Manunzio


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Per Bacco era ora!


Vabbene non pratichiamo più la analogica camera oscura al corrente sostituita dalla “camera chiara” che niente ci azzecca con le fumisterie di Roland Barthes e sue masturbazione (insieme con intellettualoidi prezzolati ma de sinistra che ancora oggi, pensa te, da bestie ruminano del linguaggio-mezzo fotografico senza capirne un cazzo sparano a salve contro: casta sacerdotale che e del buon tempo andato della Trimurti incarnata nel Parroco-Farmacista-Brigadiere dei CC sigla per sta...e che cazzo!) afferente la fotografia, tanto a chiarire l'ambito. Qui più tera-tera paisà una cosa che non si vede mai e poi nei “tutorial” e dei fraciconi Yankee, il provino fotografico bianconero fatto come va fatto e non strisce “temporali” che poi il neo-adepto non sa che pesci pigliare: infatti se la posa XYZ è eccessiva e la copia nel bagno di sviluppo diventa nera o prossima ad essa la si dimezza di tempo in un nuovo tentativo; viceversa in caso di biancore funebre (oggi che scriviamo è il giorno dedicato ai Morti o Defunti in lingua 'taliana) la si aumenta ancor più della stima base e prima della stampa finale che, tuttavia, mai e poi mai termina con la “sola” e non detto alla romana posa, ci mancherebbe! Bravo Gerardo Bonomo: così si fa e fin quando andavamo in camera oscura, meglio camera alchemico-sapienziale e troppo lungo a dirsi...era la procedura seguita e con l'occhiometro-esperienza e mani da buon artigiano contavano, non meno che adesso, eccome per Bacco, alla riuscita della stampa finale su Baritata ma all'occorenza politenata usata per il “fuori sacco” dei giornali-notizie locali stampati, però, altrove


Ps. Fuori sacco la posta Prioritaria ante-litteram che sui treni, per spedizione, aveva la precedenza sul tutto. La “telefoto” per l'appunto teletrasmessa tutt'altra cosa ed appannaggio delle grandi rotative alla Corriere della Sera...di epoca analogica per non parlare delle Agenzie foto-giornalistiche di primo grado come Grazia Neri a Milano e ivi Publifoto di Carrese, qui in questa “valle di lacrime” di provincia (dove si è imparato il mestiere) la Agenzia-Giornalistica Foto Lampo altre volte ricordata

Ps. C'è anche questa azienda per chi è interessato al grande formato by America e che, comunque, vale la pena vedere: paisà copia link e vai...

https://intrepidcamera.co.uk/



Pazziella

Che non è una piccola pazzia. Viene dal verbo napoletano: pazziare, giocare. Ecco e si potrebbe chiudere qui subito, forse. E sì perché se nell’odierno orizzonte, triste solitario e finale, togliete il “gioco” che fine farebbe la giostra degli acquisti? Svanirebbe come rugiada al sole. Non si può, o meglio ma nessun è disposto ad uscire dal proprio nasino, ché costa fatica e posizione su la “piramide” sociale.
E così ci tocca rifare quotidiano bastian contrario, e sai che novità; di chi è andato oltre il velo di Maya, che è parola di qua del mare eppure la trovate pari pari (civiltà) di là l’Atlantico in Centroamerica! Già e come mai? E non di questo ci si occupa ché metteremmo a mal partito Cristobal Colon e suoi frammassoni atlantici.
Risoluzioni e fotografia non vanno di pari passo, a dirla tutta: non è la tecnica (tecnologia robotica?) a fare arte tout court. Oh santi Numi sembra alzarsi ala canea: ma come la fotografia al tempo digitale, erede della meccanica analogica, lo è per “definizione”! Vale a dire dei galleristi (ammanigliati) critici (prezzolati) fotografi colti e folgorati (lampo elettronico?) su la via di Damasco con esse e due stanghette…come un qualsiasi Saulo/Paolo inventore del cristianesimo, ergo, Occidente giudaico-cristiano-greco-romano: niente di nuovo sotto il “sole” per chi intende.
Tecnica che aiuta e vabbene, quanto poi è pura pazziella allora semantica + mente è tutt’altro piano (focale?) ed esula l’umana esperienza ordinaria.
Allora vale quando si ripete a giorni alterni: no, non serve, nient’altro che una digitale casomai “vintage” un po’ come si fa al corrente con la (ri)trovata, stamani ne infiliamo di calembour per palati super fini, pellicola che si innesta su giovani fotografi (pensa te!) che non han nient’altro se non uno smartphone esistenziale: mattina pomeriggio e sera: ventiquattrorepertrecentosessantacinquegiorniannui. Artificiali (malgré leur) e che non han minima idea di ciò che è stato il Mondo detto analogico tout court!

Una foto la si vive poi si fotografa, poi si discute di tecno-arte-valore merce marxista altra faccia della medaglia o del kapitale (so' la stessa cosa poiché mercenari) etc etc etc

Il pixel grande duro e puro

Man fotografo sin dal 1969


Ps. Non toglietemi il digitale, masticato sin dai tempi di Amiga, ché non ho più tempo e pazienza come una volta al chiaro gialloverde della camera oscura alchemica, tanto a rimarcare contraddizioni!

Pss. Attaccato un file in formato 1600 x 1200 di Epson 850 Z nel catalogo Getty Images parte delle “cinquantotto” di Manunzio che c’entra niente con l’arte…mo’ va tu a sapé


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Getty_IIjpg.jpg (0.69 MB)

Occhio come mestiere




Berengo Gardin è sempre un piacere l'ascolto e di un vecchio lupo di mare, del bianconero. E nella chiacchierata dai tratti irriverente (da un romano che t'aspetti de più) il sapere antico sapienziale dell'artigianato, ovvero sia di come l'immagine ottica dalla presa (su Leica M noblesse oblige) sino alla stampa era un che di alchemico: quante volte lo si scriverà deve ancora?
Il fatto stesso di stare al chiarore di una fioca luce (!) e cavarne dalla bacinella il più classico dei trentaperquaranta, limite estremo di un buon negativo 135 o codifica Leica appunto, è un qualcosa che non si può descrivere neanche con il più cristallino prosatore: un esperienza da presa diretta e null'altro che questo è l'alchimia del bianconero cui padroneggio il nostro Berengo Gardin non pare essere secondo a nessuno; anche senza la “dedica” di Henry Cartier Bresson, un Massone eclettico blasè, ma non ditelo in giro: n'est pas?

Intervista a Berengo Gardin
https://www.youtube-nocookie.com/embed/nPQX84Mx8zk

Man


Ps. L'importanza di certi nomi non mai acqua fresca, ci mancherebbe, e quando il Maestro non ci sarà più tireremo dall'archivio in soffitta la lettera all'indirizzo del Presidente Azeglio Ciampi, e ministro Urbani Beni Culturali, ché concedesse il Titolo di Cavaliere per meriti di Cultura a Gianni Berengo Gardin, che il cielo lo conservi lucido e in buona salute ancora per molti anni

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