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Space-Time? No thanks...
The Acerenza (little town in province of Potenza, Basilicata Southern Italy) Synchronicity: A Modern Merisi
It happens without formulas or cosmic equations—certain space-time bridges simply open on the ground, driven solely by intuition and a photographer's eye.
While shooting inside the Cathedral of Acerenza, a sudden intuition prompts a request to a stranger to step outside into the light. He is a painter, born in Milan. No notary was on hand to certify the surreal alignment of chance, but the frame captures what words cannot: an uncanny, living double of Michelangelo Merisi da Caravaggio, mirroring the exact penetrating gaze, the brow, and the geometry of the beard from Ottavio Leoni’s historic portrait.

This is not a digital trick; it is an analog excavation. Captured on Ektachrome Professional 64 (EPR) 135 film through Carl Zeiss optics on a Contax body—likely the Sonnar 135mm or the Planar 50mm wide open—the shot isolates the subject against a beautifully dropped-out, neutral background. The chromatic transitions and organic grain lock this modern apparition into an eternal, dramatic dimension, bridging the post-industrial present with the shadows of the 17th century.


Ps. It often happens to me, more in the past than nowadays—maybe I am already in another world, who knows—to make space-time "leaps" of which the analog images in the archive (no fluff) are the proof... I must be one of those who have a "license", I wouldn't know what else to add...


© archive manunzio


Yesterday, today and of tomorrow there is no certainty...
When Kapital (with a 'K' as in killer, remember it!), with intelligence that is, to say the least, deceptively complex, enacts Montale's (an italian poety) diurnal comedy, it happens that facts, faces, and the lived experience that precedes the day—let alone years or decades, abomination!—are lost not only, or not so much, from the memory of those who were there, but above all as a collective custom.
And let us be clear that on this and much else, Kapital wallows in delight for the masses, not for those with the fine eye who see the "wallowing" sewage. In short, were it not for Photography, which with all its allure—and let's say all of it—we would continue in an Eternal Present, and let us not pursue further into the "distinction" of the usual living dead who pontificate from morning to night on the television's stagnant water, let alone the Web: Tombola, oops 'à la page' Bingo.
And returning to the image of those stratifications of "things" enclosed, well, in a snapshot. A location of the image no longer existing, remodeled upon the various diurnal and "hygienic frozen" fish, yes those hard and long ones... and ask no more. A collective ritual at the current frozen pace: a metaphoric side or however it seems most fitting to you, anatomy aside. Perhaps.




Togliamo subito la cosa: sì, Caravaggio l’ho visto realmente, in copia molto autentica si capisce. O di quelle “reincarnazioni”. Antefatto. Stavo in quella enorme Cattedrale, oh incute reverenziale timore adesso che da poco ritornato da una cerimonia familiare. E quando l'avevo fotografato molti anni fa per la direzione regionale dei Beni Culturali, e personale archivio su analogica seipersei Ektachrome epr 64, l'effetto, il colpo d’occhio, complice i lavori di restauro in corso o la luce o vattelappesca, insomma m’era parso na cosa “ordinaria”. Viceversa di ritorno: beh un certo brivido di grandiosità la Cattedrale di Acerenza l’incute, non meno o forse per la sua mole. Nuda pietra come piace a Manunzio.
Breve. Caravaggio stava quella volta in Cattedrale una fila di banchi d’avanti. E non lo sapevo, fino a quando va tu a sapé diciamo il “caso” si volta alla mia volta. Zacchete, un vortice e un salto nel spazio-tempo: questo, mi dico, è proprio lui Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Mi alzo m’avvicino e gli parlo, oh santi Numi di quelle sensazioni per noi gente che “ha andato squola” impossibile a dirsi. Fu gentile nel rispondere e nel farsi fotografare (stanno in archivio pure sti scatti) all’aperto antistante l’ingresso. Volete voi? Sembianze, pittore e pure di Milano, disse! Certe reincarnazioni...somiglianze chiamatele come volete ma il momento, l’ora luce e tutto il resto “casuale” si capisce, poi con Manunzio da riempirci scaffali interi di casualità.
Ora da qui all’immagine in cover il passo oltre che breve direi naturale, ecco. Vero, no? Inteso come veritiero, così proprio no. Seguite la cosa.
Fondale di quelli accatatat’ (acquistato dal verbo francese acheter, or english to buy) dal cartolibrario nelle vicinanze: o era il negozio di Belle Arti? Boh ma non cambia la cosa. Cesto di quelli che Manunzio ne ha per l’abbisogna stipati (conservati) into nu mobile: la “coniuge” pigola e rompe...ma quando si tratta di mettere tavola per gli ospiti, caspita sa dove mettere mano e portare in tavola, cesto di pane!
Sia come sia qui viene il bello circa il “vero” e del fatto che il grappolo rosso e azzeccato (vicino) il bianco, forse Chardonet vitigno...di plastica ma fatto bene, realistico e Manunzio che fesso non è per questo preso. Uno. Due le ciliegie, false pure queste di arbusto-albero-frutto (boh) preso lungo la passeggiata del fiume sotto le finestre di Manunzio in linea d’aria tre-quattrocento metri. Viceversa mele verdi (alcune tarlate, ecco, sennò che frutta dal celeberrimo canestro del Caravaggio è?) dell’albero sotto il balcone, sempre Manunzio. Foglie vere almeno se ricordo bene. Insomma falsa + mente alla lettera.
Lo scatto infine forse su quella piccoletta della Pen Ep-2 di Olympus e flash su la sinistra, e anche qui buca: un faretto? Un flash con cartoncino arravugliat’ (sistemato al men peggio) type snoot; una penna-led a “dipingere” la scena tenuta dai colori “smorti” e così appena ravvivati in Pshop, quello per dilettanti come Manunzio, a nome Elements, versione di una decina di anni fa? Tutto qua tranne il “vortice” creato ex novo ché mi rompeva ri-creare certe parti poco “caravaggesche”. Fine della storia: dello scatto dite? No, ci sono almeno un centinaio, tipico del fotografare di Manunzio attento all’attimo fuggente, ecco: variazioni con cesta più o meno piena di frutta e senza, con grappoli e non, che si conservano in archivio digitale. Giù il sipario sta volta!


Ps. Sì, ricordo Caravaggio in cucina (scimmiottare) così il calendario 2008 d'antan by Epson con foto di Renato Marcialis, noi a Milano conoscemmo Ricardo figaro folletto e fotografo, in primis, di food hhotography




Caravaggio (cum grano salis)

Vabbene però datevi na calmata così come il grafico figlio di Sky: Caravaggio aggiungendovi, guardando meglio a monitor Mac, e con rumore. Ah non ci eravamo accorti.
Ok go back. Il cielo è velato ma qua e là un raggio di luce pure arriva. L'aria è grigia ma non piove. In cucina nella fruttiera, come ad invito, frutta si direbbe di stagione. E ancor prima del caffè due mele e pera, che non si fa appena alzati mi raccomando, sono nella living room che è più figo che dire soggiorno. Tavolo lungo che sembra fatto apposta. Finalmente il sole, meglio una scherda, lama non eccessiva. Un panno per l'abbisogna a mo' di tovagliolo. Siché sul bordo del lungo mobile, sistemato il tovagliolo e la frutta il resto è nell'inquadratura sovrastante. Certo poi ci ha pensato un plug-in di Pshop Elements versione boh tanto è vetusto. Una sola prova del preset e il gioco è fatto: sopra sembra un disegno, ecco, tutto il resto e si vede è digital image. Finto vero direi verosimile. E Caravaggio? Buon'anima qui c'entra per puro lato B, infatti era interesse tutt'altro se non “fermare” l'attimo di luce. Ecco raccontare con niente il chiaro-scuro-elementi per la messinscena.
E il rumore? Daje prodotto dal preset che non dà per niente fastidio, anzi, valore aggiunto. Rumore che una volta sarebbe stata grana fotografica, decisamente su formato Leica al contrario su 120 o più ancora 10x12 per coloro che fabbricavano fotogrammi per chissà quale mercanzia per offset.
E qui per chi ne vuole gli echi che ogni bravo fotografo ( si vabbé) dovrebbe avere, certo, nel suo bagaglio o più background scritto così “veri naise”: storia dell'arte

Divisionismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Divisionismo

Michelangelo Merisi in arte Caravaggio
https://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio


Ps. Camera Olympus E-510 formato 4/3 con ottica 14/54 (equivalente 28-105 in full frame) con impostazione manuale 1/20 f 4.0 a mano libera (con accessorio inventato a sostegno camera: no stativo no cavalletto) a Iso 200. Luce di finestra naturale (no window/bank) del giorno 11 Ottobre 2020 ore 7.45

Retropalco



Abstract
here backstage or behind the scene when alchemy of photographic act building an emotion in final picture


Ancora una. Mentre il classico di still life, moda e mercanzia varia, opera, per certi versi su layout (non apriamo parentesi del caso !) qui nella personale interpretazione di still, meglio che “natura morta” in 'talianese che suona malissimo, è sottoposto ad un'urgenza a che nulla scappi via del cosiddetto “attimo magico” o chiamatelo come vi pare. E non a caso che l'apparato fotografico tout court, ridotto a niente o poco più, prevale su l'ansia che la malia del set svanisca in batter di ciglia, senza averlo primo sottratto diciamo all'oblio.
Naturalmente questo modus operandi ha un che di doloroso: la luce forse più così che cosà il soggetto casomai più centrato che ai margini etc. Ma sono pensieri “postquam”.
Eppure niente è affidato al caso: anzi per certo food o mood, meniamola così che è very fine, si è scartabellato tutto Pinterest, che ha una selezione che ti risparmia tempo in ricerca più mirata del semplice Google images. E per un anno intero da Marzo 2017: ne fa fede la cartella di fotocopie (bianconero!) di centinaia e centinaia di messinscena molto intriganti eppur per maggior parte senz'anima.
Tutto tranquillo? Nient'affatto, dopo fotocopie schizzi appunti e keywording vario, in corso d'opera poi “improvviso”. Insomma la sceneggiatura sarà pure stringata ed esaustiva (con fotocopie matite e appunti) però come insegnano i Maestri del Cinema, qui Fellini, alla rigidità prefatta in “corso d'opera” fanno rifanno e disfano, senza nulla togliere, anzi, al racconto per immagini. E per quanto la cosa sia plausibile nel “movimento” cinematografico qui l'aggravio della “staticità” bidimensionale con illusione della terza dimensione: meno male che Photoshop c'è!

In sintesi: un'asse di legno domestico per “sciorinare” esile treppiedi a sostenere nel “vuoto” il legno, due piatti del corredo della “consorte” e coppia di uva, naturalmente “finta”. La luce di “vera finestra” mentre fuori nevica dal “vero”. Insomma: finto-vero-verosimilmente vero. Un perfetto scatto convertito in bianconero (plugin Tonality) ché il mondo è, sì, a colori la realtà viceveversa bianconero. Un mix di forme (e contenuti?) in precario equilibrio...statico.
Infine la composizione è fortemente ispirata al "Canestro di frutta" di Michelangelo Merisi alias Caravaggio

Man


Ps. Per anni si è invidiato gli Studios dove si produce l'immaginario collettivo: luci stativi limbo (non il luogo teologico usato a censura o “congelare” personaggi/pensiero come un Socrate et simila, venuti alla “luce” Ante Christum Natum, che ponevano insormontabili problemi di puro mercato alla Chiesa, Vaticano Spa. E non date retta al retroterra del cosiddetto “peccato originale” baggianate. Limbo** che di recente è stato “abolito” e non lo si dice in giro poiché il Potere delle Paure è moneta sonante) banchi ottici o medio formato a inquadrare la scena finale. Suggestioni anche se il living room domestico, esposto a luce nord basta e avanza. Si tralascia di narrare come il fotografo, a volte desnudo quando fa caldo in still life estivi, o al contrario con sciarpa alla “Fellini” (dietro la macchina rigorosamente Olympus, ché dentro è imprigionata una Potenza benigna, meglio se point&shoot, sebbene le tre quattroterzi sono lì per l'abbisogna) si fermi un attimo per prepararsi una tazza di caffè, adempie alla fisiologia umana, perdere tempo a guardare fuori della finestra seguendo pensieri vaghi...precari come l'immagine voluta e costruita

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