Manunzio



Le prime Fujichorme 64T 4x5 RTPII diecidodici me le passò per una prova un collega stampatore che aveva minilab e poco tempo a disposizione. Il primo lotto in assoluto veniva dalla vicina Puglia mi pare, così a memoria, il grossista Antonelli in quel di Bari, mentre in giro regnava la Ektachrome 50 T(ungsteno) pure 160 Asa, odierno Iso; emulsioni per lampade e faretti a K 3200 non già flash, pur presenti in ogni studio e usati per il Belpaese su Epr 64 fra Todde (generatori costruiti a Milano) Bowens dagli ottimi monotorcia, Elinchrome e altro.
Il set simula ciò che sarebbe dovuto essere su brochure in formato A4 per una nota azienda nazionale, così l'amico fotografo stampatore notturno: sì, quante volte a sera inoltrata consegnati i rullini di negativi, subito la stampa, o lo sviluppo delle Epr 64 Ektachrome Kodak su formato Leica e, soprattutto, Zenza Bronica ottima alternativa alla Hasselblad.
Caricato lo chassis del test su la Cambo e con ottica centocinquanta millimetri il “normale” del caso, l'esposizione è prodotto da due Nitraphoto (grosse lampadine opalescenti) una per lo sfondo su la sinistra, l'altra a destra per dare “rotondità” alla scena. Su la sinistra la sagoma in cartone di cuccuma e filo di latte della stessa materia con “schiuma” che è pezzo di batuffolo per l'abbisogna


Ps. Milano da bere, città decisamente virale in tempi andati era “tarata” su materiale Kodak(chrome) e la difficoltà della Fuji di farsi degna strada, cosa puntualmente avvenuta e succhiatasi sin all'osso Kodak, era dovuta essenzialmente al diverso tempo di sbianca-fix: due minuti in più del classico calderone E-6 (forma di pensiero unico anch'esso). E poi perché le riviste poco gradivano, ne ricordiamo Bell'Italia quando provai a mandare un servizio su due plasticoni (poco più di un formato A4 in plastica opalescente con tasche per contenere 20 telatietti 135) proprio perché “tarati” sul Kodak e non già su Fuji; fintantoché non arrivò ordine dalla Amerika: contrordine compagni, dissero, d'ora in avanti (Bel)Velvia 50 l'anti Kodachrome che ne decretò la fine poiché si trattava, la giapponese dagli splendidi verdi riprodotti, ad ogni angolo del terraqueo, nel calderone E-6 si capisce. La superficie, lato emulsione, del Kodachrome è a “sbalzo” cesellato e si nota subito, così l'impressione della Velvia 50 Asa/Iso



5060 (post obsolescenza programmata)

A non farci caso tant'è l'abitudine, male. Anzi come una bolla che viene dagli abissi si presenta, e chiede conto. E allora non si può far finta di niente, e d'altronde sta scritto: “Date a Cesare...” E sia. Anzitutto i numeri non sono segni grafici, casomai per Excell dei ragionieri di Casoria, quanto e forse presagi. Tant'è vero che se fate così: 5 + 6 escludendo nel caso gli inutili zero, il totale è un bell'Undici: Giustizia numerologica? Può anche darsi e mai dire mai. Siché tolto il riferimento kabalistico, resta la sostanza di una camera fotografica targata Olympus seguente i precedenti, tutti ben risusciti. Vero è che tra gli eterodiretti prezzolati (con famiglia) tra le point & shoot, che qui si narra, è conosciuta più la saga Nikon Coolpix (sebbene antecedente ad esse una Fujifilm veniva proposta per “reportage” e spiace non trovare il numero di Progresso Fotografico che ne trattò).
Sia come sia il ramo cadetto delle “punta & scatta” è stata la palestra tecnologica per le linee professionali: laboratorio se vogliamo. E questo vale anche seppure in maniera limitata in Era analogica quando certe feature comparvero prima in serie “cadetta”.
5060, dunque, e precedente modello 5050 di Casa Olympus, ma che sarebbe fuorviante metterla così, poiché due linee diverse e tutt'altro che antagoniste. La prima con una “dolcezza” per farci di tutto e di più, la seconda con un taglio, senza virgolette, pure escludendo del tutto il settaggio di default, è ineguagliato e con la strepitosa apertura f 1.8 su lillipuziano sensore. E non di meno assimilabile (nientemeno) che a Leica per prova ben più che provata verificata e stampata e poi Majoli docet.
E di nuovo 5060 che l'archivio digitale venutasi a strutturare negli anni (gerarchizzato da vetusto Lightroom v. 5.5) è per buon novanta percento Opera, maiuscola per chi intende, di questa incredibile fotocamera digitale. E del suo booster per due pile inside a creare un attrezzo magnificamente brandeggiabile, di una autonomia spaventevole: giornate intere con il monitor aperto (sebbene la camera ha un tunnel passato per mirino ottico e scarsamente praticato).
Insomma una 5060 conosciuta sin nelle remote pieghe, fatto che ha consentito a Manunzio di essere ciò che vedete, in caso di specie nel Portfolio per esempio.
E per gli schiumanti e biechi prezzolati la pagina della Getty Images è quanto di più eloquente al riguardo: senza se e senza ma. Infine parafrasando l'anglo-napoletano (magistrato) Henry John Woodcock...e fotograf' parlan' co' è fotogramm' oj né!


Ps1 Tranne l'immagine, sul sito Getty richiamato, delle finestre su Epson 850 Z quelle di food bianconero riprese su stellare nitidezza di C-8080 sempre di Casa Olympus, il resto è della “morbidezza” C-5060 Wz

Ps2 Siamo per i confronti arditi, apparente, secondo i codici codificati e prezzolati di Stampa&Regime (con famiglia) del settore. Insomma poco incline a baciapile e iscrizione a Logge cui deriva lo status e lauto conto bancario di fotografo di Regime tout court. Così come in Era analogica non c'è stato sistema (brand) provato e soluzioni in camera oscura (bianconero colore e sviluppo invertibile) provate e sperimentate “controcorrente” per poter poi fotografare con scienza e soprattutto fantasia, parimenti in Epoca digitale cominciata su computer Amiga che la solerte eterodiretta “stampa” misconosce preferendovi una “mela” morsicata cui pure si sta digitando. Siché alla 5060 il passo più che breve in considerazione che la si è usata per la cerimonia di nozze del fratello in tandem con una Epson 850 Z e nel Diary se ne parlato. Insomma più che confronti aridi, fine a se stesso, cognizione di causa come al solito

Ps3 L'immagine a corredo è di un “misero” iPhone 4 con post-produzione in PS Elements quando si è creativi, viceversa Lightroom per fare i “fotografi” di grido



Occhi a mandorla

E si dà il caso che stavolta sia Fujifilm che conosciamo da una vita quando usavamo, scritto e riscritto, negli anni Settanta del secolo breve la G 690 BL, una telemetro in formato 6x9 (!). E poi le pellicole Fujichrome (mitica Velvia 50 che killerò il Kodachrome) che trattavamo in proprio perché anche se sviluppabili nel brodo E-6 dei service, risultavano con dominante magenta causa sbianca-fix più corta di due minuti delle altre pellicole, in primis Epr 64 Kodak.
Sia come sia le rangerfinder così secondo gli “inglesi” (che Iddio ce li conservi in gloria, amen) Fujifilm iniziata con la Pro X-1 poi due e odierna 3 pensa di fare, non già concorrenza alle famigerate Leica, cosa gradita ai fotografi abituati al mirino galileiano, e tra questi chi scrive. E si qui ci può stare, ma con la pro X-3 siamo alle solite: far passare una digitale per quegli imbecilli che non si convincono (i soliti giapponesi nella jungla a guerra strapersa da ‘na vita!) di avere una digitale telemetrica d’antan, ma che come tutte le digitali ha Lcd per vedere e rivedere le immagini oltre che settare la macchina stessa. No con la X-3 Lcd è flippabile, meglio sono flippati gli ingegneri! E sai che novità, il flip, quando la Epson con la sua RD-1 costruita da Cosina ci aveva pensato per prima…sul resto stendiamo un velo pietoso anche perché sono cazzeggiamenti di marketing della Fujifilm. E la fotografia (produzione immagine) è altra cosa, anzi, a sto punto del cosiddetto “progresso” digitale non ci azzecca più una mazza!

Fufifilm Pro X-3(sottotitoli turcomanno, assiro, babilonese e pure italiano)


Man fotografo dal 1969



Chiacchier sotto l'ombrellone

La giostra degli acquisti non sa più a che santo votarsi, e poiché si parla di fottografia che refuso non è conviene fermarsi un attimo per un caffè, e tirare un sospiro
Siché a giorni alterni mettiamo il dito nella piaga, purulenta per chi non vuol vedere, della fottografia niente errore e sempre giostra. Sosteniamo che, per esempio, l’ultimo ammennicolo che si chiami CaNikon o Fujfilm nella versione detta “mezzoformato” poco ci frega. Anzi una digressione al riguardo per suoi 102 megapixel da ultimo esaltato in certe réclame di poter fotografare la Luna, senza allunaggi pro Nasa. Sì, la Luna che uno dice ma comprati un telescopio con attacco per macchina fotografica spendi molto meno della Fuji e ti diverti se non altro a riveder le stelle di dantesca memoria.
Riprendiamo va. Il pixel e sue "abissali" profondità numeriche pianti Bit e compagnia cantando è l'ossessione della giostra dove una volta saliti…e lo si vede oramai con modelli quasi quotidiani sotto il panico degli smartphone fotografici a tre quattro focali…capirete! Spingere oltre l’inutile che fa bene alla premiata CaNikon e non solo s’intende. E su dispute teologiche del 3:2 o l’altra armonica 4:3 pur se in dizione Micro o Full Aps C,D, E, F, G...
Pixel ad abundantia e suoi piani Bit (in tipografia con CMYK ci lavorate con i classici 8 di Bit che bastano ed avanzano) che terminano piaccia o meno oramai su gli smartphone o su quei strani aggeggii chiamati tablet che la Mela si fa pagare a peso d’oro, ma non per molto visto l'andazzo.
Siché su gli schermettini smartphone e/o tablet che differenza si nota in termini di “profondità” colore 8 16 e 32?. Per cui certuni dicono (soliti falliti scritturali cattedratici ) tanto è la macchina nel suo “inconscio tecnologico” che fa la fottografia e mica l’umanoide che sta dietro? Vero optimate Franco Vaccari? Siamo cioè al peto allo scorreggiare perpetuo della giostra per gli acquisti che si veste ca va sans dire di “scienza”. A salve ché l'immagine che affascina o intriga sparte cpoco o niente con l'abaradan tecnocratico (!) spacciato ad “arte. Il resto come diceva il professor Sartori: so' cazzate. Ipse dixit!

Explaining Bit Depth and Debunking a Common Myth
8, 12, 14 vs 16-Bit Depth: What Do You Really Need?!

Man fotografo sin dal 1969



Pazziella

Che non è una piccola pazzia. Viene dal verbo napoletano: pazziare, giocare. Ecco e si potrebbe chiudere qui subito, forse. E sì perché se nell’odierno orizzonte, triste solitario e finale, togliete il “gioco” che fine farebbe la giostra degli acquisti? Svanirebbe come rugiada al sole. Non si può, o meglio ma nessun è disposto ad uscire dal proprio nasino, ché costa fatica e posizione su la “piramide” sociale.
E così ci tocca rifare quotidiano bastian contrario, e sai che novità; di chi è andato oltre il velo di Maya, che è parola di qua del mare eppure la trovate pari pari (civiltà) di là l’Atlantico in Centroamerica! Già e come mai? E non di questo ci si occupa ché metteremmo a mal partito Cristobal Colon e suoi frammassoni atlantici.
Risoluzioni e fotografia non vanno di pari passo, a dirla tutta: non è la tecnica (tecnologia robotica?) a fare arte tout court. Oh santi Numi sembra alzarsi ala canea: ma come la fotografia al tempo digitale, erede della meccanica analogica, lo è per “definizione”! Vale a dire dei galleristi (ammanigliati) critici (prezzolati) fotografi colti e folgorati (lampo elettronico?) su la via di Damasco con esse e due stanghette…come un qualsiasi Saulo/Paolo inventore del cristianesimo, ergo, Occidente giudaico-cristiano-greco-romano: niente di nuovo sotto il “sole” per chi intende.
Tecnica che aiuta e vabbene, quanto poi è pura pazziella allora semantica + mente è tutt’altro piano (focale?) ed esula l’umana esperienza ordinaria.
Allora vale quando si ripete a giorni alterni: no, non serve, nient’altro che una digitale casomai “vintage” un po’ come si fa al corrente con la (ri)trovata, stamani ne infiliamo di calembour per palati super fini, pellicola che si innesta su giovani fotografi (pensa te!) che non han nient’altro se non uno smartphone esistenziale: mattina pomeriggio e sera: ventiquattrorepertrecentosessantacinquegiorniannui. Artificiali (malgré leur) e che non han minima idea di ciò che è stato il Mondo detto analogico tout court!

Una foto la si vive poi si fotografa, poi si discute di tecno-arte-valore merce marxista altra faccia della medaglia o del kapitale (so' la stessa cosa poiché mercenari) etc etc etc

Il pixel grande duro e puro

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Ps. Non toglietemi il digitale, masticato sin dai tempi di Amiga, ché non ho più tempo e pazienza come una volta al chiaro gialloverde della camera oscura alchemica, tanto a rimarcare contraddizioni!

Pss. Attaccato un file in formato 1600 x 1200 di Epson 850 Z nel catalogo Getty Images parte delle “cinquantotto” di Manunzio che c’entra niente con l’arte…mo’ va tu a sapé


more: Getty_IIjpg.jpg (0.69 MB)



U 'att mammone

Se il primo gatto non fu allora chi fu..secondo gatto non fu allora chi fu…il terzo gatto non fu allora chi fu…Il ritmo tarantolato. Perché? Beh perché siamo oltre il Bene & Male aldilà di ogni cosa: trionfo del Numero ossia del Nulla elevato nientemeno a sistema, allo spread night&day. L’impotenza elevata a Potenza: lato traslato figurato…geografico.
Sì certo si parla delle cosiddette “novità” specchi per allodole teleguidate. In breve la Panasonic che si è attaccata al c…ristallo di silicio Formato Pieno del Pensiero Unico ne sforna un’altra a tambur battente S1H: tengono famiglia. E la legge di Moore il famigerato 18 (6+6+6 o il Numero della Bestia, eh Magaldi Venerabile di tre cotte!) vale a dire che ogni diciotto mesi si fan “progressi” tecnologici o meglio noto come Cartello di brand(y) e non solo del narcotraffico che, anzi, pari sono: ambedue droga ma non è questo. Forse.
Siché sino a questo momento l’Ultra Hd la “norma” e monitor e schermi desktop portatili smartfufeschi (fufi bau bau micio micio vieni qui bello!) e domestico pure? Adesso siamo al 6K: Ultra-ultra cha cha chà. E siccome nell’universo allopatico la serie dei numeri (chi li dà?) è detta Infinita…
Leica veste le sue camere con pelle…umana alla Fantozzi e mo’ Panasonic e mo’ Fujifilm “mezzoformato” da centoepassa minchiapixel…e quest’altro con presa per il caffè: cialde o regolare espresso da bar? Fotografia? Ahh un’altra volta, dicono, le puttane oops i brand(y) e consigli per gli acquisti: tataratatà canale cinqueeee, sei sette otto nove…

Panasonic Unveils the S1H, The First 6K Mirrorless Camera

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Non è che ogni santo giorno bisogna scassarsi i santissimi nel ricordare (!?) che tutti i minchiapixel finiscono a smartphone e se va bene su Tablet dove è alquanto difficilino distinguere (discernere?) 8 16 32 64 128 minchiapixellate!




Dissonanza cognitiva

Leica dunque ne propone un’altra delle sue per i soliti parvenu. E qui corre obbligo darne conto e alla lettera. Il bello di Leica, in caso di specie Q2, è il fatto che (stavolta) su la nuova arrivata, udite udite, c’è finanche Lcd: ahh che bella cosa e che invenzione, sì, ma a giorni alterni mette e toglie come gira la Luna (che controlla il ciclo delle donne). Senza dubbio oggetti da collezione, infatti ci fate pure le foto. Birichini.
E del link proposto il “test” del buon padre (che tiene famiglia) mette mano ai paragoni farlocchi (prezzolati?) con Ricoh in versione G III e l’altrettanta mitica X fissa di Fujifilm. Paragone del c…orpo macchina se parliamo di attrezzi che fanno (ancora?) fotografie. Ma siamo nel dominio spaziale, ecco, del raddoppio consonantico…fottografia che fa da padrona. Verbo fottere, e giratelo come più vi aggrada.
Di Ricoh conosciamo le sue macchine reflex sin dal tempo analogico già dai tempi della Tls+401 Anni Settanta, cui ottiche non si montavano a bajonetta, bensì a vite: si girava avvitando e/o svitando l’ottica e non c’era spasmo del tempo da perdere stile: time is money! Poi come altre volte detto e scritto la serie 500 G tascabilissima e telemetrica a pellicola, vi avevamo montato anche il motore trascinamento, che si caricava a molla tramite manovella…
Di Fujifilm omologa compatta si legge un gran bene, della Sony R XYZ nun ce po’ fregà de meno, anche perché il prezzo non è molto lontano dal brand(y) Leica.
Sta filippica per ri-dire che oramai si può andare in giro con Fufi di certo allure si capisce, tanto il suo bau bau o micio micio basta e avanza ché la fottografia può attendere. Infatti chi vuol essere lieto sia di diman non v’è certezza. E poi con i cellulari…avanti il prossimo alla Bonolis che la giostra deve girare per i tanti “padri di famiglia”…


Leica Q2


Man fotografo sin dal 1969



Lucciole per lanterne

Non ci resta che piangere, tra il film Troisi/Benigni e la cruda realtà a salve. Questo perché c’è il cretino di turno (che Iddio lo abbia in gloria eterna, amen) a mettere insieme due cose a paragone, metti del tipo un cinese ed un inglese: ‘mbè? Si intende tranne l’anatomia comune il resto…che non è poca cosa. E fuor di metafora che Analogico e Digitale, o pellicola e silicio. E non potendo dire altro (cinese/inglese) eccoti, rullo di tamburi, che il cretino la mena sul RANGE DINAMICO: mammamia. E che sarà mai, ammuina per perdere tempo? Scusi Cartier Bresson, suvvia cacci fuori il range dinamico. E lei Doisneau che fa s’asconde il range dinamico? Ottuagenario e passa di un Berengo Gardin con la sua Leicà ordunque confessi il range dinamico della sue immagini, casomai di 128.000 Iso con ottica f 0.1 all’Equatore e con sole allo Zenit e fill-in flash (!) come le digitali? Cretino di turno, casomai vai in giro con un visore notturno: sì quelli che già usava la Wermacht nella Seconda Guerra mondiale. Cretino glorificato (il massimo dell’imbecillità) ma fai fotografie? Siii onanista cazzaro a tutto spiano che ti trastulli con giocattoli digitali CaNikon e non sei cazzo di accocchiare (mettere insieme) quattro scatti che vogliano "dire" qualcosa?

Ultimate Film vs Digital Dynamic Range

Man fotografo dal 1969

Ps. Ancor prima del "range dinamico" il boken ossia la sfocatura dello sfondo e sue disputatio teologica! Poi in contemporanea gli obiettivi ultraluminosi usati di giorno (!) lamentando vignettatura (!!) a tutt’apertura (!!!) Ancora i centoventottomila (così pochini?) da usarsi di giorno con sole allo Zenit e lamentare “noise”! E poi il pattern Bayer, poi il full frame poi i dorsi e il "mezzoformato" digitale vedi Fujifilm da farci mutuo ipotecario: e perché no tutto il cucuzzaro? La giostra degli acquisti, che un tempo (Novecento) nel proporre ritrovati della “scienza” contribuiva e non poco alla “Grammatica&Sintassi” della Fotografia, oggi manu militari l’accavallatore di gambe: ossia un pezzo di legno messo sotto gamba, e con pressione verso il basso girando accavalla all’altra di Tognazzi/Vianello memoria!




Analogica Era vs. Digitale: ancora?

Non c'è storia che tenga e lo sappiamo. Digitale che consente, quante volte già scritto, di collegare (adesso solo come metafora) in tempo reale (!?) mente-occhio-braccio operativo. Impareggiabile. Tuttavia il “fascino” dell'analogico, visto la moda retro imperante e che s'adda fa p' l'industria del consumismo, è particolare e “anti storico”.
Dunque tolto di mezzo inutile contrapposizione, è altrettanto indubbio che la manualità artigianale dell'analogico fotografico, inteso naturalmente bianconero, ha una sua precipua malia e fermiamoci qui. E tra il revival non poteva mancare il formato che adesso va per la maggiore: seipersei o formato 120 codice Kodak per Hasselblad et simila.
E chiariamo subito che lo scatolotto Hassel, concetto mutuato dalla Rollei altrettanto scatola ma “verticale” non ci ha mai preso più di tanto. E come altre volte scritto abbiamo usato il Panzer Rollei SL66: doppio peso della Hassel ma pari dettaglio marchiato ottiche Zeiss, il top. Ciò detto mentre la Hassel aveva ottiche con otturatore centrale, Rollei l'esatto contrario tranne qualche ibridazione molto malriuscita con otturatore incorporato, forse per i matrimonialisti che però usavano, a ragione, la Hassel ad otturatore centrale irrinunciabile per “alleggerire” le ombre in esterno con il flash.
Otturatore su piano focale in classica “stoffa” la Rollei, sempre di SL66 by Germany, che se guardo lo scatolotto elettronico odierno che ha il fratello con il pallino della fotografia (usa Canon digital) d'antan....siamo su altro pianeta.
Sia come sia l'essenziale è divertirsi, ancora, a prendere foto e con esse riuscire a trasmettere un qualcosa condivisibile anche per altri, esclusi teleguidati e/o minchiapoixellisti onanisti a tutto spiano per la gioia di CaNikon ma pure SonyFujifilm...per chi intende!

Analogico...trapassato

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Se ne occupa già l'articolista nel mettere i paletti all'operazione "nostalgia" e già con il costo fuori umana comprensione: con pari spesa e non solo dorso digitale acquistate le miglior full frame accessoriste di ogni cosa utile, o nel caso di pruriti estetizzanti, ecco, una "mezzoformato" digitale Fuji o Pentax



Mammasantissima Kodak: come sempre

Fallita (Deo gratia) eppure con ancora bava alla bocca. A dir vero non è la “sola” (alla romana?) a fregare manu militari i diritti legittimi del fotografo che incautamente le invia foto, per tanti motivi, forse futili o di vanità mo’ va tu a sapè.
Sia come sia evidente che il “concetto” Kodak risponde di un più vasto dispiegamento “culturale” che spesso etichettiamo Nuovo (dis)Ordine Mondiale in sorta di rendita perpetua. Un mondo uscito sconfitto ma che non si rassegna (!) a taglieggiare come un qualsiasi Ghino di Tacco: oh sempre Medioevo si tratta per questo liquame globalista luciferino. Tutto si tiene e cose e casi lontani han tutti stessa regia, ma non ditelo a michiapixellisti in trasferta auto-ferro-tranviaria: e per dove?

Kodak’s Kodakit Asks Photographers to Give Up the ‘Entire Copyright’

Kodak Ghino di tacco

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Meno male che Fujifilm c’è

Pss. Ghino di Tacco. In tempi di Prima Repubblica (fatta fuori dallo speculatore Soros & Azeglio Ciampi Andreatta Dott Sottile o topone Amato in primis, al netto del Britannia per chi conosce la "genesi" attuale dello Stivale) il nomigliolo era affibiato a Bettino Craxi e suo letterale Partito socialista italiano




Tri-fecta

O torretta con tre lenti così nelle cineprese 8 millimetri con grossa vite/chiave per caricare i settemetriemezzo di 16 mm, che una volta finito bastava invertire e continuare per altrettanto metraggio sul lato opposto, e poi una volta sviluppato “magicamente” e tagliati esattamente a metà veniva restituita la bobina da 15 metri. Sembra un gioco di parole eppure così; poi venne il Super in cassetta con tutti e quindici metri in una botta: fu la fine perché la “plastica” usata come quadruccio/premi pellicola non era altrettanto valido come il metallo delle cineprese ottomillimetri, tante è vero che Fujifilm sviluppo il Single 8 che non prese mai piedi grazie a Mammasatissima Kodak, e vuoi perché perché…Adesso resuscitano di nuovo il Super: lasciamo perdere va che è meglio. E Cia & Mossad ben difficilmente metterebbe becco, come invece sui “social” i nostri tablefonini, contatori gas, elettricità, conti corrente etc etc etc. Via web è meglio: non c’è paragone! Torretta, quindi, che sulle 8 millimetri portava come ottiche il normale-grandangolo-tele per l’evenienza del caso, per adesso è così anche sui nuovi diabolici Galaxy della coreana Samsung in attesa degli zoom con relative aperture da capogiro, basta attendere. La qualcosa ci dice, ancora una volta, l’avanzata inesorabile del “telefonino” video-fotografico: altro che formato Z e mezzo formato alla Hasselblad e consimili! Cazzate tanto i produttori telefonici gli han dato breve tempo per scomparire, definitivamente, dal Terraqueo, campo dei brand(y) fotografici: c’est la vie paisà e Cia & Mossad ringraziano: clap clap clap

Samsung unveils Galaxy S10 and S10 Plus with triple-camera

Man (fotografo dal 1969)



Al di là del bene e del male

Eh pare di sì con la “scienza” del Niente che si scatena sul Nulla. Fuji che usavamo negli anni Settanta, scritto e riscritto però repetita juvant, la “piccola” 6x9 si avete inteso bene a telemetro (!) G 690 BL pare reincarnata nella “fiammante” 50S sebbene sia trovata di markketting (rima in italiano antico, marchetta, prestazione come certe signore…). Fuji se fai una macchina “grande” più di una Aps –C o meglio Full frame, poi la vuoi pure ridurre? Vedete l’Era che si vive non ha ragione di essere: nulla di razionale. Dolce e però amaro, povero e però con fisime da ricco. Un SUV che consuma quando un motorino… e una macchina fotografica grande ma “tascabile”. Poi qualcuno dice male dei telefonini, che già ci sono e fanno cose turche inimmaginabili, Ma l’ora è fuggita e i brand(y) muoiono disperati. Per restare con i piedi ben piantati, si ricorda che un concetto “modulare” e non certo mezzo-formato, era già in circolazione per esempio in casa Ricoh. Resta inteso e più che mai valido: quando non c’è trippa per gatti la “scatola” è il contenuto: lato traslato e fate come ve pare!

Fuji camera

Man fotografo sin dal 1969



Minchiapixelisti (non se ne può più)

L’assurdo certificato o meglio: glorificato. Il Top dell’imbecillità va da sé. Infatti non c’è più nulla di cosiddetto “razionale” o la filastrocca per bambini adulti deficienti: “Tutto ciò che è reale è razionale, e viceversa Madama la Marchesa”. Tant’è che ancora oggi, e lo scriviamo a giorni dispari, non si sa in maniera certificata univoca eterna ed immutabile, cosa sia il “reale-razionale” a meno di ridurre tutto a besenisse, e manco quello.

Qui tuttavia ci interessa un’altra angolazione “reale-razionale” più da Diary, che si occupa pur sempre di fotografia, anche questo scritto a giorni alterni: vale a dire la disputa teologica ché di questo oramai si tratta, dei pixel per la stampa non offset o Hp Indigo che dir si voglia. Apriti cielo.
E dunque quanti pixel? Uno dice per farne cosa? Oh bella si ribatte quella per la stampa. Vabbene s’è inteso ma dove: indoor o esterno? Galleria very nice o cartellone stradale? Un bel casino. No qui il nostro (minchiapixellista?) che sottoponiamo a visione via Youtube si occupa di stampa da azzeccare su una white wall, bianco muro di galleria, se non proprio di domestica abitazione del probabile acquirente di stampa vieppiù digitale. Casino ancora, nebbia o fumogeni fate voi. Vero esistono formulette matematiche (siamo tutti numeri, no?) che dicono che…Resta il fatto che a far riferimento l’Era analogica, e suo cerchio di confusione, il classico 30x40 incorniciato su formato immediatamente superiore A2 più o meno era la regola dei gallerioti. Si dirà altri tempi: giusto. Tant’è vero che si potevano esporre foto, anche, in formato a metro quadro partendo dal formato Rollei cosiddetto: che poi fosse Hasselblad Mamya seisette oppure dorsi paralleli su banco ottico, sai che novità. Ma erano, ancora, fotografie a metro quadro come tappezzeria.

Quindi il trentaperquaranta che si declina in A3 e aggiungendovi il segno + quasi poco meno del quarantapercinquanta, formato Galleria.
E dopo sta filippica il video, dove il nostro da “candido” ammette che a livello A3 tra una macchina “uhm” e altra “doppio uhm” non si vede differenza: bella scoperta dell’acqua calda (noi ne abbiamo ricavato esemplari da camera 4/3 di soli cinque megapixel!) nel caso tra macchine Fuji in formato una Aps-C e mezzo formato. E andiamo bene. Stampa a trecentodipiai ahi ahi quando poi giocherellando con Pshop la massima è duecentoquarantadipai più che buona per la stampa offset analoga o digitale che sia ivi galleria.
Siché per autogiustificarsi, dice il nostro, i soldini spesi per il mezzo formato (si parla nel video anche della Nikon Z come Zorro, fantasia di markettari!) si deve ingrandire: ah. Infatti sempre a video lo vede uscire di scena e ricomparire con un discreto “lenzuolo”: solo che il nostro “candido” dice che più ingrandisci e più l’immagine va vista (!) da certa distanza. E più la distanza più l’occhio non discerne più un c…apello, oltre al fatto che a certa distanza i canonici trecentodipai sono l’atomica che ammazza la mosca! Questione di fisiologia dell’occhio paisà e fattene ragione.
Ergo l’occhio deve saper discernere nella verde (!?) vegetazione primordiale un possibile aggressore in sorta di darwinismo precoce, falso e buono a giustificare e glorificare il Kapitalismo (kappa kome killer) rapace! Verde della Matrix Bayer al 50% in ragione di poco sopra Blu e Rosso della sintesi Adittiva, rispettivamente fifty-fifty per comporre via interpolazione l’immagine finale su silicio. Trucchetti matematici.
Stampa che, e finiamo, messa a distanza e ancor più sottovetro (!) incorniciata e conseguente vista a distanza manda a fa…l’industria bellica del minchiapixel a suon di miliardi pixel: la giostra degli acquisti via. Allora vale la conta del minchiapixel non ciò che rappresenta…ma allora ditelo ragazzi. E infatti qui noi cosa scriviamo da ben otto anni?

How BIG can you print your photos? (Fuji XT3 vs Nikon Z7 vs GFX 50R


Man fotografo sin dal 1969



Leica und Oktoberfest uber alles.E meno male che prima di un post…uno si è recato per ennesima volta dal legale per denunciare il Tribunale nell’amena Capitale di Basilicata o Lucania, fate vobis.
E veniamo a cose serie va: Leica M10 D. Già il nome è tutto un programma, dicono. E siccome si favoleggia che la serie dei numeri infinita è, quando si ha la percezione dell’Universo in “espansione”: evvai verso l’infinito e oltre: che dire? So’ cazzate alla Sartori che fu.
La leva di carica: su una digitale??? Ma ci aveva ben visto con discreto allure la Epson R-D1! Così come questa aveva, ennesima volta a scriversi, Lcd ribaltabile a scomparsa e non creare coccolone ai danarosi collezionisti, semmai adesso, con occhi a mandorla. Ah quei mattacchioni di Teutoni (dategli birra e crauti e li fate felici, poi purtroppo danno i numeri si mettono la divisa delle SS, e pigliano mazzate ché solo quello capiscono!) che considerano lo schermo a cristalli liquidi un gioco per ragazzi! E se uno vuol rivedere, casomai per rifare uno scatto da diversa prospettiva-angolazione? Nein. Verboten. Proibiten alla Sturtruppen di Bonvi memoria, ja. Ma allora une dicen: jawohl Und toglieten tutten circuiterien elektronika, ja. Via anke ottiken (stenopeik uber alles) con konktatten per informazionen Cpu internen kamera. In queste moden si ritornen originen Analogiken, ja? Nein preistoriken, bitte!
Vabbene che siete ‘mbriachi fracichi perenni di Oktoberfest, però all’imbecillità bisogna pur mettere paletten. Anche perché sempre accensione di mutuo ipotecario per “acquistare” makinen M10 D(iesel fuori legge in Cermanien?) figurarsi obiektiven und focheggiaturen a manen: wunderbar!

Doppia libidine con fiocco: Platinum Palladium Printing with Leica M Monochrom (with Lcd eh!)

A quando una Leica digitale senza sensore?


Man

Ps. Tra le cazzate di Leica la leva di carica, come su le analogiche, ma a loro dire serve ad impugnare (brandeggiare?) con una sola mano!!! Ah povero Berengo Gardin che da ottuagenario e passa non si è ancora tolto sto “sfizio”. E tra i revisionisti della Storia, e noi in PP (detto primo piano e civilizzati un po’ paisà!) a scrivere: chessì HC Bresson ci scattava così da acrobatico e funambolico francese con una mano, come al circo, e non ancora con i piedi…tempo al tempo tanto Leica c’è. Purtroppo

Pss. Se solo intendessi andare in giro e far “figurone” metterei al collo una splendida Pro 1 di Fujifilm, telemetro a buon mercato e decisamente “meglio” per chi intende della successiva Pro 2. E ricordare che negli anni Settanta secolo trascorso (mica Ottocento!) mettevamo al collo un’altra “piccola” telemetro: G 690 BL 6x9 (avete letto bene) che stava a cincischiare con la Asahi Pentax 6x7 da reflex fattezze: più o meno, più o meno!



" The CEO of Fujifilm, Mr. Shigetaka Komori explains in his book that “in addition to film formation and high-precision coating, there are grain formation, function polymer, nano-dispersion, functional molecules, and redox control (oxidation of the molecule). Inherent in all these is very precise quality control.”

Willy Shih, former vice president of Kodak (1997-2003) also confirms that “Color film was an extremely complex product to manufacture.” The film roll “had to be coated with as many as 24 layers of sophisticated chemicals: photosensitizers, dyes, couplers, and other materials deposited at precise thicknesses while traveling at 300 feet per minute. Wide rolls had to be changed over and spliced continuously in real time; the coated film had to be cut to size and packaged, all in the dark.”

Mr. Komori remembers that back in the day, there were at one time 30 or 40 producers of monochrome photo film in existence globally but many of these companies were confronted by an insurmountable technical wall with the advent of color film. “With film, the entry barriers were high. Only two competitors, Fujifilm and Agfa-Gevaert, had enough expertise and production scale to challenge Kodak seriously,” Shih said"

Kodak vs Fujifilm

Man
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