manunzio.it logo




Reportage? E perché mai…

Civiltà dello spettacolo "The show must go on" è la cinica lapide per l’odierno vivere, ancor più in mano a certi minchiapixellisti senza passato presente e futuro: Orwell docet. E c’è gente (disonesta a pagamento) che è convinta che la fotografia poi fotografi la “realtà”: su questo non spendiamo più neanche l’aria da respirare.
Messinscena, come quando Chavez in conferenza stampa della sua rielezione disse ad una impaurita Paola Newton, forse per caso giornalista, che il “teatro" degli eventi in Liba era stato ricostruito e girato altrove nel Doha e spacciati per “vero”. Senza troppe pippe per chi ne vuole qui c’è un link molto esausitvo circa il “vero” e nel reportage…che se pure il mitico Capa: già e perché ma scelse a nome d’arte, ecco, ed in italiano regionale (!) la “capa”?

The Problem Isn’t the Photo Contest, It’s Us

Man
Fotografo sin dal 1969

Ps. Va da sé che chi conosce grammatica&sintassi (e Storia) della Fotografia potrebbe e raccontare con le figure retoriche, come spesso facciamo noi, e senza neanche andare su posto: dice ma allora è un "falso"! E cosa se tutto è barzelletta per i teledipendenti a telecomando?



"Giornalismo grafico, un reportage in cui fotografia e fumetto si alternano, dialogano, si mescolano. Coconino Press-Fandango, in collaborazione con Medici senza frontiere - dopo il grande successo in Francia e negli Stati Uniti - edita in Italia Il fotografo (formato 23x30, 280 pagine a colori, 29 euro), la cronaca di un viaggio in Afghanistan in tempo di guerra attraverso le immagini del fotoreporter Didier Lefèvre e i disegni di Emmanuel Guibert, uno dei più importanti autori della nuova scena del fumetto francese.

Luglio 1986. Lefèvre parte al seguito di un'équipe di Medici senza frontiere diretta nell'Afghanistan dilaniato dalla guerra tra sovietici e mujaeddin. L'obiettivo è individuare un sito dove allestire un ospedale. Il fotografo non sa nulla del mondo in cui viene paracadutato e gradualmente cade sotto l'incantesimo dell'Afghanistan. Da quel viaggio Lefèvre - morto poi nel 2007 per un infarto - torna con più di 4 mila scatti in bianco e nero, ma solo poche immagini all'epoca vengono pubblicate dai giornali. Guibert, suo amico d'infanzia, ascolta il suo racconto, usa le foto come vignette e riempie i vuoti della narrazione tra uno scatto e l'altro con sequenze a fumetti, basate sui ricordi di Lefèvre e sulla registrazione dei suoi commenti a ogni immagine"

Link

search

pages

Share
Link
https://www.manunzio.it/diary-d
CLOSE
loading