Manunzio


© Photo Ernst Haas


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Ernst Haas

Man "ragazzo di bottega"



Lo chassis per la sienove misura standard per ritratti e simili era caricata in completa oscurità, e per l'orientamento, ossia l'emulsione sensibile faccia obiettivo da ripresa, fungevano delle tacche sui bordi della pellicola. La posa era tutt'altro che semplice dal punto di vista tecnico ché oltre i lati invertiti destra-sinistra era altresì capovolta a testa in giù; allora per la composizione veniva utile la quadrettatura del vetro smerigliato per i fuochi oltre ad una “sagoma” disegnata a vetro per centrare il soggetto. Quando poi tutto era tecnicamente pronto allo scatto bisognava impartire un “comando sintetico vocale” a che il ritratto assumesse la giusta espressione e con occhi aperti, facilitato dal fatto che la posa avveniva in luce artificiale

L'autoritratto da “ragazzo di bottega” (chi scrive) primi anni Settanta secolo scorso. Più che altro a mostrare la scala tra ritratto e macchina da presa, con scatto a “peretta” sì proprio come gli albori della Fotografia, gli atelier della Parigi d'antan. Si perché la posa era come il rituale (sacro) del caffè mattutino al bar con amici. E per questo ci si affidava a mani che sapevano il fatto loro.
E s'immagini che lungo la Pretoria, prende nome dall'accampamento romano, o più comprensibile Main Street cittadina si contava gli studi: Cavalier Corrado, Foto Gennaro eclettico che espone quotidianamente su la sua bacheca lungo il “salotto” buono o lo struscio del Centro storico pretoriano sue irriverenti pose bianconero. Poco più in là Foto Lampo dove ero “ragazzo di bottega” studio e cronache cittadine in sedicesimo alla Publifoto di Carrese; poi un suttan' o spelonca di molti gradini a scendere dal piano strada, ancora Foto Bucci cui si è già detto altrove, e da presso Foto Paolo, alticcio eppur lucido, lo studio gli serviva a dependance ché il prospiciente Bar Brucoli il suo avamposto: giorno e sera per trecentosessantacinque giorni. Su la Piazza del Sedile, cui nome ricorda appunto l'antico “seggio” comunale, Foto Romano che per arrivarci bisognava entrare in una corte e poi la ripida scalinate, antingresso la bianca vasca per il lavaggio dei cartoncini bianconero, e trovarsi al cospetto di una tacca e mezza, o articolo il la misura, ecco, dei due fotografi. E slargando verso l'edicola del Santo Patrono, dinanzi il banco di Napoli, Cenzino (Vincenzo) Bianchi forse il più elegante di tutti i fotografi del Capoluogo, in camicia cravatta e capelli alla Von Karajan nel turbinio di un “mosso con brio”. Peculiarità di Cenzino, ma anche di Foto Paolo, il flash immancabile teutonico Metz in livrea da questurino grigio-verde con “palle” (indicatori simil a quei diavoletti dondolanti in fiale di vetro che ci mostravano a scuola a sostegno della Fisica del vuoto) tenuto staccato dalla Rollei con la mano sinistra, quasi a spiovere dall'alto e pressappoco 45° gradi a simulare la luce solare. Un funambolismo non da poco.
E infine vicino le arcate dell'Arma dei Carabinieri, ecco, la faccia di tagliagole lo sguardo torvo, i fratelli (!) Foto Agostino dall'aspetto di zllus' (a mezza via tra lercio il poco curato aspetto nei gesti e nei panni, sempre gli stessi). E stavamo dimenticando Foto Tonino Mancino alto allampanato dalle gambe che avrebbero gioito di una...convergenza. A vederli tutti, tranne i zullus' cui s'è detto, mentre prendono (meglio prendiamo che c'eravamo) il caffè davanti la Chiesa del Sepolcro, immancabile ricettacolo di Frammassoni e d'altronde l'interno a giorni dispari conserva in sedicesimo copia del Cristo velato, originale alchemico in Napoli nella cappella dei Sansevero.
Caffè o della quiete prima della tempesta...ché poi entrati in Chiesa avessi voglia a sgomitate: anzi mazzate da ring e Rollei che volano su le teste di altri colleghi (perché gli ha fregato i clienti così al volo) davanti a “cresimandi” famiglie e varia umanità presente alla sceneggiata. So' fotografi ruspanti di provincia...e pure loro tengono famiglia e territori fisici cui è spartita a tavolino, roba che manco la Mafia..., la Provincia della Lucania, che scritta così è più figo o più esatto etimologicamente, semmai alla prossima...

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