Grande Oriente d’Italia senza scomodare il venerabile Magaldi s’intende, quanto piuttosto oggetti di foggia orientaleggiante che intrigano. Piccole cose come al solito e senza null’altro che “fantasia” al netto di più di cinquant’anni di mestiere…e di sti tempi di minchiapixellisti d’accatto improvvisati e pure, pensa te, con paginettina a web! Munnezzaglia o liquame che dir si voglia: senza arte né parte tanto basta una CaNikon e il resto, mancia come diceva una volta Gabriele Agamennone oggi settantenne e nonno, che negli anni Settanta secolo breve, veniva a bottega (fotostudio Agenzia Lampo alla Carrese d’antan) con fustino vuoto di candeggina e chiede il bagno per la stampa, così in pieno inverno con neve e scarpe da ginnastica: oyeee.
Oriente va, rimestando pensieri e fantasie con ciotolina di riso bottiglia a motivi, un’altra volta, orientali e due bacchettine da riso che non si è mai capito come capitate in casa Manunzio! Poi altri interpreti e tra cui una bella e sinuosa bottiglia, bicchieri blu cupo e tant’altro ancora.
L’immagine finale, tuttavia, si è poi concentrata su ciotola bottiglia bicchieri e bacchette. Già ma lo sfondo? Avevamo comprato uno di quei stuoini altrettanto orientale da sistemare su fondo giallo, effetto decisamente buono e alcuni scatti lo confermano. Senonché poi rovistando tra i fondali (scampoli di stoffa comprati su bancarelle) ecco la soluzione finale: tono su tono di un blu dominante.
Quanto alla la luce è la solita di finestra, dopo l’acquazzone impossibile di un Novembre prossimo a terminare, del soggiorno mentre i famigli ancora dormono e ci moviamo regolarmente in panciolle sorseggiando caffè preparato con cura maniacale, prima dello scatto finale

Man


Ps
Le immagini a corredo sono state trattate in Lightroom enfatizzando il tutto per conferire una certa aria orientale, parto senza dubbio della fervidissima fantasia di Manunzio, ma che altri manco sanno cosa sia interessati a rifare (fotocopie di fotocopie) da sera a mane lo stesso stillicidio di morti in metropoli che camminano: lato traslato e fate vobis. E le raccontano svergognati a radiofoniche webcast, senza manco nesso grammaticale!

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Rolleiflex


I confronti sono, comunque, sempre arbitrari. E così la Rollei traguardata da un iPhone4 di chi scrive a sua volta ripreso da iPhone7 da Alessandro Annunziata: due epoche a confronto, meglio dall'Analogico al Digitale come Sole e Luna

Abstract
myth of Rollei the camera made in Germany that immortalized life of million of people, camera of many reporters that have make the History of Photography


C’erano tante cose per abbandonare gli studi inizi anni Settanta del secolo trascorso. E anche perché un mio amico, lasciate anche egli penna carta e calamaio, mastriava (lavorare) da fotografo: allora il passo fu breve e saltai, ecco, dall’altra parte per diventare fotografo e con la Rollei in primis al collo.
Rollei ecco, ma non si deve immaginare che la cosa fu immediata, poterla mettere al collo, tutt’altro. Anzi ci è voluto un anno da sguattero: sì proprio così, a lavar pavimenti e vetrine dove i fotocolor a far specchietti per allodole. E ne venivano, non allodole, ma clienti. Si perché le macchinette fotografiche, molte le Bencini italiche, con pellicola nei loro scatolotti o borse (riposte in armadi o cassettiere semmai insieme al corredo…di famiglia) immortalano le classiche occasione (nascite comunione matrimonio vacanze) da mettere, in formato settedieci, negli album di famiglia a ricordo. Provatevi con gli smartphone che se…tutto va perso. Oh che bella invenzione virtuale di un Mondo altrettanto virtuale, come può esserlo Matrix. Ma non divaghiamo.
E mentre tolgo la polvere da scaffalature, non visto apro l’armadietto della flotta Rollei: una decina e su tutte spicca la F 2.8 del boss del Laboratorio Cine Foto Lampo (Agenzia Fotogiornalistica con Saro Zappacosta giornalista alla Vincenzo Carrese alias Publifoto per capirci, e mica solo Milano, via).
Girare la manovella d’avanzamento film e arma otturatore-scatto e traguardare attraverso il mirino…mentre Luciano il senior di noi fotografi in erba guarda sorridendo mentre dà i primi consigli tecnici; altro che il boss gelosissimo del mestiere (una volta lo si sarebbe pagato perché insegnasse il mestiere alle nuove leve). Molte altre cose troveranno spazio, forse, nelle prossime puntate…

Man


Rollei

L'avventura di Vincenzo Carrese e di Publifoto

Bencini


Ps. Usare la Rollei 6x6 è anzitutto questione di spina dorsale, si, e della particolare curva che assume nel fare corpo unico con la fotocamera: basta osservare (visto il revival amerikano) la persona che la porta al collo e rendersi conto all’istante se trattasi di professionista o squallido dilettante. Altra cosa la visione di “panza” proprio così, all’altezza della cinta o cintola fate vobis. Certo poi bisogna portare la Rollei all’occhio non prima di aver ribaltato, semplice pressione dell’indice, lo sportellino superiore lasciando solo una cornice per l’inquadratura finale (stessa cosa su Hasselblad) e fuoco a immagine invertita: destra-sinistra-destra. Per i reporter, che traguardavano solo ad altezza d’occhio, uno specchietto interno al pozzetto del vetro smerigliato per la messa a fuoco, in caso di necessità e agendo su la manopola laterale del fuoco…non proprio come Srl però l’obiettivo era centrato

Pss. L’impossibile lingua ‘taliana contemplava due diverse grafie: obiettivo ed obbiettivo. Il primo quale fine il secondo come “lente” poi si vede che quelli della Crusca il sedicesimo de l’Académie française che sovrintende l’altrettanta impossibile lingua francese, han pensato bene di “amalgamare” il tutto. Anche se né l’un né altro è più d’uso poiché sostituito dallo yankee “lens” all’amerikana (kappa kome killer). Insomma dalla padella alla brace (barbecue?) vabbè arrangiatevi e non se ne parli più!

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