30-11-2018 08:47



È stato l’altro giorno lungo più di dieci anni. Proprio di quest’ultimo Novembre con uguale sole che entra dalla finestra, lì con grata sottile per mitigare forse lo sguardo contracezionario di "malati di mente".
Ci ero arrivato tramite un’amica psicologa e di padiglione in padiglione i volti, che non sono come te l’immagini di quei che si agitano interrottamente, no. Questi dal movimento eterno, chissà una prefigurazione dantesca, stanno lassù in alto in padiglioni sigillati e li puoi vedere accosciati seminudi con un caschetto in testa da pugile per evitare…e li osservi da uno spioncino con vetro antisfondamento.
Quanto agli altri niente che faccia intendere alcunché, tranne una siderale solitudine, e non è che poi fuori da: già come chiamarlo? Manicomio asilum che pare troppo da criature? E non trovando di meglio nel fotografarli, con luce laterale terribilmente caravaggesca quando si dice il caso, il pensiero si fa vocabolo: Factory refuse! Perfetto giacché siamo macchine, qualcuno dice, per consumo e se non in grado, non importa il perché, la rottamazione che una qualche scampolo di carità “cristiana” riesce (non per molto) a lenire ancora

In memoria di Luciano D’Alessandro, fotografo
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