Manunzio

“Natura morta” traduzione letterale dell’espressione still life. Siamo abituati a considerare la natura morta nei quadri intendendo con questo termine prevalentemente oggetti in contrapposizione alla “figura” (natura viva) o ai paesaggi naturali. È però riduttivo considerare questo genere fotografico come semplice fotografia di oggetti inanimati poiché realizzare un’immagine di still life richiede creatività, programmazione, organizzazione e molta pazienza. La creatività si esprime sia creando composizioni ben bilanciate, sia risolvendo problemi pratici e tecnici nel modo più semplice possibile”
Still life

Elogio della carta
Lunghezza d'onda
Terzo movimento e finale

Terzo movimento finale

Finale seguito del precedente still life nonché la cucina stellata di chef, trilogia del saper fare un'immagine con quattro (letterale) cose, sempreché si ha qualcosa da dire, prima a sé poi al terraqueo. Ora per riparasi dal sole cosa e meglio di un ombrellone? Viceversa in città dove l'appoggiate se non d'una base ad hoc: tanto ci vuole? Ci siamo quasi, mo' a mazza la mettete da parte, al suo posto un bel pal' e fierr', abbiate pazienza ma il calembour viene da sé...Voilà un perfetto stand salon, a buon mercato; se la “signora” vi regala (?!) uno dei suoi innumerevoli carrellini porta piante con ruote che non si capisce se è una casa o una serra tutto scorre!Ciò non di meno anche un robusto stativo per luci torna utile (vedi immagine) costo a parte, tutto per evitare manovre con cavalletto a riposizionare inquadratura!
Photographers Across the US Teamed Up to Shoot 10,000 Free Headshots for Unemployed Americanshttps://petapixel.com/2020/07/23/photographers-across-the-us-teamed-up-to-shoot-10000-free-headshots-for-unemployed-americans/[/right]


Oggetti messi insieme nell'arco di tempo, come la piccola testa a sfera della Rowi di cinquant'anni fa. Le tre “ruote” a sinistra cui due di grezzo materiale a contrappeso per standarda Manfrotto, l'altra prodotta da tornitore trent'anni fa quando era difficile averne ed Internet di là da venire, aggancio fra macchina fotografica analogica e cavalletto modificato. In basso la livella di quarantennale acquisto presso uno store, letterale, ma non in formato binario almeno non all'epoca. A fianco il disco per il culo della Contax 139, ed evitare contaminazioni indebita “distanza”. Mentre sinistra tre 'ngappette, molle da bucato insostituibile come lo scotch. E quasi fuori bordo, cartone utile come zeppa logica o prosaica per livellare o reggere “invisibile” oggetti che in immagine sfidano, sì, la gravita del massone Newton, però è abile espediente scenico o del trucco c'è ma non si vede. Il resto è sorta di Ircocervo alchemico di staffe Metz, flash teutonici usati per incatenarsi a porta ombrello, ed avere la diffusa a poco prezzo quando i bank erano cose impossibili da aversi a buon mercato (su generatori luce Elinchrom o popolare Bowens anche formato monotorcia) fra i Settanta e gli Ottanta del secolo “breve” alle spalle



Elogio della carta

Casomai di carrozziere. Scotch tale e tanta l'importanza capitale, più dell'ultima minchiapixel e ottiche e c...orpi vari per chi ha mai provato a scattare un qualche still life, in immagine con iPhone antidiluviano lascito dei figli per i loro nuovi e fiammanti. Ora nella richiamata, l'abbondanza di piccoli oggetti che facilita l'esistenza umana ivi creatività dell'artista sedicente tale, tuttavia niente a paragone con una bella strisciata di adesivo di carrozziere per l'appunto (angolo sinistro alto inquadratura, sornione).
Certo questo lo si deve immagina dietro un qualsiasi scatto di Manunzio, quando mo' na cosa mo' n'altra che sta lì lì per cadere, eccoti due tre giri da carrozziere, e come per incanto blocca tutto fino a quando di santa pazienza smontate il set: in quel momento e rivedendo le immagini a monitor v'accorgente che, sì, il primo attore scenico è importante ma senza scotch...che non si beve! Less is more, no? Stavolta niente da ridire con gli Yankee, go home e vabbè il riflesso sessantottino!

Ps. Non vi salti l'unico neurone di scatola cranica che lo still life sia, sic et simpliciter, accochiare, mettere insieme, oggetti e click il tutto. Senza una matita e carta, almeno per Manunzio, uno schizzo o finanche story-board, ci perdete tempo ed entusiasmo. Still life come meditazione Zen o circonvicino la misura tra una fotografia da marketting (marchetta in antico italico era la botta della passeggiatrice seriale di notte) e una che lascia intravvedere altro non necessariamente mercificato



C'è la pausa come nella musica

Il fotografo siciliano Giuseppe Leone dice una sacrosanta verità, che poi manco andrebbe ricordata: pausa. Come di normalissima partitura musicale, così anche in fotografia, altro che “negative space” dei senza iddio a nome Yankee. Naturalmente l’unica cosa negativa è la loro miserrima esistenza in vita, di un popolo una nazione senza storia né passato. Viventi e si fa per dire in loculi a cielo aperto. Yankee che per chissà mai quale “mission” devono insegnare manu militari, però, come fare o non disfare questo e quello, in delirio di onnipotenza che, guarda caso, li sta eliminando dalla faccia della Terra, insieme con tutto l'Occidente fuori di dubbio: ossia noi altri da quest'altra parte dell'Atlantico Oceano a nome europei.
E non paia un pistolotto, tutt’altro. E proprio grazie alla loro solitudine nei loculi a cielo aperto che si ostinano a chiamare Metropolis, invece che cimiteri, nasce la loro mania di “ordinare” in sorta di still life (forse meglio dire natura morta che è meglio) il Mondo. Certo in questo sono aiutati da nani e ballerini, radiofonisti e certe fotografe senz’arte né parte, solo perché intascano soldi da Cia & Mossad, credono essere portatrici di "progetti di libertà” sebbene congegnato nottetempo a tavolino con latomisti neofeudali. E meno male che un Leone c’è: lato traslato figurato e come ve pare!

Giuseppe Leone- Storia, cultura e pellicole

Man

NB. Al minuto 17.00 Leone parla di un “progetto che stiamo portando avanti”. Ora a parte il plurale majestatis, il contenitore grigiocartonato contiene molto di più che le misere quindici fotografie della Gradizzi. E poi tranne gli astanti, cui fa vedere le fotografie si lì prodotte, non ci pare di cogliere nelle parole dell'autore Leone una sorta di “rilascio stampa” di quanto in itinere sta fotografando: vedete? Ne consegue la giustezza di quanto venivamo dicendo circa il fatto che la Gradizzi ( istruita nottetempo?) serve all'operazione “Donne del Sufismo” per tutto tranne che per scopi “culturali”

Ps. Di Giuseppe Leone abbiamo apprezzato, e tentato di emulare il suo splendido libro "Noto città Barocco", quando proponemmo alla Electa oggi Mondadori editrice, in occasione del Bimillenario oraziano...in Kodachrome64 e Fp4 Ilford, non con Leica bensi Contax Rts e ottiche Zeiss: sic transit gloria mundi!

Era glaciale, forse




Abstract
post that say how to make a pictures with a simple point & shoot named Epson 850Z old camera equipped only two megapixel as prehistoric digital era


Andare a ripetizione era il cosiddetto “doposcuola” che non bastava la mattina, no, a farsi due maroni così. Scuola che abbiamo sempre odiato, in ogni e grado cui “summa” era la cosiddetta Matematica, come mamma oppressiva, e obbligo di maiuscolo per il Moloch, detta utile a ragionare (!). La matematica che fa ragionare? Bella questa da scompisciarsi dal ridere. E poi di quale Universo, di grazia: euclideo parabolico quantico…relativistico einsteniano: tic tac tic tac. Costringere la mente al pensiero unico, da bar sport per capirsi.
Tuttavia è innegabile che ripetere, oltre che intruppare, il tenere a mente sfascia il pensiero unico: fuor di metafora via. Poco tempo addietro si è ricordato, ecco, di come macchinette digitali in buonissime mani, senza dire di chi, fan miracoli. Qui uno di questi

Man

Ps. In breve ridotto all’osso tecnologico: Epson 850Z su cavalletto Manfrotto e oggetti domestici messi in bella posa con l’ausilio della luce finestra, nient’altro se non poi impaginato in A4 come pre-detto

Retropalco




Abstract
here backstage or behind the scene when alchemy of photographic act building an emotion in final picture


Ancora una. Mentre il classico di still life, moda e mercanzia varia, opera, per certi versi su layout (non apriamo parentesi del caso !) qui nella personale interpretazione di still, meglio che “natura morta” in 'talianese che suona malissimo, è sottoposto ad un'urgenza a che nulla scappi via del cosiddetto “attimo magico” o chiamatelo come vi pare. E non a caso che l'apparato fotografico tout court, ridotto a niente o poco più, prevale su l'ansia che la malia del set svanisca in batter di ciglia, senza averlo primo sottratto diciamo all'oblio.
Naturalmente questo modus operandi ha un che di doloroso: la luce forse più così che cosà il soggetto casomai più centrato che ai margini etc. Ma sono pensieri “postquam”.
Eppure niente è affidato al caso: anzi per certo food o mood, meniamola così che è very fine, si è scartabellato tutto Pinterest, che ha una selezione che ti risparmia tempo in ricerca più mirata del semplice Google images. E per un anno intero da Marzo 2017: ne fa fede la cartella di fotocopie (bianconero!) di centinaia e centinaia di messinscena molto intriganti eppur per maggior parte senz'anima.
Tutto tranquillo? Nient'affatto, dopo fotocopie schizzi appunti e keywording vario, in corso d'opera poi “improvviso”. Insomma la sceneggiatura sarà pure stringata ed esaustiva (con fotocopie matite e appunti) però come insegnano i Maestri del Cinema, qui Fellini, alla rigidità prefatta in “corso d'opera” fanno rifanno e disfano, senza nulla togliere, anzi, al racconto per immagini. E per quanto la cosa sia plausibile nel “movimento” cinematografico qui l'aggravio della “staticità” bidimensionale con illusione della terza dimensione: meno male che Photoshop c'è!

In sintesi: un'asse di legno domestico per “sciorinare” esile treppiedi a sostenere nel “vuoto” il legno, due piatti del corredo della “consorte” e coppia di uva, naturalmente “finta”. La luce di “vera finestra” mentre fuori nevica dal “vero”. Insomma: finto-vero-verosimilmente vero. Un perfetto scatto convertito in bianconero (plugin Tonality) ché il mondo è, sì, a colori la realtà viceveversa bianconero. Un mix di forme (e contenuti?) in precario equilibrio...statico.
Infine la composizione è fortemente ispirata al "Canestro di frutta" di Michelangelo Merisi alias Caravaggio

Man


Ps. Per anni si è invidiato gli Studios dove si produce l'immaginario collettivo: luci stativi limbo (non il luogo teologico usato a censura o “congelare” personaggi/pensiero come un Socrate et simila, venuti alla “luce” Ante Christum Natum, che ponevano insormontabili problemi di puro mercato alla Chiesa, Vaticano Spa. E non date retta al retroterra del cosiddetto “peccato originale” baggianate. Limbo** che di recente è stato “abolito” e non lo si dice in giro poiché il Potere delle Paure è moneta sonante) banchi ottici o medio formato a inquadrare la scena finale. Suggestioni anche se il living room domestico, esposto a luce nord basta e avanza. Si tralascia di narrare come il fotografo, a volte desnudo quando fa caldo in still life estivi, o al contrario con sciarpa alla “Fellini” (dietro la macchina rigorosamente Olympus, ché dentro è imprigionata una Potenza benigna, meglio se point&shoot, sebbene le tre quattroterzi sono lì per l'abbisogna) si fermi un attimo per prepararsi una tazza di caffè, adempie alla fisiologia umana, perdere tempo a guardare fuori della finestra seguendo pensieri vaghi...precari come l'immagine voluta e costruita

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