Ab-ove calembour anglolatino che viene anche questa volta ad hoc: dall'alto ed inizio latino. Perfetto. Si perché così è iniziata del tutto inconsapevole l'avventura fotografica del Manunzio (che una ne pensa e cento ci prova a fare). Una plastica macchinetta in formato 120 comprata su bancarella (!) così per gioco...sul finire degli anni Sessanta laggiù nella profonda provincia 'taliana

Man

Ps. 'taliana in lingua napoletana tra serio e faceto non è sovrapponibile all'italico del caso

Polli d'allevamento


Mettiamola così: si parte dal minuto 16.40 di una visione che non si sa, comunque, come prenderla. Poveri figli sotto teacher al secolo Francesca Moscheni, della quale non sapevamo dell’esistenza in vita, fotografica s’intende.
Lezioni di food, va. E di sti tempi dove ogni santissimo momento del giorno sera e notte, o ti perseguita l’omaccione che scherzo del destino beffardo vuole chiamarsi Cannavacciuolo, o trasognato Borghese accompagnato da cuochi scorrazzante per l’italico stivale con voto finale; oppure finale in ogni accezione: food photography à la page c’est tres chic. C'est la vie mes amis.
Donq…s’intende nulla contro il cibo: vedete già la differenza fonetica italica vs english? Un match inesistente, eppure gli angli ci insegnano come stare a tavola annessi e connessi! So’ ameri + cani: nomen omen, no? Tuttavia cappellotto alla manunzio a parte, qui siamo al puro Nulla che un peto è già qualcosa di molto tangibile. Cartoline alla Postal Market (esisteva anche il concorrente Vestro) ante Amazon natu.
Fotografie di food, ancora, con tanto di “reflex” Canon (niente di personale si nasce come canonista e di “popolare” FTb che anni Settanta costava un botto, sempre…popolare) e uno pensa: e i telefonini che fanno ora cose strepitose lasciandosi alle spalle tante pippe, tecnologiche o altro? E invece vedi sti poveri figli ammaestrati da circo dalle Moscheni varie, aggirarsi per mercati in cerca di “novità” anzi no: fresh&cool. Passi la prima quanto alla seconda in italiano…sa troppo fondo schiena!
Polli d’allevamento malgré leurs razzolanti sotto lo sguardo finto-tondo di maitresse al soldo della Nuova Visione Globale: angloamerikana, kappa kome killer. Terminiamo qui sinnò… veniamo dal Sessantotto paisà!

Man

Foto Factory Modena - Moscheni - Food photography

Polli di Allevamento - G. Gaber

Photographer Moscheni

Compravamo pane e...lampadine flash



Tra la parabola di sinistra e destra passa un buon ventennio (pare che in Italia sia la misura del tempo Ventennale…da certo Palazzo). Epoche geologiche al cambio odierno digitale. Si noti la tabellina impressa sul flash di sinistra, marchiato ancora Ferrania made in Italy. Le impostazioni prevedono un tempo sincro di 1/25 oppure 1/30 (!) e pellicola di 80 ASA con relativa apertura di diaframma adatto per un soggetto “medio” o l’altrettanto notorio grigio Kodak 18% delle sue tacche: oggi usa ColorChecker Passpor. Tuttavia per certi lavori sul set fotografico si è inserito le “vecchie” tavole Kodak per facilitare il compito ai litografi digitali per la Chimera detta “bianco”. Immagine con iPhone 4 su cartoncino Fabriano 4 e bank naturale di finestra agostana di primo mattino


Si certo c’erano salumerie dove l’acquisto del pane era abitudine consolidata (i forni sfornavano come secoli precedenti e la mamma ogni tanto vi portava a cuocere di tutto, biscotti compresi…) e d’altronde la mattina presto era rito l’acquisto dal salumiere Amedeo di piccole pagnottelle fragranti per il tuffo nella tazza (enorme) del caffellatte prima della scuola; o per meglio dire, sì pane, ma accompagnato da biscotti Saiwa Bucaneve o Frollini…
E con pari passo, certo non mattutino, si andava da Foto Bucci il grossista della città a comprare lampadine per flash. Già proprio così. Si perché mica c’erano i flash come adesso che se andate su Amazon (vabbene pure noi l’usiamo con parsimonia) per pochi euro ve li tirano dietro (poi non lamentate se vi inondano per l’Eterno via mail dei loro consigli d’acquisti…) con o senza il famigerato TTL: ohh manco il calcoletto della distanza (obiettivo-soggetto) fratto l’altrettanto famigerato NG (numer guide) per ricavarne l’esposizione “esatta”. Macché su la slitta (hot shoe à la page) ci schiaffate un qualsiasi TTL et voilà le jeux son fait: Time is money e la vita breve è.
S’andava, quindi, dal grossista ad acquistare lampadine flash, tante quante gli scatti (risparmiosi) dell’evento: compleanni et simila. I temerari si spingevano finanche on street…Easy rider e l’Amerika (kappa kome killer) faceva scuola, certo per i danarosi.
Lampadine in formato mignon contenete, mi pare, magnesio e qualcos’altro che a contatto elettrico andava in combustione con tanto di “lampo”. Certo lampadine protette da lacca e non esplodenti…che immortalavano per l’appunto l’evento davanti l’obiettivo, quando non si poteva fare a meno del lampo. Infatti (noblesse oblige?) la regola voleva che anche di notte (!) l’uso della sola pellicola “tirata” a 1600 ASA altro che i moderni centoventottomila e rotti (i visori notturni e d’assalto da mo’ che esistono…) l’antesignano dell’odierno ISO: amerikanate…del Nulla

Man


Ps. Flash Cullman degli anni Ottanta e di pregevole fattura (un modulo poteva trasformarlo in TTL) che efficacemente qui illumina, su la destra, il set di vetri per still life; lampo schermato da foglio traslucido per disegno tenuto con due assi di legno a mo’ di finestra. La vignettatura è ottenuta in LTR come la conversione in bianconero

Cullman DC32

more: Flash.jpg (113.64 KB)




Circumnavigazioni. A volte il “caso” meniamola così mentre stai a Web. E dove semmai stai in tutt’altre cose preso. E non c’è dubbio che queste apparizioni, al pari d’una flashata, dà modo di conoscere aspetti manco lontanamente immaginabili, di chi con una macchina fotografica riesce con poca spesa a creare mirabili immagini, il che di sti tempi non è poca cosa. Anzi

Man

Fotovisioni

Sotto l’ombrellone: Figaro & Minolta


Vabbene è un'altra storia degli anni Settanta trascorsi, d'un figaro limitrofo, meglio ancora coiffeur pour dames. E si sa nei piccoli borghi bisogna inventarsi di che vivere quotidiano. Senonché il nostro è abbastanza intraprendente e viene a trovarci allo Studio FotoLampo (Agenzia fotogiornalistica Lampo) che oltre le classiche foto di cerimonia, è anche vera e propria agenzia like Carrese Pubblifoto. Infatti il giornalista (Saro Zappacosta e altri) sagace nello sbertucciare il potere volatile locale: volatile nel senso autentico, poiché notorio feudo di Colombo (alias Balena bianca e/o Democrazia Cristiana). E quindi l'Agenzia Lampo con bacheca sulla main street, o detta Pretoria su modello accampamento romano, pure ammanigliata con la Rai, e suo operatore Mimì Abbatista sodale del boss Rocco Abriola della Lampo...Un bel focus di provincia italiana.
Ma che c'entra il figaro? Eh quanta fretta! Intanto il figaro era certo Lorito cui a quasi cinquant'anni è difficile associane nome: poco importa. E dunque veniva dal paese per commissioni nella “città capoluogo” e per apprendere di fotografia, pensa te. Il che consisteva nell'imparare a caricare la Rolleiflex, con cui il nostro eseguiva, anche, i famosi o famigerati fototessere per documenti...e cerimonie: battesimi cresime e matrimoni, pure questo.
Siché il boss della Lampo gli impartiva che la biottica ha un solo tempo (?!) di sincrono 1/125 e “solo” due diaframmi: ossia f8 fino a due metri o giù di lì, mentre f5.6 per il resto. Tutto qua la ripresa fotografica! Quanto allo sviluppo e stampa si stende un velo pietosissimo.
Poi certo ad una tedesca (Rollei biottica) potevi far mancare un Agfapan 100 teutonica? No di certo. E con un po' di menta, che uno dice: sarebbe? Ahh paisà...quando si estraeva dalla biottica il fatidico 120, nome in codice, con mano destra, così come si farebbe d'una cartina e tabacco per farne, ancora oggi, sigaretta à la page (!) bisognava chiudere il rollfilm, sigillarne tutt'intorno il rocchetto finale. Niente di trascendente, infine, ma leccare, inumidire con lingua la fascetta intorno alla carta protettiva del rollfilm. Più pratica veloce a farsi che a scriverlo! Figaro Lorito, va. Senonché il coiffeur del paesello, non certo un'aquila, si fece “abbindolare” dal sardonico boss, e invece della Rollei gli “consigliò” una Autocord Minolta. Verbo, abbindolare, un po' forte esagerato ed irriverente poiché qui si parla pur sempre di quella Casa della mitica Srt101: Minolta appunto, e sue più che degne lenti Rokkor! Vabbè preistoria e però…
E particolarità saliente della Autocord del Lorito figaro il fatto che, mentre Rollei ha manopola laterale per i fuochi, al pari della mitica Yashica 124 G, la Minolta sottostante la seconda ottica (cui deriva il termine, appunto, di biottica) leva per i focheggiare. Non sapremmo dire se “very fine” o user friendly ché mai provata sul campo, spiace

Man


Il nome biottica
Publifoto
Autocord Minolta

Occidente all’ultima infiammata crociata




La (mia) civiltà va in fiamme e chi scrive e manovra simboli (con linguaggio fotografico) da più di mezzo secolo le immagini greche, che scorrono a video, sono tutt’altro lì per “caso”. E il buon Aristotele si rivolterebbe nella tomba come tutti i Pensatori dell’Ellade che han edificato, de facto, l’Occidente. Sì questa la cifra e i roghi della “austerità” made Germany in nome sulfureo del Mercato la prova non senza lo zampino dell’Androgino Fondo Monetario Internazionale di “madame” Lagard.
“Il Mondo è fatto di segni e simboli non di leggi e ciarle” l’attribuita epigrafe ad un altro pensatore, forse un po’ fuori mano dal “teatro” o messinscena greca.
E poi Atene mica è città qualsiasi, tant’è vero che anche la Wermacht by Merkel o Quarto Reich sa benissimo, avendo quella nordica cul+tura inventato di sana pianta tutto quanto ha a che fare con l’idea di Grecia, da contrapporre alle Legioni romane occupanti. Ma il tempo come suo si mostra sempre Galantuomo. Anzi un reply di quelle immagini dell’Antica Roma in fiamme morente, qui plastica non solo e non tanto dell’Ellade bensì dell’Occidente, quantomeno del carbonizzante Continente Europa che mutua nome dalla Mitologia greca!

Man


Atene da passeggero su aereo di linea

L’Acropoli avvolta dal fumo


Nb. Esilarante, non certo per i greci, le Prefiche del Corriere già in primissima fila del + Mercato globalista
Grecia, tagli alla Protezione civile nel pacchetto austerità: così è arrivata fragile al «traguardo» europeo

Grecia glielo ha chiesto l’Europa


Ps. A dirla tutta e guardando il Planisfero con morti, inondazioni tsunami e via così di guerre “asimmetriche” si vede chiaro e limpido (per chi intende e il nome della Bestia è 666) che l’Élite globalista e luciferina,(supportata dalle cosiddette sinistre alla Prodi-Dalema-Bersani-Landini-Civati questi della detassazione dei pannolini mestrui delle donne et simila per restare all’italico suolo) dell’ultima Bretton Woods post II° conflitto mondiale in ordine di tempo, perdono di giorno in giorno i loro artigli di sangue. E come la Mafia (!) insegna quando si spara non c’è accordo. Appunto ciò che si vede a video da mane a sera

Pss. Il sinistro tout court Pierluigi Bersani è passato alla “storia” anche con la mitica frase “lenzuolata di privatizzazioni” un Tony Blair in sedicesimo, Gonzales spagnolo e l’aulico Francois Mitterrand transalpino




Su la copertina della collana “I Grandi fotografi” quella dedicata a Fulvio Roiter ha un che di sinistro: Venezia imbiancata di neve durante il Carnevale con due maschere truci: nere di strani uccelli, una lei e corrispettivo lui e che pure trovate nel video.
Sia come sia un fotografo passato a miglior gloria uso dire ma che è da vedere ed ascoltare, soprattutto, le sue schioppettate verbali più spesso in godibilissimo venexian. E rispetto le quali molte se non tutte da sottoscrivere

Man

Fulvio Roiter

Discorso sul metodo della Fotografia, Roiter




"Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali... Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone... S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di farsi libera e padrona di se stessa" Pier Paolo Pasolini

Man

Contro la fotografia

La zia d’America & lo zio scapestrato




Figaro prima e postino poi deciso a mettere la testa a posto, uso dire, con matrimonio “combinato”. E da chi come e quando non è possibile ricordare ché son passati cinquant’anni.
Vi arriviamo, a casa della futura sposa, a piedi dopo la tratta ferroviaria lungo uno sterrato in salita, a verificare questa volta il corredo nuziale di casse ed armadi pieni di “dote”. Senza dire che la sposa accompagna il tutto con appezzamenti di terreno, su cui scorribando sino al fiume laggiù.
Sì certo la casa è rustica, eppure tenuta come una civilissima abitazione cittadina, e senza acqua corrente in casa (un fontanile per mandrie a poche centinaia di metri svolge il suo compito e ci si reca con gusto a far provvista d’acqua per l’abbisogna) così pure la luce elettrica, sostituita a soffitta, da lucerna a gas a certa ora della sera dalla “nonna” la sposa, vestita in abito locale: possente e presente tutto il giorno in cucina come Nume tutelare della famiglia.
E poi camere e soffitta dove curioso fra aromi di cipolle aglio e conserve per l’inverno, e sottostante stalla dirimpetto all’orto tenuto con geometrica precisione. Infatti il papà della sposa (poi mia zia) è un marcantonio mai fermo: ora qui ora là per il podere che termina a valle lungo la ferrovia, a monte tra rocce e orrido su fiumara nel caldo torrido d’un Agosto fine anni Sessanta.
Terminata la “rassegna” del corredo fra donne in nero della sposa da occupare una stanza intera, a latere nonna (madre dello zio) e mia madre (sorella dello scapestrato) che non ne lascia passare una, al solito rompiglione…mentre si prepara una tavolata per la “colazione” e sono appena le dieci di mattina quando escono dalla madia: caciocavallo salsiccia soppressata sottolio…pane nero buonissimo, tanto per gradire e si scusano (i parenti della sposa) per la poca roba in tavola (!). Naturalmente vino, acqua minerale aranciata a temperatura, così della piccola ghiacciaia (non c’è ancora il frigorifero) domestica in un angolo della cantina.
Fuori è caldo e pizzica la pelle, immancabile la romiglione madre non vuole prenda sole: vabbene che in mezzo a tutti loro mediterranei olivastri la mia pelle chiara occhi pari e capelli che virano al biondo, sembro un nordico, consiglierebbe cautela ai raggi solari, e però…sarò a sera di un color “aragosta” su viso braccia gambe in pantaloni corti a dispetto della “madre”.
E mentre il giorno scorre in cucina si prepara il pranzo della domenica (dopo la colazione mattutina!) con la zia d’America venuta apposta da New York. Messa a confronto con il babbo della sposa, sorella gli somiglia in tutto “stazza” compresa da corazziere. Impasta e stende con il mattarello la sfoglia come in un quadro fiammingo, mentre poco più in là seduto ad un pizzo dell’enorme tavolo da cucina, un tale con macchine fotografiche al collo. Solo molto più tardi quando avrò contratto il virus della fotografia (che non m’abbandonerà mai più, incurabile purtroppo) nel ritornare alla memoria di quel tempo saprò che essere Leica e lui, il fotografo, nientemeno che di Life…ma questa alla prossima e del matrimonio dello zio e la zia mai capacitata della sorte ricevuta, ecco, dello scapestrato ex figaro poi postino alle Poste!

Man


Ps. La zia americana preparò quel giorno una lasagna lieve e dolce, zuccherina esagerazione ma per capirsi, mai più mangiata. Anzi è proprio quel gusto morbido e dolce che, nell’ora meridiana del pranzo domenicale, fa riemergere dal quel tempo oramai lontano




"La proposta del ministro del Lavoro Di Maio di chiudere i negozi la domenica s’inserisce in quello che è forse il progetto più ambizioso del programma a Cinque Stelle e che Grillo ha chiamato “il tempo liberato”: privilegiare il valore-tempo sul valore-lavoro. Progetto ambizioso perché va contro uno dei totem del nostro modello di sviluppo: la produttività. Non a caso questa proposta verrebbe inserita in quello che sempre i Cinque Stelle hanno chiamato “decreto dignità”. Noi non possiamo sacrificare tutto alla produttività, cioè all’equazione produzione-consumo, per cui il consumo, anche quello domenicale, fa da supporto alla produzione e viceversa. In fondo anche Dio “il settimo giorno si riposò”. Questo lo aveva capito un Papa, Wojtyla, che parecchi anni fa invitò a rispettare il riposo domenicale. Ma rimase inascoltato. Ora i Cinque Stelle riprendono quel progetto ma in chiave laica. Il riposo domenicale significa più tempo per la contemplazione, la riflessione e anche la famiglia. Se in Italia, e in tutto l’Occidente, si fanno così pochi figli è perché siamo stritolati fra il lavoro nei giorni feriali e il consumo compulsivo durante il weekend. Insomma non abbiamo mai un vero tempo per noi stessi.

Il progetto di Di Maio è avversato dalle associazioni dei consumatori, persone che non si vergognano di essersi fatte degradare da uomini a consumatori, cioè gente che deve ingurgitare, come un water, nel più breve tempo possibile ciò che altrettanto velocemente produce. Ed è avversato dalla Federdistribuzione spaventata dall’idea di perdere 12 milioni di italiani che fanno acquisti la domenica. Ma è stato capito, a quanto pare, dai sindacati: “non esiste un diritto allo shopping” ha dichiarato il segretario della Cisl Anna Maria Furlan. E non è un caso che la Cisl rappresenti i lavoratori di cultura cattolica. E questo è un grosso salto nella storia del sindacato. Ai primordi della Rivoluzione industriale il sindacato è stato decisivo nell’arginare il massacro che le imprese stavano compiendo sui lavoratori. Si facevano lavorare anche i bambini di 6 o 7 anni, si imponevano ritmi di lavoro tali che alla fine uccidevano il lavoratore. Poi la situazione è apparentemente migliorata perché gli stessi imprenditori hanno rinunciato a spremere oltre ogni limite il lavoratore sul luogo del lavoro ma solo in funzione del fatto che avesse più tempo per il consumo, cioè che ridiventasse schiavo sia pur in un’altra forma. Il sindacato però non si è accorto, o si è accorto troppo tardi, che oltre ai salari e ai ritmi del lavoro c’era la questione della qualità del lavoro e del mondo che lo circonda. In questa qualità c’è innanzitutto la salute (la vertenza Ilva è emblematica). Ma nella salute rientra anche la qualità di quello che noi chiamiamo il nostro “tempo libero”. Se noi lo passiamo a consumare siamo punto e a capo. Ecco quindi la ragione della fondamentale distinzione fra “tempo libero” e “tempo liberato”

Man

Tempo liberato

Made in Italy




Il numero identificava il formato pellicola in Era analogica, poco meno del 120 alias Rolleiflex Hasselblad Zenza Bronica…
Venivano al foto negozio dove eravamo ragazzi di bottega (innamorati della fotografia ma che ci ha “distrutto” la vita) clienti di lungo corso con le loro macchinette che il più delle volte oltre la custodia erano avvolte in carta da giornale (!). E tra Kodak Istamatic (caricatori in plastica in codice 126 conteneva dodici o ventiquattro fotogrammi, bastava scartocciare la confezione ed introdurre il caricatore come fosse una normale pellicola per “dilettanti”) la italica Bencini faceva bella figura con i suoi fotogrammi like biottica Rollei e altre simili. Spartana all’impossibile con segnato sull’ottica la scala distanze focali e dei “pre-set” tipo: sole nuvolo interno e sincro, mentre il flash, così come anche le odierne digitali, sul tettuccio dello scatolotto di metallo

Man

Bencini_1
Bencini_2
Bencini_3

C’è chi dice no




E’ finalmente sott’occhi di tutti (frequentatori di bar sport compresi o la gran parte di teledipendenti) che il “buonismo” a salve dei migranti, è una luciferina strategia di riduzione a schiavitù: di chi viene (indotto) in barca e di chi vive all’approdo, italiani in primis.
E altrettanto noto adesso che a questo progetto “progressista” sia, non a caso, la cosiddetta e famigerata sinistra, ridotta a fumo solo a guardare le ultime elezioni, a dargli imprimatur. Sinistra che conosciamo magnificamente bene. Tuttavia da persona realmente libera (non portiamo catena al collo degli schiavi dell’Iddio Mercato a reti omologate) siam grati a questi nuovi “governanti” italici per la semplicissima ragione d’aver rotto l’incanto (la stampa obtorto collo si capisce è costretta a darne conto) e squarciato il velo ipocrita dietro cui si alimenta il traffico di carne umana, o banalmente la tratta degli schiavi da i nuovi (sempre quelli) negrieri negromanti: intelligenti pauca verba!

“Intanto, le ondate migratorie , frutto di una pianificazione irresponsabile a cui i tre Governi precedenti hanno collaborato , hanno rivelato il losco business e gli illeciti che sono saliti in superficie proprio dalle profondità del mare mediterraneo e che riguardano le navi ONG. Grazie alla determinazione del ministro degli interni Matteo Salvini che sulle azioni umanitarie nutriva fondati sospetti che la ‘mafia globale’ governasse tutte le operazioni da una postazione di comando esterna, la verità è venuta alla luce..”

Verità nascoste

Man


NB. Come ribadito in altro post il link non è necessariamente in linea con la nostra visione, tuttavia fotografo si è consci che la “realtà” può e dev’essere fotografata con tutta la gamma di ottiche possibili, e per quanto ci riguarda da sempre previlegiamo le grandangolari



L’immagine del Mondo (cane) senza scomodare Grimaldi e suo blog. Infatti basta guardarlo, ecco, il mondo per farsi ragione che si vive gli ultimi giorni, remake, di Pompei.
Immagini, dunque, veicolate da video e tablefonini che mostrano buoni&cattivi in eterna lotta, a salve. I primi che così non sono, bensì lupi famelici (homo homini lupus) sotto mentite spoglie del vello di pecora; mentre i cattivi disegnati da Stampa&Regime o da un Oliviero Toscani qualsiasi, nient’affatto così. Cattivi semmai poco o niente allineati al Soros pensiero satanico. Ancora di quelli che poco o niente danno credito, ecco, alla narrativa del ce lo chiede l’Euro(pa). Immagini servite dai luciferini per tenere sotto gioco il resto dell’umanità tutta, anche seil gioco volge al termine e per quanto il flusso di denaro in mano ai “buoni” è incalcolabile, sempre più mente libere ed aperte (alias manunzio.it) stanno per dar loro scacco matto. Non è facile, certo, ma niente è impossibile paisà!

Man


Pronto il piano Macron-Sanchez contro l’Italia

Beccati sul fatto i “Caschi Bianchi” mentre organizzavano una nuova provocazione di armi chimiche

ONG, finanza e migranti. Il caso Jacques Attali



NB. Non è detto che si è sempre in linea con i link di volta in volta segnalati, tuttavia i punti di vista altri ci intriga sempre: la realtà cosiddetta per i fotografi, traslato mica tanto in immagini fotografiche tout court, è sì dell’obiettivo “normale” tuttavia è innegabile che la visione grandangolare “fotografa” meglio il quadro d’insieme. E non diversamente l’uso delle lunghe focali, tese allo scandaglio “ingrandire” fatti e situazioni che verrebbero affogate (migranti docet) nello sguardo globalista dei luciferiani

Povertà? La conosco




Certo venire da famiglia di commercianti napoletani, efficacemente tratteggiati nei personaggi eduardiani, e trovarsi con il desco vuoto…
Ma state a sentire che noi la povertà la conosciamo benissimo. Dunque negli anni del Boom economico o Sessanta del secolo trascorso, a casa c’era molto di più del “living standard” anzi finanche l’enciclopedia (mamma ci teneva molto e avrebbe voluto studiare, e il figlio in sorta di riscatto, per diventare una “dottoressa” come lei diceva senza acrimonia) e una Olivetti Lettera 32, macchina per scrivere ben difficilmente ritrovabile nella Upper-class di città di provincia italiana. Educazione, quindi, domestica ben oltre lo “standard”; poi la scuola i maestri e le maestre, i cinema più della televisione che allora cominciava la conquista del “focolare” domestico, i giochi e giocattoli, che li avessi conservati tutti sarebbero stati migliaia di soldaten indiani carri armati cowboy Settimo cavalleggeri…pistole fucili e trenini elettrici…Niente male eh per una casa di “modesti” commercianti.
Eppure accadde un giorno che il babbo, dalle scarne parole e molti molti buoni fatti e sembrava la depandance della Croce Rossa altrui, si trovò in condizioni di non poter più onorare gli impegni, e fallì. Una Via Crucis, grazie ad un suo “amico” di bisbocce che gli mandò il pignoratore: neanche più televisione che portarono via con altra roba di casa. E la sera per lunghi anni si ascoltava solo la radio.
E venne pure Natale, ma neanche il più povero dei suttani (abitazioni sotto il livello stradale, a volete vere e proprie grotte adibite a domestico uso) lo avrebbe trascorso senza il rituale e tradizionale piatto delle feste. A me toccò in sorte quel giorno una ciotola di latte, al solo ricordo si lucidano gli occhi e un nodo stringe più d’una cravatta, che non scorderò più sino alla fine dell’Eternità (poi si ricomincia daccapo per alcuni esegeti). E insieme alla scodella vennero i giorni in cui si poteva pranzare una volta al giorno, e a scuola non era possibile acquistare i libri, dal che lasciai gli studi e per 5 mila lire a settimana (una miseria eppure servivano a casa) da schiavo ché non c’erano né ferie né orari (finanche mezza giornata la domenica mattina) e neanche contributi versati per la pensione (!) il lavorare presso laboratorio fotografico…poi la mamma e la nonna, si ricominciò a riveder le stelle. Ma questa è un’altra storia

Man

Oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta in Italia: record dal 2005

Istat, 5 milioni di persone in povertà assoluta nel 2017: record dal 2005

Istat: oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta, al Sud 1 su 10



Ps. La povertà non è mai solo pane, se è vero che “non di solo pane vive l’uomo” ( Luca 4.3) sono le scarpe che (anche noi) si è calzati, a volte sfondate con interno di cartone. E calze di rammendo quotidiano, gli stessi abiti (puliti) estate ed inverno. Eppure mai e poi mai è mancato un libro, fedele e solidale: sempre. Così prima a lenire la solitudine (altra faccia della povertà) poi quale fonte di conoscenza e salvezza, infatti siamo ancora qui a scrivere…e siccome tutto è stato sperimento su la carne, quando vediamo da tivvù e altro, senza parole cum+patiri** tutti quelli che non hanno manco più occhi per piangere, viene naturalmente umano
** Compatire

Pss. Riusciamo a fare fronte a tutti i morsi della vita perché di animo francescano che per noi la “povertà” è di casa

Fotografi ‘taliani



Oliviero Toscani


Man

Ps. ‘taliano in napoletano oscilla fra ironico e sufficienza

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