Manunzio


© Foto Manunzio/Michele Annunziata


Spiagge
di corpi abbandonati
di attimi rubati
mentre la pelle brucia
un'altra vela va
fino a che non scompare
Quanti i segreti che
appartengono al mare



Giochi d'acqua

Fiume e non altrimenti per noi montanari, che non abbiamo laghi e castelli nei pressi. Chiare e fresche acque bevute e nuotate, e se lo raccontiamo qui ed ora più di ogni analisi chimica a statistica. Insomma in sedicesimo le avventure di Hucleberry Finn & Tom Sawer; giornate in pieno sole e facce e braccia cotte dai suoi dardi, dormite su l'erba come mai più. Ante machina fotografica nautum est. Passano gli anni e ci ritroviamo “maturi” l'acqua è tutto un liquame neanche azzardarsi a toccare il fiume, che non ha manco più il suo alveo naturale per la mania “ordinatrice” del bipede che ama fare Iddio. Ciò non di meno non tutto è perduto (tranne l'onore?) è il denaro pubblico diventa una lunga pedonale da starci mezza giornata a farla con passo lento: buona cosa. Anzi si vocifera che lo stesso percorso con i soldi della benemerita Europa, possa allungarsi ancora per un'altra decina di kilometri sino ad una oasi protetta: bingo. Ma anche così, di nuovo, il fiume va più che bene, e certuni poi in tuta e quant'altro di prammatica a fare footing di giorno, mentre al calar delle tenebre e calura il vocabolo è più anatomico in due, e ci siamo intesi.
Acque verdi che non di meno disegnano (rispecchiano?) a volte tutt'altro che il circondario. Breve l'immagine a corredo ne è esempio: un volto (sinistra) su le acque e controcampo un viso di ghiaia che la lambisce; basta soffermarsi più di un attimo di uno sguardo terra-acqua e viceversa. Mute presenze. Dite? Certo riflessi e accidenti vari, d'accordo. Però siete sempre i soliti laudatores: “tutto ciò che è reale e razionale, e tutto ciò che è razionale è reale madama la marchesa”. Sia, ma cos'è “reale” e “razionale” da dirsi in modo inequivocabile ed eterno?



Paradigma

Adesso che la “bella stagione” avanza, facendo i debiti scongiuri si sa mai, mare sole ma pure laghi e therme: ahh benedette vacanze per chi se lo può permettere, e noi siamo tra quelli che aspettano da un decennio!
Sia come sia la bella stagione è anche luce più del dovuto. Ora che accade? Da un po’ di tempo in qua vi è il “vintage film” époque a farla da padrona perché, guarda un po’, il digitale di michiapixel non tira più: solo il pixel digitale? Allora la giostra degli acquisti “revival” rifà un salto indietro a ripescare la pellicola analogica che aveva “giustiziato” giorni prima per il digitale più manipolabile da Cia&Mossad Facebook/Analytica…
E vedi, quindi, schiere di ragazzi con dovizia di barba (sembrano talebani che proprio per la barba di Allah si doveva sconfiggere!) intraprendere una serie sterminata di tutorial via Youtube a spiegare questo e quello. E già l’Analogico film è un'altra lingua! E l’inglese fa ride, oltretutto non è questo. E’ a tutti gli effetti un ritorno agli Anni 70 60 50 40…dove tutto, ma proprio tutto era in bianconero. E dite voi con gli smartphone camere digitali e compagnia cantando, ritornare a ragionere prima dello scatto: ma si può? Certo che no, a meno che in qualche Lab Cia&Mossad inventino un “vaccino” dell’oblio presente (!) per un salto nel passato. Barzellette, cazzate. Se tutto, ma proprio tutto passa su gli schermettuzzi di cellulari grandi piccoli e mezzani (medio). Da ridere.
Uno già non sa il proprio nome…ehi Siri come mi chiamo. E questi se no lo sai tu…il buon telefonino morsicato.
Che s’adda fa p’ tené a galla ‘o sistemm’. E accatatvill’ na machina analogica e ce mettit’ arind’ na pelliculella: janc e nire che è chi bell e fa cum’ dicene i ‘merican’ “very fine” o a culur ma, attenziò battagliò è asciut’ pazz’ o padrone, sulamente trentasei scatt’ p’ chill’ ca tenghen’ a Leica e sore vicine. Chillat’ ca’ tenen’ Hassebland’ e cumpariell appress’ ca fa tant’ Prufessur’ e fotografie sul durc’ scatt’: eh all’ananema da M…

How to Get Over Early Hurdles in Film Photography

Manunzio fotografo sin dal 1969

L‘ultima mano



Photo © Michele Annunziata

Ros nome immaginario eppur simile alla coroncina della Madonna, è un bell’uomo sui cinquant’anni portati con disinvoltura, come tutto il resto. Veste bene e fuma Muratti Ambassador a volte con bocchino a “prevenzione”. E con il bel tempo i Ray-Ban che indossa scrutano donne da tombeur de femmes qual è stato. Insomma lo diresti viveur, seppur impiegato pubblico il suo tallone d’Achille, senza essere dei ruoli dirigenziali per inquadrare il suo profilo “economico”. Anche perché la moglie, sposato e con due figlie, concorre al suo tenore di vita, anche quando nella bella stagione l’abbronzatura statuaria da sciupa femmine, almeno la vulgata, gli conferisce un discreto fisique du role.
In definitiva uno che vive, non altrimenti, d’immagine come reclame corrente, figurine barba rasa giacca e cravatta impeccabile, modi affabili e tono. Tuttavia come ogni medaglia il suo rovescio è un Dark side of Moon, satellite che vive non a caso di luce riflessa, lato meno nobile, sì, perché la sua vita scorre, terminate le ore d’ufficio, presso un tabacchino o meglio ricevitoria…
Attore consumato ha talmente introitato l’immagine di “vincente” che il miraggio del botto finale, vincita stratosferica della Fortuna a tutto tondo, è questione di ore oramai. Proprio così e con poca spesa iniziale il gioco si trasforma in virus letale, siché alle immancabili perse ne contrappone il rilancio, che dovrebbe toglierlo da ogni ambascia, di piccolo travet di provincia.
E per Ros gli anni passano con uguale cadenza e liturgia quotidiana, e ricevitoria serale a complemento dei suoi sogni ad occhi aperti. Sino al giorno in cui qualche cosa incomincia ad incepparsi, perché la grande delle figlie va agli studi in quel di Salerno, e ci voglio soldi oltre le giocate, così è la prima finanziaria in un gioco di cascate a coprire le falle annunciate. Eppure vederlo sembra tutto gli giri per il meglio. Illusione che s’alimenta di scommesse perse e rilanci, giorno dopo giorno anno dopo anno. E come capita nei film, dove a Natale tra regali e auguri tutti sono (apparentemente) felici il colpo ferino che non s’immagina dà, questo sì, botta finale come fuochi d'artificio. La cifra ipotecata arriva ai centomila euro (qualcuno assicura oltre) cifre e nessuna finanziaria è disposto più a venirgli incontro, così il tracollo in rapidi fotogrammi: separazione della moglie che lo mette alla porta, fortuna vuole l’abitazione è intestata a lei e non pignorabile. Poi la secondogenita che non vuole più vederlo, mentre la grande delle figlie chissà ora dove sarà o sistemata altrove…e stipendio dimezzato da qui all’eternità.
Ros ora non gira più in auto, come quando ne cambiava a ritmo annuale, non scootoreggia novello rider a due ruote. Adesso ha piena coscienza del suo “fallimento” così racconta con voce afona. Un ultima mano che gli ha preso tutto

Man


Ps. Per qualche mese Ros vivrà in una casa accoglienza per “disadattati” dove trova almeno i tre pasti quotidiani e letto per provarci a dormire, con uso di farmaci a mendicare Morfeo. Poi sarà l’Inferno totale, quello di trovarsi appartamento e condurre vita autonoma con metà dello stipendio: miseria alla miseria. Solo allora capirà, forse, come quell’unica illusione (che si vende a reti unificate & uniformate dai luciferini televisori a grande schermo panoramico, come il suo nel salotto à la page) gli ha portato via tutto, un po’ come la Morte con chi ha amato forme corpi e coriandoli per danaro

Territori fotografici



Maggio periodo di cerimonie religiose, battesimi prime comunioni ed anche matrimoni, che segna l’inizio della cosiddetta bella stagione. Siché senza gli smartphone rituali, si parla della fine anni Sessanta e inizi successivo, quei momenti venivano immortalati, ecco, dai fotografi da studio.
Dunque gli studi fotografici che avevano, diciamo, loro sensali procacciatori sparsi per il territorio. Ecco ci siamo. Si perché oltre lo studio cittadino, in un'altro post se ne raccontato ammontare ad una decina nel Capoluogo, i fotografi avevano spartito la Provincia lucana in territori fotografici: ognuno “marcava” il suo e per gli intrusi eventuali ne avrebbe pagato conseguenze non da poco.
Maggio partiamo di primo mattino e siamo in quattro. Un serpente di strade e poi come una rocca turrita e lontana, Acerenza baluardo della piana pugliese sottostante. I contrafforti e opere murarie a contenere la stabilità del piccolo comune la fanno, appunto, somigliare a città fortificata di quelle per intenderci che si vedono nelle scene di film prima dell’assalto degli invasori.
La giornata è limpida ed al collo porto - finalmente dopo mesi a lavare vetrine e copie dieci quindici passate alla smaltatrice, roba da “apprendista” – la Rollei e nelle tasche una manciata di rollfilm Agfapan 100, emulsione che è un cavallo, meglio mulo, e se la cava sempre (nel fotostudio sono addetto al trattamento delle pellicole e come iniziante non è cosa da poco).
Dopo il caffè attendiamo la processione, una volta era così, che dalla Matrice si dipani per l’intero paese: il boss del fotostudio indica dove sistemarci per fotografare il tutto. Mi sento come di quei film di guerra a “rastrellare” la zona. Finisco i rollfilm ché dalla mia postazione e il sole e il tutto mi consente delle buone inquadrature ai ragazzi e ragazze della Prima comunione. Adesso non ne posso più dopo ore e me ne vado per il paese, gli altri continuano gli scatti con il flash in pieno giorno (si dice fill-in, no?) Metz dalla livrea grigioverde e con tanto di “palle” che si è detto un’altra volta a verifica carica batteria.
Sotto un’aria che si è fatta calda gironzolo per vicoli del paese, quando ad un tratto una vecchia intabarrata nel costume paesano, mi chiede una foto: non una qualunque ma p’ document’ mi dice. Attimo di panico e come la risolvo senza padelle della diffusa, lo spot e la seinove da studio? Meno male che c’è un muro calcinato di fresco: accomodo la “nonna” davanti al muro, la sedia ce l’ha già essendoci seduta sopra tutto il tempo del prima dopo posa, e tanto da farla sembrare figura mitologica metà impagliata/seduta e metà sembiante umano. Il flash fa la sua rischiarando il volto e saturando (sovraesposto) il muro già bianco di per sé (in camera oscura provvederò ad equilibrare meglio la scena, sebbene poi si capisce che lo sfondo non è il “limbo” dello studio…). La posa c’è e tutto “regolare” come gli scatti fatti alla processione: non uno sgarrato. E il boss che dice? Muto come un pesce palla, data la circonferenza del suo giro vita…E’ invece Luciano (alter ego del boss) a sfottere dicendomi che si aspettava di peggio…mentre i clienti dal paese vengono con il postale (la corriera) e rare automobili, allo studio a ritirare i trediciperdiotto bianconero dei propri figli nel giorno della Prima comunione.
E dei matrimoni? Paisà alla prossima e di quando i pranzi nuziali si allestivano in…casa come quello dello zio scapestrato che…e della zia di Neve Iorche venuta apposta e di un omaccione con Leica al collo che scattava per Life…

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