Slittamenti semantici



Photo © Michele Annunziata. Main Street Pretoria circa sette e trenta del mattino ante Parata del Santo San Gerardo insozzata e di bicchieroni di plastica da non credersi, “anteprima” di quello che attende il selciato una volta spentasi la parata, mentre corpi di giovani donne soprattutto ebbre di vino speziato caracolleranno di qua e di là per finire, forse, nelle braccia di qualcuno non meno pieno di bacco vino, a modica cifra.



AD 2018 Maggio il 29 per l’esatto. Festa di San Gerardo Patrono del Capoluogo lucano. E si ogni cosa deve essere messa sotto “protezione” che viene dai primordi degli umani.
Si prepara la Parata del Santo che ripercorre antiche storie come quella di Lepanto 7 ottobre 1571, la Battaglia contro li Turchi (oggi arrivano con i barconi Ong by Soros) o qualcosa che ha a che vedere con cristiani vs musulmani tout court. Ieri come oggi: crociate allora “esportazione” di democrazia occidentale oggi. Ma pur sempre rituale religioso la festa del Patrono (un uomo può non avere fede ma non sottrarsi alla religione diceva il buon Buonaparte da Ajaccio, Corsica Italia ante vendita dell’isola a li francise) e ne fa fede tutto il simbolismo messo in scena (messinscena?). E contraddizione che è tutto un programma. Sì perché per le vie cittadine sfilano le truppe “marocchine-turchesche-islamiche” che una volta erano scortate dai cristiani armigeri vincitori. E se una volta lo si capiva, oggi le stesse soldatesche infedeli sono ben oltre l’onore delle armi loro concesse dai “credenti”, tant’è che il Re della Festa è mica San Gerardo, macché. L’acclamato è Ciuddina nome che fa aggio con cipollina, la cipolla a turbate o questo a quella che nell'immaginario rima con “infedele” musulmano. Eppure le ovazioni lungo la parata cittadina sono per lui che passa nientemeno in carrozza trainato da neri destrieri e flabellati, stravaccato su cuscini di rosso raso si fuma pure il narghilè, da Pascià benedicente!
Anche quest’anno di sicuro sempre lui, adesso pensionato, il Pascià che abita poche centinaia di metri da chi scrive. Pizzo e tratto veramente “islamico” che una volta “conciato per la festa” è irriconoscibile da “infedele” natio. Una star che surclassa senza storia tutti gli armigeri e signori della Città che anzi a vederli più del contrasto sembrano dirgli “Eh alla buon’ora e mo’ arrivi”. Il germe del “pagano” inoculato (vaccini Lorenzini?) nella Festa padronale manco sottaciuto, anzi. E come una volta il vino, antico baccanale, si versa così l’odierno; solo che era sotto controllo e in sole osterie, adesso non più. A dir vero in sua vece più du ’nchistr’ (così chiamato il vino di queste parti quando gli si dà l’appellativo simile all’inchiostro, forte e sin troppo robusto) era d’uso la birra, Perroncini piccoletti e poi aranciate, limonate…una forma di autocontrollo che non aveva bisogno di Carabinieri per essere rispettato, vigilanza esercitata dai maschi a misura delle cose. Ecco adesso che le donne-danno-dannazione sono arrivate, il vino (naturalmente à la page più degli uomini) che tracannano en plein air da chioschi volanti lungo la Main Street detta Pretori modulata sul tracciato dei Romani, ha tutto ma proprio tutto le stimmate del rito baccanale: ordalia e sviamenti e stordimento a base di ‘nchiostr’. Una droga come un’altra per le giovani generazioni cui senso della storia è spento come essi stessi, ridotti(si) a meri consumatori tristi solitari e finali
Consigli per gli acquisti, va…

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