Manunzio



California burning? No Canon


Le parole scritte che bella invenzione, nata per far il conto della “roba” da tenere commerciare e trasmettere ai posteri, poi a tempo perso lo scriba del tempo scoglionato dai conteggi l'impiegò (alfabeto) a comporre versi detti poetici o raccontare palle (storia) passate per verità, tempi coronarici ante litteram si direbbe. E così dagli e dagli da stilo e argilla, inchiostro papiro poi pecore (pergamene) e ink chinese sotto torchio Guttemberg (orafo ebreo) sino ai moderni alfalettere, oramai niente di fisico bensì numerale smaterializzato: acceso spento uno zero si o no. L'eterno ritorno allo scriba babilonese, no?
Senonché per il terraqueo qualcosa accade, certo non la fesseria del Covid-19 che ammazza oh, ecco, sti scritturali di Stampa & Regime di soap opera da non capirci più niente: adesso su gli autobus il buon Speranza, non già Virtù teologale, quanto ministeriale Salute fa salire più gente, forse indosso scafandri distanziometrici. Senza dire che virale casus belli è al netto dell'Undici Settembre da poco “festeggiato”. Insomma una Pearl Harbour o Tonkino qualsiasi (ottant'anni fa il cosiddetto “corridoio” di Danzica) torna sempre buono da spendere: lato traslato e come ve pare. E pensare che qualche giorno prima ben effigiato da Fedro nel lupo e agnello alla fonte. Corsi e concorsi storici forse a premi.
Canon va, e che è una meraviglia, scattante R sembra il sonoro di certi fumetti da corse auto senza dubbio fatte per “bruciare” la concorrenza, verbo da intendersi, naturalmente, alla lettera. Infatti, sembra che mantenere linee di produzione R ed evitare (?!) cannibalizzando intra moenia, le mirrorless sembrano scaldarsi al caso.
E di tutto questo cosa ce ne viene? Beh intanto il fatto che un brand(y) ricorra a certi trucchi di prestigio la dice lunga circa le “sorti magnifiche e progressive” del Kapitale. E dall'altro la sempre più erosione degli stramaledetti (dicono) smartphone e propria visone orante da tabernacolo.
Sichè parafrasando Eraclito: “Se per giungere al besenisse supremo e finale e non sei disposto a trovarti davanti quello che non vuoi vedere (sensori arrosto) eh non arriverai mai alle stelle, bensì stalle”. Ah un link altrettanto corrosivo, ecco, delle “mitiche” M9 di Leica. Time is money? E che c'entrano i complottardi, ora divenuti negazionisti, avvicinando la cosa all'Olocausto-Dogma cui è proibito solo pensare qualcosa di diverso, oltre al carcere? E chi vuol esser lieto sia, di diman non v'è certezza, no? No!

Canon: We Don’t ‘Cripple’ Cameras, Idea is ‘Conspiracy Theory’Canon: We Don’t ‘Cripple’ Cameras, Idea is ‘Conspiracy Theory’
https://petapixel.com/2020/09/12/canon-we-dont-cripple-cameras-idea-is-conspiracy-theory/

Leica M9 Sensor ‘Corrosion’ Due to Dumb Design Decision, Report Claims
https://petapixel.com/2020/09/12/leica-m9-sensor-corrosion-due-to-dumb-design-decision-report-claims/



Ps. In tutta sta sceneggiata tecnocratica (virus variante di sistema) la fotografia intesa come “produzione” dov'è? Certo romanticherie del Novecento. Tuttavia come salire sul più alto monte, i cretini pensano ad arrampicarsi ancora e ancora su le “nuvole” mentre i saggi discendono, casomai dall'altro versante per vedere da altra e diversa “angolazione”. La fine civiltà è questa: quando la sifilide ha ragiunto, seguito di millenarie fornicazioni, il cervello non c'è complottismo/negazionismo che tenga


Click on

Leica...Cacao Meravigliao do gusto esagerao

Samba. Leica dunque, perfetto brand per fotografare l'innominabile ben oltre il “Viale del tramonto” di Erich von Stroheim: vabbè nato qualche kilometro più a sud del natio borgo Solms, umbilicus mundi della saga Leica, o della “modernità” fotografica. E qui ritorna le dolenti a farsi si sentire ancora una, dopo infame storia della serie 8 e qualcosa: qualcuno ricorda pari cazzate della Nikon 600? Oramai si salta tutto e l'ignaro acquirente fa da tester, si tratti di Leica/Nikon o banale “vaccino”: time is money e tutto si tiene. Insomma c'è di che ridere, o piangere fate vobis. A menarla diversa + mente una volta i “vecchi” eran miniere per i “giovani”. Sic transit gloria mundi

Leica Has Stopped Making the M9’s CCD Sensor, Future Repairs Impossible. Leica ha ufficialmente interrotto la produzione del sensore di immagine CCD

https://petapixel.com/2020/08/10/leica-has-stopped-making-the-m9s-ccd-sensor-future-repairs-impossible/



L’impressione complessiva è che Leica abbia licenziato una versione “beta” della sua telemetro digitale e che l’abbia data alla clientela da testare in un work in progress incerto e contraddittorio. La M8-2 pare aver colmato alcune di queste lacune, con alcune migliorie che, a pagamento, possono essere apportate anche alla prima versione (solo 1200 euro per la sostituzione dell’otturatore, 1000 per le cornicette luminose, e via così…)

https://www.nadir.it/ob-fot/LEICA_M8/leicaM8.htm


As far as image quality was concerned, there was one major gotcha though, which inexplicably made it past Leica's experten: infra-red sensitivity. Too much of it, to be specific. The M8 was very sensitive to IR light, which isn't major issue most of the time, but when it's a problem, it can be a real show-stopper. As reviewers found out, you'll mostly see it when shooting green foliage (which sometimes comes out looking too yellow) and black manmade fabrics (which often come out looking distinctly magenta).

Leica's solution - shipping two screw-in IR filters to all M8 owners for free - was really more of a goodwill gesture, and wasn't until the introduction of the M9, several years later, that the problem was actually solved.

https://www.dpreview.com/articles/6816924326/hot-mess-remembering-the-leica-m8



Samba. Nikon olio cola come grasso proverbiale
https://www.nikonclub.it/forum/lofiversion/index.php/t322130.html



Last update imperdonabile

Boschi della Turingia , intorno a Wetlzar, Germania inizio Novecento, paesaggio con ciminiera dell'unica fabbrica presente, la Optische Werke Ernst Leitz, mentre Oskar Barnack è intento a riprendere il panorama di tutte e otto le lastre della sua ingombrante macchina. E pensa d' immaginarla la (sua) fotocamera piccola, molto piccola tascabile e con possibilità di caricare la fotocamera con pellicola cinematografica 36 millimetri per ottenere “grandi foto”.
Oskar Barnack il giorno dopo chiede colloquio al suo capo, poiché lavora già presso la Ernst Leitz, nota in tutto il mondo per microscopi e cannocchiale: “Vada avanti e me la faccia toccare”.
Leica testimone di un Secolo, Leica/Bolis edizioni con Prefazione Gianni Berengo Gardin

Nasce così Lei(tz) Ca(mera) e il mondo non sarà più lo stesso. Weitzlar prima e in seguito il trasferito a Solms indicato come "patria": sì è messo il carro davanti i buoi!



L’ora è fuggita (e in banca nun te ce vonno)


La tempesta perfetta, distrazione di massa a contorno che bella invenzione: chissà se brevettabile come certi corpuscoli di manzoniana memoria, virulenti a tempo debito e anche di nacchera spagnola del modello 1918, dal sen fuggiti: storia secondo certi barbuti di Trevi, dopo la prima con scrosci a scena aperta la seconda messinscena da non dirsi, e la claque non paga; sebbene ai tempi di Mussolini i treni andavano in orario svizzero d’un mondo di cartapesta stile 1929 in movimento plasmato da Holly + wood: bosco sacro traslato. E sacro a chi e perché?
Ma l’ora è fuggita e sentite questa:

Gentile Cliente, per tutelare la tua salute e quella dei colleghi, ti informiamo che fino a data da destinarsi, in filiale è consentito l’accesso solo su appuntamento. Scopri di più sul nostro sito o contatta il tuo gestore, e…” saran finite le parole, così Gruppo ISP (Istituto San Paolo, buon santo aveva creato l’Istituto per la vecchia vari ed eventuali), numero centro messaggi +393110200003, inviato il 18 marzo (quello delle Idi) Anno Domini 2020 bisesto e funesto per non venir meno la tradizione, alle ore 20, 5 secondi e, a buon peso, 4 centesimi d’ora.

La Banca ci tiene ai centesimi, e non solo quelli.

Siché analisi grammaticale a parte, squisito quel pronome tu in corso d’opera ma ante e postquam non ti cagano nemmeno. I numeri, ecco, fan la differenza, fino a data da destinarsi una volta sine die si capisce. E commuove sino all’osso l'uso amichevole pronominale. Anzi Iddio denaro come padre premuroso che si materializza e sta accanto nell’ora delle Tenebre (da lui generate) altro che quell’altro che passa il tempo su due assi di legno: qui si vede la differenza time is money and besenisse is usual.
Ora edulcorazione a parte un modo come un altro per evitare l’assalto agli sportelli...le sorti magnifiche e progressive del Kapitale (k as killer). Insomma verso l’infinito e pure oltre, del tempo lineare darwiniano: sarà finita l’occidente-giudaico-cristiano-greco-romano? Ai posteriori la sentenza ventilata!

Enrico Brignano "La banca"


Oltre 500.000 tamponi trasportati dalla base di Aviano negli Stati Uniti su aereo militare

Coronavirus, 500mila tamponi trasportati dall'Italia agli Stati Uniti su aereo areonautica

Coronavirus, 500 mila test portati lunedì notte dall’Italia agli Stati Uniti

Coronavirus, 500mila test portati negli Usa dall'Italia

Coronavirus, kit per 500mila tamponi da Italia a Stati Uniti con volo militare Usaf

Giovedì 12 marzo 2020 si fa una gara per acquisto 400 mila tamponi oggi 19 si è già mandato in America 500 mila: come mai e perché non l' ha acquistati direttamente il Dipartimento Salute Stars and Stripes?

CV19 Not Chinese at all, Engineered, Deep State and Proving it is easier and easier

Larry Romanoff: Did the Virus originate in the US?
(we have been writing about a certain country engaged in illegal biological weapons research and testing in third world countries where no inspections and audits are done to international standards)


Diego Fusaro: Il mistero si infittisce. 500.000 tamponi partiti da Aviano per gli USA


NB. Anche quando riportato in link non significa affatto che sia oro colato, spetta a chiunque, quindi, ne legga di usare il proprio cervello e farsi di conseguenza propria idea di fatti e circostanze


La credulità fu sempre una qualità inseparabile dal volgo

La storia dell'uomo non presenta altro che un passaggio continuo da un grado di civiltà ad un altro, poi all'eccesso di civiltà, e finalmente alla barbarie, e poi da capo

L'egoismo è sempre stata la peste della società, e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società; e quindi tanto peggiori essenzialmente quelle istituzioni che maggiormente lo favoriscono o direttamente o indirettamente, come fa soprattutto il dispotismo.

Leopardi



Ps. Corsi e concorsi detti storici: primi del Novecento la Prima Guerra Mondiale, come ai primi del XXI secolo la “pandemia”, così a ritroso con Napoleone, mentre ai primi dell’Ottocento la “nascita” del dagherrotipo (Grande Inganno), seguito banali fotogrammi poi in nitrato di cellulosa dei fratelli Lumiere (ed Edison?; inizi del “secolo breve” la tv e di Leni Riefenstahl, altra peste controversa, con decessi a vagonate. E l'odierno iPhone Android discendenti di quei su ArpaNet primordiale corrente Web: eterno ritorno. Sic transit gloria mundi



L’albero della cuccagna

Un palo alto e liscio messo nelle piazze per la sacra di ogni dove, e in cima una ruota ciondolava salami prosciutti e quant’altro mangereccio: altri tempi e altra e troppa fame. E ognuno che voleva “gustare” o meglio arraffare i succulenti salumi altro non aveva che arrampicarsi sin lassù: a salve. Sì perché chi li aveva lì messi, i pali, ne aveva cosparso di grasso tale che dopo il primo passo del baldo giovane: zacchete con il cul per terra. Questo la prima seconda…ma alla terza il grasso che si era attaccato ai panni degli intrepidi primi scalatori, permetteva all’impavido di turno di arrivare in cima, festante e azzannate il primo salame a portata di mano. Poi i botti finali e la festa era bella che conclusa, in poche battute.
Tutto questo per? Oh bella l’idea arborea, ecco, è rimasta intatta paro paro. Certo non si sale da nessuna parte, casomai si esborsa, non è la stessa cosa ma senza sottilizzare che il tempo è danaro e la giostra deve portare il pane a casa.
Dunque fuor di metafora, forse, il nuovo pimpante iPhone 11 che insieme con altri fa fare una barca di miliardi alla Mela-Malum-Apple (anche se male & female esistono nella barbarica lingua inglese, naturalmente di derivazione latina…e massonica) tant’è vero che qualcuno ha pesato, alla lettera, quanto costa la materia “prima” per metterli sul mercato: una sciocchezza a fronte del migliaio e più di dollari/euro per venirne in possesso. Possessione a dirla tutta e pure diabolica (vedete che il Diavolo esiste, casomai con camice bianco e/o matita da disegno?) ma qui ci si ferma e ci si tiene a distanza dalle fiamme eterne

Report: The camera components inside the iPhone 11 Pro Max cost $73.50

Man fotografo dal 1969

Ps. Tanto per contraddirsi, un nostro must, abbiamo come altre volte detto e scritto di due iPhone: un 4 ed 5S dismesso dai figli (quando i figli passano roba al genitore c’è poco da fottere: si è vecchi). Solo che il primo sta in tasca per riprendere scene che si parano davanti (!) l’altro solo per navigare senza passare per il portatile e/o desktop, cui riguardi è una Mela con vecchio sistema Os El Capitan. Niente aggiornamenti, tanto che ci frega se va così e consente la compatibilità con vecchie versioni Pshop Lightroom e qualche cosiddetto plug-in. Anche perché in rete qualche allarme s’accende per le nuove “feature” iOS che mandano a casa i precedente soft…e noi mica fessi siamo. Apple infine ha interesse alla fettone degli iPhone e mica più con i computer “desktop”, tant’è vero che investe su tabletoni!

Pss. Nel nuovo iPhone 11 come qualsiasi equivalente, Android docet, precedente e futuro la "fotografia" o il video che dir si voglia è puro orpello per chi intende, tranne per Cia & Mossad



Sanpellegrino che aranciata...esagerata

Ammoccamento, colui il qual le "beve" tutte. E così tra una e-mail e l'altra ti arriva la partecipazione a qualcosa di eccitante, proprio così. Oddio non un party "spinto" quanto una selezione di foto. Si dirà:'mbé? Si certo è usuale su social ordinari e fottografici. Infatti qui si parla proprio di fottere colui il quale se l'ammocca...
Breve tu mandaci innazitutto una foto ( e se quelli poi rubano l'idea?) poi sorteggiamo la caramella (già masticata?) e te l'ammocchiamo, la caramella; poi non è escluso che la stessa pur sempre dura...
Sanpellegrino Campaign Brief
Spot Anni Ottanta


Man fotografo dal 1969

Ps. Il compenso è di quelli da far invidia, pari a pochi centinaia di dollari, a fronte di una campagna forse globale, e che una volta cambiati, poco più di pizza e birra con amici. D'altronde lo chiede il Mercato che non vuole noie, meglio deregulation: time is money (per gli altri)

Pss. Il nome Sanpellegrino è tanto l'aranciata che calze e anch'esse forse esagerate!




Dissonanza cognitiva

Leica dunque ne propone un’altra delle sue per i soliti parvenu. E qui corre obbligo darne conto e alla lettera. Il bello di Leica, in caso di specie Q2, è il fatto che (stavolta) su la nuova arrivata, udite udite, c’è finanche Lcd: ahh che bella cosa e che invenzione, sì, ma a giorni alterni mette e toglie come gira la Luna (che controlla il ciclo delle donne). Senza dubbio oggetti da collezione, infatti ci fate pure le foto. Birichini.
E del link proposto il “test” del buon padre (che tiene famiglia) mette mano ai paragoni farlocchi (prezzolati?) con Ricoh in versione G III e l’altrettanta mitica X fissa di Fujifilm. Paragone del c…orpo macchina se parliamo di attrezzi che fanno (ancora?) fotografie. Ma siamo nel dominio spaziale, ecco, del raddoppio consonantico…fottografia che fa da padrona. Verbo fottere, e giratelo come più vi aggrada.
Di Ricoh conosciamo le sue macchine reflex sin dal tempo analogico già dai tempi della Tls+401 Anni Settanta, cui ottiche non si montavano a bajonetta, bensì a vite: si girava avvitando e/o svitando l’ottica e non c’era spasmo del tempo da perdere stile: time is money! Poi come altre volte detto e scritto la serie 500 G tascabilissima e telemetrica a pellicola, vi avevamo montato anche il motore trascinamento, che si caricava a molla tramite manovella…
Di Fujifilm omologa compatta si legge un gran bene, della Sony R XYZ nun ce po’ fregà de meno, anche perché il prezzo non è molto lontano dal brand(y) Leica.
Sta filippica per ri-dire che oramai si può andare in giro con Fufi di certo allure si capisce, tanto il suo bau bau o micio micio basta e avanza ché la fottografia può attendere. Infatti chi vuol essere lieto sia di diman non v’è certezza. E poi con i cellulari…avanti il prossimo alla Bonolis che la giostra deve girare per i tanti “padri di famiglia”…


Leica Q2


Man fotografo sin dal 1969



Una giornata particolare, anche troppo. Anni Settanta. Fotolampo di Rocco Abriola agenzia di cronache e…matrimoni di provincia italiana. Camera oscura: bagni (chimica per la stampa fotografica) preparati di fresco e scaldino collegato a presa che a sua volta, da sotto il bancone di metallo, riscalda il bagnomaria e bacinella del primo sviluppo per la stampa, insieme con la bacinella dell’acqua a seguire (senza il pestifero acido acetico glaciale!) e vasca gigante color rosso fuoco per il fissaggio, indica l’inizio della sessione di stampa
Ore otto di mattino e soliti convenevoli, gira qua e di là che si fanno le nove mentre arriva Luciano dal viso schifato butterato di lumaca libidinosa all’impossibile e Pontifex della giornata in camera oscura.
Lo sgabello per la panza del boss Abriola che asside come un avventore bar sport con bretelle (un Giuliano Ferrara in sedicesimo) all’americana: all’ingresso dello studio sue immagini di Nuovaiorche, però stride con il baffo siculo e impomatata riccioluta mediterranea.
Luciano a sinistra vicino il Durst D 659 dalla torretta doppia 6x6 e 135, a latere il boss su sgabello si arrotola la camicia, manco dovesse impastare farina, alle spalle chi scrive e poco in là Diego con aria allegra come al solito d’assistenti di laboratorio.
Chiuse le luci ordinarie, tirata la porta scorrevole che divide pugigattolo (piccolo locale qui camera oscura) della rotativa, che immette nella sala di posa, e a sua volta…Accese le lampade inattiniche (non sono mai e dicasi mai a luce rossa casomai per altri “cosi” non già la carta fotografica che non desidera essere maneggiata a luci rosse..) e inserito il primo rullino 120 non ancora tagliato a strisce di tre fotogrammi (3x4) poi imbustati e messi a dormire nel cassettone archivio di altrettanti matrimoni, Luciano da l’inizio. Si parte prima con la stampa diciottoperventiquattro bianconero che il colore in formato trediciperdiciotto è ancora una rarità da inserire nell’album, comunque, bianconero di cuoio impossibile.
Luciano dà la prima posa i come diapason per i susseguenti fotogrammi dell’intero matrimonio uno dei tanti ripreso giorni addietro; più o meno come si dirà. E il foglio emulsionato di Ilfobrom Ilford dal marginatore (tiene in piano la stampa e conferisce bordi bianchi che van di moda sebbene imperversi il Sessantotto ed esegesi di stampa al vivo) nelle mani del boss a capa sotto nel bagno di sviluppo, e comincia a dondolare di qua e di là insieme a pinzate: rituale solo per la prima copia e che va bene. Poi il foglio arpionato, tant’è la delicatezza…del boss finisce nella seconda vaschetta con acqua, infine nel fissaggio dove bisogna subito “affondarlo” il cartoncino fotografico per evitare che bolle d’aria lo rovinino con macchie marroni conseguenti: da buttare.
Passano le ore. Luciano cinquetta e boss risponde e viceversa: di tutto di più tra i due marpioni e noi “ragazzi di bottega” a sopportare l’aria da camera a gas. Si perché il boss accende un’altra sigaretta, e siamo in quattro in meno venti metri quadrati, e la giornata è lunga!
Ora il boss va al galoppo, sempre seduto spaparanzato su lo sgabello, e lasciata la pinzetta mette le mani paffute e pelose nel bagno di sviluppo per manipolare meglio le copie: non succede nulla di grave alle mani tranne che, una volta usciti all’aria (!) le unghia delle dita scuriscono più della sua carnagione da marocchino stanziale qual è.
I diciottoventiquattro su Ilfobrom in gradazione morbida (n.2 su la scatola Ilford da mille fogli suddivisi per centinaia) si accatastano a latere l’ingranditore tra una chiacchiera di Luciano e Rocchino boss della Fotolampo Agenzia etc etc etc. E così una parola e l’altra i fogli ammonticchiati finiscono tutti insieme nel bagno di sviluppo, poi con nonchalance la mano dall’ultimo foglio risale gocciolante al primo e via così come pale di mulino fino al termine di tutte le copie sviluppate. Poi il tuffo in acqua e siamo a turno noi “ragazzi di bottega” (Rocchino chiacchiera mentre altra cenere finisce nel bagno) a togliere le copie dall'acqua e “affogarle” nel fissaggio aiutati da tozzo pezzo di legno a mo’ di cucchiaia per girare i ragù.
E sembra di essere una catena di montaggio: posa all’ingranditore Luciano. Presa in carico dal boss per lo sviluppo…acqua e fissaggio di noi apprendisti. Senonché la grossa bacinella cinquantapersessanta di fissaggio è satura di copie ammonticchiate, e da lì bisogna passarle in acqua del vascone porcellanato; aprire l’acqua e girare con le mani le centinaia di copie: piacevole in periodo estivo un inferno ghiacciato d’inverno con relativi stati influenzali. La turbolavatrice, che pure esiste sul mercato fotografico, il boss si guarda bene dall’acquisto (minimo investimento massimo profitto schiavizzato noi, e poi besenisse is usual, time is money etc etc etc) fino a che i troppi raffreddori presi dà modo a Luciano (il vero boss è lui e quando s’incazza a giorni dispari si ferma il laboratorio ché il boss non è c*** suo) di spagnoleggiare vanteria e mellifluo intima al boss l’acquisto. Così finalmente i raffreddori passano e tutto procede per il meglio nella camera a gas, detta camera oscura.
E che ore saranno…? Sì che il tempo non si percepisce più, eppure si fa Mezzogiorno e un po’ di pausa, fuori camera oscura, con i polmoni a riassaporare quella strana cosa che è l’ossigeno! Terminata la pausa (il boss avrà terminato un’altra sigaretta dopo la precedente) stampe e ancora stampe. Già perché insieme ai diciottoperventiquattro ora Luciano ne stampa di tredicciperdiciotto da consegnare agli sposi insieme all'album, e che regaleranno agli invitati, come “pattuito” da contratto della Fotolampo su cui è giusto e saggio stendere un velo pietoso!
Ma che accade? Il boss con la sigaretta (siamo in camera oscura) in mano a furia di parlare non s’avvede che è tutta cenere che cade, con nonchalance, nel bagno di sviluppo! Apoteosi quando le sue mani (e cenere in ammollo) corrono svelte per la posa “lunga” o sovresposta di Luciano, ciarliero a briglie sciolte, a bloccarne lo sviluppo tuffando in malo modo copia nella bacinella d’acqua: scena che pare quei soffioni nel Yosemite Park fotografati da Ansel Adams. E nelle mani di Rocchino a volte la cosa funziona altre no, siché bisogna rifare la stampa; casomai stavolta è “corta” in posa di un Luciano già scoglionato. E fa niente se la stessa a cap’ sott’ e sotto la ‘zerta (catasta pila) galleggia tragicamente a malapena a filo di bagno rimasto; tanto riemergerà quando la “bella” velatura chimica (lungo a dirsi perché) avrà “ricostruito” i mezzi toni mancanti in sorta d’interpolazione odierna a computer. Illusione.
Ecco allora che bisogna di “rimbocco” a rifare volume intero del bagno da un cilindrotto in plastica con tappo e chimici; se ne versa nella bacinella per “rianimare” l’esausto filo di sviluppo nella bacinella che nel frattempo diventa nera ai bordi neri causa di…Senonché a contatto di quello (filo) il rimbocco non a temperatura (letteratura tecnica opzionale del boss!) porta scompenso, e diversa posa per impressionare le copie che la panza su sgabello e bretelle all’americana scoglionato richiama l'infastidito Luciano, mentre altra cenere cade...
Insomma intorno alle due la camera a gas smette giusto l’attimo di andare, ognuno per la sua, a ingollare il pranzo e alle tre, massimo e un quarto, si ricomincia almeno fin le diciassette, quando esausti e cianotici per carenza di ossigeno usciamo “vivi” dalla camera oscura!
Ma non è finita perché bisogna “resettà” pulire la camera oscura (che non ha finestra d’arieggio!) e sistemare quel liquame, cosa nera puzzolente, di bagno di sviluppo che manco il Padreterno riuscirebbe più a sviluppare alcunché, nel cilindrotto senza filtraggio di cenere e nicotina a sigillo per una successiva “sessione di stampa”.
Le copie Ilfobrom tirate dalla turbolavatrice e messe in vaschette (da bucato) adesso passano sotto la rotativa, grosso cilindro cromato a specchio cui interno è resistenza riscaldante, che le asciuga stese come sono già sul lercio panno di lino grezzo (alla tapis roulant in Tempi Moderni) e conferisce alla stampa quella patina a “specchio”.
Il boss è uscito per la Pretoria, main street cittadina, Luciano chiama a telefono una sua conoscente per una…fellatio e noi due “assistenti” a ridere; così sino alle otto di sera, quando come Iddio vuole la giornataccia termina…

Man

Compravamo pane e...lampadine flash



Tra la parabola di sinistra e destra passa un buon ventennio (pare che in Italia sia la misura del tempo Ventennale…da certo Palazzo). Epoche geologiche al cambio odierno digitale. Si noti la tabellina impressa sul flash di sinistra, marchiato ancora Ferrania made in Italy. Le impostazioni prevedono un tempo sincro di 1/25 oppure 1/30 (!) e pellicola di 80 ASA con relativa apertura di diaframma adatto per un soggetto “medio” o l’altrettanto notorio grigio Kodak 18% delle sue tacche: oggi usa ColorChecker Passpor. Tuttavia per certi lavori sul set fotografico si è inserito le “vecchie” tavole Kodak per facilitare il compito ai litografi digitali per la Chimera detta “bianco”. Immagine con iPhone 4 su cartoncino Fabriano 4 e bank naturale di finestra agostana di primo mattino


Si certo c’erano salumerie dove l’acquisto del pane era abitudine consolidata (i forni sfornavano come secoli precedenti e la mamma ogni tanto vi portava a cuocere di tutto, biscotti compresi…) e d’altronde la mattina presto era rito l’acquisto dal salumiere Amedeo di piccole pagnottelle fragranti per il tuffo nella tazza (enorme) del caffellatte prima della scuola; o per meglio dire, sì pane, ma accompagnato da biscotti Saiwa Bucaneve o Frollini…
E con pari passo, certo non mattutino, si andava da Foto Bucci il grossista della città a comprare lampadine per flash. Già proprio così. Si perché mica c’erano i flash come adesso che se andate su Amazon (vabbene pure noi l’usiamo con parsimonia) per pochi euro ve li tirano dietro (poi non lamentate se vi inondano per l’Eterno via mail dei loro consigli d’acquisti…) con o senza il famigerato TTL: ohh manco il calcoletto della distanza (obiettivo-soggetto) fratto l’altrettanto famigerato NG (numer guide) per ricavarne l’esposizione “esatta”. Macché su la slitta (hot shoe à la page) ci schiaffate un qualsiasi TTL et voilà le jeux son fait: Time is money e la vita breve è.
S’andava, quindi, dal grossista ad acquistare lampadine flash, tante quante gli scatti (risparmiosi) dell’evento: compleanni et simila. I temerari si spingevano finanche on street…Easy rider e l’Amerika (kappa kome killer) faceva scuola, certo per i danarosi.
Lampadine in formato mignon contenete, mi pare, magnesio e qualcos’altro che a contatto elettrico andava in combustione con tanto di “lampo”. Certo lampadine protette da lacca e non esplodenti…che immortalavano per l’appunto l’evento davanti l’obiettivo, quando non si poteva fare a meno del lampo. Infatti (noblesse oblige?) la regola voleva che anche di notte (!) l’uso della sola pellicola “tirata” a 1600 ASA altro che i moderni centoventottomila e rotti (i visori notturni e d’assalto da mo’ che esistono…) l’antesignano dell’odierno ISO: amerikanate…del Nulla

Man


Ps. Flash Cullman degli anni Ottanta e di pregevole fattura (un modulo poteva trasformarlo in TTL) che efficacemente qui illumina, su la destra, il set di vetri per still life; lampo schermato da foglio traslucido per disegno tenuto con due assi di legno a mo’ di finestra. La vignettatura è ottenuta in LTR come la conversione in bianconero

Cullman DC32

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Morti che camminano: metropoli



Foto © Rosetta Bonatti /Tutti Fotografi EISA Maestro 2017/Street Life

Abstract
Contest Eisa Maestro 2017, again, a same billion photocopy of yankee taste made of children or young photographers, too amateur


Se ci penso: proprio cinquant’anni fa dalle pagine di Tutti Fotografi, i numeri di Novembre e Dicembre, articoli di sviluppo e stampa bianconero a firma Giulio Forti, sì, l’odierno Direttore di Reflex…
Ma stiamo all’epoca digitale che è tutto un programma, e di giovani leve che rimano il titolo: morti che camminano. Senza dire che il loro fotografare, ecco, è molto ma molto gradito a Cia&Mossad via Facebook Instagram Pinterest…e chi più ne ha meglio è.
Fotografie del Contest che è già bestemmia definire tale, uguali uguali a tante altre che ammorbano il Web dal only “Yankee taste”. Oh povera gente c’è da capirli, ci si riferisce agli amerikani (kappa kome killer) senza nessun passato, giovanissima “nazione” e tuttavia costruita a tavolino (letterale) dai soliti Frammassoni che intendevano un “mondo nuovo” dove la rapina del Kapitale (kappa etc etc etc) fosse l’Essenza luciferina e specchio per allodole. Cosa questa pare sino a questo momento funzionare, ma non divaghiamo. Forse.
Street fotografie: non vi azzardate a chiamare reportage because isn’t fine! E allora facciamo finta che i due termini siano uguali uguali (!) va. E dunque solite mossettine, soliti giovani volti, solita morte però ad “arte”: consumo & spaccio di un Occidente giudaico cristiano greco romano frammassone, graziaddio arrivato agli spasmi finali…Amen

Man

Ps. No che si dimentichi delle grandi immagini di fotografi americani, che han fatto altrettanto grande la Storia della Fotografia; qui si parla di “street” o come mangiare un hamburger al solito Mc qualcosa (si raccomanda!) o di chips & fish: insomma di facile consumo. Avanti il prossimo consumatore e relativo contest: time is money


Il Maître a penser Giulio Forti: 40 anni di fotografia


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