Manunzio


© Gordon Parks


"Do you ever wonder why one person gets chosen over another, or how a story comes to be told in a certain way? Well here’s something that happened to me recently that gave me new insights about how choices are sometimes made and what it tells us about the people who make them.
In 1961 Gordon Parks went to Brazil for Life magazine to shoot a story about poverty in the favelas of Rio. Parks was famous, the first black photographer to shoot for Life magazine and a consummate storyteller with a camera. His assignment was to photograph a family, concentrating on the father, to illuminate the conditions the family lived in. Through the Life office in Rio, Parks was connected to a family, and he began working on the story.
But the more he shot, the more he found himself concentrating on a different family member, a young boy named Flavio, the eldest of eight children. Flavio, then twelve, was painfully thin and suffered from severe asthma, but something in him connected with Parks and Parks began to concentrate his pictures heavily on the boy. When the Life office heard about it, they tried to get the story back on track. But Parks worked hard to convince them that he was right to concentrate on Flavio, and ultimately they agreed. For twenty days, he focused his camera on the boy, and in the end, he brought home a rich trove of beautifully humanistic images that showed the poverty of the Favelas but also the humanity there."

Gordon Parks, Flavio and Me


Pochi elementi per un grande fotografo qui Gordon Parks, cui pregio è di richiamare (personalmente) momenti analoghi sebbene in un’altra epoca o se vogliamo spazio-tempo, di pomeriggi all’aperto (la strada estensione della propria abitazione paterna) infuocati quando gli anziani a refrigerio solevano bagnare la polvere della strada non ancora urbanizzata di asfalto, di modo che l’ombra che li riparava consentisse di trattenersi in chiacchiere, e noi di continuare nei giochi, nel ricordo di un amico che gli avevano amputato una gamba come nella foto


Percezione d’onda

Luminosa ogni qualvolta una fotografia in bianconero si apre davanti gli occhi e ne sveli il giorno. Intuisco perfettamente un altro tempo. Mi spiego. L’aria che oggi è carica di ogni “ben di iddio” pollution direbbero gli angli, meglio inquinamento da nano particelle mortali a dirla tutta, lo si constata nelle giornate ventose: quando finalmente la caligine urbana, estate inverno è solo questione d’intensità, il particolato dissolvendosi lascia l’orizzonte limpido, che a tratti pure fastidiosa tant’è la luminosità, almeno per chi ha occhi chiari (retaggio di ormoni nordici alla conquista del Mezzogiorno tout court) un tormento.
Sicché nelle fotografie "passate” questo è evidente, ancora una volta, percepibile con il sole che modella forme e corpi. Certo è anche una questione, diciamo anagrafica, e d’una memoria fotografica ben diversa dall'odierno bestiario umanoide. Infatti esistesse una paleografica stratigrafica delle sensazioni, ecco, si potrebbe (ri)portare alla luce e senza indugi il Novecento che è stato

Gordon Parks

Man fotografo sin dal 1969
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