Accatta accatta. Così il verbo buy it alle nostre latitudine. Vabbene è un francesismo e non dei prestiti ma qualcosa di più profondo e radicato: n’est pas! E’ una settimana che non se ne può più. E finiamo con la nostra ben più che modesta dissociazione lasciando tutto lo spazio libero ed immaginabile, oltre la cortina del Matrix: obey? Ma manco per i c…osiddetti per chi intende che il numero della Bestia è 666!

Ore antelucane

Man


Ps. Scusate poiché latino giudaico-cristiano l’odierno dì è dedicato a Venere in tutte le sue declinazioni per chi intende, e mica si può festeggiare Freia-Frida(y) della mitologia norrena!




Ektachrome come no. Film cavallo di battaglia di tutto il personale archivio diacolor analogico Epr 64 Pro formato Leica (nome in codice 135) e solo numerazione in 120 per la compianta Zenza Bronica SQ e Asahi Pentax 67. Diapositiva e spieghiamo per i minchiapixellisti venuti su come funghetti a fregiarsi di “fotografi” pensa te.
Dunque nella lista di Mammasantissima Kodak ci sono state con pari numerazione la "normale" diacolor e “pro” che differivano per fisime pubblicitarie. Sì perché all’atto pratico, quel che contava, nessunissima differenza. Ma le “pro” volevano il frigorifero per stoccaggio le altre no: fisime come prendere il ghiaccio artico per i drink dei neo parvenu casomai con occhi a mandorla. La differenza poi tra scatoletta tutto-giallo Kodak della “pro” si contrapponeva al cuneo blu su fondo giallo per l’altra: colori questi come il diavolo e l’acquasanta opposti fra teorie additivo e sottrattivo!
E la resa poi? Molto gradevole con il difettaccio che le ombre Ektachrome, di qualsiasi natura, venivano di blu elettrico! E allora la stampa ammanigliata dei tengo famiglia cosa suggeriva? Diabolico manco i cani: metteteci un bel filtro ambrato a scaldare il blu-ombre, e mica per la pellicola noooo, bensi proteggere la lente: che tenerezza prezzolata e disinteressata anche se il paraluce l'han inventato per questo. En passant qualcuno ricordi pari cosa con la famigerata M8 e “varianti” di Leica…a suon di bigliettoni. Ci torniamo, parola.
Comunque sia la resa della pellicola Ekta era più che buona compresa la grana: capiamoci. Tra le fisime tramandateci, la grana chiamata Kodachrome 25 Asa poi 64, e anche 200 era parola del National Geographic. Allora capirete che "senza grana" girava il postulato, assurdo naturalmente: senza ricordare che il Kodachrome lo trattava soltanto Mammasantissima Kodak, alla faccia del libero mercato e monopoli! Siché bisognava spedirlo fuori Italia, mi pare in Germania e/o Francia, noi usavamo il canale del grossista locale, per ricevere indietro dopo quindici giorni circa lo scatolotto giallo (!) della Kodak “gialla”. Diapositive prima in telaietti cartonati poi di plastica con data impressa, ah finesse…de Kodak!
E volete voi? Nelle pseudo agenzie italiote tra cui la decana Grazia Neri, passata a miglior gloria, nella Milano da bere, storcevano nasino per il formato 135 Ekta per non sentirsi offesi ( lesa majestatis) ma quando gli si mostrava i plasticoni Ekta 6x6 o codice 120 quasi a dire: eh così non va perché lei diventa pro e noi manifestiamo la vera natura di…cioccolatai!


New film Kodak

Man


Ps Colpo di grazia della verde (colore istituzionale) Fuji a Kodak avvenne con la stratosferica Velvia 50, da pronunciarsi Belvia che infatti tale era, da trattare (diversamente dal monopolio anzidetto) però nel beverone E-6 i chimici di trattamento ai quattro angoli del mondo e…salumerie. Il cosiddetto “standard” per il trattamento delle Ektachrome, Agachrome (seconda serie che la prima si poteva trattare a casa come prossimamente si dirà) etc. Standard tarato manco a dirlo sul giallo Kodak. L’orientale Fujifilm Velvia aveva bisogna, però, come si poté dimostrare trattando le diapositive Ekta in proprio con bagni Ornano perfettamente integrabili a quelli di Kodak a prezzo molto conveniente, nella Jobodrum termostatata e di una bellezza unica, della sbianca-fix a dodici minuti, quando i service/salumerie si fermavano a 10 pro cicero Kodak. E quei imbecilli di Progresso fotografico (fottografico no?) a lamentare in test manco fosse la Bibbia certo “velo” magenta…disonesti e tangentisti. E malgrado tutto sto fuoco di sbarramento la “belvia” venne fuori comunque. Anzi da Oltreatlantico il Kodachrome del National fu posto in soffitta: ohé compagni d’ora in avanti solo Velvia per doppia pagina di giornale senza “grana” che noi ameri + cani così diciamo e vogliamo manu militari. Minchia. E così tutti allineati e coperti. Pure Progresso fotografico (fottografico?) si adeguò con lauta mazzetta, espressa in Yen al posto di $: così va il monno paisà. Dicono si capisce.

Pss Ora Kodak (ma non era morta?) reintroduce la New Ektachrome per fuffa, moda ché i giovani allevati a smartphone facebookini instagramatici…manco immaginao. Infatti trapiantare ex abrupto una tecnologia “vecchia” nel vivere odierno dei McDonald’s è escamotage pubblicitario. Vivere e sentire analogico è categoria dello spirito e altra dimensione spazio-tempo che nulla sparte con il digital corrente. Tant'è vero che i fotografi o sedicenti tali d’Era analogica possono convivere con i bit, al contrario da questi arrivare all’analogico è impossibile se non immaginando, ecco, un mondo virtuale e allora…
Stessa cosa en passant per il bianconero che non è la desaturazione instagramatica e assimilata Pshop, manco i plug-in pro di conversione a dir vero, quanto un vivere e sentire in bianconero e si rilegga al riguardo Berengo Gardin: ragazzi fatevene ragione. Belle foto in circolazione virtuale sui cosiddetti “social” (perché mai monocromo alla yankee ma go home da sessantottino impenitente?) ben composte, ma è altra cosa dal rituale della camera oscura…chiedetelo ai latotimsisti alla Giole Magaldi del Nigrendo-Albedo-Rubedo o la Magnum Opus, ohh in mancanza vabbene pure l' Opus Dei per chi intende che il numero della Bestia…

Sibaritas




Abstract
an world full of sibaritas many people does not have any way to express himself and to see reality with his eyes, another from what wants and requires advertising


Navigare per rete e imbattersi in cose impensabili che eppure accadono. La prima è in sintonia con la cosiddetta Natura, anche se poi un Leopardi fa dire:“O natura, o natura, perché non rendi poi. Quel che prometti allor? Perché di tanto. Inganni i figli tuoi?”. Vabbene dovremmo parlare di illusioni ma qui non è il caso.
Il monaco che “scalzo” va su la Montagna ne ridiscende “scalzo” a sera è inaudito secondo la civiltà (quale please?) giudaico-cristiano-greco-romano! Time si money per capirci. Eppure se non ci fossero questi africani scansafatiche (!?) saremmo già tutti trapassati e senza manco una bomba atomica nell’aria… per chi intende che il Numero della Bestia è 666!
L’altro breve filmato mostra la cosiddetta “avventura” dei soliti bipedi umani: vabbè vedeteli e poi con la vostra testa (s’immagina non serva a spartire le orecchie) fatene tesoro. Ecco vedete l’inquinamento demoniaco che ci modella tutti? Già dalla Bibbia si parla di “talenti” o tesoro che dir si voglia che uno dice: ma no sono cose morali, di carattere o caratteristico di ognuno, a salve paisà. Invece Talenti è quel che dice: vil metallo di scambio! Quindi siamo merce, dice la Bibbia altro che Karl Marx!

Man


Video 1
Video 2

“Sibarita s. m. e f. [dal lat. Sybarita, gr. Συβαρίτης «abitante di Sibari»] (pl. m. -i). – Abitante dell’antica città di Sìbari, colonia achea sulle coste del golfo di Taranto (al confine settentr. dell’odierna Calabria), nota per la ricchezza, il fasto e la mollezza dei costumi. In senso fig., persona di gusti raffinati, che si circonda di comodità e di un lusso eccessivi: è un s.; fa una vita da sibarita”. Treccani online



Ps1. Santuario buco nella “roccia” s’immagina scavato con scalpello di rame come per le “piramidi”

Ps2. Nel video l’occidentale con scarpe ad hoc dall’altro gli etiopi scalzi, un caso: forse

Ps3. In un documentario americano cui non ricordiamo coordinate e quant’altro, il giornalista o presunto tale, così come nel video etiope, saliva un grattacielo abbandonato. La cosa del tutto banale fino al momento in cui, in un angolo la telecamera inquadra un prete! E con la Bibbia in mano a recitare non si ricorda cosa: insomma una cosa surreale sino a quando i due si parlano. Allora veniamo a sapere che il prete tutti i giorni, come l’etiope guada caso, si reca in alto a recitare salmi preghiere o quant’altro per allontanare il Maligno che aleggia la sottostante città. La cosa è complessa a dirsi e non sparte nulla con il Facebook pensiero, qui “credo” o “non credo”. Tuttavia la cosa pare plausibile, vale a dire che le “preghiere” hanno effetto. Anzi, e qui come sopra nulla più si ricorda, uno studio nientemeno epidemiologico, quindi con tanto di “scienza” che narra come nei pressi di un monastero, orante si capisce, tutt’intorno, diciamo il tenore di vita, risulta migliore che in altre parti senza luoghi sacri da cui partono vibrazioni energetiche positive (come tutte le prassi “mediche”olistiche). No è? Vabbene sibaritas:
"There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy". Hamlet/Shakespeare

Requiem Dsrl




Abstract
R.I.P. for classic photographic Era, from new device named Samsung S9 a smartphone with variable iris like any dslr or analogic camera d'antan



Sarà Samsung a battere il diapason o se si vuole l’Armageddon finale. Sì la fine, e non diversamente, dell’Era fotografica come la conosciamo sino a questo momento.
Certo non è che con l’avvento del diaframma sullo smartphone S9 del caso, reparto foto-cine, chissà mai quali sconvolgimenti apporterà. Ma sull’utilità del diaframma e boken e affini più che altro per palati insaziabili, retaggio di “fotografia” e di chi ancora non si fa capace che in palmo di mano c’è tutto ma proprio tutto per esprimere la pomposamente detta “creatività”, che è poi l’Araba fenice: che esiste ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.
Infatti non è che, mo come mo, la pompinosissima (conio di fresco please) tecnologia si fan miracoli artificiali più del lecito: s’intende che se domani con un foro stenopeico…vabbè abbiamo già detto tutto, per chi intende che il numero della Bestia è 666. Uffa, diceva il Piccolo Principe, ai “grandi” (chi?) bisogna proprio dire tutto!

Man


Ps. Poi sarà la volta degli zoom ottici (al tempo c’è l’interpolazione via software a volte più che decente) a chiudere non solo il cerchio, ma metterà fine alla conta del pixel e chi lo tiene più…grande: vero Hasselblad da 400 Minchiapixel? Se tutte le immagini finiscono su lillipuziani, se confrontati a monitor desktop, schermettini alias smartphone che senso ha spararla grossa: e vuoi vedere che il buon McLuhan ci ha visto lungo, ecco, a ricordarci che il contenitore (in mancanza di altro) di pixel diventa "contenuto"...ideologico corrente o dell'Era post Mortem?

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