Manunzio



Il quadrotto di Rollei

La bellezza, così tanto per capirci ma l’aggettivazione è tutt’altra cosa di una banale codifica moderna: "Mi piace o Non mi piace" per chi intende. E dunque il quadrato di Bischof ha qualcosa di molto più intrigante. Quadrato anzitutto senza scomodare l’Uomo vitruviano di Leonardo: iscrizione cerchio-quadrato, unione di mondi più che guerre, e malizziosetto uomo dietro terga di un altro...Formato Rollei equilibrato nella pretesa di voler “fondere” un di là con un prosaico aldiquà. Pietra angolare, squadra (compasso no?) cui viene s-quadrato o, nel caso, persona solida. E sia. Non di meno (quadrato) di monotonia mortale, ecco, con tutto l’orizzonte (lati) uguali che se tagliato dà due triangoli...Ma a parte questo, come fosse na barzelletta, il quadrotto 120 (1+2+0 uguale tre?) codifica Rollei si può trarre tanti altri “rettangoli” in fase di stampa tipo cerimonia.
Uno scarto su la linea temprale: quando a studio (noi ragazzi di bottega Anni Settanta passato a gloria numinosa) venivano con deferente suggestione, a volte accompagnati dal sensale amico del Boss dello studio accennato altre volte, i novelli sposi a visionare gli album (cuoio bovino coriaceo delle Ande) della cerimonia, che di lì a breve sarebbe stata per loro, non raro il fatto che: risparmia ora questo ora quest’altro, poiché non c’erano ville cascine adattamenti western-country che vediamo per le tivù commerciali per le orrende messinscena del fatidico giorno del sì, il novello sposo tendeva a chiedere giusto gli scatti necessari bianconero; il colore una sciccheria che cominciava a prendere piede in formato trediciperdiciotto a fianco i cartoncini Ilfobrom (che scalzavano già i dicottoperventiquattro Ferrania italica) smaltati. Allora il Boss, mellifluo e marpione, e l’alter Ego Luciano, butterato da non dirsi, sotto ingranditore i gruppi classici sposi-ospiti venivano regolarmente “splittati”: splitta qua splitta là dal quadrotto Rollei uscivano tanti scatti “diversi” e non concordati dall’unico fotogramma, e gli sposi zitti e mosca e cash pro manu. E ingrandire un seipersei non è, anche oggi, gran problema.
Bischof nella sua immagine, ha qualcosa oltre la pura rappresentazione del momento, con quel ragazzo che potrebbe essere un novello Kokopelli, forse alle nostre latitudini greco-romane una Athena-Apollo-Marsia, e flauto va da sé. E questo per la parte “dotta” va tu mo’ a sapé. L'immagine è lieve e in contrasto di quanto capiterà allo stesso autore dello scatto: ultimo se ricordiamo poiché dopo precipiterà con il mezzo che lo trasportava lì su le Ande presso Cuzco, morendo pare nello stesso giorno, e a tutt’altro capo del mondo, in Indocina su di una mine il mitico Bob Capa, ambedue della Magnum Photo. Ricordi di “scuola” a parte a ben vedere, ecco, infine di nuovo la montagna antropomorfa, su la destra è tutt’altro che rassicurante e forse in forma di “presagio”. Pietre di volti o l’esatto contrario. Dite? C’è tutto un filone ma pure sfilatino o baguette che dir si voglia al riguardo. E testimoniamo con centinaia di scatti di “pietre” in archivio il loro muto volto, come “fondale”. Presenze




Archivi della memoria

Serie di seipersei Rollei d'anatan riesumate nel sistemare l'archivio analogico trasposto in digitale; quando immagini simili sul finire degli Anni Sessanta erano etichettate o incasellati su riviste di fotografia nella categoria “terza età al sud”. L'importanza del casellario veniva, secondo questi maître à penser, prima di ogni altra cosa e come cassetta di lepidotteri infilzati.
Tuttavia qui preme ricordare di come, anche con una poco agevole Rollei, era possibilissimo costruire “storie” con meno di niente, poi in camera oscura il quadrotto fotogramma sotto ingranditore Durst poteva essere “tagliato” e riquadrato secondo necessità o gusto espressivo personale con tutta la “nitidezza” degli Zeiss a corredo delle Rollei. La pellicola una collaudatissima Agfapan 100 trattata nel calderone (non era ancora in uso le tank su rocchetto nylon alla Paterson) Kodak, in lunghe vasche verticali termostatate e da 35 litri di sviluppo, che a cadenza di materiale negativo bianconero trattato, si provvedeva ad integrare con pari quantità di soluzione fresca

Ps. Il formato Leica noto come 135 aveva ed ha controparte, simil colonne di Tempio, nel codice 120 che significa Rollei anzitutto, Hasselblad Mamya etc verrà dopo, e diversamente da quello si utilizzava per cerimonie in particolar modo, e cronaca tout court. E presso Foto-Agenzia Lampo dove chi scrive ha fatto gavetta, in sorta di Agenzia Carrese strapaese, a cadenza regolare capitava un giornalista che firma il pezzo poi infisso con le foto su la bacheca anodizzata della Pretoria o Main street cittadina, e il giorno seguente, via fuori sacco postale su la tratta per Bari, le pagine interne della Gazzetta del Mezzogiorno (a volte il Roma, Mattino di Napoli o Tempo della Capitale) cui redazione cittadina era a pochi metri di distanza.



Minchiapixelisti (non se ne può più)

L’assurdo certificato o meglio: glorificato. Il Top dell’imbecillità va da sé. Infatti non c’è più nulla di cosiddetto “razionale” o la filastrocca per bambini adulti deficienti: “Tutto ciò che è reale è razionale, e viceversa Madama la Marchesa”. Tant’è che ancora oggi, e lo scriviamo a giorni dispari, non si sa in maniera certificata univoca eterna ed immutabile, cosa sia il “reale-razionale” a meno di ridurre tutto a besenisse, e manco quello.

Qui tuttavia ci interessa un’altra angolazione “reale-razionale” più da Diary, che si occupa pur sempre di fotografia, anche questo scritto a giorni alterni: vale a dire la disputa teologica ché di questo oramai si tratta, dei pixel per la stampa non offset o Hp Indigo che dir si voglia. Apriti cielo.
E dunque quanti pixel? Uno dice per farne cosa? Oh bella si ribatte quella per la stampa. Vabbene s’è inteso ma dove: indoor o esterno? Galleria very nice o cartellone stradale? Un bel casino. No qui il nostro (minchiapixellista?) che sottoponiamo a visione via Youtube si occupa di stampa da azzeccare su una white wall, bianco muro di galleria, se non proprio di domestica abitazione del probabile acquirente di stampa vieppiù digitale. Casino ancora, nebbia o fumogeni fate voi. Vero esistono formulette matematiche (siamo tutti numeri, no?) che dicono che…Resta il fatto che a far riferimento l’Era analogica, e suo cerchio di confusione, il classico 30x40 incorniciato su formato immediatamente superiore A2 più o meno era la regola dei gallerioti. Si dirà altri tempi: giusto. Tant’è vero che si potevano esporre foto, anche, in formato a metro quadro partendo dal formato Rollei cosiddetto: che poi fosse Hasselblad Mamya seisette oppure dorsi paralleli su banco ottico, sai che novità. Ma erano, ancora, fotografie a metro quadro come tappezzeria.

Quindi il trentaperquaranta che si declina in A3 e aggiungendovi il segno + quasi poco meno del quarantapercinquanta, formato Galleria.
E dopo sta filippica il video, dove il nostro da “candido” ammette che a livello A3 tra una macchina “uhm” e altra “doppio uhm” non si vede differenza: bella scoperta dell’acqua calda (noi ne abbiamo ricavato esemplari da camera 4/3 di soli cinque megapixel!) nel caso tra macchine Fuji in formato una Aps-C e mezzo formato. E andiamo bene. Stampa a trecentodipiai ahi ahi quando poi giocherellando con Pshop la massima è duecentoquarantadipai più che buona per la stampa offset analoga o digitale che sia ivi galleria.
Siché per autogiustificarsi, dice il nostro, i soldini spesi per il mezzo formato (si parla nel video anche della Nikon Z come Zorro, fantasia di markettari!) si deve ingrandire: ah. Infatti sempre a video lo vede uscire di scena e ricomparire con un discreto “lenzuolo”: solo che il nostro “candido” dice che più ingrandisci e più l’immagine va vista (!) da certa distanza. E più la distanza più l’occhio non discerne più un c…apello, oltre al fatto che a certa distanza i canonici trecentodipai sono l’atomica che ammazza la mosca! Questione di fisiologia dell’occhio paisà e fattene ragione.
Ergo l’occhio deve saper discernere nella verde (!?) vegetazione primordiale un possibile aggressore in sorta di darwinismo precoce, falso e buono a giustificare e glorificare il Kapitalismo (kappa kome killer) rapace! Verde della Matrix Bayer al 50% in ragione di poco sopra Blu e Rosso della sintesi Adittiva, rispettivamente fifty-fifty per comporre via interpolazione l’immagine finale su silicio. Trucchetti matematici.
Stampa che, e finiamo, messa a distanza e ancor più sottovetro (!) incorniciata e conseguente vista a distanza manda a fa…l’industria bellica del minchiapixel a suon di miliardi pixel: la giostra degli acquisti via. Allora vale la conta del minchiapixel non ciò che rappresenta…ma allora ditelo ragazzi. E infatti qui noi cosa scriviamo da ben otto anni?

How BIG can you print your photos? (Fuji XT3 vs Nikon Z7 vs GFX 50R


Man fotografo sin dal 1969

Noblesse oblige





Anche in tempi analogici pur di sbarcare il lunario ad ogni costo s’inventava di tutto e di più, e certi brand(y) poi: la solita infernale macchina del danaro! E volete voi? Ante cosiddetti slide show (niente a che vedere con Ppoint o l’emulo Keynote aziendali, ma dei “filmati” a tutti gli effetti, immagini fisse ma in “movimento” il loro must) bisognava usare i famigerati Carousel di Mammasantissima Kodak, o altri diaproiettori come ne avevamo e sincronizzati in numero minimo di due. Una faticaccia con Triac & ballac’ e lentezza indicibile, ma ne valeva la pena (!) quando in dissolvenza compariva la “terza” immagine: oh paisà non è che quando parlo con te bisogna iniziare sempre da Adamo ed Eva…motorizzati su Internet e se ti fa piacere cerca e vedrai, ecco, di cosa veniamo dicendo.
Erano in definitiva e non altrimenti immagini, sì, in dissolvenza da 135 o formato Leica che dir si voglia e mica mastodonti 120 detto formato “professionale” seipersei. E volete voi? Hasselblad scese in campo con un carrarmato di diaproiettore: chi l’ha comprati (regine imperatori?) e mai visto in funzione è Mistero misterioso, c’era a catalogo e tanto basta. Certo a dir vero usavamo anche un Rollei seipersei per “didattica” di poveri figli delle scuole superiori, costretti a sorbirsi l’immagine “fissa” ma seipersei e commenti di certi relatori da ammosciare anche il più turgido degli “argomenti” maschili!
Hasselblad in particolar modo spacciava sta storia dei proiettori seipersei come ineguagliabile nitidezza (!) quando poi al cinema su schermi a metro quadro si proiettava film girati in trentacinquemillimetri, e mai nessuno a dire della nitidezza (!) manco il più imbecille dei critici. Noblesse oblige quanto vuoi ma le allora multivisioni su Carousel Kodak erano, e restano, imbattibili se rimaniamo in ambito analogico. Viceversa in digitale siamo alla libidine con fiocco e contro c…E in ambedue i casi niente mai potrà eguagliare l’immagine fissa ma in “movimento” su qualsiasi streaming presente e futuro: questione di forma mentis dell’umano(oide). Certo quando i robot li sostituiranno, sempre l’umano(oide, beh ma allora…

Man


Ps. A scuola elementare negli anni Sessanta trascorsi avevamo l’obbligo (ob torto collo) di assistere alla “diaproiezione” con dei cosi somigliante a piccole stufe grigie verticali, con obiettivo e porta “filmine” la striscia di non si sa quale formato che il maestro faceva scorrere attraverso feritoie. Immagini forse di “africani” martoriati dalla fame (prodotta dall’Occidente, noi) o angelicate figure di mistici: frati suore, che ancora come l’odierno non si “accoppiavano”. E non ne ricordiamo una: sarà per questo che la legge del “contrabbasso” così chiamavamo i gironi del rosacroce dante che mi ha portato a farne di “filmine” e più generale fotografie. E pensare che mi piaceva il lavoro di mio padre: rubivecchi (la Crusca Accademia dopo b pretende manu militari la vocale o, ma lo dimo alla romana…). Senonché lassù e vai tu a sapé il Karma…

TLS 401 una reflex per...rimorchiare





Sembra di quei codici da computer o spy story. Invece è di una macchina fotografica degli Anni Settanta e precisamente di Ricoh, la piccolina che tuttavia si è pappata la gloriosa Asahi Pentax: ah ‘sti giapponesi.
La macchina analogica aveva alcune caratteristiche fuori dal comune: anzitutto l’attacco a vite 42x1. Sì non c’era baionetta per “innestare” le ottiche, bastava girare la lente sulla flangia e fermarsi a fondo corsa: decisamente scomodo per certo tipo d’azione, anche se gli intelligenti fotografi, passo vite o baionetta, portavano due o più corpi macchina con su le ottiche del caso…
L’altra peculiarità della Tls 401 il mirino a pozzetto (pentaspecchio niente di nuovo sotto il sole: mirrorless Olympus-Panasonic…e altre che son venute dopo). Oddio un pozzettino sul pentaprisma lillipuziano ricordo delle Rolleiflex come pure i “pozzi” Hasselblad Kova Six e via quadrottando (usavano quest’ultime fotocamere il formato seipersei o Codice 120 che dir si voglia, 135 per le reflex Codice Leica e stamani non la finiamo più).
Pozzettino della Rocoh 401, quindi, cui utilità si è mai capita sebbene la usassimo, meglio la prendevo a prestito dall’amico Diego per…rimorchiare ragazze. Ohè non c’erano mica gli smartphone cinquant’anni fa e fare una fotografia ad una ragazza per strada (wow) stamparla in bianconero, trovare il pretesto per “attaccare bottone”. Anni Settanta a volte funzionava altre volte…al successivo scatto! Ah l’ultima peculiarità della Tls 401 il grosso bottone, lato destro, del selettore Asa/Din (primo anglosassone cui oggi gli Iso, secondo norme tedesche) fino a max a 800 odierni Iso. Vero abituati ai docdicimilaequalcosina delle digicamere che pare la condizione base per vedere il Nulla dentro il Nulla notturno - ci sono da tempo i visori notturni che se uno ci toglie la dominante verde…in Pshop… - e però oggi è figo riuscire a vedere niente di niente. Ma questo lo san bene Cia&Mossad che han chiesto, manu militari, ai Brand fotografici e smartfonici per meglio spiare l’umanità…sshhh non ditelo in giro che s’incazzano quelli della giostra degli acquisti!

Tls 401

link 1

link 2



Man

Ps. Vero è che proprio la Rollei e per il formato 135 o Leica che dir si voglia, con la sua SL 2000 F aveva creato in tutto e per tutto un sistema modulare che prevedeva finanche (!) magazzini intercambiabile (cosa del tutto pacifica delle seipersei di certa classe) e con diverse emulsioni, sia bianconero che diacolor etc etc etc

Rollei 2000

Rolleiflex


I confronti sono, comunque, sempre arbitrari. E così la Rollei traguardata da un iPhone4 di chi scrive a sua volta ripreso da iPhone7 da Alessandro Annunziata: due epoche a confronto, meglio dall'Analogico al Digitale come Sole e Luna

Abstract
myth of Rollei the camera made in Germany that immortalized life of million of people, camera of many reporters that have make the History of Photography


C’erano tante cose per abbandonare gli studi inizi anni Settanta del secolo trascorso. E anche perché un mio amico, lasciate anche egli penna carta e calamaio, mastriava (lavorare) da fotografo: allora il passo fu breve e saltai, ecco, dall’altra parte per diventare fotografo e con la Rollei in primis al collo.
Rollei ecco, ma non si deve immaginare che la cosa fu immediata, poterla mettere al collo, tutt’altro. Anzi ci è voluto un anno da sguattero: sì proprio così, a lavar pavimenti e vetrine dove i fotocolor a far specchietti per allodole. E ne venivano, non allodole, ma clienti. Si perché le macchinette fotografiche, molte le Bencini italiche, con pellicola nei loro scatolotti o borse (riposte in armadi o cassettiere semmai insieme al corredo…di famiglia) immortalano le classiche occasione (nascite comunione matrimonio vacanze) da mettere, in formato settedieci, negli album di famiglia a ricordo. Provatevi con gli smartphone che se…tutto va perso. Oh che bella invenzione virtuale di un Mondo altrettanto virtuale, come può esserlo Matrix. Ma non divaghiamo.
E mentre tolgo la polvere da scaffalature, non visto apro l’armadietto della flotta Rollei: una decina e su tutte spicca la F 2.8 del boss del Laboratorio Cine Foto Lampo (Agenzia Fotogiornalistica con Saro Zappacosta giornalista alla Vincenzo Carrese alias Publifoto per capirci, e mica solo Milano, via).
Girare la manovella d’avanzamento film e arma otturatore-scatto e traguardare attraverso il mirino…mentre Luciano il senior di noi fotografi in erba guarda sorridendo mentre dà i primi consigli tecnici; altro che il boss gelosissimo del mestiere (una volta lo si sarebbe pagato perché insegnasse il mestiere alle nuove leve). Molte altre cose troveranno spazio, forse, nelle prossime puntate…

Man


Rollei

L'avventura di Vincenzo Carrese e di Publifoto

Bencini


Ps. Usare la Rollei 6x6 è anzitutto questione di spina dorsale, si, e della particolare curva che assume nel fare corpo unico con la fotocamera: basta osservare (visto il revival amerikano) la persona che la porta al collo e rendersi conto all’istante se trattasi di professionista o squallido dilettante. Altra cosa la visione di “panza” proprio così, all’altezza della cinta o cintola fate vobis. Certo poi bisogna portare la Rollei all’occhio non prima di aver ribaltato, semplice pressione dell’indice, lo sportellino superiore lasciando solo una cornice per l’inquadratura finale (stessa cosa su Hasselblad) e fuoco a immagine invertita: destra-sinistra-destra. Per i reporter, che traguardavano solo ad altezza d’occhio, uno specchietto interno al pozzetto del vetro smerigliato per la messa a fuoco, in caso di necessità e agendo su la manopola laterale del fuoco…non proprio come Srl però l’obiettivo era centrato

Pss. L’impossibile lingua ‘taliana contemplava due diverse grafie: obiettivo ed obbiettivo. Il primo quale fine il secondo come “lente” poi si vede che quelli della Crusca il sedicesimo de l’Académie française che sovrintende l’altrettanta impossibile lingua francese, han pensato bene di “amalgamare” il tutto. Anche se né l’un né altro è più d’uso poiché sostituito dallo yankee “lens” all’amerikana (kappa kome killer). Insomma dalla padella alla brace (barbecue?) vabbè arrangiatevi e non se ne parli più!

Una giapponese carina



Abstract reincarnation of a little myth named Olympus Pen a new number P9 a very nice dream machine

A volte o vengono i titoli o te l’inventi: che s’adda fa. Olympus via. Vabbene sono “olympico” ma questo non vuol dire nulla, e non riceviamo cachet: bill and not pill…Insomma ne scriviamo in quello stato di libertà di cane sciolto come siamo venuti a formarci (spiace Cia&Mossad semmai un’altra reincarnazione, forse) nell’esprimersi senza filtri e marchette ché a questo serve una vita ben spesa fuori da ogni logica di profitto. Dite? Sognatore romantico don Chisciotte: il problema è vostro mica mio che abbiam spalle larghe.
Sia come sia qui la nuova (re)incarnazione della linea Pen che tanta fortuna ha portato ad Olympus e ben meritata.
Un salto a ritroso: Era Analogica, mezzo formato sorta di ante litteram Aps e qualchecosa. Vale a dire da un formato intero (qui 135 detto pure Leica) tagliato a metà da avere non più trentasei canonici scatti, ma settantadue. Wow si direbbe, mah un francobollo (riferito alla noblesse oblige Rollei da cerimonia reportage etc etc etc) all’interno di un altro? Beh non proprio perché un bel 18x24 o spingendosi al 20x30 cm bianconero veniva fuori - sotto ingranditore Durst 659 cui slitta ottica per 135 e sino al formato 6x7 o nove formato Mamya RZ e simili – ben più che decente frame per giornali e pure su timide gallerie alla Lanfranco Colombo, dove a dir il vero padroneggiavano immagini da banchi ottici o “piccole” 6x6 dette Rollei, certo ci mancherebbe e da Kodachrome 25 da farci i famosi seipertre stradali; anche il Cibachrome dal contrasto stellare che non è un complimento tant’è vero che la Ilford che lo produceva mise in commercio un Ciba (che stampavamo in camera oscura) a basso contrasto a sostituzione delle maschere di contrasto esatto opposto e contrario di quel che si fa in Pshop; Ciba stampato da Graphicolor in via de a Bufalotta a Roma Capoccia ma fermamose qua.
Olympus Pen analogica anni Sessanta che si reincarna in digitale cinquant’anni dopo, più e meglio di prima: miracoli, il caso di dire, della matematica binaria.
Certo mo l’attrezzo (uno in più) c’è ed a leggerne si dice bene considerato ci si può “attacare” (brutto verbo italico) le ottiche Zuiko che rivaleggiano, e forse ne riparliamo un’altra volta, con Zeiss o le blasé Leica: meditate gente meditate…

Man


Olympus PEN EPL9

Durst D659

Ciba



Ps. Capiamoci al tempo corrente ci sono materiali perlacei come e forse meglio dell’originale Ciba stampati però a “spruzzo" di injet: niente da eccepire sebbene due cose diversissime. Uno si stampava in camera oscura dove la materia alchemica: vero frammassoni? L’altro lo si stampa al corrente su plotter inkjet il “ciba meccanico”. E di nuovo se uno ha da dì qualcosa poi il supporto, ecco, nun fa troppa differenza. A parte certi soggettoni danarosi e sniffatori che ancora…insomma state sicuri che un bel Ciba interessante se lo cuccano a suon di soldoni.Ah a pensarci…but I'm a Free Spirit paisà

Hasselblad ahi ahi ahi




Abstract
Hasselblad of new 400 megapixel is pure no sense in this present day of smartphone and tablet; the files of new “machine dream” however is an interpolation, bear in mind


C’è poco da fottere Hassel è un rottame di epoca analogica che vivacchia. Intendiamoci all’epoca un attrezzo di mestiere e molto ben voluta, utilizzata dai pro. Vero anche “mammamia” alias Mamya RZ e seguiti, rimanendo al formato Rollei che l’inventò negli anni Trenta del secolo breve. E ricordiamo soprattutto la 500 C di Hassel. Poi con l’avvento del digitale…hai voglia a metterci al posto del dorso 120 (pellicola) un pezzo digitale da prezzo astronomico. Vebbene ora non è più così, tuttavia è una cazzata galattica al passo corrente “creare” un file di 400 Megapixel (si dovrebbe chiamarli secondo neo conio Manunzio, minchiapixel) interpolati! Mah non bastava i precedenti sempre digitale dorsi da 20-30 e qualcosina di Mega? No, male.
Ditemi voi come si può tanta minchiaggine, e per farne cosa se poi tutto oramai finisce su schermettini smartphone qualche tablet e “televisori” convertibili in “monitor” per navigare su la giostra degli acquisti? E non si dica dei “murales” pubblicitari che si fanno anche con compatte digitali: siamo persone più che informate dei fatti, che han contribuito con “compatta” a far sfornare famosi (o famigerati) seipertre stradali di réclame! Quel che si vuol dire in definitiva è che Hassebland non ha più ragione di esistere, come d’altronde e già ampiamente scritto sul vecchio sito, la stessa Leica e reincarnata in S: serpente che s’auto mangia! Non se ne può più!

Man

Hasselblad

PS. Oltre Hassel Mamya e Rollei erano in servizio: Zenza Bronica, Asahi Pentax (formato seissette) Pentaconsix…
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