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Occhio come mestiere




Berengo Gardin è sempre un piacere l'ascolto e di un vecchio lupo di mare, del bianconero. E nella chiacchierata dai tratti irriverente (da un romano che t'aspetti de più) il sapere antico sapienziale dell'artigianato, ovvero sia di come l'immagine ottica dalla presa (su Leica M noblesse oblige) sino alla stampa era un che di alchemico: quante volte lo si scriverà deve ancora?
Il fatto stesso di stare al chiarore di una fioca luce (!) e cavarne dalla bacinella il più classico dei trentaperquaranta, limite estremo di un buon negativo 135 o codifica Leica appunto, è un qualcosa che non si può descrivere neanche con il più cristallino prosatore: un esperienza da presa diretta e null'altro che questo è l'alchimia del bianconero cui padroneggio il nostro Berengo Gardin non pare essere secondo a nessuno; anche senza la “dedica” di Henry Cartier Bresson, un Massone eclettico blasè, ma non ditelo in giro: n'est pas?

Intervista a Berengo Gardin
http://www.youtube.com/embed/nPQX84Mx8zk

Man


Ps. L'importanza di certi nomi non mai acqua fresca, ci mancherebbe, e quando il Maestro non ci sarà più tireremo dall'archivio in soffitta la lettera all'indirizzo del Presidente Azeglio Ciampi, e ministro Urbani Beni Culturali, ché concedesse il Titolo di Cavaliere per meriti di Cultura a Gianni Berengo Gardin, che il cielo lo conservi lucido e in buona salute ancora per molti anni

Un certo senõr Salgado




Abstract
the photographer Salgado in a perfect B&W and a book named Genesis seems to launch a subliminal message trough photography


Siamo abituati da tempo al corposo, letterale, bianconero dell’economista convertitosi, forse come Saul su la via di Damasco e che non era fotografo ma furbacchione è potente uomo che esportò, alla lettera, il cristianesimo nascente per farne quello che è sotto gli occhi di tutti: Amerika (k as killer) way of Life.
Salgado della maestosa composizione musicale mediate dalla notazione del bianconero come non se ne vede più in circolazione causa smartphone e giovanotti presi al “Tip&Tap” quotidiano.
Una rappresentazione che ci lascia quanto mai perplessi, l’uso della fotografia del Salgado ha un che di troppo patinato per essere vera, o comunque verosimile. Ciò non di meno si può far finta di nulla, ma sta lì e diamoci uno sguardo che poi ognuno, come sempre, ci provi a ragionare con la sua testa.

“L'uomo che con le sue fotografie ci ha raccontato mille storie di questo pianeta – è il messaggio conclusivo del film - adesso ce ne racconta una stupenda, un sogno: la distruzione della natura può essere fermata. Più di mille sorgenti d'acqua scorrono nuovamente nei campi di Instituto Terra. Due milioni e mezzo di alberi sono stati già piantati. Gli animali sono tornati, perfino i giaguari. Questa terra non è più proprietà privata dei Salgado, adesso è un parco nazionale che appartiene a tutti. È diventato un esempio di come le terre maltrattate del mondo possano tornare a essere foreste”.
Il documentario ha vinto il premio “Un Certain Regard - Menzione speciale” al 67mo Festival di Cannes del 2014.


Il sale della Terra

Man


Ps1 Quando il Salgado nella sua Opera, maiuscola per chi intende, Genesis ritrae l’Antartico e suoi ghiacci pare usi ben più d’un semplice messaggio subliminale, ed è quando ci mostra un iceberg alla “deriva” ma con un arcata degna dei migliori "castelli medievali" che a tutto fa pensare, tranne la banalità del vento che “modella”, a delle torri e murature: troppo perfette per affidarlo a lavorio ventoso di “madre” Natura ma più ancora a mani sapienziali

Ps2 L'Incipit sembra cadenzato paro paro dalla voce di Riccardo Cucciolla doppiatore e del film Il nome della Rosa, a volte le coincidenze. Forse

Ps3 Il nome dell'ultima fatica "Genesis" si rifà non a caso al primo libro delle Scritture, fondante tutto l'Occidente, ossia la Creazione del Mondo incontaminato dell'Origine. Messaggio in codice per coloro i quali voglio, mani militari, un ritorno ad esso ma sotto il giogo di una Elité squamata multidimensionale che la diede in "fitto" alle scimmie ibridate da cui l'umano Sapiens etc. E per farvi ritorno cosa di meglio che togliere (Malthus docet) il novanta per cento di umanità, il resto poi ridotto a schiavitù servile (Metropolis Fritz Lang docet) ne godrebbe, appunto, la minoranza di "eletti" di Sion e spiccioli

Fiat lux



Photo © Michele Annunziata

Scrivere con la luce sembra una banalità al tempo di smartphone et simila. Eppure è proprio così: scrivere la propria visione su l’attuale silicio o per nostalgici l’argenteo film che sarebbe la stessa cosa ma facciamo finta di sì.
Luce quale materia da “plasmare” se si è all’interno di uno studio o equivalente. Viceversa da “interpretare” in daylight o pesta luce, ché al tutto pensa il Direttore della Fotografia, celeste e un po’ gelosetto dei suoi sortilegi solari.
Sia come sia la conoscenza del mezzo (luce) è molto più importante di qualsiasi trappola per topi: silicio o meno

Segni di luce

Man

Regola f 16 (stramaledetta)



Photo © Michele Annunziata

Negli Anni Sessanta era usuale “immortalare” i momenti familiari, senza che ne scappasse uno che fosse uno. Immagini formato dieciquindici, bianconero fatte sviluppare dai fotonegozianti, che finivano nell’album familiare. E siccome le macchinette più simili a trappole per topi per maggior parte erano di plasticaccia, ecco spiegato la “regola”: sole alle spalle (simile a plotone d’esecuzione) tempo d’otturazione pari a 1/100 e diaframma f.16! E fa niente dei lisci (falla) d’esposizione su pellicola bianconero ché era sempre possibile recuperare durante la stampa, compreso i mossi che venivano stampati su carta di gradazione contrastata per attenuare i “parkinsoniani”. Tutto semplice. Un piffero. Metteteci voi al posto del soggetto con il sole che vi spara, letterale, i suoi raggi dritto dritto negli occhi: fotogrammi da esecuzione capitale per chi ha pelle chiara e occhi uguali. Una tragedia lacrimante. Ed era per questo che odiavamo la fotografia, poi la legge del “contrabbasso” dell’infernale Rosacroce Dante, sino ad oggi e di fotografia…Il Karma o nodi lunari va tu a sapè

Man

Ps. Erano per lo più mamme degli Anni Sessanta, certo anche i papà semmai con Leica Condoretta Ferrania Retina Kodak Rollei etc, ad assolvere l’incombenza del fatidico click. Una mamma la nostra molto presente e “terribilmente” attenta ai figli e che voleva tutti laureati, e il grande diventasse Avvocato e non certo fotografo con pruriti d’Artista. Povera mamma

Allahakbar



Fra l’immagine bianconero e colore passa lo stesso Abisso tra luce/tenebra. Due linguaggi incompatibili l’un l’altro per chi intende. Sebbene la malia del colore è più a buon mercato il bianconero è per palati fini. “O voi ch'avete li 'ntelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani” Dante Inf. IX

Abstract
as an anatomic slab here explain how to manipulation through images, for instance, that it appears daily to television or news so-called immigration. A perfect fake news by NWO


A lagrimar mi fanno tristo e pio. Per carità niente di così aulico del Poeta, eppure…Set cittadino di una contrada che sembra di quelle inquadrature americane a schiera, e dire che una volta era incolto ma decisamente intrigante. La giornata si annuncia calda, assai. Bighellono de qua e de là tanto per scaldare la macchina e lo sguardo. Fuffa ordinaria quando decido di scavalcare la catena che delimita uno spiazzo abbandonato: qui le cose incominciano a farsi si sentire per restare a Dante infernale. Infatti c’è trippa per gatti: inquadro e scatto quasi in automatico, meglio come un cecchino, e dopo cinquant’anni vorrei veder il contrario.
Eccolo lì il soggetto, più ancora la materia grezza (nigredo?) da sistemare. Le acque di pioggia recente estiva ritirandosi han lasciato parte dell’asfalto come la battigia, insomma simil l’approdo dei dannati del Mediterraneo. Infatti la molla nel guardare la scena, meglio la messinscena, è proprio questa. Una scarpa? Eccola lì al punto giusto sotto un sole che alle prime ore è rovente, e sudo. Anche troppo, strano sarà la tensione d’inquadrare la scena (previsualizzazione Ansel Adams?) già in mente prima che svanisca: ancora un po’ di pazienza. Tuttavia uno scatto vale la pena anche alla sola scarpa che sembra quasi ossimoro. Ma manca a cerise sur le gateau, giro e rigiro sino a fondo pista dell’area dismessa. Sì quella cosa scura, mentre m’avvicino: ok il prezzo è giusto. Un vecchio giaccone incartapecorito vicino ad un bidone: alleluja. Il resto è facile da immaginare, meglio vedere.
Vabbene ma dov’è il pianto? Oh bella ma nel fare la foto: commozione? Manco p’ a capa. E allora? Beh il caldo la tensione come se le cataratte pilifere si siano aperte e tracimando sopracciglia il sudore, alé entra negli occhi e come Diluvio inondando gli occhiali…eppure scatto quasi non vendendo più niente. E a poco serve detergersi la fronte e gli occhi dal sudore. Per una settimana intera e collirio poi ce ne voluta per tornare alla normalità.
L’immagine è lì, parte di una serie, che dicono di uno “sbarco” mediterraneo come lo si vede tutti i giorni sui tiggì di Stampa&Regime. Solo che la messinscena da Mastro è a quasi mille metri di altitudine…Vo fregato pure sta volta babbioni!

Man


Ps. L’immagine, ancor più evocativa virata in bianconero come fosse reportage, è su Getty Images con tag…emigrazione

Pss. E che ci vuole a mettere in “scena” un attacco chimico sotto le telecamere dei famigerati “White Elmets” prezzolati, tanto il teledipendente mica sa e pure a saperlo da imbecille poi si comporta, dando altra corda al boia del Nuovo (dis)Ordine Mondiale che poi l’impicca come altri miliardi di umanoidi, a sto punto pare che ci provi piacere: de gustibus!

Lo studio Cavalier Corrado




Padelle per la diffusa dall’alto con gli ultimi tocchi allo specchio, tra sedie di vimini sgabelli bandiere e stativi, fondale vermiglio e spot hollywoodiano, illumina l’istante della posa.
Gesti lenti misurati di matita e carminio restituisce levità a volti formato gabinetto, pegno di fidanzati a ricordo di parenti lontani, flou matrimoniali nel giorno del sì.
Il disimpegno a destra già saturo di viraggio sepia dissolve a camera oscura; al chiaro della lanterna rossa la stampa latente mille punti Ferrania in gradazione morbida emerge dalla bacinella bianco smalto. Prende corpo e, fissata nel meta-iposolfito di sodio, incornicia pose da rotocalco, fototessere smerlate prodotte da taglierine a denti aguzzi che il Cavalier Corrado consegna tre giorni dopo la posa, come riporta l’elzeviro della sua grafia su la ricevuta; una settimana per gli ingrandimenti al siluro, tempo che il Maestro dall’occhio vigile e mani sicure, a lume di finestra, dedica a pareggiare stampe ammorbidire volti ricostruire parti mancanti

Man


Ps. Le foto di matrimonio tranne rare eccezioni durante la reale cerimonia nuziale, venivano allestite nello studio con solo gli sposi in abiti da cerimonia. E quand’ancora non c’erano i tablefonini il rito fotografico di fidanzamento, era tale per importanza e propedeutico al successivo matrimonio, avveniva presso lo studio del fotografo più importante e accreditato; la stampa fotografica risultante (formato detto gabinetto) consegnata ai fidanzati-sposi veniva inviata anche a parenti lontani a ricordo.
E prima di Photoshop le immagini flou, sfuocato per rendere evanescente i volti, in ripresa era ottenuto con particolari obiettivi trattati allo scopo. Pur tuttavia l’effetto era reso possibile in post produzione in camera oscura, sistemando il negativo su ingranditore dedicato “Siluro” per la sua forma oblunga ad ogiva, cui luce diffusa, rifratta da specchi interni e non già da condensatori ottici la regola, contribuiva al più classico effetto Hollywood in voga. Usato anche nelle riproduzioni, soprattutto, per attenuare il moiré della “millepunti” o cartoncino a buccia d’arancio cui si ricorreva per la stampa dei ritratti

Pss. Le luci per la diffusa (non era d’uso il bank) in batterie le “padelle” per la somiglianza a queste sebbene molto incassate e strombate, l’interno era sistemata lampade opaline conosciute come Nitraphot, ed era parte della scena. Infatti a complemento lo spot di luce concentrata, sistemato retrostante il soggetto in posa, o laterale e comunque fuori campo inquadrato dall’obiettivo che dava lo “stacco” con il fondo oltre a conferire contrasto e tridimensionalità alla scena

Still food in breve




Infatti ridotto all’essenziale il set. Una bottiglia che ricorda i vecchi fiaschi impagliati di una volta, una stozz’ (raffermo) di pane coltello di tutti i giorni (usato a tavola) un cernecch’ (setaccio per farina) e null’altro tranne il tovagliolo bianco. Tavolo d’ordinanza della mia sala da pranzo.
Luci: una sola e Led. L’immagine è assemblaggio di più scatti, non altrimenti. L’ambientazione è una “prova d’orchestra” su Olympus Point&Shoot di quello che al corrente è il “dark food”. E più in generale la richiamata orchestrazione ci conforta per altre immagini in itinere: work in progress

Man

Mediterraneo burning: batte mezzanotte l'olocausto nucleare



Photo @ michele annunziata

O voler piluccare qualche centomilionesimo di secondo in meno! E poi mi si dice non saper far di conto.
Tre diconsi tre miserabili, o meglio una zoccola inglese e due pagliacci: uno con erre moscia, via Rothschild l'altro cotonato imparruccato han bombardato di nuovo la Siria, rea il suo capo Assad di gasare il suo popolo. E uno dice ma fosse vero, e non c'è più un solo giornale pur guerrafondaio che non usi una qualche forma di perplessità, quello a casa sua gasa chi vuole. Ma chi s'intende di gas a magistralmente, Zyklon memoria, se non i Mit Gott Uns, ossia la Germania? Auschwitz, Birkenau, Belzec, Treblinka, Sobibor, Dachau ...
Naturalmente il gas centra, eccome. Ma è quello che corre (doveva) nelle pipeline, che sarebbe dovuto partire dal Qatar passare per la Siria e arrivare in Europa. Assad ha detto no signuri: ah no? Allor nu vu bumbardé e l'han detto alla francese pure yankee & la briot Teresa May, che sta talmente male (vero “compagno” Corbyn?) politicamente che avvelena un signore, vicino ad una sua fabbrica di veleni, ma incolpa i Russi e poi manda qualche auto a sfasciarsi su la folla...postquam Brexit. I germanici fanno meglio: automezzo su la folla e suicidio del guidatore. E i morti suicidi non parlano!
Il buon cotonato dall'altra parte dell'Oceano se ne inventa una ogni minuto, e zacchete. Ma il geniale presidente, ci tiene a dire delle sue capacità psichiche sebbene da Trattamento Sanitario Obbligatorio; il tris di miserabili non trova di meglio che bombardare siti di armi chimiche (consegnate dalla Siria per intero sotto supervisione internazionale nel 2013). Quanto al francese, ah mes amis gli scioperò ad oltranzà contre le Job Act transalpino: ne pas possible, e nu bumbardon et distraion l'opinion publique francise, et dop nu vu l'appoggion dernier...
E qui la cosa è ancora più tragica: ma come bombardi siti di stoccaggio ammesso e non concesso siano siriani e non di Sion? E l'aria oh imbecilli che siete non si riempie di gas? E se i siti sono interrati e li bombardate, a dir poco s'inquinano le falde acquifere sotterrane: i morti così avvelenati, non di Assad, bensì dell'Occidente giudaico-cristiano-greco-romano come li si conteggia, e chi andrà a raccoglierli con telecamere in diretta i famigerati “Elmetti bianchi”? Un'altra di quelle cose che già il buon Fedro duemila anni fa, anno più anno meno, magistralmente immortalava nel Lupo e l'agnello, sottostante il corso d'acqua dove la belva si dissetava, l'inerme agnello sacrificale, de facto di lì a poco dopo scaramucce verbali, viene accusato di inquinargli l'acqua! Niente di nuovo sotto il sole. Sole? Massonico si capisce.
En passant è operativo dal Marzo us il pagamento di qualsiasi mercanzia, per intanto in China, contro Yuan, non i dollari. E volete che sti signur' non bombardino, per adesso a salve, poi se casomai la Russia ci pensa andremo tutti tutti in Paradiso; spiace per il resto che come dice Beroglio Papa nero (dentro e fuori) della Compagnai di Sant'Ignazio, ed epigono oramai triste solitario e finale dell' Obama-Killary Clinton etc, che tanto l'Inferno non esiste. Esilarante teologia del duo tragicomico Scalfari&Bergoglio Vaticano Spa. E poiché l'animaccia (de tu nonno?) si dissolve, scompare uno dice ma l'anima de li...non è immortale? Si certo ma solo per i fortunati in partenza per il Paradiso. Sichè gli altri, i peccatori, avendo fatto di tutto e di più su questa Terram si dissolvono: marameo. Materialismo de El Papa ex Cattedra (?!) muy bonito, olè. Sempre lo stesso Vescovo di Roma, quanto ci tiene a questo Bergoglio Primero, infatti tramite il suo tirapiedi Viganò, estorce nottetempo (prefazione) a Benedetto XVI Emerito Papa, parole di ossequio alla “dottrina” scritta di Bergoglio. Un falso. Oh da non credere, ecco, l'ha scritto pure Repubblica di Sua Santità Scalfari: Alleluja. E lì sopra forse qualcuno c'è: ora che sia una Entità od un disco volante pieno di quella, non è il caso di sottilizzare. Forse. E Viganò si è dimesso...una prece!

Germania camere gas

La Cina prepara la sfida ai petrodollari


Man


Ps. Con tutta sta potenza di fuoco missilistico, 'mbè sti franco-angloamericani-sionisti, si fanno intercettare per quasi tutto da quattro scalzacani, dicono, di siriani? E se fossero intervenuti pure i Russi e Iran: sarebbe stato il tiro al piccione della contaerea delle Forze della resistenza. Qui tutto è strano, pare una commedia degli inganni o delle parti: tertium non datur

Pss. Noi non ci copriamo la bocca, tutt'altro, come la prezzolata Littizzetto Saviano Manifesto Fatto Quotidiano MediRai e La 7, Repubblica Corriere Stampa.
“L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha annunciato la conclusione della prima fase del programma di disarmo. Il prossimo passo è la distruzione delle armi e delle scorte esistenti.”

Sicché domanda: è la stessa Repubblica di oggi che cinque anni dopo si allinea, in contraddizione, su l'asse Washington-Parigi-Londra-Tel Aviv? E quale risoluzione Onu fa si che sti signuri bombardino?


LAST UPDATE

Ministero difesa russo svela dove e quando girato il video dell’ attacco chimico a Douma
Perché un video non giustifica la guerra in Siria
Supremazia inglese: come il Secret Service sta conducendo la campagna antirussa
Chlorine and sarin are stored/manufactured. If this were true, would not a lethal cloud have been released that would have taken the lives of far more people than claimed in the alleged Syrian chemical attack on Douma?

Huawei P20 Pro




Abstract
here the wave of tsunami named smartphone is like a tank that advances unstoppable and overwhelms lines of brands digital camera



E ce ne sia ancora bisogno, più giorni passano più la corda al collo dei brand(y) fotografici si fa stretta. E qui il colpo è magistrale, a proposito del P20, perché sino all’anno trascorso le foto/video dei telefonini era decisamente nella “media”, adesso e con i nuovi arrivi come il Huawei P20 Pro la cosa si fa drammatica per i richiamati brand(y) CaNikon soprattutto, non meno, che il resto della ciurma/mercato: lato traslato e figurato.
Sia come sia qui oramai le disquisizioni incominciano a spostarsi sul “sesso degli angeli” poiché quanto a qualità immagine, veramente i telefonini e P20 del caso, non c’è più altro da aggiungere consiederato che tutte, ma proprio tutte le immagini e in movimento, finiscono a schermo di smartphone o nostalgici con computer desktop. Il resto è priva di logica umana! Termina un mondo, meglio un modo di intendere la “ripresa” foto/cine: vabbè usiamo vecchia terminologia, ecco, appunto...

Huawei P20 Pro camera review


Man

Empatia




Il brand fotografico anche se poi ad inizi Settanta secolo scorso, e tutt’ora solo Pentax. Brand delizia della fotografia analogica, non tanto più in Era digital sebbene supportata dalla Nital che ha già a catalogo Nikon.
Pentax era, così, impresso sul pentaprisma della mia seisette, decisamente ingombrante (molto) a far verso le reflex formato Leica. E i Takumar? Lenti che su la seisette davan qualcosa di strabiliante, risoluzione, neanche a dirlo, ma soprattutto colore reso magistrale: alla grande lato e traslato. Certo sui negativi bianconero potevi metterci mano: ante e postquam trattamento, viceversa a colore diapo…un terno del laboratorio colore brodo E6, ciò che ci spinse al trattamento diciamo domestico con una Jobo tank termostata incredibile! E chimica della Ornano in Milano “sostituto” del trattamento, decisamente costoso, di Mammasantissima Kodak.
Insomma un brand quello di Pentax che ricordiamo, forse e soprattutto per la “famigerata” ME Super di un amico, per noi che possedevamo anche la mitica e spartana K1000 e bayonetta “universale” detta appunto “passo a vite 42x1” Pentax .
Sui giornali d’epoca era altro che derby Milan-Inter: chi diceva che il meter della ME Super sottoesponeva (!) di mezzo diaframma, che per i puristi del bianconero…al contrario chi scattava in diapositiva mezzo diaframma in “sottoesposizione” salvava da possibili pelature le alte luci (ed era preferita in tipografia che nel caso potevano aprire le ombre, l’odierna passeggiata Lightroom/Pshop).
Infatti per sua intrinseca natura, per le dia valeva la regola “esporre per le luci”. Esatto opposto per il bianconero cui mantra recitava” esporre per le ombre e sviluppare per le luci” e sue mille eccezioni, diluizioni marche sviluppo se per stampa condensata tipo Durst oppure “abat-jour” degli ingranditori dell’Est europea alias Meopta.
E volete voi? Anche una terza via delle riviste di settore (con famiglia, e senza scontentare tifoserie e sponsor, pecunia non olet) per bypassare la diatriba ME Super adducendo ad errata “taratura” in fabbrica. Plausibile e forse possibile visto che le camere erano quasi tutte oramai comandate dall’elettronica, ma ancora di meccanica.
Ma la ME Super porta il volto di “scintilla” Renato elettricista, che non è più. No, non perché fosse tecnico bensì a causa della sua balbuzie lo “scintillare” e di un remoto corso di fotografia che tenemmo con Aldo La Capra (primo fotografo areofotogrammetrico italico che dall'alto consentì al Prof. Dinu Adamesteanu grande archeologia di fama, di “riesumare” negli anni Sessanta la città greca di Metaponto su lo Jonio e della Magna Grecia in genere) agli inizi dell’Ottanta del secolo trascorso. Sit tibi terra levis, Renato

Le origini di un mito

Man


Ps. Stato corrente Pentax è stata acquista (pari sorte la mitica Minolta fagocitata da Sony che solo adesso si spara... la posa) dalla piccola ma battagliera Ricoh: quasi un affronto ché la classe non è acqua, eppure…

Un falso con tanto di firma olografa (dedicato ai quarantenni)




Sì quel del “Tip&Tap” a smartphone che vanno di qua e di là con portfolio dinanzi ai tanti Giovine maître à cattedratico, servo del Sistema, dalle immagini fotocopia di fotocopie ed altre ancora in stile Yankee: oyeee. Senza idea di sé senza storia senza passato e con poca trippa per gatti in prospettiva. Si capisce. Forse.
Sia come sia qui c’è uno di quei rari cadeau di un “vecchio” fotografo di reportage dall’effluvio labiale non meno che fotografico. Sì, vero sono due ore ma godibilissime anche perché pieno di perle di “buon senso”. Come assaggio sottostante non c’è male:

“Stop al mito di un reportage che non esiste più!” 24’

“Le fotografie di “reportage” dei disperati del Mediterraneo sono della Polizia, Carabinieri e Guardia Costiere” 27’

“Il bambino Aylan (“trovato” morto spiaggiato con maglietta “rossa” da omicidio rituale ndr) è un’operazione pubblicitaria” 27,42

“Immagini pilotate” 28

Uliano Lucas intervista

Man


Ps1. In pratica sono le stesse parole, pari ragionamento che da quando c’è il manunzio.it veniamo narrando

Ps2. Quando l’immagine richiamata da Lucas è così “penetrante” (lo squasso dell’invenzione fotografica, altro che falla del Titanic, prossima ai due secoli di “servizio” è inenarrabile per il terraqueo umano che ammocca o piglia in bocca beve, ecco, di tutto mentre va a fondo) e in certe anatomie retrostante, scatta quel perverso meccanismo di “gente ordinaria da bar sport” del: siii vabbè e però, tant’è incancrenito la spina dorsale/dignità, qui nel caso, di un qualsiasi Aldo Gianulli. Scusi signore un tot a giro panza sarebbe a dire: falso senza importanza? Woaw bingo!

(E dire che immagini terrificanti ante Aylan morto c’erano già state giorni e mesi prima, di bimbi “pescati” in mare come da Rainews24, ma quel giorno ed in particolare ed in Germania la Merkel…un assist che manco Ronaldo e Messi insieme potrebbero mai. Potenza dell’Immagine luciferina
Foto bimbo siriano

Ps3 Dietro i “migranti” c’è il Soros che in Ungheria sua patria non può entrare, qui nel Belpaese il Duca Conte, sembra ‘na cosa fantozziana, in prima pagina a stringere mano al nazista auto conclamatosi, il sorridente (Opus Dei?) Gentiloni, dopo Renzi Monti Dalema, dal panfilo Britannia, come Prodi Amato Ciampi, Cgil Cisl Uil Confindustria Corriere dei Piccolini Stampa Repubblica Vaticano Spa…
Soros Open Foundation

Ps4 I gas odierni di “Assad” come la boccettina di Colin Powell all’Onu è un trucco voluto da Is- Ra –El prodromo di un Terzo conflitto e però finale per l’umanità intera

La meglio gioventù




Sessantotto e dintorni. Il cine teatro ha il suo proscenio dove si esibiscono di volta in volta artisti d’ogni repertorio, come quella volta che arrivò a queste lande la PFM, o premiata Forneria Marconi e fu ‘na bella “infornata” e di brani cui si conservano fotogrammi accidentati di sviluppo. Ma ci sono.
Proscenio e non si capisce perché non utilizzare lo Stabile cittadino, un San Carlo teatro in miniatura e suo loggiato, rimesso in auge (politica per voti che cosa non si fa) solo trent’anni fa.
Cine teatro, quindi, dove era di “moda” assistere anche a improvvisate Jam session, e di un casino infernale: ma a vent’anni…
Restano i fotogrammi di mezzo secolo fa; Gianni Anastasi che sta alla batteria pare lì ancora oggi. Gianni che una volta in Inghilterra poi pare in Spagna e non si sa dove tira la sua esistenza: olè

Man

Ps. Come ogni guerra che si rispetti, compreso il Sessantotto che questo fu, dopo c’è il ritorno a casa o come direbbero i nordici “a baita”, qui no: una generazione dispersa compreso un amico finito in Ucraina, e forse da lì ritornò il padre in Italiana reduce di Russia, ogni dove della Terra. Sfasciata genia come la cifra corrente del Nuovo (dis)Ordine Mondiale vuole, e pare riuscirvi bene

Pss. La luce in scena è sufficiente all’utilizzo della Ilford HP4, in seguito prenderà il cinque, forse alla sensibilità nominale di 400 Asa/Iso o tirata ad 800: e chi lo ricorda più (vero che si conserva da qualche parte il quaderno di camera oscura, però…) così lo sviluppo tra Rodinal Agfa, e più Microphen della stessa Ilford. Buio ancora su la macchina utilizzata, siamo in era analogica, verosimilmente la Yashica Electro X a telemetro che ancora funziona cinquant’anni dopo l’evento, quanto una odierna digitale…che tuttavia è impareggiabile nella riproduzione al posto del “classico” scanner da passarci le notti: Olympus E1 e ottica macro, il resto è di quei miracoli che solo il digitale consente oltre a regolazioni via Lightroom/Pshop impensabili su l’analogico

Fotogrammi prima parte, Don Gerardo Bucci




Abstract
here I remember an Era analogic in lab B&W, as print portrait in dark room and much more, as develop Agafcolor or Ferrania color negative, made in Italy, and Kodak color. All process that I remember it was make into a lab far town of provence of South Italy in 60's


Il portale corre a filo cardo pretorio da cui via Pretoria. L’esile luce dall’androne archivoltato scintilla su l’acciottolato i tre gradini e l’anodizzata vetrina che precede lo store e fotolaboratorio colore, sciccheria metropolitana anni Sessanta. Di là dalla porta ‘ntallia z’ Nunzio Rofrano “ragazzo” di bottega. Tutt’intorno scaffalature tarlate e vetrinette impolverate dove pisolano macchine fotografiche scatole di pellicole lampadine flash, album e buste dieciquindici accatastate.
Sigaretta, più che altro arco di cenere tenuto a sfida della gravità, mani in fremito continuo sui dorsi di fotocamere di pancromatiche FP4 Ilford, o ribobinati formato Leica P30 Ferrania di tignosi clienti p’ sparagnà, occhiali fumé sul naso adunco incornicia Don Gerardo Pecoriello detto Bucci alias Zatopec, in onore dell’etiope olimpionico di Roma, tarantolato fotografo in cerca di scoop urbani.
Dietro la tenda vermiglio che separa l’ingresso e retrostante sala posa la lampada, lare domestico sembra così, retroillumina l’opalino inclinato a 45° e fila di negativi per il ritocco, mentre mani spennellano mattolina. Nella penombra della sala di posa la camera su colonna ottonata che troneggia a centro sala, ne ammiro i movimenti dello zio sotto il panno nero che imprime su châssis seinove volti in fototessera, a cap’ sott’.
Un misto di euforia e trepidazione m’accompagna tutte le volte che, tenendomi al corrimano della scala a chiocciola, scendo al piano sottostante del lab dove, come in dissolvenza le plafoniere di luce opalina su pareti nero fumo illuminano a giorno, e rifratte nel luccichio cromato d’enormi cilindri (smaltatrici) da cui precipitano cartoncini bianconero, cartoline colore. Oltrepassata la soglia ed immesso in altra sala, sprofondo al centro della terra o l’interno del Nautilus, nell'attimo in cui spente le fioche luci inattiniche, lo scartocciare e buio materico, tanto si può toccare, è tutt’uno con la voce dello zio fotografo che a tratti sembra giunga da destra, ora da sinistra dall’alto finanche remote profondità della camera oscura, sino all’attimo in cui, finalmente, la lanterna rischiara livido tutt’intorno banchi, vasconi e la lunga processione di vasche verticali sormontate da spie rosso arancio per trattamento delle emulsioni sensibili Kodacolor Agfacolor e 3M Minnesota già italica Ferrania della dinastia Agnelli.
Caleidoscopio iridescente nel salone attiguo, dove sono le printer, le creazioni dell’altro “ragazzo” e brizzolato di bottega, stampatore che più dagli slope smanetta “nuance” ventiventicinque, d’un blu elettrico su i volti dei malcapitati sposi in posa e pronti per l’album.


Glossario

‘ntallià, muoversi o procedere a passi lenti, fermarsi e riprendere la routine

dieci (x) quindici, formato cartolina

p’ sparagnà, per risparmiare

sei (x) nove, formato negativo bianconero che poi veniva stampato a contatto (scala 1:1) ricavandone fototessere per documenti, carte d’identità ecc.

a cap’ sott’, sottosopra ed a lati invertiti in ragione della Fisica ottica

smaltatrice, cilindro (ne esistevano anche piane ed a doppia piastra girevole) dotato di resistenza elettrica interna, cui calore dissipato da lastra perfettamente levigata a specchio conferiva ai cartoncini, dalla superfice appositamente trattata e trasportati similmente a catena di montaggio, patina specchiante

ferrania era il brand nazionalpopolare del materiale sensibile, sebbene altre marche come la Tensi o Cappelli ne producessero, del portfolio Agnelli/Fiat, e che venne ceduta alla americana 3M Minnesota (al corrente è stata riacquistata da impavidi imprenditori e, rimessi in funzione i vecchi stabilimenti Ferrania nei pressi di Savona, pare continui con discreto successo la produzione di pellicole fotografiche negative ed anche Super 8 per cineprese d’antan)

slope, manopole che regolano la scala colore RGB o sottrattivi CMY a secondo della marca/modello delle stampatrici automatiche, ed altre regolazioni

venti (x) venticinque il classico formato di matrimonio, anche se agli inizi degli Anni Settanta l’album matrimoniale non di rado era misto: bianconero (18 x 24) e solo per lo scambio delle fedi e firme di rito in color. Ancora, prassi in special modo per i gruppi con gli sposi ai tavoli dei primissimi ristoranti ad hoc, o più sovente, condizioni socio-economiche, presso le abitazioni materne per l’abbisogna, veniva consegnato un congruo numero di stampe (13 x18 bianconero) da consegnare agli invitati ritratti.
Eccezion fatta, non solo per tutta la cerimonia a colori, per la giornalista Rai Celeste Rago nella cornice di Maratea, e dal pranzo faraonico che ne seguì a quei tempi, seguito da quattro fotografi tra cui chi qui lo ricorda.

In Era analogica e prima dell’unificazione sotto lo standard C-41 per il trattamento “universale” delle pellicole negative colore, le diapositive invece l’E6, ogni brand citato poco sopra, necessitava di sua linea trattamento, di vasche parallelepipedi verticali, generalmente da 35 litri, dove venivano processate (to process) le emulsioni.
Negative colori anche bianconero, poi stampate su cartoline dieciquindici, che ogni famiglia poi custodiva nell'album domestico a scandire il tempo e momenti particolari: battesimo cresima diploma, laurea o matrimonio e vacanze ecc,

Ritocco fotografico su pellicola seinove più ancora che semplice “aggiustatura” nel lisciare la pelle, cosa che oggi con Photoshop o plugin ad hoc, fa sorridere era qualcosa che si tramandava in sorta di iniziazione alla fotografia di ritratto tout court, basata ancora largamente in bianconero (impensabile farlo su negativi colore!) si esprimeva in puro e artistico artigianato, sapienziale. Siché le seinove dopo sviluppo ricevevano la mattolina, sorta di collante cui aderivano appezzut’ o appuntite grafite, abilmente mosse da mani che sapevano il fatto loro. A volte quale complemento, sebbene in formato minimo diciottoventiquattro o più ancora in trentaperquarata, il negativo veniva stampato al Siluro, un ottagono in legno a forma di ogiva cui luce morbida, senza condensatore ottico, conferiva alla stampa un che di hollywoodiano, o per meglio dire flou (soft screen) alla Luxardo

Bianconero di una vita




Abstract
I remember here a first treatement, the develope a black & white film assay since 60’s. Black & white on camera like André Kertesz quote: “The camera is my tool. Through it I give a reason to everything around me”


Mail ne arrivano a centinaia e giornaliere, da ultimo la newsletter di prodotti chimici bianconero: pellicole e quant’altro. Eppure siamo in epoca digitale, ma besenisse è besenisse e la (ri)scoperta del procedimento analogico, figlio dell’Otto-Novecento, a noi fa sorridere. E sì perché da quell’Epoca, meglio dire Era, veniamo.
Ecco il punto è proprio questo che i cosiddetti “giovani moderni” non possono arrivarci, tant’è che per loro il bianconero è un giochino di un filtro desaturazione applicato alle immagini a smartphone, tuttalpiù in Pshop: ‘na mazza.
Già perché tolto il giochino, che di questo si tratta, ai ragazzini mai adulti gli vai a spiegare che il bianconero è Vita? Proprio così ché tutto ma proprio tutto aveva i colori (niente ossimoro please!) del bianconero: Costume. Si lo so ci sono quei coglioncelli che ascoltano Webcast radiofoniche se la prenderanno, ma gli imbecilli, questa la cifra, non possono arrivare a capirlo: bianconero è una Categoria dell’anima. Punto.

Natale di tanti anni fa, luminarie a festa e l’Upim (Unico Prezzo Milano o Grandi magazzini, pare invenzione di tale Gabriele D’Annunzio) illuminato a giorno. E come nei film americani, dai televisori in bianconero, signorine già tutte forma, battono. I tasti alle casse vanno avanti ed indietro, il prezzo per i clienti. Insomma sembra il regno delle Fate. E su due piani, ché al piano sottostante, seguito gradinata alla Wanda Osiris, ancora più mercanzia colorata, luci addobbi e una strana confezione grande e grossa: vaschette prodotti chimici e un torchietto, serve e capiremo dopo, a fare le stampe a contatto. La curiosità era tanta e la fantasia già galoppava, ma il prezzo era di seimilacinquecentolire anni Sessanta, e anche se a casa i soldi non mancavano la mamma (santa donna che quando incocciava non c’era santi!) fu irremovibile. E per la Befana (allora non era d’uso far regali come gli yankee a Natale) ossia il giorno dell’Epifania, quando secondo tradizione i Re Magi portarono i regali al Salvatore (oro-incenso-mirra) in memoria di questo, ricevetti solite pistole alla Far West.
Ero alle Medie molti anni dopo che la mamma acquistò dal catalogo Bagnini in Roma il primo ingranditore: Durst J 35. Reliquia che si conserva cellophanata in soffitta.
Ecco da dove viene il personale amore (che parolona, ma è così!) per il bianconero, prima come Forma giocosa per divenire poi Forma mentis: attraverso di essa (fotografia tout court) do senso al “circondario” parafrasando Kertesz.

A dire il vero, in due battute, il primo sviluppo di rollfilm frutto di una Diana plasticosa, che da rudere, passato sotto l’infanzia del figlio Sky, è ancora lì sullo scaffale fianco a fianco alla Rollei con cui divide il formato 120: codice che identifica i rollfilm per i canonici 12 scatti in 6x6.
E galeotto fu l’ennesimo fumetto, che disegnava una camera oscura e l’immancabile “luci rosse” per il trattamento: tutto cambia ma mai e poi mai vedrete a schermo yotubesco ad esempio, ecco, la realtà che le “luci rosse” erano e sono per tutt’altra cosa, forse più divertente! Infatti nei lab bianconero si usa da sempre (post ortocromatica) la giallo-verde lampadina, che oltretutto permette di muoversi come fosse una stanza più in penombra che di zolfo rosso. Sì, sì anche questa trattazione della materia “oscura” …sempre Massoneria è. Vabbé.
Sta di fatto che, comprata la lampadina rossa da fornitore locale (ne parliamo la prossima) e sostituita con quella del bagno (un altro classico luogo di iniziazione…esoterica!) scartocciato il film: aaarrgh divenne all’istante una striscia di nero! E della cosa ne incolpai la mamma mentre entrava nell’altra stanza, e dalla porta a vetri del bagno…Corremmo ai ripari comprando la prima tank, al posto del primordiale sviluppo, avvenuto sempre nel locale bagno, nella zuppiera da frutta (!) centro tavola, versandovi il bagno (sviluppo)…Aaaaarghh!
E non c’era Internet che te lo insegnasse a video, come si sviluppa un rollino. E qui, uso dire, casca l’asino di nome e di fatto…i giovani detti moderni di ogni ordine e grado che scimmiottano a smartphone o Pshop il giochino del bianconero: un calembour un peto? Più di tanto non possono arrivarci, modificati nel Dna dall’inglese del Nuovo Ordine Mondiale: annesso e troppo connesso!

Man


Ps. Una sorta di Postal Market il catalogo Bagnini, dove si trovava di tutto: dalla camera oscura, vaschette ed ingranditori Durst, alle cineprese Otto e Super Otto millimetri, e stativi lampade e moviole…

Storie di uomini e mondi, ancora una




Abstract
a man that comes from the past, history of photographer in New York with a big remembrance, images of life on street


Ostinazione che rasenta forme di satntificazione, se per santo intendiamo chi ha un distacco seeno nei confronti di ciò che uso dire “vita” nel senso comune del termine: di male in peggio.
Sia come sia sono storie di uomini (e mettiamoci pure di donne avessi visto mai: cosa, non ha importanza ma c'est trés chic) in formato abulante. Si perché come il proverbio africano: quando uno di questi va via è come se una biblioteca andasse persa per sempre

Old photographer to capture the moment

Man

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