietre di volti o l’esatto contrario. Dite? C’è tutto un filone ma pure sfilatino o baguette che dir si voglia al riguardo. E testimoniamo con centinaia di scatti di “pietre” in archivio il loro muto volto, come “fondale”. Presenze



L'immagine vien quasi a “caso” ingrandita e re-ingrandita, traslata in digitale da fotogramma Kodachrome 25, una volta lo standard del National Geographic, su Contax Rts prima serie e Distagon ventotto millimetri negli Anni Settanta secolo alle spalle. Virale. Il problema di quel giorno è il cielo sfondato, inesistente. Vero che potrei aprire l’archivio è trovare centinaia d’immagini del cielo per riequilibrare la cartolina (siamo capaci solo di questo come canzonette di Eduardo Bennato) ma le dita fan già click sul Pensiero Unico di Google. Virale. E ci vuole poco a trovare quel che serve. Lo scontorno, poi, è gioco da ragazzi con “bacchetta" Pshop, e va bene così senza scomodare monsieur Bézier che ne formulò, per i boccaloni dei “pro” a farne uso; sì, quelli della Milano da bere più che nettare di Bacco, da certe ampolle. Virale.
Naturalmente l’immagine a colori del caso, già in ripresa, non dice granché. E via con desaturazione, quando sotto Mac e Tonality...bisogna star lontano dai tecnicismi e dare tempo di incubazione. Siché burn qua na botta di là l’immagine si propaga per l’aere più di qualsiasi chirottero da lab (s)fuggito. Sapienziale mix di una immagine “ordinaria” virata in bianconero d’un suggestivo castello in parte diroccato; fuggevole immagine d’antan quando il castellano e consorte (ridens ed estasiati di un Bill e Melinda Gates qualsiasi) a ricevere i graditi ospiti, selezionati ed impressi su granito americano della Contea Elbert in Georgia, mentre fuori impazza come a solito la malaria. Virale


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Vabben' che sia moda

E di quella analogica o “ritorno di fiamma”. Oltre al fatto che la cosa certifica se non la morte lo stato di coma profondo della digital fotografia. Minchionaggine o meno che sia.
Naturalmente chi scrive non ha bisogno di statistiche a buon mercato e manipolate ab libitum per ricordare che il bianconero e di camera oscura è ottima terapia contro i tempi correnti, del verso l'Infinito ed oltre sennò sai che noia. Eh i satanisti sono in difficoltà non date retta a suonn' (non fatevi fuorviare) che il sonno di Stampa & Regime tout court genera mostruosità passate per ordinario. Poveri satanisti luciferini: dice ma c'è l'opzione Sansone. Vero muore questi con tutti i Filistei, ce ne faremo ragione e, comunque, verrano via pure loro...de gustibus.
Sia come sia ritorno di fiamma o meno per il Nuovo Anno (aspettatevi novità dal Diary) nulla ci vieta di mettere mano alla Yashica/Contax che sta su la capa, sì insomma il ripiano da dove si scrive, come a dire: e mo' ti viene nata vot' l'aulie (desiderio) della pellicola? Ah benedette fotocamere d'antan, silenti sì, mute non mi pare!

Man fotografo sin dal 1969


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Leica? Al forno con patatine. Grazie

Il mutuo ipotecario per comprare ferraglia e vetro del Novecento, però blasé, l’avete. I minchiapixel pure casomai più “grandi” formato L (pomposamente standard Leica-Panasonic-Sigma) che vuoi di più? Un Lucano diceva la réclame…E invece no, spiacente.
Siché dopo tutto sto ambaradan by Cermania uber alles le immagine “Leica” finiscono su App da $ 50 dollari, meglio con la voce di Oliver Hardy uhmm, e uno si chiede: tutto qua? Beh sì la app(licazione) e non chiamatelo software che sa tanto di computer obsoleti (!) per telefonini e certo per iPad ça sans dire…Però lo schemettino del telefonino come fa a distinguere un “fail” Leica da uno autoprodotto? Vale a dire: sparare ad una mosca con bomba atomica! Certo la casta è casta e va si rispettata: chi si contenta gode però. E la elaborazione del “fail” Leica? Ma da App e mica da Lr obsoleto di stazione fissa, suvvia à la page mon cheri! Poi se qualcuno vuole trastullarsi con il fallo/Leica & Co s’accomodasse. Ah, guardi signora, diceva l’inventore della cosiddetta Psicanalisi, che un sigaro (fallo) a volte e solo un sigaro. E te credo che niente niente il buon Sigmund lo pigliava in bocca…succhiando il sigaro: e che avete capito!

Man fotografo dal 1969



Elogio della lentezza

Un tempo frenetico il corrente che non conosce (evita come la peste) pausa. Senonché certe menti, diciamo raffinate, cominciano a porsi domande se sia il caso di andare così: verso l’infinito e pure oltre! Già oltre, cosa pare assolutamente irrilevante. Mah.
E’ di ritorno la fotografia analogica, e tranne qualche imbecille a stelle e strisce, si raccomanda giovane possibilmente con barba (facciamo la guerra all’Isis e crescono gli occidentali con la barba, Allah Akbar!) per tacere delle signore (street girl?) con capelli vintage Anni indefiniti e analogica al collo (e fanno pure lezione da Youtube!). La Moda, sia. Però quando senti e leggi che più d’una mente raffinata (!?) passa o meglio ritorna al “passato” al caricatore 135 Ilford declinato in ogni sensibilità, la cosa cambia. S’intende che il cosiddetto professionista se fa il santo (indietro?) è conscio che deve “ricominciare” daccapo. E questo sul piano strettamente fotografico meniamola così. Tuttavia se un brav’uomo torna sui passi (perduti?) ha quanto meno fatto conto di uscire dal Matrix, l’ordinaria pazzia quotidiana all’impossibile. Se non è consapevole o anch’egli (fotografo) vuole cavalcare l’onda del vintage, più che i danari l’attende e se gli va bene, un reparto psichiatrico. Vero è che la schizofrenia il doppio è ordinario in questo orizzonte di poca gloria, ciò non di meno poiché l’umano essere è de facto fragilissimo, sebben la réclame quotidiana dice (prospetta) l’esatto opposto…
Film Photography Speeds Me Up

Man fotografo dal 1969



Luminar fa meglio la pelle...degli altri

Lumen che è meglio, va. E dal latino lumen luminis Terza declinazione…Meno male che in giro si parla “inglese” pensa te i contrario, e lo sottolineammo a giorni alterni per chi intende, si capisce.
Nuovo sofficiume che promette mirabilia di versione in versione: fischieranno le orecchie a Pshop nella sua candida nuvoletta a pagamento! Quando a Lr (abbiamo una versione 5.5) non è molto diversa la sorte astrale del fratellone del fotoritocco (manipolazione?) ma che alcune softhouse stanno intaccando: pure Amazon, quando si tratta di grana è solo questione di etichetta, ti dà Prime poi devi sborsare annualmente l’abbonamento. Take away, è meglio (soft) e paghi solo una volta!
Luminar che si affida alla AI manco a dire: questione di moda, certo. Poi domani il solito robot manda input al robot drone, che plana a fare giusto lo scatto che il “direttore” del giornale robot…che ha pure pubblicità robotizzata per vendere (!?) ad altri robot: viva la robotica! E poi uno dice che torna all’analogico: dice ma è moda! Vero ma lì non ci può stare Cia&Mossad a spiarti come prima più di prima. Meditate robot…oops gente!

Luminar 4 Portrait Tools in Action
AI Skin Enhancer & Portrait Enhancer in Luminar 4

Man fotografo dal 1969



Un sapiente accostamento fotografico (come quotidiana + mente in onda Stampa & Regime) fa sì che sembri la stessa scena, eppure tra le due ci sono più di quattrocento kilometri di distanza. A destra Roma (Maggio 2018 in Via del Tritone) a sinistra Potenza (Settembre 2019 C.so Garibaldi) eppure la “dinamica” è la stessa: mura cittadine e vecchio edifico, autobus “obsoleto”, gente ordinaria, ed identico panico. Strategia, meglio potere, della paura: possiamo colpirvi come e quando vogliamo. Il piano satanico (decrescita felice ed eliminazione manu militari di seimiliardi di persone) è sin troppo scoperto; certo poi il cosiddetto incidente bisogna “coprirlo” con fatti tecnici (rasoio di Occam) e l’immancabile “errore” umano. E quando la meccanizzazione sarà totale e robotizzata, si darà sempre colpa al “fattore umano” del programmatore che non ha saputo governare le macchine, che a loro volta manipolano gli umanoidi alla console del Pensiero Unico

Mercedes-Benz (da più di un milione di kilometri)

Ore 7.45 Anno Domini 2019 Settembre 19, le fiamme in pochi secondi divorano l’autobus di plastica, pieno di studenti implume: sono verso il fondo davanti la porta che non si apre (il campanello di fermata non risponde come tutto il resto) Esco un attimo prima che la “tragedia” si consumi. Fortuna vuole che dell’aria-pneumatica è rimasta per aprire le portiere e far evacuare tutti i ragazzi. Altrimenti? Avremmo fatto la fine del topo: gasati e arrostiti. Però subito sono arrivati (l’omertosa Rai Basilicata che mica si è peritata ante “tragedia” annunciata delle condizioni del parco autobus, che si chiama ironia della sorte: Trotta, il gestore!) poliziotti di stato (quale?) polizia locale (a affare cosa?) e Pompieri che dopo ore han “domato” l’incendio ma nulla han potuto contro crepature dei negozi prospicenti: vetri antisfondamento! La facciata dell’edifico e macchine in controcampo parcheggiate. E (ri)vedere la scena stamani ventiquattro ore dopo è ancor più agghiacciante in linea con Georgia guide stone: satanisti fregati un’altra volta, e cambiate agenzia pubblicitaria”.


Potenza, in fiamme bus pieno di studenti: tutti illesi, danni a 3 auto
Autobus carico di studenti e pendolari prende fuoco in provincia di Matera sulla Statale 106
Roma, bus Atac in fiamme in via del Tritone: lo scoppio e la fuga

Anno Domini 2019 Man fotografo dal 1969


Ps1 L’incendio è per modalità identico e preciso a quello di Roma (preso ad esempio) associato istintivamente, ma che in realtà si è "materializzato" davanti gli occhi: stessa strategia luciferina globalista (troppi indizi da farne un teorema altro che ipotesi) di “corto” circuito. Lo stesso che un mese fa (come accade ogni estate per lo più in appartamenti detti popolari) mandava in fumo l’appartamento sottostante il nostro: corto circuito. Anzi no, sigaretta (qualcosa devi pur dare in pasto al popolo che altrimenti frigna e la giostra poi non cammina spedita ed oliata per le terga del teledipendente) di un signore che, strano ma vero, non fuma!

Ps2. I genitori dei ragazzi si fossero per caso costituiti in giudizio contro Trotta, nomen omen, autotrasporti? Macché: casualità. E più in là salmodianti note salivano già al cielo (rosso fiamme!) in segno di ringraziamento: “Noi vogliam Dio che nostro Padre, noi vogliam Dio che Nostre Re perepepé; evviva San Gerardo (guardiano della città di Potenza) e San Gerardo evviva, evviva San Gerardo p’ quanta grazia fa…”

Ps3 Armi al plasma esistono per l’abbisogna come il rogo “accidentale” della California e Steppa odierna della Siberia, al netto dell’Amazonia burning: dove c’è fuoco e fiamma, tant’è la tautologia, c’è il Diavolo in carne ed ossa, cui satanismo a mezzo Stampa & regime lo vuole “inesistente”. Bella invenzione!


Storia di mal affare che parte nel lontano 2002 con il fallimento “programmato” della prima ditta che doveva eseguire i restauri dell’ex Biblioteca Provinciale in C.so Garibaldi di Potenza. Diciassette anni dopo non è ancora mai ultimato il cantiere, con forse altre due ditte “fallite”. Anzi doveva essere consegnato nel mese di Aprile del 2013, alla Stazione appaltante Archivio di Stato in Potenza, cui si sono succeduti nel tempo: Donato Tamblé, Valeria Verrastro manco più, anno 2019, Direttore dell’Archivio, rimossa per altro Ufficio; al suo posto l’attuale Paolo Olita, lo stesso che era già segretario verbalizzante dell’appalto, cui commissari erano stati censurati (veniva chiesta la sospensiva della gara per il loro comportamento) così nella Sentenza del Tar Basilicata 2008 attinente la “storia” infinita. E con sei milioni e rotti, tanto l’importo dei lavori, difficile da decifrare. Si noti che il cartello di sinistra, oltre a mancare di importo come previsto da legge, indica la data di inizio e consegna dei lavori: mai avvenuti. Viceversa quello di sinistra è stato sovrapposto nottetempo al primo in occasione della venuta di “funzionari” del Ministero Beni Culturali in Roma, poiché secondo denuncia già in possesso della Magistratura, il cantiere/immobile è stato comprato con comodato d’uso: l Ministero beni Culturali e Provincia di Potenza. E difformante dal primo cartello di cantiere non si legge quale “inizio” e quale “fine” dei lavori mancante ugualmente dell’importo dei lavori (omissione che è reato) da Fondi europei


Lancio di Agenzia
A voi non frega niente ché state dietro il pifferaio Jovine della Milano da bere. E vi accorgerete troppo tardi di come il “nostro” e sodali vi avrà condotto a morte certa, prima l’animaccia vostra poi l’involucro detto corpo. Poi quando siete passati a “miglior gloria” inviatemi una cartolina.
Ciò detto non è per coloro che s’i imbattono nelle “amenità” di un Manunzio quotidiano, ci mancherebbe. No, è che qui vengono a vedere e leggere Carabinieri Polizia di Stato Funzionari…perché mai? Oh bella per una truffa milionaria (miliardi vecchie lire) ai danni dello Stato, che sareste pure voi giovin telecomandati che non frega una mazza. Soldi che non vedrete mai, né lavoro né pensione: in una parola well-fare. Anzi casomai pensate alla famigerata valigia di cartone dei “nonni” anni Sessanta, come una a volta…a Milano e disorni, o Svizzera Germania…buona fortuna fuori dall’Italia.
Dunque e breve questo sono le foto (caro Maresciallo che tieni sotto controllo il mio cellulare e quello del legale!) del “cani etere” XVIII del Capoluogo Lu + cano. Senza aggiungere altro e che doveva essere aperto, certo non in questo stato già il 15. 04. 2013, sei anni fa. Cose di Cosa Nostra che si trascina da diciassette anni grazie alla complicità del Tribunale di Potenza e il tempo Galantuomo è: sempre!

Manunzio fotografo dal 1969

Ps. Ieri 18 settembre Anno Domini 2019 con una pattuglia dei Carabinieri siamo entrati finalmente aa rimirare lo “splendore” del cantiere che la locale massonica Rai Basilicata (già censurato un servizio il 23 Dicembre 2014 (vero Capo redazione Oreste Lopomo?) accredita come prossima alla riapertura, cosa che doveva avverarsi sempre sei anni addietro e con già sette milioni e rotti di stanziamenti, che non si sa come e dove terminati, e che la Rai natural + mente non dice

Pss. Nelle immagini allegate l'interno del cantiere visitato il 18. 09. 2019 con due Sottufficali dell'Arma dei Carabinieri. Senz'altro aggiungere lo "spendore" del cantiere come si presenta oggi a distanza di sei anni dalla consegna "ultimata" e fruibile

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25-07-2019 19:08

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Tutta questa epoca di spettacolarizzazione teatrale della moda, nasce da noi questo mondo fuori dal tempo,
questo "mettere in scena" la moda come perenne spettacolo circense del sogno, raccontato con elegeanza spettacolare.
Foto e linguaggio che non sapevo neppure fossero così profondamente presenti nel mio immaginario.
E ora sono davanti a me e diventano specchio vivo del mio "sognare perenne"

Un eterno attimo, Giovanni Gastel
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