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Fotografi si nasce, poi si diventa




Manunzio mi dica ha bevuto? Direi di no. Si nasce e si diventa ciò inteso come affinamento di una tavolozza che si possiede, inutile giraci intorno. E se fossi curiale dovrei dire “carisma” paragonabile a quello, e che dice paro paro la stessa cosa. Inclinazione va meglio? Si forse. Meno male va.
E delle tante parole che pretendono di catturare il mondo (possederlo sul Postulato della Proprietà Privata, il crimine primigenio. E secondo le Scritture “Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Genesi 1,19) quella della qualifica artistica, o meglio detto in ambito fotografico ché di questo qui parliamo, di voyeur autorizzato. Ecco, ed in tutte le accezioni o generi fotografici, sebbene il glamour…

Man


L'importanza del Padre

Immagini manipolate...tanto per cambiare




Volto rassicurante e con barba il Riotta che fa tanto trendy e rimugina antichi patriarchi dalla carta stampa a video, sempre stesso venditore di fumogeni conto corrente Nuovo (dis)Ordine Mondiale in onda giornalmente a reti unificate & omologate


Potenza del catodico e smartphon che tanto la Stampa Corrierone…non la legge più nessuno, manco in furbata grafica alla Repubblica, che rifà verso al sito online: cagate pazzesche.
Dunque se ce ne sia ancora da sottolineare, anzitutto e pure en passant la storiellaccia che ha visto protagonista per quasi tre mesi nientemeno che Mattarella Presidente, con la sua uscita sui mercati che non gradiscono “populisti” ma solo una sinistra lacchè, prona a novanta gradi. Bravo, sì perché in pubblico e televisivo ha dovuto dire il Presidente che, de facto, i governi altro non sono che camerieri del Kapitale (k as killer). E quando lo dico gli altri? Gomblotto. Ma diamogli al Mattarella il “collare” che non scantoni con scritto: Fist man of…
Chiusa e torniamo, invece ai lacchè di Stampa&Regime, sai che novità. Manovratori manipolatori liquame oltre ogni dire, e chi sino ad ieri avanza ben più d’un dubbio circa la loro “professione” oggi è ampiamente ripagato, senza manco scomodare il Gomblotto.
Insomma duemila anni fa un Nazareno dinanzi al sepolcro di Lazzaro lo invitava a tornare in vita con:” Surge!” Qui anche un giornalista dato per morto, usato contro Putin/Russia, risorge più vivo e vegeto che pria. Ah benedetti Gomblottisti, se non ci foste bisognerebbe inventarvi tanto per assaporare ancora il gusto della verità di un Mondo che cade a pezzi, giorno per giorno e la ‘ggente “right or wrong” da cenni di qualche attività cerebrale. Consigli per gli acquisti, vero Gianni Riotta servo del Nuovo (dis)Ordine Mondiale?

Man

Ps. Già archiviato il gas, a salve, siriano e del bambino che in conferenza stampa Urbi et Orbi ha ricostruito il tutto come messinscena contro Putin/Russia, ma la stampa catodica alla Rainews24 (con direttore Di Bella un tot a giro panza di sinistra) se ben guardato dal far vedere ai teledipendenti

So ragazzi (smartphone accesso mane e sera)




Qui è giustamente un abisso, diciamo di generazione? Una frattura insanabile, certo generazionale senza dubbio per chi viene da altra dimensione Spazio-tempo: definirsi vecchi alquanto fuorviante a gli occhi dei “giovani” fotografi o sedicente tale.
Sia come sia la disputa fra “Bianconero vs Colore” è un match senza senso. Vale a dire parliamo di due Mondi inconciliabili, tant’è che il buon Wim Wenders ha lasciato ad epigrafe:” Il Mondo è sì a colori benché la realtà bianconero”. Fuor di metafora paisà. Il Bianconero è una condizione-categoria dello Spirito. Un modo di vedere, ragionare, vivere la cosiddetta “realtà” by United Color of…che ci circonda. Una titanica battaglia che però la giostra degli acquisti e per teledipendenti ino + cul + a nel tentativo di eradicare estirpare ciò che è stato il giorno prima, ché si vive (come animali?) un Eterno presente senza scomodare l’auto agiografia tipo Giovanni Gastel! E sebbene tutta la Storia della Fotografia poi si bianconero, e chi l’ha fatta poteva benissimamente usare i fotocolor (una volta così chiamati nelle redazioni al posto di diacolor) il mitico Kodachrome/Leica a sviluppo cromogeno (ossia venivano "aggiunti" i colori nel processo chimico essendo il film bianco e nero pure questi) è degli anni Trenta del secolo trascorso…Al netto della fecola di patate tricromica delle belle immagini a “grande schermo” del Novecento passato a miglior gloria.
Categoria dello Spirito. Linguaggio eccelso. Manualità pura, artigianato non addomesticabile come il Supermarket colorato della Grande Puttana di Babilonia: i framassoncelli capiscono, oh se capisco queste riga! Essenza, sintesi del messaggio: chi lo dà il colore? Ma va a dà i ciapp’ paisà…

Man


Ps1 Così come il 1839 data “fatale” dell’invenzione fottografica (tutt’altro che errore) determina un prima e dopo l’Umanità tutta, altrettanto l’introduzione del colore (sino a quel momento appannaggio della Pittura eccetto lavori al tratto alla Durer per capirsi) che guarda caso si “insedia” negli anni Sessanta o del nostro Boo(mete) italiota. Il “progresso” o le sorti magnifiche e progressive del Kapitale (k as killer) e le reclame televisive: lavoro, elettrodomestici, belle case, bella vita Fellini docet e che doveva essere “eternato” proprio con pellicole a colori e filmati 8 millimetri…familiari. Costume che cancellava con un tratto di “colore” duemila anni di “bianconero”. E gli effetti quotidiani ne danno (inteso danneggiamento) conto: Montepaschi docet…e ce lo chiede pure l’Europa!

Ps2 Sarà un caso se galleristi/mercanti d’arte dinanzi ad un argenteo bianconero baritato non si fan scrupolo d’acquisto in un’epoca di Digigraphie by Epson?

Ps3 La normale ancora odierna tipografia usa quattro lastre CMYK bianconero cui si aggiunge, qui sì letteralmente, i colori durante la stampa offset

Why Photography’s B&W vs Color Debate Is No Debate At All

Kodachrome

Autochrome le meraviglie dell'autocromia la fotografia alla fecola di patate

Leica M-Monochrom

Costruzione di una immagine



Poche cose servono per una foto se c’è già tutto nella capoccia, intesa come previsualizzazione l’esercizio che si affina, oltre una dotazione di natura, con la pratica stando lontani da smartphone tablet computer…
Occhio che ha bisogno, qui sì, di tutto il cosiddetto circondario per essere “trasposto” poi in visioni: evitiamoci le pippe tipo “riproduzione” pedissequa del reale, non foss’altro che bisognerebbe definirlo il “reale” cos’è.
Ritornati a bomba e individuato il daffarsi il più è fatto con l’apporto della attrezzatura personale, casomai costruita in anni , meglio se “vecchia” antiquata o fuori moda…ché il vino buono!

Man

How to Light Paint Product Photography Backgrounds


Ps. Quante volte lo scriveremo che tutto ma proprio tutto finisce su gli stramaledetti tablefonini, quindi se scattate anche con una digitale da un milione di pixel, ma chi le vede poi le differenze con una immagine da duecento milioni di pixel bellamente interpolati? Obiezione stupida per quanti ritengono che se, poi, l’immagine finisce a murales stradale: ma avete osservato mai un seipertre ricavato da compatta digitale? E poi ne parliamo, sempreché si ha chiaro i concetti di percezione della scatola cranica che tutt’aggiusta o deforma a seconda dei casi (fate un bicchierino di più…e vediamo, ecco) altro che milioni di minchiate passate per pixel!

Is+Ra+El uber alles




Jerusalem uber alles. Immagini di cecchini che falciano inermi palestinesi. E non è un caso che le morti, tra cui numerosi adolescenti, avvengono per spari alla tesate e cuore: più simbolico di così!
C’è poco da fare un popolo oppresso, vedi campi concentramento, che una volta introitata la cosiddetta Shoà (si parlava già ad inizio del Novecento trascorso di “sei” milioni di ebrei da eliminare, senza scomodare il Cimitero di Praga, forse) poi vomita da oppressore l’odierno, con Stella David.

Ciò detto veniamo alle anime belle, ecco, della sinistra sionista che scende in piazza a telecomando: già. Li vedete voi le donne in nero? Scomparse dai radar. E del popolo violaceo o meglio oppiaceo prono alla pugna eterodiretta? Non pervenuto. E di quei ralliformi di “arcobaleno” popolo? Boh! E delle marcie” pancifiste” tra un Gino Strada e padre Zanotelli? Manco l’ombra. Nemmeno un sit in simbolico, metti a piazza San Pietro di Papa detto Francesco (vero Santità Eugenio Scalfari I°) Gesuita nero dentro e fuori? Nulla.
Ma gli inermi palestinesi muoiono altrettanto “per un sì e per un no”: vero Primo Levi? Evidente che la mazzetta che i sionisti pagano ai sinistri globalisti luciferini, e che conosciamo magnificamente bene e loro “ideologia” alla Ulianov Illic alias Lenin è irrinunciabile, ed ognuno tiene famiglia.
Mala cosa è nascere poveri, così la perpetua di don Abbondio (!) allo sprovveduto Lorenzo Tramaglino, detto Renzo…del Nuovo (dis)Ordine Mondiale

Man

"soldati israeliani che prendono di mira anche i bambini e poi festeggiano postando su Facebook i video dei colpi andati a segno"

Gaza, “61 morti: c’è bimba di 8 mesi”. Turchia espelle ambasciatore di Israele e Usa bloccano inchiesta dell’Onu

Gaza, fermiamo Trump e Netanyahu. Siamo di fronte a un terrorismo di Stato

Gerusalemme, a Gaza omicidi autorizzati. Ma nessuna legge internazionale li giustifica

La meglio gioventù




Sessantotto e dintorni. Il cine teatro ha il suo proscenio dove si esibiscono di volta in volta artisti d’ogni repertorio, come quella volta che arrivò a queste lande la PFM, o premiata Forneria Marconi e fu ‘na bella “infornata” e di brani cui si conservano fotogrammi accidentati di sviluppo. Ma ci sono.
Proscenio e non si capisce perché non utilizzare lo Stabile cittadino, un San Carlo teatro in miniatura e suo loggiato, rimesso in auge (politica per voti che cosa non si fa) solo trent’anni fa.
Cine teatro, quindi, dove era di “moda” assistere anche a improvvisate Jam session, e di un casino infernale: ma a vent’anni…
Restano i fotogrammi di mezzo secolo fa; Gianni Anastasi che sta alla batteria pare lì ancora oggi. Gianni che una volta in Inghilterra poi pare in Spagna e non si sa dove tira la sua esistenza: olè

Man

Ps. Come ogni guerra che si rispetti, compreso il Sessantotto che questo fu, dopo c’è il ritorno a casa o come direbbero i nordici “a baita”, qui no: una generazione dispersa compreso un amico finito in Ucraina, e forse da lì ritornò il padre in Italiana reduce di Russia, ogni dove della Terra. Sfasciata genia come la cifra corrente del Nuovo (dis)Ordine Mondiale vuole, e pare riuscirvi bene

Pss. La luce in scena è sufficiente all’utilizzo della Ilford HP4, in seguito prenderà il cinque, forse alla sensibilità nominale di 400 Asa/Iso o tirata ad 800: e chi lo ricorda più (vero che si conserva da qualche parte il quaderno di camera oscura, però…) così lo sviluppo tra Rodinal Agfa, e più Microphen della stessa Ilford. Buio ancora su la macchina utilizzata, siamo in era analogica, verosimilmente la Yashica Electro X a telemetro che ancora funziona cinquant’anni dopo l’evento, quanto una odierna digitale…che tuttavia è impareggiabile nella riproduzione al posto del “classico” scanner da passarci le notti: Olympus E1 e ottica macro, il resto è di quei miracoli che solo il digitale consente oltre a regolazioni via Lightroom/Pshop impensabili su l’analogico

Retropalco




Abstract
here backstage or behind the scene when alchemy of photographic act building an emotion in final picture


Ancora una. Mentre il classico di still life, moda e mercanzia varia, opera, per certi versi su layout (non apriamo parentesi del caso !) qui nella personale interpretazione di still, meglio che “natura morta” in 'talianese che suona malissimo, è sottoposto ad un'urgenza a che nulla scappi via del cosiddetto “attimo magico” o chiamatelo come vi pare. E non a caso che l'apparato fotografico tout court, ridotto a niente o poco più, prevale su l'ansia che la malia del set svanisca in batter di ciglia, senza averlo primo sottratto diciamo all'oblio.
Naturalmente questo modus operandi ha un che di doloroso: la luce forse più così che cosà il soggetto casomai più centrato che ai margini etc. Ma sono pensieri “postquam”.
Eppure niente è affidato al caso: anzi per certo food o mood, meniamola così che è very fine, si è scartabellato tutto Pinterest, che ha una selezione che ti risparmia tempo in ricerca più mirata del semplice Google images. E per un anno intero da Marzo 2017: ne fa fede la cartella di fotocopie (bianconero!) di centinaia e centinaia di messinscena molto intriganti eppur per maggior parte senz'anima.
Tutto tranquillo? Nient'affatto, dopo fotocopie schizzi appunti e keywording vario, in corso d'opera poi “improvviso”. Insomma la sceneggiatura sarà pure stringata ed esaustiva (con fotocopie matite e appunti) però come insegnano i Maestri del Cinema, qui Fellini, alla rigidità prefatta in “corso d'opera” fanno rifanno e disfano, senza nulla togliere, anzi, al racconto per immagini. E per quanto la cosa sia plausibile nel “movimento” cinematografico qui l'aggravio della “staticità” bidimensionale con illusione della terza dimensione: meno male che Photoshop c'è!

In sintesi: un'asse di legno domestico per “sciorinare” esile treppiedi a sostenere nel “vuoto” il legno, due piatti del corredo della “consorte” e coppia di uva, naturalmente “finta”. La luce di “vera finestra” mentre fuori nevica dal “vero”. Insomma: finto-vero-verosimilmente vero. Un perfetto scatto convertito in bianconero (plugin Tonality) ché il mondo è, sì, a colori la realtà viceveversa bianconero. Un mix di forme (e contenuti?) in precario equilibrio...statico.
Infine la composizione è fortemente ispirata al "Canestro di frutta" di Michelangelo Merisi alias Caravaggio

Man


Ps. Per anni si è invidiato gli Studios dove si produce l'immaginario collettivo: luci stativi limbo (non il luogo teologico usato a censura o “congelare” personaggi/pensiero come un Socrate et simila, venuti alla “luce” Ante Christum Natum, che ponevano insormontabili problemi di puro mercato alla Chiesa, Vaticano Spa. E non date retta al retroterra del cosiddetto “peccato originale” baggianate. Limbo** che di recente è stato “abolito” e non lo si dice in giro poiché il Potere delle Paure è moneta sonante) banchi ottici o medio formato a inquadrare la scena finale. Suggestioni anche se il living room domestico, esposto a luce nord basta e avanza. Si tralascia di narrare come il fotografo, a volte desnudo quando fa caldo in still life estivi, o al contrario con sciarpa alla “Fellini” (dietro la macchina rigorosamente Olympus, ché dentro è imprigionata una Potenza benigna, meglio se point&shoot, sebbene le tre quattroterzi sono lì per l'abbisogna) si fermi un attimo per prepararsi una tazza di caffè, adempie alla fisiologia umana, perdere tempo a guardare fuori della finestra seguendo pensieri vaghi...precari come l'immagine voluta e costruita

**Link

Giorno della “memoria” …No grazie




Abstract
27 January 1945 troops arrive at Auschwitz the Lager for antonomasia, and any 27 of January the people remember the all unspeakable human sacrifice suffered by all the internees


E’ diventata una routine e siccome i reduci sono estinti quasi del tutto, e gli eventuali discendenti prossimi a passare a miglior vita: che dire del giorno della “memoria” dai lager? Niente in particolar modo tranne il fatto che siamo in tempi elettorali (il buon Mattarella ha pure nominato in questi giorni del duemiladiciotto senatrice una ebrea) e quindi…ogni momento è buono per fare da questuante a raccattare voti: tutti lo fanno. E poi la cosa è commovente, no? Fanno pure vedere il volto sorridente (!?) della Anna Frank cui diario il babbo e chi per lui ci han messo mano che vien meno un “santino” troppo televisivo (sul canale Focus il Nazismo è solamente l’Adolfo che ha fatto tutto ma proprio tutto lui, guai a dire dei circoli massonici angloamericani che lo misero a capo del Reich come con il romagnolo Duce).
Se poi a questo si aggiunge che la Shoah è inemendabile (si finisce in galera a norma delle ultime disposizioni del Ministero della Verità di orwelliana memoria!) sul piano della ricostruzione storica: manco fosse legge divina, allora capirete che qualcosa non “quadra”. E non centra nulla con le lagrime a telecomando: le morti non sono finte le sevizie inenarrabile lì stanno e staranno per l’Eternità. No, il discorso è sulla costruzione mitologica della Shoah da parte non già di un’etnia, giacché si dice che siamo una sola razza umana(oide), ma di una “razza” eletta e prediletta. E uno vien da chiedere: eletta? Sia ma dove come quando e perché e con quale sistema elettorale la “razza” è stata eletta per noi Goyim, poco meno di schiavi a sentir costoro da codesti “ebrei”? Una domanda retorica e senza alcuna possibilità di replica. E va tu a sapere se la “verità” è nascosta in qualche cimitero dell’Est, metti Praga tanto per dire

Man


PS. Nei campi di concentramento nazisti, ma c’è stata pure l’italica risiera di San Saba, e sparsi ovunque per lo Stivale durante il Ventennio campi di internamento, che forse non avranno avuto forni crematori ma insomma non meno feroci di quei teutonici, erano pieni di ebrei. Nei campi di sterminio non ci sono stati solo ebrei eliminati, tutt’altro, ma anche disabili, rom, dissenzienti…e finanche la morte di Mafalda Savoia cui tutto si può addebitarle tranne che fosse una “reietta” non ariana etc etc etc

Pss. Nei campi di sterminio nazisti ogni gruppo da eliminare portava per distintivo una stella, e non solo gialla come quella degli ebrei, a significare che anche altre “razze umane” dovevano passare per i camini: ma di questi ultimi (Goyim?) non se ne parla. Né si deve guasterebbe il presepe. Allora l’utile rendita dello sterminio dei solo ebrei è una fake news come va di moda al cambio corrente. E per onestà si deve commemorare le MEMORIE TUTTE al plurale e non già la rendita del singolare


“Lui teneva da fumare in un portasigarette d’oro massiccio, ancora è ricordata da certuni quella scatola, e ogni tre giorno si recava alla posta per ritirare un pacco: insomma avevano burro, biscotti, cioccolata, carne e sigarette che lasciavano il profumo quando per i nostri montanari era una ricchezza avere formaggio e patate. I due (marito e moglie) passavano nella sera deserta con il parroco che li precedeva, giunti dove stava la limousine del Vaticano arrivata per loro, li fece entrare nella vettura che subito scomparve con i fari bassi. In paese poi si seppe che quei due ebrei a differenza degli altri correligionari prigionieri, una settimana dopo erano in California perché qualcuno aveva ricevuto da laggiù una cartolina che disponeva la loro immediata scarcerazione…”
Mario Rigoni Stern dà la “Segheria” capitolo del Sergente nella neve Einaudi Editore

Simboli dei campi di concentramento nazisti

Goyim

Mafalda di Savoia

Time out




“Nato in una famiglia di origini ebraiche, lavora come assistente fotografo al seguito di Hermann Segesser e Michael Wolgensinger. Nel 1946 si autofinanzia la prima pubblicazione, cui dà il titolo di 40 Fotos. Nel 1947 lascia l'Europa per trasferirsi negli Stati Uniti. A New York Alexey Brodovitchlo ingaggia come fotografo di moda per Harper's Bazaar. Parallelamente alla fotografia di moda svolge una prolifica attività di reporter freelance che lo porta ad affrontare viaggi in Perù e Bolivia nel 1948 (una selezione delle fotografie là riprese sono pubblicate sulla rivista Neuf di Robert Delpire nel 1952 e, quattro anni dopo, nel libro Indiens pas morts) e nel 1949 in Europa (Francia, Italia, Svizzera e Spagna). Le fotografie di Parigi sono pubblicate in un libro dell'artista Mary Lockspeiser, che Frank sposerà l'anno successivo. Edward Steichen include alcune sue fotografie nella mostra 51 American Photographers allestita al Museum of Modern Art di New York e poi nella celebre The Family of Man del 1955”

Robert Frank

Photographer Robert Frank

Robert Frank and The Americans

Routine



Photo © Michele Annunziata


Abstract
living in a city or small town concern only squared numbers of surface. Daily coaction “lifestyle” for all inhabitant for usual brainwash from brodcast television, mobile or screen computer, that dictates human behavior. Coded habits. Routine.
Like when a bus, and you're also there, the driver not paying attention, change as a robot the usual journey. Except for the fact the driver, go back. as nothing had happened


Muoversi in una città, che sia grande o piccola non ha differenza se non nella modalità del tempo, con mezzi pubblici è l’incontro quotidiano con varia umanità, e ben diversa dallo streaming inscatolato la tivù domestica, più ancora su monitor mobile o stanziale.
Abitudine e forma mentis, indotta da comportamenti studiati a tavolino nottetempo, da menti raffinatissime direbbe ancora Falcone&Borsellino.Innesco oltre la catena esistenziale, fordista d’un tempo. Coazione, ripetizione, a scala urbana diversificata per numeri. Null’altro.
Ecco, numeri. Vite sovranumerararie c’è chi dice, malthusianamente, come quando l’autobus quotidiano, cui pure fate parte per scelta lasciata com’è per sempre macchina e patente con altri numeri, compie un giro diverso dal solito tragitto: il coro da tragedia, certo non greca, d’operai-impiegati-studenti richiama al “solito” tragitto il distratto insonnolito e assente, che pare ossimoro, autista, il quale come niente al primo cantone svolta e ritorna sui propri passi: perduti.


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