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Natale d'altri tempi

Il salone, più che altro bugigattolo, lì in alto dei suoi tre gradini d’ingresso in pietra, marmo grigio stinto; l’attesa si consumava in chiacchiere e su li signorin’, che gravitano su la barberia, tutte forme, mentre e sotto Natale dalle mani di Tanino, sornione brizzolato viveur, barbiere distribuiva ai clienti il classico calendarietto tascabile profumato (ne sento ancora adesso) immagini di donnine succinte; fine anni Cinquanta del secolo trascorso. Tanino e altri barbieri (sulla Main Street Via Pretoria) incaricavano corrieri locali per acquistarli a Napoli, da noti grossisti che si rifornivano a loro volta a Milano. Era un regalo gradito il calendarietto: su le paginette, tenute ferme da un cordoncino colorato, i giorni del mese e dall’altra le succintamente vestite, come pure divi di Hollywood (per signore di certo rango dal loro coiffeur-parrucchiere di fiducia, sovente i parenti su la Pretoria dello zio, anch'egli barbiere poi finito in quel di Sestrières, località sciistica piemeontese degli Agnelli e gente à la page).
Tanino terminato il servizio con certa voce chiamava “spazzola” e presto il ragazzo di bottega (pure noi così dopo scuola estiva, e del fatto ne resta cicatrice sull’indice destro, prima e seconda falange, mentre incauti pulivamo il rasoio da barba) lì pronto a spazzolare collo orecchie e giacca del cliente, e “calendarietto profumato” in bustina di carta velina trasparente. Capitava, sotto Natale, l'usanza di pagare il servizio con banconota di grosso taglio (le famose cinquemila lire, euro di là da venire, simile a un foglio A5) era il sonoro “resto mancia”. Sicché solo allora Tanino replicare: te uagliò a “mancia!” e infilava la carta moneta nel tiretto (cassetto) a mo’ di cassa sul bancone







Vuolsi così colà dove si puote

Era stato per lunghi anni anni un tormentone non tanto e non solo per le più fantastiche “ricostruzioni” della scomparsa di Elisa Claps, quanto l'ossessivo numero uncinato che compariva sui muri del Centro cittadino; vicoli e fuori dal contesto urbano su ingressi, detti civili.
Cinquantatré a spray, stessa mano stesso segno grafico come fosse una Matrice. Cinquantatré, ma scisso in: 5 + 3 le iniziali dall'alfabeto di C(laps) E(lisa). Un qualcosa che somiglia ad un codice “identificativo”.
Dramma conosciuto in ogni dove per lo Stivale e pure in Inghilterra, dove l'esecutore dell'efferato delitto ne aveva duplicato pari strategia, a Londra.


Ora di quella storia blasfema, sacrilegio ché il corpo alla fine venne rinvenuto nel sottotetto della Chiesa Trinità, della centralissima Main street via Pretoria, se ne gira in questi giorni di inizio duemilaventitré una Fiction per la Rai firmato da Marco Pontecorvo, del celebre padre Gillo quello della “Battaglia di Algeri” degli anni Sessanta ultimo trascorso. Riprese sino a tutto Marzo, e stamani, sotto casa Manunzio, nel campetto di calcio a cinque alcune riprese sotto raffiche di vento e nevischio. Sit tibi terra levis Elisa






Sotto la neve...pane

In che senso? Beh acquistarlo e mica la metafora del seme che sotto il candido manto, e chissà che detersivo per il candeggio...
Certo è che la neve e da noi qui su le montagne, difronte la finestra si alzano sui milleduecento di altitudine, porta ad un atavico ricordo di vecchi libri, dove l'elzeviro riportava che da Novembre a tutto Marzo la neve era padrona. Tempo da lupi. E in parentesi l'ultimo preso a fucilate qui in città, risale a più di mezzo secolo e nelle fotografie di Gennaro il foto-studio con bacheca espositiva su la Pretoria (Main street) ma che stava in un suttan' (abitazione sotto livello strada come altre, sebbene più ad uso domestico) con lunga gradinata sino al fondo dal tipico odore pungente dei bagni: no toilette please, bensì l'idioma dei fotografi e d'antan indicasse, e tutt'ora, i chimici per il trattamento del bianconero, anche se, filologicamente, ecco, si riferisca al solo sviluppo della carta fotografica.
Neve e pane e da qui l'arco riflesso di approvvigionarsene. E infatti stamane il “candido manto” così dai libri di squola, la coniuge e richiamo a prenderne “perché finito”. Vabbene e seppure controvoglia infiliamo gli scarponi, poi giusto cento metri la boulangerie, che però ha lasciato il negozio chiuso...e fila di vecchietti presi a ricordare. Arco riflesso quanto tutt'intorno si è “circondati” di market, anzi uno, a quattrocento metri più o meno, ne sforna (surgelato ma buono al sesamo) in continuazione per chi ne vuole!

Man

Ps. Tanto a rimembrare i cretini, battaglioni, che squola si è scritto a bella posta e non già su “quaderno di bella” scrittura, usato per esercitare la mano (senza tastiere) e mettere “ordine” a ciò che si era scritto corretto e cancellato sul quaderno di “brutta” sorta di canovaccio antecedente la “bella scrittura” certe finesse d'esprit d'antan con tanto di bacchettate su le palme di mano in caso contrario, negligente. E usavamo il pennino che s'intingeva nell'inchiostro da un piccolo e nero bicchiere infisso nel banco, sorta di tavolone nero anch'esso, e che tutte le mattine la bidella riempiva da un bottiglione! E le pagine dei quaderni Pigna, l'ultima dal doppio uso: pitagorica per moltiplicazioni, che noi abbiamo mai imparato e tutt'ora computiamo a mano (!) e d'altro verso assorbente, proprio per “assorbire” le immancabili macchie di inchiostro “sparso” qua e là
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