Manunzio



Una giornata particolare

Ogni tanto bisogna staccare la spina o questa stacca noi. E così novello Don Abbondio più con il breviario in mano, brevi pensieri ritmano la strada dei quattro passi, prima di alzare sguardo su d’un avviso, e di fotografia: bella idea. Si perché nel pomeriggio, dice l’affisso, su la strada dei passi perduti, ecco, c’è negli inusitati panni del prof Luciano Pergola (settantenne che non pare) a illustrare macchine fotografiche appartenute all’Ing. Maurizio Leggeri passato a miglior gloria. Volete voi? Eccoci all’appuntamento con signore già intorno al tavolo in cristallo satinato e ottime sedute in plastica: very nice. E se aggiungete una soft luce dall’alto: il gioco è fatto comodi e rilassati. Manca solo un bicchiere di Amaro Lucano e sotto fondo: che vuoi più dalla vita ritmando il jingle della réclame. Ma anche così non dispiace, e dopo convenevoli il passo di Luciano Pergola "ragazzo di bottega" alias Foto Bucci lungo uno stretto corridoio immette alla “teca” di macchine fotografiche già dell’Ingegnere Leggeri: Rollei accessoriata e tenuta di un lindore mai visto tanto è intonsa. Ripiano e le Nikon, Vabbè uso dire “del buon padre di famiglia” così dalle riviste di Fotografia d’antan, nel brandeggio ma qui si è sorpresi positivamente…
Canon FP che riporta alla cosiddetta arte fotografica, senza virgolette per chi intende, del sapere cosa e come fare uno scatto fotografico senza neanche l’ausilio dell’esposimetro incorporato che, nel caso, era esterno alla Photomic di Nikon: ein panzer! Tant’è che poi anche Canon dovette di necessità virtù, come l’aggiornamento del collare di serraggio più d’un semplice attacco ottica-corpo. Quando più in là comprai la prima Canon FTb (discendete dalla FP) al collare di serraggio un auto serraggio e l’ottica andava a meraviglia: doppia sicurezza che manco a dire di lì a poco la Casa madre sconfesso' introdugendo il pulsante su le ottiche per uso più rapido, Manunzio ne scrisse in lettera di fuoco alla Prora, distributore di Verona poi traslato nella Milano da bere, da impallidire i Santi del Paradiso.
Meccanica la FP che insieme alle altre della collezione Ing. Maurizio Leggeri dispone le meste labbra a sorriso in questi giorni di plastica virale a telecomando.
Un grazie di cuore al Team del Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo (CGIAM) per la disponibilità delle fotocamere Ing. Leggeri. Una rara volta che ci ri-conciliamo con il prossimo così detto, secondo le Scritture!

Canon FP
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Ps. Immagine ripresa del solito iPhone 4 "lascito" dei figli




Archivi della memoria

Serie di seipersei Rollei d'anatan riesumate nel sistemare l'archivio analogico trasposto in digitale; quando immagini simili sul finire degli Anni Sessanta erano etichettate o incasellati su riviste di fotografia nella categoria “terza età al sud”. L'importanza del casellario veniva, secondo questi maître à penser, prima di ogni altra cosa e come cassetta di lepidotteri infilzati.
Tuttavia qui preme ricordare di come, anche con una poco agevole Rollei, era possibilissimo costruire “storie” con meno di niente, poi in camera oscura il quadrotto fotogramma sotto ingranditore Durst poteva essere “tagliato” e riquadrato secondo necessità o gusto espressivo personale con tutta la “nitidezza” degli Zeiss a corredo delle Rollei. La pellicola una collaudatissima Agfapan 100 trattata nel calderone (non era ancora in uso le tank su rocchetto nylon alla Paterson) Kodak, in lunghe vasche verticali termostatate e da 35 litri di sviluppo, che a cadenza di materiale negativo bianconero trattato, si provvedeva ad integrare con pari quantità di soluzione fresca

Ps. Il formato Leica noto come 135 aveva ed ha controparte, simil colonne di Tempio, nel codice 120 che significa Rollei anzitutto, Hasselblad Mamya etc verrà dopo, e diversamente da quello si utilizzava per cerimonie in particolar modo, e cronaca tout court. E presso Foto-Agenzia Lampo dove chi scrive ha fatto gavetta, in sorta di Agenzia Carrese strapaese, a cadenza regolare capitava un giornalista che firma il pezzo poi infisso con le foto su la bacheca anodizzata della Pretoria o Main street cittadina, e il giorno seguente, via fuori sacco postale su la tratta per Bari, le pagine interne della Gazzetta del Mezzogiorno (a volte il Roma, Mattino di Napoli o Tempo della Capitale) cui redazione cittadina era a pochi metri di distanza.



Rusky Panzer

Riscoperte a telecomando dopo la Maier (fotografa prima misconosciuta) un salto nella Santa Russia sconfinata. E di un'altra “donna” pure questa cui bisognerà tessere le lodi, perché anche lei è stata “repressa” s'immagina dal solito maschio che (così la vulgata femminista alla Bonino e sodale, chemioterpizzata da cancro e che immaginava somministrare all'infame popolo, e chi la fa l'aspetti, insomma + Europa via Soros luciferino squamato ex nazista) che si sollazza nel cesso. Fantasie della Dea Madre, che comparirà a tempo debito in sembiante della Bestia: il Tempo che è maschio Galantuomo è. Sempre e basta stare svegli.
Dunque una donna dell'Est (dove sorge il “sole”) che per anni ha fotografato, s'immagina per proprio sollazzo come avveniva per la Maier. E a dirla tutta molto più sofisticata la prima (Maier) con sua Rollei o, comunque, di scatti ben composti che dalla seconda al cambio corrente, la russa Masha Ivashintsova. Ruspante e “grezza” . Insomma uno specchio che fa il verso della sempiterna spartizione: America way of life e Russia “arretrata” e agricola alla Tolstoj maniera, anche se sovietizzata da Vladimiro Ulianov Illic detto Lenin, che svernava alla grande dalle parti della Svizzera, poi un bel giorno tornato utile al Kapitale (k as killer) per la cosiddetta Rivoluzione del 1917 contro i Romanov, a telecomando tra un Cimitero di Praga o dintorni e...
Distrazione di massa e sogni di celluloide, fotografica ben s 'intende. Benedette (da chi?) donne fotografe. Consigli per gli acquisti, ora di Natale poi diman' che non v'è certezza si vedrà. E subito dopo il ritorno alla “regia” per...il prossimo stacco!
A Russian Photography Star Is Born -- 20 Years After Her Death
Fotografie interiori. Un'ipotesi su Vivian Maier
La vera Vivian Maier e la costruzione del mito


Man fotografo dal 1969

Ps. Se ammesso e non concesso la Maier è prodotto Cia & Mossad, nulla vieta di pensare che la Ivashintsova a rigor di logica e contrappasso del Kgb, gli espion russi cui fila proviene anche Mr. Putin, e che Iddio ce lo conservi



Acqua calda, sì, ma non troppo

Infatti solo per il primo bagno: ok non si parla di mare e annesso “lavaggio” acquatico. Qui ci si riferisce al trattamento fotografico del 135 (detto formato Leica per ovvi motivi diciamo di copyright) e 120 altresì detto dalla primigenia che l'inventò, ossia Rollei, poi a seguire Hasselblad Zenza Pentacon Mamya solo per citarne al volo.
Materiale analogico da trattarsi nelle mitiche tank Paterson e sue rocchetti impossibili in nylon. E per i fiorellini appena sbucati, quelli che vengono abbindolati dalla giostra per gli acquisti corrente bianconero ché il digitale non tira più, prestate orecchio. Infatti le prime spirali dove avvolgere in completa oscurità (!) le pellicole poi da trattare, erano senza “rampa” di innesco. Poco male per il 135: una tragedia per il 120, da scartocciare al buio e provarci non senza ripetuti astemma (imprecazioni o meglio blasfemia a questo e quel santo non meno che le terga di mamme terrestri e celesti!). Tant'è vero che la Paterson poi venne in soccorso con spirale alettate “giganti” dove far passare alla grande sempre il 135 e senza blasfemia accessoria il formato 120. Altri tempi.
Ora saltato a piè pari il consiglio per gli acquisti (se uno sta da mane a sera a smartphone e detti “social” e a mai visto de visu il Mondo in bianconero, l'unica cosa che capisce è il trandy la corrente moda bianconero by Usa e getta per l'appunto) il processo di sviluppo dell'argenteo rullino 135/120 è una relativa passeggiata: leggasi il Negativo di Ansel Adams o vecchi tromboni alla Feininger “Libro della Fotografia” dove pur ci siamo formati su quando era l'unico modo ante Internet natu, libro in traduzione italiana e che non cambia codifica binaria tipico dei vari OS ma che si può leggere e senza alcuna presa di corrente (!) da qui all'eternità. Potenza della carta stampata!
E dunque trattamento chimico/alchemico che prevede uno sviluppo bagno intermedio di sola acqua, o secondo certuni canoni addizionato con Acido Acetico Glaciale: na puzza indicibile! Infine il fissaggio, che diversamente da altri canoni, non è come per il trattamento carta carta fatto di un pre-fix o chiarificatore, e fissaggio finle: na rottura di...
E invece cosa accade per il revival dei cretini in bianconero che fa tanto moda? Alla vaschetta perfetta di Paterson, cui inserire più spirali/film contemporaneamente, di base due 135 alla volta, han tirato fuori uno scatolotto en plein air. Vabbene ma il costo è di 150 euro, poco più poco meno. E con quella cifra comprate una multi tank Paterson, cilindri in plastica graduata per chimici e...vi divertite anche! Gioco come altro così vi vogliono la giostra degli acquisti.
Ah già sti furbacchioni di “invetor” scoprono l'acqua calda, si, perché una soluzione originaria era la vaschetta Agfa Rodinax Daylight: niente di nuovo sotto il “sole” massonico si capisce!

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Libidine voleva all'epoca di trasmissioni via telefax degli avvenimenti di cronaca, già anatra zoppa la fotografia rispetto al tubo catodico, tout court quando i reporter in zone di accadimenti rientrati in albergo, nelle toilette attrezzate per l'abbisogna si apprestavano allo sviluppo del bianconero da teletrasmettere: i più very fine con trasmittenti portatili plugin e presa doppino telefonico mentre il resto della ciurma si recava presso trasmettitori pubblici e/o di sedi distaccate dei giornali per cui lavoravano. E c'erano tecniche, rintracciabile su vecchi numeri di Progresso fotografico e Tutti fotografi così a memoria, con doppia libidine e fiocco per trattamento del rullino 135 già nel suo caricatore (!) in bicchiere (!!). In seguito e con tank ordinaria il prezioso e azzeccatissimo Mono-bagno, vale a dire sviluppo e fissaggio contemporaneamente: terminata l'azione chimica del primo interveniva il secondo. E la Ornano chimica italiana in Milano (dalla stazione centrale si vedeva il cartellone pubblicitario) offriva il suo Monofino ST 47...quarantasette? Ah bella questa, si, perché nella Smorfia è...il Morto che parla!

Pss. Si è detto che il trattamento del bianconero è in tutto e per tutto assimilabile a rito alchemico, da perdersi solo all'inizio per le innumerevoli variabile, Ansel Adams docet, e diluizioni e marche e scuotimenti di tank e l'ibibente finale il bagnetto della pellicola per essiccazione perfetta e senza macchia di calcare: temerario e temibilissimo per il piccolo 135, inutile e fuorviante per il gigante 120 alla Tazio Secchiaroli e dei Paparazzi di tanti estati fa!



Paradigma

Adesso che la “bella stagione” avanza, facendo i debiti scongiuri si sa mai, mare sole ma pure laghi e therme: ahh benedette vacanze per chi se lo può permettere, e noi siamo tra quelli che aspettano da un decennio!
Sia come sia la bella stagione è anche luce più del dovuto. Ora che accade? Da un po’ di tempo in qua vi è il “vintage film” époque a farla da padrona perché, guarda un po’, il digitale di michiapixel non tira più: solo il pixel digitale? Allora la giostra degli acquisti “revival” rifà un salto indietro a ripescare la pellicola analogica che aveva “giustiziato” giorni prima per il digitale più manipolabile da Cia&Mossad Facebook/Analytica…
E vedi, quindi, schiere di ragazzi con dovizia di barba (sembrano talebani che proprio per la barba di Allah si doveva sconfiggere!) intraprendere una serie sterminata di tutorial via Youtube a spiegare questo e quello. E già l’Analogico film è un'altra lingua! E l’inglese fa ride, oltretutto non è questo. E’ a tutti gli effetti un ritorno agli Anni 70 60 50 40…dove tutto, ma proprio tutto era in bianconero. E dite voi con gli smartphone camere digitali e compagnia cantando, ritornare a ragionere prima dello scatto: ma si può? Certo che no, a meno che in qualche Lab Cia&Mossad inventino un “vaccino” dell’oblio presente (!) per un salto nel passato. Barzellette, cazzate. Se tutto, ma proprio tutto passa su gli schermettuzzi di cellulari grandi piccoli e mezzani (medio). Da ridere.
Uno già non sa il proprio nome…ehi Siri come mi chiamo. E questi se no lo sai tu…il buon telefonino morsicato.
Che s’adda fa p’ tené a galla ‘o sistemm’. E accatatvill’ na machina analogica e ce mettit’ arind’ na pelliculella: janc e nire che è chi bell e fa cum’ dicene i ‘merican’ “very fine” o a culur ma, attenziò battagliò è asciut’ pazz’ o padrone, sulamente trentasei scatt’ p’ chill’ ca tenghen’ a Leica e sore vicine. Chillat’ ca’ tenen’ Hassebland’ e cumpariell appress’ ca fa tant’ Prufessur’ e fotografie sul durc’ scatt’: eh all’ananema da M…

How to Get Over Early Hurdles in Film Photography

Manunzio fotografo sin dal 1969



Matrimonialisti

Ve ne state a guardare il vostro video su Youtube quando: zacchete la réclame che spegnete subito. Però stavolta…è Sony che presenta sue digicamere per mezzo dell’occhio del fotografo, in caso di specie italiano! L’ambientazione dovrebbe essere sul Lago di Como, Maggiore Minore…ma che ce frega. L’atmosfera è quella giusta di una giornata di nuvole poi “colorate” di grading à la page. Il video.
Fotografo avec le fisique du role in barba e capello corrente che fa Ottocento style: mah! Vestito di scuro come s’addice al momento del matrimonio, dove tutto ma proprio tutto gira intorno alla sposa: il mondo ancor più oggi è donna…c’avanza più d’un dubbio ma non sottilizziamo almeno qui.
Perché se ne scrive direte là fuori (ancora vivi)? Certo non per Sony che ci sta sui c… questo no. Quanto per quei giochi di rimandi che lo spot mena per l’aere di nebbie. Quando negli Anni Settanta venivamo lasciati (dal boss Agenzia Foto Lampo unico che aveva l’auto) in sperdute masserie di paesi nel circondario. A casa della sposa (!) e senza sale ristorante, casomai un bar locale un po’ più grande e manco questo come accadde per il matrimonio dello zio: in campagna non ancora à la page anche qui, di quelle odierne ville mezzadrili o signorili "ristrutturate" che una volta era scandalo e arretratezza (di chi?) ed oggi…vedi le grotte dei Sassi materani. Oggi very nice. Ah besenisse di un besenisse.
Scaricati, di ritorno, sul luogo e di cert’ora mattutina seguivamo (fotografando) l’intera giornata di matrimonio poco meno di ventiquattro ore con Rolleiflex e Metz in livrea da questurino grigioverde. Agfapan 100 bianconero (!) e pochi scatti a colore in rigoroso tredici per diciotto e diciotto ventiquattro Ilfobrom quello. Parsimonia di costi e inquadrature, giusto l’indispensabile senza far assumere alla sposa e consorte pose dal “rotocalco” d’epoca o corrente odierno Grande Fratello, Sorella e reality ammiccando.
Sony, infine, e suo mentore in barba e capello acconciato in tono con sue digitalcamera, e pippe, purtroppo, quando accenna ai 42 megapixel dei file, daje, o doppio slot per le card (Sony nasce telecamera…). Uniche cazzate a man salva. Il resto sono immagini molto belle d’atmosfera e di un gusto reportistico che condividiamo appieno e senza luce flash: tombola!

Wedding photographer Cristiano Ostinelli
Ostinelli site


Manunzio fotografo sin dal 1969

Ps. Dettagli del “matrimonio”? Evidente chi ne reclamizza beve e/o cirrotico cronico. Morbidezza la misura del matrimonio, tant’è vero che al posto del Planar seisei di Rollei preferivamo il “morbido” si fa per dire di Yashica Mat 124 G (!) casomai non accoppiata a Kodak film ma a 3M (ex Ferrania al corrente ri-esumata). Lasciate perdere erano i “sacri” testi di Tutti Fotografi a darne conto del mix el curatore la sezione colore Renato Macrì…e sperimentato in corpore vili!




Il blasone

A sto punto si può vendere anche la famigerata “merda d’autore” in barattolo. E di come qualcuno sardonico ricordava a web la sparizione-riapparizione e di nuovo de Lcd su le cosiddette serie M(ors o money tua vita mea) telemetro, pari a sfere blasé Cartier/Rolex per neo parvenu cinesi con occhietti a mandorla di furetti...insomma tutto tranne che oggetti per fare di certo fottografia. Sì senza refuso e nell'attesa della prossima scatola, tipo scartiloffio napoletano o del mattone dentro per chi capisce, marchiato Leica. Tuttavia sempre in napoletano vige il sempiterno:" Ca nissciun' è fess'". Sante parole e meditate gente se vi riesce a tener testa per non spartir orecchi!

Leica Uber Alles
Staatliches Bauhaus

Man fotografo sin dal 1969



Ps. La raccontò quella volta, inizi Anni Settanta, il boss dell’Agenzia Foto Lampo su la Pretoria (cardo romano) di queste latitudini, quando andò a compre pellicole Kodak da Velotto Romano a Napoli. Per chissà quale ragione imboccato un vicolo s’avvide che due “soggetti” contromano venivano alla sua volta con pari “pacco” …ci volle poco a capire fare frettolosa retromarcia e sbucare sulla Main street…e mettersi in salvo






Il sesso degli angeli

Beh certo al corrente di adoratori, e riti di sangue innocente gran parte bambini immolati non prima di stupri inimmaginabili su altari già profanati in chiese sconsacrate[/url], luciferini parlare degli “omologhi” ma buoni angeli è suprema bestemmia: vero Magaldi Venerabile Maestro?
Sia come sia pari disputatio, che tanta parte pigliava in epoche medievali, si è trasferita per compiacere la giostra degli acquisti, manifestazione satanica, e lo spirito laido più che laico del corrente vivere (!?) su pezzetti di silicio. Ma sì i famigerati minchiapixel delle digitali fotografiche. E che altre volte, i soliti giorni dispari, stigmatizziamo, non foss’altro che non c’è più nessun problema “tecnologico” fra una trappolina per topi e le ben più grandi per fotografi very nice à la page. Più che altro, gli attrezzi, per intimorire la committenza!
Fuori un momento. C’era un fotografo ma nome altisonante (Agamennone) che alle nostre latitudini riprendeva i matrimoni con una telemetro. E si dirà: ah very fine. Sta mazza, poiché il nostro non usava la Leicà (alla francese il suo si capisce) bensì banalissime point&shoot ante litteram: Ricoh G 24x36 che pure si è usato ma in altri contesti. E insieme alle Ricoh dei flash altrettanto fuori “ordinanza” Vivitar 285 al posto dei teutonici Metz. Immagini che poi terminavano sui classici, per l’epoca, ventiventicinque e (s)quoiati album dal peso inverosimile. E vedevate voi differenze con i seipersei Rollei e sempre all’epoca rare Hasselblad?
Disputatio, di ritorno, che oltre al tempo perso non va oltre il fatto “meccanico”: mica so’ fessi gli articolisti che tengono famiglia, mutuo, corredi per figlie femmine che di sti tempi meglio specificare per chi intende…consigli per gli acquisti, va. Ecco

Full frame vs altri mondi


Man fotografo sin dal 1969


Ps. Molti video del magistarato Paolo Ferraro che una volta erano liberamente consultabili on line non lo sono più, poiché narrano di cose che ai padri di famiglaia mainstream(ing) non ci pieace far sapere: quieta non movere et mota quietare, no?



Un tuffo dove l'acqua è più blu


Quando in camera oscura della tante volte citata Agenzia Lampo stampavo il mezzo formato (metà 24x36) Olympus chi mai avrebbe pensato all’odierno? Sembrava che la pellicola fosse eterna…
Olympus che se mi levate le “vecchie” digitali 4/3 così pure le compatte Camedia mi togliete l’aria (roba da matti, eh!) da riuscirei non dico a vivere ma insomma…è troppo difficile a dirsi il confine tra apparato visivo “naturale” e “macchina” fotografica; cosa questa che ci permette di sorridere dinanzi l’accoppiata Jovine-Gastel ma pure Toscani nazionalpopolare, a telecomando per chi intende

A Great Moment
Un tuffo (eppur mi son scordato di te)

Man fotografo sin dal 1969







Analogica Era vs. Digitale: ancora?

Non c'è storia che tenga e lo sappiamo. Digitale che consente, quante volte già scritto, di collegare (adesso solo come metafora) in tempo reale (!?) mente-occhio-braccio operativo. Impareggiabile. Tuttavia il “fascino” dell'analogico, visto la moda retro imperante e che s'adda fa p' l'industria del consumismo, è particolare e “anti storico”.
Dunque tolto di mezzo inutile contrapposizione, è altrettanto indubbio che la manualità artigianale dell'analogico fotografico, inteso naturalmente bianconero, ha una sua precipua malia e fermiamoci qui. E tra il revival non poteva mancare il formato che adesso va per la maggiore: seipersei o formato 120 codice Kodak per Hasselblad et simila.
E chiariamo subito che lo scatolotto Hassel, concetto mutuato dalla Rollei altrettanto scatola ma “verticale” non ci ha mai preso più di tanto. E come altre volte scritto abbiamo usato il Panzer Rollei SL66: doppio peso della Hassel ma pari dettaglio marchiato ottiche Zeiss, il top. Ciò detto mentre la Hassel aveva ottiche con otturatore centrale, Rollei l'esatto contrario tranne qualche ibridazione molto malriuscita con otturatore incorporato, forse per i matrimonialisti che però usavano, a ragione, la Hassel ad otturatore centrale irrinunciabile per “alleggerire” le ombre in esterno con il flash.
Otturatore su piano focale in classica “stoffa” la Rollei, sempre di SL66 by Germany, che se guardo lo scatolotto elettronico odierno che ha il fratello con il pallino della fotografia (usa Canon digital) d'antan....siamo su altro pianeta.
Sia come sia l'essenziale è divertirsi, ancora, a prendere foto e con esse riuscire a trasmettere un qualcosa condivisibile anche per altri, esclusi teleguidati e/o minchiapoixellisti onanisti a tutto spiano per la gioia di CaNikon ma pure SonyFujifilm...per chi intende!

Analogico...trapassato

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Se ne occupa già l'articolista nel mettere i paletti all'operazione "nostalgia" e già con il costo fuori umana comprensione: con pari spesa e non solo dorso digitale acquistate le miglior full frame accessoriste di ogni cosa utile, o nel caso di pruriti estetizzanti, ecco, una "mezzoformato" digitale Fuji o Pentax




Fregola? No grazie


Portavano le macchine fotografiche, ricordo in particolare una Bencini Comet, nella sua custodia in pelle dura avvolta anche in carta di giornale! Rullino bianconero 127 “piccoletto” ricavato dal più grande 120, alias Rolleiflex Hasselblad Zenza Bronica…ma con più pose al posto delle quadrotte e canoniche dodici: come gli Apostoli! E quando provvedevo (ero responsabile del trattamento di sviluppo della Foto Agenzia Lampo che altre volte abbiam detto) ad esaminarle il più delle volte erano riprese di fotogrammi estivi (famiglia) ma natalizie (con i parenti) e altro: senza fretta ché c’era un'altra concezione (modus vivendi) del Tempo. Per cui quando ritiravano le settedieci, cartoncino Ilfobrom (più pratico e a buon mercato nelle scatole da mille fogli) smaltato a specchio grazie a lastre cromate su rotative (smaltatrice) era da parte del cliente una festa e lo si leggeva negli occhi. E non di raro che gli stessi scatti, se avevano a che fare con gruppi, si stampava più e più volte. Fotografie che poi finivano nell’album familiare a “memento”: oggi è una bestemmia ché bisogna consumare tutto subito ed in fretta. E così capisci la bocca aperta dell’amico, che in gita fuori porta su le nostre montagne ad un fontanile, si è visto immergere con gesto sbadato il suo smartphone e “stoccate” foto su scheda. Vabbé che siamo fatti della stessa natura dei sogni (W. Shakespeare) però perdere la memoria…fa sganasciare i satanisti del Nuovo (dis)Ordine Mondiale, i quali però conservano le loro fotografie in album come nei quasi due secoli da quanto c’è la fotografia: ca, dicono, nisciun’ è fesso (o fisso?). Una volta tanto sante parole dei soliti satanici governatori (in rotta ed era ora) del Mondo

Bencini_1
Bencini_2
Bencini_3


Man
Fotografo sin dal 1969



Minchiapixelisti (non se ne può più)

L’assurdo certificato o meglio: glorificato. Il Top dell’imbecillità va da sé. Infatti non c’è più nulla di cosiddetto “razionale” o la filastrocca per bambini adulti deficienti: “Tutto ciò che è reale è razionale, e viceversa Madama la Marchesa”. Tant’è che ancora oggi, e lo scriviamo a giorni dispari, non si sa in maniera certificata univoca eterna ed immutabile, cosa sia il “reale-razionale” a meno di ridurre tutto a besenisse, e manco quello.

Qui tuttavia ci interessa un’altra angolazione “reale-razionale” più da Diary, che si occupa pur sempre di fotografia, anche questo scritto a giorni alterni: vale a dire la disputa teologica ché di questo oramai si tratta, dei pixel per la stampa non offset o Hp Indigo che dir si voglia. Apriti cielo.
E dunque quanti pixel? Uno dice per farne cosa? Oh bella si ribatte quella per la stampa. Vabbene s’è inteso ma dove: indoor o esterno? Galleria very nice o cartellone stradale? Un bel casino. No qui il nostro (minchiapixellista?) che sottoponiamo a visione via Youtube si occupa di stampa da azzeccare su una white wall, bianco muro di galleria, se non proprio di domestica abitazione del probabile acquirente di stampa vieppiù digitale. Casino ancora, nebbia o fumogeni fate voi. Vero esistono formulette matematiche (siamo tutti numeri, no?) che dicono che…Resta il fatto che a far riferimento l’Era analogica, e suo cerchio di confusione, il classico 30x40 incorniciato su formato immediatamente superiore A2 più o meno era la regola dei gallerioti. Si dirà altri tempi: giusto. Tant’è vero che si potevano esporre foto, anche, in formato a metro quadro partendo dal formato Rollei cosiddetto: che poi fosse Hasselblad Mamya seisette oppure dorsi paralleli su banco ottico, sai che novità. Ma erano, ancora, fotografie a metro quadro come tappezzeria.

Quindi il trentaperquaranta che si declina in A3 e aggiungendovi il segno + quasi poco meno del quarantapercinquanta, formato Galleria.
E dopo sta filippica il video, dove il nostro da “candido” ammette che a livello A3 tra una macchina “uhm” e altra “doppio uhm” non si vede differenza: bella scoperta dell’acqua calda (noi ne abbiamo ricavato esemplari da camera 4/3 di soli cinque megapixel!) nel caso tra macchine Fuji in formato una Aps-C e mezzo formato. E andiamo bene. Stampa a trecentodipiai ahi ahi quando poi giocherellando con Pshop la massima è duecentoquarantadipai più che buona per la stampa offset analoga o digitale che sia ivi galleria.
Siché per autogiustificarsi, dice il nostro, i soldini spesi per il mezzo formato (si parla nel video anche della Nikon Z come Zorro, fantasia di markettari!) si deve ingrandire: ah. Infatti sempre a video lo vede uscire di scena e ricomparire con un discreto “lenzuolo”: solo che il nostro “candido” dice che più ingrandisci e più l’immagine va vista (!) da certa distanza. E più la distanza più l’occhio non discerne più un c…apello, oltre al fatto che a certa distanza i canonici trecentodipai sono l’atomica che ammazza la mosca! Questione di fisiologia dell’occhio paisà e fattene ragione.
Ergo l’occhio deve saper discernere nella verde (!?) vegetazione primordiale un possibile aggressore in sorta di darwinismo precoce, falso e buono a giustificare e glorificare il Kapitalismo (kappa kome killer) rapace! Verde della Matrix Bayer al 50% in ragione di poco sopra Blu e Rosso della sintesi Adittiva, rispettivamente fifty-fifty per comporre via interpolazione l’immagine finale su silicio. Trucchetti matematici.
Stampa che, e finiamo, messa a distanza e ancor più sottovetro (!) incorniciata e conseguente vista a distanza manda a fa…l’industria bellica del minchiapixel a suon di miliardi pixel: la giostra degli acquisti via. Allora vale la conta del minchiapixel non ciò che rappresenta…ma allora ditelo ragazzi. E infatti qui noi cosa scriviamo da ben otto anni?

How BIG can you print your photos? (Fuji XT3 vs Nikon Z7 vs GFX 50R


Man fotografo sin dal 1969

Noblesse oblige





Anche in tempi analogici pur di sbarcare il lunario ad ogni costo s’inventava di tutto e di più, e certi brand(y) poi: la solita infernale macchina del danaro! E volete voi? Ante cosiddetti slide show (niente a che vedere con Ppoint o l’emulo Keynote aziendali, ma dei “filmati” a tutti gli effetti, immagini fisse ma in “movimento” il loro must) bisognava usare i famigerati Carousel di Mammasantissima Kodak, o altri diaproiettori come ne avevamo e sincronizzati in numero minimo di due. Una faticaccia con Triac & ballac’ e lentezza indicibile, ma ne valeva la pena (!) quando in dissolvenza compariva la “terza” immagine: oh paisà non è che quando parlo con te bisogna iniziare sempre da Adamo ed Eva…motorizzati su Internet e se ti fa piacere cerca e vedrai, ecco, di cosa veniamo dicendo.
Erano in definitiva e non altrimenti immagini, sì, in dissolvenza da 135 o formato Leica che dir si voglia e mica mastodonti 120 detto formato “professionale” seipersei. E volete voi? Hasselblad scese in campo con un carrarmato di diaproiettore: chi l’ha comprati (regine imperatori?) e mai visto in funzione è Mistero misterioso, c’era a catalogo e tanto basta. Certo a dir vero usavamo anche un Rollei seipersei per “didattica” di poveri figli delle scuole superiori, costretti a sorbirsi l’immagine “fissa” ma seipersei e commenti di certi relatori da ammosciare anche il più turgido degli “argomenti” maschili!
Hasselblad in particolar modo spacciava sta storia dei proiettori seipersei come ineguagliabile nitidezza (!) quando poi al cinema su schermi a metro quadro si proiettava film girati in trentacinquemillimetri, e mai nessuno a dire della nitidezza (!) manco il più imbecille dei critici. Noblesse oblige quanto vuoi ma le allora multivisioni su Carousel Kodak erano, e restano, imbattibili se rimaniamo in ambito analogico. Viceversa in digitale siamo alla libidine con fiocco e contro c…E in ambedue i casi niente mai potrà eguagliare l’immagine fissa ma in “movimento” su qualsiasi streaming presente e futuro: questione di forma mentis dell’umano(oide). Certo quando i robot li sostituiranno, sempre l’umano(oide, beh ma allora…

Man


Ps. A scuola elementare negli anni Sessanta trascorsi avevamo l’obbligo (ob torto collo) di assistere alla “diaproiezione” con dei cosi somigliante a piccole stufe grigie verticali, con obiettivo e porta “filmine” la striscia di non si sa quale formato che il maestro faceva scorrere attraverso feritoie. Immagini forse di “africani” martoriati dalla fame (prodotta dall’Occidente, noi) o angelicate figure di mistici: frati suore, che ancora come l’odierno non si “accoppiavano”. E non ne ricordiamo una: sarà per questo che la legge del “contrabbasso” così chiamavamo i gironi del rosacroce dante che mi ha portato a farne di “filmine” e più generale fotografie. E pensare che mi piaceva il lavoro di mio padre: rubivecchi (la Crusca Accademia dopo b pretende manu militari la vocale o, ma lo dimo alla romana…). Senonché lassù e vai tu a sapé il Karma…

Ma cos’è questa crisi…parapa pa pà




Non a caso avvengono fatti, non a caso ché tutto si tiene basta essere realmente fotografi (minchiapixellisti go home) con occhio allenato ai particolari che fa stile.
Giovani sotto i trentacinque anni, dice Ilford, usa film ai Sali d’argento. Trentacinque due in più dei trentatré di Rito Scozzese…o di pari pugnalate a Cesare o le “cantiche” del Rosacroce Dante per chi intende. Quindi target giovani atti al consumo: niente di più. Se invece della “fottografia” fossero cucuzziell’ carote o altri ortaggi…turgidi meglio ancora! Vedete come sono semplici i satanisti del Nuovo (dis)Ordine Mondiale? Prima smantellano la Civiltà Occidentale che niente deve rimanere in piedi se non essi neofeudali: poveri illusi. Storia tradizione costumi, soprattutto differenze da eliminare in ogni modo come asserisce la zoccolona Hillary Clinton! E poi, ecco, il “ritorno” di fiamma per l’Analogico. Pura trovata commerciale: prima gli “regali” a trentenni e dintorni la Sla disoccupazione infertilità ricchoinismo a go-go, secondo i “precetti” del Giorgia guidestone richiamata a giorni alterni, e poi con l’uccello sanguinante in cul loro gli ordini manu militari pure l’analogico? Pigliata per culo ancora una volta. Se gli hai levato tutto, anche l’onore purtroppo, a questi giovani caracollanti nelle Metropolis, o loculi a cielo aperto, senza passato presente e futuro come c…aricatore film analogico pretendi fotografino? E che cosa i cimiteri? Le lande desertiche? Poveri figli continueranno a (ri)fotografare gattini miao miao, foto sbilenche come le loro vite, purtroppo, costretti ad inseguire i Robot come la réclame pessima del liquore Avena ma profetico! E rincorrere i neri che a gratis vengono nel Belpaese (formaggio per topi?) grazie alla Mafia tout court e quella Nigeriana mica amale, vedi fonti Ministero Interni.

“Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbano a lingua addutata di patri: è persu pi sempri” così il siculo Butitta poeta, aggiungendovi “l’hai fatto schiavu”. E diremmo delle Multinazionali o turbo-Kapitale (kappa kome killer) non meno morente del tutto, dei vaccini, delle droghe e non la finiamo più se non con i Rocco Siffredi e i pornoshop di Amsterdam dove si può comprare, calco, le sua “superiorità” artistica del c…aricatore analogico formato 135 detto Leica ma pure 120 altrettanto Rollei, i due capostipiti di due mondi alternativi di riprendere il cosiddetto “reale”. A proposito che cos’è questi: una volta e per tutte?

NB. Il bianconero espressione d’ingegno creativo, è lingua non certo assimilabile a filtro Instagram. Modus vivendi infatti:" Quando sono nato, la televisione, il cinema e la fotografia erano in bianco e nero e i miei maestri – Cartier-Bresson, William Klein, Jim Smith, Willy Ronis – erano tutti fotografi di bianco e nero. Io mi sono formato alle loro scuole, quindi istintivamente sono diventato un fotografo in bianco e nero. All’atto pratico, poi, trovo che per il mio tipo di fotografia il bianco e nero sia più efficace, più grafico, più forte" G.B. Gardin


Film is Alive!… But it May Have a Terminal Illness
Is film dead? Far from it according to Ilford’s latest survey
Poeta Butitta


Man


Ps. Il titolo fa il verso ad una canzone Anni Trenta (crisi e tombolone Banche 1929, provvidenziale II° Guerra Mondiale che pare oggi) e per chi ne vuole segnaliamo il link




Algoritmo non c’è dubbio, forse. Cercate qualcosa e zacchete vi capita ciò che in fondo in fondo…Arcani va mettiamola così. Coincidenze? Vabbene pure questa.
Fotografia e fotografi, storie. Ecco mo’ ci siamo. Allora la cosa si fa intrigante ché si parla di Rollei, flash e insomma cose che pure abbiam visto (e praticato) in prima persona. Un ritmo lento del narrare e di un posto ai margini dell’Italia: gli ingredienti giusti per palati fini


Ugo Borsatti - Una storia per Immagini 1
Ugo Borsatti - Una storia per Immagini 2

“Non mi piacciono i signori pixel (minchiapixellisti pure? ndr) perché io sono sempre stato amante della grana che mi piace molto…” Minuto 10.50 parte seconda



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