Manunzio



Coronavirus delle mie brame

Non ritorniamo indietro ad occuparci di qualcosa mai esistito se non via Stampa & Regime. Tuttavia se “evento” si è trattato qualcosa deve pur dirci, anche alle nostre latitudini di “addetti alla fotografia”. In breve la coperta Covid-19 è tutt’altro che corta, anzi. È una grossa partita a scacchi. E tra queste mosse ben si inserisce una vicenda tutt’altro che peregrina, casomai a tutti gli effetti cartina di Tornasole di un Kapitalismo terminale quanto meno nelle forme sin qui “conosciute”.
Sia come sia è del tutto ovvio e naturale che il summenzionato altro non è che un Immagine, luciferina senza dubbio, che si moltiplica alla velocità della luce infernale che un banale virus (più di sen fuggito quanto lab) gli fa un baffo.
Immagine si è detto, e di convesso chi le spaccia per il terraqueo del Unico Pensiero, da un McDonald’s a Windows Apple Google e via enumerando. Immagine prodotte da fotografi, si vabbè anche un ragazzino con iPhone, che strutture ino +cul+ano in miliardi di teste per lo più vuote già di vuoti a perdere. E sin qui si potrebbe dire transeat: prima RM (fotografie pagate in base a ciò che si intende farne) sempre più Royalty Free (pochi spicci pagati per farne uso in Eterno) poi manco più questo. E il richiamo all’Agenda malthusiana Covid-19 non è casuale, tant’è che il morente Kapitalismo non ama più nessuna regola sentendosi, meglio immaginandosi, nella parte di Homo Deus come certi libri di aberrante narrazione dicono: contenti loro che dire di più? Noi siamo d’altro avviso siam bombaroli come ci ricorda ancora il buon Faber

Agenzie Stock fotografie

Nb. RM sta Rights Management mentre Royalty Free l’acquirente con poco centesimi acquista in Perpetuo l’uso dell’Immagine, che a sua volta rivenduta o ceduta per tresche indicibili, finisce in ogni dove pubblicitario



Ps. Come tutte le merci anche l’Immagine fotografica, meglio sarebbe fottografica dal verbo fottere tutt’altra anatomia normale, quanto è soprattutto retrostante, raggiunto l’ipersaturazione della domanda offerta per sopravvivere deve tagliare i “costi” nel caso: perché si pagano le foto e loro proprietari di copyright?

Pss. Nell’elenco dei “donatori” son esenti certuni, fotografi profumatamente pagati per questa o quell’altra mission del tipo, metti caso, il Call annuale della Pirelli che, nel caso, di certo non va a pescare nelle Stock Agency: la classe elitaria non è Discount


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Vuoti a perdere

Giano bifronte, una discesa vista da basso è pure sempre ineludibile salita. Il sazio non crede (si dà ragione) al riun' (digiunante ob torto collo). E via di questo passo. S'intende dire che a fronte di una “scientificità” di quella e sola angolazione, veicolata dal mainstream(ing) vi è purtuttavia un universo di possibilità, se ci si ferma all'aspetto puramente fotografico. Ma siamo, come si scrive a giorni dispari, nell'universo-mondo fottografico, che è tutt'altra cosa. Fottere manu militari, cui essenza basa sul primordiale concetto di Proprietà privata (privare v. tr. [dal lat. privare, der. di privus «privo»]. – Togliere a qualcuno qualcosa che è suo, renderlo privo, mancante, sprovvisto di qualcosa che possedeva, che gli era proprio o a cui comunque aveva diritto. Enciclopedia Treccani) . Pare lunga la cosa stamani, eppure qui di “dualismo” si parla e va da sé in termini, per l'appunto, fottografici. E di donne sfasciate per mille ed un motivo. Ordinarie non certo la Upper Class che ha tutte le metodiche ante e post partum per ritornare in “carne” come prima e più di prima. E la dice lunga la chiosa in quel: “Together let us always remember: You don't need to 'bounce back'”. Anche così i satanisti globalisti, attraverso un atto di “natura” instillano la decadenza tout court. E quasi sembra udirli questi nostri, come dire, suggeritori dal retro-pensiero luciferino: “Ma che te frega...”

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempre. Ignazio Butitta


Man fotografo dal 1969
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