Manunzio




E noi cosa diciamo? Ancora un'altra
Postavamo l'altro giorno della Fujichrome T e, pensa te il caso, proprio i babbioni di Progresso Fotografico (stavo cercando un articolo di un'annata in libreria) confermano alla lettera ciò che si è scritto e più ancora sperimentato di persona. La Verità, uso dire, è sempre rivoluzionaria e dal sostantivo latino re-volutio: quello di sotto gira e viene inesorabilmente a galla cari “grembiulini”. E il Tempo, non da meno, Galantuomo è. Sempre così pure per la Vestale Pensiero Unico Sara Munari & Co.
Qui a lato il testo, Luglio-Agosto 1990 di Progresso Fotografico su le Fujichrome. E citazione non a caso di Diogene circa l'umanoide passato per umano e sua detta onestà, pensa te, intellettuale.
“...cerco l'uomo che vive secondo la sua più autentica natura, cerco l'uomo che, al di là di tutte le esteriorità, le convenzioni o le regole imposte dalla società e al di là dello stesso capriccio della sorte e della fortuna, ritrova la sua genuina natura, vive conformemente a essa e così è felice...”

Diogene di Sinope si aggirava di giorno per Atene con lanterna accesa e viveva, si dice, in una botte-pensiero critico non omologato al Iddio denearo, zoccolato e dai nefasti vapori di zolfo


Manunzio fotografo dal 1969


Banco ottico e dintorni

Immagine cover: Cambo dieci-dodici e pellicola Fujifilm 64T no Kodak Tungsten à la page. Emulsione nipponica bella e talentuosa. E fummo i primi sull'italico suolo a farne prova grazie ad un amico che a Bari ne aveva fatto, come in sordina, prime scorte e anche dell'ottima Fujichrome 100. Anzi di questa una selezione d'archivio ne inviammo ad una di quelle riviste (Bell'Italia?) che ancora lo pigliavano...il plasticone con trenta dia intelaiate. Senonché dovevano essere Kodak perché aggiunse la gentil donzella “abbiamo macchine tarate”. Tara mentale a dir vero. E tutto giocato su abile marketing, equivoco, eterodiretto al solito, anzi la chiameremmo oggi in orizzonti di guerra: sabotaggio. Certo vi era un che di vero nella taratura e stava nel fatto che i cosiddetti lab (uno o due sempre “tarati” per solo Fujifilm nella Milano da...bere all'epoca analogica) che calavano nel brodo simil Pensiero Unico per il terraqueo (lei capisce perfettamente Munari, eh) E-6; vi buttavano, anzitutto Kodak e non si chiede all'oste se il vino e buono. Le Agfachrome stupende stellari e dai grigi squisiti passate le Forche Gaudine del' E-6 unico “trattamento” per il terraqueo (pensare che prima i film li potevi “processare” a casa a venti-gradi ed inversione a luce**). E non così l'eccelsa Fujifilm che doveva stare uno o due minuti in più nella sbianca-fix sempre E-6 per avere colori giusti non affetti da “cast” magenta e bei verdi.Pure quei babbei di Progresso Fotografico lamentavano, in test aumma aumma, il “cast” richiamato.
E qui due cose: incominciammo a sviluppare da noi tanto le Kodak EPR-64: un must in brodo E6, via alternativa chimici Ornano (scomparsa la quale logo e chimica è ripreso da Bellini nazionalpopolare) che le Fujiifilm, allungando il tempo dello sbianca-fix...
La seconda è tragicomica mazzetta non altrimenti: “contrordine compagni” direte dai soliti compagni russi per noi sessantottini? Macché gli Yankee diedero disco verde (confezione Fujifilm lo sono guarda caso, come grigio le Agfachrome non a caso pure questo; giallo Kodak che su le stampe per carità di patria finiamo qui) e fu Fujfilm a sbancare con la gloriosa Velvia50, detta Kodachrome in brodo E-6 “tarato”. Una doppia pagina offset da pellicola trentacinque-millimetri da impallidire quei del National Geographic. E così tutti i lab e rotative a seguire si piegarono, al solito a novanta agli Yankee a gradi, ma vuoi mettere? Ma Fujifilm was is again the best(iale).
E ritorniamo a noi. Dunque l'immagine: Cambo camera si è detto Fujifilm. Luci? Semplice Nitraphoto sul fondo a sinistra e basso destra sebbene schermata. Props “caffettiera” fatta a mano e zampillo di cartone per “caffellatte” in tazza di latta e ovatta a mo' di schiuma: cornetto preso in pasticceria ché ancora non c'erano confezionati come appare, così, l'immagine in Manunzio.it/Still (se vi pare dateci un occhiata altrimenti amici come prima). Il solito Manunzio fra “vero” e finzione scenica. To be or not to be...beh ai posteri l'ardua sentenza, no? Mah che s'adda fa per chiudere il pezzo...

**Lungo a dirsi facile a farsi e per le Agfachrome l'inversione dopo un “normale” sviluppo in tank iniziale bianconero, consisteva nel far “prendere luce” con buona potenza luminosa artificiale: alcuni testi sacri volevano, addirittura srotolata l'intero rullino da le spirali Paterson (e con il piffero rimettere in sito) e continuare poi, al chiuso della tank, il successivo sviluppo poi sbianca-fix e lavaggio terminale va da sé. Il risultato, e che risultato, appagava la fatica di tenere a bagnomaria tutto: chimici e tank




Nb1. Epr indicava su scatoletta e rullino la dia “fresca” di giornata e si consigliava stoccaggio in frigo come per le uova appena munte...oops rilasciate. Senza la r finale, pur sempre Kodak slide, invece le diapositive già “maturate” pronte all'uso: friggi e magna. E fra pro e dilettanti emulsioni solo differenza di prezzo avec allure: archivio Manunzio docet. Vero è che dopo tempo il trattamento domestico con teutonica Jobo tank termostata da paura (!) trovammo il nostro buon Samaritano, non biblico bensì a pagamento, si capisce. Un paese alle falde del Vulture buon Aglianico, il lab che andavamo a trovare di notte quando nell'ora delle tenebre, ecco, si calavano non già strascinati orecchiette o manate caserecce, bensì i 135 e 120 diacolor (così un tempo la dizione e circolava per agenzie stile Grazia Neri la decana, qualcuno lo dica alla “pimpante” Munari: anzi che se vuole le facciamo in qualsiasi workshop a gratis un servizzietto, ma un servizietto da leccare la f...accia) del giorno. E portavamo: doppio corpo Contax e ottiche Zeiss, Asahi Pentax seisette e ottiche, Zenza Bronica...roba che neanche un sergente mangione usavamo dire durante la naja militare oserebbe
Nitraphoto 250 Watt di potenza in lampade opaline per luce artificiale simil giornata diurna velata, opalescente



Correva l'anno



Agosto Anno Domini 2003... Manunzio scusi mal sopportiamo già il suo “british humor”. Anno Domini 2003 virgola, odierno 2023! Vent'anni fa e dalle pagine la fu rivista Reflex di Giulio Forti: ex da Fotografare/Cesco Ciapanna editore, ex da Tutti Fotografi/Editrice Progresso Fotografico 1969...
Olympus la terribile che negli anni Settanta passati (a miglior gloria?) da piccoletta, si fa per dire, sconvolse l'élite con la OM-1 (guarda tu il caso così l'odierno re-brand, che sostituisce Olympus). E proprio di sti tempi Olympus annunciava la E 1 Urbi & Orbi una ex-novo alla lettera, digicamera d'una malia unica, irripetibile impossibile per altri brand: ah riuscissimo a riportare le stesse magiche parole dell'attempato capo-team quattroterzista ma non conserviamo più il link, damn!
Sia come sia la E-1 vent'anni fa veniva fuori tutt'altro “out of a clear blue sky”. Infatti e gli storici prezzolati non la raccontano e perché tengono famiglia...della saga antecedente la E 1: C (amedia) 2020, 2030, 2040 che fantasia all'Olympus! Seguito la nostra immarcescibile de facto Leica alias C-5050 con trentacinque millimetri equivalente ad effe unoeotto da brividi. Infine la E-10 e affinata successiva E-20 (immagine in piccolo a latere) su CCD Kodak due-terzi pollice: un mostro. Siparietto.
Il luogo e il personaggio non ricordo più, l'episodio sì. Il collega fotografo in quel di Firenze narrava di mirabilie (la portava in spalla lo ricordo come ora, status symbol) durante gli scatti a una sfilata di moda: si avete capito bene! Diavolo di una E 20 Olympus.
Tuttavia e arriviamo al fondo la 4/3 non fu capita, già. Questione di certe “proporzioni euristiche" di “solidi” affatto platonici. Il mondo è governato da segni e simboli, non da leggi e frasi, no? Beh ci fermiamo qui per chi intende

Manunzio fotografo sin dal 1969




Munari : Musa = Fotografia : ?!?

E veniamo al parto (serotino?) della Munari “Raccontare per immagini”. Eppure narrare** sarebbe “grammaticalmente” corretto in prima di copertina, se la narrazione, ecco, è diretta espressione corporale. E ancora per meglio dire, dietro i fumogeni del “linguaggio” iniziatico del tipo: trasmittente-ricevente-rumore sul canale e via cantando, si nasconde il chiaro intendo di “casta”. Troppo lungo a dirsi, e non hic et nuc. Insomma, a farla breve, racconto o narrazione qui stiamo fuori dalla grazia di Santa Lucia, se per i fotografi anche la “vista” è cosa “sacra”.
Libro che ha la peculiarità, ancora una, di essere stampato malissimo, inchiostrato peggio ed immagini piatte: lato traslato e fate come vi pare. Un mix molto esoterico (essoterico vorrebbe il Venerabile Magaldi, quello dell'Opera/Opus Massoni a responsabilità illimitata, anche per noi non “tesserati” a Logge) che la dice lunga.
Già la copertina (alto in copertina a destra) con quel volo dei due “astronauti” nel vuoto, effetto ottico per compressione piani (teleobiettivo?) che dà l'impressione di una spanzata più che splash-down in acqua su sabbia/spiaggia/battigia.
Inquietanti gli scatti (diretti o scelti) della Munari, una su tutte a pg. 32 figura 3.15. A seguire le altre non meno “oscure” pg. 63 figura 3.16; pg. 77 figura 4.6; pg. 78 figura 4.7; pagina 99 figura 4.30. Pagina 100 figura (terribile di mask a volto, sbarre sul fondo di cupo bianconero, che è altra cosa dal “monocromatico” à la page come pretendono manu militari, loro usuale linguaggio, gli Yankee) di gusto mortuario come il resto; non altrimenti a pg. 103 figura di arcate dentarie (?!?) forse maschera figura 4.39.
Infine, si lascia per carità di patria (quale?) altre strane cose che inzuppano il libro, a pagina 105: Don't let my mother know. Dove ci “parla” la Munari di finti-veri più che verosimili marzia-puffi.
Ora l'antifona dell'autrice/libro è diciamo “chiara”. Tuttavia a restituir pariglia c'è per noi quel Capricorn-One, movie sempre degli Yankee, la scena con carrello indietro che mostra il “set” del “rosso” pianeta ricreato in studio stile Odissea nello spazio di Kubrick, che volenteroso si è prestato ad “allestire” l'allunaggio Anno Domini 1969 in Mondo Visone, poiché tutto si tien: fine del messaggio in codice. Sicché se ci tenete alla vostra anima, o qualcosa del genere, tenetevi mille e mille miglia lontani da “Raccontare per immagini” libro di morti che...“lascia che essi seppelliscano morti” Secondo (pure secondo me) Matteo 8. 21

Signorinella (!?) pallida "dolce" dirimpettaia del quinto piano Myphoyoportal ad majora


** Enciclopedia Treccani:v. tr. [dal lat. narrare, affine a gnarus «consapevole»]. – Esporre o rappresentare, a viva voce o con scritti o altri mezzi, vicende, situazioni, fatti storici e reali, oppure fantastici, vissuti o, più spesso, non vissuti in prima persona, riferendoli in modo ampio e accurato e nel loro svolgimento temporale (ha sign. molto simile, ma non identico, a raccontare)

“Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesciolini vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo”...11. Undici come il famigerato settembre. A buon intenditor...

Capricorn One Trailer
https://www.mymovies.it/film/1978/capricorn-one/

Link precedenti
https://www.manunzio.it/-d14416
https://www.manunzio.it/-d14388https://www.manunzio.it/-d14388



Ps. Per non lasciare il “pallino” alla Munari si consiglia tutt'altra visone; d'altronde per chi ha almeno sentito dire di ottiche d'uso in fotografia (fottografia è della Munari e sodali come spesso scriviamo) ognuna di questa ha una propria “scrittura”. E se tanto mi dà tanto, a prezzo di pochi euro Il linguaggio fotografico, altra pasta dalla Munari, che ripercorre con gli scatti famosi della Fotografia, edito da Progresso Fotografico fa alla bisogna. Dispensa, ecco, forse ancora oggi reperibile. Di certo per “abbeverarsi” alla Bella fotografia, almeno i suoi fondamentali iniziatici, Guida completa alla fotografia del glorioso National Geographic (acquistato di propria tasca a € 24.90 cinque euro in meno del richiamato, cartonata copertina di quasi doppio pagine, Munari fatica) che avevamo già letto in una edizione analogica d'antan. E se il Bello, maiuscolo d'obbligo, ci salverà non si capisce motivo dell'orrido mal stampato “esoterico” racconto per immagini della Munari “figlia delle stelle”

Pss. Da quarant'anni “insegno” fotografia, eppure durante i corsi...oops workshop fornisco solo carta penna e “calamaro” al resto cenni non prezzolato, stile Manunzio



18 Maggio maggio 2023 ore 7.11 Forlì a bordo gommone Vigili del Fuoco un momento di tregua del cielo. La strada che giorni prima si percorreva a piedi, ora è invasa dai detriti alluvionali. Proseguono le operazioni di soccorso dei Vigile del Fuoco per mettere in sicurezza gli abitanti rimasti intrappolati nelle abitazioni


Emilia-Romagna submerged
Un collega fotografo parte insieme con altri due alla volta dell'Emilia-Romagna, Manunzio li segue per vedere l'effetto che fa, trovarsi dinanzi immane distesa d'acque. Porto solo la Olympus C-5050 tanto per avere qualche appunto, ché i tempi del mitico reportage Sessantotto e d'intorni (quando fessi fessi immaginavamo di cambiare il mondo, pensa te, con le fotografie cosiddetta sociale) è remota reliquia.
Arriviamo alle prime luci dell'alba sotto un cielo di ferro e paesaggio spettrale: acque a perdita d'occhio inimmaginabile, come le immagini di Stampa & Regime catodica, con l'aggravante, se è possibile, che queste dall'alto in streaming dà alla tragedia estensione metafisica, d'Apocalisse, via Riscaldatori atmosferici a Stelle & Strisce; lo si intuisce. E' l'Agenda 2030 controllo anche del tempo a scopo bellico vs il popolo inerme (!?) a dispiegare sue di essi, come per il Covid, le ali luciferine.
Acqua dove lo sguardo si posa, a 365 gradi della scala Mercalli, sì, un terremoto di acqua fango smottamento lacrime e morti.
Sicché in un punto indeterminato perdo la cognizione del tempo, e i miei amici che vanno per la loro a fotografare. Sì, prima ci siamo dati appuntamento in un luogo di ritrovo: ma ognuno per sé e Iddio per tutti.
Ora da dove si comincia a “documentare”? Non c'è anima viva. Acque. Stupore pure sui volti dei soccorritori, intorpiditi dinanzi l'inenarrabile. Ecco un grido come la tela di Munch che squarcia l'aria, qualcuno chiede aiuto da una casa, dal tetto. Lì un casolare alla deriva nelle acque, che vien giù senza tregua e che Iddio la manda. Manunzio guarda, osserva e di tanto intanto quasi a ritrosia uno scatto tanto per...
Il cielo è appena schiarito quando i primi gommoni e pagaie valica acque di strade, che qualche ora prima si percorrevano a piedi. Rumori di pale e rotori ma chi le guarda? L'acqua immonda trascina e mescola tutto, i morti dai cimiteri: no, non si vedono bare uscite dalla terra solcare l'onda. Ma morti e vivi, sì. Le chiare acque domestiche frammiste a liquami di fogna, un bel mix per il prossimo colera e vaccinazione di massa, stile Covid. Infine acque zuppe di oli minerali di fabbriche divelte e spettrali. Una tragedia nella tragedia che Stampa & Regime si guarda bene dal mostrare, mettendo in onda, ora “angeli” giovani che...ma a Firenze dell'Arno 1966 lì c'era la meglio gioventù e da tutto il mondo, qui volti di ragazzini con occhio all'iPhone in scampagnata eppure immortalati dalle televisioni. E dove i giornalaisti, scritto così? Eccoli con i pedi in acqua e teletrasmettono: verrebbe voglia di affogarli, nelle acque.
A sera mezzo fradicio e 'mbriaco (instupidito dal tutto) finalmente con l'aiuto di “gommisti” salva gente arrivo al luogo convenuto con gli altri fotografi. E ci accoglie un bar non meno invaso del resto, ma il gestore di quei romagnoli sanguigno e volitivo ci invita a salire al piano nobile del locale e prendere qualcosa di caldo. Si chiacchiera, sì, ma le parole sono tese, anche per noi che veniamo da lontano. Si accendono i portatili e schede delle fotocamere dentro i soft d'elaborazione: PhaseOne Capture fianco a fianco Lightroom. Caricate le immagini il silenzio raddoppia.
Il cielo non smette un attimo di buttar bombe: così il neo linguaggio orwelliano. Bombe d'acqua. Guerra meteorologica in Emilia-Romagna fertile e sana. Che dà fastidio all'Agenda 2030.
Fa qualcuno...sì, ecco le mie immagini, dico. E appena compaiono a monitor, altro silenzio e c'è da capirli: questo è scemo, anche se non espresso a viva voce, viene fin qui per fotografare a spizzichi e bocconi, e non si vede un'immagine di reportage like Amerika style, americanate con grandangolo spinto su corpi inermi, vivi o morti che siano. Fuori l'aria è fredda, umida, e qui al computer i fotogrammi di Manunzio...arte mal posta. Niente, soprattutto, immagini strappa lacrime che tanto ma proprio tanto “commuovono” i tele-utenti eterodiretti dalle Televisioni: e uno pensa ma se dobbiamo ricalcare i fotogrammi via etere che ci siamo venuti a fare?


Ps. Scritto mica male è parto di pura fantasia, quanto a immagine della “tragedia” la fonte è l'archivio di Manunzio...ricordava lo scianco Ando Gilardi (pure altri detti teorici del linguaggio fotografico) dalle pagine di Progresso Fotografico che la "fottografia", ecco, è la didascalia. La fotografia, infatti, è altra cosa: lato traslato e fate come vi pare





Ferraniacolor


Un popolo di merda l'italiota, e noi siamo napoletani altra cosa. Premessa alla Manunzio, no? Tutt'altro. Ballerini per Costituzione, lato traslato e fate come ve pare, venduti chiappe al vento a Ur-Lodge a base Adenocromo. Belpaese terra molle e natia del “Franza Spagna purché se magna”. Tranchant, si certo. Fotogramma, solo poi si può dire delle diverse pelli d'uomini e donne che non si piegano, ma è altro discorso, ché se messo insieme, qui ed ora, alla fine fa “televisione” dove si dà spazio a tutte (a salve) tesi per la solita conclusione eterodiretta. Manunzio non è della partita.
Dunque, Ferrania italica Fabbrica di pellicole carte e fotocolor “Tempo bello tempo brutto con Ferrania riesce tutto” jiingle d'antan che i minchiapixel non ci arrivano per loro tare e ino + cul + ati (anti) Covid.
Ferrania che ritroviamo in un be libro “orizzontale” s'intende la dimensione meta-fisica per chi capisce. Scrittura e libro scritto in politichese piano e godibile, tanto la prima parte diciamo storica in generale, quanto la seconda “Egregio sig. Direttore”. E per chi ha letto il Revelli ufficiale del Don “Il mondo degli vinti” via Einaudi Editore troverà a josa corrispondenza.
Fabbrica Ferrania o dell'Italia(no) arrangiarsi che non è solo di queste latitudini, “commedia dell'arte” di Partenope magistralità. Ecco allora cosa c'è in un “rullino” di materiale sensibile tout court. E per quanti si dicono vivi (chi?) una lettura piacevole e veloce. Tutt'altro dal mattonazzo, di nome e di fatto, l'andazzo tipico dei fotolibri a kilogrammo, che ci attende (minaccioso?) sul tavolo su Ugo Mulas scritto, in ouverture da lo spocchioso Deni Curtis che si è conosciuto nostro malgrado. Un libro “verticale” da amici degli amici per amici, lo dice il linguaggio squisitamente iniziatico e poi basta il “pensiero” no? Infatti il librone da cinquanta e passa euro non meno che due-chili-e-spicci di stazza richiama, cosa sennò, il Yankee Pensiero Unico: se ne parla la prossima appena terminato il cilicio, ossia leggerlo tanto le fotografie non servono: basta il “pensiero” tutt'altro che boutade alla Manunzio. Amen Ra. Appunto

Ps. Il libro della Pantarei “Egregio sig. Direttore” non si trova nel solito “circuito” libraio e richiederlo alla nostra solita libreria (Manunzio vi si reca ancora come una volta) tempo perso. Solo scrivendo al Editore è stato possibile una copia; soprattutto il recapito brevi manu via macchina di un commesso viaggiatore ad hoc, proprio così! E quindici euro alla mano per “ricordare” quando c'erano uomini e donne e non robot, pur forse senzienti, ma entità a corrente (!) per funzionare, disincarnati corpi a base silicio

Pss. Nell'Era Analogica, avevamo letto su Progresso Fotografico o Tutti Fotografi, dell'accoppiata Ferrania-3M rollfilm, ossia formato Rollei/Hasselbad (usavamo la mitica 124 G Yashica seconda a nessuno quanto a qualità ottica, anzi, adatta alla “ritrattistica” tout court) e stampa su carta Kodak delle mirabilia. E fintantoché si è scattato foto di cerimonia l'accoppiata vincente non ha mai deluso, tutt'altro





Fresco di stampa

Beh certo quando fu “accattato” acquistato in prima edizione: AD 1970. E del perché presto detto: fotografo mica poi dozzinale, o com'era d'uso da “scattin'” dalle foto seriale senza un minimo di impronta propria, da flashata in faccia tipo casellario giudiziario. Già 'na botta di luce flash Metz e pacco batteria portato in spalla, mentre la parabola grigioverde da “sbirro” fissata con staffa all'immancabile Rollei biottica caricata d'inimitabile Agfapan 100 by Agfa ca va sans dire.
Senonché il prurito di vendere le foto, eh, contrastava le distanze sino a Milano, piazza d'armi delle agenzie, troppo lontana assai, almeno sino ai primi del Novanta: “ventennio” dopo, oh in Italia sono famosissimi i “ventenni” da Piazza Venezia in poi!
E così, su le pagine di Progresso Fotografico, d'una volta prima di subire il re-branding da compulsivo consigli per gli acquisti; mensile del linguaggio fotografico, inchieste e retropalco, per scritto per lo più da Tomesani, sì, quello di Tau Visual, e che una volta abbiamo visto vis-a-vis alla “Sala degli specchi” a Milano, mi pare il ritrovo della Stampa presente l'istrionico Lanfranco Colombo per un incontro che manco ricordiamo più. Lanfranco che si spinse, pensa te, sino a queste contrade (!) a Rionero in Vulture sede d' un pimpante Lab colore, e presso cui dopo mezzanotte e un centinaio di chilometri andata e ritorno, portavo le EPR-64 Kodak, 35 millimetri e rulli 120, scattati la mattina, ora qui ora là slide che stanno (pisolano?) nell'archivio di Manunzio religiosamente in plasticoni: dodici tasche trasparenti opaline per seipesei.
Libro formato mignon, dunque, che tracciava quello che era il “excursus” per vedere le benedette foto: si vabbè non prima di “oliare” gli ingranaggi. Mazzetta cui il Tomesani richiamava ed intendeva per l'unzione...Mai piegati all'andazzo: da Grazia Neri decana delle agenzie, cui pure provammo il “giro”.
Libro a dir vero che, tuttavia, è ritornato utile a tener la “fiamma” accesa per quelle volte (vedi Ventiquattrore supplemento al Sole Ventiquattr'ore) anche se al corrente, ultima decade il Manunzio, s'è dato all'Arte inkjet e carta cotone, Ah com maiuscola, si capisce. Mah!


Lo sfondo di questa fotografia, dice la didascalia, è una diapositiva a colori 35 mm (full frame digitale) proiettata su uno schermo di acetato opaco con un proiettore da 500 watt. Sono state fatte due lunghe esposizioni: una per il soggetto senza sfondo, l'altra per lo sfondo proiettato, senza alcuna illuminazione del soggetto (coperto di panno nero ndr). Per eliminare i punti di luce al centro dello schermo, a metà esposizione dello sfondo il fotografo ha usato come schermo una spatola nera di cinque centimetri. L'immagine è parte di una brochure stampata da Kodak negli Anni Sessanta e sino ai primi dei Settanta


Ante Photoshop natu est

Proprio così. Infatti non è che il Mondo (quale?) appena schiocchi le labbra manco, alé si materializza. Per carità! Esula il presente, se è la “mente” (di chi?) a creare la cosiddetta realtà più o meno aumentata. Sabbie mobili e si farebbe un regalo ai Davos boy e suo gran
venerabile, o più che altro panzone flaccido ed accidioso Klaus Schwab $ Corporation più che Company.
Dunque, va. Per fare foto ambientate, metti qualcosa d'esotico mare, spiagge, ma fatto in casa/studio era d'uso telo particolare traslucido, e retrostante diaproiettore: davanti il set per l'abbisogna. Sì, vero un po' primitivo, parliamo di tanti anni fa, per fare fotografie “ambientate” poi. E poi venne in soccorso il fronti-frontigrafo, non più da dietro ma davanti, libidine ironia a parte. In pratica il proiettore alle spalle del fotografo, mettiamola così. Eccone un'altra.
E' vero altresì che certe campagne a stampa largheggiavano (c'era spesso tomesani, quello di Tau Visual, che ne scriveva per Progresso Fotografico anni Settanta) senza ricorrere a Cinecittà ma ci siamo intesi. Allora si costruiva ex novo proprio ma proprio tutto il set in studio senza ricorso a “davanti & pure dietro”. Altri tempi altri costi e senza ancora all'orizzonte la “realtà” aumentata” e quel popò, stamani siamo di filotto..manco i Photoshop o Gimp e chi più ne ha ne metta, scontorno compreso in digitale, quello analogico era a Milano d'agenzie specializzate in questo, e reprodia troppo lungo a narrarsi. Sino a quando l'Ikea ex novo in grafica 3D, da leccarsi il...portafoglio. Si capisce


Ps. Si è provato a consultare polverose enciclopedie fotografiche e il "manuale del fotografo" d'antan, niente da fare. Vero che in quest'ultimo c'è schema, fotografia e quant'altro, ma manca la dizione di fronte-fontigrafo e non è che l'inglese "front projection unit" aiuti poi molto, confondendosi con quei artifizi usati agli albori cinematografici, o l'home theater domestico. E Manunzio qui si ferma, segnalandovi, comunque, questo link






Germany Uber Alles



Nuvole minacciose tuoni e lampi da illividire Giove pluvinio. Cazzate. Dazi in un mondo globalizzato, ci ripetono da mane a sera, è Ossimoro bello e buono. Infatti l’egotico a nome America, che provoca per costituzione guerre a fini “umanitari”, veleggiava ancora su gli accordi di Bretton Woods, furbata uscita dalla Seconda Guerra mondiale, indotta foraggiando il tandem Adolfo-Benito ma pure don Peppino Stalin: scontro di civiltà. E con la scusante dell’attacco a “sorpresa” di Pearl Harbor gli Yankee, notori altruisti ed esportatori munifici di democrazia, assistettero primo alle botte Occidente/Oriente o Adolfo/Benito vs don Peppino Stalin, poi maciullato il Vecchio Continente, arrivano i nostri via Agreement Mafia italoamericana e Navy US e squisito sbarco siciliano, ove combinazione i primi soldati Yankee a mettere piede a terra, i picciotti ci parlavano peffettemante siciliano, ahh cumpari. Tempi di storia già stracciata dal Kapitale che vuole regole, sì, del signor Market ma solo se non gli si tocca l’ossicino, altrimenti. Altrimenti, come nel film: ci arrabbiamo e da Ghaddafi a Saddam una Maidan non si nega a nessuno! E sottofondo vocione Sordi/Marchese del Grillo_” Io so io’ e voi nun siete un c…”
Regole a salve in forma di dazi. Tutto qua stamani? E vi par poco, e ci sta pure per noi uomini e donne che ci abbiamo la mania del click: in che senso? Beh nel senso che i Dazzi del biondo e cotonato Presidente Stars & Stripes ci coglie nel c...uore. I vetri di Leica per esempio. Si vabbè ma cosa ci viene a noi che usiamo altri brand(y)? Leica va si rispettata e il Blasone e...vabbene. Infine in ogni accezione: Leica fabbrica lenti in Portogallo e ci sono lì da mo** linee di produzione da tempo della crisi petrolifera Anni Settanta se memoria non falla uso dire. Crisi se vogliamo genitore dell’odierno Covid, che mente vulcanica sti babilonesi ripetitivi ed a debito altrui.
Sia come sia da $ 200 ai $ 500 dollari (ditelo con vocione di Ollio e fateci sapere) discount per i “poveri” Yankee che così posso continuare ad alimentare più che saga, seghe o pugnette di Cefoli memoria. Noblesse oblige, no? No!

**In Portogallo, a Vila Nova di Famelicao, sono state assemblate fotocamere reflex. In Canada, a Midland nell'Ontario, esiste uno stabilimento specializzato in obiettivi. p.2 Guida pratica alla M6 Edizioni Progresso fotografico 1990


Leica Unveils Line of ‘Made in Portugal’ Lenses that are Cheaper for US Buyers
https://petapixel.com/2020/08/27/leica-unveils-line-of-made-in-portugal-lenses-that-are-cheaper-for-us-buyers/



Leitz Midland
http://www.newoldcamera.it/OpenMind/Leitz%20Midland%20NOC.pdf

Leica Apre In Portogallo
https://www.pmstudionews.com/news-fotografia/news-e-colonna-infame/news/leica-apre-in-portogallo


Ps. Conosciamo sin troppo bene ideologia e socioantropodeché, street e consimile, di Leica ciò non di meno ha mai riscaldato il cuore, tanto serie M che Leicaflex Anni Settanta di un allora amico fotografo che l’usava e prestava


Corpo E-P2 rustico e tosto che non pare e, via adattare a sinistra mette in contatto, letterale, il vegliardo f 14/54 2.8-3.5 Quattro Terzi; specchiante a destra il 12-50 con vetro ED e aperture f 3.5-6.3 equivalente passo full frame 24-100 millimetri decisamente factotum en plein air considerato gli f, anche se a cavalletto i file poi sono ben incisi. E peculiare dell’obiettivo lo zoom manuale o motorizzato secondo necessità, oltre alla feature di avere due tasti sul barilotto: Macro e spingendo una delle ghiere (zoom e fuoco manuale) per ritrovarsi un buon ingrandimento ( per l’abbisogna via adattatore il 35 millimetri di Olympus, che pisola da qualche parte, s'arriva al rapporto 1:1). Lente che ha componente ED già a suo tempo montato sulla C 5060 WZ e ancor prima E-20. Il seondo tasto L-Fn blocca l’autofocus


Linee per millimetro

Su Tutti Fotografi, uscita la prima volta nel Novembre 1969, a fondo pagine c’erano schede tecniche (da staccare e conservare) dedicate a pellicole e naturalmente MTF delle ottiche: un modo come altro per starnazzare a bar sport, o circoli fotografici, a dir vero poco frequentati a nostra latitudine: uno addirittura in specie di suttan’ (luogo al di sotto del calpestio) sottostante chiesa, cenacolo e fratellanza si ritrovava a parlare di fotografia: circolo fotografico per adepti del click e linee per millimetro. Certo all’epoca cosa importante per il formato Leica tirar fuori fino all’ultimo dettaglio da fotogrammi modulati secondo Oscar Barnack, su quello cinematografico in rapporto 3:2. E corollario, parliamo di bianconero trattato da sé (!) di acutanza di film-sviluppi etc. Mondo alchemico che Pshop oggi (usiamo Elements quante volte da scrivere, poi ogni tanto Lightroom per essere “in”) se la ride. A dirla tutta: se si voleva veleggiare oltre l'immaginabile allora bisognava usare Rollei e quadrotto formato seipersei, ma chi aveva i dané per simil cosa? Si il solito figlio di papà, come no. Vero le tedesche Pentacon Six ma è altra cosa, non foss’altro che un 50 luminoso su formato Leica ci si arrivava, impossibile 80 equivalente. E quindi cavalletto e le discussioni finivano intorno mezzanotte: tempi di contestazione e vi era urgenza di cambiare, nientemeno, il Mondo. E oggi di quei lontani fotografi alcuni portano il cagnolino a fare pipì ai giardinetti, e se li fermi manco ti riconoscono più (fan finta).
Era digitale va, Pshop o come vi pare tipo Gimp dalla beffarda mascotte Wilber (se ci date un occhiata tal e tanti tools da rabbrividire Pshop il fratellone grande si capisce) che a volte vi fermate a dire: com’è possibile che un "fail" tiri fuori sta roba? Possibile possibile data la natura infinita dei numeri...si vabbè si fa notte.
Numeri delle mirabilia e per noi del formato Quattro Terzi & Micro. A farla breve. A fondo pagina i file: Old/14-54 e New 12-50 in formato Micro, mentre il primo è Quattro Terzi d’originale Sistema Olympus. La differenza di "cesello" si nota ad ingrandimento questo significare che, seppure via adattatore il Quattro Terzi che equipaggiava di serie la E1 prima Ammiraglia, non sfigura con il piccolo 12-50. Proporzione che richiama i "piccoli" vetri di Leica. E ci si ferma qui

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Ps. Luce pomeriggio inoltrato senza tenda filtrante come al solito, gli Exif per i santommaso sono salvati con i “fail”
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