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Photo © Michele Annunziata


Icone d’un tempo. Riuscire ad afferrare l’ora che fugge, diceva Mario Trufelli caporedattore Rai3 (presso cui magazzini sono ancora conservati reportage in 16 millimetri come direttore della fotografia) è salvo. Infatti: fotogramma di reportage 1978 occupazione delle case, che all’epoca era un dramma trovarne per giovani coppie, oggi è parimenti senonché non ci sono giovani, se non iscritti a qualche Ur Lodge latomista o figlio di medico-avvocato… per sposarsi e tante case portano Fittasi e qualche volta temerarie Vendesi!
E per fare un reportage su gli “homeless” obtorto collo si dormiva in sacchi a pelo, mangiavamo dai fornelli improvvisati quando all’alba arrivarono in forze le cosiddette Forze di Polizia…una vittoria di Pirro, tant’è che buona parte degli occupanti poi ricevettero in “dono” proprio gli appartamenti occupati per necessità. Altri tempi senza dubbio con partiti di opposizione che ci lucravano a beneficio del “popolo” come poi avvenne nel Compromesso storico, cui vittima sacrificale fu però il Presidente DC (Democrazia Cristiana) Aldo Moro fatto fuori dalle Br che come l’Isis in Siria è pagata dagli United States of Amerika (kappa kome killer).
Adesso quei ragazzi sono quasi cinquantenni e la mamma mia coetanea che si è mantenuta così come in fotografia: potenza del metabolismo femminile!

Obiettivi Yashica

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Ps. L’immagine è su pellicola Hp5 Ilford di Contax Rts e grandangolo 24 mm Yashica: ripetiamo ancora una volta il fatto che nei primi anni Settanta secolo trascorso, la prima crisi petrolifera indotta portò molte aziende europee a “globalizzarsi” in Oriente. E tra queste la storica Contax costruita interamente in Giappone aumma aumma da Yashica un marchio sparito; avvenne così anche la joint venture Leica-Minolta, oltre a ricordare che alcune ottiche venivano dal Canada, e lenti Zeiss. Contax-Yashica a condividere pari attacco baionetta, ossia interscambio di ottiche un po’ come Olympus-Panasonic prima 4/3 odierno Micro.
Fotogramma “scansionato” su Olympus E1 Quattro terzi con ottica Macro Zuiko alla “stratosferica" risoluzione di cinquemilioni di pixel, mentre i minchiapixel se lo mettono…i giovani onansti digital fotografi nientemeno!

Sotto l’ombrellone: Figaro & Minolta


Vabbene è un'altra storia degli anni Settanta trascorsi, d'un figaro limitrofo, meglio ancora coiffeur pour dames. E si sa nei piccoli borghi bisogna inventarsi di che vivere quotidiano. Senonché il nostro è abbastanza intraprendente e viene a trovarci allo Studio FotoLampo (Agenzia fotogiornalistica Lampo) che oltre le classiche foto di cerimonia, è anche vera e propria agenzia like Carrese Pubblifoto. Infatti il giornalista (Saro Zappacosta e altri) sagace nello sbertucciare il potere volatile locale: volatile nel senso autentico, poiché notorio feudo di Colombo (alias Balena bianca e/o Democrazia Cristiana). E quindi l'Agenzia Lampo con bacheca sulla main street, o detta Pretoria su modello accampamento romano, pure ammanigliata con la Rai, e suo operatore Mimì Abbatista sodale del boss Rocco Abriola della Lampo...Un bel focus di provincia italiana.
Ma che c'entra il figaro? Eh quanta fretta! Intanto il figaro era certo Lorito cui a quasi cinquant'anni è difficile associane nome: poco importa. E dunque veniva dal paese per commissioni nella “città capoluogo” e per apprendere di fotografia, pensa te. Il che consisteva nell'imparare a caricare la Rolleiflex, con cui il nostro eseguiva, anche, i famosi o famigerati fototessere per documenti...e cerimonie: battesimi cresime e matrimoni, pure questo.
Siché il boss della Lampo gli impartiva che la biottica ha un solo tempo (?!) di sincrono 1/125 e “solo” due diaframmi: ossia f8 fino a due metri o giù di lì, mentre f5.6 per il resto. Tutto qua la ripresa fotografica! Quanto allo sviluppo e stampa si stende un velo pietosissimo.
Poi certo ad una tedesca (Rollei biottica) potevi far mancare un Agfapan 100 teutonica? No di certo. E con un po' di menta, che uno dice: sarebbe? Ahh paisà...quando si estraeva dalla biottica il fatidico 120, nome in codice, con mano destra, così come si farebbe d'una cartina e tabacco per farne, ancora oggi, sigaretta à la page (!) bisognava chiudere il rollfilm, sigillarne tutt'intorno il rocchetto finale. Niente di trascendente, infine, ma leccare, inumidire con lingua la fascetta intorno alla carta protettiva del rollfilm. Più pratica veloce a farsi che a scriverlo! Figaro Lorito, va. Senonché il coiffeur del paesello, non certo un'aquila, si fece “abbindolare” dal sardonico boss, e invece della Rollei gli “consigliò” una Autocord Minolta. Verbo, abbindolare, un po' forte esagerato ed irriverente poiché qui si parla pur sempre di quella Casa della mitica Srt101: Minolta appunto, e sue più che degne lenti Rokkor! Vabbè preistoria e però…
E particolarità saliente della Autocord del Lorito figaro il fatto che, mentre Rollei ha manopola laterale per i fuochi, al pari della mitica Yashica 124 G, la Minolta sottostante la seconda ottica (cui deriva il termine, appunto, di biottica) leva per i focheggiare. Non sapremmo dire se “very fine” o user friendly ché mai provata sul campo, spiace

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Il nome biottica
Publifoto
Autocord Minolta

Io c'ero parte prima




Abstract
here rember the facts of kidnaping to italian President of Party named Democrazia Cristiana, killed officially of Brigate Rosse (a left-wing terrorist organization) but thanks at Henry Kinssinger, first all, and much others imperial men of United State of America vs. Russia in context of Cold War after II World War


La mattina del 16 marzo 1978 vendevo libri Mondadori ché abbandonato la schiavitù degli studi fotografici cittadini (non puoi lavare pavimenti e vetrine come serva qualsiasi e senza futuro). E Milano era lontana.
In una casa vicino alla Stazione Superiore del Capoluogo (chiamata per distinguerla dall’altra che conduce tra orridi di Eboli alla piana del Sele, mentre quella alle pianure di Puglia la Capitanata foggiana) nella stanza imbiancata con scuri di grigio chiaro socchiusi, un televisore è già acceso quand’ancora non c’era Rainews24 a rompere con solite notizie per 24 ore consecutive e trecentosessantacinque giorni l’anno.
Strano quel Tg1 alle dieci circa di mattina di una giornata di sole e con la voce del cronista Frajese più in romano cadenza che italiano senza accenti, che parla di sparatoria a Roma, mentre le immagini in diretta scorrono da Via Fani; del rapimento di Aldo Moro e suoi uomini di scorta da parte delle “Brigate Rosse”. Virgolette necessarie poiché solo di recente i cosiddetti “eroi” giustizieri (li guardavamo con spesse fette di prosciutto rosso-reggiano su gli occhi) non sono affatto Robin Hood ma buona parte infiltrati dei servizi di Intelligence; fatti e l’ascolto ricostruito di ennesimo Presidente di ennesima Commissione parlamentare d’inchiesta caso Moro, buco nero che è stato, appunto, il rapimento e morte annunciata dello statista barese e suoi uomini. Boss tra boss della cosiddetta Balena bianca, o Democrazia Cristiana che dir si voglia.
Gli effetti di quegli anni si pagano ad usura, letteralmente, ancora oggi ché quei fatti sono i cosiddetti svincoli della storia tra cui la cosiddetta Eu ad egemonia germanica (non servono più le Panzerdivison Wermacht d’antan). E quanto “storia” da scriversi con maiuscola è tutt’oggi Vexata quaestio

Man

Aldo Moro, storia di un delitto politico

Ps. Intrigante la ricostruzione che ne fa La7, almeno nella prima e lunghissima parte; bisogna rizzare orecchio perché per certi fatti vien dato un flash ai limiti del subliminale cosa impossibile da decifrare per chi sta a far “tip&tap” su gli smartphone o ascolta radio via webcast poiché generazione geneticamente modificata

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