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E. Smith con al collo la "mezzo" formato Olympus-Pen F, anche se nella sua breve ma intensa vita ha usato altri brand, pare tuttavia che ne privileggiasse, comunque, la manovrabilità della stessa dotata di eccellenti ottiche: ieri come oggi niente di nuovo sotto il sole delle appparenze, ma quando uno sa dove andare poi le immagini prodotte realmente parlano da solo



Batti il ferro quando è caldo

Meno male va che c’è ancora gente a possedere ritegno di sé, la qualcosa di questi tempi è merce rara.
Siché preso a navigare ora questo ora quell’altro mi si para la pagina della Olympus Pen F, mitica macchina che riprende le sembianze dell’altra del ’63 secolo scorso, a pellicola e “mezzo formato” ossia settantadue pose al posto delle canoniche trentasei pose, e che in una recalme d’antan porta il volto di Eugene Smith testimonial d’eccezione (l’abbiamo usata qualche anno dopo e senza sapere ancora di lui e del brand poiché troppo in erba come futuro fotografo). Colpito a web più che altro per il fatto che la fotocamera viene “inquadrata” come opera d’arte nell’immagine: breve e via al sito. E cose lette, poi, e da sottoscrivere non solo e non tanto per la Pen-F che ormai è da un po’ sul market, soprattutto per cose che, personalmente, si scrive un giorno sì e l’altro pure: di come la mazzetta funzioni alla grande ai quattro angoli del terraqueo e tutti tengono famiglia pure a Milano (dove uno si recherebbe in pellegrinaggio culturale a modica cifra) si capisce.

Anzitutto l’estensore del post riconosce che, nel caso della Pen-F, un modus operandi truffaldino: anch’egli come tanti recensori “disinteressati” si è attenuto ad un passaparola “familiare” per poi rimangiarsi (mai troppo tardi) le affrettate (scon)clusioni: meglio tardi che mai ancora una. A sottolineare come la giostra degli acquisti de facto funzioni. Tuttavia poche riga oltre ci sorprende quale alleato anti-minchiapixellisti là dove ricorda l’Era analogica e le fotografie dei Maestri: sentite qua….

- The previous weekend, I had made time to sit down with my collection of photography books. I pored over the classics again, examined the enduring photos from history, and studied my reaction to the images. A surprising number are blurry, grainy, or utterly ignorant of the rule of thirds, yet I wasn’t bothered by those supposed shortcomings. -

Morale se ce ne è una quella del mettere, parlando di macchine fotografiche digitali del caso Pen-F, insieme capre e cavoli e liquame digitale CaNikon: paragoni grotteschi e fuorvianti tra 4/3 in salsa Micro e Aps-A B C… Soprattutto i due ecosistemi fotografici ad “alti” Iso che favorirebbe a salve la banda CaNikon in primis e mezzoformatisti. E uno dice: ma se la Olympus ha “sdoganato” lo shift silicio per parkinsoniano fotografi (!) giungendo all’ultima incarnazione fresca di quest’ultimi giorni, sempre mirroless, con sette stop di (anti)tremolio da spastici addotti, che mazza centra gli “alti” Iso se posso scattare con sensibilità più bassa in formato 4/3? Vedete i buon padri di famiglia? Altrimenti la CaNikon non gli passa la dovuta mazzetta, che non significa affatto che i due brand(y) poi siano ciofeca, tutt’altro. Casomai sono queste due teste di c…amere del pensiero unico, a essersi converti, più ancora del furbo Saulo-Paolo su la Via di Damasco o del salto del cavallo (lato traslato e come vi pare) per i frammassoni che pure ci leggono! No, tutt’altro han capito le premiate ditte che mirroless è bello: meglio tardi che mai e da qui a sputtanare (delegittimare) chi l’ha inventato ne corre, via. Diciamo, al fine, che è una questione “armonica” cari frammassoni che non si capisce a che pro venite a leggere, tanto nei vostri Tribunali la spuntiamo: tra il rapporto 3:2 e il 4:3 suvvia il gioco è scoperto!

Niente di nuovo sotto il sole

Man fotografo sin dal 1969
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