Manunzio

03-09-2019 11:48

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Vana verba aut risuit apta non loqui

Immagini anch’esse e ci mancherebbe. E se ne uccide più la parola che la spada, evidente che qualcosa di più del semplice vocalizzo deve trattarsi. E fermiamola qua perché poi dovremmo attraversare una linea d’ombra, che tranne chi scrive i restame poco disposto è.
Tuttavia pare che da un po’ certi fatti o certe “arie” che sfuggono alla filastrocca “ciò che è reale e razionale e ciò che razionale reale è” insomma di quei scioglilingua alla “trentatré trentini …” Solo che chi pratica la fotografia da più di mezzo secolo (ecco fatto, provate a dire cinquant’anni e fatemi sapere se è la stessa cosa!) ha affinato non solo l’occhio, minimo sindacale, ma pure gli altri sensi. Anzi c’è chi osserva in modo giusto che si deve parlare di “Sinestia”. Vale a dire nella “percezione” si attivano i cinque sensi più uno detto femminile (cui siamo dotati trasmessi da madre che fa capo al lobo destro cerebrale, quello stesso in cui sta il Padreterno nella Cappella Sistina mentre “accende” l’umanoide essere). Tuttavia non è questo. A ripigliare e narrare (cosa molto diversa dal raccontare) di capacità dette extrasensoriali, nell’avvertire e proprio in questo periodo ancora di caldo (ci curiamo stando al fresco ché di pelle nordica!) volteggi d’aria diciamo così: presenze, via. A volte sono di genere umano altre animale come il mio gatto passato ad altra dimensione. Dimensione, ecco ancora. Immersi in un ributtante e stupido materialismo i luciferini neofeudali hanno decretato e da mo’ (dal latino mox con pari significato) che esiste solo e soltanto la materia, che detta così in slang locale sta per “pus”: sai che divertimento! Infine per quanto ci riguarda diamo albergo ad ogni cosa, ad ogni angolazione che esula la cosiddetta “razionalità” pur sempre materialista. Dice ma a che pro: cui prodest? Ah dite tanto per…No è che non c’è giorno che non si alzi qualcuno e pontifichi:” la storia va riscritta”. E sai che novità! E sia ma bisognerà pur prendere l’abitudine di salire in “soffitta” (inconscio?) e più che mettere ordine dargli cittadinanza…di altra dimensione “spirituale”

Man fotografo dal 1969


Ps. Il nostro background è umanista e poco incline al materialismo fine a sé stesso (!) modellato dai francescani; quando una volta a crescere si passava tempo nelle cosiddette “sacrestie” che per i moderni cosiddetti dalla giostra degli acquisti, squisitamente incomprensibile. Ciò non di meno tra Duomo e Piazza San Babila, si proprio nella Milano da bere, c’era un ramata targa di un tale che si occupava di “fatti” derubricati a cialtroneria corrente, retaggi quando poi la Mistica e sua Teologia…del Mercato, avessi voglia!” Però a Milano, mica a queste latitudini dove a dirne una il pis-pis (onomatopea ed orazione contro la pigliata d’occhio-immagine) è fatto che, scemato quanto si vuole, è ancora presente: una “presenza” decisamente salvifica a trecesosessanta più uno gradi. Dubito ergo sum, no? Beh…



Ombre. Una sottile faglia o linea d’ombra chiamatela come vi pare è quella che prende l’umano vivere (fotografico). C’è un gusto sempre agrodolce che fa capire, per quelli che s’intende, il limite raggiunto dal benessere (fotografico). Un po’ come “inventare” l’ombrello il cui manico però per certuni…Siche dalle e dalle se scasa’ pur’ o metallo (anatomico). Si, avere una macchina all’ultimo grido è già problema. Grido inteso come mannaggia dell’acquirente/babbeo/credulone o del venditore che non ne azzecca più una? Velata quaestio paisà. Sia come sia evidente che le “scemenze” di un Manunzio si fan di giorno in giorno sempre più evidenti anche per coloro che ancora (!?) fotografano. Ahi un altro dispiacere per la giostra degli acquisti: mannaggia!

The New Sony a6600: Flagship or Missed the Boat?

Man fotografo dal 1969



Linea d’ombra

Quella linea che, vista da certa distanza, fa sembrare nette o meglio distinte due zone di chiaroscuro. Una pia illusione tanto basta andarci vicino, metti un paesaggio, e le cose si fanno dannatamente più “sfumate”. Un rompicapo non c’è dubbio e senza rimedio. Insomma come quando con filtro radiale si fa una photoshoppata qua e là. Poi ingrandendo…
Una discesa vista dal basso è pur sempre una salita, no? Ecco dipende e anche perché siamo tristemente abituati, di nuovo, all’abitudine che è ‘na brutta bestia. E chiudiamo: provatevi a salire con il pensiero ovvio, su la stazione orbitale intorno al condominio chiamato Terra: ‘mbé direte? Lì in quella condizione non c’è tempo, non esiste allo stesso modo come lo si passa (scorre?) qualche metro sotto. E non essendoci alternanza di giorno notte, prima dopo, estate inverno…Ma non tutti salgono su Iss vabbene, resta il fatto che per “convenzione” qui terrestri diciamo questo e quello e tempo connesso pure.
Linea d’ombra per un fotografo dovrebbe essere di primaria importanza capirne la portata, non certo passare il tempo in trastulli ad aggiustare, chesssò, la grafica del sito cui uno ci tiene a far vedere questo e quello di sua produzione fotografica (siam pur sempre un Diary che si occupa in modo maldestro quanto si vuole, e pur sempre di fotografia). E casomai pagando chi, secondo convenzione, è un professionista del tubo: catodico e che avete capito. Pensate ad cretino che si veste à la page: very fine ma sempre cretino resta. E d’altronde in un orizzonte nichilista, la scatola o contenitore diventa “giocoforza” contenuto. Scatole vuote? E cosa sennò: e accattatevill’ nu bel grafico che, a pagamento come le puttane, vi imbelletta il vostro sito: ma se siete cretini glorificati (il massimo)? Cretini restate però con allure…
Presa da lontano stamani, poiché ci sono immagini che non si possono prendere, né oggi né mai neanche con ricorso a tutte le figurazioni retoriche che, tuttavia, lasciano il tempo che trova e non per tutti i palati. Immagini che si parano davanti che manco ci puoi provare a “descrivere” con il linguaggio curiale (non tanto quello romano quanto proprio di chiesastico) per antonomasia: scrittura.
State per i fatti vostri e svoltate il cantone che corre verso la strada in discesa, ci proviamo, e davanti e non saprete mai i volti, sei ragazzi adolescenti, uno dei quali con capelli alla Mohicani. Camminano. Si urtano. Chiacchierano. Zompano. Uno saltella mentre pochi passi dietro s’arranca, nel vero senso della parola, uno spastico che già fatica di suo e tener dietro il sestetto. A quella vista le cose di fanno come la linea d’ombra, da certa distanza, mentre a due passi tutt’altra raffigurazione. Allora diventa difficile mettere bene a fuoco, proprio così anche l’occhio a volte erra, mentre si affastellano nella mente altre immagini, nell’attimo in cui su la discesa il gruppo si dissolve. Linea d’ombra che ritorna “netta” nel momento in cui, da uno spiazzo lungo la discesa, a sinistra i sei che vanno (dove?) a destra a discreta distanza si carrea (proprio come un carro che avanzi lento per sua causa) lo spastico sotto un cielo clemente di Gennaio. Ecco come un semplice “quadretto” di vita non può ora e mai entrare nel mirino di una qualsivoglia digitale: e come potrebbe? Quanto alla scrittura, ci abbiamo provato e più di tanto…così come ad un amico all’uscita di sala cinematografica a parole “descrivi” ora questa scena ora quell’altra, e l’amico sta dietro le chiacchiere, annuisce per compiacenza, a meno che pure lui entrato nel cinema…

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