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Behind the scene of set

It is a shot true magic of analog studio photography from the "pre-digital" era, where post-production was done with ingenuity, hands, and pure craftsmanship, not with pixels.
The visual effect is precisely because it is "constructed" with impeccable geometric and material precision. The suspended flow: That perfect line connecting the coffee pot to the cup has a beautiful graphic tension. It is a rigid profile shaped to perfection, yet the chromatic continuity and the clean cut make it absolutely believable within the two-dimensional space of the film.
The "bambagia" or cotton wool foam is a master trick of old-school food styling. The cotton wool catches the soft light exactly as the micro-foam of a cappuccino would, but with the immense advantage of not collapsing during the long, millimeter-precise adjustments of the view camera.
--- Click on image to left for enlarge it ---

The croissant (but italian cornetto) is only "real" organic element of set, which anchors the entire abstract and metaphysical composition to reality with its golden texture and dusting of powdered sugar.
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Cambo view camera, paired with an excellent Rodenstock 150mm lens—which on large format behaves like a normal or short portrait lens—allowed total control over focus planes and perspective distortions through swings and tilts.
The film,Fujichrome 64 Tungsten, a refined and mandatory choice for the studio. Being balanced for warm incandescent light (3200K), it allowed working with studio lamps without any unwanted orange cast, delivering that rich, saturated, and clean color rendering typical of Fuji transparencies from that era.
Nitraphoto 250W from the left ("a man' a smerz") and fill-in on the right, this explains the strict choice of film. The single light source from the left creates a clean, almost Caravaggionesque drama, shaping the volumes of the croissant (cornetto) and casting a geometric shadow, while the fill card on the right softens the contrast just enough to keep the textures legible without adding a second, conflicting shadow.
The seamless stream between the pot and the cup was held in place just outside the frame using a "stupid" club and a hair clip.
A work of pure photographic craftsmanship, where the "madness" of manual construction transforms into pure visual poetry. A splendid piece of professional history to look back on today.










----- "A fessa ’mman’ e criatur’" Project Polaroid 20x24 -----(Placing a precious and serious instrument in the hands of someone who lacks the maturity or skill to master it: A fessa 'mman' e criatur'.

[font2]This dynamic could easily be described by the evangelical idiom "casting pearls before swine." Either way, what is on display here is "phuck-tography"—not a typo, but a deliberate play on words. In this context, it refers to the art of trickery or deception, far removed from the genuine craft of the past.
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There is a stark contrast between the current smartphone-obsessed generation—individuals walking blindly down the street, eyes glued to screens—and the history of high-end photographic tools. The legendary Polaroid 20x24-inch format, a behemoth introduced about half a century ago, was originally engineered for monumental tasks of absolute precision, such as documenting the restoration of the Sistine Chapel. When that era ended, this massive instant camera trickled down to studios, often used for large-format portraits of celebrities and cultural icons.

Historically, the workflow was dictated by utility and resourcefulness, not vanity:

Identification Photos: In the 1970s and earlier, nobody wasted massive Polaroid sheets for routine portraits. Instead, studios relied on a pivoting stand camera shooting on 6×9 film—essentially a "one-sixteenth" equivalent of the Polaroid giant—which apprentices would develop in local darkrooms.

Press Photography: For actual news and street journalism, the true workhorses of the era were the Rolleiflex or the rugged, rangefinder-style Fujifilm BL 6×9. These robust tools fed the daily press, with images traveling rapidly from regional agencies to major national newspapers.

Today, while digital capture and inkjet printing dominate the landscape, the revival of these analog behemoths often serves a different purpose. It frequently caters to an era of boundless narcissism, where eccentric equipment is paraded on platforms like YouTube to transform the mundane into self-proclaimed "Art." While everyone is free to pursue their own tastes, this trend often mistakes the extravagance of the medium for the depth of the content, obscuring the discipline, sweat, and darkroom mastery that defined classic photography.

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https://www.youtube-nocookie.com/embed/FNxHLVFjVdA









Quando è finita, è finita

Beh sì la cosa si presta a tant’altre “osservazioni”. Vedete il Mondo Analogico non esiste più e l’odierno scimiottare più che post moderno è de facto post mortem, da mane a sera per chi surfa su la Rete delle mirabilia e ha il polso della situazione per non dire “naso”.
Sì, certo tanto potè l’immagine su la capa dei più giovani che a noi, tuttavia, qualche legittimo dubbio ci ronza. Se le sempiterne Babilonesi famiglie-pensiero-economia-culturame imperanti il Terraqueo, e non aggiungiamo altro ché non serve ai consumatori di “pellicole”, prima fanno e poi disfanno più di Penelope, lo scopo c’è eccome. Il digitale è spionabile in tempo reale manco i cani, impensabile in tempi analogici. Lavaggio del cervello, quindi, inimmaginabile e foriero di controllo Totale, ultimo Covid-19, del famigerato terzetto Cia-Mossad-Pentagono e cespuglietti vari a contorno, per digerire meglio, ecco.
Un Mondo analogico, scritto con obbligo di maiuscola, che aveva ritmi e tempi non paragonabili l’attuale Generazione Z, che è pur sempre l’ultima lettera dell’italico alfabeto. Manca l’aria del bianconero, e poi chiudono giornali edicole e quant’altro, ergo dove le meni le “pellicole”? Life a dirne una (da noi in sedicesimo il Tempo dove reportava, ecco, un coinquilino di Myphotoportal tale Francesco Cito) è morta da tempo; luogo deputato ai grandi fotografi e loro scatti che han, se non altro, scritto pagine di Storia e di quella fotografica senz’altro. Vero e poi c’è sempre tempo di entrare nel merito su la giustezza dell’anzidetto, ci mancherebbe.
E quindi che si fa “riavvolgi” in digitale ciò che hai scattato su “pellicola” (una mostra l’abbian fatto proprio così con strisciate di carta inkjet chilometrica) va da sé e più ancora se bianconero? Chi ha pazienza di caricare, scaricare la fotocamera analogica? Chi se la sente di sviluppare il rullio, sia esso bianconero che famigerato C-41 negativo per non parlare del calderone infame, l’invertibile E-6 buono per tutto e per nessuno? Guarda caso Kodak ci andava a nozze con il suo sbianca-fix “universale" mentre per prova provata le gloriosissime Fujichrome portavano una patina magenta poiché i tempi della Kodak non andava bene, tant’è che sviluppata in proprio le Fujifilm su drum termostatati Jobo delle meraviglie, i risultai erano di tutto rispetto alla faccia dei prezzolati di Progresso fotografico che ne lamentavano il non “standard” Kodak. Per non parlare del ciarpame e donne di quattro soldi delle patinate riviste fra cui Airone, Bella Italia etc. che all’unisono rispondevano: le macchine (quali?) sono tarate per le Kodak. E se presentavi plasticoni di queste Epr-64 poi torcevano il naso: A moneca e Camaldoli muscio nun le piace tuosto le fa male...
Il colore degli smartphone e il bianconero dei cretini che “ricolorano” con softarr (scritto così che è lungo a dirsi)? Impossible. Certo i metropolitani zombie alias Yankee (go home) devono pur passare il tempo. Vero ma loro passano e non resta letteralmente NULLA ché sono scomparsi pure i cassetti e i detti album di famiglia, le associazioni fotografiche, i club….e avessi voglia a continuare.
Vabbene per alcuni che ci sanno fare con l’Analogico, e vi rendete subito conto dello spessore della foto che mostrano, c’è dietro un “qualcosa” che non sia ripreso in bianconero solo da macchine XYZ (all’Epoca una caterva di Marchi quasi tutti provati, tranne la Exakta RTL 1000 e la inarrivabile Minolta Srt 101 e sue gloriose lenti Rokkor che fan a tutt’oggi fortuna alla Sony avendola acquista la factory tempo fa, e mo’ fanno i gradassi) alla moda momentanea. E’ una questione di educazione linguistica meniamola così: modus vivendi che, di nuovo, non c’è più. Poi come dire de gustibus...noi non ritorniamo indietro ché il “digitale” molto terrestre ci consente cose impossibile, impensabile in Era Analogica. Sì, per chi ha pruriti “artistici” e poi un ritorno a cosa? Analogico è vita certo pure il digitale, però…



Scattare con una macchina fotografica a pellicola induce inoltre una maggior intenzionalità nel processo creativo: disporre di un numero limitato di scatti costringe a pensare attentamente e valutare quando premere il pulsante dell'otturatore. Come spesso accade in tutto ciò che è frutto della creatività.

https://www.fotografidigitali.it/news/cresce-la-domanda-per-le-pellicole-fotografiche-kodak-sospende-la-produzione-per-ammodernare-gli-stabilimenti_133326.html

Pensare? Scherziamo fra un Cheeseburger, che ci vuole una mandibola di mezzo metro ad aprirsi manco i coccodrilli; steck di tre quattro kili da digerire in una settimana e Coca: oh dico siamo matti? Avanti con i consigli, ecco, per gli acquisti. Eppure ci sono tanti hobby per...rimorchiare possibile che quello delle “farfalle” non tiri più? Vabbè che ci sono le pillole blu...Intelligenti pauca verba. Amen


Ps. Ci andrei molto cauto circa l’impronta “digitale” e quella “analogica” d’una stampa (a monitor a che serve?) e fuori di metafora fra una Galerie Ilford (un nome una garanzia secolare) e pari carta baritata inkjet; pure Canson che si piega su di sé come fosse (!?) un carta agli alogenuri d’argento, e l’effetto e consistenza sempre per prova provata è notevole e non sfigura dinanzi al galleriota con finta benda agli occhi pollice ed indice destro intento alla conta di carta moneta, e pari gamba di legno, eterodiretto dalla Triplice manco i cani






Artigianalità, prestigio e...”ma costa assai” cui se ne è detto: unità di diseguaglianza sociale, alto-basso, ricco e povero. E Lotta di classe a Beverly Hills, no?
Dunque, sì, il Mito Leica è innegabile ma attenzione al canto della “sirena”. E messa così al Mito cosa contrapponi? Un De Mita da Nusco, no? Calembour a parte, niente a dir vero se non il fatto che, tolta l'artigianalità cui c'è poco da dire (al netto della vergognosa M8**) l'ottica tout court pastosa più che croccante la cifra; si può allora fare altro? Se seguiamo il video in link sotto si finisce con dire, sì. Ma, ma c’è a nostro ben più che modesto parere, suffragato da oltre mezzo secolo di fotografia su le spalle, un Terzo incomodo misconosciuto a chi va dietro il vento del markketting (onomatopea per marchetta, serale lungo certe vie cittadine). Si deve più che dovrebbe parlare di Olympus, no l’odierno re-branding OM, no. L’originale QuattroTerzi e dell’Ammiraglia di sempre E-1. Ma, ancora, è tempo perso per i minchiapixellisti onanisti, pugnettari, a tutto spiano. Resta evidente che il richiamo anzi fatto è per gourmet della fotografia. Un’altra volta



**Tutto ciò' ha dell'incredibile, comunque ecco in breve la storia.
Aggiornando la vecchia m8 (non la m8.2) con il firmware update 2.004 ALCUNE m8 vanno in blocco e non e' possibile fare che rispedirle a Solms se si imposta il modo discreto (la vera grande novità' di questo aggiornamento che nelle intenzioni dovrebbe renderla più' silenziosa) ed il pulsante di scatto finisce (anche erroneamente) in modo di scatto continuo.

http://www.photobit-forum.it/phpbb/viewtopic.php?t=4580

**Purtroppo la mia seconda M8 ha avuto un problema all'otturatore (si sono staccate le tendine, otturatore andato) intorno ai 12.000 scatti con un preventivo di 400 euro per la riparazione…
https://www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=3683602&show=13

Leica è antiquariato: Leica M2 CR “Gianni Berengo Gardin”
https://www.newoldcamera.com/Scheda.aspx?Codice=GC3331


Leica vs Fuji : Strategie di Marketing a confronto e come Fuji può aumentare il suo prestigio
https://www.youtube-nocookie.com/embed/Cm1AvnzuZVA



Ps. Repetita juvant? Mah di certo il fatto che la BL di Fuji era la “copia” di Leica. È na cosa accertata Sì, ma in formato seipernove imbattibile per Hasselblad, Zenza Bronica, Rolleiflex, Mamya…

Pss. Resta introvabile in Rete lo studio del progetto E1 Olympus, le sue malie tanto da far dire al capo-progetto, non senza ragione e senso, che dentro la digicamera c’è un Genius, storpiando sound come solo l'inglese vi riesce. Il Mondo è fatto di pecorame, “Tutti fotografi” no? No chi l’ha detto è un agente del Pensiero Unico, della cricca Cia-Mossad-Fbi via Hollywood Party e di Stampa & Regime







Colpire al cuore (Stato dell’Arte)

Così il titolo di un film d’Anni di piombo, tempo della “lotta armata” e clou il rapimento e uccisione dell’On. Moro e sua scorta a opera, anche, delle Brigate Rosse che, tuttavia, non sapevano tenere un’arma in mano secondo ricostruzioni di Commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro; fatto che rima con quei “terroristi” che non guidavano una macchina, né un alare Piper però il jet che si “schiantò” su una torre del famigerato accadimento storico “torri gemelle” fake d’abborracciata grafica 3D (tutti i testimoni oculari dei fatti “morti” in strane e più che sospette circostanze). Fermiamoci qui.
Quindi li francisi, gli ideatori della nuova “cosa” fotografica telemetrica si sono ispirati, guarda te, a Leica. Un blasone da Cancel Culture. Paradigma delle moderne Full-frame e tutto ciò che ha che vedere con il codice (Da Vinci?) 135, detto appunto formato Leica ventiquattrpertrentasei, classico. Ma la cosa ha un precedente, proprio così, quando Zenit russa strinse accordo con Leica per la commercializzazione di un “mostro” bicipite a telemetro: design russo resto germanico. E se tanto mi dà tanto già ai tempi dell’analogico Konica* diede alla luce, ecco, una telemetro molto “perforante”. Tanto l’uno che l’altro durate lo spazio di un mattino.
Viceversa pare che Le Coq (Galli, Francesi) ora si avvicinino al Mito M, tutt’altro che a modica cifra, ça va sans dire, per ricavarne sangue da rape? Mah.
Infine, siamo, dopo la Pentax17 in clima nicchia, diciamo così mezzo e mezzo, almeno sino al giorno in cui Samsung telefonica, e Mela (morsicata o bacata?) decideranno il “game over” finale e addio a sogni di gloria per tutti vero: Canon, Sony et simila. Sì, anche Nikon che da mo’ in “rianimazione” irreversibile. Il resto direbbe il fu Sator Sartori Prof & Accademico: “So’ cazzate”. Sottoscriviamo! Ah sì, en passant, c’è anche Fujifilm digitale telemetro serie X-Pro, brand(y) che già in epoca analogica aveva la sua “Leica” tipo Fuji Fujica G690 BL ottica intercambiabile formato...seipernove, e recente passato TX-1**

*https://www.gerardobonomo.it/2022/05/03/konica-hexar-rf-o-leica-m/

**https://jonasraskphotography.com/2019/06/17/fujifilm-tx-1-the-original-xpan/


https://pixii.fr/

Wow! Zenit and Leica Present Joint Production Camera!
https://www.mirrorlessrumors.com/wow-zenit-and-leica-present-joint-production-camera/

https://leica-camera.com/en-int/press/counterstatement-ukraine-insider-russia-shipments






Perché ci vuole orecchio
bisogna avere il pacco
immerso dentro al secchio
bisogna averlo tutto
anzi parecchio
per fare certe cose
ci vuole orecchio…


la nuova Panasonic GH7



Avevo preso la Gh4, la mitica e penso lo sia ancora come certe pietre miliari e non è che poi passata quella...insomma la cosiddetta evoluzione, il progresso. Roba da matti ma è così se s’immagina che con i telefonini, finanche premi presi per certi film per non dire réclame. Ma sia come sia è evidente che ci vuole certo l’occhio ma pure l’orecchio che pare sia una feature della nuova Panasonic. E noi che giravamo prima in Otto (non so se c’era o meno Lancillotto, per far rima, di Carosello bianconero d’antan) da sette-metri e mezzo, poi fermavi capovolgevi la pellicola (in realtà i sette-metri e rotti erano sedici-millimetri che poi il laboratorio tagliati a lunghezza di quindici metri grammo più grammo meno, ecco te li sparavi sul proiettore domestico). E Moretti quell’antipatico (saccente compagno) lì ci ha fatto film poi “gonfiato” in sedici-millimetri per la distribuzione: vabbè il Super 8 (pensare che Fujifilm aveva il Single 8 e quadruccio ferma pellicola come le grandi cineprese e mica la plastica/quadruccio del Kodak S 8). Altri tempi. Vero e l’Arriflex, no? Prima era venuta la Bolex a “manovella”...che pareva na cosa dei primi del Novecento. Ieri. Oggi chi l’avrebbe mai pensato, eccoti la new Panasonic della Saga GH, non c’è mica solo quella ma fotografica di Fujifilm 100 x y z giunta alla sua VI reincarnazione. Certo come per la fotografia si resta stupidi di come tanta grazia di Iddio, poi quanto a risultati...artistici, narrativi? Mah ci vuole orecchio senza dubbio...

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https://petapixel.com/2024/06/05/panasonic-lumix-gh7-initial-review-sensor-size-is-the-only-compromise/

https://www.dpreview.com/reviews/panasonic-gh7-initial-review?utm_source=self-desktop&utm_medium=marquee&utm_campaign=traffic_source


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Con un aggiornamento (a pagamento) Lumix GH7 può diventare una cinepresa ARRI
https://www.fotografidigitali.it/news/con-un-aggiornamento-a-pagamento-lumix-gh7-puo-diventare-una-cinepresa-arri_127802.html

Ps. Il testo in cover è di Enzo Jannacci







...la cambio io la vita che
mi ha deluso più di te
portami al mare, fammi sognare
e dimmi che non vuoi morire...


Ma sì la Patty Bravo di noi sessantottini prossimo al gran salto. Fujifilm, via e chi non la ricorda oltre la Belvia-Velvia 50 che disarcionò le Kodachrome in bagno E-6 universale pure in Bangladesh (con la Jobo tank stabilizzata per lungo periodo trattavamo in cosiddetto domestico, ad evitare “nuance” per diverso tempo sbianca-fix tipico del beverone e sei, i nostri scatti su diapò Ektachrome Epr 64 & Velvia)?
Si noi “assistenti” di studio usavamo la BL 690* tascabile, ecco, seipernove a telemetro! Negativi per lo più in bianconero che finivamo su carta Ilfobrom (gradazione fissa e non MG) per i più svariati motivi, dalla cronaca a oggettistica per cataloghi (in diapositiva che a guardarle in rapporto era de facto già fotografie) che si stampava lassù a Milano. E immagini di paesaggio, i paesaggi lucani d’antan su brochure dell’APT (allora Azienda Provinciale Turistica, l’odierno brand è chilometrico pomposo ed ampolloso però à la page!).
E allora che ce ne viene? Oh bella il fatto che la richiamata Fuji propone un nuovo accrocco** diciamo mezzo formato sempre più miniaturizzato, e domanda: a quanto questi brand(y) a furia di lillipuziane, ecco ancora, miniaturizzare non le faranno, fotocamere, in scatole di assemblaggio per risparmiare ancora? Cose dell’altro mondo come ci si riduce: è finita compari belli, si è scritto già che “un telefonino” ci seppellirà e se date una ri-sbirciata ai link dell’altro giorno con sti telefonini che oramai inarrestabili pappatesi la fascia entry level vanno all’assalto finale. Sì la fine!
Oltretutto cosa serve più di un sensore già full-frame? Cinquemila euro per cosa, se anche con no scassato e richiamato sensore si fanno miracoli, meglio mira + culi alla medievale maniera ma non troppo? Se pigliate, come lo pigliate affar vostro è, di quegli accrocchi tipo Cambo***, de facto complesso “banco ottico” eh avessi voglia a decentramenti e pippe varie. Fatto salvo che chi sa il fatto suo, anche con i notori stack-focus, per non dire ottiche, qui penso a Canon, che schifitano come vi pare, decentrano acca a là (stavo per scriverlo all’araba che è altra cosa!) di tutto di più. Ce la caviamo in finale ancora una volta con l’indimenticabile Eugene Smith: “A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento”?

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*http://camera-wiki.org/wiki/Fujica_G690

**https://www.dpreview.com/news/3766780604/fujifilm-creates-gfx-100s-ii-5000-compact-medium-format-camera

***https://www.youtube-nocookie.com/embed/JSVvDHPGbbA



Link tablefonini impossibile



Ps. E' un fatto scenico, mostrare il petto "professionale" cosparso di medaglie di stagnola luccicante. Doppia illusione con fiocco: libidine!

Patrick Hanez GFX & Cambo Actus
https://www.youtube-nocookie.com/embed/4vzmuO9Nhds

Pss. In nostra dotazione per anni era anche una Campo 10 x 12 e ottiche stratosferiche Rodenstock & Schneider Symmar
https://www.manunzio.it/-d14551





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A volte trovarsi al posto e momento giusto fa la differenza con l’appostamento in capanno stile cacciatore. E non detto che uno zaino pieno di ogni lunghezza focale torni utile, sarà, e non meno il manico del fotografo a far differenza e che non si trova di certo negli zaini affardellati di tutto e di più. Occhio come mestiere a pendant, si capisce



G 500
G500 telemetro molto tascabile made Ricoh, la piccoletta azienda che si è pappata (acquisita) nientemeno che la gloriosa Asahi un tempo, odierno solo brand Pentax. Sì, quella della saga digitale Gr che se la contende, a buon diritto, con l’altra bella narrazione a nome Fujifilm X100 arrivata alla V (come vittoria stile sui tank russi vs ucraini, o come vendetta?) reincarnazione. Ma non divaghiamo
La G 500* formidabile tutto fare e dalle buone immagini by Rikenon ottiche, non da meno degli altri brand(y). E con una chicca, la 500 G, insuperata: motore, e non a batteria! Oh bella dirà qualcuno, e come? A molla, con ampia manovella di ricarica per dieci (!) scatti consecutivi.
Una mattina, dunque, eravamo saliti al pianoro sovrastante questa latitudine (dove sarebbe dovuto sorgere un aeroporto e fosse stato così, un aereo sì l’altro pure sarebbe precipitato, causa turbinio d’aria senza se e senza ma: infernalia a dirla tutta e dove, ancora una, lì messi come riserva indiana i container-casa per coloro che l’avevano persa a seguito sisma di più di quaranta anni addietro!) e la nebbia, sì carina ma poca roba. Clicchete uno scatto con solo albero (non c’è in immagine cover) una cosa alla Manunzio “metatisica” scritto così. E poi? Zitti zitti dietro le spalle lungo il poco praticabile sentiero davanti due cacciatori per la loro strada. E allora via lo scatto (unico di madre vedova si usa dire qui) su diapositiva, forse Kodak, anche se per certo periodo si è usata la 3M, e finanche Ilfochrome (fatta da Fuji, eh!). Sia come sia uno scatto ridotto all’essenziale, scheletrico come l'albero e come piace a Manunzio, complice nebbia del “Direttore” in alto della Fotografia.
Notato niente? Manco chi scrive almeno sino a stamani e son passati più di trent’anni dallo scatto analogico, altro punto esclamativo: tiè crepi l’avarizia (!). Ecco. Pietra che gioca quanto dire per inscrivere l’immagine, i soggetti + albero, in un immaginario triangolo compositivo. Tutto qua, e che sarà mai: metto l’esclamativo? Ma si ma sì!


*https://www.italianfilmphotography.it/ricoh-500g/




L’immagine per essere trattata ci vorrebbe un trattato, ben altro che gioco di parole. Un losco figuro forse Android stile Blade runner, insignificante, fa da sfondo e tiene con discreta nonchalance, stile Leica sotteso mica tanto, la Fuji X 100 VI già in codice: X numerale latino per dieci, la scritta “rossa” di sapore sulfureo, sempre in latino sta per 6. E allora 10 x 100 x 6 kabalistico? Resta l’immagine centrale del robot umanoide che punta l’occhio, in questo caso il destro diciamo “reale” bensì chi osserva è il “sinistro” di nome e di fatto: occhio di Horus, sì, identico al triangoloso occhio-veggente su l’One-Dollar. Espressione mortuaria che di più non si può, stemperata dalla “donna” in bianco sporco virginale che più di mostrare la coscia di prammatica, con tanto di pilu, ne mostra la sola rotula. Forse per brodo di “coltura”

Noi della AGL (Agenzia Giornalistica Lampo) su la Main Street, qui da dove si scrive, oltre le immancabili Rollei biottiche, usavamo Fuji precisamente la BL 69, una tascabilissima seipernove. Tascabile come può esserlo un piccolo carrarmato!
Il fatto che fosse già una cartolina a contatto (caricata con negativo bianconero Agfapan) di notevole formato più per banco ottico (ed alcuni tramite adattatori sostituivano la classica seinove o singola negativa ma pure diecidodici formato) da farci i manifesti stradali veniva presa per la sua ratio non meno di poter montare (!) ottiche grandangolari. Naturalmente tutta sta bestia l’usava il “Baffo” in boss della Foto-Lampo (Agenzia, sì, ma anche e soprattutto di cerimonie).
Certo non era, la visione, discreta di un H. C. Bresson (sua inseparabile Leica) quanto un arma letale puntata contro, la Fuji BL.
E sin qui il solito pistolotto dei tanti “t’arrcuord’” o amarcord che furoreggiano di sti tempi pre-elettorali, locali nazionali continentali galattici e verso l’Infinito ed oltre…? No certo, la storia potremmo, ecco, insegnarla (Manunzio è pur sempre, curriculum, an Elmentary Teacher!) solo che non ci sono scolari, o meglio i finti tonti là fuori, a telecomando ante Sanremmo, post Sanremo a tutte le ore giorno and night: quieta non movere et mota quitare, no? Ni.
Sia come sia, certi ricordi basta zacchete associ nome, foggia (minuscolo e non è pugliese) l’inquadratura e pose. Cadaveriche quanto basta, mortuarie da non dirsi, da Dea Madre coloured finta viva. Evviva! E non si capisce, infine, in cosa e soprattutto perché uno debba spendere quasi duemila-euro per portarsi a casa (obitorio?) un trofeo che tutto serve, oramai, tranne che fare (?!) immagini. Accatatevill’? No Sofì** grazie assai avimm’ già dato!


** accattatevill’, compratelo, così Sofia Loren che in uno spot pubblicizzava prosciutto: mo’ cotto o crudo che sia sempre su gli occhi (sì, certo anche altri distretti anatomici, casomai arrotolati e con un po’ di burro in punta...ci siamo intesi) finisce. E con belle fette su gli occhi del caso sai che vista: alla cassa, via!

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https://fujifilm-x.com/en-us/products/cameras/x100vi?utm_campaign=EID_X100VI_launch&utm_medium=email&utm_source=adestra

Ps. Nell'inquadratura verticale della réclame nipponica Fuji la Dea Madre, abbronzata di prammatica e non si può dire altrimenti ché si finirebbe in tribunale e/o gogna mediatica Urbi et Orbi, la manina tiene la digicamera, in volteggio acrobatico, come qualsiasi imbecille il suo smartphone. E meno male che su la Rete ci sono tutorial circa il "dettaglio" da ottenere in più dallo scatto (acrobatico). Senza dire che con sistemi anti-gravitazionale in essere (vedi soggetto volante durante riprese Formula Uno in, pare ricordare, Germania) con un tocco di voce "Ehi Siri scattami, brevi manu, a mezz'aria sta foto mentre poi visto che ti trovi me lo porteresti, sì, l'affare gocciolante, a fare pipì...che sono occupato per altre cose più (sic) importanti?"





Teschio o skull per esterofili incontinenti, grotte cantine. Controra (ora contraria letterale) da Aliano in provincia di Matera. Scena così senza manipolazione Pshop o ricorso famigerata AI. Tutt’altro che riverberi, anzi, poiché le foto e di panorama di Manunzio sono piene all’inverosimile di “presenze”


Fatti che (s)fuggono o meglio in contrasto con il belame, si, pecoreccio cui Munari & C. per l’ammasso eterodiretto quotidiano menano per l’aere maligno. Repetita juvant, dicono. Manu militari, certo. E poiché questa zattera a nome Manunzio punto it, di fotografia ci si prova vediamo di scandagliare l’immagine in copertina.
“...finiamo qui la prima parte...” si diceva.
Il luogo o location say english è lungo rotabile (una volta, in questa contrada, il dialetto gallo-italico, dal francese route, pure così in quel idioma e stavamo per scrivere idiota che è stessa minestra babilonese riscaldata, di tutti e nessuno a nome inglese) da ŕota latina e italica ruota di sicura onomatopea...rrrr rotolante conduce ad Aliano circondario di Matera. Immagini tratte da superba bianconero reversal a nome Scala Agfa, che è ritornata** in formato (codice) 135 alias Leica o corrente FullFrame (che da quella prende indegno nome!) digitale. Riproduzione su GH4 via Wi-Fi thetering, ottica Zuiko 35 millimetri equivalenti via adattatore da Old 4/3 a Micro 43, e diaframma 8. E andare oltre, prova provata, la diffrazione fa sentire i suoi effetti morbidosi. Tavoletta luminosa da cineseria a complemento. Mondi analogico-digitale, “vecchie” ottiche che continuano a far del buon brodo evitando l’agguato mortale per l’anima, meniamola così, della Giostra acquisti, amazzonica o meno.
Infine triste ma vero sì è impiegato trent’anni, durante la stampa su Canon inkjet, per accorgersi delle “presenze” in scena e che la matita ne delimita i bordi. Assolutamente inimmaginabile quell’occhio che campeggia fra le erbe che non è una Photoshioppata o mortifera (per l’anima?) AI, tutt’altro. Significa? Niente di più e niente di meno di quanto scritto…Forse che non cercavamo l’ora canicolare da immortalare? Atmosfera nota con vetusto lemma termine “controra” emulo english after-noon, letterale dopo l’ora nona dell’orologio latino? Tre pomeridiane, o ancora la mal tradotta siesta, hora sexta latina, ora di passaggio dei sacrifici vs l’Iperuranio alle telluriche Potenze sotterranee? Il Mezzogiorno di Pan Satiri e corteo di Ninfe (che anche in pozze d’acqua se le lavano proprio in quel momento topico, e nessuno mortale può vedere la scena, pene, ecco evirati ipso facto ancor prima che accecati: minchia)? Mito amabilmente narrato, anche, da Roger Callois in Les démons de midi

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Ps. Noi dell’Occidente una volta era il Latino durato per circa un millennio a “cementare” le genti, diversamente dall’artificio (tutte le lingue, parlate, dette standard lo sono per definizione, codice alias ID) a nome lingua inglese: di Rito York o Scozzese umidificato e retto-inficcato è vexata quaestio che qui non si tocca

Pss. Vero, corre l’obbligo di citare Roba Apposta di Branco Fotografico che con sua chimica “inverte” tutto dalla carta fotografica a pellicole: di tutto di più. E altrettanto merita menzione BelliniFoto che ha "ereditato" la Ornano chimica (bianco nero e sostituti E-6 favolosi per inversione Ektachrome Pro 64 di Kodak, e pure le Fujifilm, via Jobo tank sperimentata de visu e de manu) di Milano







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