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Lo studio Cavalier Corrado




Padelle per la diffusa dall’alto con gli ultimi tocchi allo specchio, tra sedie di vimini sgabelli bandiere e stativi, fondale vermiglio e spot hollywoodiano, illumina l’istante della posa.
Gesti lenti misurati di matita e carminio restituisce levità a volti formato gabinetto, pegno di fidanzati a ricordo di parenti lontani, flou matrimoniali nel giorno del sì.
Il disimpegno a destra già saturo di viraggio sepia dissolve a camera oscura; al chiaro della lanterna rossa la stampa latente mille punti Ferrania in gradazione morbida emerge dalla bacinella bianco smalto. Prende corpo e, fissata nel meta-iposolfito di sodio, incornicia pose da rotocalco, fototessere smerlate prodotte da taglierine a denti aguzzi che il Cavalier Corrado consegna tre giorni dopo la posa, come riporta l’elzeviro della sua grafia su la ricevuta; una settimana per gli ingrandimenti al siluro, tempo che il Maestro dall’occhio vigile e mani sicure, a lume di finestra, dedica a pareggiare stampe ammorbidire volti ricostruire parti mancanti

Man


Ps. Le foto di matrimonio tranne rare eccezioni durante la reale cerimonia nuziale, venivano allestite nello studio con solo gli sposi in abiti da cerimonia. E quand’ancora non c’erano i tablefonini il rito fotografico di fidanzamento, era tale per importanza e propedeutico al successivo matrimonio, avveniva presso lo studio del fotografo più importante e accreditato; la stampa fotografica risultante (formato detto gabinetto) consegnata ai fidanzati-sposi veniva inviata anche a parenti lontani a ricordo.
E prima di Photoshop le immagini flou, sfuocato per rendere evanescente i volti, in ripresa era ottenuto con particolari obiettivi trattati allo scopo. Pur tuttavia l’effetto era reso possibile in post produzione in camera oscura, sistemando il negativo su ingranditore dedicato “Siluro” per la sua forma oblunga ad ogiva, cui luce diffusa, rifratta da specchi interni e non già da condensatori ottici la regola, contribuiva al più classico effetto Hollywood in voga. Usato anche nelle riproduzioni, soprattutto, per attenuare il moiré della “millepunti” o cartoncino a buccia d’arancio cui si ricorreva per la stampa dei ritratti

Pss. Le luci per la diffusa (non era d’uso il bank) in batterie le “padelle” per la somiglianza a queste sebbene molto incassate e strombate, l’interno era sistemata lampade opaline conosciute come Nitraphot, ed era parte della scena. Infatti a complemento lo spot di luce concentrata, sistemato retrostante il soggetto in posa, o laterale e comunque fuori campo inquadrato dall’obiettivo che dava lo “stacco” con il fondo oltre a conferire contrasto e tridimensionalità alla scena

Empatia




Il brand fotografico anche se poi ad inizi Settanta secolo scorso, e tutt’ora solo Pentax. Brand delizia della fotografia analogica, non tanto più in Era digital sebbene supportata dalla Nital che ha già a catalogo Nikon.
Pentax era, così, impresso sul pentaprisma della mia seisette, decisamente ingombrante (molto) a far verso le reflex formato Leica. E i Takumar? Lenti che su la seisette davan qualcosa di strabiliante, risoluzione, neanche a dirlo, ma soprattutto colore reso magistrale: alla grande lato e traslato. Certo sui negativi bianconero potevi metterci mano: ante e postquam trattamento, viceversa a colore diapo…un terno del laboratorio colore brodo E6, ciò che ci spinse al trattamento diciamo domestico con una Jobo tank termostata incredibile! E chimica della Ornano in Milano “sostituto” del trattamento, decisamente costoso, di Mammasantissima Kodak.
Insomma un brand quello di Pentax che ricordiamo, forse e soprattutto per la “famigerata” ME Super di un amico, per noi che possedevamo anche la mitica e spartana K1000 e bayonetta “universale” detta appunto “passo a vite 42x1” Pentax .
Sui giornali d’epoca era altro che derby Milan-Inter: chi diceva che il meter della ME Super sottoesponeva (!) di mezzo diaframma, che per i puristi del bianconero…al contrario chi scattava in diapositiva mezzo diaframma in “sottoesposizione” salvava da possibili pelature le alte luci (ed era preferita in tipografia che nel caso potevano aprire le ombre, l’odierna passeggiata Lightroom/Pshop).
Infatti per sua intrinseca natura, per le dia valeva la regola “esporre per le luci”. Esatto opposto per il bianconero cui mantra recitava” esporre per le ombre e sviluppare per le luci” e sue mille eccezioni, diluizioni marche sviluppo se per stampa condensata tipo Durst oppure “abat-jour” degli ingranditori dell’Est europea alias Meopta.
E volete voi? Anche una terza via delle riviste di settore (con famiglia, e senza scontentare tifoserie e sponsor, pecunia non olet) per bypassare la diatriba ME Super adducendo ad errata “taratura” in fabbrica. Plausibile e forse possibile visto che le camere erano quasi tutte oramai comandate dall’elettronica, ma ancora di meccanica.
Ma la ME Super porta il volto di “scintilla” Renato elettricista, che non è più. No, non perché fosse tecnico bensì a causa della sua balbuzie lo “scintillare” e di un remoto corso di fotografia che tenemmo con Aldo La Capra (primo fotografo areofotogrammetrico italico che dall'alto consentì al Prof. Dinu Adamesteanu grande archeologia di fama, di “riesumare” negli anni Sessanta la città greca di Metaponto su lo Jonio e della Magna Grecia in genere) agli inizi dell’Ottanta del secolo trascorso. Sit tibi terra levis, Renato

Le origini di un mito

Man


Ps. Stato corrente Pentax è stata acquista (pari sorte la mitica Minolta fagocitata da Sony che solo adesso si spara... la posa) dalla piccola ma battagliera Ricoh: quasi un affronto ché la classe non è acqua, eppure…

Fotogrammi prima parte, Don Gerardo Bucci




Abstract
here I remember an Era analogic in lab B&W, as print portrait in dark room and much more, as develop Agafcolor or Ferrania color negative, made in Italy, and Kodak color. All process that I remember it was make into a lab far town of provence of South Italy in 60's


Il portale corre a filo cardo pretorio da cui via Pretoria. L’esile luce dall’androne archivoltato scintilla su l’acciottolato i tre gradini e l’anodizzata vetrina che precede lo store e fotolaboratorio colore, sciccheria metropolitana anni Sessanta. Di là dalla porta ‘ntallia z’ Nunzio Rofrano “ragazzo” di bottega. Tutt’intorno scaffalature tarlate e vetrinette impolverate dove pisolano macchine fotografiche scatole di pellicole lampadine flash, album e buste dieciquindici accatastate.
Sigaretta, più che altro arco di cenere tenuto a sfida della gravità, mani in fremito continuo sui dorsi di fotocamere di pancromatiche FP4 Ilford, o ribobinati formato Leica P30 Ferrania di tignosi clienti p’ sparagnà, occhiali fumé sul naso adunco incornicia Don Gerardo Pecoriello detto Bucci alias Zatopec, in onore dell’etiope olimpionico di Roma, tarantolato fotografo in cerca di scoop urbani.
Dietro la tenda vermiglio che separa l’ingresso e retrostante sala posa la lampada, lare domestico sembra così, retroillumina l’opalino inclinato a 45° e fila di negativi per il ritocco, mentre mani spennellano mattolina. Nella penombra della sala di posa la camera su colonna ottonata che troneggia a centro sala, ne ammiro i movimenti dello zio sotto il panno nero che imprime su châssis seinove volti in fototessera, a cap’ sott’.
Un misto di euforia e trepidazione m’accompagna tutte le volte che, tenendomi al corrimano della scala a chiocciola, scendo al piano sottostante del lab dove, come in dissolvenza le plafoniere di luce opalina su pareti nero fumo illuminano a giorno, e rifratte nel luccichio cromato d’enormi cilindri (smaltatrici) da cui precipitano cartoncini bianconero, cartoline colore. Oltrepassata la soglia ed immesso in altra sala, sprofondo al centro della terra o l’interno del Nautilus, nell'attimo in cui spente le fioche luci inattiniche, lo scartocciare e buio materico, tanto si può toccare, è tutt’uno con la voce dello zio fotografo che a tratti sembra giunga da destra, ora da sinistra dall’alto finanche remote profondità della camera oscura, sino all’attimo in cui, finalmente, la lanterna rischiara livido tutt’intorno banchi, vasconi e la lunga processione di vasche verticali sormontate da spie rosso arancio per trattamento delle emulsioni sensibili Kodacolor Agfacolor e 3M Minnesota già italica Ferrania della dinastia Agnelli.
Caleidoscopio iridescente nel salone attiguo, dove sono le printer, le creazioni dell’altro “ragazzo” e brizzolato di bottega, stampatore che più dagli slope smanetta “nuance” ventiventicinque, d’un blu elettrico su i volti dei malcapitati sposi in posa e pronti per l’album.


Glossario

‘ntallià, muoversi o procedere a passi lenti, fermarsi e riprendere la routine

dieci (x) quindici, formato cartolina

p’ sparagnà, per risparmiare

sei (x) nove, formato negativo bianconero che poi veniva stampato a contatto (scala 1:1) ricavandone fototessere per documenti, carte d’identità ecc.

a cap’ sott’, sottosopra ed a lati invertiti in ragione della Fisica ottica

smaltatrice, cilindro (ne esistevano anche piane ed a doppia piastra girevole) dotato di resistenza elettrica interna, cui calore dissipato da lastra perfettamente levigata a specchio conferiva ai cartoncini, dalla superfice appositamente trattata e trasportati similmente a catena di montaggio, patina specchiante

ferrania era il brand nazionalpopolare del materiale sensibile, sebbene altre marche come la Tensi o Cappelli ne producessero, del portfolio Agnelli/Fiat, e che venne ceduta alla americana 3M Minnesota (al corrente è stata riacquistata da impavidi imprenditori e, rimessi in funzione i vecchi stabilimenti Ferrania nei pressi di Savona, pare continui con discreto successo la produzione di pellicole fotografiche negative ed anche Super 8 per cineprese d’antan)

slope, manopole che regolano la scala colore RGB o sottrattivi CMY a secondo della marca/modello delle stampatrici automatiche, ed altre regolazioni

venti (x) venticinque il classico formato di matrimonio, anche se agli inizi degli Anni Settanta l’album matrimoniale non di rado era misto: bianconero (18 x 24) e solo per lo scambio delle fedi e firme di rito in color. Ancora, prassi in special modo per i gruppi con gli sposi ai tavoli dei primissimi ristoranti ad hoc, o più sovente, condizioni socio-economiche, presso le abitazioni materne per l’abbisogna, veniva consegnato un congruo numero di stampe (13 x18 bianconero) da consegnare agli invitati ritratti.
Eccezion fatta, non solo per tutta la cerimonia a colori, per la giornalista Rai Celeste Rago nella cornice di Maratea, e dal pranzo faraonico che ne seguì a quei tempi, seguito da quattro fotografi tra cui chi qui lo ricorda.

In Era analogica e prima dell’unificazione sotto lo standard C-41 per il trattamento “universale” delle pellicole negative colore, le diapositive invece l’E6, ogni brand citato poco sopra, necessitava di sua linea trattamento, di vasche parallelepipedi verticali, generalmente da 35 litri, dove venivano processate (to process) le emulsioni.
Negative colori anche bianconero, poi stampate su cartoline dieciquindici, che ogni famiglia poi custodiva nell'album domestico a scandire il tempo e momenti particolari: battesimo cresima diploma, laurea o matrimonio e vacanze ecc,

Ritocco fotografico su pellicola seinove più ancora che semplice “aggiustatura” nel lisciare la pelle, cosa che oggi con Photoshop o plugin ad hoc, fa sorridere era qualcosa che si tramandava in sorta di iniziazione alla fotografia di ritratto tout court, basata ancora largamente in bianconero (impensabile farlo su negativi colore!) si esprimeva in puro e artistico artigianato, sapienziale. Siché le seinove dopo sviluppo ricevevano la mattolina, sorta di collante cui aderivano appezzut’ o appuntite grafite, abilmente mosse da mani che sapevano il fatto loro. A volte quale complemento, sebbene in formato minimo diciottoventiquattro o più ancora in trentaperquarata, il negativo veniva stampato al Siluro, un ottagono in legno a forma di ogiva cui luce morbida, senza condensatore ottico, conferiva alla stampa un che di hollywoodiano, o per meglio dire flou (soft screen) alla Luxardo

Bianconero di una vita




Abstract
I remember here a first treatement, the develope a black & white film assay since 60’s. Black & white on camera like André Kertesz quote: “The camera is my tool. Through it I give a reason to everything around me”


Mail ne arrivano a centinaia e giornaliere, da ultimo la newsletter di prodotti chimici bianconero: pellicole e quant’altro. Eppure siamo in epoca digitale, ma besenisse è besenisse e la (ri)scoperta del procedimento analogico, figlio dell’Otto-Novecento, a noi fa sorridere. E sì perché da quell’Epoca, meglio dire Era, veniamo.
Ecco il punto è proprio questo che i cosiddetti “giovani moderni” non possono arrivarci, tant’è che per loro il bianconero è un giochino di un filtro desaturazione applicato alle immagini a smartphone, tuttalpiù in Pshop: ‘na mazza.
Già perché tolto il giochino, che di questo si tratta, ai ragazzini mai adulti gli vai a spiegare che il bianconero è Vita? Proprio così ché tutto ma proprio tutto aveva i colori (niente ossimoro please!) del bianconero: Costume. Si lo so ci sono quei coglioncelli che ascoltano Webcast radiofoniche se la prenderanno, ma gli imbecilli, questa la cifra, non possono arrivare a capirlo: bianconero è una Categoria dell’anima. Punto.

Natale di tanti anni fa, luminarie a festa e l’Upim (Unico Prezzo Milano o Grandi magazzini, pare invenzione di tale Gabriele D’Annunzio) illuminato a giorno. E come nei film americani, dai televisori in bianconero, signorine già tutte forma, battono. I tasti alle casse vanno avanti ed indietro, il prezzo per i clienti. Insomma sembra il regno delle Fate. E su due piani, ché al piano sottostante, seguito gradinata alla Wanda Osiris, ancora più mercanzia colorata, luci addobbi e una strana confezione grande e grossa: vaschette prodotti chimici e un torchietto, serve e capiremo dopo, a fare le stampe a contatto. La curiosità era tanta e la fantasia già galoppava, ma il prezzo era di seimilacinquecentolire anni Sessanta, e anche se a casa i soldi non mancavano la mamma (santa donna che quando incocciava non c’era santi!) fu irremovibile. E per la Befana (allora non era d’uso far regali come gli yankee a Natale) ossia il giorno dell’Epifania, quando secondo tradizione i Re Magi portarono i regali al Salvatore (oro-incenso-mirra) in memoria di questo, ricevetti solite pistole alla Far West.
Ero alle Medie molti anni dopo che la mamma acquistò dal catalogo Bagnini in Roma il primo ingranditore: Durst J 35. Reliquia che si conserva cellophanata in soffitta.
Ecco da dove viene il personale amore (che parolona, ma è così!) per il bianconero, prima come Forma giocosa per divenire poi Forma mentis: attraverso di essa (fotografia tout court) do senso al “circondario” parafrasando Kertesz.

A dire il vero, in due battute, il primo sviluppo di rollfilm frutto di una Diana plasticosa, che da rudere, passato sotto l’infanzia del figlio Sky, è ancora lì sullo scaffale fianco a fianco alla Rollei con cui divide il formato 120: codice che identifica i rollfilm per i canonici 12 scatti in 6x6.
E galeotto fu l’ennesimo fumetto, che disegnava una camera oscura e l’immancabile “luci rosse” per il trattamento: tutto cambia ma mai e poi mai vedrete a schermo yotubesco ad esempio, ecco, la realtà che le “luci rosse” erano e sono per tutt’altra cosa, forse più divertente! Infatti nei lab bianconero si usa da sempre (post ortocromatica) la giallo-verde lampadina, che oltretutto permette di muoversi come fosse una stanza più in penombra che di zolfo rosso. Sì, sì anche questa trattazione della materia “oscura” …sempre Massoneria è. Vabbé.
Sta di fatto che, comprata la lampadina rossa da fornitore locale (ne parliamo la prossima) e sostituita con quella del bagno (un altro classico luogo di iniziazione…esoterica!) scartocciato il film: aaarrgh divenne all’istante una striscia di nero! E della cosa ne incolpai la mamma mentre entrava nell’altra stanza, e dalla porta a vetri del bagno…Corremmo ai ripari comprando la prima tank, al posto del primordiale sviluppo, avvenuto sempre nel locale bagno, nella zuppiera da frutta (!) centro tavola, versandovi il bagno (sviluppo)…Aaaaarghh!
E non c’era Internet che te lo insegnasse a video, come si sviluppa un rollino. E qui, uso dire, casca l’asino di nome e di fatto…i giovani detti moderni di ogni ordine e grado che scimmiottano a smartphone o Pshop il giochino del bianconero: un calembour un peto? Più di tanto non possono arrivarci, modificati nel Dna dall’inglese del Nuovo Ordine Mondiale: annesso e troppo connesso!

Man


Ps. Una sorta di Postal Market il catalogo Bagnini, dove si trovava di tutto: dalla camera oscura, vaschette ed ingranditori Durst, alle cineprese Otto e Super Otto millimetri, e stativi lampade e moviole…

Via Crucis e Pietas popolare




Non c'era ancora la televisione nelle case e la Settimana Santa è scandita per tutta la giornata da musica classica, intervallata da giornali radio.
La vaporiera sul primo binario sbuffa gli ultimi attimi mentre il Capostazione dà il segnale di via libera tra fischi e fumate del treno. Il segno di croce della nonna è tutt'uno con l'abbrivio. Tra gallerie cittadine, serpente di curve, il treno scende la Valle di Vitalba. L'aria non si decide sospesa tra nuvole sfilacciate e caligine del giorno. Rionero e finalmente Barile a capolinea. Le strade del borgo sono piene di gente, e tutto è bianconero. La tromba il rullo di tamburi il corteo avanza: Caifa i Sommi Sacerdoti, Pilato drappelli romani e il Nazareno a piedi nudi. Poco in là Madre Maria. Emaciata e vera, la nonna e le amiche presenti raccontano digiuni da tre giorni per la parte. Il cielo ora si fa cupo, silente, sul battito della gente pare fermarsi

Man


Ps. Nikon F4S e ottica f 2.8 35/70 in Program e completo autofocus (su centinaia di scatti due solo fotogrammi fuori fuoco) per non farsi distrarre da controlli pur necessari tecnici. Pellicola Ilford HP5 alla sensibilità nominale 400 Iso, trattamento in Microphem Ilford; conversione digitale via Olympus E1 e ottica macro, elaborazione via Photoshop/Tonality

Retropalco




Abstract
here backstage or behind the scene when alchemy of photographic act building an emotion in final picture


Ancora una. Mentre il classico di still life, moda e mercanzia varia, opera, per certi versi su layout (non apriamo parentesi del caso !) qui nella personale interpretazione di still, meglio che “natura morta” in 'talianese che suona malissimo, è sottoposto ad un'urgenza a che nulla scappi via del cosiddetto “attimo magico” o chiamatelo come vi pare. E non a caso che l'apparato fotografico tout court, ridotto a niente o poco più, prevale su l'ansia che la malia del set svanisca in batter di ciglia, senza averlo primo sottratto diciamo all'oblio.
Naturalmente questo modus operandi ha un che di doloroso: la luce forse più così che cosà il soggetto casomai più centrato che ai margini etc. Ma sono pensieri “postquam”.
Eppure niente è affidato al caso: anzi per certo food o mood, meniamola così che è very fine, si è scartabellato tutto Pinterest, che ha una selezione che ti risparmia tempo in ricerca più mirata del semplice Google images. E per un anno intero da Marzo 2017: ne fa fede la cartella di fotocopie (bianconero!) di centinaia e centinaia di messinscena molto intriganti eppur per maggior parte senz'anima.
Tutto tranquillo? Nient'affatto, dopo fotocopie schizzi appunti e keywording vario, in corso d'opera poi “improvviso”. Insomma la sceneggiatura sarà pure stringata ed esaustiva (con fotocopie matite e appunti) però come insegnano i Maestri del Cinema, qui Fellini, alla rigidità prefatta in “corso d'opera” fanno rifanno e disfano, senza nulla togliere, anzi, al racconto per immagini. E per quanto la cosa sia plausibile nel “movimento” cinematografico qui l'aggravio della “staticità” bidimensionale con illusione della terza dimensione: meno male che Photoshop c'è!

In sintesi: un'asse di legno domestico per “sciorinare” esile treppiedi a sostenere nel “vuoto” il legno, due piatti del corredo della “consorte” e coppia di uva, naturalmente “finta”. La luce di “vera finestra” mentre fuori nevica dal “vero”. Insomma: finto-vero-verosimilmente vero. Un perfetto scatto convertito in bianconero (plugin Tonality) ché il mondo è, sì, a colori la realtà viceveversa bianconero. Un mix di forme (e contenuti?) in precario equilibrio...statico.
Infine la composizione è fortemente ispirata al "Canestro di frutta" di Michelangelo Merisi alias Caravaggio

Man


Ps. Per anni si è invidiato gli Studios dove si produce l'immaginario collettivo: luci stativi limbo (non il luogo teologico usato a censura o “congelare” personaggi/pensiero come un Socrate et simila, venuti alla “luce” Ante Christum Natum, che ponevano insormontabili problemi di puro mercato alla Chiesa, Vaticano Spa. E non date retta al retroterra del cosiddetto “peccato originale” baggianate. Limbo** che di recente è stato “abolito” e non lo si dice in giro poiché il Potere delle Paure è moneta sonante) banchi ottici o medio formato a inquadrare la scena finale. Suggestioni anche se il living room domestico, esposto a luce nord basta e avanza. Si tralascia di narrare come il fotografo, a volte desnudo quando fa caldo in still life estivi, o al contrario con sciarpa alla “Fellini” (dietro la macchina rigorosamente Olympus, ché dentro è imprigionata una Potenza benigna, meglio se point&shoot, sebbene le tre quattroterzi sono lì per l'abbisogna) si fermi un attimo per prepararsi una tazza di caffè, adempie alla fisiologia umana, perdere tempo a guardare fuori della finestra seguendo pensieri vaghi...precari come l'immagine voluta e costruita

**Link

Il compagno Corbyn à la carte de Photoshop



Abstract
In (no)conventional war the image is more important for strategy assault of any terrestrial “enemy” and prepares the mind of idiots spectators in case of war



Sì lui il laburista (ma in inglese lavoro non fa job e perché usare un vocabolo latino: labor-laboris?) che nell’isteria generale russofona from Kingdom ci lascia la faccia, nella merda del paludato mainstream(ing).
Parentesi, qui nel caso, la May sta in cattivissime acque e deve inventarsi qualcosa pur di galleggiare (quanto a questo ne chieda ai maestri insuperabili mafiopoliitci italioti) politicamente, e salvare il relativo contro in banca (casomai foraggiato da Arabia Saudita) deve gridare al lupo al lupo: o meglio all’orso all’orso (così definiti russi). Immagine Suprema Illusione, ottica e dunque la “signora” dopo aver fornito un assist della Madonna e proprio a Putin (orso!) quasi eletto con votazione cosiddetta bulgara d’antan, e dopo aver “avvelenato” l’aria con una spia che probabilmente (non ve lo dicono Stampa&Regime da Repubblica al Corrierone dei piccoli la Stampa e cammellate MediRai e la Settete cucù di Mentina) a leggere per benino in rete (solite fake news dice così Capranica da la Settetete cucù con tanto di “piazzapulita” scorsa puntata) pare stesse spiattellando della rete satanica di Killary Clinton & Co.
Ma Corbyn è altra cosa, e per demonizzare il “compagno” che ti fa la succursale inglese di Cia&Mosad , sì, certo con the delle cinque dell’ M-16 di sua maestà all’ormeggio sul Panfilo Britannia in acque italiote…una bella photoshoppata. Oddio non è la prima però all’imbecille teledipendente che sta davanti al televisore con espressione bovina, mentre rumina afasico veleni di ogni risma, o il tip&tap del quarantenne su smartphoone beve tutto e di più. Infatti l’Immagine passa e il Corbyn compagno di Putin, voilà les jeux sont fait: il nemico (orso) in casa, mammamia sono arrivati i russi in Inghilterra. E uno dice ma so’ proprio scemi sti eventuali invasori russi (a prescindere che con due missili intercontinentali affonda letteralmente l’isoletta britannica, e altro che V1 o V2 di hitleriana memoria…) vanno tra le nebbie londinesi e non semmai in California (altro che scudo da Guerre stellari di Regan memoria e non solo) o per restare in Europa, Francia-Spagna-Italia eh avessi voglia a divertimento: all’orso all’orso! E con il rublo sganciato dallo Swift e in joint-venture con il Yuan cinese convertibile seduta stante con oro (!)…capirete l’isteria dell’isoletta sperduta nel Nord Atlantico, eh Theresa May. But Madame wind direction changes or exactly Time is an honourable man!

BBC Accused of Photoshopping Jeremy Corbyn’s Hat to Look More ‘Russian’

Man


Ps. A proposito di “potenze” marittime contro terraferma e poiché parlanti la “stessa” lingua inglese the Stras&stripes cos’è oh Trump(ette) accaduto dell’altro lupacchiotto ben pasciuto di Kim Jong-un, cattivone che insieme metti "caso" un Maduro…ci fate pure l’accordo nucleare zitti zitti anche perché dietro il bambinone pasciuto c’è un miliardo e mezzo di cinesi, che hanno il portfolio del debito “pubblico” americano e pure europeo? E all’Iran chiedete conto!

Pss. E qualche anima bella (risentita) potrebbe obiettare: ma so' ragazzate il Corbyn conciato (per le feste?) è puro british humor. Ohh well e non ci avevamo pensato…ah quando uno è pizzicato con le manine in pasta esce all’impossibile. Già dev’essere senz’altro così, la razionalità a telecomando degli Illuminati, benché grossolana postuma e posticcia. Ennesima pagliacciata del NWO: ma no ci avete uno che ne metta su di meglio? E pagate un buon pubblicitario che i soldi (rapinati al Genere umano) non vi manca!

TLS 401 una reflex per...rimorchiare





Sembra di quei codici da computer o spy story. Invece è di una macchina fotografica degli Anni Settanta e precisamente di Ricoh, la piccolina che tuttavia si è pappata la gloriosa Asahi Pentax: ah ‘sti giapponesi.
La macchina analogica aveva alcune caratteristiche fuori dal comune: anzitutto l’attacco a vite 42x1. Sì non c’era baionetta per “innestare” le ottiche, bastava girare la lente sulla flangia e fermarsi a fondo corsa: decisamente scomodo per certo tipo d’azione, anche se gli intelligenti fotografi, passo vite o baionetta, portavano due o più corpi macchina con su le ottiche del caso…
L’altra peculiarità della Tls 401 il mirino a pozzetto (pentaspecchio niente di nuovo sotto il sole: mirrorless Olympus-Panasonic…e altre che son venute dopo). Oddio un pozzettino sul pentaprisma lillipuziano ricordo delle Rolleiflex come pure i “pozzi” Hasselblad Kova Six e via quadrottando (usavano quest’ultime fotocamere il formato seipersei o Codice 120 che dir si voglia, 135 per le reflex Codice Leica e stamani non la finiamo più).
Pozzettino della Rocoh 401, quindi, cui utilità si è mai capita sebbene la usassimo, meglio la prendevo a prestito dall’amico Diego per…rimorchiare ragazze. Ohè non c’erano mica gli smartphone cinquant’anni fa e fare una fotografia ad una ragazza per strada (wow) stamparla in bianconero, trovare il pretesto per “attaccare bottone”. Anni Settanta a volte funzionava altre volte…al successivo scatto! Ah l’ultima peculiarità della Tls 401 il grosso bottone, lato destro, del selettore Asa/Din (primo anglosassone cui oggi gli Iso, secondo norme tedesche) fino a max a 800 odierni Iso. Vero abituati ai docdicimilaequalcosina delle digicamere che pare la condizione base per vedere il Nulla dentro il Nulla notturno - ci sono da tempo i visori notturni che se uno ci toglie la dominante verde…in Pshop… - e però oggi è figo riuscire a vedere niente di niente. Ma questo lo san bene Cia&Mossad che han chiesto, manu militari, ai Brand fotografici e smartfonici per meglio spiare l’umanità…sshhh non ditelo in giro che s’incazzano quelli della giostra degli acquisti!

Tls 401

link 1

link 2



Man

Ps. Vero è che proprio la Rollei e per il formato 135 o Leica che dir si voglia, con la sua SL 2000 F aveva creato in tutto e per tutto un sistema modulare che prevedeva finanche (!) magazzini intercambiabile (cosa del tutto pacifica delle seipersei di certa classe) e con diverse emulsioni, sia bianconero che diacolor etc etc etc

Rollei 2000

Una giapponese carina



Abstract reincarnation of a little myth named Olympus Pen a new number P9 a very nice dream machine

A volte o vengono i titoli o te l’inventi: che s’adda fa. Olympus via. Vabbene sono “olympico” ma questo non vuol dire nulla, e non riceviamo cachet: bill and not pill…Insomma ne scriviamo in quello stato di libertà di cane sciolto come siamo venuti a formarci (spiace Cia&Mossad semmai un’altra reincarnazione, forse) nell’esprimersi senza filtri e marchette ché a questo serve una vita ben spesa fuori da ogni logica di profitto. Dite? Sognatore romantico don Chisciotte: il problema è vostro mica mio che abbiam spalle larghe.
Sia come sia qui la nuova (re)incarnazione della linea Pen che tanta fortuna ha portato ad Olympus e ben meritata.
Un salto a ritroso: Era Analogica, mezzo formato sorta di ante litteram Aps e qualchecosa. Vale a dire da un formato intero (qui 135 detto pure Leica) tagliato a metà da avere non più trentasei canonici scatti, ma settantadue. Wow si direbbe, mah un francobollo (riferito alla noblesse oblige Rollei da cerimonia reportage etc etc etc) all’interno di un altro? Beh non proprio perché un bel 18x24 o spingendosi al 20x30 cm bianconero veniva fuori - sotto ingranditore Durst 659 cui slitta ottica per 135 e sino al formato 6x7 o nove formato Mamya RZ e simili – ben più che decente frame per giornali e pure su timide gallerie alla Lanfranco Colombo, dove a dir il vero padroneggiavano immagini da banchi ottici o “piccole” 6x6 dette Rollei, certo ci mancherebbe e da Kodachrome 25 da farci i famosi seipertre stradali; anche il Cibachrome dal contrasto stellare che non è un complimento tant’è vero che la Ilford che lo produceva mise in commercio un Ciba (che stampavamo in camera oscura) a basso contrasto a sostituzione delle maschere di contrasto esatto opposto e contrario di quel che si fa in Pshop; Ciba stampato da Graphicolor in via de a Bufalotta a Roma Capoccia ma fermamose qua.
Olympus Pen analogica anni Sessanta che si reincarna in digitale cinquant’anni dopo, più e meglio di prima: miracoli, il caso di dire, della matematica binaria.
Certo mo l’attrezzo (uno in più) c’è ed a leggerne si dice bene considerato ci si può “attacare” (brutto verbo italico) le ottiche Zuiko che rivaleggiano, e forse ne riparliamo un’altra volta, con Zeiss o le blasé Leica: meditate gente meditate…

Man


Olympus PEN EPL9

Durst D659

Ciba



Ps. Capiamoci al tempo corrente ci sono materiali perlacei come e forse meglio dell’originale Ciba stampati però a “spruzzo" di injet: niente da eccepire sebbene due cose diversissime. Uno si stampava in camera oscura dove la materia alchemica: vero frammassoni? L’altro lo si stampa al corrente su plotter inkjet il “ciba meccanico”. E di nuovo se uno ha da dì qualcosa poi il supporto, ecco, nun fa troppa differenza. A parte certi soggettoni danarosi e sniffatori che ancora…insomma state sicuri che un bel Ciba interessante se lo cuccano a suon di soldoni.Ah a pensarci…but I'm a Free Spirit paisà

AAAAARGH_WARD 2017



Alcuni delle immagini premiate al Monochrome Award 2017


Abstract
Monochrome Award 2017 win the Ideologia of Death for humans, among the winners an image like the anorexic posters Color of Benetton by Oliviero Toscani and a “remake” of Isle of Death, planned program of luciferian globalist


Quando si dice un “bianconero” funebre che di più nun’ se po’ fa. Siché il Monochrome Award (la bastarda lingua, codice, inglese non contempla sfumature, e infatti lor signori chiamo la scala di grigi “monocromo” che sostituisce orami il lemma black & white) giunge anche quest’anno in porto, casomai approdo a “Isola dei Morti” ma ci torniamo a breve.
Monochrome? Ma si stiamo al giochino dei Frammassoni inventori del “codice inglese”. E le immagini premiate: da guardare una ad una, pixel per pixel. Senza fretta. Diciamo da buongustai ma senza grembiule!
Bravi giurati, bravi da rasentare la stupidità. Monocromatica. Monotematica e d’un solo hamburger un solo Google solo Facebook etc etc etc. Ma veramente ci pigliate per culo?
La “metrica” mortuaria premiata contempla pure certi “rabbini” (spesso vedete pure in televisione e nessuno si sogna di dir loro di togliersi gli abiti da messinscena, viceversa burqa e chador invece si fanno le guerre in loro vece attizzate dalle zoccole "progressiste"occidentali per tacere la vera posta: non per esse bensì petrolio) e che caso (!) di nero mentre consultano la Torha e/o Talmud, e tutt’intorno loro è distruzione e Morte. Poi tra i premiati ci sono anche i chirotteri (pipistrelli) a testa in giù: no niente Batman, magari che quello, le strip, sono pure accattivanti e con la trasposizione di Michael Keaton I e II niente male (tutte le televisioni le trasmettono a giorni alterni).
Ancora: un volto senza volto, due donne “Adama&Eva” che non è refuso ma potrebbero essere le Tre Grazie, pur se ne manca una forse per indisposizione mensile…e una ragazza alla Oliviero Toscani, no? Invece sì, con la sua bomboletta finale da portarsi dietro: ossigeno? Eh quanti ne abbiam visti così: ultimo stadio prima della Morte. Metrica di tutte le immagini premiate.
Siché mentre l’anoressica di Toscani era pur sempre “vera” quella povera ragazza dell’Award potrebbe invece essere “finta” a bella posta. Messaggio sublimi +anale per i giovani: questo vi abbiamo preparato dicono i satanisti globalisti & liberal.
Lo so lo so troppe virgolette ma è per i grembiulini mica voialtri, oh se intendono il messaggio in codice! Fotografia sapienziale (vero grembiulini?) che mescola vero-falso-finto-vero…anche se il Falso è de facto il suo Statuto: troppo lungo a dirsi ma si sappia che la Storia della Fottografia (da fottere e refuso non è) non già tanto per, bensì ideologico**.
Medium usato dal Potere a sviamento delle Masse dormienti che in fin dei conti gli fa comodo mentre gira il telecomando o fa tip-tap a smartphone...
Isola dei Morti infine a destra la “premiata”. L’immagine odierna è un “mosso/sfocato” con brio che si ottiene magnificamente in Pshop con Blur-move e senza filtri ND in diretta: per chi capisce di Fotografia. E che si parli dell’Isola dei Morti il confronto all’Originale è chiaro e lampante: vedi sottostante.
Immagine, l’un l’altra, che è tutto un programma esoterico e la preferita da un certo Adolf Hitler. E non s’aggiunge altro

Man

Premiazione Monochrome Award 2017

Isola dei Morti

Isola dei morti dipinto preferito di Hitler

Isola dei morti interattiva



Oliviero Toscani

Morta Isabelle Caro modella anoressica di Toscani

Ipocrisia di Toscani di “sinistra” non ha scuorno: come se lui fosse esente dal fatto di appartener ad un Sistema che veicola non già la vanità per la vanità, cosa sufficientemente legittima, ma l’omologazione alla Morte tout court
vedi

** In senso lato: “La falsità è ideologica perché cade sulle attestazioni dell’autore, sul contenuto del documento che non risultando né contraffatto, né alterato, reca dichiarazioni menzognere” Codice Penale art. 479 e seguent

Microcosmo




Abstract
I think isn’t necessary travle around the world’s for shoot a mood photography, twhen hen all subjects imaginable is possible recrate, in own town and territory where living evedy day. Seems a paradox but for who has an inside vision, firstly, is possible shoot many images like living in America, China, and any lterritory whitout moving from the city where you live every daily. Few words suffice for he who understands


Così un post di qualche giorno fa. In buona misura abbiamo elevato a paradigma universale le visuali, oggetti e quant’altro, della nostra modesta città del Sud e dintorni a palcoscenico mondiale: che parolona.
Presunzione o cosa? A dir vero né l’un e né l’altro, casomai, un affinamento della vista (da oltre cinquant’anni di pratica) ove una qualsivoglia veduta si presenti o meglio costruiamo già nella capoccia, grande piccola e mezzana (media) lo facciamo diventare un “universale” capibile da tutti: quei che voglio capire!
E le sperimentazioni in tal senso su diverse, cosiddette, piattaforme compreso sharing and furting my images (!) corrobora appieno il fatto che non c’è assoluta necessità, mettiamo, di “fotografare dal vivo” in Amerika (k kome killer) in China…Naturalmente non si parla di Muraglia o Golden Gate, ma la cosiddetta “aria” americana o da metropoli europea, eh avessi voglia…come quel autobus tipicamente londinese che è una falsa ambientazione sul Tamigi innevato!
Come dite? Ahh ma allora siete proprio fessi con il cuore: no, non avete capito. Niente trucchi tridimensionali o levatacce PShop. No. Microcosmo c’est tres chic.
D’altronde era la Scimè a ricordarci che si sa vedere con il cuore (fegato polmoni …) riesce a trasmettere - manco fossimo una radio – a gli atri, forse spectator alla Roland Barthes, visioni cui dànno credito. Intelligenti pausa verba

Man

Getty Images Agency

Ps. Il link è la “fotografia” esatta e puntuale di quanto poco sopra detto

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