Ab-ove calembour anglolatino che viene anche questa volta ad hoc: dall'alto ed inizio latino. Perfetto. Si perché così è iniziata del tutto inconsapevole l'avventura fotografica del Manunzio (che una ne pensa e cento ci prova a fare). Una plastica macchinetta in formato 120 comprata su bancarella (!) così per gioco...sul finire degli anni Sessanta laggiù nella profonda provincia 'taliana

Man

Ps. 'taliana in lingua napoletana tra serio e faceto non è sovrapponibile all'italico del caso




E più che scriverne ampiamente convinti, circa l’avanzata dei tablefonini, surfando in Rete eccoti l’ultima “reincarnazione” e ci sfugge il Karma…Quindi eccoci al Samsung Note 9 cui altro non possiamo dire, almeno a vedere foto e video, che della sua buona resa, cosa questa che la dice lunga su quel che attende, appunto, da qui a qualche annetto l’universo immaginario collettivo: Nikon hai voglia a ricreare ex novo la tua miirroless, giacché come brand appartieni al passato. Anzi casomai guarda in casa del tuo “nemico” Canon. E fai mente, chessò, alle sue stampanti domestiche…a dirne una per tacere o del suo “standard” video con reflex s’intende.
A proposito ma non ci sono prezzolati santoni proni a pontificare che le “senza specchio” al confronto del blasone reflex (ma con visione “aerea” per chi intende di fotografia) sono prodotti di serie B? Strano che le professionali Oly & Pana stanno lì e anzitempo a dimostrare l’esatto contrario. Beh certo per questi scritturali onanisti, e tengono pure famiglia annessi e connessioni varie, mo’ che arriva la Nikon priva di specchietto a quarantacinque gradi, abituati come sono ai novanta di gradi, il culo mes amis, cosa s’inventeranno e quali salti tripli quadrupli delle “sorti magnifiche e progressive delle senza specchio” che due secondi prima avean sputtanato avviandosi alla cassa di bar sport?

Man

Five things to know about the Samsung Galaxy Note 9's camera



E accatatevillo, no? No. Veniamo scrivendo a giorni dispari che la fottografia per l’appunto questo è diventata: fottere il giovin fotografo, meglio con la "a" finale che come tira una donna, il Mercato e che avete capit. Così l’ultima trovata, e non si capisce come un altro ed un altro flash, ma super compatto, debba riuscire nell’impresa di fare ‘na bella fotografia very nice à la page, da award quanto meno. Naturalmente facciamo finta che le camere (no)girano pure i video e sempre più, e che ci fate con il flash ultimo arrivato? Cose dell’altro mondo…

Man

New flash pocketable

Ps. Accattatevillo (verbo napoletano accattare, dal francese acheter) in italico compratelo e con in mente Sofia Loren a proposito di un prosciutto mica da mettere su gli occhi, forse in altro distretto anatomico, a libera scelta

Pss. Per molto meno si possono acquistare, in rete dal “solito” grossista planetario, due o tre flash anche manuali (così abbiam fatto) e ci fate quel che volete, tanto i risultati e senza manco le pippe del flashimetro li controllate a monitor; quando una volta avreste usato un Polaroid in più per la verifica luci & set. Mo' con Lcd è gratis e risparmiate pure. Anzi casomai v’attrezzate, questo sì, a cosa fotografare pre-visualizzando anche con semplice schizzo (vedeste quelli di Manunzio, indicibili) et voila. Per di più se al posto del flash usate quei “lampadari” detti Led a luce continua (sempre dal grossista planetario) manco attraverso il miro (!) ci dovete trafficare tant’è a occhio nudo, allenato e con lentino Kodak da Direttore della fotografia che la classe non è acqua…

Polli d'allevamento


Mettiamola così: si parte dal minuto 16.40 di una visione che non si sa, comunque, come prenderla. Poveri figli sotto teacher al secolo Francesca Moscheni, della quale non sapevamo dell’esistenza in vita, fotografica s’intende.
Lezioni di food, va. E di sti tempi dove ogni santissimo momento del giorno sera e notte, o ti perseguita l’omaccione che scherzo del destino beffardo vuole chiamarsi Cannavacciuolo, o trasognato Borghese accompagnato da cuochi scorrazzante per l’italico stivale con voto finale; oppure finale in ogni accezione: food photography à la page c’est tres chic. C'est la vie mes amis.
Donq…s’intende nulla contro il cibo: vedete già la differenza fonetica italica vs english? Un match inesistente, eppure gli angli ci insegnano come stare a tavola annessi e connessi! So’ ameri + cani: nomen omen, no? Tuttavia cappellotto alla manunzio a parte, qui siamo al puro Nulla che un peto è già qualcosa di molto tangibile. Cartoline alla Postal Market (esisteva anche il concorrente Vestro) ante Amazon natu.
Fotografie di food, ancora, con tanto di “reflex” Canon (niente di personale si nasce come canonista e di “popolare” FTb che anni Settanta costava un botto, sempre…popolare) e uno pensa: e i telefonini che fanno ora cose strepitose lasciandosi alle spalle tante pippe, tecnologiche o altro? E invece vedi sti poveri figli ammaestrati da circo dalle Moscheni varie, aggirarsi per mercati in cerca di “novità” anzi no: fresh&cool. Passi la prima quanto alla seconda in italiano…sa troppo fondo schiena!
Polli d’allevamento malgré leurs razzolanti sotto lo sguardo finto-tondo di maitresse al soldo della Nuova Visione Globale: angloamerikana, kappa kome killer. Terminiamo qui sinnò… veniamo dal Sessantotto paisà!

Man

Foto Factory Modena - Moscheni - Food photography

Polli di Allevamento - G. Gaber

Photographer Moscheni

Compravamo pane e...lampadine flash



Tra la parabola di sinistra e destra passa un buon ventennio (pare che in Italia sia la misura del tempo Ventennale…da certo Palazzo). Epoche geologiche al cambio odierno digitale. Si noti la tabellina impressa sul flash di sinistra, marchiato ancora Ferrania made in Italy. Le impostazioni prevedono un tempo sincro di 1/25 oppure 1/30 (!) e pellicola di 80 ASA con relativa apertura di diaframma adatto per un soggetto “medio” o l’altrettanto notorio grigio Kodak 18% delle sue tacche: oggi usa ColorChecker Passpor. Tuttavia per certi lavori sul set fotografico si è inserito le “vecchie” tavole Kodak per facilitare il compito ai litografi digitali per la Chimera detta “bianco”. Immagine con iPhone 4 su cartoncino Fabriano 4 e bank naturale di finestra agostana di primo mattino


Si certo c’erano salumerie dove l’acquisto del pane era abitudine consolidata (i forni sfornavano come secoli precedenti e la mamma ogni tanto vi portava a cuocere di tutto, biscotti compresi…) e d’altronde la mattina presto era rito l’acquisto dal salumiere Amedeo di piccole pagnottelle fragranti per il tuffo nella tazza (enorme) del caffellatte prima della scuola; o per meglio dire, sì pane, ma accompagnato da biscotti Saiwa Bucaneve o Frollini…
E con pari passo, certo non mattutino, si andava da Foto Bucci il grossista della città a comprare lampadine per flash. Già proprio così. Si perché mica c’erano i flash come adesso che se andate su Amazon (vabbene pure noi l’usiamo con parsimonia) per pochi euro ve li tirano dietro (poi non lamentate se vi inondano per l’Eterno via mail dei loro consigli d’acquisti…) con o senza il famigerato TTL: ohh manco il calcoletto della distanza (obiettivo-soggetto) fratto l’altrettanto famigerato NG (numer guide) per ricavarne l’esposizione “esatta”. Macché su la slitta (hot shoe à la page) ci schiaffate un qualsiasi TTL et voilà le jeux son fait: Time is money e la vita breve è.
S’andava, quindi, dal grossista ad acquistare lampadine flash, tante quante gli scatti (risparmiosi) dell’evento: compleanni et simila. I temerari si spingevano finanche on street…Easy rider e l’Amerika (kappa kome killer) faceva scuola, certo per i danarosi.
Lampadine in formato mignon contenete, mi pare, magnesio e qualcos’altro che a contatto elettrico andava in combustione con tanto di “lampo”. Certo lampadine protette da lacca e non esplodenti…che immortalavano per l’appunto l’evento davanti l’obiettivo, quando non si poteva fare a meno del lampo. Infatti (noblesse oblige?) la regola voleva che anche di notte (!) l’uso della sola pellicola “tirata” a 1600 ASA altro che i moderni centoventottomila e rotti (i visori notturni e d’assalto da mo’ che esistono…) l’antesignano dell’odierno ISO: amerikanate…del Nulla

Man


Ps. Flash Cullman degli anni Ottanta e di pregevole fattura (un modulo poteva trasformarlo in TTL) che efficacemente qui illumina, su la destra, il set di vetri per still life; lampo schermato da foglio traslucido per disegno tenuto con due assi di legno a mo’ di finestra. La vignettatura è ottenuta in LTR come la conversione in bianconero

Cullman DC32

more: Flash.jpg (113.64 KB)




Circumnavigazioni. A volte il “caso” meniamola così mentre stai a Web. E dove semmai stai in tutt’altre cose preso. E non c’è dubbio che queste apparizioni, al pari d’una flashata, dà modo di conoscere aspetti manco lontanamente immaginabili, di chi con una macchina fotografica riesce con poca spesa a creare mirabili immagini, il che di sti tempi non è poca cosa. Anzi

Man

Fotovisioni



Bianconero? E perché no...Repetita juvant: il bianconero non è una “desatuarazione” men che mai “filtro” alla Instagram et simila. E' una Categoria dello Spirito. Punto. E' Linguaggio fotografico. Doppio punto e anche su la “i”. Giovani leve fatene una ragione, di vita. Ecco. E non si transige: amate il cosiddetto colore? Oh peste vi colga.
Il Mondo, dice qualcuno, è a colori solo che la realtà (?!) in bianconero è. Resta tuttavia il fatto che pur nel taste “corrente” certe immagini bianconero, per l'appunto, si lasciano guardare. E finanche assaporare, se immaginiamo il gusto anelante (movida?) alla McDonald's: intelligenti pauca verba!

Man

NB. A sinistra nella pagina sottostante per vedere i vincitori delle "sezioni" basta un clik su Series e/o Single...
Winners

Sotto l’ombrellone: Figaro & Minolta


Vabbene è un'altra storia degli anni Settanta trascorsi, d'un figaro limitrofo, meglio ancora coiffeur pour dames. E si sa nei piccoli borghi bisogna inventarsi di che vivere quotidiano. Senonché il nostro è abbastanza intraprendente e viene a trovarci allo Studio FotoLampo (Agenzia fotogiornalistica Lampo) che oltre le classiche foto di cerimonia, è anche vera e propria agenzia like Carrese Pubblifoto. Infatti il giornalista (Saro Zappacosta e altri) sagace nello sbertucciare il potere volatile locale: volatile nel senso autentico, poiché notorio feudo di Colombo (alias Balena bianca e/o Democrazia Cristiana). E quindi l'Agenzia Lampo con bacheca sulla main street, o detta Pretoria su modello accampamento romano, pure ammanigliata con la Rai, e suo operatore Mimì Abbatista sodale del boss Rocco Abriola della Lampo...Un bel focus di provincia italiana.
Ma che c'entra il figaro? Eh quanta fretta! Intanto il figaro era certo Lorito cui a quasi cinquant'anni è difficile associane nome: poco importa. E dunque veniva dal paese per commissioni nella “città capoluogo” e per apprendere di fotografia, pensa te. Il che consisteva nell'imparare a caricare la Rolleiflex, con cui il nostro eseguiva, anche, i famosi o famigerati fototessere per documenti...e cerimonie: battesimi cresime e matrimoni, pure questo.
Siché il boss della Lampo gli impartiva che la biottica ha un solo tempo (?!) di sincrono 1/125 e “solo” due diaframmi: ossia f8 fino a due metri o giù di lì, mentre f5.6 per il resto. Tutto qua la ripresa fotografica! Quanto allo sviluppo e stampa si stende un velo pietosissimo.
Poi certo ad una tedesca (Rollei biottica) potevi far mancare un Agfapan 100 teutonica? No di certo. E con un po' di menta, che uno dice: sarebbe? Ahh paisà...quando si estraeva dalla biottica il fatidico 120, nome in codice, con mano destra, così come si farebbe d'una cartina e tabacco per farne, ancora oggi, sigaretta à la page (!) bisognava chiudere il rollfilm, sigillarne tutt'intorno il rocchetto finale. Niente di trascendente, infine, ma leccare, inumidire con lingua la fascetta intorno alla carta protettiva del rollfilm. Più pratica veloce a farsi che a scriverlo! Figaro Lorito, va. Senonché il coiffeur del paesello, non certo un'aquila, si fece “abbindolare” dal sardonico boss, e invece della Rollei gli “consigliò” una Autocord Minolta. Verbo, abbindolare, un po' forte esagerato ed irriverente poiché qui si parla pur sempre di quella Casa della mitica Srt101: Minolta appunto, e sue più che degne lenti Rokkor! Vabbè preistoria e però…
E particolarità saliente della Autocord del Lorito figaro il fatto che, mentre Rollei ha manopola laterale per i fuochi, al pari della mitica Yashica 124 G, la Minolta sottostante la seconda ottica (cui deriva il termine, appunto, di biottica) leva per i focheggiare. Non sapremmo dire se “very fine” o user friendly ché mai provata sul campo, spiace

Man


Il nome biottica
Publifoto
Autocord Minolta

Giochini...sotto l'ombrellone




Vabbene di quei giochini...tuttavia come uno scatto divertente possono tornare utile almeno per uno smile. Oggi come oggi cui tutto è “trasgressione” a telecomando (non è che noi nel Sessantotto...) o dalla serie nun ce ne po' fregà de meno, e così dateci 'n'occhiata.
Ah nun ce 'sto a capì pecché a “collega” nun dice che ottica usa: 'mbé e che è sta reticenza si hai già detto che usi a Nikonna? Strane 'ste donne che manco er Padreterno ce sta a capì che c'hanno dentro a capoccia...

Man

Amatore vs Professionista

Ps. Un professionista è un amatore che non ha mai smesso di esserlo. Tiè e beccati sta massima, paisà

Printermaker, a chi? A noi!



Sul tavolo “operativo” prove in solo formato A4. Siché partendo dal fondo, dove si intravvedono gli scatoloni con le “tacche” colore e riportante caratteristiche dell’immagine, rendering colorimetrico e quant’altro a ricordare la strada percorsa per eventuali repliche.
Sottostante e da sinistra le Moab americane, poi l’immancabile francese Canson, la altrettante valide Felix Scholler coated e non ce ne po’ fregà de meno. A seguire lo “standard” teutonico Hahnemühle FineArt.
Terza fila in basso l’inimitabile Rosaspina “intonsa” della Fabriano, ottima con i pigmenti inkjet sebbene un certo grado di “affondo” nella carta - scotto da pagare per le superfici non trattate apposta - con a latere, sempre Fabriano, le carte fabbricate per ricever gli inchiostri dalle stampanti digitali.
Ultime a destra prove del bianconero su Hahnemühle FineArt, impressionante della Hp Photosmart Pro B9180 - fuori commercio e sostituita da altro modello - dalle nuance perfettamente neutre, di un bianconero che nulla invidia alla classica analogica


Vabbene sarà il caldo o più ancora insonnia notturna dovuto a quello, ma uno da qualche parte deve pur parare per titoli…mussoliniani e poi visto l’odierno terraqueo. A noi, per l’appunto!
Sia come sia se nel post precedente si è ben detto della Cartiera Awagmi, qui una carrellata di carte che si è sperimentato per ottenere ciò che la (nostra) capoccia immagina sia quello più aderente al “vero”, e veicolare la poetica (minchia!) tramite “carta straccia” o la rag degli anglosassoni.
In definitiva il problema meglio non è solo (e soltanto) la carta di “straccetti” quanto e soprattutto cosa c’è veicolato dal supporto. Vabbene McLuhan “messaggio” ma mica poi ci si mette sul media/carta un topo morto o come quel tale artista (non fotografo) in tempi remoti, cacca d’arista. Pagato a peso d’oro. Ahi come è scivolata in “basso” la cosiddetta Arte (tout court?) dell’Occidente etc etc etc.
Questo a dire che un normale service ben difficilmente vi consentirà di sperimentare in tutta tranquillità le possibili variazioni, e di carta e di inchiostri, ergo: bisogna fare da sé se la stampa se vi annoverate tra gli “artisti” fotografi oltre l’immaginabile umano. Minchia e due!

Man

Ps. Quasi dimenticavo della Epson, stampanti e carte cui è inutile dire circa la loro bontà. Non abbiamo eseguito alcun test su esse e anche perché il marchio (della Bestia 666) Digigraphie per le cose anzidette è in palese contraddizione

Absolutely agree




“Many of us are gearheads and are prone to fall for whatever fad or trend makes the rounds. Right now, there is a spotlight on the smartphone as the pocket sized video camera we all have, which, while it may not be the best, is increasingly becoming capable of very decent results”

Man

Ps. In quel di New York la troupe coordinata da Austin Reza ha utilizzato due iPhone 5s. Per ottenere risultati del genere hanno impiegato un adattatore per lenti e un paio di obiettivi (si nota l’uso di un fisheye).
Certo, quelle riprese così fluide e avvolgenti sono state fate con il sofisticato rig motorizzato Movi M5 della Freefly da 5mila dollari, ma il resto, secondo i calcoli di Apple Insider, è costato meno di 400 dollari, oltre ai due iPhone e a un iPad per il montaggio delle immagini.
Niente male per una produzione professionale (al di là delle figure tecniche e creative che hanno partecipato al lavoro). E non male per Apple, che si trova un fantastico spot gratis sulle caratteristiche video del suo smartphone

Occidente all’ultima infiammata crociata




La (mia) civiltà va in fiamme e chi scrive e manovra simboli (con linguaggio fotografico) da più di mezzo secolo le immagini greche, che scorrono a video, sono tutt’altro lì per “caso”. E il buon Aristotele si rivolterebbe nella tomba come tutti i Pensatori dell’Ellade che han edificato, de facto, l’Occidente. Sì questa la cifra e i roghi della “austerità” made Germany in nome sulfureo del Mercato la prova non senza lo zampino dell’Androgino Fondo Monetario Internazionale di “madame” Lagard.
“Il Mondo è fatto di segni e simboli non di leggi e ciarle” l’attribuita epigrafe ad un altro pensatore, forse un po’ fuori mano dal “teatro” o messinscena greca.
E poi Atene mica è città qualsiasi, tant’è vero che anche la Wermacht by Merkel o Quarto Reich sa benissimo, avendo quella nordica cul+tura inventato di sana pianta tutto quanto ha a che fare con l’idea di Grecia, da contrapporre alle Legioni romane occupanti. Ma il tempo come suo si mostra sempre Galantuomo. Anzi un reply di quelle immagini dell’Antica Roma in fiamme morente, qui plastica non solo e non tanto dell’Ellade bensì dell’Occidente, quantomeno del carbonizzante Continente Europa che mutua nome dalla Mitologia greca!

Man


Atene da passeggero su aereo di linea

L’Acropoli avvolta dal fumo


Nb. Esilarante, non certo per i greci, le Prefiche del Corriere già in primissima fila del + Mercato globalista
Grecia, tagli alla Protezione civile nel pacchetto austerità: così è arrivata fragile al «traguardo» europeo

Grecia glielo ha chiesto l’Europa


Ps. A dirla tutta e guardando il Planisfero con morti, inondazioni tsunami e via così di guerre “asimmetriche” si vede chiaro e limpido (per chi intende e il nome della Bestia è 666) che l’Élite globalista e luciferina,(supportata dalle cosiddette sinistre alla Prodi-Dalema-Bersani-Landini-Civati questi della detassazione dei pannolini mestrui delle donne et simila per restare all’italico suolo) dell’ultima Bretton Woods post II° conflitto mondiale in ordine di tempo, perdono di giorno in giorno i loro artigli di sangue. E come la Mafia (!) insegna quando si spara non c’è accordo. Appunto ciò che si vede a video da mane a sera

Pss. Il sinistro tout court Pierluigi Bersani è passato alla “storia” anche con la mitica frase “lenzuolata di privatizzazioni” un Tony Blair in sedicesimo, Gonzales spagnolo e l’aulico Francois Mitterrand transalpino

Awagami Factory




Cartiera artigiana made in Japan. Vi arrivo tramite la Rete nel tentativo di trovare una carta da stampa (inkjet) come Iddio comanda. Sì perché c’è stato un tempo (che riprenderemo appena possibile) della stampa fatta in “casa” senza nulla togliere ai vari service utilizzati che ne producono di buone stampe, come è accaduto con un noto stampatore in Milano cui ho chiesto due sampler da file inviatogli. Ma. E per chi viene dalla stampa bianconero…intelligenti pauca verba.
Quindi stampa domestica, va. E alla Awagami chiedo pago e ricevo per posta (!) un sacchetto verde che uno dice ci azzecca McLuhan, nel momento in cui già il media scelto…eh.
Insomma un bel giorno arriva sto pacchetto in formato a quattro più o meno, scartocciato già una bella sensazione nel toccare la carta, un po’ come “tastare” ‘na bella guagliona, va pure questa. Anche il tatto (!?) vuole sua. Siché uno dopo l’altro i fogli Awagami entrano ed escono dalla stampante HP 1220 C.
Pausa, ho capito. La stampante” ad acqua” è una di quelle rarissime che han superato gli anni, una decina e più sotto sistemi operativi diversi di Windows: una rarità o miracolo fate vobis. Sia come sia una stampante all’epoca accreditata com’anche possibile di prove colore nella versione Postscript, accessorio.
Quando poi è finita, la stampante, collegata al blasé Mac, questi l’ha vista come “fax”: che dire? E’ Mac, no. No.
Ma collegata a Windows che si è prodotto una serie di prove “colore” e su carta non appositamente “trattata” per inkjet, come il pacco carta direttamente dalla “Cermania” via fratello: Hahnemuhle Rag de facto lo standard dell’odierna e cosiddetta e spacciata “Fine art” smooth smooth come uso dire dei benedetti angli+sassoni riciclatori ottimi di parole e culture altrui.
Sia come sia le carte Awagami per il loro tatto, feeling, e per struttura reggono molto bene la “fine art photography” e pure la pennellata colore (anche questo si è sperimentato mischiando diavolo&acquasanta, pitturazione e fotografia). Una meraviglia che non ha pari.
Certo avremmo voluto provare la Awagami preparata ad hoc per le stampanti inkjet, ma la mia HP Photosmart Pro B9180 delle meraviglie aveva bisogno di serbatoi colore a pigmenti non più facilmente reperibili a mercato

Man

Awagami
HP Photosmart Pro B9180



Ps. Nelle prove colore di carte sottoposte a test anche un pacco di Moab l’americano supporto “trattato” ad hoc, oltre naturalmente alla Fabriano d’uso comune in formato A3+ d’una sciccheria unica, cui prossimamente ne parliamo

Pss. Awagami ha a catalogo apposite carte (credo con solfuro di bario incorporato) per le odierne stampanti a base pigmenti. E però si sente al tatto un gap: non trasmette quasi niente delle “sensazioni tattili” ricavabili da quelle non trattate, limite questo di tutte le “stracciarole” o rag che dir si voglia. Un vero peccato

L’ora è fuggita…




E con essa pure la più banale logica, se così si può dire ancora. Si perché a furia di “gadget” si è perso di certo il ben dell’intelletto. Un po’ come ricordare lo sketch anni Sessanta della Rai in bianconero, dove il duo dell’epoca Tognazzi-Vianello parodiavano ante litteram i tempi correnti, con l’accavallatore. Sì un pezzo di legno, sorta di killer application, che doveva servire ad “accavallare” una gamba sull’altra sostituendo ilo naturale gesto che ognuno, maschi e femmine, compie quando è il caso! Mirabile, solo che poi accavallata la gamba di Tognazzi lo si vedeva allontanarsi verso il fondo, chiusura dello sketch, saltellando a mo’ di canguro perché non era ancora stato inventato lo “scavallatore” …
Infatti siamo ben oltre la parodia di accocchiare (mettere insieme) l’analogica manovella con il soft a schermo, senza ricordare la tavoletta grafica…per operazioni di editing solo con, qui nel caso, Pshop e Lightroom. Dalla serie che s’adda fa pe campà. E naturalmente c’entra poco la fotografia ancora e cosiddetta “digitale” à la page…

Man

Palette editing for Pshop & Lightroom

Ps. Le tavolette grafiche o lo “standard” Wacom sono ancora lì per dare una “mano” ai fotografi in post editing, e più ancora grafici, vedi Cintig in pratica un monitor de facto abilitato a tavoletta, tanto a ricordare che c’è già l’aiuto del caso…




Su la copertina della collana “I Grandi fotografi” quella dedicata a Fulvio Roiter ha un che di sinistro: Venezia imbiancata di neve durante il Carnevale con due maschere truci: nere di strani uccelli, una lei e corrispettivo lui e che pure trovate nel video.
Sia come sia un fotografo passato a miglior gloria uso dire ma che è da vedere ed ascoltare, soprattutto, le sue schioppettate verbali più spesso in godibilissimo venexian. E rispetto le quali molte se non tutte da sottoscrivere

Man

Fulvio Roiter

Discorso sul metodo della Fotografia, Roiter

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