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Tu vuò fa l'amerikano


Sta volta non è un consiglio per “migliorare” il modus fotografandi, ecco, bensì il più classico “Consigli per gli acquisti” di Costanzo memoria. Tanto alla fin fine le immagini (iPhone/Android docet) per buona parte riprese con simili “fotocamere” rimarranno sul banale silicio codificato in binaria matematica. Infatti l’uso che se ne fa, non a caso il giocattolo è rivolto alla digital generation in primis, che ha tutto cui pensare che conservare una pur labile scia di ciò che è stato su questa Dimensione chiamata Terra. Il resto poi sono chiacchiere e queste stanno a zero come ricordava il sornione “compagno” Bersani, da Bettola: nomen omen. E la fotografia è altra cosa che accozzaglia silicio-vetro minuteria elettromeccanica

(Copia & Incolla se vi pare)
https://papershootitaly.com





A fessa ‘mman’ e criature

Senza il partenope idioma, eh? Nulla salus evidente! Idioma e non dialetto, lingua esattamente.
E per i cretini a telecomando l’espressione che pure usa anatomie femminee, non significa quella “cosa” lì da dare all’allupato...di turno. Quanto e soprattutto una cosa seria (sacra?) la si dà in pasto ai “bambini” occidentali assetati di minchiapixel e telefonini. E poi lo dicono le Scritture “non si dà le perle ai porci” Matteo 7:6.
E veniamo al dunque che abbiamo da fare e fa caldo, che non dispiace, anzi. Il video che si posta è la dimostrazione N potenza di come certe basi e del linguaggio fotografico so’, appunto, a fessa ‘mman’ e criature. Sconvolgente come se ne parli ancora e ancora. Usava dire un ironico e scomparso amico: si nun sì scarpar’, ecco, pecché scass’ ‘o cazz’ e semenzelle, o chiodini per risuolare? Eppure c’è tanta varietà di giochini oh tu che vuoi fare il “fotografo”, si vabbè...e poi perché sciupare la cervice se il telefonini e fotografici e videografici fanno a meno di diaframmi? L’otturatore dite? Ma lo tengono per divertimento, un po’ come dire si cammina benissima + mente con una sola gamba perché due? That’s economy stupid. Avanti il prossimo a vendere ghiaccioli agli Eschimesi e aspirapolvere ai Tuareg


Stop of Light Photography Explained // How to Use The Exposure Triangle
https://www.youtube.com/watch?time_continue=107&v=mdfsoQB4u2c&feature=emb_logo



Ps. Ce lo vedete uno scritturale porsi il problema delle “lettere” o un crostarolo porsi problemi sul “pennello” che è un sottilissimo calembour? Cazzate direbbe ancora oggi il sulfureo Prof. Sartori, giù a spalare carbone per l’Eternità, certi patti con il Diavolo...



La magia del bianconero, il linguaggio s’intende, non ha bisogno di molto per definirlo. Certo per i minchiapixellisti o digital generation una tragedia, abituati alla Prostituta di Babilonia incarnata nel “colore”.
E quando al bianconero associate dissolvenza e musica non ce n’è per nessuno altro medium che restituisca incanto e poesia: cose che i summenzionati contatori di pixel potranno mai intendere. Peggio per loro

Emotion
Photographer site


Man fotografo sin dal 1969



date » 29-03-2019 10:21

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tags » telefonini fotografici, smartphone fotografia, digital generation,



Once upon a time, the biggest problem with camera phones was the camera itself. One of the world’s first camera phones, the J-SH04, was released in 2000. Boy have we come a long way, right? It could shoot tiny 0.11-megapixels images. It went up from there...

Smartphone uber alles

I libri di Man




Abstract here to speak of books, and their reliable soul, when everything around seems to fall



Nella stanza “bunker” dove ci sono pure le Olympus, su la mensola la sfinita C 5060 Wz dell’archivio fotografico e di ciò che vedete su Getty Images; le analogiche Rolleiflex Yashica Electro ancora funzionate dopo più di cinquant’anni, poi cavalletti stativi dietro la porta, di fianco il divano la borsa con dentro le ottiche Olympus con la gloriosa E1, E3, E510. E più in là una borsa metallica (quella che serviva ai fotografi a bordo campo per starci seduti sopra e molti filmati d’epoca ne dànno conto) servita il giorno che il Presidente Sandro Pertini (un grande) nel post sisma ottanta venne ad inaugurare la tanto attesa Università di Basilicata (dove zitto zitto pure abbiamo tenuto lezioni di fotografia ma non ditelo a nessuno). E ora nella scatola metallica, passata per borsa, c’è di tutto e di più compreso una mini livella: quella da muratori che uso per riproduzioni. E piena di filtri Cokin con ancora attaccato il prezzo in lire, costavano all’epoca un botto e pure di plasticaccia ma con allure della griffe francese e made d’un fotografo, favore di un fotolaboratorio (un giorno venne a tener lezione tale Lanfranco Colombo da Milano, che rimase di stucco davanti le mie trentaperquaranta bianconero, lamentando solo che, noblesse oblige, erano stampate su Politenata e non su Baryta Ilford che pure usavamo) colore del Vulture che adesso non c’è più.
Bunker con il tavolo, a latere televisione panoramix, e l’immancabile Mac, noblesse oblige pure qua, che fa il paio nell’altra stanza del figlio grafico di Sky. Mentre il portatile Winzoze come uso dire, dell’altro figlio l’usa come…televisore: digital generation.
E ancora bunker (spesso dico ai profani che vi entrano di comportarsi come si va in chiesa e il grafico figlio fa l’esatto opposto, chissà di chi ha preso…) della mia Cancelleria lo scaffalone dei libri e paio del dirimpettaio, con Enciclopedie e saggistica fotografica, sopra la mensola fianco a fianco alle Analogiche macchine cui si è detto. Ma più in là, nella nicchia ricavata che prospetta la cucina (non di solo pane vive l’uomo, no?) altra scaffalatura di classici e su tutti la Storia della Letteratura Italiana e Storia della Fotografia per i tipi, uso dire, della Einaudi. Vero che anche il comodino ne è pieno, finanche la testiera del letto, una volta fatta, come minuscolo scaffale, a contener libri anzi la notte. E riviste fotografiche a tonnellate che un giorno ho regalato alla Biblioteca Nazionale del Capoluogo della regione che si (s)fregia alla Giano bifronte di due nomi: uno aulico l’altro da servo curiale bizantino. Biblioteca dove c’è un piccolo reparto di classici su la Fotografia che ottenni all’acquisto con le “buone” dal direttore, che non fiatò anche perché quando doveva riprodurre sue cose le voleva solo e soltanto da me, sebbene fosse circondato di impiegati “fotografi” o in città da fotonegozianti che si fregiavano del titolo, uno addirittura cacagl’ o balbuziente come Ernesto Salinardi, ladro di fotografo; e un giorno lo vidi fasciato la mano armeggiando, immagino volesse aprire come scatoletta di sardine, il suo pisciatur’ (pitale ma qui in senso lato) Nikon digitale che odiava da cacagl’ come tutto il resto).
Libri che quando c’è stato e per molti anni il cielo congiunto alla linea dell’orizzonte con in mezzo chi scrive, e del tutto innocente, han fatto compagnia più e meglio del pane che a volte è mancato per la pusillanimità di “certuni” che oggi sono stati rinviati a giudizio. E poi certi altri, sodali di quelli, non pensano che il Tempo è Galantuomo. Sempre!

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