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Huawei P20 Pro




Abstract
here the wave of tsunami named smartphone is like a tank that advances unstoppable and overwhelms lines of brands digital camera



E ce ne sia ancora bisogno, più giorni passano più la corda al collo dei brand(y) fotografici si fa stretta. E qui il colpo è magistrale, a proposito del P20, perché sino all’anno trascorso le foto/video dei telefonini era decisamente nella “media”, adesso e con i nuovi arrivi come il Huawei P20 Pro la cosa si fa drammatica per i richiamati brand(y) CaNikon soprattutto, non meno, che il resto della ciurma/mercato: lato traslato e figurato.
Sia come sia qui oramai le disquisizioni incominciano a spostarsi sul “sesso degli angeli” poiché quanto a qualità immagine, veramente i telefonini e P20 del caso, non c’è più altro da aggiungere consiederato che tutte, ma proprio tutte le immagini e in movimento, finiscono a schermo di smartphone o nostalgici con computer desktop. Il resto è priva di logica umana! Termina un mondo, meglio un modo di intendere la “ripresa” foto/cine: vabbè usiamo vecchia terminologia, ecco, appunto...

Huawei P20 Pro camera review


Man

Empatia




Il brand fotografico anche se poi ad inizi Settanta secolo scorso, e tutt’ora solo Pentax. Brand delizia della fotografia analogica, non tanto più in Era digital sebbene supportata dalla Nital che ha già a catalogo Nikon.
Pentax era, così, impresso sul pentaprisma della mia seisette, decisamente ingombrante (molto) a far verso le reflex formato Leica. E i Takumar? Lenti che su la seisette davan qualcosa di strabiliante, risoluzione, neanche a dirlo, ma soprattutto colore reso magistrale: alla grande lato e traslato. Certo sui negativi bianconero potevi metterci mano: ante e postquam trattamento, viceversa a colore diapo…un terno del laboratorio colore brodo E6, ciò che ci spinse al trattamento diciamo domestico con una Jobo tank termostata incredibile! E chimica della Ornano in Milano “sostituto” del trattamento, decisamente costoso, di Mammasantissima Kodak.
Insomma un brand quello di Pentax che ricordiamo, forse e soprattutto per la “famigerata” ME Super di un amico, per noi che possedevamo anche la mitica e spartana K1000 e bayonetta “universale” detta appunto “passo a vite 42x1” Pentax .
Sui giornali d’epoca era altro che derby Milan-Inter: chi diceva che il meter della ME Super sottoesponeva (!) di mezzo diaframma, che per i puristi del bianconero…al contrario chi scattava in diapositiva mezzo diaframma in “sottoesposizione” salvava da possibili pelature le alte luci (ed era preferita in tipografia che nel caso potevano aprire le ombre, l’odierna passeggiata Lightroom/Pshop).
Infatti per sua intrinseca natura, per le dia valeva la regola “esporre per le luci”. Esatto opposto per il bianconero cui mantra recitava” esporre per le ombre e sviluppare per le luci” e sue mille eccezioni, diluizioni marche sviluppo se per stampa condensata tipo Durst oppure “abat-jour” degli ingranditori dell’Est europea alias Meopta.
E volete voi? Anche una terza via delle riviste di settore (con famiglia, e senza scontentare tifoserie e sponsor, pecunia non olet) per bypassare la diatriba ME Super adducendo ad errata “taratura” in fabbrica. Plausibile e forse possibile visto che le camere erano quasi tutte oramai comandate dall’elettronica, ma ancora di meccanica.
Ma la ME Super porta il volto di “scintilla” Renato elettricista, che non è più. No, non perché fosse tecnico bensì a causa della sua balbuzie lo “scintillare” e di un remoto corso di fotografia che tenemmo con Aldo La Capra (primo fotografo areofotogrammetrico italico che dall'alto consentì al Prof. Dinu Adamesteanu grande archeologia di fama, di “riesumare” negli anni Sessanta la città greca di Metaponto su lo Jonio e della Magna Grecia in genere) agli inizi dell’Ottanta del secolo trascorso. Sit tibi terra levis, Renato

Le origini di un mito

Man


Ps. Stato corrente Pentax è stata acquista (pari sorte la mitica Minolta fagocitata da Sony che solo adesso si spara... la posa) dalla piccola ma battagliera Ricoh: quasi un affronto ché la classe non è acqua, eppure…

Via Crucis e Pietas popolare




Non c'era ancora la televisione nelle case e la Settimana Santa è scandita per tutta la giornata da musica classica, intervallata da giornali radio.
La vaporiera sul primo binario sbuffa gli ultimi attimi mentre il Capostazione dà il segnale di via libera tra fischi e fumate del treno. Il segno di croce della nonna è tutt'uno con l'abbrivio. Tra gallerie cittadine, serpente di curve, il treno scende la Valle di Vitalba. L'aria non si decide sospesa tra nuvole sfilacciate e caligine del giorno. Rionero e finalmente Barile a capolinea. Le strade del borgo sono piene di gente, e tutto è bianconero. La tromba il rullo di tamburi il corteo avanza: Caifa i Sommi Sacerdoti, Pilato drappelli romani e il Nazareno a piedi nudi. Poco in là Madre Maria. Emaciata e vera, la nonna e le amiche presenti raccontano digiuni da tre giorni per la parte. Il cielo ora si fa cupo, silente, sul battito della gente pare fermarsi

Man


Ps. Nikon F4S e ottica f 2.8 35/70 in Program e completo autofocus (su centinaia di scatti due solo fotogrammi fuori fuoco) per non farsi distrarre da controlli pur necessari tecnici. Pellicola Ilford HP5 alla sensibilità nominale 400 Iso, trattamento in Microphem Ilford; conversione digitale via Olympus E1 e ottica macro, elaborazione via Photoshop/Tonality

Teatro anatomico




Abstract
anatomy of a still life photo in available light or real window with a Camedia 8080 of brand Olympus



Vabbene è un titolo che si è presentato già alle cinque di mattina: giornalieri eh! Ma la cosa poi non dispiace poiché si tratta pur sempre di “sezionare” e qui un’immagine a spiegazione per chi ne intende e vuole, si capisce.
Mattina presto, ancora, il cielo è calmo sgombro di nubi e tra non molto comincia a sorgere il sole (Mussolini è già a cavallo?) sebbene la luce diffusa consente di avere un grezzo preview. Il cavalletto Manfrotto (una reliquia trentennale) pronto con la sua testa a sblocco rapido già sul fondello (culo no?) della Olympus C 8080 (anche questa usata da Majoli di Magnum Agency) a 50 Iso che manco più le blasonate CaNikon partono più da così bassi…Iso appunto Insomma sembra di lavorare con le famosissime Agfachrome 50 dal trattamento domestico, e niente stramaledetto E6 (brodo universale degno del pensiero Unico dominante) bensì come raccomandava nell’Ottocento Namias dalle pagine di Progresso Fotografico! Emulsione che si sparimento all’epoca e che forse ne scriviamo la prossima volta.Il tavolone, altrimenti perché chiamare tavolo anatomico in scena, ecco, è null’altro che il pianale di un lungo mobile di quei “very nice” per sceneggiate di certuni cosiddetti fotografi di food, all’americana piene di ogni schifezza dolciastra e le immancabili “steck”. E che li possono ammazzà alla De Luca/Crozza.
E niente di più, in scena, se non due ordinarissimi bicchieri di cucina “carini” al punto giusto. E mo’? E mo’ e mo’ Moplen alla Bramieri dal piccolo schermo in bianconero di reclame Anni Sessanta.
Ok scivoliamo de qua e de là, ma devo guadagnare tempo tanto quanto ci mette il sole/Mussolini a salire in alto, entrare nello studio: oddio il soggiorno che si è occupato manu militari mentre la truppa domestica sta ancora a fa li conti co’ Morfeo. Meglio così perché se entra il figliol “prodigo” di Sky (che già ti guarda dal basso verso l’altro e stiletta “che stai a fa? mentre chiede se ho preparato già il caffè!) daje. Ma la cosa strano a dirsi fila tranquilla mentre il sole “indora” eh che poesia…la stanza rifrange (minchia stamani poeta sugn’) sul mobile…e siccome tutto e pronto zacchete gli scatti. Fiuuu ho terminato pure questa stamani che m’aspetta 'na giornataccia: quelli de Getty Images (che ho cazziato da italiano in inglese slang and more profanity: parolacce via!) vonno le immagini “fresh & cool” che in italiano sona con certe basse anatomie, poi sistemare l’archivio e…nun a finimo più. Step by step paisà che ce vo tempo: Roma s’è fatta ‘na pietra a vorta, no? E che ne volemo portà due o tre per’ vorta: e chi semo Stacanove er russo?

Teatro anatomico

Man


Ps. Stacanove alias Aleksej Grigor'evič Stachanov

more: tavolo_anatomico.jpg (2.61 MB)

I libri di Man




Abstract here to speak of books, and their reliable soul, when everything around seems to fall



Nella stanza “bunker” dove ci sono pure le Olympus, su la mensola la sfinita C 5060 Wz dell’archivio fotografico e di ciò che vedete su Getty Images; le analogiche Rolleiflex Yashica Electro ancora funzionate dopo più di cinquant’anni, poi cavalletti stativi dietro la porta, di fianco il divano la borsa con dentro le ottiche Olympus con la gloriosa E1, E3, E510. E più in là una borsa metallica (quella che serviva ai fotografi a bordo campo per starci seduti sopra e molti filmati d’epoca ne dànno conto) servita il giorno che il Presidente Sandro Pertini (un grande) nel post sisma ottanta venne ad inaugurare la tanto attesa Università di Basilicata (dove zitto zitto pure abbiamo tenuto lezioni di fotografia ma non ditelo a nessuno). E ora nella scatola metallica, passata per borsa, c’è di tutto e di più compreso una mini livella: quella da muratori che uso per riproduzioni. E piena di filtri Cokin con ancora attaccato il prezzo in lire, costavano all’epoca un botto e pure di plasticaccia ma con allure della griffe francese e made d’un fotografo, favore di un fotolaboratorio (un giorno venne a tener lezione tale Lanfranco Colombo da Milano, che rimase di stucco davanti le mie trentaperquaranta bianconero, lamentando solo che, noblesse oblige, erano stampate su Politenata e non su Baryta Ilford che pure usavamo) colore del Vulture che adesso non c’è più.
Bunker con il tavolo, a latere televisione panoramix, e l’immancabile Mac, noblesse oblige pure qua, che fa il paio nell’altra stanza del figlio grafico di Sky. Mentre il portatile Winzoze come uso dire, dell’altro figlio l’usa come…televisore: digital generation.
E ancora bunker (spesso dico ai profani che vi entrano di comportarsi come si va in chiesa e il grafico figlio fa l’esatto opposto, chissà di chi ha preso…) della mia Cancelleria lo scaffalone dei libri e paio del dirimpettaio, con Enciclopedie e saggistica fotografica, sopra la mensola fianco a fianco alle Analogiche macchine cui si è detto. Ma più in là, nella nicchia ricavata che prospetta la cucina (non di solo pane vive l’uomo, no?) altra scaffalatura di classici e su tutti la Storia della Letteratura Italiana e Storia della Fotografia per i tipi, uso dire, della Einaudi. Vero che anche il comodino ne è pieno, finanche la testiera del letto, una volta fatta, come minuscolo scaffale, a contener libri anzi la notte. E riviste fotografiche a tonnellate che un giorno ho regalato alla Biblioteca Nazionale del Capoluogo della regione che si (s)fregia alla Giano bifronte di due nomi: uno aulico l’altro da servo curiale bizantino. Biblioteca dove c’è un piccolo reparto di classici su la Fotografia che ottenni all’acquisto con le “buone” dal direttore, che non fiatò anche perché quando doveva riprodurre sue cose le voleva solo e soltanto da me, sebbene fosse circondato di impiegati “fotografi” o in città da fotonegozianti che si fregiavano del titolo, uno addirittura cacagl’ o balbuziente come Ernesto Salinardi, ladro di fotografo; e un giorno lo vidi fasciato la mano armeggiando, immagino volesse aprire come scatoletta di sardine, il suo pisciatur’ (pitale ma qui in senso lato) Nikon digitale che odiava da cacagl’ come tutto il resto).
Libri che quando c’è stato e per molti anni il cielo congiunto alla linea dell’orizzonte con in mezzo chi scrive, e del tutto innocente, han fatto compagnia più e meglio del pane che a volte è mancato per la pusillanimità di “certuni” che oggi sono stati rinviati a giudizio. E poi certi altri, sodali di quelli, non pensano che il Tempo è Galantuomo. Sempre!

Man

Olympus OM10 una camera a prova di "cretino"




Chiariamo subito: non rientro nella categoria, sarà per la prossima. Forse. Olympus che conosco da più di quarant'anni (oggi C 5050 alla Majoli/Magnum o in tutto e per tutto Leica ancor più miniaturizzata a mandorla, poi la C 8080 che a 50 Iso fa vedere i sorci verdi alla E 1 che è il doppio e più di area sensore, ed infine la E 510 niente male e brandeggiabile) quando con il modello OM1 creò lo scompiglio tra la premiata CaNikon. E delle ottiche Zuiko? Chiedete a Zeiss please.
OM10 una automatica per “cretini” ma che era in dotazione ad una signora, per sua sfortuna consorte di chi scrive, per riprendere certi stage, il suo lavoro di assistente parasociale, cui operanti erano tutti handicappati: da handicap che è altra cosa dal “diversamente abile”. Fermiamoci qui poi una prossima volta ci occuperemo dei polyti cal(li o cani fate vobis).
Olympus micidiale, anche solo in automatismo totale, sino a certo punto. Si perché quei cretini, questo sì, della Olympus avevano creato (lo vedete nel video) una rotellina non economica all'epoca che si inseriva in un foro per diventare, e poter controllare, meglio lo scatto con Tempo d'otturazione mentre il Diaframma su ogni ottica di serie...
Macchinetta, infine, che poi dava le foto che il “cretino” dietro l'oculare era c**zo suo riuscirvi a fare. Oh pellicola eh gente: Era Analogica e non c'era il raw la minchiata che consente ai trenta-quarantenni (cretini?) di “sviluppare” sto c...olore semmai in bianconero partendo da foto impossibili tecnicamente/competitivamente etc! E uno viene da dire ma senza raw i cretini poi vivono? Noi non lo usiamo mai anche perché su Quattro/Terzi i file Jpg non si “sviluppano” ma li si mette nel c...atodico tubo per l'impaginazione finale! C'est la vie cher c... che oggi non è cosa scrivere dopo essersi sorbiti la “nottata” elettorale eterodiretta a telecomando via Stars&Stripes: vero Cinque Stelle e italioti che li avete votati?
Il Tempo Galantuomo è: ve ne accorgerete oh sì e molto ma molto amaramente. Chi è cagion del suo mal pianga se stesso!

Man


OM10 Olympus Camera

Una Leica…a mandorla




Abstract
like the italian photographer Alex Majoli, from Magnum Agency, I used same camera or poin&shoot C-5050 by Olympus for thousand images of my personal archive


Bastian contrari si nasce o si diventa? Bella botta: l’un e l’altro va da sé. E infatti se non fosse per una base (condicio sine qua non) ben difficilmente, a meno della roulette russa o teoria dei grandi numeri a raffica, la cultura tirerebbe fuori qualcosa di “artistico”. Insomma eretici si diventa manipolando l’eresia che si è succhiato dal latte materno. E meno male che non siamo ai tempi di Giordano Bruno! Sia come sia e tralasciando album di famiglia arriviamo al dunque. Sì, il bastian contrario più che professione è una Fede, e noi l’abbiamo incrollabile tant’è vero che facciamo cose che, secondo standard casomai stars and stripes o di certo liquame di Stampa&Regime settoriale, sarebbe/è inconcepibile se non con la premiata ditta CaNikon e blasé Sony (che fa la gradassa su le ceneri di Minolta che acquistò tempo fa) o Fuji che ha una certa tradizione fotografica, oltre che produttore di ottime pellicole bianconero e soprattutto colore: Velvia ricorda niente? La chimica E-6 che ha steso letteralmente il famoso Kodachrome di Mammasantissima Kodak: vero National Geographic?
Immagine notturna va: Olympus C5050 tirata, ecco, a 400 Iso/Asa che più in là non va ma dall’obiettivo equivalente 35 millimetri in passo universale/full frame corrente, F 1.8. E stiamo parlando di una point&shoot da sensore lillipuziano. Roba da matti? No faceva così, e pure in notturna un certo Alex Majoli della Magnum: e mo che state a dì? Le solite cape chinate quando gli allineati e coperti a telecomando non sanno cosa rispondere perché il “suggeritore” delle masse non sa che pesci “prendere”. Majoli-Magnum-C 5050 Olympus e dall’altro Man-Getty Images-C 5050. Si fa quel che si può, via.
S’intende dire che se c’è qualcosa da narrare la “macchina” è relativamente importante: intendiamoci la camera è il fotografo per chi intende. Punto.
Una sera di pioggia, quindi, con la Olympus C 5050 e il Manfrotto monopod, si sa mai. Poi più che altro è servito quale bastone del viandante…ché la luce ambiente (calda per intrinseca natura e preset del bianco che si lascia a manetta su “caldo”) dai lampioni color ambra consentiva tempi di otturazione di 1/25 a f 1.8 più che sufficiente a “fermare” la scena inquadrata. Naturalmente il “mosso” è voluto e ricercato altrimenti che bastian contrario…

Man

Notturno (bagnato) dall’Italia


Ps. Majoli come la miglior tradizione vuole usava Leica a pellicole poi Olympus digitale per ritornare all’ovile dal momento che Leica è diventata digitale: noblesse oblige…

Smartphone Uber Alles!





“For my dad, the camera used is one of the least important aspects of a photograph. Whether he's using his Nikon D610 or his iPhone, he's looking for the right light, the right angle and the right expression. He stays in the moment, endeavoring to honor whatever his subject might be by taking the best photograph** he can.” E c’è poco da aggiungere

Man

**Link

Parafrasando


Ps. Già alle Olimpiadi di Londra, quindi sei anni fa che sembra il Mesozoico…qualche “temerario” azzardò riprese con telefonino: mo de che volemo ancora parlà?

Dan Chung's Olympic smartphone

London 2012: Dan Chung's smartphone Olympics - in pictures

Romano Cagnoni



© Romano Cagnoni

Un altro della Fotografia italiana se ne è andato pochi giorni fa. E il ricordo va ad alcune sue immagini, se la memoria sorregge, degli anni Settanta riprese con una Minolta Srt101 con ottiche Rokkor: un must che non si deve immaginare solo la premiata CaNikon. Immagini di un parco forse americano, ripreso rasoterra con ragazzi di spalle e in linea di fuga verso l’orizzonte: yuppie? Già figli dei fiori o più ancora di Maria la Maddalena che...Immagini di reportage bianconero quelle di Cagnoni che a noi ancora implume facevano sognare.
E ora che ci penso erano sue anche quei fotogrammi dei cavatori di pietra, lui nativo di Pietrasanta, in uscita su rivista che aveva la pretesa di essere solo in abbonamento per palati fini, poi in tutte le edicole a cadenza mensile e di lì a poco fece la “fin’ di bott’ a mur’”. Aria ma con le firme di Giulio Forti e poi l’insignificante giro circonferenza di un tale Rebuzzini Mario, che per un certo periodo andava in giro vestito alla cacciatora anfibi militari e barba alla Che Guevara: mirabile quella volta che come una Wanda Osiris discese il gradone trionfale di un palazzo nobile di via Fracastoro in quel di Milano - si scolava le ultime stille del jingle Tognoli-Pillitteri cognato di Craxi in Era Regan & Thatcher etc - e il parterre letterale l’accolse con battimano…e se ne già dato conto una volta poiché presente ai fatti. That’s Italy: stupid!

Man


Romano Cagnoni

Romano Cagnoni: in guerra trovi l’essenziale umano

Satanass sei tutti noi: chi?




Abstract the Great Eye or Big Brother invents another one, fingerprints on next Canon digital camera for New World Order


Fintantoché esisteranno idioti glorificati, ossia il Top, tutto procederà e procede dalla grande per Cia&Mossad.
Di cosa parliamo? Semplice di una possibile catalogazione (per fini polizieschi alla Grande Fratello) di impronte digitali, come nei comuni Commissariati di PS. Solo che questa altra “furbata” o step ora è per apparecchi fottografici (da verbo fottere, eh) marchiati Canon dell’originaria e defunta CaNikon Company. Il sincretico binomio planetario rimasto, appunto, la “sola” Canon e non altrimenti per la sua capacità di diversificazione del cosiddetto portfolio.
Chiusa parentesi, è evidente che la furbata serve a tutt’altro che rendere “piacevole” l’uso della digitale del Casa richiamata: infatti ci sono già i tasti customizzabili le diverse funzioni, anzi, la qualcosa esiste da sempre se penso alle mie Point&Shoot Olympus…Ha poco senso far muovere la digitale con le “impronte”. Solo che Cia&Mossad per il loro sterminato database da Grande Fratello e mica possono dirlo. E d’altronde l’impronta digitale e la scansione dell’iride sono già di “serie” su gli stramaledetti smartphone, tablet e che il Diavolo (!) se li porti via

Man

Canon fingerprint


Ps. Ah pure gli obiettivi di Canon dovrebbero seguire ugual sorte del “riconoscimento” dattiloscopiche

Una raffica per Nikon




Abstract
through a compact camera, bridge 900 Nikon Coolpix, we watch all horror of War in Syria around carnage of Aleppo


Minchiapixellisti (conio manunzio per gli idioti che ne fanno questione delle loro misere vite inutili, digicamere cui essi guardano alla “grandezza” dei pixel + minchia) orpelli della giostra per gli acquisti. Siché girando per web in cerca di notizie su la Siria, mica ci ammocchiamo le corbellerie del mainstream, lo sguardo coglie un video della battaglia di Aleppo. Immagini di ordinaria macelleria umana, cui genere bipede eccelle in maniera esponenziale. E dalle immagini ecco che una carrellata inquadra una strana camera digitale, su solido cavalletto, a prima vista, poi si scopre essere una Coolpix di Nikon. Allora mentre scorrono le immagini, e intorno non ci sono cinefotoperatori prezzolati delle Falke News istituzionalizzate e sioniste, cui centrale fa il giro dei tiggi e cartaccia stampata planetaria, tutto ciò che è ripreso, basta e avanza, è di una "macchinetta" non professionale: che vogliamo dire ancora sui minchiapixel oh onanisti a tutto spiano?

Man

Aleppo War Battlefield


UpdateRicostruzione grafica dal 2011 inizio guerra al 2017 con risposta Syriana e Alleati
The Syrian Civil War, every day


Ps. Al minuto 9.43 l'immagine della Coolpix per chi non ha "tempo da perdere" per smanettare i consigli per gli acquisti da smartphone...

Che Ces




poco da vedere e/o commentare della vetrina americana dedicata, nel caso, al modo digitale. Ci si riferisce, va da sé, al digitale fotografico che a parte le mirabilia Panasonic targate Lumix non c’è altra trippa per gatti.
Lumix che posseggono, a leggere post, una buona reputazione e filmaker entusiasti. E siccome non siamo di quest’ultima possiamo immaginare che le nuove reincarnazione (fatto riferimento la miliare GH4) siano all’altezza, anche se tra un GH5 GH5s GH9 pare di intuire non solo certa confusione, almeno nominalistica, ma anche, e soprattutto, per il fatto che queste videocamere de facto cannibalizzano definitivamente le pro-sumer video e si posizionino pericolosamente (prezzo) a ridosso delle videocamere pro: boh!

Man

Ps. E meno male che il Micro4/3 visto da nientepopodimeno i Pro prezzolati di CaNikon come giocattolini o poco più, dimostra, tuttavia, che l’idea 4/3 originale è tutt'altro che peregrina, e per noi "adepti" di questi…

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