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Non so da dove cominciare perché mancano le coordinate per articolare una qualche “riflessione”. Certo è che da un po’ davanti un’immagine (cartolina o reale scorrere quotidiana vita) qualsiasi provo una sorta di smarrimento, che non trova appiglio. Sono soprattutto quelle in bianconero che per loro natura ti costringono ad “immaginare” di più. A volte immaginare, meglio immedesimarsi, in ciò che si vede: cosa avrà visto Tizio o Caio mentre veniva fotografato? Cosa gli passava per la mente? Fotogrammi mentali di questo tipo.
Se poi sono immagini dell’infanzia (in sorta di legge della ricapitolazione) vissuta: tombola! Quando infine le immagini si fanno drammatiche, allora allo smarrimento s’associa una ipoventilazione alveolare e nodo alla gola, e vorresti gridare ma non è possibile.
Che strano mestiere si è scelto (!?) ci ha avvelato in modo sottile l’esistenza; come cecchino che non ne sbaglia una oramai vorresti trovare un po’ di requie ché non se ne può più

84 scatti di follia e di speranza nelle fotografie di Vallinotto

«Io mi dicevo: se vedo i merli dalle finestre, vuol dire che sto bene e a posto con la testa, se invece il cervello era tutto confuso, dipendeva dai giorni, era per i farmaci che mi davano». Angelo è un sopravvissuto. Uno di quei bambini che hanno passato l’infanzia in un manicomio"

“Se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?” Luca 23, 31

Man fotografo sin dal 1969

Ps. I matti li ho ripresi e a tutt'oggi mai pubblicati ché i fotogrammi sconvolgono anche me


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