Manunzio



Pan' & Curtiedd'

So intendere i Sordomuti e loro alfabeto. Manunzio è speciale. Avevo un collega (in questo maledetto Paese mai e poi mai qualcuno che ne parli e dei fotografi dello Stato che si potrebbero scrivere scaffali eroici) a tutti gli effetti che sviluppava e stampava a...Ministero Beni Culturali ai tempi dei “mitici” Sessanta del Secolo alle spalle. Stampatore provetto ed instancabile: uno schiavo. Vabbene flash back. Soprintendenza...non c’era giorno che Pippo (gli sia lieve la terra) Chief Commander Lab sindacalista e di idee “verdi” ante litteram si trovasse in Laboratorio, preso ed invischiato nella ragnatela (a cambiare il Mondo!) Pci-sindacalista e Consigliere comunale ripescato, dopo che quello davanti lui si era rotto i coglioni delle liturgie di “sinistra”. E capirete, almeno sino a quando non arrivarono truppe di rincalzo il sordomuto presidiava la camera oscura.
Scatti di reperti seguito di scavi che di malavoglia Pippo eseguiva a limbo di plexiglas per avere lo scontorno in ripresa (Pshop nessuno se lo sognava) rigorosamente su Hasselbad e faretti e accese discussioni circa il dotarsi di più moderni Bowens monotorcia al posto delle lampade in padella! Negativi per agli studiosi che così potevano concentrarsi sui “cocci” del III secolo o II o chissà quale Epoca, anche su questo ero testimone di “opinioni” sostenute fra archeologi, mentre davo una mano all’amico fotografo insieme sin da ragazzi.
Il sordomuto, allora, per niente fotografo quando entrava in Camera oscura non era secondo a nessuno, anzi. Scatti su trediciperdiciotto e carta Ilford dalle riprese di Pippo.
E qui apriamo doverosa parentesi: carta cartoncino che non sono per niente sinonimi e trattamento negativo. In Era analogica il bianconero, boss della situazione, era Agfapan 100 lo standard, altro e diverso dalla Plus-X di Kodak: senza storia. Negativi che sviluppato in vasche verticali da trentacinquelitri (altre discussioni per arrivare ad usare le Patterson multi-rocchetti maneggevoli ed economiche) a farla da padrone il Dektol o DK-50 di Kodak, mentre il fissaggio si faceva a mano miscelando acqua iposolfito + metabisolfito di sodio. Materiale e ancora una che veniva stampato, infine, su Agfa Varioscope automatico per i fuochi e marginatore parimenti auto per la posa, al fotografo solo passare il negativo ad ingranditore in automazione. E si consideri che passare ore e giorni in camera oscura non è uno scherzo, quindi una manna il tutto automatico, e possibilità di intervento manuale: fuochi tempi esposizione alla bisogna. Scatti su fogli Ilford a chiudere la triade per il terraqueo: Agfa-Kodak-Ilford. Fogli di carta alla lettera (Agfa faceva meglio in formato in A4 adatto agli stampatori di negativi d’archivi microfotografici italici) utilissimi per poi essere incollati su schede tecniche e conservati per l’archiviazione (nessuno sognava Access). Viceversa e della stessa Ilford i cartoncini fotografici usati in quasi tutti i Fotolab del Belpaese, anche se per certo periodo funzionò la Ferrania poi divenuta 3M Minnesota, allorché la Famiglia Agnelli la “regalò” dal suo immenso portafoglio agli Usa, e non fu mai più il blasone fotografico italiano: quello corrente è un nostalgico re-brand che nulla sparte. E le bellissime carte Agfa, no? E come no: Portriga docet!
Sordomuto, ancora una, che giostrava in camera oscura senza dire una parola...vabbè il calembour è partito e ve lo tenete. Ore. Poi finalmente la finestra (rigorosamente in nero schermata con ventilatore cambio aria ad hoc) s’apriva sul giorno: per chi è mai stato in camera oscura la stessissima sensazione di quando ci si alza da letto la mattina, certe onde cerebrali Alfa Beta..E le copie finivano nella turbo-lavatrice, cestellone ove l’acqua via pompa idraulica vi entrava da basso per fuoriuscire da l’alto. No eh? Immaginate la lavatrice a ciclo finale...Infine la lucidatura con smaltatrice Alf (Officine di Alta Precisione) un cilindro (rotativa) enorme tirato a specchio e internamente riscaldato da resistenze elettriche: serviva ad asciugare le copie e dare lucido alla stampa finale. Avremmo chiuso le parentesi? Boh e sai che novità, Manunzio!
E pan’ e curtiedd’? Quasi dimenticavo, traslitterazione senza senso alcuno in italiano: pane e coltello. Ci si capisce e si rende giustizia all’espressione popolare, di quando gli operai o salariati a vario titolo a mezzogiorno, quando la vicina manovalanza sul pane metteva un pomodoro schiacciato, della verdura da casa, i più fortunati il cucinato di mezzogiorno: paste e carne. E c’era chi manco tutto questo, un pezzo di pane più ancora raffermo e coltello/companatico: taglio di coltello e fetta di pane in bocca: pan’ e curtiedd’. Pausa pranzo, diciamo così, e sino a sera quando poi “ papànonn’ ” di ritorno a casa trovava pasta, verdura e...vino non dei migliori perché quello buono si spillava nelle ricorrenze


Ps. La lampada in padella non è nuova di Chef stellato televisivo a tutte le ore. Quanto una lampada generalmente Nitraphoto opalina da 300 watt all’interno di porta-lampada simile a “padella” profonda, cui asse la lampada poteva muoversi avanti/indietro, non proprio Fresnel quanto concentrare o meno il flusso luminoso. Uso di lampade che visivamente consentiva di “vedere” la luce e conseguenza. Cosa non possibile con i flash monotorcia e/o a generatore a parte, anzi per questo erano equipaggiati, i flash, di cosiddetta luce pilota, tanto per avere un idea alquanto vaga ma meglio di niente. Veramente per verificare luce e pure esposizioni si faceva ricorso ai Polaroid bianconero o colore in caso di dumping diapositive. Il bianconero era anche riutilizzabile, il negativo, una volta tolto il positivo e fissato in modo adeguato era un ottimo “negativo” adatto alla stampa sotto ingranditore

Pss. Lo mettiamo alla fine per chi ne vuole. Su la faccia della Terra quel giorno c’era Mister Carter, from Usa cousin of President Jmmy. Well. E presso il sopraddetto Lab tutti ma proprio tutti si erano squagliati (dati alla macchia) tranne il sordomuto che diede il mio numero telefonico (nessuno sognava iPhone e quando c’è da rompere i santissimi, si chiami Manunzio) alla centralinista che parlava, certo, ma cieca lo compose via Breil! Insomma avevano bisogno di me perché un americano...arrivai più per curiosità che altro. E siccome, detto, non c’era nessuno dei “fotografi” mi si para davanti sto corazziere di Carter, non in camicia a fiori tipica degli Yankee in viaggio, ma blu flanella a righe: una scacchiera per camicia. Breve ora siccome il mio inglese è di certo grado superiore a The Queen e il Carter italiano da non dirsi, a tratti sembravamo due sordomuti! E faticai non poco a far intendere all'americano che la sua Nikon F era poco adatta a riprendere certi “cocci”, meglio un Hasselblad, che però non aveva. Capì al volo il vero sordomuto collega anzidetto, aprii l’armadio blindato e tirò fuori ogni ben di Iddio che manco a Goteborg sede della Hasselblad aveva! Caricai i magazzini di Agfa e...tutto andò per verso giusto. Chi pagò il tutto non lo so e mai chiesto, d’altronde fra amici degli amici archeologi: che dire? Niente. E infatti



Pincherle/Moravia ci ha ragione quando scrive: "Il fotografo non guarda la realtà, ma la fotografa. Poi va in camera oscura, sviluppa il rullino e solo allora la guarda". Ah i fotografi che strane creature, estrapolato dal sempre verde Faber.
Camera oscura antro alchemico analogico, regno della manualità artigianale, bianconero. Codice perduto che la giostra degli acquisti surge a puro consumo quotidiano in mano a giovin leve che parlano “inglese” .
L’originale dopo quasi cinquant’anni sta nel suo raccoglitore di pergamin, e come altre volte scritto, a meno di Tsunami la sta e lì resta in “eterno” mentre un file bisogna farsi la croce ca a man’ a smersa, traducibile più con mano sinistra segnando gli assi della croce immaginaria, toccarsi i santissimi maschili.
Fotogramma (proteste per consultorio) che, in alto a sinistra porta HP 4 della Ilford (fu trattata e “tirata” in Microphen della stessa parrocchia, da 400 a 1600 Asa così all’epoca oggi solo Iso equivalente) al corrente il film in progress fa 5 esoterico non meno di quello.
Scatto in tarda sera e pure “lungo” panoramico sebbene ripresa con Canon Ftb e ottica 1.8 di pari brand(y). Effetto decisamente straniante come se su lo stesso fotogramma convivano diverse storie e angolazioni. Dite? Oh bella ma ste cose capitano solo e soltanto al Manunzio, che molti santi ha (solo) in Paradiso o da quelle parti lì!

Besenisse is besenisse, stupid!

Kodak si dedica all’idrossiclorichina e simili. Farmaci ché la nuova frontiera del Kapitale non a caso scritto con kappa: killer pandemico da ultimo. Dite? Ma cos’è il vaccino anti Covid-19 vi ha bloccato l’unico neurone rimastovi?
Dunque Kodak e quanto mai azzeccata (detta) Casa...gialla, cinesi guarda tu che combinazione tutt’altro che astrale.
Scarto a latere ma non troppo. Su gli scaffali analogici vi era: Kodak/Giallo tallonata dalla Fuji/Verde (molto belli) e Agfa/Grigio (elegante). Vale a dire che già lo “scatolotto” segnava il territorio dei colori; certo qualità-affidabilità senz’altro. E ci si ferma qui poiché Manunzio, da quasi dieci anni, racconta ben altro e di cotto e molto crudo del (non) solo giallo-verde-grigio. Kodak con l’avvento del digitale, risaputo, de facto scompare e dal bianconero d’autore ma presieduto come cento anni fa dall’intramontabile Ilford. Certo anche altri dell’ex (detta) cortina di ferro o est europeo mica scherzano, ma è per palati fini esperti di camera oscura.
Siché fiutato l’aria di besenisse Kodak mezza morta al suon dei dollari (pronuncia alla Ollio d’antan) ritorna più gaia che pria, altro che Lazzaro ritornato in vita grazie al “maestro” Gesù di tretatresima, ecco, esperienza ma di rito orientale e non scozzese. E qualcuno che pensa ancora al Covid-19 come il cattivissimo bubbone malefico ex abrupto? Che im...belli lì fuori, a telecomando si capisce mentre vi fate ino + cul + are i vacinos: francese con allure (Sanofi) e l' angloitalico, russo ahi ahi, o a mandorla cinese. E che non si dica manchi democrazia di scelta! Cani latranti alla catena come vogliono ma attaccati alla lunghezza della corda, da strozzarsi democraticamente s’intende!

Ps. Se fino ad ieri la furbata del Diavolo, consistente nello vulgata della sua invenzione, mo’ viene alla luce simile a vampiro qualsiasi incurante del “sole” giallo. Strana massoneria luciferina e chissà a quali vaccini sottoposti/font1]

Pss. Qualcuno ha già dimenticato il gratis vaccino al plasma, troppo costoso il mantra del Club Bigpharma-Bill &Melinda Gates Oms...mentre i magici flaconcini di ogni pesticida sono già su gli scaffali delle farmacie in liason con questi nostri santi protettori, a pagamento



Kodak CEO Got Options and Trading Surged Day Before News Sent Stock Up
https://petapixel.com/2020/08/04/kodak-ceo-got-options-and-trading-surged-day-before-stock-skyrocketed/

Alchimia per trasmutare la materia grezza, tanto sul piano fisico che ( non altrimenti) spirituale. E a scuola Dante il Venerabile fa proprio questo con la sua Commedia tripartita: Inferno-Purgatorio-Paradiso. A parte il fatto che la zona franca a nome Purgatorio è invenzione dei soliti teologi ché nelle Scritture non trova traccia: una volta erano gli esami scolastici riparazione a Settembre.
Bianconero categoria dello Spirito, quante volte scritto è condizione esistenziale, su le note del bianco&nero e sue nuance di grigi. Pellicole rivelatori e agitazione e contrasto, se stampata poi a condensatore via Durst o in luce diffusa; anche in questo gli ingranditori Durst erano impareggiabili, come la scatola di luce blu (letterale) che trovava posto nello chaissis del mastodontico 139. Luce (non più blu) morbida ha raggiunto l’odierno con la Multigrade Ilford buon standard odierno, certo non straccetto o rag à la page. Catena, quindi, senza scomodare Ansel Adams e suo Sistema Zonale, quando le emulsioni sensibili lo erano poco verso certe lunghezze d’onda spettrale. E l’uso dei filtri colorati giallo-arancio-rosso-verde, sì, un fatto estetico ma anche e non meno per forzare la mano, ecco, a certi colori/grigio. Catena che una volta entrati in Camera oscura la roulette o il terno a lotto relativo al bagno di sviluppo tutt’uno.Vero è che fra Plus-X e anche Tri-X Kodak questi per le “notturne” con D 76 oppure ID 11 o brodi per vasche verticali (solo i puristi usavano le tank a spirale nylon europee Paterson) da trentacinque litri-ti tipo D 50; per non dire della smisurata serie di “universali” alla ST 20 di Ornano by Milano. Certo anche Ilford non paziea ancora oggi fra FP-HP-brutta Delta (come Kodak T-Max) e suoi bagni e il Microphen delle meraviglia. E così Agfa Rodinal…e famiglie di pellicole dell’Est europeo che si mostrano tutt’altro che di serie B nell’odierno analogico panorama. Siché tornata in auge (Pecunia non olet) l’analogica pellicola anche gli sviluppi/rivelatori unici trova posto nell’Era dell’Unico Pensiero


Branco Ottico Zone
http://www.brancoottico.fineartlabo.com/zone-black-and-white-film-developer/




La cassetta attrezzi del fotografo

Oggetti acquistati nei decenni che rendono la vita fotografica più agevole. Immaginate, allora, di allestire uno still life, sebbene la cosa sia paradigmatica, e dover tenere in certo modo un oggetto, senza ricorso a sostegni fuori campo (troppo comodo dispendioso e non sempre a buon mercato) ecco allora lo scotch da carrozziere (!) che ti risolve egregiamente la situazione. Un paraluce con tanto di polvere ma che inaspettato ha la stessa filettatura...Insomma “stipa ca truov’ conserva che al momento opportuno ed inaspettato vien fuori a risolvere la cosa. E questa si fa intrigante se la cassetta di “roba vecchia” comprende soft “abbandonato”. Vabbene i nuovi soft sono na santa cosa, non di meno poi dovette “allegare” altrettanto hardware perforante...nell'infinito acquisto per la giostra. Posto un limite (in orizzonte che pensa di farne a meno novello Pantocratore) poi si tira dritto. Certo difficile da intendere: quando una volta un padre ma anche nonno, metti caso, lasciava alla discendenza una Rollei questi continua a funzionare (ci si provi con un qualsiasi “fail” anche solo del giorno prima) dopo quasi un secolo fintantoché ci sono rullini: grazie Ilford! E non ci si riferisce al corrente “revival” bianconero dei soliti Yankee, anche perché è fuffa pari pari stessi scatti in digitale: ma vuoi mettere à la page?
Per quanto lunga introduzione l’elogio delle cose minute, a volte quasi di motu proprio, si “manifestano” che è sfuggevole dal famigerato “razionale” ma tant’è finiamola qua.
Casetta attrezzi, quindi, e incredibili sofficiume cui feature rendono, post ripresa, la vita parimenti agevole: manciate byte (software) in sequenza, uno dietro l’altro. Sì il flusso streaming, che non rima per NLE o edit(or) off linea, gli ultra-sofisticati per montaggio video, quanto più che ramo collaterale altro linguaggio ad hoc a base dissolvenza. Insomma l’immagine fissa che trasmuta in “movimento” sciccheria per palati sopraffini: non parliamo del re per antonomasia After Effect, così come i blasonati Wings Platinum o l’equivalente teutonico (tradotto in italiano dalla Andreella) M.object che girano solo su Windows, forse per potenza di fuoco non paragonabile ad altre piattaforme morsicate o meno che sia. Programmi questi (slide-show) che si trovano alle “convention” o cinema che dir si voglia; soft assolutamente pro, sebbene forse
con limite di essere l’aggiornamento elettronico di ciò che una volta si faceva con proiettori Carousel Kodak e centraline sincro musica ed effetti. Programmi, ancora una, ben altro dal sofficiume che inscatola “slide-show” di foto familiari e relativa musichetta da condivider via “social”.
Siché tra questo serpente, capo e coda, una piccola chicca a nome AV 10 Pro una volta detto PTE Exe(cutable) già da un ventennio, badando al fatto che l’Exe Windows nasce, qui in caso di specie, quale must per multi-visione, tanto dei richiamati blasoni che l’incarnazione ultima AV 10 Pro (esiste anche una versione lite) cui limite insormontabile è l’ostinata caparbietà dei programmatori di creare step by step un mostro di potenza nella sua “banale” veste spartana; feature cui limite, appunto, è la fantasia dei fotografi che si accingono a mettere in scena le loro Opere. Maiuscolo d’obbligo quando e soprattutto lo “slide-show” si incarna in piccolo e micidiale court métrage (con tanto di sceneggiatura). Corto che, tuttavia, non ha eguale, ieri oggi e domani con altri “medium” fondato com’è su l'immagine fissa, ma in movimento!

Ps. A d onor del vero sul mercato, solo per Windows, girava pure Proshow il micidiale mix di video-foto-effettistica. Azienda chiusa su le sue ceneri, novella Fenice, reincarna Photopia (solo per cloud tartufesco neo El-Dorato danaroso) al corrente per Win in attesa della Mela, come pure a breve AV 10 Pro. E solo per melomani il Foto Magico farraginoso e sconclusionato soft. E negli anni precedenti, quando a prendere metafora evoluzionistica, la Mela simil tostapane e schermettino, verdi fosfori di Windows per ragionieri di Casoria, si dondolavano da un ramo all’altro, appunto, scimmie mentre darwinianamente evoluto l’ Amiga Commodore delle mirabilia a colori i girava Scala, potentissimo creatore di slide-show e titolatrice da “cerimonia” via genlock statunitensi e italiani. E in pochi passi, se avessimo avuto la Stampa a sostegno, la prima implementazione di kiosko on demand seppure via tastiera (non ancora possibile touch-screen) collegato a catodico, presentazioni foto-video-testi in forma di prototipo funzionante, dinanzi i vertici la stanziale APT lucana, saremmo stati altro che Manunzio. Brutta cosa non già nascere poveri di manzoniana memoria, bensì chi sa guardare lontano, molto lontano e vede il futuro decenni prima

Pss. Nessuna pubblicità occulta, quanto e soprattutto, in stile Manunzio acquistato e/o provato personalmente


Winsoft AV 10 Program
Proshow
Photopia
FotoMAgico

Wings Platinum
M.object

Scala MM


Last Update

Neanche il tempo di postare il post che la “realtà” si incarica di corroborare il sopraddetto, vale a dire che nel mettere ordine in una libreria di Manunzio, eccoti venir fuori (motu proprio?) un bel “oggetto abbandonato” formato Cuffia Sennheiser di qualche tempo fa, tool per chissà quale “progetto” mai venuto alla luce o per l’ascolto “esclusivo” di Musica Classica


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Negativi di carta

Esperimenti che si sarebbe potuto aprire, costo di biglietto per il tour, un esperimentifico a diversi piani. Questo a dire che il bianconero lo si deve vivere quale categoria dell’anima: non è insegnabile a voce men che mai online. Viverlo in camera oscura con un maestro allora è fattibile, almeno come momento “ludico”. Perché mai la difficoltà del bianconero? L’abbiamo appena detto, e non meno perché è puro artigianato, sublime con un mare di variabili: pellicola-rivelatore-agitazione in funzione della ripresa e prefigurando la stampa. E questa in unica soluzione di sviluppo o in due sviluppi e diluizioni...burn & dodge carta morbida o contrastata di “plastica” supporto o baryta che complica ancora più la cosa!
Fatta l’ennesima premessa capita dalla benemerita Ilford di quelle immagine che sembrano chissà cosa, intendiamo il puro e semplice manufatto. In pratica lo chassis carico non già di negativo bianconero, di “carta” o cartoncino fotografico: sì comunemente usato per la stampa a contatto o ingrandimento in camera oscura, darkroom per gli incalliti esterofili a telecomando.
Sia come sia un momento ludico per risalire ai primordi della fotografia, quando le stampe si ricavavano a contatto con il vetro iniziale (supporto) poi “plastica” safety film che dir si voglia; non ci riferiamo al dagherrotipo, bensì al processo negativo-positivo per contatto ché gli ingranditori vedranno la luce, ecco, in pianta stabile nel Novecento passato: prima solari, rivolgendo lo “sguardo” al sole poi con arco voltaico più o meno potente sino agli ingranditori come li si conosce a tutt’oggi con luce condensata o soft di scatole colore.
Insomma si gioca tutto in camera oscura rischiarata non già da “luce rossa” usata per altre “visioni” (!) e caricato chassis (a luce attenuata giallo-verde che l’abitudine, fatto l’occhio, è poco meno della luce domestica serale soft) di trediciperdiciotto su altrettanto banco ottico (per noi Master Technika) e trovata la posa con qualche foglietto, ecco, di cartoncino fotografico lo si sviluppa poi regolarmente e s’attende l'asciugatura che, grazie al supporto RC, dura il tempo di preparasi un caffè...Infine l’esatto contrario: negativo emulsione contro emulsione ex novo (vedi allegato)e ricevuta la luce da dorso, magicamente si ottiene il positivo!
Vero se poi s’appartiene alla massa, sempre a telecomando, c’è la Herman-Ilford materiale invertibile bianconero; così in unica botta e su lo stesso foglio, la posa e poi l’inversione chimica in darkroom, e avere, quanto si vede a web, belle stampe auto-dirette; “diapositiva” gigante su carta!

Fotografare con i “pinoli 1” e pure 2

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Negativicarta.jpg (1.68 MB)



Il quadrotto di Rollei

La bellezza, così tanto per capirci ma l’aggettivazione è tutt’altra cosa di una banale codifica moderna: "Mi piace o Non mi piace" per chi intende. E dunque il quadrato di Bischof ha qualcosa di molto più intrigante. Quadrato anzitutto senza scomodare l’Uomo vitruviano di Leonardo: iscrizione cerchio-quadrato, unione di mondi più che guerre, e malizziosetto uomo dietro terga di un altro...Formato Rollei equilibrato nella pretesa di voler “fondere” un di là con un prosaico aldiquà. Pietra angolare, squadra (compasso no?) cui viene s-quadrato o, nel caso, persona solida. E sia. Non di meno (quadrato) di monotonia mortale, ecco, con tutto l’orizzonte (lati) uguali che se tagliato dà due triangoli...Ma a parte questo, come fosse na barzelletta, il quadrotto 120 (1+2+0 uguale tre?) codifica Rollei si può trarre tanti altri “rettangoli” in fase di stampa tipo cerimonia.
Uno scarto su la linea temprale: quando a studio (noi ragazzi di bottega Anni Settanta passato a gloria numinosa) venivano con deferente suggestione, a volte accompagnati dal sensale amico del Boss dello studio accennato altre volte, i novelli sposi a visionare gli album (cuoio bovino coriaceo delle Ande) della cerimonia, che di lì a breve sarebbe stata per loro, non raro il fatto che: risparmia ora questo ora quest’altro, poiché non c’erano ville cascine adattamenti western-country che vediamo per le tivù commerciali per le orrende messinscena del fatidico giorno del sì, il novello sposo tendeva a chiedere giusto gli scatti necessari bianconero; il colore una sciccheria che cominciava a prendere piede in formato trediciperdiciotto a fianco i cartoncini Ilfobrom (che scalzavano già i dicottoperventiquattro Ferrania italica) smaltati. Allora il Boss, mellifluo e marpione, e l’alter Ego Luciano, butterato da non dirsi, sotto ingranditore i gruppi classici sposi-ospiti venivano regolarmente “splittati”: splitta qua splitta là dal quadrotto Rollei uscivano tanti scatti “diversi” e non concordati dall’unico fotogramma, e gli sposi zitti e mosca e cash pro manu. E ingrandire un seipersei non è, anche oggi, gran problema.
Bischof nella sua immagine, ha qualcosa oltre la pura rappresentazione del momento, con quel ragazzo che potrebbe essere un novello Kokopelli, forse alle nostre latitudini greco-romane una Athena-Apollo-Marsia, e flauto va da sé. E questo per la parte “dotta” va tu mo’ a sapé. L'immagine è lieve e in contrasto di quanto capiterà allo stesso autore dello scatto: ultimo se ricordiamo poiché dopo precipiterà con il mezzo che lo trasportava lì su le Ande presso Cuzco, morendo pare nello stesso giorno, e a tutt’altro capo del mondo, in Indocina su di una mine il mitico Bob Capa, ambedue della Magnum Photo. Ricordi di “scuola” a parte a ben vedere, ecco, infine di nuovo la montagna antropomorfa, su la destra è tutt’altro che rassicurante e forse in forma di “presagio”. Pietre di volti o l’esatto contrario. Dite? C’è tutto un filone ma pure sfilatino o baguette che dir si voglia al riguardo. E testimoniamo con centinaia di scatti di “pietre” in archivio il loro muto volto, come “fondale”. Presenze


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Agfa Scala the best(ia)

Anni Novanta passati a miglior gloria, esce una pellicola che è già tutto un programma: Scala dell’Agfa, che una volta terminava in Gevaert nome Belga di produzioni sensibile. Scala di nome e di fatto, se vi pare anche musicale tant’era l’estensione tonale. Una pellicola bianconero, sì, ma invertibile: un must incredibile. E volete voi? Scriviamo ad Agfa in quel di Milano, ad Erminio Anunzi factotum della Multinazionale germanica, anch’egli fotografo (si trova ancora a sua firma articoli su Progresso Fotografico). Breve presentiamo la richiesta di provare la new entry collegata ad un progetto fotografico: oh da non credere viene sponsorizzato e via con le riprese. Gli scatti sono ancora conservati e, nel riproduzione o meglio conversione digitale bisogna prestare molta attenzione a quella sua intrinseca tenue nuance sepia che la rende unica.
Una buona quantità di rullini 135, quindi, arrivati dall’Agfa e caricati in macchina (Contax Rts e 139) partono, alla lettera, per certe contrade che impresse in un famoso libro della Letteratura italiana del Novecento, sono rimasti intonsi, merito della scrittura come pennellate poetiche su tela se oggi, infami giorni da Coronavirus eterodiretto, ottant’anni dai fatti narrati lo rende tra gli Immortali Libri di tutti i tempi; luoghi e culture tutte per il terraqueo capiscono tanto va diritto al cuore, sede secondo gli antichi filosofi (lasciate perdere gli Aristotele e sua mala genia a-varia-ta) greci sede dell’Anima, noblesse oblige.
Scala dalla linea di sviluppo particolare va da sé, e vicino noi si fa per dire che sono pur sempre quattrocento kilometri dalla Capitale, tramite corriere mandavamo (ritorno na decina di giorni spesato da Agfa) a sviluppare. Inscatolate al punto giusto i telaietti, grigio bianco, restituiscono a tutt’oggi trent’anni dopo la stessa emozione d’allora: generalmente con le dia non è mai così scontato, quasi una avversa reazione iniziale di pur ottime (tenute in frigo come le Scritture prevedevano, scritture tecniche si capisce) Epr-64 Kodak e ancor più il Terribile Kodachrome pellicole usate in tandem per il progetto che, poi, non si è concretizzato: coincidenze mancate ob torto collo del Manunzio.
Eppure già scattavamo in diapositiva bianconero e della Ilford Fp4. Un momento: Ilford ha mai prodotto diapositive del genere Scala; eravamo noi provetti chimici su le le orme di Namias alias Progresso Fotografico ad invertire il negativo bianconero. Difficile a scrive e dirsi, divertente a farsi con tutta la tragedia del caso: inversione di film negativo presuppone un substrato pellicola resistente agli “acidi” o sostanze chimiche aggressive a tal punto da distaccare l’emulsione dal supporto, e di quei esperimenti non è conservata traccia alcuna se non qui che si ricorda.
Scala che da qualche parte leggo essere in (ri)produzione sotto altra sigla, e che su formato 120 o Rollei che dir si voglia, senza offesa di Hasselblab-Mamya-Pentaconsix-Kovasix-Minolta…, sarebbe in tutto e per tutto una mini fotografia da portare in giro, casomai imbustata acetato trasparente come quei santini familiari che, almeno una volta, si portava nel portafoglio ed oggi su gli schermettini di Mele & Satanas verdi, non a caso chiamati: Android!


Re-born Scala

New Scala
(scheda tecnica)

Sviluppo diapositive bianco e nero 1
Sviluppo diapositive bianco e nero 2

Last but not least


Ps. Quasi dimenticavo, ne conservo questa sì una scatola tredicidiciotto piena, che con le Lith Kodak d’antan, già usate in tipografia arti grafiche e serigrafia, si ottenevano buone diapositive esposte in camera oscura come normale cartoncino fotografico, manipolabile di conseguenze. Belle dia senza dubbio ma prive di quello charme che solo Scala riusciva



Correva l'anno...

Poco meno di cinquant'anni fa si leggeva di fotografia, anche. Riviste come Fotografare fra le tante sfogliate con certa avidità: non c'era Internet o miriade di fanzine equivalente. Era Analogica, dove a prendere una immagine che fosse una l'impresa richiedeva certa dose di conoscenza: non c'era il Raw salva tutto per cretini. E le fotocamere al collo gravavano letteralmente. Insomma oltre al 135 o Leica che dir si voglia da trentasei scatti (non c'erano le Sandisk et simila da infiniti Giga come reti a strascico) decisamente in bianconero da trattare, poi, in camera oscura o il famigerato bagno domestico ad uso per l'abbisogna, ecco: non c'era Lightroom. E dopo il trattamento negativo il terno a lotto della stampa, cui né allora si veniva facilmente a capo né adesso se non con l'arte del cimento: giornate in “camera oscura” e con appunti su tutta la filiera; o se fortunati con zio fotografo ti faceva capire qualcosa: non c'erano stampanti Epson. E sì perché l'arte fotografica dei grandi zio compreso aveva ampie zone di lacune da carpire al volo in sorta di gelosia professionale! Cosa risibile ai tempi di Youtube.
Sia come sia è dalle pagine di Fotografare del caso, e Senta Berger attrice nordica in copertina che “alliscia” una Olympus Om-1 che creò scompigliò nello stagnante mondo reflex d'antan, in sorta di Postal Market fotografico, si poteva accedere a certi acquisti popolari: non c'era il famigerato Store dalla A alla Z. A farla breve o ci avevi il bernoccolo della Fotografia nel sangue, o come adesso...si provi a leggere l'ultimo capoverso a firma di Giulio Forti (allegato Pdf) già transitato da Tutti Fotografi e in attesa del lancio di Reflex. E mai nessuno che dica di votarsi all'ippica, monta di asini a dir vero, tanto il ciarpame visivo di sedicenti “fotografi” in giro su Internet, con tanto di pixel: no minchiate cui minchiapixel che dir si voglia


Ps1 Postal Market ogni sei mesi ti arrivava a casa (dei genitori) nel suo abbondante kilo di pagine di tutto e di più, antesignano elettronico dalla A alla Z di certuni. Vero che esisteva il concorrente Vestro uguale uguale nella funzione, poi sparito dai radar a favore di quello. Niente di nuovo sotto il sole poiché la formula era già stata ampiamente sperimentata nell'America delle sconfinate praterie del Far-West, proprio così

Ps2 Le prime fotocamere elettroniche, nel Pdf allegato Miranda di Ilford la Casa del materiale bianco e nero ancora esistente pur tra pregresse vicissitudini economiche e cambi padrone,grazie a sofisticati esposimetri montati nel mira-box e non più esterni, a parte Sekonic Weston e teutonici Lunasix a complemento, nome che indicava prendere l'esposizione della Luna, prendevano nome di E(lectronic) E(ye) dal suono beffardo, sostituito di lì a breva dalla sigla A(utomatic) E(ye) di esoterismo

Ps3 Nelle grida di copertina si menziona la Topcon, che abbiamo sperimentato, ma che non trovate nell'allegato e smilzo Pdf allegato


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Cibachrome (e non chiamatelo Ilfochrome)

Infatti così è passato alla storia (fotografica). Ciba e basta. Correva l’anno 1978 quando con due altri caballeros (fotografi) arrivammo a Mlan’ per il Sicof, così si chiamava il fotocinesalonedituttoedipiù.
Entrata a gratis per i fotografi di Mlan’ ma con noi a far cresta: sto piffero. Tanto facemmo e dicemmo e forse per disperazione altrui entrammo senza scucire un solo dané nella casba. Babele al confronto un giardino diciamo fatato per chi intende.
Breve allo stand di Ilford ci regalarono un borsone color “cacchina” lieve e con dentro tutti i manuali della Casa, e naturalmente del Cibachrome da trattarsi anche chez nous. Solo che i due caballeros si involarono allo stand di Hasselblad…i soliti esibizionisti a la page! Viceversa girammo in solitaria, sai che novità, alla ricerca di qualcosa che somigliasse a vaschetta termostata per il trattamento del Ciba. E lo trovammo, esausti, a fine giornata: mi rifiutai di tornare il giorno seguente in quella bolgia infernale, loro, sempre i caballeros e la Hasselblad! Insomma lor signori si erano mossi per la “svedese” e noi per tutto il resto e pure l’inglese, ecco, Ilford.
La prima serie di Ciba era dannatamente contrastata quella lucida (un filo di poliestere a mo’ di carta da stampa) un po’ meno la millepunti più maneggevole. Esperimentammo la Ciba e con discreti risultati, considerato che il Ciba era il supporto per le dia a muro, o gallerie fotografiche. Una pazzia se si immagina che la dia è già contrastata per costituzione fisica, diciamo così, e accocchiata al Ciba: ma l’arte è arte e va si rispettata! E sì era very nice per le gallerie fottografiche che già all’epoca fottevana alla grande (esempio Lanfranco Colombo Diaframma-Kodak in Via Brera de Milan’) e che digerivano la “plastica” Ciba per il semplice fatto che era carta di lunga conservazione grazie alla sbianca e non come la normale carta colori: si vabbè si fa tardi e per chi vuol sapere c’è Internet apposta. Uffa ai gradi, diceva il piccolo Principe, bisogna proprio dire tutto!
C’erano, tuttavia, dei lab che per la stampa Ciba creavano dal seipersei ai diecidodici (Gastell faceva eccezione con i ventiventicinque!) le “unsharp mask” che abbassavano il contrasto…ah come dite? Unsharp mask in Pshop et simila fa l’esatto contrario? E ben vi sta: fosse rimasta Urbi&Orbi la detta “maschera di contrasto” ok. No gli stramaledetti anglo-sassoni l’esatto contrario: allora atta taccatevi a sto c…ontrasto!
E tra i lab il mitico Graficolor all’epoca in Via della Bufalotta dell’Urbe. Uno degli stampatori filtrava (filtri colore per stampare) ad occhio nudo per stampe alla perfezione, indolenza romanesca a parte! E pure noi, s’è detto, ci provammo: senza testa colore ma inserendo di volta in volta nella “testa” dell’ingranditore o sotto l’obiettivo le gelatine, sempre della Ilford ché quelli di Kodak costavano un botto! Risultati artigianali nel senso autentico (a volte deteriore) di discreta fattura. Immagini a stampa che poi finivano su le riviste patinante e non: mica si poteva mandare in giro gli originali (nostri) seipersei di Zenza Bronica (altro mito). Vero è che i 135 si potevano duplicare a Mlan’ con la Duplicating Kodak, sebbene stramaledette filtrature poiché la pellicola era Tungsteno e bisognava filtrare né più né meno come per la comune stampa colore…eppure con un filtro di conversione (per capirsi la odierna taratura del bianco digitale!) anelli macro ottica Zeiss…casomai la prossima volta e se riesco a recuperare le prove, che stanno da qualche parte dell’archivio!
Man

Ps. La Ilford in seguito mise in commercio la seconda serie di Cibachrome, molto ma molto più morbido del precedente cui chimica andava smaltita in appositi bidoni e reagente per non far saltare, letteralmente, le tubature!
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