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Arte...funeraria (Necrocultura)


Il grado di dissoluzione, oltre ogni ragionevole dubbio, dell’Occidente è impossibile a definirsi. Infatti i soliti babilonesi, sangue blu a o meno, pensano di governare il terraqueo ad libitum. E non si fanno capaci, lo sanno ma schiumano bava e danno mazzate a destra e sinistra come se poi, appunto, non tocchi loro….vennero a prendere me e non era rimasto più nessuno.
Arte mortuaria o funebre che dir si voglia, manufatti di cultura che dell’oltre “tromba” ne ha fatto religione nel bene e soprattutto nel male. E questi tuttavia ha portato a “esorcizzare” la Falciatrice, cui cerimoniale funebre o “trasmigrazione” il viaggio del defunto: Egitto docet sopratutto. E dall’altro darne, della Morte, un senso all’interno del sempiterno ciclo della cosiddetta “natura” virgolette molto necessarie ad evitare soliti equivoci dei notori babilonesi, che impazzano e da ultimo in quel vero e proprio Olocausto in Terra Santa (!!!) poi. Faremo un giorno il dì della Memoria di essi?
Navigando in Rete delle mirabilia, allora, ci si imbatte per quelli “arcani” in un tale, ovviamente fotografo, ma strano e non poco. Costui è un anglo, cui esoterico colore, vista la latitudine, è il Nero sue Nebbie e Delitti (serial Rai con Barbareschi policeman). Ora si dirà: ‘mbe? Bocche buone. Il nostro nordico esemplare di fauna sembra ascrivibile nella categoria, si, dei “fotografi” ma dei radiologi a dir vero; quelli che un tempo nei loro lab (si ricorda il puzzo tipico degli acidi cosiddetti di laboratorio analogico) fotografavano con macchine a Raggi-X ora questo apparato ora quest’altro, ora una frattura ora una pantografia delle arcate dentarie. Fotografi de facto filologicamente, ecco, chiacchierando. Eppure sino ai fatti cui narriamo nessuno di questi medici, de facto pure questo, si sarebbe sognato di mettere in bella mostra, appeso in Gallerie à la page, i reperti diagnostici e spacciarli per Arte. Spaccio della Bestia, eh Sara Munari & Co che ricordiamo nei nostri pensieri, da mane a sera, e mai dimentica!
Un sodale, comare Munari, di quei che con la scusa dei Raggi-X fotografa come se il fotografato sia né più né meno che un ready-made…

(Copia & Incolla se vi pare)
https://www.nickveasey.com/diasec

see below:

Dear Sir I saw the incredible you mortuary photography X- Ray, and if possible where is your (self portrait) in pose of cadaver (dead body)?

Thanks in advance
Manunzio photographer since 1969


Reply:

Sorry I don't really understand your question Michele?

Best
Nick Vaesey
Process Gallery
Sandway Road, Sandway, Lenham, Kent, ME17 2LU
T. +44 (0)1622 851975


Re-Re

Mike and not Michele french sound, first. Secondly I still don’t understand you photos: are medical? Are for funeral home? For BigPahrma? Please explain me.
Thanks

Manunzio photographer since 1969


Reply (again)

Our market is fine art. Search for Nick Veasey X-Ray art – you’ll find lots of articles and videos.

Best
Nick Vaesey


I re-wrote

Thaks for reply, but: what? Fine Art this? Oh I think you are a diagnostic X- Ray doctor , a simply amateur that for divertissement, passe off as medical x-ray the “art”. Please when you say “art” rinse your mouth. Radiography is only X- Ray. History of Art is other. No word.

Sincerely
Manunzio photographer since 1969


E un po’ incazzato (by Jove?) l’ulteriore risposta da “artista” mostrando gli alamari, i gradi, comprati chissà dove, oppure omaggio, oops free, della sua Loggia nel Kent della Perfida Albione

Do you have to be so rude?

https://www.artsy.net/article/artsy-editorial-duchamps-urinal-changed-art-forever

Nick Vaesey


Final...

Ohh oui je sais Monsieur Duchamp an artist ready-made and his urinal. I undertstand: urine as (people) life!
No sir in my curriculum was/is Storia dell’Arte, because and before all photograher, I’m a Italian Teacher, and not a “rude”. Excuse me (from french excuse-moi) sir: rude from Old French ruide (13c.) and directly from Latin rudis "rough, crude, unlearned" is a word latin as tons of English words?

Intelligenti pauca verba

Manunzio photographer since 1969



Ps. Questi so’ i compari della Munari & Co, che con la scusa dell’arte (Franza Spagna purché se magna) tutti e tutto a, ossa, sebbene lor signori sono de facto della Loggia "Skull & Bone 322" dei “grembiulini” ameri + cani?

Pss. Il necrofilo fotografo in narrato abita, forse in loculo, nel Kent of England, e fate caso dove: Sandway Road, Sandway, Lenham, Kent, ME17 2L UK. Sand-way-via: sabbia, alias...terra levis latina citazione funebre. E ancora Len + ham cos’è uno scherzo macabro? Nomen omen!




Paralleli? Forse meridiani che è meglio




L'altro giorno nel mettere mano all'archivio di pellicole diapositive ché stavo cercando un filtro: e lo cerchi tra le dia? Sì anche avendo rovistato dappertutto...E dunque salta fuori la slide, che poi sarebbe stato la copertina narrato in memento. L'immagine si prestava bene e ben costruita prodotta da una incredibile Zenza Bronica SQ-A e sue tagliente ottiche, circa i detrattori si è già scritto ma costoro dovrebbero meritate plotone di esecuzione alle spalle e colpo finale alla nuca!
Tuttavia il salto quantico da analogico a digitale è improponibile, vale a dire che sono due “ideologie” inconfrontabili. E' vero che l'analogico ha il suo fascino come le immagini del fratello, non di meno l'asse (tri-asse di H.C.Bresson?) dall'idea al fatto compiuto o l'immagine digitale finale per chi ha pruriti artistici è imprescindibile: diamo a Cesare ciò che è suo al Silicio pari merito. E le due immagini? Presto detto nell'analogico dovevi attrezzarti mentalmente già prima dello scatto con le variazioni del caso, minime a dir vero. E se usare o meno questo o quella pellicola che, nel caso del rustico still life è (era) una signora pellicola EPY 50 di Mammasantissima Kodak: tungsteno a dirla tutta. Mentre l'altra immagine, tre bicchieri, dai toni marini è frutto di un pensiero tutt'altro che corrispondente al “vero”: se le cosiddette vie del Signore sono infinite pensa alla base 1 e 0 che sottende tutto l'ambaradan digitale. E questo mes amis alla prossima, di come le vie della mente (ma la mente perché mai mente calembour a parte?) diciamo sono infinite, di nuovo, o meglio parafrasando Carlo Verdone: finché dura. Stay tuned paisà



Suggestioni videografiche

Una monarchia forse diarchia in campo foto-videografico o di quelle camere de facto telecamere a tutti gli effetti: che sia Canon o Sony e zitta zitta Panasonic (che fa anch'essa brodcast camera) l'orizzonte e’ questo, certo anche altri brand(y) ci provano o han ritagliato un loro ecosistema. Certo ci interessa poco la cosa poiché biologicamente fotografo e che mal si adatta ogni volta che deve “girare” qualcosa, diverso è stato con le Arriflex e documentari per la Rai.
E poi tutto finisce a tarallucci e vino formato smartphone, proprio così la classica montagna a partorire non già topini quanto moscerini. Ah dite le televisioni domestiche? Ma per cortesia non fateci perder tempo!
Video-camere e come si sceglie sceglie oramai questioni di “mi piace” questo o “non “ mi piace codesta, in stile binario alla facebook: progresso, poi se uno ha manico si vede, letterale. Certo se uno ci ha in testa forse non tanto una storia bella e pronta e struttura, anche qualcosa che veleggi su le ali della fantasia può assurgere a “film”! Oddio sparata grossa?
https://my.olympus-consumer.com/blog/b/photography-journal_it/posts/making-a-movie-with-the-om-d-e-m1x


”Parliamoci chiaro, non esiste la camera perfetta, almeno per me. Probabilmente non è quello che ci si aspetta di leggere in un articolo su una fotocamera Olympus, ma permettetemi di spiegare. Come regista e produttore, credo fermamente nel fatto che la storia venga prima di tutto. Non importa quanto meravigliosa o tecnicamente perfetta sia un'immagine, non avrà mai lo stesso impatto di una che riesce a raccontarti una storia. Credo che ogni singola storia meriti di essere raccontata con la forma espressiva e con gli strumenti che la valorizzino al meglio. In questo senso, una camera può essere sia un aiuto che un ostacolo. Vi spiego il perché. Come regista, lavoro con un'ampia varietà di stili e di soggetti. Alcuni sono grandiosi ed epici, altri fragili e belli, altri ancora crudi e realistici. Ogni storia può essere raccontata al meglio da una camera diversa”



Ps. D'accordo su l'impostazione quanto alla “macchina” mi pare e da buon fruitore Olympus un po' pompata stonata e fuori luogo (tutti tengono famiglia purtroppo) che il brand sia capace è un conto ma nel ecosistema e odierno Micro 4/3, eccezion fatta per il Full frame L, la Panasonic non ha rivali in casa e fuori si fa valere con la sua già eccellente linea GH con ottiche su disegno Leica con cui sparte joint-venture da mo'
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