Dark room




E dire che pur senza Web si era informati su l’alchemica pellicola e connesso. Intanto circolavano negli studi Foto- Notiziario (ancora in cartaceo e ogni tanto, bontà loro, ne spediscono senza chiederne, e pagina web odierna che non è la stessa cosa ma facciamo finta di sì) dove articoli di camera oscura, tra una réclame e l’altra, pur si parlava. Uno e poi le riviste di fotografia e tra tutte: Fotografare di Cesco Ciapanna, arruffatto mensile di “controinformazione” e si era nel Sessantotto.
Certo a frequentare lo store di Foto Bucci (pure laboratorio colore una sciccheria anni Sessanta di provincia) o chiederne allo zio, ragazzo di bottega con famiglia, sebbene altri operavano nei “sotterranei” come tanti troll elvetici (ne parleremo un'altra volta) qualche libretto in sorta di breviario capitava sottomano, sfogliato con impazienza di una qualche “dritta”.
Rimettevo a posto uno scaffale di libri riviste e affini, nel “bunker” studio cui si è già detto in precedenza in sorta di Extrema Thule, quando due mini libri in sorta di compendio…un nodo alla gola ché avevo all’epoca sette anni. Il risguardo a leggerne nella quarta di copertina (camera oscura a “luci rosse” sebbene in realtà si operava con illuminazione giallo-verde, ma l’immaginario di certi idioti scrittori a tutt’oggi vuole così!) è di Pratelli, sì, senz’altro lui il Presidente Onorario dell’Afip passato a Gennaio di quest’anno

Man


Ps. Tutte le case di emulsioni sensibili, come pure prodotti chimici della Ornano in Milano, stampavano veri e propri “trattatelli” utilissimi per indomiti neofiti, che chiedere ai grandi, già ti guardavano male per l’impertinenza, pura perdita di tempo: non ne sapevano di più di quanto a loro volta… E quella volta che andammo in compagnai di altri “intrepidi” a Milano, allora il Salone dedicato alla fotografia tout court si chiamava Sicof, ne ritornammo con un borsone (valigia?) pieno di ogni ben di Iddio che ancora conserviamo buona parte in soffitta
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