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Caravaggio, sublime inventore e maestro della Luce, sebbene i fotografi e assimilati usino la traslitterazione soffusa e nordica di Rembrandt cui egli fa riferimento all’italico pittore, che si rifà e non altrimenti al biblico racconto del cosiddetto Giuda Iscariota e suo bacio traditore. Dipinto che non sarebbe potuto mai esistere senza il background cristiano tout court che dir si voglia di Caravaggio, a dimostrazione di come anche e forse soprattutto l’Arte iconica è figlia delle Scritture, sue vulgate, al pari, purtroppo, delle Teorie economiche che solidificano l’Occidente e santificano la Proprietà privata che, sempre nelle Scritture, è codificata nero su bianco. Pur se i Padri della Chiesa giustamente dicono del denaro quale sterco del Diavolo, forse troppo tardi prima della brace atomica imminente


Mercoledì Santo


Ora si è già scritto ma è oggi cade il fatto di Giuda, famoso o famigerato dipende da come si guarda il mondo. Scritture canoniche un po’ ballerine circa l’Iscariota, il patronimico del traditore per antonomasia. Senonché a leggere il suo Vangelo, pare che ognuno dei presenti e non solo a quei fatti ivi compresa Maria Mater Dei ne ha lasciato traccia scritta diretta o indiretta che sia, e che la dice lunga su quel lontano duemila e rotti anni fa. Non è il caso di proseguire. Detto questo le Scritture per chi le conosce altro non sono che il Summa dell’Occidente morente e sia lodato Iddio. Libro? Certo così la Torah dei “fratelli maggiori” ipse dixit Giovanni Paolo secondo, che secondo Manunzio è troppo se non blasfemo chiamare “santo” dopo aver contribuito all’abbattimento dell’ex Urss , ciò che ne è derivato sino ad Elstin. Fermiamoci.
Scritture coraniche per gli ismaeliti (Gesù vi compare come Profeta nel Corano) detti così un tempo. E Bibbia per noi altri: tutti. E non è un fatto da poco, tutt’altro cui senza non sarebbe possibile parlare anche di fottografia, raddoppio lo si è già scritto altre volte. E siamo pure parenti. Dite? L’ignoranza è na bella cosa li fuori e basta non esageriate e seguite mocca mocca (prendere dalla bocca) sempre Munari & C. e suoi tristi figuri discendenti che Mayphotoprtal porta sul palmo della mano! Manunzio che pure è comparso nella lista dei “bravi” per l’appunto è un “bravo” manzoniano…
Parenti si è detto. E direte: come? Abramo è il ramo da cui e a cui ci si riferisce la triade poco sopra richiamata.
Sia come sia tutta l’iconografia, sebbene la stesse scritture ne proibissero e i musulmani non hanno e tutta la storia dell’Arte lì è tronca tranne arabeschi da indurre vertigine. Sicché tutto ma proprio tutto ci si “abbevera” alle (nostre) Scritture, e ieri Martedì Santo se ne ricordava di come il Nazareno si scagliasse (senza se e senza) contro la Proprietà privata, Satana in persona cui siamo acerrimi nemici; fatt' da Crist’ che al Tempio ricordato s’era incazzat’ ner’, cum a Crist’ manco a dire!
Significa tutto questo? Siamo uomini e pure donne del Libro, purtroppo. E allora Silenzio (...se ci fosse un po' di silenzio, se tutti facessero un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire. Voce della Luna, Federico Fellini) come una volta Rai non catodica bensì radiofonica Anni Sessanta (la televisione come medium piglia tutto di là da venire) mandava in onda di questi giorni solo e soltanto musica classica. Molto meglio delle atee baggianate buddiste: ohmmm...Amen

Ps. Giuda aveva la cassa del gruppo di Hyppi (discepoli) figli dei fiori ante-litteram, quindi figurarsi come era tenuto in conto il “traditore”. E al riguardo c’è un bel libro (La notte del Lupo il titolo) che vede i due, Gesù e il tagliagole detto da questi salire, al monte in una notte di fatti.
C’è anche l’esoterico Vangelo Secondo Giuda, gnostico e apocrifo, da leggere ché non sono chiacchiere bensì riscontri paleografici, archeologici in senso lato, etc.
Ah en passant apocrifo tutt'altro che falso, ma a Vaticano Spa non gli piace e per questo non canonico in Bibbia, come tant'altre cose: la storia la scrive chi vince e nel caso dal Concilio di Nicea 325 dopo Cristo a tutt’oggi, e si vede!

(Copia & Incolla se vi pare)
https://it.wikipedia.org/wiki/Ismaelita




L’immagine di Pinna (a destra) è del 1952 presa con Rolleiflex durante i festeggiamenti della Madonna di Pierno, Santuario importante tant’è che prima di entravi bisogna percorrere e per tre volte l’intero perimetro sacro. Pierno (indagata da De Martno ed altri della sua equipe in pari epoca, la località in Provincia di Potenza) dove un tempo e adesso non sapremmo della cosa, si svolgeva il Rito e in certo senso apotropaico lungo a dirsi; rituale che affonda, naturalmente, nei precedenti secoli pre-cristiani, infatti, tutti luoghi detti antichi, come in staffetta, assurgono poi a luoghi sacri del cristianesimo che “ricicla” solo (soltanto?) le apparenze pagane



Un rovello che non trovava requie
E cosa? Lo spot di Alce Nero girato in superbo bianconero (via Premiere o DaVinci Resolve) e la camera mostra un bimbo al seno succhiare, poi allargando il campo la giovane mamma, che seduta sorseggia bevanda del Brand.
Ora sento già più che ‘mbé di rito il beeee-lare degli eterodiretti minchiapixellisti (mettiamoci pure Munari: salve, come va?) senza passato presente e figurasi futuro: zombie.
Sicché pensando al breve ma intenso spot la mente richiama analoga inquadratura ma del fotografo Franco Pinna, già di De Martino l’antropologo socialisteggiante che all’indomani della persa guerra seconda mondiale, forse anche su la scorta del famoso libro-inchiesta-autobiografico Cristo si è Fermato ad Eboli di Levi memoria, va al Sud "arretrato" di Lucania/Basilicata. Fotografo in seguito su i set di Fellini e amico di quell’altro “felliniano” Tazio Secchiaroli, fotografo paparazzo, conosciuto durante un workshop analogico su la Riviera del Conero nelle Marche.
Ma il ricordo è na brutta bestia e l’immagine di confronto (Pinna) dove sarà mai? La monografia, sfogliata dalla libreria su in alto sovrastante il computer cui si scrive e già di malavoglia, non ne fa presa. Allora? Giro per Web: manc’ pa capa venire a capo! E allora giorni e giorni fino alla “lampadina” finale: Archivio Pinna. E scrivo, e mi rispondo, e sfoglio e non trovo incazzato nerissimo. Riscrivo, mi rispondo: guardi che così e così. Vero eccola lì l’immagine, santi numi!
Nulla altro da dire...vostro onore. Fiuuu è andata pure sta vorta 'bbona grazie alla proverbiale capa (!?) tosta di Manunzio

(Copia & Incolla se vi pare)
https://www.youtube-nocookie.com/embed/H8Un_BVn6yU

La realtà del cinema nel suo farsi tra Federico Fellini e Franco Pinna
https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/la-realt-del-cinema-nel-suo-farsi/137056.html



In Media Res

Hi Artisans photo-printermaker where to start if not, for example, Fabriano and its albums (from latin word albo, white) already at used my home since the days of elementary school?
Fabriano paper, let's go and the n. 4 already in use years ago when I make the experiments in Print-Era inkjet and between profilers and calibrated monitor (then thrown in the trash see bellow link) like a trapeze artist, between gamma 1.8 Mac and 2.2 Windows colorimetric theories Relative Perceptual and ... black dot. A casino royal! At this days ten years have passed, I've just started printing on paper again, a quantum leap in inkjet technology and fairly easy operation. Today, softwares facilitate the final printing on papers with related ICC profiles, or a "translator" between what the monitor sees and the drops of CYMK on the final paper. Closed parenthesis, the Fabriano n. 4 and black and white printing on Canon Pixima Pro 200, and its free proprietary software "Professional Print & Layout" in code PP&L: obviously nothing prohibits, indeed, to print from Pshop, Lightroom and others software. However the software PP&L is a fantastic and discreet ecosystem, we will talk about it in a next thanks to exhaustive video find on Youtube.
Be that as it may, the print test is n.2 A4 Fabriano sheets with its 200 sgm (there's a trick to very end weighing it down more, gluing two sheets in one!) doesn't make you cry out for a miracle, sure, also because I used the "auto-pilot" within the Canon software, just to start from a point. Another mess? No, not at all, as everything beyond the data, let's say purely technical, is worth the personal eye and the taste and one's own vision of the world*, a far cry from the simple, sad and lonely binary code on the monitor, which cannot show the real range of the paper (this is true for every brand) Fabriano 4, its honest gray range** even if in color as we will see later, and here we give it as a premise: chapeau!
On the other hand, another Fabriano, the Rosaspina, which does not need any presentation as it is well known by the masters who use it for drawings and wet techniques, 220 sgm, with a velvety and pleasant touch, transmits an excellent vibration and a nice sound***. And if as happened by mistake to print from the back, you find yourself a surface let's say textured similar to canvas for artists!
And it must be said even if it puts fearful experimenters on the run: the Rosaspina Fabriano "drinks" and absorbs ink like a sponge (which all porous surfaces of other brands do) so that with the Canon Pixima 200 you have to find the mix, let's say, of "inking" in view of the fact that, lacking the layer of barium sulfate or other the surface, and this again applies to all papers produced by third parties, on the Rosaspina the inks tend to sink (spread) between the fibers. Translated: a patina that mixes everything and questionable contrast. And yet, never say never, because there is a way to curb all this and it has the wet mark 609, but we will talk about this "numerology" again.
That's all folks? None because on stage it is another Fabriano Artistico paper that makes the a big difference: here things get interesting, indeed in contradiction with what has just been said. Artistic in the natural white and extra version that we have tested. Artistico Extra White 300 gsm paper that does not seem to be made for "artists" by the wet brush in all its facets. First of all the tactile sensation, which is hardly found in the blasé papers for inkjet, that is pleasant smooth. But if you keep on feeling the paper, it is made of a completely different material: cotton fiber. Now, if the tactile sensation is a good start, the results are amazing, thanks to the fact that the treated surface prevents the dye inks from sinking like the Titanic into the fibers paper. And this translates into sharpness of the edges, contrast and anything else worthy of papers for inkjet: very fine.
The blacks, I'm talking about test black and white prints, here are deep and not as unsteady n. 4, as well as the tonal range as well: it's a pity that the monitor flattens everything and you can't see the difference. Artistico Fabriano it well bears the "underexposure" or the well-known exposure latitude of certain analogue materials aka silver halide. Not enough? In fact Innova in joint venture with Fabriano (we have written and had feedback about it) calls its "special" papers (rough watercolour surface) Artistico and they cost a fortune: à la page c'est vrai?
We have reached the end of the first part with the Fabriano Papers in black and white test, next products of other papers mill, and to follow the more than good results obtained for the color test images. Stay tuned paisà because we are only at the beginning of the fireworks and of a bet already won: the use of art paper (not conventional) on printers Canon Pixma Pro 200. A la prochaine fois paisà

*The human eye sees reality humanly, with all its load of emotions, ideas, preconceptions, culture. In the memory of things there is always a dominant color, the others disappear. From book "Fare un film" Einaudi Editore
**To bring out the typical black of glossy paper shine, the spreading of wax on the print was experimented with good results. Wax already used at the beginning of the twentieth century by Stieglitz, Steichen Ansel Adams and others

***All papers have a "sound" a vibrations, in fact as a pinch your thumb and index finger and swinging the (all factory papers) paper you hear a low sound slightly gloomy but harmonic as when in good weather season a summer storm is approaching

Link
Gallery Fabriano
Tips for better prints
Innova inkjet papers

Ps1.Fedrigoni-Fabriano and others trademarks, in this and all posts, no pay me for advertising
Ps2. A papers selection I purchased to local fine arts supplier, online for Artistico Fabriano and other paper manufacturers




Nudi & Crudi alla meta

Le immagini che “non vengono bene” è per lo scarto quantico occhio-mente. Problema enorme a dirsi , complice libri scolastici che meccanicisticamente sovrappongono visone e fantasia mettiamola cosi per adesso.
Sino al XVIII Secolo la visone umana (stavo per scrivere umanoide e non sbaglio) era altra cosa dall’odierno, non parlo della fatale Fotografia, no. Ante citata epoca e così a ritroso l’umana visone era più ricca fantasiosa e artisitica, capirete che per il Dominio indicibile e altamente fuorviante al controllo Unico. Infatti meccanica, squisitamente positivista e darwiniana, fa dell’occhio “una macchina fotografica” misurabile tot al kilo. Siché dagli oggi e dagli domani generazione dopo generazione la “meccanica” umana prende piede: quella è e non si discute. Certo alla buona discount maniera tutto ok, poi appena aprite un libro (non e-book please) saltan fuori “si però” e “ ma e però” della Scienza in maiuscolo delle sorti magnifiche e progressive anch’essa del Kapitale; però, appunto qualche dubbietto buttato lì, certo in ambito iniziatico scientifico la cosa finisce a tarallucci e vino e tutti alla cassa.
Visone oculare purtroppo per lor signori magistralmente sputtanata da un Tale** non distante dai “cenacoli” anzidetto:”L’occhio vede la realtà umanamente, con tutto il suo carico di emozioni, di idee, di preconcetti, di cultura”. Cultura scolastica e il cerchio si chiude. No eh? Il “buco” iride non è funzionalmente associabile al “diaframma” fotografico: toglietevelo dalla testa. Iride/diaframma assolvono funzioni diverse : il primo si apre e chiude in presenza o meno di banale luce diurna o artificiale che sia (ok anche un bacio fa di sti scherzi). Il secondo “buco” ha podestà sui fuochi-profondità di campo. Amen? Ma manco per niente.
E se i “fuochi” per cortesia non coglioniamo con lunghezze d’ottica, che pure c'entra e però non la finiamo più!, lo fan i diaframmi meccanici delle camere, i fuochi della visione umanoide li mette in essere, ecco, il buon Cristallino oculare, flettendosi o al contraio per mettere “tutto a fuoco”.
Si comprenderà che la “meccanica” è funzionale all’invenzione coerente di qualsiasi Coronavirus sotteso.
Ultima. Napoli Cappella del Sangro, Frammassone. Macchine anatomiche (leziosamente spiegate da Alberto Angela Rai1, il Verbo) macchina eh, corpo umano dissolto resta il suo apparato circolatorio, vene: da capo a piedi. E fermi che basta e avanza, hic et nunc, semplice razionalità aristotelica a proseguire.
Al fine come Cirano, tocco. Le mele sono reali (immagine sovrastante) diciamo così, nella fruttiera in ombra a latere sul tavolo in cucina, mentre la capa vagheggia (sempre specialità Manunzio) sorseggiando ‘o café. Davanti la finestra una tenue luce mattutina, non vi arriva mai luce del sole, sfiora la soglia marmorea mentre un canovaccio bianco è da fondale: inquadratura prima di farsi è, tuttavia, nella MENTE (mondo delle idee e scomodiamo Platone?) cosa mooolto diversa dalla visione meccanicista oculare di “stimoli elettrici a base bit robotica”: siamo macchine, dicono.
Tuttavia è solo grazie all’ausilio del Pshop Elemts (Manunzio è poco ortodosso) che il “fantasma” si incarna e dalla mente alla sua “raffigurazione” mentre i fortunati Faust vanno alla cassa formato Gallery.
Si vabbè però “non è venuto bene” perché non l’ho ripreso (questo e quello) come i veri fotografi (chi?) . Ah tutto qua? E fatti un vaccino...oops comprate una nuova fotocamera. Consigli per gli acquisti...va!

** Fare un film pg. 95 Federico Fellini Einaudi


[font1]Ps. Perché il vocabolo italico Mente fa rima con Mentisco più che Mentire e purissimo Ossimoro?[/font2]


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In-quadrare

Composizione s. f. [dal lat.  -onis, der. di componĕre «comporre»]. L’atto, l’operazione,  del comporre, cioè del mettere ordinatamente e organicamente insieme; e anche il risultato di tale operazione
Nelle arti figurative e in fotografia, il modo in cui sono distribuiti, organizzati e messi in luce i varî elementi figurativi, con riguardo soprattutto all’unità stilistica.

Più di così la “meccanica” del vocabolario, seppure Treccani, non va. E c'è da capirli, anche perché non è semplice. S'intende dire che dopo l'in-quadratura (mutuata dalla pittura e la dice lunga di come la fotografia non è un pero caduto, così, da un albero dell'Arte e la cosa è troppo lunga a dirsi) di certo non meccanica pure qua, con buona pace di un Vaccari e suo inconscio tecnologico pensa te, la tela del comporre (atto finale diciamo) è tutt'altra che semplice passeggiata. E nei secoli sono state date coordinate per in-quadrare quella “cosa” che si para davanti agli occhi (immagine della mente come dicono i freddi e algidi pensatori nordici?) e dargli senso. Vabbè si fa notte: il regista/sceneggiatore scrive quel che vuol rappresentare in “movimento” altrimenti cambi mestiere o si dia alla radio, sul set. Tutto a posto completo, no? Niente affatto c'è l'arena del montaggio, che non è altro fatterello “meccanico” manco fossimo in un officina di riparazioni (!) a fare bianco il nero e viceversa: qui non trattiamo della cosa, solo e sola - mente per dare idea di come il girato del caso, poi è in-quadrato nel prodotto finale. Certo fatti di stilemi codificati, però visto che siamo nell'anno di Fellini...
Viceversa al fotografo che tale voglia dirsi, sempreché le logore parole ancora conservino lacerti di senso anche comune, deve darsi regole e contro regole: queste non prima di aver assimilato quelle sino allo sfinimento di c...E se pensiamo che in-quadrare è uno step...e si lasci in pace Pornoshop e suo compare il Raw “che tanto s'aggiusta tutto a computer” sta mazza! Casomai s'affina a volerla dirla tutta, così un buon vino già sul filare...

Ps. Si parla di composizione una “cosa” che è poi il linguaggio fotografico: bestemmia per gli imparruccati bardi della penna-animale che ancora non si capacitano dell'invenzione della Bic-Modernità, figuratevi il resto

Pss. Il correttore ha "sistemato" Pshop in Porno...eccezionale come se il soft (dotato di inconscio tecnologico e diamo al Vaccari ciò che è suo) azzecca il recondito di Manunzio che scrive, e non cancella, poi uno pensa ciò che gli pare: errore di stile come l'acqua al momento giusto su la vite



L'occhio umano vede la realtà umanamente: con tutto il suo carico di emozioni, di idee, di preconcetti, di cultura: è capace
di rapidissime operazioni selettive, e sa evidenziare gli elementi che più lo colpiscono

F. Fellini Fare un film, Einaudi

Retropalco



Abstract
here backstage or behind the scene when alchemy of photographic act building an emotion in final picture


Ancora una. Mentre il classico di still life, moda e mercanzia varia, opera, per certi versi su layout (non apriamo parentesi del caso !) qui nella personale interpretazione di still, meglio che “natura morta” in 'talianese che suona malissimo, è sottoposto ad un'urgenza a che nulla scappi via del cosiddetto “attimo magico” o chiamatelo come vi pare. E non a caso che l'apparato fotografico tout court, ridotto a niente o poco più, prevale su l'ansia che la malia del set svanisca in batter di ciglia, senza averlo primo sottratto diciamo all'oblio.
Naturalmente questo modus operandi ha un che di doloroso: la luce forse più così che cosà il soggetto casomai più centrato che ai margini etc. Ma sono pensieri “postquam”.
Eppure niente è affidato al caso: anzi per certo food o mood, meniamola così che è very fine, si è scartabellato tutto Pinterest, che ha una selezione che ti risparmia tempo in ricerca più mirata del semplice Google images. E per un anno intero da Marzo 2017: ne fa fede la cartella di fotocopie (bianconero!) di centinaia e centinaia di messinscena molto intriganti eppur per maggior parte senz'anima.
Tutto tranquillo? Nient'affatto, dopo fotocopie schizzi appunti e keywording vario, in corso d'opera poi “improvviso”. Insomma la sceneggiatura sarà pure stringata ed esaustiva (con fotocopie matite e appunti) però come insegnano i Maestri del Cinema, qui Fellini, alla rigidità prefatta in “corso d'opera” fanno rifanno e disfano, senza nulla togliere, anzi, al racconto per immagini. E per quanto la cosa sia plausibile nel “movimento” cinematografico qui l'aggravio della “staticità” bidimensionale con illusione della terza dimensione: meno male che Photoshop c'è!

In sintesi: un'asse di legno domestico per “sciorinare” esile treppiedi a sostenere nel “vuoto” il legno, due piatti del corredo della “consorte” e coppia di uva, naturalmente “finta”. La luce di “vera finestra” mentre fuori nevica dal “vero”. Insomma: finto-vero-verosimilmente vero. Un perfetto scatto convertito in bianconero (plugin Tonality) ché il mondo è, sì, a colori la realtà viceveversa bianconero. Un mix di forme (e contenuti?) in precario equilibrio...statico.
Infine la composizione è fortemente ispirata al "Canestro di frutta" di Michelangelo Merisi alias Caravaggio

Man


Ps. Per anni si è invidiato gli Studios dove si produce l'immaginario collettivo: luci stativi limbo (non il luogo teologico usato a censura o “congelare” personaggi/pensiero come un Socrate et simila, venuti alla “luce” Ante Christum Natum, che ponevano insormontabili problemi di puro mercato alla Chiesa, Vaticano Spa. E non date retta al retroterra del cosiddetto “peccato originale” baggianate. Limbo** che di recente è stato “abolito” e non lo si dice in giro poiché il Potere delle Paure è moneta sonante) banchi ottici o medio formato a inquadrare la scena finale. Suggestioni anche se il living room domestico, esposto a luce nord basta e avanza. Si tralascia di narrare come il fotografo, a volte desnudo quando fa caldo in still life estivi, o al contrario con sciarpa alla “Fellini” (dietro la macchina rigorosamente Olympus, ché dentro è imprigionata una Potenza benigna, meglio se point&shoot, sebbene le tre quattroterzi sono lì per l'abbisogna) si fermi un attimo per prepararsi una tazza di caffè, adempie alla fisiologia umana, perdere tempo a guardare fuori della finestra seguendo pensieri vaghi...precari come l'immagine voluta e costruita

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